Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 111 del 5 giugno 2012

In Commissione
Affari costituzionali
Sanzioni a datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi irregolari
Rinnovo Comites e CGIE
Carta delle Autonomie
Finanziamenti partiti politici
Giustizia
Tribunale della famiglia
Introduzione del reato di tortura
Affari esteri
Ratifica Trattato Fiscal compact
Istruzione pubblica
Audizione del Sottosegretario all’Istruzione pubblica sull’equipollenza tra titoli AFAM e titoli universitari
Incontro con il Ministro dell’Istruzione dell’Azerbajan
Impiego fondi strutturali e di coesione dell’Unione europea
Lavori pubblici
Comunicazioni del Sottosegretario allo Sviluppo economico su assegnazione frequenze televisive
Agricoltura
Qualità degli oli di oliva
Industria
Servizi Mercato interno
Tutela dei consumatori
Royalties per la coltivazione di idrocarburi
Audizione del Presidente Enit
Audizione di R.E.T.E. e Confindustria Emilia Romagna sulle conseguenze del terremoto sulle attività imprenditoriali nella regione
Lavoro
Trattamento di disoccupazione lavoratori frontalieri italiani in Svizzera
Audizione del commissario europeo per l’occupazione e gli affari sociali
Sanità
Accertamento delle minorazioni civili da parte dell’INPS
Farmaci biosimilari
Decreto legislativo pesticidi
Trapianto parziale di organi tra vivi
Politiche dell’Unione europea
Audizione del Presidente della Corte dei Conti sul controllo in materia di fondi strutturali



In Aula
Razionalizzazione della spesa pubblica
Votazione per l'elezione di due componenti del Garante per la protezione dei dati personali e di due componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
Autorizzazione esecuzione custodia agli arresti domiciliari e autorizzazione a eseguire perquisizione locale nei confronti del senatore De Gregorio
Riforma del Parlamento e forma di Governo

TERREMOTO, IN EMILIA LA TERRA CONTINUA A TREMARE MA C'E' SOLIDARIETA' E VOGLIA DI RICOMINCIARE
Intervista a Laura Bianconi di Carla Isabella Elena Cace
Una nuova forte scossa di terremoto si aggiunge alle oltre 400 che, secondo l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, si sono susseguite negli ultimi giorni fra le province di Modena, Ferrara e Mantova. In un comunicato stampa, la Protezione civile ha ribadito che "lo stato attuale delle conoscenze non consente di stabilire quante scosse e di quale intensità potranno ancora interessare la stessa area". Gli sfollati sono oltre 15.000. Il territorio dove si e' scatenata la drammatica forza del sisma e' ad alta concentrazione industriale: lì si produce il 10 per cento del Pil regionale e l'1 per cento di quello nazionale. Parliamo di sessantamila aziende, molte delle quali con una forte componente tecnologica. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, visiterà il prossimo 7 giugno le aree colpite. La tragedia è globale e investe tutta l'Italia. Ne parliamo con la senatrice Laura Bianconi.
Che notizie ci può dare dei territori colpiti, senatrice?
Non ho ancora visitato le zone interessate dal sisma, perché in questo momento di emergenza viva sarei più di intralcio che di aiuto. Sono però in costante contatto con i miei colleghi e con gli amministratori. Il terremoto è un evento che l'individuo non riesce a dominare. Sentire la terra che trema, le case che vengono giù. Penso ai poveri operai morti mentre lavoravano nei capannoni. Si rimane sbigottiti e impotenti, come del resto dinnanzi a tutti i grandi fenomeni naturali. Ma questo terremoto, in particolare, si è manifestato in maniera totalmente subdola. Dal primo evento sismico, infatti, si sono susseguite oltre duemila scosse, di lieve ma anche di grande entità. Tecnicamente si chiama sciame sismico e dimostra quanto l'emergenza sia in atto: purtroppo durerà a lungo. La conseguenza è quella di rivivere costantemente la drammaticità del momento e la paura. Ciò mina inequivocabilmente la psicologia delle persone.
Come sta vivendo queste giornate la popolazione?
Nonostante tutto, nelle occasioni drammatiche l'Italia dimostra sempre una mirabile coesione del popolo. E la mia terra non è da meno. C'è una grandissima voglia di mettere in sicurezza i capannoni. Bisogna far ripartire quanto prima l'economia. Non dimentichiamo che quello colpito dal sisma è un triangolo industriale ed economico di straordinaria importanza, che va dalla biotecnologia sanitaria, alle ceramiche, all'agro-alimentare. Ho sentito tante persone che mi dicevano "la casa andata giù si può anche ricostruire, ma la cosa davvero importante è la messa in sicurezza immediata dei nostri capannoni, da qui l'Emilia Romagna può riprendere a lavorare e questo dà la possibilità di ricostruire le città". Questo è lo spirito degli emiliano romagnoli: poche lacrime e tanta voglia di rimettersi subito a lavorare.
Sono state moltissime le polemiche proprio attorno ai capannoni venuti giù, molti dei quali di recente costruzione. Ritiene si sia sottovalutato il pericolo sismico della regione e, più in generale, dell'Italia intera?
Al di là delle polemiche della prima ora, l'azione veramente irresponsabile è il non aver aggiornato le mappe sismiche e l'aver pensato che la pianura padana fosse una zona priva di rischi. Dobbiamo renderci conto che l'Italia, proprio per la sua conformazione e con le placche africane e asiatiche che spingono, è tutta una zona a rischio. Pertanto, anche dove da decenni non si assiste a scosse di terremoto, bisogna pretendere che le case, i capannoni e tutte le strutture pubbliche siano messe a norma. Si può concepire e accettare, pur a malincuore, che cada una chiesa del '400, ma non una costruzione di dieci anni. L'Aquila ci ha insegnato che tutto quello che si costruisce nello Stivale deve essere antisismico, così come prevedono le normative nazionali.
Lei ha presentato un emendamento al decreto sulla spending review in merito all'abolizione delle commissioni bancarie per i bonifici a favore dei terremotati. Nei giorni scorsi la questione è stata al centro di un vespaio di polemiche, tanto che il presidente dell'Abi, Mussari, ha ammesso che si è trattato di un errore informatico al quale si rimedierà prontamente. La questione è chiusa?
La dichiarazione di Mussari è molto importante. E' significativo il fatto che ci sia stata una netta "retromarcia" su quella che era davvero un'ingiustizia. Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi giorni.
Qual è l'augurio per la sua terra, senatrice?
Voglio dire agli emiliano-romagnoli che lo Stato c'è e si è mobilitato, sia con linee di finanziamento che con le sue strutture, dalla Protezione Civile ai Vigili del Fuoco, dall'Esercito ai volontari. Si assiste ad una gara di grandissima solidarietà. Il problema è il "dopo", quando comincia il momento della ricostruzione. Quello che chiedono i miei conterranei è di poter poi gestire attraverso i comuni le fasi successive, per evitare lacci burocratici con il rischio di protrarre nel tempo la rinascita di questi territori che, invece, devono essere di nuovo attivi in pochissimo tempo. In secondo luogo si chiede che gli stessi comuni abbiano la possibilità di deroghe dal patto di stabilità, al fine di avere finanziamenti per le opere di tipo comunale. Infine, è importante che l'impegno coinvolga anche l'Europa.
(dal sito www.pdlsenato.it)

TERREMOTO, NECESSARI INTERVENTI PER NON COMPROMETTERE LA STAGIONE TURISTICA IN ROMAGNA
“Il terremoto in Emilia ha visto in prima fila negli aiuti la Romagna che, oltre di uomini e mezzi inviati sul luogo del terremoto, ha messo a disposizione delle popolazioni colpite le proprie strutture ricettive, camping e alberghi”
. Inizia così il commento della senatrice Laura Bianconi riguardo le ripercussioni che potrebbero esserci per il turismo romagnolo. “Per quanto le scosse siano state avvertite anche lungo la costa – continua Laura Bianconi – è necessario dare le giuste e corrette informazioni, le strutture turistiche romagnole non hanno subito danni e non c’è motivo di disdire le prenotazioni come invece si è verificato in questo avvio di stagione. E’ importante perciò - conclude Bianconi - che il Governo si attivi perché non si aggiunga danno al danno; è prioritario dare una casa a chi l’ha persa e consentire alle imprese di riprendere la loro attività ma al contempo deve essere attivata un’adeguata campagna informativa per evitare che venga penalizzato un settore economico importante come quello del turismo”.

A CESENA ENNESIMO DELITTO DELLA FOLLIA, ANCORA UNA VOLTA LA VITTIMA E' UNA DONNA
Si è svolto ieri ieri a Cesena il funerale di Sabrina Blotti una giovane donna barbaramente uccisa sotto gli occhi del figlio dal padre della sua migliore amica. "Ancora una volta - commenta la senatrice Laura Bianconi - una donna muore per una passione non corrisposta, una passione che in una mente malata si ingigantisce fino a diventare ossessione". Nel formulare le più sentite condoglianze a familiari e amici della giovane donna uccisa, Laura Bianconi sottolinea come sia importante la prevenzione, l'attenzione anche al più piccolo segnale di pericolo per garantire la massima tutela a chi è vittima di attenzioni ossessive e malate.

 LA CRISI ECONOMICA E FINANZIARIA IN EUROPA E IL RUOLO DEI PARLAMENTI
Il 7 e l'8 giugno il Parlamento italiano ospiterà un seminario su "La crisi economica e finanziaria in Europa e il ruolo dei Parlamenti". Il seminario è organizzato nell'ambito delle iniziative del Centro Europeo per la Ricerca e la Documentazione Parlamentare (CERDP). Il seminario si articolerà in due giornate: la prima presso il Senato e la seconda presso la Camera dei deputati. Introdurranno i lavori delle due sessioni, rispettivamente, la Vice Presidente del Senato Emma Bonino e la Vice Presidente della Camera Rosy Bindi.

COMMEMORAZIONE IN SENATO DI GIAMPIERO CANTONI
Nel corso della seduta del 30 maggio, il Presidente del Senato Schifani ha commemorato il senatore Gianpiero Cantoni, recentemente scomparso, delineandone la figura di parlamentare, imprenditore, docente universitario e dirigente di istituzioni bancarie. Il Presidente ha richiamato il grande senso delle istituzioni del senatore Cantoni e le sue doti di equilibrio e saggezza politica. Numerosi sono stati i colleghi che si sono associati alla commemorazione e sono intervenuti portando il loro personale ricordo del senatore Cantoni.


La scorsa settimana il Senato ha dato il via libera alla riforma del mercato del lavoro. Come tutte le riforme che intervengono su un sistema sostanzialmente immutato da decenni ci sono stati confronti aspri e polemiche accese. A comprendere i punti essenziali di questo provvedimento ci aiuta il senatore Maurizio Castro che, assieme al senatore Treu, è stato relatore di maggioranza.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI RIFORMA DEL MERCATO DEL ALVORO IN UNA PROSPETTIVA DI CRESCITA
Signor Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi,
giunge in Aula, dopo un lavoro intenso e approfondito in Commissione, la riforma del mercato del lavoro, la cui genesi non può non essere ritrovata nella lettera scritta il 5 agosto dell'anno scorso dal Governatore uscente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, insieme al Governatore entrante, Mario Draghi.
In quella lettera, con grande nitidezza veniva chiesto al nostro Paese il ridisegno dei sistemi regolatori per sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro, con una interessante endiadi concettuale, nel momento in cui il mercato del lavoro non viene considerato come un limite esterno alla competitività delle imprese, ma come un vettore interno alla medesima. In particolare, veniva chiesto da un lato, oltre naturalmente ad una severa riforma delle pensioni e ad un severo contenimento delle spese generate dalla pubblica amministrazione, un focus sulla produttività e sul livello aziendale nella riforma del sistema della contrattazione aziendale stessa e, testualmente, «una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi».
Una prima risposta fu data dal Governo allora in carica con il decreto-legge n. 138 del 2011, nel quale a queste sollecitazioni si cercava di rispondere con una facoltizzazione straordinaria delle parti sociali, in presenza di determinate condizioni organizzative e competitive, derogando a talune norme dello Statuto dei lavoratori, compreso l'articolo 18. Una strada senza dubbio interessante, ma che di fatto fu resa inagibile dalla dichiarazione con la quale le parti sociali, sottoscrivendo definitivamente l'accordo interconfederale del 28 giugno di quello stesso anno il 21 settembre, in concreto, forse incautamente, dichiararono di non intendere proseguire su quella strada. A questo punto, il nostro Paese si trovava in una condizione di potenziale inadempienza rispetto alle sollecitazioni della BCE.
Il Governo di allora assunse, con la lettera del 26 ottobre, un impegno molto scandito, sempre per corrispondere alle sollecitazioni internazionali, che avevano trovato materiamento nella lettera della BCE, ma che coralmente provenivano da tutti i più autorevoli organismi internazionali: dal Fondo monetario internazionale, dall'OCSE, dal Consiglio europeo, dalla Commissione europea. Ricordo come, con quella lettera del 26 ottobre, il Governo si impegna a riformare, entro otto mesi, il mercato del lavoro per superarne il dualismo, da un lato contrastando le forme improprie di lavoro dei giovani e, dall'altro, adottando nuove regole di licenziamento per motivi economici. Ancora un'endiadi suggestiva dal punto di vista intellettuale: la connessione tra legalità e flessibilità. La legalità è il presupposto della flessibilità, è la condizione che rende agibile la flessibilità e insieme, flessibilità e legalità, sono vettore competitivo del nostro sistema produttivo. Mi preme ricordarlo in un momento nel quale talora il dibattito è sdrucciolato nel ritenere la sregolazione un elemento portante in un momento di crisi come questo.
Sappiamo tutti quel che accadde dopo: la lettera di Olli Rehn del 4 novembre, le 39 incalzanti domande; il 4 novembre è molto vicino all'8 novembre: il quadro politico cambia, si insedia il Governo dei tecnici, il quale, dopo aver adottato lestamente una riforma delle pensioni particolarmente incisiva, affronta il territorio della riforma del mercato del lavoro. Lo fa con una significativa consultazione delle parti sociali, dove il valore del termine «significativa» è dato non solo dalla sua intensità, ma anche dal fatto che viene quasi programmaticamente affermato che tale consultazione è, giustappunto, una consultazione i cui esiti non sono vincolanti per le decisioni che poi il Governo adotterà, secondo uno schema europeo che, per certi versi, si discosta da alcune consolidate tradizioni storiche italiane in cui l'inclinazione verso la concertazione era stata prevalente.
Ricordo a me stesso come quel 23 marzo, a conclusione dell'iter di consultazione, tutte le parti sociali (salvo una) dichiarano il loro consenso, la loro adesione al documento che conclude la fase della consultazione. Inizia poi la vera e propria fase parlamentare, la quale ci vede oggi giungere al dibattito in Aula.
Consentitemi di individuare insieme con voi quali siano le sfide alle quali siamo oggi da questo provvedimento chiamati a rispondere.
La prima - perdonatemi - è una sfida istituzionale. Nel momento nel quale questa riforma è seguita con straordinaria intensità - un'intensità accompagnata persino da qualche sospetto nei confronti della nostra capacità, della capacità del nostro Paese di positivamente corrispondervi, da parte di tutti gli organismi internazionali - il Parlamento è chiamato a dare una risposta istituzionale approvando il provvedimento contenente l'impegno assunto dall'allora Governo Berlusconi di otto mesi, che scadranno alla fine del mese di giugno. Siamo chiamati a tenere fede a questo impegno con una capacità di risposta che dimostra come un Parlamento tradizionale dell'Occidente sia capace di dare risposte normative con la stessa prontezza, agilità, flessibilità - se mi consentite una citazione vagamente ironica - dei mercati finanziari. Dobbiamo cioè essere in grado di dimostrare che questo organismo istituzionale non teme le sfide della contemporaneità più esasperata. Ebbene, questo provvedimento, un provvedimento di 72 articoli, singolarmente e straordinariamente complesso, incardinato in Commissione soltanto 42 giorni fa, oggi giunge in Aula.
Vi è poi una sfida competitiva, come prima rammentavo, che si richiama ancora una volta al tema di quella che poc'anzi ho definito l'endiadi legalità-flessibilità. In realtà, dobbiamo decidere quale modello competitivo vogliamo complessivamente assumere per la rinascenza economica del nostro Paese. Infatti, dobbiamo fare quella che in gergo si chiama una scelta di high-road strategy, di via alta, al riposizionamento competitivo del nostro Paese nel suo sistema economico, accettando che la centralità di quella sfida sia data dal permanere il nostro Paese ed il suo sistema economico-produttivo nei settori tradizionali, ma giustappunto riposizionandoli a presidio dei segmenti più pregiati dei mercati internazionali, e dunque con la centralità sul prodotto. Il prodotto è l'espressione naturale, libera, autentica e compiuta dei sistemi integrati di esperienza, intelligenza e competenza che sono le risorse umane.
Se questo percorso riesce, allora, è evidente che il sistema non può più consentire scorciatoie concettuali ed operazionali tipo quelle che vedono talune imprese sopravvivere sul mercato solo incorporando nella propria struttura dei costi quote di legalità. Non funziona così!
Vi è un'implicita, ma non per questo meno scandita funzione sanamente pedagogica - lasciatemelo dire - in tale provvedimento. Questo disegno di legge deve assumere che se vogliamo il riposizionamento nei segmenti alti e pregiati dei mercati internazionali, certe scorciatoie non solo non sono efficaci, ma anzi sono contaminanti e paralizzanti; non sono soltanto una zavorra per il sistema produttivo sano, quello che esprime le eccellenze vincenti, ma sono addirittura una polluzione rispetto ad esso.
Vi è anche un'altra sfida: quella della complessità. Qui vi erano state tentazioni diverse. Un'eccessiva enfasi attribuita al contratto unico lasciava, ad esempio, immaginare che l'idea della risposta competitiva accennata fosse di tipo semplificatorio, come se in qualche modo si volesse sfuggire alla sfida e alla drammatica complessità non solo del contesto competitivo internazionale, ma anche del concreto atteggiarsi delle nostre strutture produttive, le quali hanno nell'Occidente industriale una loro invincibile specialità: la dominanza delle piccole imprese è soprattutto italiana; la presenza di una pubblica amministrazione tanto arretrata è tipicamente italiana; un così elevato tasso manifatturiero è tipicamente italiano; un così alto tasso di vocazione all'export è tipicamente italiano.
Bisogna rispondere alla complessità con la pluralità, con una strumentazione particolarmente articolata ed organizzata. Credo che il provvedimento in esame, nella sua pluralità, risponda alla complessità di quel mercato del lavoro che deve andare virtuosamente a regolare facendone un booster possibile di competitività, agganciando la ripresa e facendo sì che dalla ripresa sia generata occupazione buona, di qualità, regolare e in ogni caso occupazione, e in qualche modo consentendo di trasformare significativamente sviluppo ed occupazione.
Non ci può sfuggire che vi è anche una sfida politica. Pensate, illustri colleghi, che in una situazione analoga, nel 1992, cioè in un quadro di straordinaria turbolenza finanziaria e di clamorosa delegittimazione della politica, la risposta che fu data fu esattamente il contrario di quella che oggi stiamo sperimentando. All'epoca vi fu un'esplicita supplenza delle parti sociali rispetto ai partiti: con il cosiddetto protocollo Amato del 31 luglio 1992 e con il successivo protocollo Ciampi del 20 luglio del 1993 le parti sociali esercitarono la supplenza rispetto ai partiti. Questa volta le parti sociali sono in qualche modo uscite dalla partita il 23 marzo scorso. Da allora la partita è condotta direttamente, con grande responsabilità e generando frutti maturi, dai partiti. Dai partiti! In Commissione sono stati approvati emendamenti negoziati dai partiti della maggioranza e dai partiti della maggioranza, attraverso i loro relatori, con il Governo. È una novità che anche dal punto di vista politico non giudicherei così secondaria.
Infine, signor Presidente, onorevoli colleghi, è anche una sfida civile nel momento in cui risorge il terrorismo a dieci anni dal martirio di Marco Biagi. Nel momento in cui esiste una situazione di evidente lacerazione di valori di riferimento della nostra Nazione; nel momento in cui comportamenti feroci, sciagurati, dissennati tornano ad occupare bruscamente e brutalmente le cronache, la nostra capacità di dare una risposta eticamente compatta, tutti insieme, credo diventi cruciale. E quanto poco questo sia banale e quanto questo influenzi anche il concreto articolarsi dei contenuti del provvedimento è dato da una riflessione: in Italia non si sono mai avute riforme bipartisan in un ambito come quello del lavoro, che invece si connota per la sua tradizionale, spesso cupa e spesso fosca, divisività.
Saremo chiamati tra poco ad approvare la prima riforma organica del mercato del lavoro adottata con un tasso così alto di consenso parlamentare che attraversa forze politiche che su questo tema fino a ieri, spesso anche aspramente, si dividevano. E lo sforzo che abbiamo dovuto fare tutti insieme è stato quello di evitare che le diverse prospettazioni di interesse generassero uno stallo, un blocco: riuscire ad essere, nel contemperamento delle diverse prospettive, propulsivi. Io credo che ci siamo in larga misura riusciti.
Velocemente, per non rubare tempo al mio amico senatore Treu, dirò dove rivendichiamo la qualità del provvedimento e anche qui dirò cose forse un po' controcorrente.
Ritengo che la riforma dell'articolo 18 sia una riforma seria che oggi consente di allineare la regolazione lavoristica del nostro Paese alle regolazioni dei migliori competitori dell'OCSE con i quali quotidianamente ci misuriamo sui mercati. Ciò avrà due singolari benefici: il primo è quello di evitare una stortura del sistema competitivo italiano per la quale le imprese erano incentivate a investire sul loro nanismo. Infatti, essendo troppo evidente il vantaggio competitivo di restare abbarbicati alla microdimensione del «sotto 15 dipendenti», vi era un incentivo a non crescere, ma oggi nell'arena competitiva integrata, internazionalizzata e globalizzata il nanismo è un deficit competitivo. Ancor peggio, è un effetto distorsivo perché in qualche modo l'imprenditore veniva incentivato ad investire precipuamente sul processo, sull'impianto e sulla tecnologia labour killing anziché sul prodotto. Ma se è vero quel modello competitivo che abbiamo testé illustrato, quello cioè che vede vincente il sistema Italia quando concentra la sua azione sul prodotto, incentivare l'investimento sul processo - al di là delle sue esigenze di qualificazione tecnologica, ma solo in prospettiva labour killing - è un altro errore che ha gravemente compresso le capacità di sviluppo della qualità competitiva del nostro Paese.
Quanto alla flessibilità in entrata, l'equilibrio è stato raggiunto dopo un lavoro molto intenso e profondo. Oggi possiamo dire di aver salvaguardato la tradizione italiana che, nata con il pacchetto Biagi del 1997 e condensata con la riforma Biagi del 2003, consente oggi la disponibilità di strumenti particolarmente ricchi, ben modulati e ben modellati per fare buona e sana flessibilità in entrata. Oggi, ad esempio, ci siamo concentrati; oggi è disponibile una prova lunga di 12 mesi a causale. Oggi c'è la possibilità per le imprese impegnate in condizioni organizzative complesse - lo start up, il salto tecnologico, la nuova commessa - di avere una regolazione del contratto a termine meno rattrappente. Oggi abbiamo fatto in modo che le piccole imprese sotto i 10 dipendenti possano avere libero accesso all'artigianato senza essere vincolate all'imponibile di manodopera. Oggi abbiamo ricostituito l'agibilità del job on call, del lavoro a chiamata, così importante per alcuni settori come il turismo, per i ragazzi sotto i 25 anni e per i collaboratori più maturi sopra i 55. Abbiamo ripristinato il voucher nel settore del commercio, ancora una volta pensando alle esigenze indispensabilmente proattive su questo versante e in questa direzione del turismo. Abbiamo migliorato il trattamento contributivo del lavoro stagionale e abbiamo fornito una soluzione chiara sulle partite IVA.
Già oggi, laddove si ritenga sussistente dietro lo schermo opaco della partita IVA un rapporto di lavoro subordinato, la sanzione è la conversione forzosa del rapporto falsamente professionale in rapporto di lavoro subordinato, con decorrenza ex tunc. Abbiamo stabilito dei criteri, uno dei quali è chiarissimo: in tutte le ipotesi di percorso professionalmente adeguato, di percorso formativamente adeguato e di redditualità disponibile adeguata, abbiamo scudato le partite IVA, introducendo dunque un elemento di chiarezza.
L'ultima battuta, su cui mi permetto di concludere, attiene al fatto che, per la prima volta, abbiamo dato organicamente applicazione ed attuazione all'articolo 46 della Costituzione con un provvedimento che introduce forme di incentivo per la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. Colleghi, questa è una battaglia che mette insieme tutte le diverse culture del Novecento: nella partecipazione c'è la cultura del personalismo cattolico e sembra quasi non accidentale la beatificazione, il 29 aprile, di un maestro del pensiero economico cattolico come Toniolo. Qui ci sono il liberalismo ben temperato, la destra sociale nazionale, il riformismo patriottico, la sinistra morandiana dei consigli di gestione. Il tema della partecipazione rappresenta una sorta di pacificazione delle culture del Novecento e la loro capacità di ritrovarsi, unite e concordi, in una cultura che trasforma l'antagonismo in agonismo e che fa dell'impresa la traiettoria comunitaria che guida lo sviluppo complessivo del Paese e le persone che lo abitano, con le loro storie, verità, tradizioni ed autenticità. Questa straordinaria capacità di costruire una concordia non zuccherosa, ma ruvida e consapevole credo sia importante.
Anche il generale Ezio, quando fu chiamato a fermare gli Unni, non fu chiamato dai suoi amici. Aveva fatto la guerra civile con gli altri generali di Galla Placidia, ma non ebbe esitazioni: scelse la strada della sua identità e nei Campi Catalaunici, nel 451, salvò l'Occidente. Credo che, insieme, possiamo salvare la nostra Nazione.
(Senatore Maurizio Castro – tratto dal sito www.senato.it)


 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
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