Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL

 

Intervento della Sen. Bianconi - Aula Senato 6 dicembre 2011

Approvazione Mozione 452, Bianconi, 

Valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani



Signor Presidente, Signor Ministro, Colleghe e Colleghi,

questa Mozione è stata sottoscritta da tutti i Gruppi parlamentari, da tutti i Capigruppo e fortemente voluta dai Senatori dell’Associazione parlamentare intitolata a Luigi Veronelli che ho l'onore di presiedere e che raccoglie circa 100 parlamentari, i quali hanno come mission quella della tutela e della promozione del settore vitivinicolo ed enogastronomico italiano.

In una situazione politico-economica così delicata e complessa perché attardarsi a parlare di vino e di olio?

Parliamo di vino e di olio perché sono due prodotti di eccellenza della nostra gastronomia, nonché due enormi capisaldi culturali ed economici in grado di essere uno dei migliori biglietti da visita del nostro Made in Italy.

Pochi dati sul Vino:

– nel Primo semestre 2011, le esportazioni sono cresciute del +11% rispetto al 2010;

_ il Pil dell’intero settore vitivinicolo – ammonta a 13,5 miliardi, di cui 3,9 dovuti all’esportazione, ai quali si aggiungono 2 miliardi di indotto;

_ in merito alle Cooperative – negli ultimi 10 anni le cantine cooperative presenti in ogni regione hanno aumentato la produzione del (+33%) e gli occupati del (+9%);

Sembra di essere in un altro pianeta rispetto a tanti settori della filiera produttiva italiana!

Vino ed olio, due storie parallele con problemi diversi ai quali oggi quest'Aula vuole prestare la giusta attenzione proprio in un momento in cui occorre tutelare e difendere i nostri prodotti.

A 3 anni dalla riforma dell’organizzazione comune del mercato OCM nel settore vitivinicolo, le imprese hanno dimostrato grande capacità di reazione e adattamento ai mutamenti del mercato, mi riferisco alle nuove regole sulla protezione dei vini DOP (denominazione origine protetta), dell'IGP (indicazione geografica protetta), parliamo degli obblighi legati alla certificazione dei vini, della nuova disciplina dell’etichettatura, ed infine, anche di tutti quei meccanismi per la classificazione dei vini e dell'utilizzo delle menzioni tradizionali che hanno fatto sì che il nostro prodotto, di altissima qualità, si caratterizzasse sempre più in attaccamento ai singoli territori.

Un dato per tutti: in Italia abbiamo più di 500 vitigni, Germania e Francia ne hanno 70/100, l'Australia, territorio emergente, ne ha una ventina.

Risulta evidente da questi dati la peculiarità del nostro Paese, che ci permette di asserire che "riusciamo a mettere un territorio nel bicchiere" con una filiera enogastronomica invidiata in tutto il mondo.

Signor Ministro, la sottoscritta proviene dalla Romagna e se penso al "Formaggio di fossa" di Sogliano al Rubicone, eccellenza Dop, amalgamato nel cappelletto in brodo romagnolo, da gustare con un ottimo bicchiere di Sangiovese, ecco che mi appaiono le Saline di Cervia, le poesie di Tonino Guerra, le Vele di Cesenatico e Le tele romagnole di Gambettola.

Sono certa che ognuno di noi prova simili sensazioni e sentimenti di amore per il proprio territorio e questo sta a testimoniare come ogni Comune e Regione italiana abbia un suo percorso enogastronomico che dobbiamo tutelare e proteggere.

E ancora, come non ricordare il lavoro di conoscenza e tutela delle Vie del Vino, dei Borghi del sapore, tutti percorsi turistici-enogastronomici frequentati sempre più sia da turisti italiani che provenienti dall'estero.

Tutto questo rappresenta il passato, il presente, ma soprattutto il nostro futuro, anche per creare nuovo indotto e nuova occupazione: come ricorderà bene il Senatore Sacconi, che in qualità di Ministro del Lavoro ha guardato con particolare attenzione ai corsi per la formazione per potatori, innestatori. Comparti della filiera che necessitano di grandi professionalità lungo tutto il precorso: dalla terra, alla cantina al marketing all’esportazione.

Noi sappiamo che la burocrazia è oggi il più grande limite allo sviluppo delle imprese vitivinicole, così come crediamo che l'infinita serie di Enti con cui ogni azienda si deve interfacciare dovrebbe radicalmente diminuire.

Vorrei portarvi un piccolo esempio ma molto esplicativo:

un amico ha acquistato un terreno con vigneti esistenti e questa è stata la sua odissea. Si è dovuto rivolgere ai seguenti enti:

1) ASL della sua zona per la presentazione della denuncia di inizio attivita' DIA:

2) Alla CAMERA DI COMMERCIO per l'apertura dell'unità locale di produzione;

3) Al CENTRO DI ASSISTENZA AGRICOLA CAA per l'inserimento dei terreni nel fascicolo aziendale;

4) All'AGEA per l'inserimento dei vigneti esistenti nell'anagrafe vitivinicola;

5) All'INPS per la denuncia aziendale per l'inserimento dei terreni in conduzione;

6) All'ISPETTORATO AGRARIO DELLA PROVINCIA per la domanda per il rilascio di gasolio a prezzo agevolato;

7) Al COMUNE per l'iscrizione dei vigneti alla DOC;

8) All'ISPETTORATO AGRARIO PROVINCIALE che ha svolto il sopraluogo per l'idoneità dei vigneti all'iscrizione alla DOC.

Se poi si volesse piantare un nuovo vigneto in un appezzamento in cui sono presenti alcune piante d'olivo, si dovrebbero richiedere i pareri, necessari per il nulla osta e i certificati dell'avvenuto impianto, rispettivamente all'Ispettorato agrario, all'Ente parco, all'Ente forestale ed all' Agea, ecc..

Ma non dobbiamo perdere di vista che la vera battaglia si compie in Europa.

Le nuove e più severe norme sulle indicazioni da inserire nelle etichette approvate il 6 giugno 2011 dal Parlamento Europeo e la liberalizzazione, dal 2015, dei diritti di impianto suscita forti preoccupazioni rendendo il comparto vitivinicolo italiano a rischio di forti destabilizzazioni.

Cosa chiediamo con questa Mozione:

1. Primo, continuare l’azione di lobby in tutte le sedi europee affinché si privilegi la qualità, la tipicità del vino italiano; sia tutelato il lavoro dei produttori vinicoli, così da scongiurare l’introduzione di sistemi produttivi che abbiano come effetto il livellamento dei gusti verso il basso.

2. Chiediamo ancora un’inversione, un cambio di rotta, delle politiche comunitarie ridiscutendo le normative europee per salvaguardare della vitivinicoltura di qualità ed anche di mantenere l’attuale regolamentazione che assicura un giusto equilibrio tra la tutela dell’esistente e le esigenze di mercato.

3. Le chiediamo, Signor Ministro, di assumere un ruolo di coordinamento e di stimolo per un'azione istituzionale migliore in grado di promuovere questo nostro prodotto, perché l'ampia, articolata e diversa produzione di eccellenza della vitivinicoltura italiana è da una parte, caratterizzata da estrema varietà e dinamismo ma dall'altra, soffre per non essere mai riuscita a costruire un "sistema Italia" del vino.

4. Infine, le chiediamo di rendere più facile la vita degli imprenditori liberandoli da una burocrazia che soffoca ogni anelito di buona impresa.

Passando, quindi, ad illustrare la problematica dell’olio d’oliva, vogliamo ricordare che nel 2010 la Commissione Europea ha apportato una modifica al regolamento sulle caratteristiche e i metodi di analisi degli oli d’oliva che inasprisce e affina i controlli sulla presenza dei cosiddetti “oli deodorati”, poi spacciati per oli di frantoio.

L’Europa ha finalmente preso atto dell’esistenza di un grande problema di sofisticazione e proprio per rendere più chiaro e trasparente il percorso si è mossa per riconoscere l’alta qualità del prodotto Made in Italy.

Proseguendo in questa direzione, occorre ora incrementare un’operazione culturale dentro e fuori l’Italia volta a spiegare, anche ai Paesi esteri, che i punti di forza della produzione italiana sono proprio la trasparenza e la qualità.

Il consumatore italiano negli ultimi anni è divenuto più esigente, desidera conoscere l’autenticità dei prodotti agro-alimentari acquistati, richiede la loro identificazione: una sorta di DNA del prodotto.

Abbiamo bisogno di investire in questa cultura più raffinata ed imparare, sempre più, a leggere le indicazioni dell'etichettatura che spiegano molto. Ci spiegano, ad esempio, se è un olio prodotto con miscelazione di oli comunitari, questo spesso significa che si tratta di un olio comprato altrove e solo successivamente imbottigliato in Italia.

Vogliamo continuare ad investire nella corretta informazione perché, questo, significa preservare le nostre tipicità e, quindi, "fare cultura", affinché anche alla massaia non sfugga quell’odore tipico di olive spagnole, le PIQUAL, spacciate per prodotto italiano.

Oggi non ci sono, tv pubbliche o private, che non facciano corsi di cucina, e all’olio d’oliva viene dedicata solo la frase finale “infine un filo d’olio d’oliva a crudo sulla pietanza”. Olio. Ma quale olio? Con quale provenienza, con quale fragranza? Ecco di questo vogliamo parlare: del nostro Olio d'Oliva italiano, di quelle Regioni in cui la produzione è riconosciuta d'eccellenza, come ad esempio la Liguria, la Toscana, l'Abruzzo, il Lazio, la Puglia e la Calabria.

Infine, e concludo, quello che chiediamo con questa mozione è di consentire ai produttori di Olio d'oliva di operare all'interno di un sistema in cui risulti più flessibile promuovere la migliore produzione delle aziende olivicole che aderiscono al consorzio 100% qualità italiana: che rappresenta il consorzio del vero olio extra vergine d'oliva prodotto in Italia, incrementando, quindi, tutte quelle azione e quei programmi volti a sviluppare la promozione sui mercati esteri.

Visti i numeri per quantità, qualità, originalità, mercato lavorativo ed economico, dobbiamo sempre più premere sulla necessità di una filiera virtuosa, perché questo è il nostro patrimonio: una carta vincente necessaria per rispondere anche a questa crisi globale.

Grazie.




































 

 


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