Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 133 del 3 dicembre 2012

In Commissione
Affari costituzionali
Enti territoriali
Province e Città metropolitane
Ineleggibilità e incompatibilità dei magistrati
Giustizia
Fenomeni di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore del gioco
Affido condiviso
Tribunale della famiglia
Esteri
Riparto Ministero Affari esteri contributi enti 2012
Bilancio
Ripartizione 8 per mille gestione statale
Autonomie locali
Decreto crescita
Gestione integrata rifiuti
Finanze e tesoro
Delega fiscale
Istruzione pubblica
Organi collegiali scuola (audizioni)
Educazione alla cittadinanza
Certificazione beni culturali
Impianti sportivi
Lavori pubblici, comunicazioni
Sistema ferroviario comunitario
Indagine conoscitiva Ponte sullo Stretto di Messina
Decreto legge crescita
Nomina Autorità portuale di Salerno
Direttive Appalti Pubblici
Agricoltura
Valorizzazione dieta mediterranea
Commercio derivati pomodoro
Industria, Commercio e Artigianato
Decreto crescita
Sanità
Dichiarazioni anticipate di trattamento



In Aula
Misure urgenti per la crescita
Legge elettorale

PRIMARIE, UN BENE PER LA POLITICA
Un grande momento di partecipazione che ha sicuramente contribuito a rivitalizzare il centrosinistra”. Questo in sintesi il commento di Laura Bianconi, vicepresidente dei senatori del Pdl, al termine dellungo percorso che ha portato il Pd a stabilire chi sarà il candidato premier. “Non voglio entrare nel merito del risultato, non sarebbe neppure corretto da parte di un esponente di un altro partito – continua Bianconi – quello che è evidente per tutti è che al di là degli ottimi risultati dei due sfidanti a vincere è stata la politica, cioè la volontà di mettersi in gioco per un ideale, per un progetto politico che è stato sottoposto al giudizio del proprio elettorato di riferimento. Il mondo che ci era familiare sta cambiando in modo vorticoso e la politica deve sapersi rinnovare anche a partire da strumenti come quello delle primarie. Per questo avevo accolto con entusiasmo la decisione del Pdl di fare le primarie e auspico che non vengano derubricate come un’occasione persa. I tempi sono stretti – conclude Bianconi – ma se c’è la volontà è possibile riannodare quel rapporto con gli elettori, soprattutto quelli delusi o indecisi che potrebbero non andare a votare. Nel nostro Paese l’astensionismo è sempre stato marginale conclude la senatrice – per questo è fondamentale recuperare il rapporto diretto con i cittadini”.

MEDIO ORIENTE: VOTO ONU SIA PIETRA MILIARE PER LA PACE
“Il recente e discusso voto dell’Assemblea Generale dell’Onu, che ha ammesso come “osservatore” lo Stato della Palestina, deve essere considerato come pietra miliare su cui cominciare a costruire una pace duratura tra due Stati e due Popoli”
. Lo afferma la senatrice Laura Bianconi, che come membro dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele ha sempre auspicato che si possa arrivare a una pace duratura in quella regione così martoriata dalle guerre e dal terrorismo. “La decisione dell’Onu non  è “contro” continua Bianconi - è invece una prova di buona volontà, una straordinaria apertura di credito nei confronti dei palestinesi, che dovranno saper dimostrare di poter far parte a pieno titolo della comunità internazionale impegnandosi in primo luogo a bandire il terrorismo come strumento di rivendicazione dei propri diritti”.

ENDOMETRIOSI: LAURA BIANCONI AL CONVEGNO DI SALERNO
Lo scorso sabato 1° dicembre, nella Sala del Consiglio di Palazzo Sant' Agostino a Salerno la senatrice Laura Bianconi ha partecipato al convegno , “Risolvendo. Nuovi sviluppi di tutela lavorativa e medica per le donne affette dall’endometriosi,organizzato dalla Consigliera di Parità della Provincia di Salerno, Fiordelisa Leone. All’incontro a cui hanno preso parte esponenti delle locali istituzioni, medici e rappresentanti di Ape Onlus, l’associazione che raggruppa le donne affette da endometriosi, si è parlato soprattutto dei risvolti sociali che l’endometriosi comporta, soprattutto per quanto concerne l’aspetto del lavoro che nei casi più gravi è inconciliabile con la malattia. La senatrice Laura Bianconi a cui erano state affidate le conclusioni dell’incontro, ha ricordato come nella sola europa siano oltre 14 milioni le donne affette da endometriosi. “Addirittura – ha sottolineato Laura Bianconi - 'ONU stima che al mondo ci siano 150 milioni di donne affette da questa malattia che, pur non avendo conseguenze letali, segna profondamente la vita di chi ne è affetta. Purtroppo, come amo ripetere, l’endometriosi è una malattia silenziosa, alla cui diagnosi si arriva dopo anni di malattia, per questo motivo non esistono dati certi e possiamo fare riferimento solo a quelli internazionali che hanno calcolato l’incidenza attorno al 10 per cento della popolazione femminile. In Italia –ha detto in conclusione la senatrice Bianconi – secondo una ricerca svolta nel 2004 dal Census bureau sono circa 3 milioni le donne colpite da endometriosi, anche se è bene specificare che non in tutti i casi si rilevano disturbi gravi; ci sono donne che hanno l'endometriosi ma non sanno di averla e altre che riescono a conciliare questa malattia con la vita familiare e lavorativa. Ma l’impegno del politico deve essere anche quello di elaborare strumenti di tutela che possano sostenere le donne che ha causa di questa malattia hanno grosse difficoltà a lavorare, e in questo un grande risultato è stato quello di aver inserito l’endometriosi nelle nuove tabelle Inps per il riconoscimento dell’invalidità civile”.


Diritto alla salute e diritto al lavoro. Purtroppo nella difficile situazione economica che stiamo vivendo sembra quasi che si debba persino dover scegliere tra questi che dovrebbero essere diritti insindacabili per ogni cittadino. E’ quanto sta avvenendo a Taranto (ma è forte il rischio di gravi ripercussioni sul resto del territorio nazionale), dove tra emergenze e furori iconoclastici rischia di chiudere il più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Ovvio che, sicuramente dopo tanti anni in cui si è voluto ignorare il problema, si deve porre rimedio, trovando una soluzione che faccia salvi lavoro e salute. Per approfondire meglio questo tema Spazio libero riporta l’intervento svolto giovedì 29 novembre in Senato dal Ministro Clini.

CASO ILVA, INFORMATIVA DEL MINISTRO CLINI IN SENATO
CLINI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, onorevoli senatori, cercherò di riassumere molto brevemente lo stato dell'arte della situazione dell'Ilva, rispetto alla quale ho riferito ieri alla Camera dei deputati e nelle ultime ore abbiamo avuto ulteriori evoluzioni, per cercare di affrontare contestualmente le diverse tematiche che stanno emergendo, comprese quelle che abbiamo visto connesse agli eventi climatici di ieri.
Voglio ricordare che il 15 marzo 2012, a seguito della comunicazione da parte del procuratore capo della Repubblica di Taranto in merito alle perizie epidemiologica e chimico-fisica sullo stabilimento Ilva di Taranto ordinate dalla procura e ai risultati che mettevano in evidenza criticità relative in gran parte a situazioni pregresse (cioè, di inquinamento pregresso) riscontrabili nei dati sulla salute della popolazione e a situazioni invece riferibili all'attuale gestione degli impianti, e a seguito poi della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea, l'8 marzo 2012, della lista delle migliori tecnologie disponibili da impiegare negli stabilimenti siderurgici europei per la protezione dell'ambiente e della salute, ho riaperto la procedura di autorizzazione integrata ambientale che era stata rilasciata il 4 agosto 2011 dal Ministro dell'ambiente, d'intesa con il Presidente della Regione Puglia.
Voglio ricordare che l'autorizzazione integrata ambientale, secondo quanto stabilito dalla direttiva europea e dalla legge nazionale, è l'unico documento legale che autorizza l'esercizio industriale degli impianti nel rispetto delle normative ambientali e delle normative per la protezione della salute.
Perciò, a metà marzo abbiamo riaperto questa procedura con l'obiettivo di aggiornare l'autorizzazione integrata ambientale per recepire le informazioni relative alla situazione ambientale dello stabilimento che mi erano state trasmesse dal procuratore della Repubblica di Taranto, oltre che dal Presidente della Regione Puglia, e per aggiornare le prescrizioni relative alle tecnologie, in modo tale da avere nello stabilimento di Taranto l'impiego delle migliori tecnologie disponibili prescritte dall'Unione europea.
È importante sottolineare lo start up del processo perché nasce da un input, almeno in parte, della stessa magistratura di Taranto.
Nel corso del nostro procedimento, il 25 luglio del 2012 (perciò qualche mese dopo la riapertura della procedura di riesame dell'autorizzazione), su richiesta della procura di Taranto, il GIP ha ordinato il sequestro degli impianti dell'area a caldo assumendo alcuni obiettivi (indicati nelle prescrizioni del GIP) per la protezione della salute e la protezione dell'ambiente.
Nel corso del procedimento di autorizzazione integrata ambientale il Ministero dell'ambiente, la Regione Puglia e le altre amministrazioni coinvolte hanno incorporato nella procedura stessa gli obiettivi indicati dal GIP di Taranto.
L'autorizzazione integrata ambientale è stata rilasciata il 26 ottobre 2012 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 27 ottobre 2012. In attuazione delle disposizioni di legge, entro l'8 novembre l'azienda avrebbe dovuto presentare le sue osservazioni all'autorizzazione integrata ambientale, cosa che ha fatto; successivamente l'azienda, sulla base dell'interlocuzione con il Ministero dell'ambiente, ha presentato il piano degli interventi necessari per attuare le disposizioni dell'AIA, interventi approvati dal Ministero, d'intesa con la Regione Puglia e con le altre amministrazioni, il 16 novembre 2012.
Sottolineo molto brevemente che le prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale indicano puntualmente le tecnologie, le misure gestionali, gli obiettivi di protezione ambientale e quelli di protezione della salute che l'impresa deve, da un lato, utilizzare e, dall'altro, raggiungere, secondo un cronoprogramma che identifica le priorità sulle quali intervenire e progressivamente tutti gli altri interventi. Il cronoprogramma sostanzialmente prevede la gran parte delle operazioni a partire dal novembre 2012 per arrivare alla fine del 2014. Al suo interno esso prevede fermate progressive di impianti per il loro risanamento e per il loro riavvio.
L'azienda ha accettato le prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale con un piano di interventi di cui si è assunta anche la responsabilità economica. Pertanto, il dato di fatto è che oggi, a fronte dell'autorizzazione integrata ambientale rilasciata dal Ministro dell'ambiente, l'impresa ha assunto l'impegno di realizzare tutti gli interventi prescritti e di sostenere i costi per la realizzazione degli stessi. Non è un fatto scontato, perché proprio l'Ilva, fino all'agosto 2012, aveva continuamente presentato ricorsi contro le prescrizioni del Ministero dell'ambiente e delle altre autorità competenti; aveva presentato ricorso anche contro la riapertura della procedura di autorizzazione integrata ambientale. Pertanto, il fatto che l'Ilva abbia accettato le prescrizioni dell'AIA e abbia accettato di effettuare e di finanziare gli interventi necessari rappresenta una novità non soltanto nel merito, ma anche nel modo con il quale si è rapportata con l'amministrazione.
Tutti ci saremmo aspettati che immediatamente dopo, cioè nella settimana successiva al parere favorevole che abbiamo rilasciato sul piano degli interventi, cominciassero le operazioni da parte dell'Ilva per rispettare l'AIA. Al contrario, il 26 novembre, ossia lunedì scorso, la decisione del GIP, su richiesta della procura, di sequestrare di fatto le attività degli impianti a freddo - che non hanno problematiche ambientali, ma che rappresentano il terminale del ciclo di produzione dello stabilimento - ha bloccato le attività. In sostanza, ha impedito che partissero le azioni per il risanamento dello stabilimento prescritte dall'autorizzazione integrata ambientale.
Desidero ricordare che l'autorizzazione integrata ambientale fa riferimento a prescrizioni e obiettivi che l'Unione europea ha stabilito entreranno in vigore nel 2016. Pertanto, abbiamo adottato in anticipo, a partire dal 2012, misure molto più stringenti di quelle che sono applicate attualmente agli altri impianti siderurgici europei. In questo modo ci siamo assunti l'impegno di realizzare, con grande anticipo rispetto agli altri Stati membri dell'Unione europea, obiettivi di protezione dell'ambiente e della salute molto più stringenti di quanto stabilito dalle leggi attualmente in vigore.
Ora i termini della questione sono i seguenti: il Governo ritiene urgente l'avvio di tutte le procedure per il risanamento ambientale e la messa in sicurezza degli impianti. Il Governo, nell'autorizzazione integrata ambientale, ha stabilito che le procedure e i tempi del risanamento non interferiscano, se non per gli interventi che devono essere realizzati, con l'esercizio ordinario dell'attività industriale. Non abbiamo cioè assunto come ipotesi di lavoro che, per risanare l'Ilva, bisogna bloccare lo stabilimento: abbiamo assunto come ipotesi di lavoro che, per risanare gli impianti dell'Ilva, questi vengano fermati progressivamente secondo un calendario che consenta contestualmente il risanamento ambientale e la continuità produttiva. Non si tratta di una procedura singolare: è una procedura che corrisponde esattamente ai criteri con i quali in tutta Europa le amministrazioni competenti regolano il risanamento ambientale degli impianti e delle attività industriali.
Pertanto, il blocco degli impianti non è compatibile con l'avvio del risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto. È per questo motivo che stiamo lavorando ad un provvedimento che consenta la piena applicazione dell'autorizzazione integrata ambientale, che vuol dire: consenta la piena applicazione della legge.
È stato detto che ciò è in conflitto con la magistratura. Desidero assicurare che ciò è falso, perché stiamo applicando puntualmente la legge. Peraltro, la stiamo applicando assumendo, come contenuti del progetto e del processo che abbiamo avviato, gli stessi obiettivi e gran parte delle stesse misure indicate dal GIP il 25 luglio 2012.
Il problema che si pone, semmai, è un altro. Esso riguarda la chiave di lettura o l'interpretazione che si dà al ruolo delle leggi rispetto al diritto costituzionale alla protezione della salute: il diritto costituzionale alla protezione della salute si attua attraverso le leggi e le norme per la protezione della salute. In particolare, si attua attraverso il recepimento in Italia delle direttive europee che hanno la finalità della protezione dell'ambiente e della salute. Pertanto, l'applicazione di tali norme è esattamente l'attuazione del diritto costituzionale alla salute.
Se prevalesse un'altra interpretazione, per cui l'applicazione del diritto costituzionale alla salute prescinde dalle norme, ovvero se si assumesse il criterio per cui le norme finalizzate alla protezione dell'ambiente e della salute non sono efficaci, a questo punto avremmo in Italia e in tutta Europa una situazione di assoluta incertezza. Per esempio, chiunque volesse chiedere un'autorizzazione per avviare un'attività produttiva e oggi ha come riferimento le direttive europee e le norme nazionali da rispettare dovrebbe, invece, assumere un altro riferimento molto vago, astratto e discrezionale. Questo non è possibile. Questo è esattamente contro il diritto comunitario ed è contro la legge nazionale. Chi solleva l'obiezione che la legge non attua il diritto costituzionale e perciò non va applicata si assume la responsabilità di rendere sostanzialmente ingovernabile la tutela della salute e dell'ambiente nel nostro Paese.
Pertanto, noi non stiamo soltanto lavorando perché venga applicata l'autorizzazione integrata ambientale a Taranto: stiamo lavorando perché venga rispettata la legge in tutto il nostro Paese e perché si evitino precedenti che potrebbero determinare nel nostro Paese una situazione difficilmente controllabile e gestibile. Da questo punto di vista allora, l'autorizzazione integrata ambientale e il provvedimento sul quale stiamo lavorando sono strettamente incardinati nelle direttive europee e nelle norme nazionali, e ne prevedono la rigorosa applicazione.
Siamo pronti ad affrontare eventualmente un confronto con interpretazioni diverse che, però, hanno come sede la Corte costituzionale: chi ritenesse che le leggi che stiamo applicando non sono corrispondenti al diritto costituzionale della tutela della salute deve rivolgersi alla Consulta, ma non nel merito dell'iniziativa del Governo bensì nel merito del contenuto della legge che stiamo applicando. In altre parole, non è una tematica puntuale quella di conflitto eventuale che si potrebbe aprire riferita a questo provvedimento, perché esso attua le leggi e perciò, eventualmente, sono le leggi e le direttive europee che devono essere messe in discussione. Quello su cui stiamo lavorando è la difesa dello Stato di diritto, è la difesa delle condizioni che consentono alle imprese di esercire la loro attività e ai cittadini di sapere quali sono gli obiettivi di tutela della salute e di protezione dell'ambiente che devono essere garantiti ed assicurati. Questo vale a livello nazionale, ma vale anche a livello europeo. Infatti, un'eventuale disapplicazione di leggi nazionali che recepiscono direttive europee fa entrare l'Italia direttamente in procedura d'infrazione nei confronti del diritto comunitario.
Questo vale anche però per quello che riguarda la protezione della continuità del lavoro, perché una situazione di blocco delle attività o di chiusura degli impianti di Taranto, e perciò del ciclo produttivo in tutta Italia, per effetto di un'interpretazione della norma ovvero del diritto costituzionale creerebbe un'immediata situazione a livello nazionale ed europeo che posso sintetizzare in questo modo: in Italia viene chiuso un impianto industriale per il quale sono previste norme molto severe; rimangono in funzione in Europa impianti industriali analoghi che, invece, rispettano norme molto meno severe e molto meno impegnative anche dal punto di vista degli investimenti.
Perciò l'effetto sarebbe duplice: da un lato non abbiamo raggiunto l'obiettivo del risanamento ambientale degli stabilimenti italiani, dall'altro abbiamo fatto un regalo ai competitor europei che producono lo stesso acciaio con minori vincoli ambientali e con minori vincoli per la protezione della salute.
(Corrado Clini - Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
(dal sito www.senato.it)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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