Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 124 del 9 ottobre 2012

In Commissione
Affari costituzionali
Anticorruzione
Legge elettorale
Giustizia
Diffamazione a mezzo stampa (audizioni)
Bilancio
Ripartizione 8 per mille gestione statale
Carta delle autonomie locali
Istruzione pubblica
Problematiche del sito archeologico di Pompei
Celebrazioni verdiane
Istituzione della sezione a indirizzo sportivo nei licei
Nomina presidente e cda Centro sperimentale di cinematografia
Insegnamento inno di Mameli
Lavori pubblici, comunicazioni
Diffamazione a mezzo stampa
Agricoltura
Valorizzazione dieta mediterranea
Attuazione legge etichettatura prodotti alimentari
Industria, commercio, turismo
Regolamento mercato materiali gemmologici
Responsabilità sociale delle imprese
Lavoro, previdenza sociale
Pensionamento flessibile e solidarietà internazionale
Sanità
Disposizioni in materia di alleanza terapèutica, consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento
Audizione Ministro della salute su cure palliative e terapia del dolore
Atti preparatori legislazione comunitaria

In Aula
Rendiconto e assestamento del bilancio dello Stato
Rappresentanze di genere negli organi regionali e locali
Normativa e politiche UE
Anticorruzione (ove concluso dalla Commissione)

BERLUSCONI: RICOMPATTARE I MODERATI
“Sono pronto a fare un passo indietro e a non candidarmi alle prossime elezioni se questo può servire a ricompattare i moderati che non si riconoscono nella sinistra”. Così il leader del PdL Silvio Berlusconi, sgombra il campo alle tante ipotesi che si erano susseguite nei giorni scorsi riguardo una sua premiership alle prossime elezioni politiche. "Altro che rottamazione – commenta Laura Bianconi, vicepresidente dei senatori del PdL – il messaggio di Silvio Berlusconi è inequivocabile: bando ai personalismi e alla cura del proprio orticello, quello che si deve scegliere è se a governare dovranno essere le sinistre, dall’ala moderata degli ex margheritini alla sinistra estrema di Vendola, oppure quelle forze moderate che rappresentano, se unite, la maggioranza del Paese”. Un’operazione di chiarezza che la senatrice Laura Bianconi definisce come gesto di grande generosità. “Quello di Silvio Berlusconi – continua Bianconi – è un gesto di grande generosità che al pari di altri non è una novità ma che raramente viene riconosciuto come tale. Un anno fa senza nessun atto di sfiducia da parte del Parlamento si dimise da Presidente del Consiglio, per impedire che i continui attacchi speculativi di cui il nostro Paese era oggetto fossero attribuibili alla sua persona, oggi dimostra che quello che deve prevalere nelle scelte politiche è il raggiungimento di un fine più alto del proprio successo personale. E Silvio Berlusconi ha chiaramente indicato che in questo preciso momento l’obiettivo deve essere quello di far vincere le elezioni a quelle forze moderate che in Italia sono maggioranza e che devono poter avere un'aggregazione politica che le rappresenti, sia in Parlamento sia al Governo”.

NOBEL MEDICINA, UN RICONOSCIMENTO ALLA RICERCA DEL FUTURO
Ci sono trent'anni a separarli ma l’età anagrafica non conta. Quello che accomuna John Gordon e Shinya Yamanaka, vincitori del Nobel per la medicina, è la comune passione per le nuove frontiere della ricerca scientifica. Dall’esperienza delle cellule staminali alla riprogrammazione cellulare, questa la sfida e la prospettiva per tanti ammalati e per tanti ricercatori. Un filone di ricerca che ottiene il plauso del mondo cattolico per la netta distinzione tra cellule staminali embrionali, ottenute cioè distruggendo embrioni, e cellule staminali adulte regredite a livello embrionale, che sono quelle oggetto della ricerca dei due vincitori del Nobel. “Come giustamente ha ricordato il cardinale Sgreccia – commenta la senatrice Laura Bianconi – l’utilizzo di cellule staminali embrionali, oltre a non aver prodotto risultati significativi, pone inevitabilmente problemi di natura morale, ma la ricerca dei due scienziati insigniti del Nobel per la medicina dimostra che si possono esplorare gli estremi confini della scienza senza distruggere embrioni, cioè senza distruggere la via umana”. L’altro aspetto che sicuramente riceverà nuovi impulsi dopo l’assegnazione del Nobel è quello della rigenerazione cellulare, un nuovo e avveniristico filone di ricerca destinato a dare risposte a malattie degenerative attualmente incurabili. “Proprio su questo tema, quello della comunicazione intra e infra cellulare – continua Bianconi - è stato presentato in Senato  Il disegno di legge “Istituzione dell’Agenzia nazionale per la biofisica informazionale” che ha come primo firmatario il collega Benedetto Adragna e che ho sottoscritto convintamente, così come lo hanno fatto i senatori Mauro, Finocchiaro, Gasparri, D’Alia, Iannutti, Thaler Ausserhofer. La mission di quella che auspico possa diventare quanto prima una legge dello Stato, è far emergere gli effetti fisiopatologici prodotti da meccanismi cellulari alterati e stimolare investimenti imprenditoriali in grado di rafforzare i trattamenti terapeutici presenti e aumentare la ricerca. Alla luce dell’attenzione che il comitato per l’assegnazione del Nobel ha voluto rivolgere alla ricerca nell’ambito della rigenerazione cellulare, diventa veramente fondamentale che anche il nostro Paese possa disporre di una Agenzia che sovrintenda e coordini le ricerche in questo ambito, perché questo è il futuro della medicina, un futuro in cui sarà possibile dare risposte a tante persone colpite da malattie adesso incurabili.


I due maggiori partiti politici italiani sono alle prese con un intenso, e al volte lacerante, dibattito interno che deciderà con quale proposta si presenteranno alle elezioni della prossima primavera. Chiunque sia a vincere dovrà comunque mettere al primo punto dell’agenda politica il problema della crisi, economica, finanziaria, strutturale. Ritorniamo dunque a questo tema, con le proposte del professor Carlo Pelanda sulla necessità di coniugare riduzione della spesa e rilancio dei consumi.

PIU’ TAGLI ALLA SPESA E STOP ALL’AUMENTO DI TASSE
Il governo sta mostrando di voler perseguire l’obiettivo del pareggio di bilancio – che l’Italia si è impegnata con trattato europeo di raggiungere entro il 2013 – per rafforzare la credibilità del suo debito non aumentandolo con tagli di spesa e non con più tasse. Il rigore si può attuare in due modi: riduzione delle uscite o aumento delle entrate. La pressione fiscale ormai ha raggiunto livelli che deprimono con evidenza riconosciuta da tutti – economisti, associazioni, sindacati di lavoratori e imprenditori, Corte dei conti (qualche giorno fa) e governo stesso – la crescita e peggiorano la recessione. Tale situazione ha generato la svolta: d’ora in poi il rigore andrà perseguito con tagli di spesa perché in caso contrario l’economia resterebbe recessiva. Senza crescita che produce gettito per le casse statali salterebbe anche l’equilibrio di bilancio. Finora, da decenni, le manovre le manovre di riequilibrio dei conti pubblici per restare dentro i parametri di equilibrio si sono spesso basate su una formula mista di tagli, spesso finti perché riducevano un rialzo di spesa e non quella strutturale, e su un aumento, questo vero, delle tasse dirette e indirette. In realtà nella 2legge di stabilità” che il governo presenterà questa settimana al Parlamento, su circa 10 miliardi previsti per l’obiettivo del pareggio di bilancio, tale formula p ancora residualmente presente perché 8,5 dovrebbero venire da tagli ed 1,5 da riduzioni delle detrazioni fiscali, cioè un aumento nascosto delle tasse. Ma c’è una discussione in corso per recuperare anche questo miliardo e mezzo aumentando i tagli. Qualora l’opinione espressa sui giornali fosse influente, raccomando al governo di insistere per inaugurare una formula di equilibrio di bilancio che lo persegua totalmente via riduzioni della spesa. Non per estetica liberista o antistatalismo ideologico, ma per razionalità, pensando ai seguenti benefici oltre alla impossibilità di aumentare le tasse:
(a) gli attori del mercato che valutano se comprare o meno titoli di debito italiano saranno certamente colpiti favorevolmente dall’avvio di una politica di riduzione strutturale della spesa pubblica che promette per il futuro sia un equilibrio dei conti sia la possibilità di ridurre le tasse:
(b) ciò potrebbe evitare all’Italia di dover ricorrere a novembre, all’umiliante, e pericola, richiesta di aiuto alla Bce e Fondo salva stati per garantire il suo debito, cosa che tra l’altro implicherebbe tagli più gradi e rapidi alla spesa di quelli previsti dal governo.
Ma non dimentichiamoci che la prossima svolta sarà quella di ridurre sostanzialmente le tasse perché in caso contrario la riduzione di spesa, mantenendo questi livelli di drenaggio fiscale, porterebbe comunque a una deflazione impoverente, cioè a meno soldi che circolano nel mercato interno. Il governo fa intendere che non può permettersi di dare anche questo segnale perché la priorità del pareggio a breve termine prevale. Ma vorrei avvertirlo che nel momento in cui il mercato comincerà a credere alla capacità dell’Italia di tagliare spesa, cosa su cui finora era scettico, poi, immediatamente, vorrà vedere anche quella di avviare la detassazione per stimolare la crescita. E se non la vedrà, tornerà a scontare il caso peggiore per il debito italiano. Quindi la svolta sul metodo del rigore implica strettamente quella in materia fiscale. Esattamente quanto? Per rimettere sia in equilibrio contabile, al netto di operazioni sul debito, sia in crescita l’italia, servirebbero, come più volte argomentato su queste pagine, almeno 100 miliardi di tagli alla spesa e altrettanti di tasse. Ricordiamolo.
(Carlo Pelanda – La Voce, martedì 9 ottobre 2012)


 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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