Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 107 del 7 maggio 2012

In Commissione
Affari costituzionali
Riforma del Parlamento e forma di governo
Giustizia
Lavoro dei detenuti a favore di onlus
Affari esteri
Convenzione potenziamento fisica materiali nucleari
Bilancio
Poteri speciali di governance in settori strategici
Finanze
Requisiti prudenziali banche
Istruzione pubblica
DM Riparto enti privati di ricerca
Lavori pubblici
Navigazione in prossimità di aree protette e Laguna di Venezia
Industria
Royalties per la coltivazione di idrocarburi
Lavoro
Sanzioni a datori di lavoro che impiegano cittadini irregolari provenienti da Paesi terzi
Sanità
Audizione informale in merito alla cura dei tumori tramite adroterapia
Sperimentazione clinica e riforma degli ordini delle professioni sanitarie
Politiche dell’Unione europea
Legge Comunitaria 2011


In Aula
Codice ambientale
Poteri speciali di governance in settori strategici
Mozione Vicari sulla normativa relativa alle fonti energetiche rinnovabili
mozioni sull'accordo Unione Europea-Marocco, in materia di commercio di prodotti agroalimentari

ELEZIONI: LA CRISI CONDIZIONA IL VOTO
Dopo la tornata elettorale appena trascorsa una cosa è evidente: la crisi condiziona pesantemente il voto, nel senso che a perdere è quasi sempre chi governa. Emblematico è il risultato delle elezioni in Grecia, dove i partiti che hanno sostenuto il governo di transizione e di coalizione sono crollati alle urne e dove conquista un significativo, e preoccupante, 7% “Alba dorata”, il cui leader non nasconde le proprie simpatie naziste. Lo stesso è avvenuto in Francia, dove Sarkozy ha abdicato nei confronti di Francois Hollande, pagando in questo modo quello che gli elettori hanno giudicato un eccesivo appiattimento alla linea economica della Cancelliera tedesca. Anche i risultati delle amministrative italiane confermano questa tendenza, dove a pagare lo scotto maggiore è il Pdl e il vero expoit è quello del Movimento 5 stelle. “E’ innegabile – commenta la senatrice Laura Bianconi – che paghiamo il leale sostegno al Governo Monti, un sostegno che è frutto del senso di responsabilità con cui come Pdl abbiamo scelto di affrontare e gestire la grave situazione di crisi economico/finanziaria che nello scorso autunno si è abbattuta sul nostro Paese. A questo si aggiungono poi situazioni locali, come ad esempio a Parma, che hanno ulteriormente penalizzato i nostri candidati e le coalizioni di cui facevamo parte. E il fatto che molti Comuni sono passati al centro-sinistra non deve per forza essere letto, come fa invece Bersani, in chiave trionfalistica dal PD, partito che si ritrova a dover fare i conti e a venire a patti con la sinistra più estrema e barricadera. Occorre avere il coraggio di riconoscere che tutti i partiti storici scontano non solo la crisi economica ma soprattutto gli effetti del vento dell’antipolitica di cui Beppe Grillo si è fatto interprete e leader. E in questo – continua la senatrice Bianconi – non posso che condividere le parole del Cardinale Bagnasco che recentemente ha sottolineato come l’antipolitica non serva assolutamente a risolvere i problemi e come invece la strada maestra per migliorare e risolvere le cose sia la partecipazione alla vita politica attraverso il voto.. Questo – conclude Laura Bianconi – è l’impegno su cui dobbiamo lavorare affinché la partecipazione dei cittadini alla vita politica continui ad essere il fondamento della vita democratica”.

LAVORI DEL SENATO: BATTUTO IL GOVERNO SU PENSIONI MANAGER PUBBLICI
La scorsa settimana il Senato ha votato il decreto legge di integrazione a quello sulle liberalizzazioni e al decreto Salva Italia. Nel corso del dibattito sull’articolo 2, che stabiliva che il “taglio” degli stipendi dei manager pubblici superiori i 300 mila euro era ininfluente sul calcolo della pensione per la parte calcolata con il metodo retributivo, Italia dei Valori ha presentato un emendamento che annullava questa norma, giudicata troppo generosa nei confronti dei grandi pensionati pubblici. Sebbene l’emendamento avesse ricevuto parere negativo da parte del Governo e dei relatori, al momento dei voti si è venuta a creare una maggioranza trasversale composta da Idv, Lega e parte del Pdl che ha messo in minoranza il Governo. “L’incidente di percorso è stato subito archiviato e metabolizzato e non mette assolutamente in discussione la tenuta del Governo Monti – dichiara la senatrice Laura Bianconii partiti che garantiscono la maggioranza continueranno a farlo con lealtà e responsabilità, ma il Governo deve capire che la politica del rigore e dei sacrifici che viene chiesta agli italiani deve essere accompagnata anche da significativi segnali di equità. Alle famiglie italiane vengono chiesti grandi sacrifici per il bene del Paese e per il futuro delle nuove generazioni – conclude Bianconi – e il Governo deve avere la sensibilità e l’attenzione di correggere le disparità di trattamento che già ci sono, non aggiungerne altre”.


Giovedì 26 aprile il Senato ha approvato il Documento di Economia e Finanza (DEF), che sostituisce i precedenti strumenti economico-finanziari (il vecchio Documento di programmazione economico-finanziaria e, dal 2010, la Decisione di finanza pubblica). Il DEF e si compone di tre sezioni: Programma di stabilità dell'Italia, Analisi e tendenze della finanza pubblica e Programma nazionale di riforma. A comprendere meglio, oltre i tecnicismi, questo importante strumento di programmazione della nostra economia ci aiuta il senatore Antonio Azzollini di cui riportiamo l’intervento in Aula.

IL DEF TRA RIGORE E CRESCITA
Signora Presidente,
anch'io condivido un assunto fondamentale che è stato illustrato in alcuni interventi, ed in particolare nell'intervento del senatore Morando, cioè che è del tutto inutile in questi momenti dividersi tra rigoristi e uomini per la crescita. Perché, se le immagini televisive oggi propendono per la crescita, ma a seconda di quello che accadrà domani in Europa propenderanno per il rigore, credo invece che noi, a partire dall'esame del DEF, dobbiamo avere piena coscienza di una questione. Cito solo due dati per capire il contesto in cui operiamo e perché oggi per il rigore e per la crescita è necessario esserlo insieme.
Questo è un Paese nel quale la spesa pubblica oggi è superiore al 50 per cento del PIL, la pressione fiscale è superiore al 45 per cento del PIL e l'intermediazione del bilancio pubblico nell'economia è al 90 per cento del PIL. Sono questi i dati di rigidità entro i quali e a partire dai quali dobbiamo operare per ottemperare al rigore dei conti pubblici come premessa per una crescita seria e duratura.
È il secondo anno che il documento si chiama DEF, perché fa parte della nuova scansione dei documenti di bilancio previsti dalla legge n. 196 del 2009 e - poi - dalla legge del 2011. Ecco perché il DEF, a partire da queste premesse, tende a delineare uno scenario per poter intervenire nel senso detto prima.
Pur essendo - naturalmente - lontanissimo dall'autorevolezza del Presidente del Consiglio, cambierei, però, soltanto l'ordine degli addendi. Mi pare si dica sempre «rigore, equità, crescita», mentre io direi: rigore, crescita, equità. Ad ogni modo, sono naturalmente opinioni: l'importante è che il rigore e la crescita stiano insieme. Debbono stare insieme.
Il DEF parte da un'altra rigidità grave, sulla quale bisognerà esercitarsi in termini immediati. Il reddito disponibile delle famiglie in termini reali rispetto al 2007 è più basso di quasi il 9 per cento e, se dovessimo parlare del prodotto interno lordo, le cose probabilmente andrebbero peggio. Ma questo dato fa comprendere come sia ormai necessario invertire la rotta e conferma assolutamente ciò che ho detto prima: quell'enorme concentrazione di spesa pubblica e quella grande pressione fiscale alla fine hanno portato anche ad una riduzione del reddito delle famiglie. Molto peggio va per le imprese.
Il DEF, a questo punto, si esercita esattamente nel delineare l'impatto che hanno le misure di liberalizzazione, di semplificazione e di aumento della concorrenza che sono state già attuate dal Governo e che quest'ultimo ritiene di dover continuare ad attuare. Il DEF si esercita nell'esatta definizione dell'impatto, che è molto significativo e che arriverebbe - credo - all'ordine di 2,4 punti percentuali nel giro di sei anni. Si tratta - quindi - di un contributo alla crescita importante.
Ma io credo che non sia sufficiente e c'è - quindi - una richiesta che rivolgo al Governo: una maggiore incisività di due attività che subito vanno messe in campo. Mi riferisco, anzitutto, alla spending review, perché la spesa pubblica è elevata. Non so se sia sufficiente dire - credo che non lo sia - di prendere i quattrini che vengono dalla lotta all'evasione e destinarli poi alla crescita. Credo che ciò sia insufficiente: bene, ma insufficiente. Il problema è ridurre la quota di spesa pubblica rispetto al prodotto interno lordo. Lo si è fatto con i tagli lineari, e questo, se non va bene per la crescita, è andato certamente bene per il rigore. Allora, la spending review è qualche cosa che modifica quell'impianto dell'attività di governo e che deve invece andare nel senso di incidere lì dove ci sono gli sprechi e ricostituire lì dove siamo probabilmente di fronte a settori che hanno difficoltà ad andare avanti. Questo è un punto determinante.
So che il Governo sta lavorando, ma anche alla luce dalle richieste fatte dalla Commissione bilancio, ho la sensazione che non abbiamo ancora preso con la dovuta incisività questa attività. Altrimenti, avrebbe ragione il senatore Baldassarri, che dice che se ne parla da 31 anni. Dissento leggermente da lui: se ne parla da alcuni dibattiti che sono stati fatti in questi anni e che sono stati tradotti recentissimamente in norma dalla Commissione bilancio, in questo caso, e dal Parlamento, in generale. Quella è un'operazione che deve essere fatta e che era stata preceduta da attività conoscitive e, quindi, ha il supporto di conoscenze necessario. Oggi deve diventare attività di governo. Se ci sono resistenze, al riguardo non illudiamoci sulla crescita.
La seconda questione è non avere più una sorta - consentitemi il termine - di schizofrenia se dobbiamo fare i project bond. Sono d'accordo con quanto hanno detto i senatori relatori e, da ultimo, il senatore Agostini. Dobbiamo però sapere che non possiamo continuare a dire che gli investimenti sull'acqua non vanno fatti perché - non ricordo bene cosa si diceva - dobbiamo fare il bene comune. Vivo in una regione come la Puglia dove tutto questo è stato oggetto di grandissima propaganda (la chiamerei proprio così). Se vogliamo la crescita dobbiamo dire che le reti idriche sono un qualcosa sul quale bisogna investire subito e bene, e non può farlo la mano pubblica con i soldi che non ha. Dunque occorre potenziare alcune strutture (penso al project financing e a quant'altro).
Questa è una schizofrenia che questo Paese non può più vivere. Non possiamo dire che dobbiamo trasformare l'Italia, come diciamo sorridendo in Commissione (una parola inglese con questo Governo bisogna in qualche modo dirla ed io mi sforzo sempre di farlo) in un hub delle reti energetiche e poi non costruire un rigassificatore perchè tutti facciamo più o meno un corteo. Non va bene. Oggi la strozzatura sull'energia è una delle più gravi d'Italia. Per non parlare della famosissima questione «dei tubi» - li chiamo così - affrontata dal Governo, ma sempre con un rinvio ad un atto amministrativo successivo. Almeno questa volta rispettiamo i tempi su tali questioni, altrimenti finiamo con il dire cose che non funzionano. Questo DEF o si concretizza in misure di questo tipo o l'Italia non cresce.
Ci si potrebbe soffermare su altri temi. Ho parlato del rigore, quindi della diminuzione del peso della spesa pubblica sul prodotto interno lordo, e di una questione di sviluppo che a me pare essenziale: le reti energetiche. Ma si potrebbe parlare di molto altro. Piuttosto, l'appello che convintamente rivolgiamo al Governo votando questo DEF è che le cose dette (alcune delle quali in realtà - lo rivendico - erano state iniziate dal Governo precedente) siano portate rapidamente in esecuzione.
Termino con una questione relativa all'Europa. Dobbiamo ricordare che in seguito ad una sorta di sonno europeista di un certo periodo abbiamo fatto in modo che gli strumenti europei siano diventati dei veri e propri vincoli per le attività italiane. Mi riferisco, in particolare, a due settori come l'agricoltura e la pesca. Se firmiamo il fiscal compact e manteniamo con lealtà il rigore, andando a spiegare alla gente che deve stringere la cinghia, è giusto anche che diciamo all'Europa che vogliamo rinegoziare alcune condizioni riguardanti l'economia reale, che negli anni precedenti non sono state adeguatamente trattate dalla Repubblica italiana. E questa è una delle questioni che possono favorire la crescita. Non penso a questioni che portano indietro, assolutamente. Penso però a questioni che hanno visto l'influenza predominante di alcuni grandi Stati dell'Europa a danno di alcuni altri, tra cui l'Italia. Un'economia infatti si mantiene sì con le eccellenze, sì con l'export, ma anche con i grandi settori strategici, e l'agricoltura italiana è uno di quelli. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora).
In conclusione, mi sia consentita una perorazione al Governo. Nella vulgata generale si dice sempre che nel Parlamento si perde tempo e che ci vuole tanto tempo per fare le cose. Non sono di quest'avviso. Facciamo tante cose nei tempi che ci vengono richiesti con gli sforzi profusi da tutti i senatori e le senatrici. Pertanto, trattandosi di un Documento fondamentale, chiederei al Governo di consentire al Parlamento qualche giorno in più per verificarlo. Abbiamo fatto sforzi e sacrifici, ma se se avessimo avuto qualche giorno in più probabilmente avremmo fatto meglio il nostro lavoro. È importante ricordare a tutti noi che il passaggio parlamentare non è assolutamente inutile e che, anzi, cerca di migliorare l'attività del Governo.
(Sen. Antonio Azzollini – intervento svolto il 26 aprile 2012)
www.senato.it
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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