Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 95 del 21 febbraio 2012

In Commissione
Affari Costituzionali
Composizione assemblee delle Regioni a statuto speciale
Limite trattamento economico pubblici dipendenti
Giustizia
Magistratura onoraria
Lavoro dei detenuti a favore delle onlus
Legittimo impedimento
Servizio dei magistrati cessati da cariche elettive o di Governo
Riorganizzazione Ministero della Giustizia
Bilancio
Disposizioni concernenti la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche devoluta alla diretta gestione statale
Decreto legislativo in materia di Roma capitale
Finanze e tesoro
Partecipazione dei lavoratori
Istruzione pubblica
Riconoscimento della qualifica di restauratore
Diritto allo studio
Tutela della maternità per gli atleti non professionisti
Lavori pubblici, comunicazioni
Circolazione stradale nelle aree aeroportuali
Industria
Liberalizzazioni
Lavoro, previdenza sociale
Tutela della maternità per gli atleti non professionisti
Partecipazione dei lavoratori
Igiene e sanità
Legge Comunitaria
Territorio, Ambiente
Sviluppo Spazi verdi urbani
Salvaguardia laguna di Venezia
Politiche dell’Unione europea
Esame Atti comunitari


In Aula
Proroga missioni internazionali
Misure urgenti in materia ambientale

I COSTI DELLA POLITICA …
Giovedì scorso il quotidiano La Voce, nella pagina di Cesena, ha intervistato i tre parlamentari locali, Sandro Brandolini e Sandro Gozi del Pd e Laura Bianconi del Pdl. Il tema era quello del costo della politica e la vexata quaestio degli stipendi dei parlamentari. Tutti e tre i parlamentari cesenati hanno sottolineato come al netto delle spese quello che rimane è uno stipendio decoroso ma non certo stratosferico. Nell’intervista la senatrice Bianconi ha sottolineato come la democrazia ha un costo e se si continua a cavalcare il vento dell’antipolitica in Parlamento ci sarà solo chi potrà permetterselo perché è ricco e può stare senza lavorare. “Attenzione a non gettare il bambino con l’acqua sporca – ammonisce Bianconi – altrimenti si torna all’epoca in cui i senatori venivano nominati dal re ed erano tutti principi e marchesi”.

… E I COSTI DEGLI ALTRI
E’ una lettura che ci sentiamo vivamente di consigliare: “L’Atlante delle società leader del 2012” appena diffuso da Milano Finanza - Italia Oggi. Contiene la radiografia di qualche migliaio tra aziende e gruppi industriali italiani con relativi compensi dei top manager. Lettura consigliata perché, a parte qualche ripresa da parte di quotidiani anche non economici, non risulta che questa pubblicazione abbia scatenato grande interesse, per non dire di censure, reprimende, commenti negativi. Perché, se un parlamentare arriva al netto delle spese a 4500 euro al mese è una vergogna, ma se un manager prende 38000 (trentottomila, avete letto bene) euro al giorno è un fenomeno. Tra questi top manager ve ne sono molti di aziende pubbliche, anch’essi pagati con il denaro dei contribuenti ma esenti dalle critiche che vengono rivolte ai politici. “Non si tratta di alimentare una caccia alle streghe o di far rivivere lo spirito del pauperismo – commenta Laura Bianconi – quanto di riportare il dibattito ad un equilibrio. Celentano, criticato per aver preso in una settimana quello che un parlamentare non prende in un’intera legislatura, si è scatenato contro i giornali rei di lesa maestà chiedendone la chiusura. Occorre invece riconoscere il giusto valore di quello che uno fa senza moralismi e senza cacce alle streghe". 

DECRETO MILLEPROROGHE: MISURE PER CHI ASSISTE FIGLI DISABILI
Nel corso della votazione del cosiddetto decreto “mille proroghe” l’Aula del Senato ha accolto un importante provvedimento per i lavoratori che hanno figli disabili.
Infatti i lavoratori che alla data del 31 ottobre 2011 risultano essere in congedo per assistere figli con disabilità gravi, e che entro i 24 mesi dalla data di inizio congedo maturino i requisiti contributivi, potranno andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica. “Si tratta di un provvedimento molto importante – ha commentato la senatrice Bianconi – perché pur nella difficoltà del presente momento abbiamo voluto dare un segno di vicinanza e sostegno ai lavoratori che assistono figli con gravi disabilità”.

QUOTE ROSA: ARRIVA REGOLAMENTO CONSOB
Ne avevamo parlato quasi un anno fa (nl del 22 marzo 2011), quando il Senato aveva approvato il testo unico in materia di intermediazione finanziaria che introduceva la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in borsa. Proprio in questi giorni la Consob ha emanato il regolamento che prevede l’obbligo per le aziende quotate di avere all’interno del proprio board un’adeguata rappresentanza femminile. In Italia infatti, in controtendenza rispetto alle grandi democrazie occidentali, le donne scontano ancora un forte divario di genere nel mondo del lavoro. Grande soddisfazione è stata espressa dalla senatrice Bianconi che ha ricordato come siano importanti atti concreti come questi affinché alle donne venga dato il giusto riconoscimento per il ruolo che svolgono in campo lavorativo.

CORDOGLIO PER I TRE ITALIANI CADUTI IN AFGHANISTAN
Cordoglio per la scomparsa dei tre militari del 66esimo Reggimento Aeromobile “Trieste” di Forlì è stato espresso dalla senatrice Laura Bianconi che ha ricordato l’impegno italiano per riportare alla normalità la vita delle popolazioni dell’Afghanistan.

LAURA BIANCONI A TELEROMAGNA
Giovedì 23 febbraio, alle ore 21,15 ( con replica sabato 25 alle 23,15), su Teleromagna andrà in onda Vox Populi, la trasmissione di approfondimento dei principali temi di attualità, politica ed economia curata da Confcommercio Cesena. In studio a discutere di economia e delle recenti misure votate dal Parlamento anche la Senatrice Laura Bianconi.


Siamo sempre grati agli amici che con il loro contributo onorano Spazio libero. Ma questa volta oltre alla gratitudine c’è anche la commozione per l’argomento trattato dal senatore Michele Saccomanno e da Maurizio Gozzi della Cooperativa Sociale l’Ovile. Entrambi, pur da diversi ambiti, si sono occupati di malati psichiatrici e di Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Nei testi che seguono ci raccontano come si è arrivati alla decisione politica di superare gli OPG, mettendo in evidenza le prospettive e le sfide del futuro.

SI CHIUDONO GLI OPG: DAL PARLAMENTO UN’AZIONE ATTESA E IMPORTANTE
Dopo il voto favorevole del Senato avvenuto venti giorni prima, lo scorso martedì 14 febbraio è stato approvato definitivamente dalla Camera dei Deputati il cosiddetto decreto "svuota-carceri". Nel provvedimento è contenuta una norma importante e nobilitante per l'azione di tutto il Parlamento in questa legislatura: il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari.
Gli ospedali psichiatrici giudiziari, più comunemente detti "opg", sono le sei strutture presenti sul territorio italiano che ospitano i folli, autori di reato. Meglio conosciuti come ex manicomi criminali, questi istituti sono più invivibili delle carceri e non hanno nulla di ospedale: mancano i medici e gli strumenti per affrontare le emergenze anche di carattere non psichiatrico. Sono luoghi dimenticati, dove lo Stato è stato assente per decenni e la dignità delle persone internate è stata cancellata.
La tutela del diritto alla salute è una formula giuridica vuota rispetto alle pratiche disumane attuate in questi spazi che sono nati, invece, con lo scopo di stabilire un percorso di cura per ammalati psichiatrici giudicati "socialmente pericolosi" o "incapaci di intendere e di volere" e, pertanto, bisognosi di una riabilitazione terapeutico-sanitaria.
Prima che la Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, di cui sono capogruppo per il Popolo della Libertà, s'imbattesse in questi ospedali, per via di un'indagine da me proposta nel 2008 sui servizi di psichiatria e delle dipendenze patologiche, la drammatica realtà nascosta al loro interno era sconosciuta ai più.
Ricordo le prime ispezioni a sorpresa effettuate dalla Commissione, lo sconcerto nel trovarsi di fronte agli occhi edifici fatiscenti e uomini abbandonati a sé stessi, la vergogna che provavamo noi parlamentari riconosciuti come "uomini di legge" da coloro i quali, proprio in nome della legge e del diritto, erano condannati a vivere in queste misere condizioni, a subire ergastoli bianchi.
Questo viaggio straziante da Barcellona Pozzo di Gotto a Reggio Emilia, da Montelupo Fiorentino a Castiglione delle Stiviere, da Aversa a Napoli, ha dato lo stimolo alla Commissione d'inchiesta, a tutti i componenti, senza distinzioni di parte, di dare voce a quelle sofferenze invisibili e di denunciare all'Italia intera, al Parlamento e al Governo i maltrattamenti e le situazioni vissute dai circa 1.400 internati.
Il primo passo per riportare la dignità al malato e la giustizia al detenuto è stato quello di censire i pazienti dimissibili, 400-500 persone, non più pericolosi e che a pena scontata erano trattenuti lì perché la società, le Asl, le famiglie non erano pronti ad accoglierli.
Durante il dibattito sulla fiducia al Governo Berlusconi nel dicembre 2010, e già nella precedente discussione del novembre, avevamo espresso con un ordine del giorno la necessità di una serie di interventi volti a prevedere accordi con le Regioni per percorsi obbligatori di recupero degli internati.
La sensibilità mostrata dall'allora Ministro della Salute, Fazio, e dai rispettivi Ministri della Giustizia, Alfano e Palma, di trovare delle soluzioni alternative agli opg, mantenendo alte le esigenze di sicurezza sociale, hanno dimostrato che il lavoro portato avanti dalla Commissione non era stato vano.
Successivamente anche il monito del Presidente della Repubblica e le luci accese l'autunno scorso sul tema della giustizia nelle aule parlamentari, nonostante l'avvicendamento di governo, hanno favorito l'istaurarsi di un clima costruttivo e hanno dato modo di confrontarci effettivamente sulla realizzazione di riforme in ambito psichiatrico dopo 30 anni dall'approvazione della Legge Basaglia.
In occasione del passaggio in Senato del decreto sul sovraffollamento delle carceri, è stato presentato un emendamento, a firma di tutti i colleghi della Commissione Giustizia nel testo base e dei relatori nell'ultima versione, con il termine fissato al 1° febbraio 2013 per il completamento del processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari già previsto dall'allegato C del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1º aprile 2008. Mentre a partire dal 31 marzo dello stesso anno, chiusi definitivamente gli opg, il ricovero delle persone cui sono assegnate le misure di sicurezza sarà eseguito all'interno di strutture sanitarie protette individuate da un decreto ministeriale ad hoc.
La norma é stata predisposta conservando l'esempio di contenzione e cura dell'ospedale psichiatrico di Castiglione delle Stiviere: ritmi di cura sanitari e sicurezza carceraria. Le strutture che le Regioni, sotto la guida del Ministro della Giustizia e del Ministro della Salute, devono individuare per chiudere e dismettere l'esistente avranno, sia pure con possibili unità più piccole, nuovi requisiti sanitari e tutele per la sicurezza demandati al successivo decreto da adottare entro la fine del prossimo mese di marzo. Già diverse Regioni, audite in Commissione, si sono dichiarate pronte a tutto ciò.
Il senso complessivo dell'intervento è di ridare all'ammalato psichiatrico, autore di reato, il diritto alla salute conservando il sistema di sicurezza che la giustizia prevede e facendo particolare attenzione a restituirlo al territorio, ai Dipartimenti di salute mentale, una volta cessata la pericolosità sociale. Con il meccanismo appena descritto viene, infatti, tolta la possibilità che ci sia in automatico la proroga della detenzione da parte del magistrato di sorveglianza se l’internato non ha nessuno che si possa prendere cura di lui, ma avrà una struttura in grado di accoglierlo. È la fine degli ergastoli bianchi.
Anche per quanto riguarda il tema spinoso delle risorse, in termini economici non è un gran dramma: con 5000 euro ad ammalato si possono creare dei progetti personalizzati di recupero, garantendo alle regioni i fondi per assumere personale qualificato e ai pazienti la possibilità di un reinserimento nella società con un programma di cure preciso.
D'ora in poi, nell'intento del legislatore, la malattia psichiatrica torna dovunque una malattia da curare. Viene finalmente ridata dignità al disagio della malattia psichiatrica, anche a chi di questa patologia ne ha subito le conseguenze peggiori.
(Sen. Michele Saccomanno - Relatore dell'inchiesta sugli opg in commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale)


VERSO IL SUPERAMENTO DELL’OPG: PREGI, LIMITI E PROSPETTIVE PER L’EMILIA ROMAGNA
Un pronunciamento senza precedenti, quello che ha accompagnato il DDL n. 4909 nella votazione con il Parlamento si è assunto, a significativa e trasversale maggioranza, l’impegno di chiudere in tempi stretti gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. È un dato di grande rilevanza: se il DPCM del 01.04.2008 ha segnato un importante punto di svolta, la vera novità di oggi è, ancor più della “data certa”, la “volontà certa”, passata per un doppio voto parlamentare, frutto di un cammino condiviso da tante parti politiche nella Commissione, che ha indagato con cura le condizioni degli OPG. L’Italia, primo Stato al mondo che ha abolito i manicomi, conferma la sua linea di diritto e si impegna a superare un luogo già storicamente contraddittorio ed oggi oltre il limite della dignità umana, a causa principalmente della fatiscenza delle strutture e del sovraffollamento delle celle.
Va probabilmente osservato che, se questa condizione di disumanità ha fortemente sospinto questo processo su un piano dei diritti fondamentali dell’uomo, è pur vero che, sebbene emendamento coraggioso ed inatteso di un decreto, forza un aspetto, ma apre scenari di una riforma più organica delle caratteristiche dell’Istituto. Infatti, la condizione penosa dei nostri OPG è la punta di un iceberg normativo e culturale, che ha le sue fondamenta nei due pilastri degli ex manicomi criminali: la non imputabilità e il regime di cura e custodia.
Il primo di questi interessa la riforma del Codice Penale: oggi, le persone che sono ritenute incapaci di intendere e di volere nel compimento di un reato restano in un limbo del diritto, che continuerà anche nel 2013 a prendere il nome di Misura di Sicurezza; questo è un istituto di controllo sociale estremamente potente, che può essere prorogato arbitrariamente sine die, indipendentemente dalla tipologia di reato e, soprattutto, senza che una forma di assistenza legale possa davvero incidere. Restituendo alla cura il suo ruolo preminente rispetto alla centralità della persona, quand’anche detenuta, ora il diritto penale potrebbe rivedere questa “eccezione” e assumere un ruolo più specifico e congruo.
Il secondo è la compresenza, nei fatti ingovernabile, di istanze di cura e di custodia, che portano l’Istituto ad essere fatalmente ripiegato sulle ultime: la “attività perimetrale di sicurezza e di vigilanza esterna”, prevista dal punto b) del comma 3 dell’art. 3-ter del DDL è un elemento di continuità su cui riflettere bene. L’articolato aggiunge un interessante “ove necessario in relazione alle condizioni dei soggetti interessati”: chi decide questa necessità? Mi pare decisivo che l’annunciato decreto del Ministro della salute sciolga qui alcuni nodi: il ruolo del sistema di vigilanza e la dimensione e l’orientamento delle strutture.
Quanto al primo, credo sia importante che questa dimensione di custodia con vigilanza perimetrale venga ristretta il più possibile alle condizioni di esecuzione penale più delicate, che sappiamo costituire una minima parte delle situazioni degli internati e, spesso, per tempi piuttosto contenuti. Questo permetterebbe strutturalmente, e non discrezionalmente, di consegnare il prima possibile le persone ad un serio percorso di cura.
E, parlando di cura, occorre fare chiarezza sul fatto che ci si riferisce a percorsi impegnativi, con richieste personalmente molto più onerose della attuale cella in OPG, così da compiere un cammino di riabilitazione davvero utile, nel rispetto dei tempi dell’esecuzione penale, per il reinserimento nel sistema territoriale. Non di rado questa strada permette di fare i conti con una riflessione critica sul reato e con le fratture e le lacerazioni prodotte nel tessuto sociale. Esiste anche, quindi, un capitolo nuovo ed inedito, che è il prendersi cura di un territorio e di un insieme di relazioni spezzate, a partire proprio dalle ferite insanabili.
Quanto ai “requisiti strutturali” delle nuove residenze, diventerà importante, per un reale esito di cura, contenere il numero di posti (entro le 20 persone, come per tutte le strutture psichiatriche autorizzate, ma meglio entro le 15, se stiamo alle esperienze consolidate per pazienti indubbiamente impegnativi) e articolare un sistema ben calibrato con diversi livelli riabilitativi verso il reinserimento. Sembra quasi un paradosso, ma è pressoché certo che questo sarà un sistema meno oneroso di quello penitenziario, oltre che più efficace.
In questo la Regione Emilia Romagna può contare su tutte le competenze che servono, con un sistema di azioni rivolte ai pazienti dell’OPG che non ha nessun’altra regione.
L’Ovile di Reggio Emilia, infatti, dal 1995 ha ospitato nei suoi appartamenti più di 120 pazienti in dimissione dall’OPG, e dal 2000 ha contribuito a dar vita al Progetto Antares, che ha rappresentato un modello avanzato di reparto aperto con presenza di soli sanitari, seppure ancora in tempi di totale regime penitenziario.
Oggi, senza improvvisazioni e senza strappi, la competenza di Sadurano Salus a Forlì e quella dell’Ovile a Reggio Emilia rappresentano solide basi metodologiche e sociali, sulle quali costruire i tasselli mancanti di una piena presa in carico dei pazienti emiliano-romagnoli in un’ottica integrata tra Enti Pubblici e cooperazione sociale di eccellenza.
(Maurizio Gozzi - L’Ovile Cooperativa Sociale, Reggio Emilia)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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