Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 108 del 15 maggio 2012

In Commissione
Affari costituzionali
Riforma del Parlamento e forma di governo
Razionalizzazione della spesa pubblica
Comunicazioni del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione
Giustizia
Giudici di Pace e ridefinizione circondari tribunali ordinari
Affari esteri
Rafforzamento sorveglianza economica e di bilancio degli Stati Ue
Bilancio
Razionalizzazione della spesa pubblica
Finanze
Requisiti prudenziali banche
Istruzione pubblica
DM Riparto enti privati di ricerca
Lavori pubblici
Audizione del Direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie
Agricoltura
Qualità degli oli di oliva
Industria
Disposizioni in materia conciaria
Lavoro
Riforma del mercato del lavoro
Sanità
Fondo sostegno disabili
Sperimentazione clinica e riforma degli ordini delle professioni sanitarie
Politiche dell’Unione europea
Legge Comunitaria 2011



In Aula
Disposizioni in materia di filiazione
Convenzione Consiglio d'Europa per la protezione dei minori
Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione Esteri
Mozione sulle misure di sostegno alla finanza degli enti locali
Mozioni sulla disciplina pensionistica del personale dei comparti sicurezza, difesa e vigili del fuoco

GOVERNARE AI TEMPI DELLA CRISI: ANCHE FRAU MERKEL PAGA L’ECCESSO DI RIGORE
La crisi penalizza chi governa, questo è sempre più evidente, soprattutto in questi ultimi mesi in cui, tra elezioni programmate e elezioni anticipate, si è potuto vedere come il fenomeno sia generalizzato. Spagna, Francia, Grecia lo dimostrano e lo stesso è quello che si può dedurre dall’andamento delle elezioni nei vari lander tedeschi, dove la politica del rigore della Cancelliera Merkel perde progressivamente consensi. Sommando le perdite subite dalla Cdu nelle varie elezioni locali sono più di 2 milioni gli elettori che hanno voltato le spalle alla donna che detta le regole non solo nel suo Paese ma anche in Europa. A testimoniarlo anche le ultime elezioni, quelle del Nord Reno-Westfalia, che hanno visto trionfare la Spd di Hannelore Kraft, la presidente uscente che ha basato la sua attività di governo più sulla spesa sociale che sul contenimento dei costi. Opposte visioni politiche, per la Kraft i debiti sono “denaro bene investito”, per Angela Merkel i debiti sono l’anticamera di quella spirale inflazionistica che gettò la Repubblica di Weimar nelle braccia di Hitler. Che ci siano tanti mea culpa da intonare è innegabile, molti e in molti casi hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità, ma è innegabile che molto presto anche la Germania dovrà fare i conti con la generale contrazione dei consumi dovuta a una politica di eccessivo rigore dei conti pubblici.

SANITA’: VIGILARE SU INTEGRATORI PRODOTTI CON RESTI UMANI
Resti umani, feti abortiti, corpicini di bambini, sarebbero questi gli ingredienti alla base di “integratori energetici” provenienti dalla Cina e sequestrati dagli uffici doganali della Corea del Sud lo scorso 7 maggio. Una notizia raccapricciante che ha sollevato il velo su un lucroso commercio illegale che vedrebbe coinvolte oltre a medici cinesi anche importanti aziende farmaceutiche. La notizia ha suscitato l’attenzione della senatrice Laura Bianconi che al riguardo ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della salute affinché vengano prese le opportune misure per evitare che un simile commercio si diffonda anche nel nostro Paese. “Secondo quanto appreso – ha dichiarato la senatrice Bianconi – le capsule sequestrate avrebbero trovato facile mercato nel settore dei prodotti per risolvere i casi di impotenza maschile e benché la produzione e il sequestro siano avvenuti molto lontano da noi non bisogna assolutamente sottovalutare il fenomeno. Oggi - continua Bianconi – è purtroppo molto diffusa la pratica dell’automedicazione con la possibilità, attraverso internet, di acquistare i prodotti più disparati e soprattutto di poterli assumere al di fuori di qualsiasi controllo medico. Per questo motivo, oltre a richieste specifiche sui prodotti sequestrati in Corea, ho chiesto al Ministro di attivare i Nas per bloccare gli acquisti di prodotti potenzialmente nocivi per la salute e di promuovere una campagna informativa volta a aumentare i livelli di conoscenza e consapevolezza al momento dell’acquisto di prodotti assimilabili alle categorie di farmaci e integratori per la salute”.

RIFORMA DEL LAVORO: 40 PARLAMENTARI CONTRO DIMISSIONI IN BIANCO
Il fenomeno delle dimissioni in bianco, ovvero delle dimissioni volontarie postdatate e sottoscritte all'atto dell'assunzione lavoro, è diffuso su tutto il territorio nazionale e interessa numerosi lavoratori e soprattutto lavoratrici. La richiesta delle dimissioni firmate in bianco al momento dell'assunzione allo scopo di essere utilizzate successivamente, per esempio all'inizio di una gravidanza o nel caso di una lunga malattia, costituisce un abuso grave, lesivo della dignità e dei diritti dei lavoratori dipendenti. Per questo motivo, proprio mentre il Parlamento sta esaminando la legge di riforma del lavoro un gruppo di 40 parlamentari ha presentato al ministro Fornero un documento in cui si chiede di rivedere l’articolo 55 della riforma. "Non possiamo permettere che passi il principio che il datore di lavoro che licenzia una donna incinta, grazie alla lettera di dimissioni in bianco, deve solo pagare una multa e nemmeno troppo salata". Queste le parole della senatrice Laura Bianconi intervenuta oggi alla conferenza stampa di presentazione del documento. "La firma - ha proseguito la senatrice - estorta ad un lavoratore o lavoratrice su una lettera di dimissioni in bianco si configura, sempre, non solo come un licenziamento chiaramente discriminatorio ma come un grave abuso di potere. Di questo occorre tener conto prioritariamente per la tutela dei lavoratori, senza dimenticare le esigenze dei datori di lavoro, superando la prospettiva unilaterale di ciascuna delle parti, e componendole in un meccanismo equilibrato in cui nessuno venga penalizzato”

CONCLUSI I RESTAURI DELLA PIEVE DI MONTE SORBO
E’ ritornata all’antico splendore la millenaria Pieve di Monte Sorbo, situata nel Comune di Mercato Saraceno in provincia di Forlì-Cesena. Dopo anni di accurati e pazienti restauri, sabato 12 maggio c’è stata la cerimonia della riapertura ufficiale alla presenza del Vescovo di Cesena, Monsignor Douglas Regattieri, e delle autorità locali. “Un piccolo ma preziosissimo gioiello incastonato nel verde dell’Appennino romagnolo” lo ha definito la senatrice Laura Bianconi che nel corso della sua attività parlamentare ha più volte posto all’attenzione dei ministri competenti la necessità di reperire i fondi per il restauro. “Dopo gli anni del degrado, e dopo gli anni di chiusura a causa dei lavori in corso – ricorda Laura Bianconi - è stato restituito alla comunità un edificio che rappresenta un pezzo importante della memoria dei nostri territori. Una memoria in cui i luoghi della fede rappresentavano l’ideale cammino verso la perfezione a cui ogni cristiano è chiamato. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile – ha voluto sottolineare la senatrice Bianconi – senza la tenacia e la paziente opera del professor Marino Mengozzi, direttore dell’Ufficio Arte Sacra e Beni culturali della Diocesi di Cesena-Sarsina, che in tutti questi anni si è prodigato affinché questo progetto si realizzasse”.

IL SENATO IN LUTTO PER L’IMPROVVISA SCOMPARSA DI GIAMPIERO CANTONI
Un malore improvviso ha prematuramente posto fine alla vita del senatore Giampiero Cantoni, deceduto nella sua abitazione romana lo scorso 9 maggio. Presidente della Commissione Difesa del Senato, era un amico di Parole di Libertà a cui regalava volentieri i suoi scritti di economia. Alla sua famiglia e ai suoi collaboratori le più sentite condoglianze.

LUTTO NELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA PER LA TRAGICA SCOMPARSA DI MAURIZIO CEVENINI
“La vita è strana a volte, e altre volte è strana la morte”. Queste le parole di Federica Cevenini nell’elaborare le tante emozioni che in questi giorni si accavallano nel suo giovane cuore per la morte del padre. La scomparsa di Maurizio Cevenini, politico bolognese tra i più noti, recordman di preferenze come consigliere regionale e comunale, avvenuta in tragiche circostanze lo scorso 8 maggio ha gettato nello sconforto tante persone. Alla sua famiglia, ai suoi amici, a chi gli ha voluto bene le più sentite condoglianze.

ACCORDO UE-MAROCCO: SALVAGUARDARE I PRODOTTI ITALIANI
La scorsa settimana il Senato ha approvato tutte le mozioni presentate sull'accordo Unione Europea-Marocco in materia di commercio di prodotti agroalimentari. Un accordo importante per sostenere il cammino verso una sempre più compiuta democrazia da parte del Marocco ma che potrebbe avere ripercussioni negative per il nostro settore agroalimentare e della pesca. Nella sezione Spazio libero riportiamo la dichiarazione di voto del senatore Scarpa Bonazza e la mozione di cui è il primo firmatario.



Grande imprenditore, grande amministratore, grande economista, grande amico (lo abbiamo detto) di Parole di Libertà che ha ospitato spesso i suoi scritti. Questo era il senatore Giampiero Cantoni e ci sempre giusto ricordarlo con il suo ultimo articolo pubblicato su Panorama - Economy.
A seguire la dichiarazione di voto del senatore Scarpa Bonazza Buora sull'Accordo UE - Marocco per la commercializzazione dei prodotti agroalimentari e la Mozione votata dal Senato di cui è il primo firmatario. Un impegno importante per la nostra economia.

UN NUOVO SPETTRO SI AGGIRA PER L'EUROPA
E' impressionante quanto forti, alle elezioni presidenziali francesi, siano risultate forze politiche diverse ma schiettamente anticapitaliste: i successi elettorali di Melanchon e Le Pen consacrano partiti su barricate opposte ma che sono uniti da una cosa soltanto. La radicale opposizione all'Unione Europea, alla globalizzazione, a tutto ciò che sa di modernità, mercato, finanza.
Lo stesso Françoise Hollande, candidato oggi in pole position per l'Eliseo, non è un riformista. Delle sue posizioni in campagna elettorale se ne ricordano due. La prima è la richiesta accorata di una revisione del fiscal compact, del patto fiscale con cui i Paesi dell'euro si sono reciprocamente vincolati a tenere una condotta responsabile in fatto di finanza pubblica. Hollande non digerisce il riorientamento della politica europea sulla regola d'oro del pareggio di bilancio, e vorrebbe invece più flessibilità per consentire importanti spese pubbliche per rilanciare l'economia. Si candida ad essere l'antiMerkel, e l'antiDraghi.
L'altra proposta più nota di Hollande è la sua idea di tassare in modo a dir poco importante, con un'imposta del 75%, tutti i redditi superiori al milione di euro. Una proposta da populista economico, disastrosa già sulla carta. Sia perché allontanerebbe dalla Francia i ricchi contribuenti che possono "votare con i piedi" e andare altrove, sia perché - come sempre la fiscalità sui redditi oltre una certa soglia - disincentiverebbe drammaticamente la produzione di ricchezza.
Il programma di Hollande allora si riassume in una sorta di invito a "spolpare il ricco", come se la soluzione di ogni problema stesse nell'andare a colpire una "classe" di presunti privilegiati.
E' un film che abbiamo già visto, e in una certa misura è inevitabile si ripresenti su questi schermi. Momenti di grande tensione economica, come quello che stiamo attraversando, vedono molto spesso leader emergere e fare fortuna sfruttando stereotipi. C'è bisogno, quando si sta male e si vedono diminuire drammaticamente le opportunità a propria disposizione, di qualcuno da odiare. I "ricchi" sono una categoria abbastanza vaga da definirsi, ma utile allo scopo.
Qualcuno dirà che la finanziarizzazione della nostra economia ha superato sempre di più ricchezza e produzione - per cui i propositi, anche fiscali, di Hollande sarebbero giustificati da questa divaricazione fra soldo e produzione. Un conto è spolpare le fabbriche, altro cingere d'assedio il deposito di zio Paperone.
Attenzione a non confondere fisiologia e patologia. La finanza è, da sempre, imprescindibile alleato dell'impresa. Non esisterebbero avventure produttive, se non vi fosse chi anticipa o presta le risorse necessarie. L'allontanamento della finanza dall'impresa è stato figlio di un sistema di regole perverso,che purtroppo sta sopravvivendo indenne al dopo crisi - anziché essere oggetto di un serio ripensamento. Hollande non e' contro la finanza sregolata. La demonizza, punto e basta! E con essa chi ha risparmi. Demonizzare la ricchezza non è una soluzione. Mario Monti l'ha detto molto bene, alcuni mesi fa. La ricchezza, se non è ottenuta in modo illegittimo o sfruttando protezioni improprie, dovrebbe essere considerata alla stregua di un valore sociale. Una società più equa e più giusta è una società dove ci sono più ricchi, non meno. Meglio una non perfetta distribuzione della ricchezza, che una eguale distribuzione della povertà.
Gli anni Novanta ci avevano dato l'illusione che, con Clinton e con Blair, il paradigma riformista si fosse davvero affermato. Cioè che la sinistra avesse capito che la ricchezza, prima di essere tassata e redistribuita, va prodotta. Hollande pare non capire che fra le due cose - fra quanto si tassa la società e quanta ricchezza la società produce - c'è un nesso. Tempi duri, per l'Europa e per la Francia.
(Sen. Giampiero Cantoni - Panorama Economy 08.05.2012)


ACCORDO UNIONE EUROPEA-MAROCCOIN MATERIA DI COMMERCIO DI PRODOTTI AGROALIMENTARI
DICHIARAZIONE DI VOTO DEL SENATORE SCARPA BONAZZA BUORA
Signora Presidente, signor Sottosegretario di Stato, onorevoli colleghi,
si evince chiaramente dall'ascolto degli interventi svolti nella seduta di oggi ed anche in quella di ieri, oltre che dalla lettura attenta di tutte le mozioni presentate, una volontà comune - certo, articolata ed espressa in modo anche diverso, ma assolutamente univoca - di questo ramo del Parlamento (e quindi dell'Italia, onorevole Sottosegretario) per gli impatti effettivamente molto preoccupanti dell'Accordo Unione europea-Marocco.
Tale Accordo, sul cui sfondo vi è il fallimento della World Trade Organization (WTO), nasce come Accordo bilaterale tra Unione europea e Regno del Marocco. Vi è stato il fallimento del Doha Round, che si è registrato prima a Cancun, poi ad Hong Kong e, ancora, a Ginevra; oggi il Doha Round è proprio morto, perché quando è nato vi era un altro mondo: sono passati pochi anni, ma è come se fosse trascorso un secolo. Quindi, da una prospettiva di accordi multilaterali per la regolazione del commercio internazionale e multilaterale anche delle produzioni agricole - ricorderete che il capitolo agricolo e agroalimentare era uno dei tre pilastri dell'Accordo eventuale della WTO - si passa ad accordi bilaterali. Questi ultimi, per loro stessa natura, comportano sempre alcuni rischi.
Questo Accordo bilaterale è nato anche sulla base - è stato ben ricordato dai colleghi - della cosiddetta Primavera araba; in realtà, se il riferimento fosse stato quello, avrebbe potuto riguardare altri Paesi invece del Marocco, che oggettivamente era il Paese meno interessato e meno pericoloso sotto tale profilo.
Comunque, rilevo - e lo affermo, signor Sottosegretario, senza alcuna polemica - che il 16 febbraio 2012 l'ineffabile presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha dichiarato: «Con l'approvazione odierna dell'Accordo commerciale con il Marocco, il Parlamento europeo dimostra che desidera veramente migliorare le relazioni con i vicini meridionali». Ha proseguito, a suon di grancassa, sul successo meraviglioso di questo straordinario Accordo.
Su questo vorrei dire che, come affermato dai colleghi che mi hanno preceduto, e da ultimo dal vice presidente della 9a Commissione permanente, senatore Andria, i termini dell'Accordo non determineranno alcun miglioramento immediato, né di prospettiva a medio termine, per gli agricoltori o i lavoratori agricoli del Regno del Marocco. È certo, però che determineranno subito - l'Accordo ha effetto immediato - un danno evidente e sensibile per gli agricoltori europei, soprattutto per gli agricoltori mediterranei, per quelli italiani in particolare e per quelli dell'Italia meridionale più di tutti, ma anche per gli agricoltori spagnoli, portoghesi e greci, per i pescatori italiani, per i trasformatori dei prodotti agricoli ed artigianali italiani (forse meno per quelli industriali). Tali danni determineranno il licenziamento di dipendenti, la chiusura di imprese e di impianti di trasformazione.
Tutto ciò va in controtendenza rispetto a quella che dovrebbe essere una politica di sviluppo. Signor Sottosegretario, per quanto riguarda l'azione del Governo, si è conclusa la fase delle tasse ed ora dovrebbe iniziare - la stiamo attendendo tutti - la fase dello sviluppo economico, che però non abbiamo ancora visto. Ebbene, se questo è l'inizio dello sviluppo economico, andiamo veramente male, perché gli effetti immediati - lo voglio ripetere - per Regioni come la Sicilia, la Puglia, la Calabria, la Campania ed anche per varie altre Regioni d'Italia, anche del Centro-Nord come l'Emilia-Romagna ed il Veneto, saranno drammatici e provocheranno disoccupazione.
Certamente non possiamo pensare di resistere alla pressione competitiva di un Paese come il Marocco in materia di lavoro adottando i criteri che regolano i rapporti di lavoro nel Regno del Marocco. Non è la nostra prospettiva, non è nella nostra possibilità e soprattutto non è nella nostra volontà. Noi addirittura siamo convinti - abbiamo fatto una mozione unitaria in Commissione agricoltura - che occorre distinguere bene anche in Italia, soprattutto in Italia, tra lavoro a tempo indeterminato, lavoro a tempo determinato e lavoro occasionale e che non si può confondere il lavoro occasionale con il lavoro a tempo determinato; abbiamo una posizione comune su questo punto. Quindi, è chiaro che il dumping sociale che ci viene praticato da altri Paesi (in questo caso dal Marocco) non possiamo subirlo reagendo con la diminuzione delle garanzie dei lavoratori nel settore dell'agricoltura: questa strada non ci porta da nessuna parte.
Né possiamo pensare di essere competitivi per quanto riguarda il prezzo dei terreni, che evidentemente non è paragonabile, in Italia o in altri Paesi europei, a quello di Paesi extraeuropei. Né possiamo pensare di tollerare... (Il sottosegretario Braga parla al telefono). Signor Sottosegretario, se magari mi ascoltasse un attimo, così poi riferisce al nostro Ministro, mi farebbe e ci farebbe a tutti una grande cortesia.
Non siamo disponibili a tollerare il dumping sanitario, noi che della nostra agricoltura facciamo una bandiera della sicurezza alimentare e della qualità e che possiamo essere competitivi solo ed unicamente se svilupperemo qualità e sicurezza alimentare per tutti. E qualità non significa una politica elitaria, ma significa una qualità per tutti, una qualità popolare che garantisca anzitutto la sicurezza alimentare. In Marocco, ad esempio, utilizzano un antiparassitario come, il bromuro di metile, che da noi è giustamente vietato, perché fa venire il cancro e fa male all'ambiente. Come possiamo essere competitivi con Paesi come questi? Hanno dei metodi di conservazione dei loro agrumi che prevedono l'impiego di sostanze chimiche che da noi sono giustamente vietate, e da anni. Come possiamo far fronte a questo?
Se poi andiamo a vedere i prodotti trasformati, il Governo, grazie purtroppo alla sua inerzia (lo devo dire, lo dico e me ne assumo la responsabilità), dopo 16 mesi non ha ancora emanato un decreto applicativo, uno solo, su una legge dello Stato (16 mesi!), su un disegno di legge approvato all'unanimità da tutti quanti noi, che è diventato legge dello Stato, che è stato firmato dal Presidente della Repubblica, che è stato promulgato e che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. (Applausi dal Gruppo PdL). Non è stato fatto un solo decreto attuativo per quanto riguarda l'etichettatura. Bene, voi saprete immaginare immediatamente che vedremo e continueremo a vedere sugli scaffali dei nostri negozi e dei nostri supermercati dei prodotti agroindustriali che conterranno al loro interno dei prodotti agricoli, come componente principale, realizzati con prodotti sanitari che da noi sono vietati e realizzati magari attraverso lo sfruttamento della manodopera, anzi realizzati sicuramente attraverso lo sfruttamento della manodopera, soprattutto della manodopera femminile e a volte minorile. Tutto questo noi non lo vogliamo; il Parlamento italiano, tutto quanto insieme, non lo vuole.
Allora, all'interno dell'Accordo, che purtroppo è stato fatto e che viene salutato festosamente - ripeto - solo dall'indimenticabile presidente Schulz, mentre viene salutato in maniera diversa da tutti quanti noi, ci sono tutta una serie di elementi che possono attutirne l'impatto negativo. Occorre andare a rivedere il meccanismo per la formazione del prezzo di entrata, onorevole Sottosegretario, visto che lì è possibile che si annidino delle truffe: questo non lo diciamo noi, ma lo dicono gli operatori del settore ortofrutticolo.
Lo dice l'OLAF che bisogna riformare il meccanismo del prezzo di entrata, perché lì si annidano le frodi. Questo non lo dice solo Paolo Scarpa, che non è nessuno, ma lo dice l'OLAF, il massimo organismo comunitario che si occupa di frodi agroalimentari.
Dovremo aumentare il controllo doganale; questo non vuol dire inalberarsi lungo una politica di tipo protezionistico, ma semplicemente applicare le regole comuni e le strutture dello Stato che sono a questo preposte.
E non dobbiamo avere timori al riguardo, perché non dobbiamo pensare di poter avere complessi di inferiorità rispetto a presunti iperliberisti che ci sono in giro per il mondo. Infatti, ricordo a me stesso che un Paese certamente liberale e liberista come gli Stati Uniti d'America ha una legge contro il bioterrorismo che non permette a nessun Paese del mondo di importare nemmeno un cetriolo negli Stati Uniti se non corrisponde perfettamente a quanto previsto dalla normativa americana. Normativa che viene anche molto spesso mutata proprio in ragione di questo, per regolare le importazioni di prodotti sensibili che potrebbero danneggiare gli agricoltori americani. Per non parlare del Giappone, che è lo Stato più protezionista al mondo per quanto riguarda la propria agricoltura.
Quindi, innanzitutto sono importanti i controlli doganali. E poi - mi rivolgo ai rappresentanti del Governo - varate i decreti attuativi. Mi sono stancato di dirlo, ma lo farò tutti i santi giorni. Non serve solamente la testa, la cabeza: serve anche il cuore, e servirebbe anche qualcos'altro. In Europa non vogliamo essere antieuropeisti. Siamo europeisti tutti, però in Europa dobbiamo andare anche a sostenere le nostre ragioni e dobbiamo anche sfidare l'Europa su questi temi. Non possiamo pensare che un olandese o un tedesco - l'ho già detto altre volte - possano avere la sensibilità di un italiano, dal momento che trasformano prodotti realizzati altrove e hanno lì le loro industrie di trasformazione. Noi invece produciamo qui, con i nostri imprenditori formidabili, molto spesso indebitati, con i nostri lavoratori straordinari, alla luce delle battaglie sociali che ci sono state nel passato e che fanno parte della civiltà del lavoro del nostro Paese. Un grandissimo Paese che ha investito nell'agricoltura e che vuole ancora continuare a investire in tale settore e nel suo sviluppo. (Applausi dai Gruppi PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI e dei senatori Peterlini e Li Gotti).
In conclusione, siamo convintissimi come Gruppo di sostenere naturalmente la nostra mozione, ma anche, con pari entusiasmo, le mozioni presentate da tutti i Gruppi. Uscire con una mozione sola o con una serie di mozioni analoghe votate da tutti è esattamente la stessa cosa. È un messaggio forte che rivolgiamo al Governo, un messaggio di incoraggiamento. Mi creda, signor Sottosegretario, lei è una bravissima persona che stimo moltissimo, e altrettanto il Ministro. Il mio è - ripeto - un messaggio forte e affettuoso: mettete mano non solo alla vostra testa, ma anche ai vostri attributi per farvi sentire a Bruxelles, una volta per tutte, di più e meglio!
(dal sito www.senato.it)

MOZIONE SCARPA BONAZZA BUORA, SANCIU, PICCIONI, BOSCETTO, COMPAGNA, DI STEFANO, NESPOLI, SANTINI, ZANOLETTI, FIRRARELLO, BIANCONI, TEDESCO 
Il Senato,
premesso che:
il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione che riguarda la decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e il regno del Marocco, che pertanto entrerà in vigore;
tale accordo prevede misure di liberalizzazione per i prodotti agricoli, i prodotti agricoli trasformati, il pesce e i prodotti della pesca;
l'accordo è stato giustificato, in particolare, dal mutamento del quadro politico nel Mediterraneo meridionale che avrebbe richiesto una reazione da parte dell'Unione europea;
appare riduttivo focalizzare tale reazione nella conclusione di accordi commerciali di liberalizzazione degli scambi che, se da un lato penalizzano gravemente le più importanti produzioni ortofrutticole dei Paesi europei, dall'altro difficilmente avranno l'immediato effetto di alleviare la povertà e la disoccupazione diffuse che sono alla radice dei problemi di ordine sociale, economico, migratorio e di sicurezza della regione;
in un contesto già particolarmente difficile dal punto di vista economico e sociale per il settore agricolo europeo e italiano, un accordo di liberalizzazione come quello sottoscritto avrà un impatto catastrofico sugli agricoltori italiani, in particolare nel sensibile settore dell'ortofrutta, con ripercussioni drammatiche sull'occupazione;
la proposta di accordo prevede la liberalizzazione con effetto immediato del 55 per cento dei dazi doganali sui prodotti agricoli e della pesca del Marocco, contro l'attuale 33 per cento, e la liberalizzazione entro 10 anni del 70 per cento dei dazi doganali sui prodotti agricoli e della pesca dell'UE, contro l'attuale 1 per cento;
il Marocco ha creato 1.200 ettari di nuovi impianti per la produzione di agrumi che, secondo il Ministero marocchino dell'agricoltura, contribuiranno ad un aumento della produzione del 6 per cento rispetto alla stagione precedente, per un totale di 1,86 milioni di tonnellate, con conseguente aumento dell'8 per cento delle esportazioni;
non corrisponde a realtà la valutazione dell'UE secondo cui le produzioni di questo Paese si porranno in contro-stagione rispetto alle produzioni comunitarie, soprattutto di prodotti orto-floro-frutticoli, e completeranno la produzione comunitaria, poiché invece esse si sovrappongono con le produzioni delle regioni europee più meridionali, determinando un danno ai produttori comunitari;
un esempio di impatto economico negativo di questa decisione sui produttori italiani è relativo al pomodoro da mensa, per cui il calendario di commercializzazione marocchino coincide con quello dei produttori italiani, con un'ulteriore perdita di competitività del prodotto nazionale sui mercati nordeuropei (Germania, Austria e Regno Unito);
queste produzioni sono spesso l'unica fonte di reddito ed occupazione nelle regioni del sud dell'Italia, in cui non sono possibili alternative colturali;
esse rappresentano peraltro uno dei prodotti di punta delle esportazioni, essendo apprezzate per requisiti qualitativi e organolettici, per cui l'accordo avrà effetti negativi sulla bilancia dei pagamenti, proprio quando sarebbe necessario affiancare, ai sacrifici economici imposti dalla crisi finanziaria, provvedimenti per la crescita del PIL;
i prodotti ortofrutticoli italiani sono anche apprezzati per l'alto livello di sicurezza raggiunto, evidenziando l'assenza di residui di fitofarmaci nei costanti controlli cui sono sottoposti;
è noto che in Marocco è consentito l'uso di un lungo elenco di prodotti antiparassitari che non possono essere impiegati in Europa, quale ad esempio il bromuro di metile, dannoso all'ambiente, che in Europa è vietato, per cui gli agricoltori devono reperire prodotti molto più costosi e meno efficaci, con evidente perdita di competitività;
l'effetto peggiorativo dell'accordo non è solo di carattere economico, ma incide fortemente sulla sicurezza alimentare che costituisce un'esigenza fortemente avvertita dai cittadini;
tutti i prodotti agricoli importati dai Paesi terzi nell'Unione europea devono conformarsi alle norme dell'Unione in materia di misure sanitarie e fitosanitarie;
gli effetti negativi colpiscono le produzioni meridionali di agrumi e orticole ma altresì quelle importanti di regioni del centro-nord, pomodori, zucchine, cetrioli, fragole e aglio, in cui l'Italia può vantare anche riconoscimenti di indicazioni geografiche protette;
l'impatto dell'imprevedibile aumento di prodotti di scarsa qualità e privi di adeguate garanzie si riverbera su tutta la filiera, in particolare quindi anche sui prodotti trasformati, senza possibilità per il consumatore di effettuare scelte consapevoli, dato che non esiste obbligo di indicazione dell'origine dei prodotti agricoli freschi utilizzati;
le produzioni svantaggiate dall'accordo sono parte integrante delle tradizioni alimentari e del paesaggio agrario, trattandosi anche di impianti arborei quali agrumi e alberi da frutto, per cui un loro progressivo abbandono comporta effetti negativi anche ai fini della sicurezza del territorio e dei suoli;
il monitoraggio dei prodotti sensibili e la rigorosa applicazione dei contingenti sono condizioni indispensabili per il funzionamento equilibrato dell'accordo;
è nota la scarsa capacità del sistema comunitario e nazionale di monitorare e far rispettare i calendari e i contingenti tariffari fissati in questi accordi, che, come denunciato più volte nel corso degli ultimi anni, vengono troppo spesso ignorati dagli operatori dei Paesi interessati;
particolarmente sensibile è anche l'aspetto del costo del lavoro, che svantaggia le produzioni europee e italiane, accentua le gravi problematiche a livello di competitività causate dal differenziale di costo della manodopera tra l'Unione europea e il Marocco, con il rischio di perdita di reddito e di posti di lavoro soprattutto nel Mezzogiorno;
la Conferenza Stato-Regioni ha rappresentato la necessità che l'Unione europea, nel riconoscere le difficoltà generate dagli accordi bilaterali, preveda misure che ne mitighino gli impatti negativi e quindi, l'urgenza di riformare il sistema del prezzo di entrata, poiché si manifestano rischi di frode in tale sistema, ed in generale nel mercato agricolo, come evidenziato anche dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF);
alcuni operatori europei hanno presentato denuncia all'OLAF e alla commissione per le petizioni del Parlamento europeo, la quale ha invitato la Commissione a modificare il regime dei prezzi d'entrata in modo da porre fine alle frodi,
impegna il Governo:
1) a rafforzare il sistema di controllo doganale, anche incrementando il numero delle operazioni, al fine di evitare l'elusione delle disposizioni vigenti, soprattutto relative alla sicurezza dei prodotti;
2) ad adottare i decreti attuativi della legge n. 4 del 2011, sull'etichettatura e la qualità dei prodotti alimentari, con particolare riferimento ai prodotti trasformati a base di ortofrutticoli, al fine di informare esaurientemente il consumatore sull'origine della materia prima utilizzata e consentire scelte di acquisto consapevoli;
3) a richiedere l'attuazione di tutte le misure di salvaguardia non tariffarie addizionali incluse nell'accordo, con particolare riferimento alle norme sulle indicazioni geografiche europee;
4) ad attivarsi a livello europeo per richiedere la modifica del regolamento di attuazione dell'organizzazione comune di mercato per introdurre misure di controllo più efficaci;
5) ad effettuare valutazioni di impatto sulle produzioni italiane maggiormente svantaggiate dall'accordo e sui redditi delle imprese agricole, al fine di presentarle alla Commissione e al Parlamento europeo;
6) a vigilare e chiedere garanzie affinché l'aumento dei contingenti tariffari previsto dall'accordo sia adeguatamente regolamentato dall'UE e non ci sia errata interpretazione di attuazione del meccanismo dei prezzi di entrata;
7) a richiedere l'applicazione del meccanismo di composizione delle controversie, che consente a ciascuna delle parti di ottenere un risarcimento se l'altra non rispetta i termini dell'accordo, tenendo in maggiore considerazione le liste di prodotti sensibili da escludere dagli accordi;
8) a far applicare strumenti e meccanismi istituzionali specifici che l'accordo prevede, quali la cooperazione finalizzata ad evitare perturbazioni dei mercati, i gruppi di esperti con i Paesi terzi, compreso il Marocco, il sottocomitato per gli scambi agricoli nel quadro della gestione degli accordi di associazione, gli scambi di informazioni sulle politiche e la produzione nonché la clausola di salvaguardia ai sensi dell'articolo 7 del protocollo;
9) a richiedere la realizzazione di un monitoraggio continuo, anche attraverso meccanismi specifici, per lo scambio di dati e di informazioni sulle produzioni e sugli scambi commerciali al fine di evitare perturbazioni dei mercati;
10) ad attivarsi affinché la Commissione promuova l'equivalenza delle misure e dei controlli tra il Marocco e l'Unione europea per quanto concerne le norme ambientali e in materia di sicurezza alimentare, in modo da garantire una concorrenza equa tra i due mercati.
(dal sito www.senato.it)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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