Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 127 del 23 ottobre 2012

In Commissione
Affari costituzionali
Ineleggibilità e incompatibilità dei magistrati
Codice delle leggi antimafia e misure di prevenzione
Legge elettorale
Persone scomparse
Giustizia
Diffamazione a mezzo stampa
Tribunale della famiglia
Bilancio
Documento di bilancio 2012-2015 (audizioni preliminari)
Ripartizione 8 per mille gestione statale
Finanze e tesoro
Delega fiscale
Istruzione pubblica
Audizione sottosegretario Ugolini in merito al valore legale del diploma di laurea
Celebrazioni verdiane
Istituzione della sezione a indirizzo sportivo nei licei
Lavori pubblici, comunicazioni
Direttive appalti pubblici
Agricoltura
Valorizzazione dieta mediterranea
Attuazione legge etichettatura prodotti alimentari
Industria, commercio, turismo
Prospettive polo industriale di Terni
Regolamento mercato materiali gemmologici
Responsabilità sociale delle imprese
Lavoro, previdenza sociale
Legge comunitaria 2012
Sanità
Nuove tabelle invalidità



In Aula
Diffamazione a mezzo stampa (ove concluso dalla Commissione)
Normativa e politiche UE
Istituzione della giornata dell'Unità d'Italia
Etichettatura prodotti alimentari (ove concluso dalla Commissione)

SAVE THE DATE: “ZVANI’, GIOVANNI PASCOLI E LA ROMAGNA”
Sabato 27 ottobre alle ore 17, presso la Sala Lignea della Biblioteca Malatestiana di Cesena, l’Associazione Valori e Libertà organizza un incontro sulla figura di Giovanni Pascoli. Si tratta di una proposta che si inserisce nell’ambito delle celebrazioni del centenario della morte del grande poeta romagnolo. A ricordare Giovanni Pascoli, Zvanì in dialetto romagnolo,ci saranno Marisa Zattini, art director della Galleria Il Vicolo, Leonardo Lugaresi, Rosita Boschetti e Liviana Canduzzi. Da non perdere per chi abita a Cesena e dintorni.

SALUTE MENTALE IN ETA’ EVOLUTIVA: IL SENATO APPROVA MOZIONE BIANCONI
Nelle scorse settimane il Senato ha votato all’unanimità la mozione sulla salute mentale in età evolutiva presentata dalla senatrice Bianconi. Un tema importante, che ha pesanti risvolti sociali, soprattutto per non lasciare sole le famiglie nella gestione di una patologia la cui gravità è forse sottovalutata.
Di seguito viene riportato l’intervento della senatrice Bianconi, in cui viene illustrata la mozione e la replica, al termine della discussione, del sottosegretario di Stato per la salute, professor Cardinale,
INTERVENTO DELLA SENATRICE BIANCONI
 
Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo a fine giornata ed abbiamo trattato argomenti estremamente importanti, ma questo non è da meno, perché oggi con questa mozione vogliamo affrontare una patologia estremamente delicata che è quella della psichiatria infantile e dei disturbi del comportamento in età evolutiva.
Credo che non avremo molto tempo se non quello della illustrazione di una mozione che, lo voglio ricordare, è stata sottoscritta da tutti i Capigruppo del Senato e da oltre 90 colleghi, che fin da ora desidero ringraziare. Procederò quindi alla illustrazione della mozione e poi, Presidente, deciderà lei come proseguire i nostri lavori.
Per Aristotele, il primo a darne la definizione, politica deriva da polis, il termine greco che sta ad identificare la città, la comunità dei cittadini da cui discende l'intera attività di chi fa politica, che deve avere come orizzonte di riferimento e destinatario finale il cittadino. Ma fra tutti i cittadini vi è una categoria per così dire speciale, una categoria i cui diritti vengono prima di quelli degli altri cittadini: questa categoria è quella dei bambini, per i quali sul finire del secolo scorso i principali organismi internazionali e i Governi hanno prodotto importanti provvedimenti volti a colmare una secolare mancanza di attenzione.
Nel 1989 l'ONU approvava la Convenzione sui diritti del fanciullo, che all'articolo 3 sancisce il principio di interesse superiore del fanciullo, concetto fondamentale delle politiche a favore dell'infanzia e dell'adolescenza.
Nel 2006 sempre l'ONU approva la Convenzione sui diritti della persona con disabilità e all'articolo 25 viene dettagliato l'impegno a fornire servizi sanitari alle persone con disabilità, compresi i servizi di diagnosi precoce per ridurre al minimo e prevenire ulteriore disabilità.
Per giungere in Italia, lo stato di benessere dell'infanzia è uno degli obiettivi del nostro Piano sanitario nazionale.
La tutela della salute mentale in età evolutiva deve essere una priorità da perseguire attraverso un'attenta prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione in ambito psichiatrico, neuropsicologico e neurologico nella fascia di età 0-18 anni, con il pieno coinvolgimento della famiglia e dei servizi sociosanitari ed educativi.
Il generale miglioramento delle condizioni di vita e cure perinatali, sempre più sofisticate, ha diminuito la disabilità di tipo motorio e sensoriale, ma questo non deve indurre nell'errore di pensare che sia diminuita la domanda di salute mentale.
I dati dicono che i disturbi dello sviluppo, che complessivamente riguardano l'8 per cento dei bambini e dei ragazzi, si manifestano tra i 2 e i 18 anni, con una presa in carico da parte delle strutture preposte spesso tardiva.
I pazienti afferenti ai servizi di neuropsichiatria infantile sono tra i 350.000 e 400.000, numeri quindi importanti, che se non riconosciuti e ben trattati in età infantile si traducono in pazienti adulti con problemi certamente più complicati, per non parlare poi dei maggiori costi sociali ed economici.
Di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di disturbi dello sviluppo intellettivo, della comunicazione e della coordinazione motoria, di disturbi dello spettro autistico e della personalità, di disturbi ansiodepressivi e di esordi psicotici precoci. Oggi sappiamo che, se questi disturbi vengono riconosciuti e affrontati in tempo, in molti casi vi può essere un recupero. Quindi, famiglia, scuola, pediatri sono le prime sentinelle che possono percepire i segnali di disagio. È utile pertanto favorire e rafforzare le azioni sinergiche che possano scaturire da un lavoro di squadra: solo così si potrà dar vita ad un'azione di prevenzione nell'ambito di comportamenti devianti o a rischio dell'età infantile.
Allo stesso modo di quanto si è fatto per altri tipi di malattie che colpiscono gli adulti, investire nella prevenzione conviene a tutti, ai cittadini, che si vedono garantita una migliore qualità della vita, e al Servizio sanitario nazionale, che dovrà gestire meno adulti problematici.
La chiusura degli ospedali psichiatrici e degli istituti per minori, l'introduzione della psichiatria e della neuropsichiatria infantile all'interno del Servizio sanitario nazionale e lo sviluppo dei servizi di salute mentale e di neuropsichiatria infantile nelle aziende sanitarie locali hanno profondamente trasformato il Paese e hanno generato una progressiva razionalizzazione degli interventi. In particolare, hanno assunto un rilievo decisivo le pratiche di prevenzione e promozione della salute, con particolare riferimento alle collaborazioni dei neuropsichiatri infantili con le famiglie, i pediatri, le istituzioni scolastiche e gli psichiatri dell'età adulta.
Nel Paese è ormai consolidato il modello organizzativo dipartimentale che interviene direttamente sul territorio e che opera tra le istituzioni scolastiche, il domicilio e il luogo di lavoro. Tale sviluppo organizzativo ha generato tuttavia evidenti differenze tra indici di attività e livelli di assistenza dei vari sistemi regionali, che spesso fanno emergere una realtà di grande disuguaglianza tra i cittadini rispetto al diritto alla salute.
Purtroppo, nella maggior parte delle Regioni sono assenti i dipartimenti di salute mentale e di neuropsichiatria infantile e non esistono servizi strutturati in articolazioni territoriali dedicate alla prevenzione della fascia 0-12 anni. Lì dove i servizi regionali esistono, spesso risentono di una programmazione non unitaria, indirizzata, da una parte, verso l'ambito della salute materno-infantile e, dall'altra, verso i servizi psichiatrici per gli adulti.
Questa mozione vuole provocare una discussione in questo ambito: desidera puntare il dito sulle disuguaglianze, vuole promuovere le eccellenze, ma soprattutto intende indicare al Ministero l'assoluta necessità di affrontare, in un'ottica di rete, il tema delle malattie psichiatriche nell'età evolutiva.
Cosa chiediamo al Governo? Prima di tutto che si adoperi nel promuovere il riconoscimento della tutela della salute mentale in età evolutiva come parte essenziale della salute dell'infanzia; che promuova e potenzi tutte le reti capaci di ricerca clinica dedicata, con particolare attenzione a modelli e presa in carico efficaci, efficienti ed economici; che preveda unità operative autonome che assicurino l'unitarietà degli interventi.
Il Ministero proprio in questi giorni si sta occupando della revisione dei LEA (livelli essenziali di assistenza): ad esso chiediamo che i livelli relativi alla salute mentale in età evolutiva siano effettivi e rendano certi i percorsi di cura in tutte le Regioni.
Invitiamo il Governo a far sì che presso il Ministero della salute venga istituito un tavolo permanente che elabori le linee guida del Programma nazionale per la ricerca sulla salute mentale: un tavolo composto da rappresentanti del Ministero della salute, dell'Istituto superiore di sanità, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e delle Regioni, esperti riconosciuti di neuropsichiatria infantile, in collaborazione con rappresentanti della psichiatria, della pediatria e dell'associazionismo familiare.
Cari colleghi, questa mozione è stata sottoscritta, oltre che da tutti i Presidenti dei Gruppi parlamentari, anche da un gran numero di senatori, che ringrazio di cuore. In modo particolare, desidero ringraziare il senatore Benedetto Adragna, con il quale mi sono da subito confrontata su questa tematica e che, con estrema dedizione e professionalità, ha seguito tutto l'iter di stesura della mozione. Lo ringrazio perché ha desiderato che fossi la prima firmataria solo ed esclusivamente perché seguo i lavori della Commissione sanità.
La politica a volte, e forse a ragione, viene accusata di essere lontana dai problemi dei cittadini. Ebbene, oggi con la sottoscrizione di questa mozione dimostra che quando si mettono da parte gli steccati ideologici si riesce a dare attenzione e si è capaci di raggiungere obiettivi importanti, perché - non lo vogliamo dimenticare - il compito della politica è proprio questo. La nostra missione fondamentale è quella di migliorare la qualità della vita dei cittadini.
Dico anche, signor Presidente, che con il sottosegretario Cardinale, che ringrazio per la sua assoluta attenzione, abbiamo condiviso che al punto 4) della mozione si impegni il Governo a porre in atto tutti gli strumenti da esso previsti al fine di monitorare e sorvegliare il sistema di unità operative autonome, proprio per non entrare
in contrasto con le competenze di tipo regionale.

REPLICA DEL SOTTOSEGRETARIO DI STATO PER LA SALUTE, PROFESSOR CARDINALE.
Signora Presidente, onorevoli senatori ho ascoltato con profondo interesse la dotta e appassionata discussione della settimana scorsa sulla mozione in oggetto. Ringrazio tutti i firmatari (82, oltre alla senatrice Bianconi, compresi tutti i Capigruppo del Senato) per le sollecitazioni su un tema assai delicato e sensibile, in termini non solo sanitari, ma anche sociali e per il ricco dibattito che ha affrontato da molteplici angoli visuali l'universo pluriverso delle malattie psichiche, con particolare riguardo a quelle infantili.
La tutela della salute mentale deve costituire oggetto di attenzione prioritaria nella programmazione degli interventi sanitari e sociali, sia a livello internazionale che nazionale.
Tutte le politiche volte a designare un organico quadro di interventi e ad affrontare le maggiori criticità emergenti nel settore della salute mentale fanno oramai sempre riferimento, anche nel nostro Paese, a strategie che i principali organismi europei hanno sviluppato nel corso degli ultimi anni. L'Italia ha sempre attivamente partecipato a questi diversi momenti programmatori ed operativi, promuovendo così il passaggio dall'enunciazione di principi formalmente condivisi alla formulazione di nuove politiche e all'implementazione di concreti interventi.
È ben vero - come ha sottolineato la senatrice Baio - che per molti e molti anni si è preferito tacere su questo mondo di infermità infantili. Un lungo silenzio. Parafrasando il titolo di un famoso film, si potrebbe dire: «il silenzio degli innocenti».
Le più recenti azioni programmate nei diversi Stati europei - compresa l'Italia - sono in qualche modo tutte correlate alla Conferenza dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) del 2005 sulla salute mentale, tenutasi ad Helsinki, che ha coinvolto ed impegnato anche le principali organizzazioni non governative, nel corso della quale sono stati sottoscritti ed adottati dai 53 Paesi della Regione europea una Dichiarazione ed un Piano di azioni.
La Dichiarazione è lo strumento per fronteggiare le principali sfide che le nostre società ed i nostri sistemi sanitari e sociosanitari si trovano ad affrontare in relazione al crescente peso del disagio e della malattia mentale, dalla lotta allo stigma e alla discriminazione, al sostegno ai servizi ed alle cure radicati nella comunità.
Per il raggiungimento di tali obiettivi è stato contestualmente declinato il Piano di azioni, identificando le 12 aree principali in cui è richiesta un'azione coerente ed immediata.
Le linee di sviluppo del documento prevedono tre dimensioni strategiche centrali: miglioramento del benessere mentale della popolazione, con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili (prevenzione e promozione); rispetto dei diritti umani, lotta alla discriminazione e offerta di uguali opportunità per coloro che soffrono di problemi mentali (inclusione sociale); offerta di servizi accessibili, sicuri ed efficaci per rispondere ai bisogni di salute, mentale e fisica, delle persone con problemi mentali, con attenzione alle aspettative anche delle loro famiglie (qualità delle cure).
L'Italia sta partecipando alla stesura della nuova strategia di Salute mentale dell'OMS Europa in qualità di National Counterpart, cui seguirà un confronto con i rappresentanti dei Paesi della Regione europea, per finalizzarla e condividerla.
Ricordo che una delle cinque Conferenze tematiche di approfondimento rispetto alle priorità di interesse e di azione individuate concerne la salute mentale dei giovani e gli interventi in ambito educativo, dal momento che l'infanzia e l'adolescenza sono considerati momenti cruciali per la costruzione di una buona salute mentale nell'età adulta, ed il sistema educativo come il luogo privilegiato per prevenire il disagio e promuovere positivi stili di vita, comportamenti ed atteggiamenti emotivi. Vorrei aggiungere a queste differenti situazioni patologiche anche l'autismo, che domani troverà un suo punto di riflessione.
Il Ministero della salute ha finanziato numerosi progetti di ricerca, intervento, prevenzione e promozione della salute mentale e ha adottato un programma nazionale per la realizzazione, in ciascuna Regione o Provincia autonoma, di progetti di prevenzione per la salute mentale, aventi per oggetto interventi in ambito scolastico, nonché la sperimentazione di un modello di collaborazione stabile tra medici di base e dipartimenti di salute mentale.
Per quanto attiene alle iniziative informative, che erano state richieste e sollecitate, si evidenzia inoltre che, con decreto del Ministro della salute del 15 ottobre 2010, è stato istituito il Sistema informativo salute mentale, denominato SISM, i cui ambiti di applicazione, definiti all'articolo 2 del predetto decreto, sono relativi agli interventi sanitari e socio-sanitari erogati da operatori afferenti al servizio sanitario nazionale, nell'ambito dell'assistenza rivolta a persone adulte con problemi psichiatrici e alle loro famiglie. L'ambito di applicazione di tale sistema informativo può essere esteso alla fascia di popolazione in età evolutiva integrandone, opportunamente, i contenuti informativi raccolti.
Al riguardo, si sottolinea inoltre che l'Istituto superiore di sanità e il Ministero della salute stanno avviando una rilevazione dei servizi dedicati alla diagnosi e cura dei disturbi dello spettro autistico nelle varie Regioni, i cui risultati potranno fornire indicazioni utili in termini di conoscenze della situazione dei servizi di neuropsichiatria infantile nelle loro varie articolazioni locali.
Si ritiene inoltre necessario mettere in atto una rete di sorveglianza sull'uso degli psicofarmaci in età evolutiva su base nazionale. Tale attività può essere assicurata con il supporto dell'Istituto superiore di sanità, anche grazie all'esperienza maturata sulla farmacosorveglianza in questo campo.
Sembra il caso, inoltre, di ricordare che le linee di indirizzo sulla salute mentale elaborate dal Ministero della salute nel 2008 già segnalavano - in accordo con quanto enunciato nella mozione - l'eterogeneità nell'organizzazione dei servizi di neuropsichiatria infantile nelle diverse Regioni nonché i diversi livelli di assistenza riscontrati tra Regioni come una delle maggiori criticità nel diritto di tutti i cittadini alla salute.
Da ultimo, si comunica che esiste già un tavolo permanente sulla salute mentale, presso il Ministero della salute, che certamente può essere rafforzato con azioni di monitoraggio e potenziamento cui parteciperanno il Ministero della salute, il MIUR, l'Istituto superiore di sanità, le Regioni, neuropsichiatri e neuropsichiatri infantili, psicologi, associazioni, ONLUS e stakeholders o portatori d'interesse, e questa sembra la sede opportuna per l'implementazione di programmi dedicati alla salute mentale in età evolutiva. Siamo favorevoli all'eventuale integrazione di questo tavolo, come ho già detto, con le istituzioni, gli enti e le organizzazioni che ho citato.
Il tavolo ha elaborato una proposta di documento, condivisa con le Regioni, concernente un Piano di azioni nazionale per la salute mentale (PANSM), contenente le principali linee di indirizzo relative alla tutela della salute mentale della popolazione, individuando i bisogni di salute e definendo le aree di priorità di intervento e le azioni da realizzare sull'intero territorio nazionale, nell'ambito della salute mentale sia dell'età adulta che dell'infanzia e adolescenza, al fine di garantire risultati efficaci e soprattutto verificabili, anche sulla scorta delle esperienze virtuose sviluppate in alcuni contesti regionali. Il documento dovrà essere inviato per l'esame della Conferenza unificata.
Tutto ciò premesso, sulla base delle valutazioni sopra rese, si esprimono la posizione ed il parere favorevole del Governo circa gli impegni di cui alla mozione in esame. Si concorda altresì, con quanto evidenziato dal senatore Adragna, e cioè che arma assai efficace è la prevenzione, che comporta anche finalità di formazione e ricerca scientifica. I risvolti positivi si rifletteranno anche sull'economia del sistema. In questo contesto si vuole notare che il cervello e la psiche non sono spugne da trattare solo con i farmaci, ma necessitano di un approccio multidisciplinare di scienze biomediche e anche umanistiche.
Infine, è intendimento di questo Ministero operare affinché si renda omogenea l'assistenza su tutto il territorio nazionale evitando difformità o presenza di aree carenti. Aggiuntivamente nel quadro di revisione dei LEA si potranno inserire specifiche voci sul quadro in esame.
Anche per l'impegno contrassegnato con il numero 4), il Ministero della salute, vista la riformulazione effettuata dalla senatrice Bianconi, esprime parere favorevole.




La scorsa settimana il Senato ha votato il disegno di legge “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione”, brevemente chiamato “anticorruzione”. Si tratta di un altro passo importante nel’ottica di una migliore gestione della cosa pubblica. Al di là della rilevanza sul piano morale, il testo si articola in una serie di misure tecniche che è importante conoscere. Per questo motivo questa settimana Spazio libero riporta gli interventi svolti dai senatori Ceccanti e Balboni, che sono stati relatori del provvedimento

DDL ANTICORRUZIONE
Interventi dei relatori
(dal sito www.senato.it)

CECCANTI relatore. Signor Presidente, per la parte che mi compete la relazione si struttura su due punti. Il primo è una rapida ricognizione come riepilogo delle novità intervenute; la seconda parte è un riassunto breve e selettivo delle scelte più significative.
Il provvedimento ci è giunto dalla Camera fortemente modificato, in termini di ampliamento quantitativo ma anche qualitativo, rispetto alla precedente lettura del Senato: ai 10 articoli originari, peraltro modificati, se ne aggiungono ulteriori 17.
L'articolo 1 è espanso, in particolare rispetto alle finalità dell'autorità nazionale anticorruzione e alle modalità con cui è congegnato il piano nazionale anticorruzione. È inserito un nuovo articolo 2 ai fini della copertura del funzionamento della CiVIT. Il precedente articolo 2 diventa articolo 3 e, rispetto alla formulazione originaria sulla trasparenza dell'attività amministrativa, si aggiunge una delega molto dettagliata al Governo per il riordino della relativa disciplina. Un nuovo articolo 4 inserisce modifiche alla legge sul procedimento amministrativo in relazione agli obblighi dei soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative.
Il nuovo articolo 5 interviene sulla medesima legge in relazione al provvedimento conclusivo del procedimento.
Il nuovo articolo 6 inserisce norme relative alla trasparenza delle attribuzioni di posizioni dirigenziali.
Il nuovo articolo 7 inserisce nella legge sul procedimento una normativa relativa al conflitto di interessi.
Il precedente articolo 3 diventa articolo 8 e, tra l'altro, specifica puntualmente il codice di comportamento dei dipendenti della pubblica amministrazione.
Il nuovo articolo 9 interviene anch'esso sulla legge sul procedimento in relazione alla motivazione degli accordi integrativi o sostitutivi del provvedimento.
Il nuovo articolo 10 introduce una delega al Governo per la definizione degli illeciti e delle sanzioni rispetto ai termini dei procedimenti.
Un'ulteriore delega è inserita dal nuovo articolo 11 sulla non conferibilità e incompatibilità degli incarichi dirigenziali.
Il precedente articolo 4 diventa articolo 12 e puntualizza maggiormente le modalità di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti.
L'articolo 5 diventa articolo 13 e dettaglia ulteriormente le attività di imprese particolarmente esposte al rischio di infiltrazione mafiosa.
Il nuovo articolo 14 va a modificare il codice dei contratti pubblici.
L'articolo 6 diventa articolo 15 e, oltre a occuparsi di prevenzione della corruzione nei livelli pubblici sub-statali, si occupa anche dei soggetti di diritto privato soggetti al controllo dei relativi enti.
L'articolo 7 diventa articolo 16, con lievi modifiche in relazione alla Corte dei conti.
L'articolo 8 diventa articolo 17, con qualche modifica relativa alla delega su incandidabilità e divieti a ricoprire cariche pubbliche.
Degli articoli dal 18 al 26 vi parlerà il collega Balboni.
L'articolo 10 si trasforma, infine, in articolo 27 riproponendo la medesima clausola di invarianza rispetto agli oneri.
In Commissione si è provveduto ad alcune modifiche di cui vi parlerà il collega Balboni e, grazie all'accoglimento da parte del Governo degli ordini del giorno Della Monica e Li Gotti, a garantire che la delega sulle incandidabilità verrà esercitata in tempo utile per le prossime elezioni.
In secondo luogo, segnaliamo brevemente e selettivamente le scelte più significative che sono state operate e che possiamo così di seguito riassumere.
In generale, come scelta di impianto, le riassumerei nelle seguenti: quella dell'equilibrio tra parte preventiva e parte sanzionatoria; quella di fondare la parte preventiva sulla trasparenza e la corresponsabilizzazione del dipendente pubblico.
Nello specifico, vorrei segnalare le due scelte impegnative che riguardano la classe politica, spesso accusata di non essere così incisiva nelle riforme che la riguardano almeno quanto nell'approvare quelle che ricadono sull'insieme dei cittadini.
Mi riferisco, in primo luogo, alla delega di cui all'articolo 17 relativa al testo unico sull'incandidabilità a cariche elettive e di Governo e a ricoprire alcune cariche locali per i condannati in via definitiva per delitti non colposi. Negli anni scorsi, all'inizio di questo dibattito, parte della dottrina aveva sollevato dubbi sulla compatibilità costituzionale dell'incandidabilità rispetto ai vigenti articoli 65 e 66, anche se alcune tipologie di incandidabilità erano già entrate nell'ordinamento, come quella relativa alla residenza per l'elezione all'estero. Le perplessità sono state affrontate e risolte già in sede dottrinale prima di questa legge. Per l'articolo 66 la replica è più agevole perché esso riserva alle Camere la competenza su chi è già eletto, ma ciò non esclude un divieto preventivo alla presenza nelle liste. Sull'articolo 65, che parla solo di ineleggibilità e incompatibilità, la risposta è più complessa ma non meno fondata: l'incandidabilità non è altro che una sottospecie rafforzata dell'ineleggibilità, rafforzata sia temporalmente sia nell'impossibilità di poterla rimuovere in precedenza se si rientra nei casi previsti dalla normativa.
In secondo luogo, mi riferisco alla delega di cui all'articolo 3, comma 21, lettera c), che impone una particolare trasparenza sui dati degli eletti o di persone che esercitano poteri di indirizzo politico a tutti i livelli, a cominciare da situazione patrimoniale, titolarità di imprese, partecipazioni azionarie proprie e dei parenti entro il secondo grado di parentela e di tutti i compensi connessi alla carica.
In conclusione, una breve postilla: stiamo attenti a non agire come Penelope con la sua tela. Quando arriverà in Aula la legge elettorale, cerchiamo di non fare scelte che incentivino la corruzione, che oggi invece stiamo disincentivando. Ne parleremo a suo tempo, ma troppe volte i legislatori hanno peccato di schizofrenia anche in leggi ravvicinate nel tempo.

BALBONI relatore. Signor Presidente, come ha anticipato il correlatore, senatore Ceccanti, anche nelle materie di competenza della Commissione giustizia le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati sono state molto significative.
In primo luogo, è stato introdotto un nuovo articolo 18, che reca norme in materia di collocamento fuori ruolo dei magistrati. Tuttavia un maggiore approfondimento svolto in sede di esame da parte delle Commissioni riunite 1a e 2a ha portato ad alcune modifiche rispetto al testo licenziato dalla Camera, alle quali mi riporto, trattandosi di una laboriosa e difficile mediazione tra diverse posizioni emerse in quella sede.
L'articolo 19, che ha modificato radicalmente l'originario articolo 9 varato da quest'Aula del Senato, introduce invece numerose ed importanti modifiche al codice penale. Da rilevare, in particolare, il comma 1, lettera c), che amplia da tre a quattro anni di reclusione il minimo sanzionatorio per il peculato previsto dall'articolo 314 del codice penale.
La successiva lettera d), intervenendo sull'articolo 317, riforma il reato di concussione, limitando la fattispecie alla concussione per costrizione ed eliminando invece dall'articolo in questione la concussione per induzione, che diventa una autonoma figura di reato disciplinata da un nuovo articolo, il 319-quater, introdotto dalla successiva lettera i) del comma 1 dello stesso articolo 19 del disegno di legge.
Viene inoltre elevato il minimo edittale, portato da quattro a sei anni di reclusione.
Da rilevare che il nuovo testo dell'articolo 317 si riferisce al solo pubblico ufficiale e non più all'incaricato di pubblico servizio, contemplato invece dalla norma incriminatrice attualmente in vigore. Viene così ripristinato l'originario testo dell'articolo 317 in vigore antecedentemente alla riforma del 1990.
La motivazione di questa limitazione starebbe nell'assenza di potestà autoritativa in capo all'incaricato di pubblico servizio, che non sarebbe pertanto in grado di costringere il soggetto passivo del reato. Su questa limitazione sono state sollevate numerose obiezioni, ma le Commissioni hanno respinto gli emendamenti che tendevano a reinserire come autore del reato anche l'incaricato di pubblico servizio. Si è comunque osservato che l'incaricato di pubblico servizio sarà in ogni caso perseguibile per il reato di estorsione aggravata. Resta tuttavia da rilevare che quest'ultimo non è un reato contro la pubblica amministrazione, e quindi si crea un certo vulnus alla sistematicità del nostro codice.
La lettera f) del comma 1 dell'articolo 19 detta una nuova formulazione dell'attuale articolo 318 («Corruzione per un atto d'ufficio»), ora rubricato «Corruzione per l'esercizio della funzione», definendo un reato che viene sanzionato molto più severamente: reclusione da uno a cinque anni anziché da sei mesi a tre anni come oggi.
Con la riformulazione dell'articolo 318 vengono così ridelimitate le diverse ipotesi di corruzione: da un lato, la corruzione propria che, ai sensi dell'articolo 319, resta ancorata al compimento di un atto contrario ai doveri d'ufficio; dall'altro lato, la corruzione impropria di cui al nuovo testo dell'articolo 318, che riguarda non più il compimento di un atto dell'ufficio, ma più ampiamente l'esercizio delle funzioni o dei poteri del pubblico ufficiale. Scompare inoltre la punibilità del pubblico ufficiale che riceve una retribuzione per un atto già compiuto, che oggi è previsto come reato, seppur punito più lievemente.
Da sottolineare che in questo caso, contrariamente a quanto previsto per l'articolo 317, la disposizione si applica anche all'incaricato di pubblico servizio, ai sensi della lettera l) dello stesso articolo 19, comma 1, del disegno di legge, che novella l'articolo 320 del codice penale.
La lettera g) aumenta la pena per la corruzione propria portandola alla reclusione da quattro a otto anni in luogo della reclusione da due a cinque anni attualmente prevista.
Anche la lettera h) provvede ad un aumento di pena per la corruzione in atti giudiziari (articolo 319-ter) portando la reclusione a quattro anni nel minimo e dieci anni nel massimo, anziché, tre nel minimo e otto nel massimo com'è attualmente.
La lettera i), come già ricordato, attraverso il nuovo articolo 319-quater, introduce nel codice penale la fattispecie delittuosa dell'induzione indebita a dare o promettere utilità, che sarebbe in sostanza l'attuale concussione per induzione. La norma punisce con pena da tre a otto anni di reclusione il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che induce il privato a pagare o promettere denaro o altra utilità abusando della sua qualità o dei suoi poteri. Da notare che per la prima volta nel nostro ordinamento viene punito anche il soggetto passivo di questo reato, seppur con pena più lieve (fino a tre anni).
In Commissione si è tentato di prevedere quanto meno la non punibilità di chi, soggetto passivo però punibile, si ravvede, ma l'emendamento è stato respinto.
La lettera p) interviene sull'articolo 323 («Abuso d'ufficio»), prevedendo l'applicazione della pena da uno a quattro anni, anziché da sei mesi a tre anni, com'è attualmente.
La lettera r) introduce il reato di traffico di influenze illecite mediante il nuovo articolo 346-bis, che punisce con la pena da uno a tre anni di reclusione la mediazione illecita di chi sfrutta le relazioni con un pubblico ufficiale o con un incaricato di pubblico servizio. La norma, come varata dalla Camera dei deputati, aveva suscitato molte perplessità, soprattutto per le incertezze interpretative che avrebbe potuto generare in sede di applicazione a causa della sua genericità e indeterminatezza. Le Commissioni riunite hanno approvato l'emendamento del Governo che, per superare il problema, ha stabilito che, affinché il reato sia integrato, occorre che la mediazione riguardi il compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio o l'omissione o il ritardo di un atto di ufficio del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio.
Ulteriori modifiche introdotte dall'articolo 19 hanno soprattutto natura di coordinamento, essendo prevalentemente volte ad estendere alle nuove norme incriminatrici l'ambito di applicazione di disposizioni già in vigore, ad esempio in materia di incapacità a contrarre con la pubblica amministrazione, sull'estinzione del rapporto di lavoro del pubblico dipendente condannato, sulla confisca, eccetera.
L'articolo 20 sostituisce all'attuale fattispecie di cui all'articolo 2635 del codice civile («Infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità») quella di «Corruzione tra privati». La disposizione prevede che siano puniti con la reclusione da uno a tre anni gli amministratori di società che, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionano nocumento alla società. Se il fatto è commesso da un sottoposto, la pena della reclusione è invece fino a un anno e sei mesi.
Questa disposizione ha suscitato critiche in ordine alla sua perseguibilità d'ufficio perché, trattandosi di reato di danno e non di pericolo, appariva in contrasto con tutte le altre norme analoghe in questa materia. Anche in questo caso il Governo ha presentato un emendamento, approvato dalle Commissioni riunite, che ha ristabilito la perseguibilità a querela, «salvo» - dice testualmente l'emendamento approvato - «che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi». È una soluzione, questa, che mi sembra equilibrata e più che ragionevole.
L'articolo 21 coordina la disciplina della responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche, di cui al decreto legislativo n. 231 del 2001, con le novelle introdotte dal disegno di legge in esame. In particolare, tale responsabilità amministrativa viene così fatta conseguire alle nuove fattispecie di cui all'articolo 319-quater, la cosiddetta concussione per induzione, e all'articolo 2635 del codice civile («Corruzione tra privati»).
L'articolo 22 introduce modifiche al codice di procedura penale. In particolare, il comma 1 aggiunge il reato di cui all'articolo 319-quater a quelli che devono essere comunicati alle amministrazioni di appartenenza del dipendente pubblico.
Il comma 2, invece, aggiunge il comma 2-bis all'articolo 308 del codice di procedura penale, il quale prevede che, quando si procede per i reati contro la pubblica amministrazione previsti dagli articoli 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, primo comma, e 320 del codice penale, le misure interdittive perdono efficacia decorsi sei mesi dall'inizio della loro esecuzione, in luogo dell'ordinario termine di due mesi.
L'articolo 23 detta una norma di coordinamento in materia di confisca di beni, prevedendo che la confisca obbligatoria, prevista dall'articolo 12-sexies, di cui alla legge 7 agosto 1992, n. 356, sia estesa anche con riferimento all'articolo 319-quater.
L'articolo 24 prevede che la condanna definitiva per il reato di cui all'articolo 319-quater sia inserita tra quelle ostative alla candidatura alle elezioni comunali, provinciali e circoscrizionali.
L'articolo 25 modifica l'articolo 59 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, prevedendo la sospensione da una serie di cariche pubbliche delle persone nei cui confronti l'autorità giudiziaria ha applicato la misura del divieto di dimora, quando questa dimora coincida con la sede dove si svolge il mandato elettorale.
Infine, l'articolo 26 detta altre norme di coordinamento in materia di trasferimento del dipendente pubblico rinviato a giudizio.









 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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