Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL

29.05.2015
Domenica 31 maggio, dalle 7.00 alle 23.00, si svolgeranno le elezioni per il Presidente e i consiglieri regionali di Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto, e contemporaneamente si voterà per il rinnovo delle amministrazioni di numerosi comuni.
Il voto, libero e consapevole, è il fondamento di ogni democrazia, non lasciamoci dunque irretire dalle sirene del disimpegno e dell’antipolitica e, prima di tutto, scegliamo di andare a votare. L’astensionismo è una non scelta. Non andare a votare non vuol dire essere più liberi, anzi, vuol dire lasciare che altri scelgano per noi.
Mancano meno di due giorni al voto, a mezzanotte scatterà il ‘silenzio elettorale’, pausa di riflessione per consentire l’ultima personale valutazione su chi votare.
Il Nuovo Centrodestra ha presentato i propri candidati in tutte le Regioni chiamate al voto, votare NCD vuol dire scegliere persone che amministreranno le nostre Regioni e le nostre città con competenza, con serietà e nel rispetto della persona in ogni fase della sua vita.
Di seguito un sintetico schema con l’indicazione della lista con cui si presenta il Nuovo Centrodestra.

Campania
NCD CAMPANIA POPOLARE

Liguria
AREA POPOLARE LIGURIA

Marche
Marche 2020 SPACCA PRESIDENTE AREA POPOLARE

Puglia
MOVIMENTO POLITICO SCHITTULLI AREA POPOLARE

Toscana
RETE CIVICA AREA POPOLARE PASSIONE TOSCANA LAMIONI PRESIDENTE

Umbria
PER L’UMBRIA POPOLARE con RICCI

Veneto
AREA POPOLARE VENETO con TOSI


02.04.2015
A tutti voi e alle vostre famiglie auguro una Buona, Serena, Gioiosa e Santa Pasqua con le parole del Santo Padre.
 Sen. Laura Bianconi

SANTA MESSA DEL CRISMA
OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Basilica Vaticana - Giovedì Santo, 2 aprile 2015

«La mia mano è il suo sostegno, / il mio braccio è la sua forza» (Sal 88,22). Così pensa il Signore quando dice dentro di sé: «Ho trovato Davide, mio servo, / con il mio santo olio l’ho consacrato» (v. 21). Così pensa il nostro Padre ogni volta che “trova” un sacerdote. E aggiunge ancora: «La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui / … Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre, / mio Dio e roccia della mia salvezza”» (vv. 25.27).
E’ molto bello entrare, con il Salmista, in questo soliloquio del nostro Dio. Egli parla di noi, suoi sacerdoti, suoi preti; ma in realtà non è un soliloquio, non parla da solo: è il Padre che dice a Gesù: “I tuoi amici, quelli che ti amano, mi potranno dire in modo speciale: Tu sei mio Padre” (cfr Gv 14,21). E se il Signore pensa e si preoccupa tanto di come potrà aiutarci, è perché sa che il compito di ungere il popolo fedele non è facile, è duro; ci porta alla stanchezza e alla fatica. Lo sperimentiamo in tutte le forme: dalla stanchezza abituale del lavoro apostolico quotidiano fino a quella della malattia e della morte, compreso il consumarsi nel martirio.
La stanchezza dei sacerdoti! Sapete quante volte penso a questo: alla stanchezza di tutti voi? Ci penso molto e prego di frequente, specialmente quando ad essere stanco sono io. Prego per voi che lavorate in mezzo al popolo fedele di Dio che vi è stato affidato, e molti in luoghi assai abbandonati e pericolosi. E la nostra stanchezza, cari sacerdoti, è come l’incenso che sale silenziosamente al Cielo (cfr Sal 140,2; Ap 8,3-4). La nostra stanchezza va dritta al cuore del Padre.
Siate sicuri che la Madonna si accorge di questa stanchezza e la fa notare subito al Signore. Lei, come Madre, sa capire quando i suoi figli sono stanchi e non pensa a nient’altro. “Benvenuto! Riposati, figlio. Dopo parleremo… Non ci sono qui io, che sono tua Madre?” – ci dirà sempre quando ci avviciniamo a Lei (cfr Evangelii gaudium, 286). E a suo Figlio dirà, come a Cana: «Non hanno vino» (Gv 2,3).
Succede anche che, quando sentiamo il peso del lavoro pastorale, ci può venire la tentazione di riposare in un modo qualunque, come se il riposo non fosse una cosa di Dio. Non cadiamo in questa tentazione. La nostra fatica è preziosa agli occhi di Gesù, che ci accoglie e ci fa alzare: “Venite a me quando siete stanchi e oppressi, io vi darò ristoro” (cfr Mt 11,28). Quando uno sa che, morto di stanchezza, può prostrarsi in adorazione, dire: “Basta per oggi, Signore”, e arrendersi davanti al Padre, uno sa anche che non crolla ma si rinnova, perché chi ha unto con olio di letizia il popolo fedele di Dio, il Signore pure lo unge: “cambia la sua cenere in diadema, le sue lacrime in olio profumato di letizia, il suo abbattimento in canti” (cfr Is 61,3).
Teniamo ben presente che una chiave della fecondità sacerdotale sta nel come riposiamo e nel come sentiamo che il Signore tratta la nostra stanchezza. Com’è difficile imparare a riposare! In questo si gioca la nostra fiducia e il nostro ricordare che anche noi siamo pecore e abbiamo bisogno del pastore, che ci aiuti. Possono aiutarci alcune domande a questo proposito.
So riposare ricevendo l’amore, la gratuità e tutto l’affetto che mi dà il popolo fedele di Dio? O dopo il lavoro pastorale cerco riposi più raffinati, non quelli dei poveri ma quelli che offre la società dei consumi? Lo Spirito Santo è veramente per me “riposo nella fatica”, o solo Colui che mi fa lavorare? So chiedere aiuto a qualche sacerdote saggio? So riposare da me stesso, dalla mia auto-esigenza, dal mio auto-compiacimento, dalla mia auto-referenzialità? So conversare con Gesù, con il Padre, con la Vergine e san Giuseppe, con i miei Santi protettori amici per riposarmi nelle loro esigenze – che sono soavi e leggere –, nel loro compiacimento – ad essi piace stare in mia compagnia –, e nei loro interessi e riferimenti – ad essi interessa solo la maggior gloria di Dio – …? So riposare dai miei nemici sotto la protezione del Signore? Vado argomentando e tramando fra me, rimuginando più volte la mia difesa, o mi affido allo Spirito Santo che mi insegna quello che devo dire in ogni occasione? Mi preoccupo e mi affanno eccessivamente o, come Paolo, trovo riposo dicendo: «So in chi ho posto la mia fede» (2 Tm 1,12)?
Ripassiamo un momento, brevemente, gli impegni dei sacerdoti, che oggi la liturgia ci proclama: portare ai poveri la Buona Notizia, annunciare la liberazione ai prigionieri e la guarigione ai ciechi, dare la libertà agli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore. Isaia dice anche curare quelli che hanno il cuore spezzato e consolare gli afflitti.
Non sono compiti facili, non sono compiti esteriori, come ad esempio le attività manuali – costruire un nuovo salone parrocchiale, o tracciare le linee di un campo di calcio per i giovani dell’oratorio…; gli impegni menzionati da Gesù implicano la nostra capacità di compassione, sono impegni in cui il nostro cuore è “mosso” e commosso. Ci rallegriamo con i fidanzati che si sposano, ridiamo con il bimbo che portano a battezzare; accompagniamo i giovani che si preparano al matrimonio e alla famiglia; ci addoloriamo con chi riceve l’unzione nel letto di ospedale; piangiamo con quelli che seppelliscono una persona cara… Tante emozioni… Se noi abbiamo il cuore aperto, questa emozione e tanto affetto affaticano il cuore del Pastore. Per noi sacerdoti le storie della nostra gente non sono un notiziario: noi conosciamo la nostra gente, possiamo indovinare ciò che sta passando nel loro cuore; e il nostro, nel patire con loro, ci si va sfilacciando, ci si divide in mille pezzetti, ed è commosso e sembra perfino mangiato dalla gente: prendete, mangiate. Questa è la parola che sussurra costantemente il sacerdote di Gesù quando si sta prendendo cura del suo popolo fedele: prendete e mangiate, prendete e bevete… E così la nostra vita sacerdotale si va donando nel servizio, nella vicinanza al Popolo fedele di Dio… che sempre, sempre stanca.
Vorrei ora condividere con voi alcune stanchezze sulle quali ho meditato.
C’è quella che possiamo chiamare “la stanchezza della gente, la stanchezza delle folle”: per il Signore, come per noi, era spossante – lo dice il Vangelo –, ma è una stanchezza buona, una stanchezza piena di frutti e di gioia. La gente che lo seguiva, le famiglie che gli portavano i loro bambini perché li benedicesse, quelli che erano stati guariti, che venivano con i loro amici, i giovani che si entusiasmavano del Rabbì…, non gli lasciavano neanche il tempo per mangiare. Ma il Signore non si seccava di stare con la gente. Al contrario: sembrava che si ricaricasse (cfr Evangelii gaudium, 11). Questa stanchezza in mezzo alla nostra attività è solitamente una grazia che è a portata di mano di tutti noi sacerdoti (cfr ibid., 279). Che bella cosa è questa: la gente ama, desidera e ha bisogno dei suoi pastori! Il popolo fedele non ci lascia senza impegno diretto, salvo che uno si nasconda in un ufficio o vada per la città con i vetri oscurati. E questa stanchezza è buona, è una stanchezza sana. E’ la stanchezza del sacerdote con l’odore delle pecore…, ma con il sorriso di papà che contempla i suoi figli o i suoi nipotini. Niente a che vedere con quelli che sanno di profumi cari e ti guardano da lontano e dall’alto (cfr ibid., 97). Siamo gli amici dello Sposo, questa è la nostra gioia. Se Gesù sta pascendo il gregge in mezzo a noi non possiamo essere pastori con la faccia acida, lamentosi, né, ciò che è peggio, pastori annoiati. Odore di pecore e sorriso di padri… Sì, molto stanchi, ma con la gioia di chi ascolta il suo Signore che dice: «Venite, benedetti del Padre mio» (Mt 25,34).
C’è anche quella che possiamo chiamare “la stanchezza dei nemici”. Il demonio e i suoi seguaci non dormono e, dato che le loro orecchie non sopportano la Parola di Dio, lavorano instancabilmente per zittirla o confonderla. Qui la stanchezza di affrontarli è più ardua. Non solo si tratta di fare il bene, con tutta la fatica che comporta, bensì bisogna difendere il gregge e difendere sé stessi dal male (cfr Evangelii gaudium, 83). Il maligno è più astuto di noi ed è capace di demolire in un momento quello che abbiamo costruito con pazienza durante lungo tempo. Qui occorre chiedere la grazia di imparare a neutralizzare - è un’abitudine importante: imparare a neutralizzare -: neutralizzare il male, non strappare la zizzania, non pretendere di difendere come superuomini ciò che solo il Signore deve difendere. Tutto questo aiuta a non farsi cadere le braccia davanti allo spessore dell’iniquità, davanti allo scherno dei malvagi. La parola del Signore per queste situazioni di stanchezza è: «Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). E questa parola ci darà forza.
E per ultima – ultima perché questa omelia non vi stanchi troppo – c’è anche “la stanchezza di sé stessi” (cfr Evangelii gaudium, 277). E’ forse la più pericolosa. Perché le altre due provengono dal fatto di essere esposti, di uscire da noi stessi per ungere e darsi da fare (siamo quelli che si prendono cura). Invece questa stanchezza, è più auto-referenziale: è la delusione di sé stessi ma non guardata in faccia, con la serena letizia di chi si scopre peccatore e bisognoso di perdono, di aiuto: questi chiede aiuto e va avanti. Si tratta della stanchezza che dà il “volere e non volere”, l’essersi giocato tutto e poi rimpiangere l’aglio e le cipolle d’Egitto, il giocare con l’illusione di essere qualcos’altro. Questa stanchezza mi piace chiamarla “civettare con la mondanità spirituale”. E quando uno rimane solo, si accorge di quanti settori della vita sono stati impregnati da questa mondanità, e abbiamo persino l’impressione che nessun bagno la possa pulire. Qui può esserci una stanchezza cattiva. La parola dell’Apocalisse ci indica la causa di questa stanchezza: «Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore» (2,3-4). Solo l’amore dà riposo. Ciò che non si ama, stanca male, e alla lunga stanca peggio.
L’immagine più profonda e misteriosa di come il Signore tratta la nostra stanchezza pastorale è quella che «avendo amato i suoi…, li amò sino alla fine» (Gv 13,1): la scena della lavanda dei piedi. Mi piace contemplarla come la lavanda della sequela. Il Signore purifica la stessa sequela, Egli si «coinvolge» con noi (Evangelii gaudium, 24), si fa carico in prima persona di pulire ogni macchia, quello smog mondano e untuoso che ci si è attaccato nel cammino che abbiamo fatto nel suo Nome.
Sappiamo che nei piedi si può vedere come va tutto il nostro corpo. Nel modo di seguire il Signore si manifesta come va il nostro cuore. Le piaghe dei piedi, le slogature e la stanchezza, sono segno di come lo abbiamo seguito, di quali strade abbiamo fatto per cercare le sue pecore perdute, tentando di condurre il gregge ai verdi pascoli e alle acque tranquille (cfr ibid., 270). Il Signore ci lava e ci purifica da tutto quello che si è accumulato sui nostri piedi per seguirlo. E questo è sacro. Non permette che rimanga macchiato. Come le ferite di guerra Lui le bacia, così la sporcizia del lavoro Lui la lava.
La sequela di Gesù è lavata dallo stesso Signore affinché ci sentiamo in diritto di essere “gioiosi”, “pieni”, “senza paura né colpa” e così abbiamo il coraggio di uscire e andare “sino ai confini del mondo, a tutte le periferie”, a portare questa buona notizia ai più abbandonati, sapendo che “Lui è con noi, tutti i giorni fino alla fine del mondo”. E per favore, chiediamo la grazia di imparare ad essere stanchi, ma ben stanchi!

(dal sito www.vatican.va - Copyright Libreria Editrice Vaticana)



03.02.2015
Care amiche,
Cari amici
,
giusto una settimana fa, in vista della elezione del Presidente della Repubblica, auspicavo che quel momento potesse rappresentare una sorta di esame di maturità per i parlamentari chiamati ad eleggerlo. Il pensiero andava ovviamente al 2013 quando lo stesso parlamento, le stesse persone, non erano riusciti ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Questa volta le cose sono andate diversamente, oggi abbiamo assistito all’insediamento di Sergio Mattarella nel ruolo di Presidente di tutti gli italiani. Tempi rapidissimi, auspicati ma per nulla scontati. Certo, anche in questa circostanza non sono mancate le tensioni, i contrasti anche ruvidi, le diverse visioni e condivisioni delle scelte. Come nel caso dell’amico Maurizio Sacconi, che mi auguro continui a guidare il nostro gruppo in Senato. La sua dedizione, la sua esperienza e la sua onestà intellettuale sono stati sinora fondamentali e lo saranno anche per le importanti scadenze che ci aspettano sul fronte delle riforme. Mi auguro che con la stessa velocità con cui si è votato il nuovo presidente si superino anche queste tensioni e tutti possiamo ritrovarci a lavorare, ciascuno nel proprio ambito, con un presidente come Sergio Mattarella che. per la sua competenza e l’alto senso delle istituzioni, sarà un valore aggiunto nel percorso delle riforme. Con l’elezione di Sergio Mattarella abbiamo lanciato un importante segnale di cambiamento al Paese, adesso inizia una nuova pagina e la politica deve dare ai cittadini risposte certe e prospettive di un rinnovamento serio, affidabile e non più rinviabile.
Sen. Laura Bianconi
23.12.2014
Care Amiche,
Cari Amici,
un altro anno sta per finire, e la sua conclusione porta con sé l’esigenza di fare un bilancio dell’anno appena trascorso. Il Nuovo Centrodestra, nato sul finire del 2013 come risposta ad un momento politico ed economico particolarmente complesso, ha continuato il suo impegno per rappresentare, all’interno del governo, le istanze dei cittadini che si riconoscono nell’area liberale e riformista e, nel contempo ha posto le basi, con il progetto Area popolare NCD-UDC, ad un nuovo soggetto politico in cui possano riconoscersi i tanti italiani che, sempre più numerosi, hanno scelto di non andare a votare. Il nostro impegno, il mio impegno, è quello di continuare questo cammino per aiutare i cittadini, le famiglie, le imprese a superare le difficoltà di questa difficile crisi economica.
A tutti voi e alle vostre famiglie, un Santo Natale nella gioia e nella serenità e un Felice Anno Nuovo.
Sen. Laura Bianconi

16.12.2014
LEGGE DI STABILITA’, GLI EMENDAMENTI DI LAURA BIANCONI
La senatrice Laura Bianconi, nell’ambito della discussione della Legge di stabilità, ha presentato una serie di emendamenti tutti in materia sanitaria. Gli emendamenti prevedono indennizzi a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di somministrazione di medicinali emoderivati, risorse da destinare al Centro nazionale trapianti per lo svolgimento delle attività di coordinamento della rete trapiantologica e maggiori stanziamenti per le attività dell’Ismett, l'Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione che ha sede a Palermo e rappresenta il primo ospedale in Italia progettato e realizzato esclusivamente per le attività di trapianto e cura delle insufficienze terminali di organi vitali.
Altri emendamenti riguardano le apparecchiature a risonanza magnetica soggette ad autorizzazione all'installazione della regione o provincia autonoma secondo principi di appropriatezza e il trasferimento delle farmacie soprannumerarie a livello locale in ambito regionale. “Si tratta di emendamenti precisi e puntuali – precisa la senatrice Laura Bianconi – che hanno l’intento di sostenere economicamente problematiche sanitarie importanti e semplificare le procedure attualmente in vigore, emendamenti concreti pensati per offrire risposte sempre più rispondenti alle esigenze delle persone malate, per questo ringrazio l’amico e collega Maurizio Gualdani che come componente della Commissione Bilancio ha sostenuto le e condiviso queste proposte”.



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