Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 126 del 16 ottobre 2012

In Commissione
Affari costituzionali
Ineleggibilità e incompatibilità dei magistrati
Codice delle leggi antimafia e misure di prevenzione
Voto studenti fuori sede
Commissione costituente
Legge elettorale
Persone scomparse
Giustizia
Diffamazione a mezzo stampa (audizioni)
Fenomeni di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore del gioco
Bilancio
Ripartizione 8 per mille gestione statale
Carta delle autonomie locali
Finanze e tesoro
Banche popolari
Istruzione pubblica
Audizione sottosegretario Ugolini in merito al valore legale del diploma di laurea
Celebrazioni verdiane
Istituzione della sezione a indirizzo sportivo nei licei
Nomina presidente e cda Centro sperimentale di cinematografia
Insegnamento inno di Mameli
Lavori pubblici, comunicazioni
Diffamazione a mezzo stampa
Agricoltura
Valorizzazione dieta mediterranea
Attuazione legge etichettatura prodotti alimentari
Industria, commercio, turismo
Prospettive polo industriale di Taranto
Regolamento mercato materiali gemmologici
Responsabilità sociale delle imprese
Lavoro, previdenza sociale
Pensionamento flessibile e solidarietà internazionale
Sanità
Nuove tabelle invalidità
Disposizioni in materi a di alleanza terapèutica, consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento
Audizione direttore Centro Nazionale Trapianti
Politiche dell’Unione europea
Modalità esercizio d’inchiesta nel Parlamento europeo



In Aula
Seguito ddl anticorruzione
Normativa e politiche UE
Istituzione della giornata dell'Unità d'Italia

SANITA’: L’ENDOMETRIOSI ENTRA NELL’ELENCO DELLE MALATTIE INVALIDANTI
“Una vittoria di tutte le donne e per tutte le donne che convivono e combattono con l’endometriosi”.
Questo il commento a caldo di Laura Bianconi, vicepresidente dei senatori del PdL, alla lettura del decreto ministeriale che introduce l’endometriosi, malattia che colpisce l’apparato genitale femminile, nell’elenco delle malattie invalidanti. “Si tratta di un percorso iniziato nel 2006, quando per conto della Commissione Igiene e Sanità fui responsabile dell’indagine conoscitiva che per la prima volta ‘fotografava’ la realtà italiana. Sino ad allora – ricorda Bianconi – si trattava di una malattia silenziosa di cui non si sapeva neppure quante fossero le donne a esserne colpite. Grazie a quell’indagine è iniziato un percorso che ha portato l’attenzione del legislatore su questa patologia, sia per quanto riguarda una migliore organizzazione delle cure, sia per quanto riguarda il riconoscimento come malattia invalidante. E’ stato un percorso lungo, perché occorreva confrontarsi con quelli che sono i protocolli internazionali di riferimento, ma ora possiamo dire che tutte le donne colpite da endometriosi avranno un sostegno in più nella loro battaglia contro questa malattia”.

TUMORE AL SENO: OTTOBRE MESE PRIVILEGIATO PER UNA SEMPRE MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA
Continuano gli impegni e le iniziative per sensibilizzare le donne, ma sarebbe meglio dire l’opinione pubblica in generale, sull’importanza di una sempre maggiore attenzione nei confronti del tumore al seno. Proprio ieri, 15 ottobre, ricorreva la Giornata europea per la prevenzione dei tumori al seno promossa dall’organizzazione no profit Europa Donna. Al riguardo la senatrice Laura Bianconi ha invitato tutte le donne ad aderire all’iniziativa: “E’ importante che le donne facciano proprio il messaggio lanciato dai promotori della Giornata europea contro i tumori al seno – ha dichiarato Laura Bianconi - adottando stili di vita che salvaguardino sempre più la propria salute. Queste giornate simbolo – continua Bianconi - devono aumentare in tutte le donne la consapevolezza che la prevenzione è l’arma più efficace per combattere e sconfiggere il tumore al seno e in questo, in aggiunta alla diagnosi precoce, determinante è la scelta di stili di vita che mettano al primo posto una sana alimentazione e un aumento dell’attività fisica. Scegliere la salute deve essere il nostro impegno di tutti i giorni, solo così riusciremo a sconfiggere questa malattia”.

NETWORK COMUNICAZIONALE IN SANITA’: LAURA BIANCONI A PESCARA INTERVIENE ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO
Curare le persone, possibilmente guarirle, e soprattutto riuscire a far sì che le persone possano vivere, anche nelle più gravi forme di malattia, nel migliore dei modi. Questa la nuova sfida, che deve impegnare i medici e tutti coloro che operano in ambito sanitario, di cui si è parlato nel corso della presentazione del libro di Giorgia Crescentini “Il network comunicazionale in sanità” che si è tenuto venerdì 11 ottobre presso la sede della provincia di Pescara. All’incontro promosso dalla Fondazione Cantiere abruzzo-Italia era presente il presidente della Fondazione, senatore Fabrizio di Stefano, Nicoletta Verì, presidente della Commissione Affari sociali e tutela della salute del Consiglio regionale dell’Abruzzo e Giorgia Crescentini, autrice del libro. L’intervento conclusivo è stato della senatrice Laura Bianconi, autrice della prefazione del libro che viene sotto riportata.
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Il Network comucazionale in sanità
Prefazione di Laura Bianconi
La medicina ha come proprio obiettivo la salvaguardia della salute e la sopravvivenza della persona. Preposto a tale compito è senza dubbio il medico al quale spetta, in primis, il compito di consentire al paziente di vivere di più e nel migliore dei modi. Ma, non meno, spetta a tutti gli attori che sono chiamati ad occuparsi della salute assicurare le condizioni necessarie affinché ad ognuno di noi venga garantita una migliore qualità della vita, anche nel caso questa possa essere condizionata dalla malattia.
L'efficacia della terapia medica e in generale di tutti gli interventi sanitari, deve necessariamente misurarsi con questi due aspetti fondamentali della sopravvivenza e della qualità della vita.
In tale chiave ho letto e apprezzato molto questo testo che pone l'attenzione su uno degli aspetti fondamentali del settore sanitario: il modo di intendere e promuovere la comunicazione in questo settore. Non a caso l'autrice evidenzia come negli ultimi venti anni le nuove frontiere della comunicazione abbiano avuto il sopravvento anche in ambito sanitario, in cui i mass media sono diventati, anche nelle forme più avanzate dei social network, gli strumenti più seguiti ed utilizzati per "fare comunicazione" in un contesto socio-culturale sempre più "globale". Da qui si deve partire anche per inquadrare le modalità e gli obiettivi che ci dobbiamo porre nel utilizzo di questi mezzi di comunicazione nel settore sanitario, nel quale il rischio di dare messaggi e informazioni sbagliate o forvianti, che possono mettere in pericolo la vita della persona o, comunque, pregiudicarne quanto meno lo stile di vita ed il comportamento.
Comunicare alla persona
Il primo punto sul quale vorrei brevemente soffermarmi, proprio per inquadrare meglio gli aspetti qui messi in evidenza come sistema innovativo di "fare comunicazione", riguarda il limite che l'etica clinica contemporanea pone oggi alla medicina. Quello in sostanza di considerare il rispetto per la centralità della persona, assicurando da una parte quella che deve essere l'autonomia del paziente/persona e dall'altra, però, garantendo che in ogni momento della sua vita non gli verranno mai fatte mancare quelle cure necessarie ad assicurargli la sua naturale sopravvivenza.
Si viene così a definire "persona umana" chiunque sia generato da altre persone umane, direttamente o anche grazie al loro patrimonio genetico. Questa è la chiave di lettura della concezione di persona che ci permette di porre al centro del sistema sanitario il "bene-essere" psichico e fisico del corpo umano. Nessuna tutela dell'io, della sua dignità ed integrità può essere garantita se non si tutela e rispetta anche la salute del nostro e altrui corpo.
Comunicare al paziente
Il secondo aspetto, che scaturisce automaticamente dal primo, riguarda più da vicino la nuova concezione del rapporto medico-paziente che non è più quello paternalistico dell'800, ma orientato al rispetto di quell'alleanza terapeutica con il proprio assistito che tende ad essere sempre più paritetico, in cui risulta evidente la presa di coscienza da parte del malato dei propri diritti. L'accresciuta importanza attribuita all'autonomia del paziente si evince anche dai progressi compiuti dall'etica professionale medica che non autorizza più la menzogna come espressione della pietas del medico nel caso di una prognosi infausta. Così come non viene più attribuito ai famigliari il compito di gestire l'informazione al posto della persona interessata quale interlocutore del medico. Infatti, nell'articolo 29 del codice deontologico del 1995 il paziente appare come diretto interlocutore del medico/sanitario e l'unico titolare delle notizie di diagnosi e prognosi che riguardano la sua persona. Principio questo che ha permesso di rendere anche più efficaci ed agevoli le cure.
Comunicare al cittadino
Il terzo, infine, riguarda la comunicazione in ambito sanitario in senso stretto, presa in considerazione anche dall'autrice e che può essere definita come l'integrazione di due tipologie d'intervento:
- le campagne di informazione ed educazione sanitaria per interventi sulla popolazione generale,
- l'intervento di counselling vis-à-vis telefonico ed informatico diretto ad una singola persona-utente che esprime un bisogno d'informazione.
Le campagne di prevenzione, informazione ed educazione sanitaria sono piani di comunicazione integrata diretta alla popolazione generale e/o a target specifici (es. donne, uomini, anziani, giovani, bambini) al fine di informare o prevenire tantissime patologie, ma anche a correggere stili di vita che possono, ad esempio, esporre a rischio d'infezione come nel caso dell' HIV, AIDS e HPV.
L’intervento di un consulente espero che telefonicamente o tramite la rete dia direttamente informazioni si fonda su un approccio caratterizzato da una comunicazione consapevole, strategica e aggiungerei mirata, che supera il modello paternalistico o direttivo finalizzato alla persuasione e al convincimento.
La finalità principale di un intervento di consulenza medico/informativo, così concepito, è quella di permettere alla persona-utente di essere un soggetto consapevole in grado di affrontare con maggiore conoscenza e consapevolezza problemi e difficoltà che riguardano il proprio benessere fisico, psichico e sociale. L’applicazione delle competenze di base che deve avere l'esperto deputato a fornire questo tipo di informazioni può rappresentare un’opportunità per gli operatori socio-sanitari al fine di attuare interventi metodologicamente strutturati, ispirati ai principi e alle strategie basate sull’ascolto empatico che però non potrà mai prescindere da una valutazione caso per caso della capacità di ogni individuo di accettare e capire quanto gli viene detto.
Infine, ritengo che un particolare riferimento debba essere rivolto alla comunicazione volta alla prevenzione, ed all'interno di questo ambito alla prevenzione di genere. Quando usiamo il termine "medicina di genere" è giusto intendere non solo la medicina che studia le malattie che colpiscono prevalentemente le donne rispetto agli uomini, ma in modo più ampio la scienza che studia l'influenza del sesso e del genere sulla fisiologia, fisiopatologia e clinica di tutte le malattie per giungere a decisioni terapeutiche basate sull'evidenza sia nell'uomo che nella donna. La medicina di genere, così concepita, ha permesso già da qualche anno, la nascita di istituti, cattedre e centri in tutto il mondo.
Questa nuova concezione di una medicina come scienza multidisciplinare, risulta più evidente quando si parla di prevenzione. Lo possiamo vedere, ad esempio, in riferimento ai centri di senologia (le cosiddette breast-unit) come richiesto in ambito europeo, ma anche con la direttiva UE concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera approvata a gennaio del 2011 dal Parlamento Europeo. Tramite questa direttiva, infatti, le politiche e i sistemi sanitari dei paesi dell'UE diventano sempre più interconnessi con sistemi tecnologici altamente innovativi, a fronte dei seguenti fattori: mobilità dei pazienti e del personale sanitario; crescente convergenza delle aspettative dei cittadini europei, diffusione delle nuove tecnologie e tecniche mediche grazie alla computerizzazione. E qui il modo di "fare comunicazione" diventa strategico.
Sono certa che, strumenti come questo testo, possono notevolmente agevolare nella comprensione di quello che significa un nuovo diritto "etico" all'informazione consapevole, anche nel settore sanitario, all'interno di quel contenitore oramai senza confini della comunicazione pubblica.

BUONE NOTIZIE: CUBA ELIMINA IL PERMESSO PER VIAGGI ALL’ESTERO
Che sia una consapevole apertura nei confronti di quelle libertà civili da oltre cinquant’anni represse, che sia una necessità per continuare a mantenere il potere, in ogni caso è una buona notizia, Per i cubani non sarà più necessario il permesso di uscita, dietro presentazione di lettera di ‘invito’, per recarsi all’estero. Aumenta anche la durata del soggiorno all’estero, da 11 a 24 mesi. Qualunque sia il motivo è una buona notizia.


Il premio Nobel per la pace è stato quest’anno attribuito all’Unione europea. Nella motivazione viene ricordata la Caduta del Muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre 1989. A parlarci di quello storico avvenimento e di cosa abbia rappresentato, non solo per i tedeschi, è Alessandro Rondoni, giornalista, capogruppo PdL in nel Consiglio comunale di Forlì ma, soprattutto, grande conoscitore e grande esperto delle vicissitudini dell’est Europa.

IL MURO DI BERLINO, UN MONITO PER LA PACE E LO SVILUPPO DEI POPOLI
A Berlino in Friedrichstrasse un museo racconta la storia del Muro e della lotta per i diritti umani. Sono esposti tra gli altri anche molti oggetti usati dai fuggiaschi e da chi li aiutava. La macabra contabilità ricorda che il Muro, che divise la città per 28 anni dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989, era lungo circa 155 km, che le fughe sono state 5043, le persone arrestate 3221 e 239 quelle uccise. Il museo è in un edificio accanto al Checkpoint Charlie, che al tempo della divisione della città collegava il settore di occupazione sovietico con quello americano. Ora è un’attrazione turistica, le zone abbandonate che costituivano la terra di nessuno lungo il Muro sono state rivitalizzate e Berlino guarda avanti. E guarda avanti anche la Russia che al tempo della Guerra fredda soggiogò l’Est Europa e che ora si spinge in un confronto sempre più ardito con il vecchio continente. E nel cuore di Mosca è possibile, come è accaduto a un gruppo di cinquanta forlivesi durante un recente viaggio nella capitale e a San Pietroburgo promosso da ForzARomagna e dal Rondo Point, dialogare in libertà con l’arcivescovo cattolico e ricordare personalità romagnole come padre Leoni e don Francesco Ricci, che in quegli anni duri hanno lottato e si sono impegnati per la verità e la libertà dei Paesi dell’Est. I popoli di quelle terre hanno sofferto la condanna della tirannia, la menzogna dell’oppressione, la privazione della libertà e ciononostante hanno offerto, attraverso i loro uomini più valorosi, la testimonianza di una coraggiosa resistenza fatta di sacrificio, martirio, fino al cambiamento epocale avvenuto. Volti e fatti che hanno permesso che il Muro crollasse. Una lunga storia che va dal card. Mindszenty nell’Ungheria 1956, al card. Tomásek di Praga 1968 e poi ad Havel, al card. Wyszynski, a padre Kolbe, a Solidarnosc, a Popieluszko, a Walesa nella Polonia dell’inizio degli anni Ottanta, poi papa Giovanni Paolo II, il polacco Karol Wojtyla, che con la sua elezione e il suo ministero ha ridestato le coscienze risvegliando così anche il desiderio spirituale e morale per la libertà. Il suo pontificato iniziò con il grido “Aprite le porte a Cristo!” e ha così contribuito non poco anche all’apertura… della Porta di Brandeburgo.
La libertà è stata conquistata attraverso la lotta per la verità, in una sorta di “rivoluzione” spirituale e culturale piuttosto che violenta e sanguinosa. Alle armi dell’ideologia si sono così sostituite quelle della fede, dell’amore per la persona e per il senso della sua vita e in questo grande compito è stata decisiva l’azione della Chiesa che ha coltivato nel cuore dell’uomo il fervore per la giustizia e ha educato i popoli a non disperare, seppure oppressi dal regime, infondendo non solo una speranza futura ma la certezza del presente.
Caduto un muro, però, ne sorgono altri. In questo senso il futuro dell’Europa è chiamato ancora una volta alla prova. Perché la vittoria dell’Occidente con la caduta del Muro non sia annacquata in una sterile enfasi, occorre continuare a lottare perché il nostro continente sia unito nella pace e nello sviluppo. Ciò sarà possibile se verrà percorso da quelle correnti morali, culturali e religiose che ne hanno fatto e ne fanno tuttora la grandezza. Dal cielo sopra Berlino si vede bene che un’Europa solo di mercati e di finanza non può dare significato a quel sogno di libertà che richiede, invece, l’incontro di popoli e culture. E nemmeno un’Europa solo politica e istituzionale, imbrigliata in procedure enormi che scontentano larghe fette di popolazioni.
Per fare l’Europa oggi ci vogliono ancora più uomini di libertà. Non è un caso che, come in un domino, la caduta del Muro sia stata seguita dalla “rivoluzione di velluto” a Praga, e poi da quelle in Bulgaria e Romania e nel bicentenario della rivoluzione francese. L’Europa non è nata come entità fisica o geografica predefinita ma è il frutto dell’incontro libero e fecondo di popoli diversi, uniti nella cultura dalle radici giudaico-cristiane. Non dimentichiamo gli oltre sessant’anni di pace e benessere in Europa grazie a politici lungimiranti, a una democrazia che garantisce i diritti di popoli e individui, uno spazio privilegiato che va salvaguardato in un mondo sempre più conflittuale e ancora pieno di regimi.
Ricordare oggi l’anniversario della caduta del Muro significa dare voce e coraggio a chi lotta per la libertà e per costruire la nuova casa europea.
Alessandro Rondoni (Capogruppo Pdl in Consiglio Comunale a Forlì)






 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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