Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 134 dell' 11 dicembre 2012

IIn Commissione
Affari costituzionali
Ineleggibilità e incompatibilità dei magistrati
Giustizia
Fenomeni di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore del gioco
Affido condiviso
Tribunale della famiglia
Esteri
Riparto Ministero Affari esteri contributi enti 2012
Bilancio
Ripartizione 8 per mille gestione statale
Gestione integrata rifiuti
Finanze e tesoro
Delega fiscale
Istruzione pubblica
Organi collegiali scuola (audizioni)
Educazione alla cittadinanza
Certificazione beni culturali
Impianti sportivi
Lavori pubblici, comunicazioni
Sistema ferroviario comunitario
Indagine conoscitiva Ponte sullo Stretto di Messina
Nomina Autorità portuale di Salerno
Direttive Appalti Pubblici
Agricoltura
Valorizzazione dieta mediterranea
Commercio derivati pomodoro
Sanità
Dichiarazioni anticipate di trattamento



In Aula
Calendario in fase di definizione

CALMA E GESSO
"Lo avrebbe dovuto dire l’Onorevole Bersani, Segretario politico del Pd e designato premier della coalizione di sinistra, lui che ci ha così abituato alle battute icastiche per sintetizzare ragionamenti che richiederebbero fiumi di parole. Perché non c’è dubbio che la decisione del Pdl di non sostenere più il governo Monti ha scatenato reazioni che non fanno i conti neppure con il calendario”.
Questo l’incisivo commento della senatrice Laura Bianconi, vicepresidente dei senatori del Pdl, in merito alla pioggia di critiche e commenti che hanno occupato la cronaca politica degli ultimi giorni. “Innanzi tutto – continua Bianconi – non si è privato il governo della maggioranza numerica necessaria ad approvare i provvedimenti in agenda. Il Pdl non si metterà di traverso per ostacolare quanto era stato concordato assieme agli altri partiti che hanno dato vita e sostenuto il governo Monti. Non dimentichiamo che stiamo parlando di una legislatura per la quale era già stata stabilita una fine anticipata, se pure di pochi mesi. Tutti erano nell’ordine di idea di votare il 10 marzo, la decisione del Capo del governo di dimettersi dopo l’approvazione della legge di stabilità anticiperà la data di un paio di settimane al massimo, un lasso di tempo che non può diventare così’ significativo da giustificare l’aumento dello spread e la crisi della borsa e tutte le sciagure pronosticate in questi ultimi giorni. Rigore, equità, crescita, erano questi gli obiettivi del governo Monti. Il rigore lo hanno visto tutti, forse anche troppo, mentre l’equità e la crescita sono rimaste nella cartella delle buone intenzioni. C’è da stupirsi allora se il partito politico che più ha sostenuto, e pagato in termini di consensi, il governo Monti decida di non votare un Decreto Sviluppo a cui evidentemente non era interessato neppure il ministro di riferimento, visto che non si presentato né al Senato, né alla Camera per sostenerlo? Il Pdl senza sotterfugi, nella chiarezza di un dibattito parlamentare ha espresso un giudizio politico su un governo che, al di là dell’impegno riconosciuto al Presidente Monti, non ha saputo concretizzare gli obiettivi per cui era nato. E’ una posizione che si dovrebbe rispettare, considerato che a conti fatti non crea alcun vuoto di governo. Si è scelta la strada conveniente (demonizzare l’avversario paga sempre) di addossare al Pdl la colpa di tutti i mali. Dimenticando che proprio dal Pdl in questo ultimo anno era venuta un’importante lezione su come anteporre gli interessi nazionali ai propri tornaconti personali. Un anno – conclude Bianconi – in cui, messosi da parte Silvio Berlusconi, nessuno ha raccolto l’appello di Angelino Alfano di costruire anche in Italia una formazione politica ispirata al Ppe che potesse diventare la casa comune di tutti i moderati e riformisti. Per cui adesso calma e gesso. Le cose che si devono fare si faranno e poi gli elettori decideranno chi dovrà guidare il Paese nella prossima legislatura”.

INDAGINE CONOSCITIVA NASCERE SICURI
Nei giorni scorsi la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha ha unanimemente approvato la relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva Nascere sicuri di cera relatrice la senatrice Laura Bianconi assieme alla collega Fiorenza Bassoli. Lo stesso è accaduto quando in seguito a fatti di cronaca che avevano evidenziato episodi di malasanità si è deciso di avviare un’Indagine conoscitiva sui percorsi nascita in Italia. “L’indagine conoscitiva che ha impegnato la commissione per oltre due anni – precisa la senatrice Laura Bianconi - , mirava a far luce sulle tante perplessità che, comprensibilmente, gravavano su un momento come quello della nascita che dovrebbe essere sempre lieto e privo di tragiche conseguenze. Come rappresentanti della politica abbiamo ritenuto necessario avviare un attento studio sulla funzionalità ed efficienza dei punti nascita e degli operatori di settore. Tale indagine è stata volutamente conoscitiva, senza valenza di criticità, al fine di risalire alle cause della fenomenologia negativa riscontrata negli ultimi tempi. La fotografia della situazione italiana dei punti nascita che ne è emersa - continua Bianconi - è più che tranquillizzante e risulta ingiustificabile il fenomeno di "psicosi da parto" che si era diffusa in seguito a episodi che avevano emotivamente scosso l’opinione pubblica. L’indagine conoscitiva, partita nel settembre del 2010, ha valutato le modalità di assistenza al parto, i percorsi nascita e di tutela della salute della madre e del bambino, con particolare attenzione anche a: parto-analgesia, corsi di preparazione al parto e percorsi di genitorialità condivisa. L’obiettivo dell’indagine è stato quello di raccogliere dati e informazioni utili alle istituzioni e finalizzati a fare chiarezza sul percorso nascita. Sulla base degli interventi raccolti nel corso delle audizioni e dei documenti pervenuti, sono state valutate le criticità del percorso assistenziale in relazione alla realtà sanitaria territoriale regionale, e individuate adeguate iniziative legislative, con priorità di uniformità per i percorsi di emergenza ostetrica-neonatale attraverso la collaborazione con il tavolo della Conferenza Stato-Regioni per renderlo operativo in tempi definiti. A conclusione di un lavoro durato due anni, un lavoro che purtroppo è ai più sconosciuto perché l’attenzione dei media si concentra solo sugli scandali della politica, come parlamentare non posso che essere orgogliosa di aver dato il mio contributo a una ricerca che sarà preziosa per chi nella prossima legislatura dovrà fare l’agenda della sanità italiana, ma soprattutto sono serena per aver, fino alla fine di questa legislatura, onorato il mandato dei cittadini attraverso un impegno che li vedeva sempre al centro del mio agire politico”.

ALL'EUROPA PREMIO NOBEL PER LA PACE
Ieri sono convenuti ad Oslo i capi di stato e di Governo dell’Unione Europea per ricevere il Nobel per la Pace assegnato quest’anno all’Unione Europea. “Un Nobel che carica ancor di più ciascuno di noi a perseguire quel percorso di unificazione dei popoli che abbiamo avviato – commenta la senatrice laura Bianconi – ma anche un monito per quelle aree del pianeta in cui le guerre sono ancora considerate lo strumento per risolvere i conflitti. Non dimentichiamo che i padri fondatori della comunità Europea avevano vissuto la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, avevano visto i loro Paesi devastati e impoveriti dal conflitto. Ma da quella tragica esperienza hanno saputo trarre la lezione che solo mettendo da parte i meri interessi nazionali si sarebbe potuta costruire un’epoca di pace e di prosperità per i popoli del nostro continente. Questo riconoscimento – conclude Bianconi – giunge nel momento in cui tutta l’Europa sta vivendo la più grave crisi economica dopo quella del 1929, e questo deve spingere tutti i governi a ricercare in modo unitario l’uscita dalla crisi. Più Europa non deve essere solo uno slogan ma un impegno per ciascuno di noi”.

ESCALATION DONNE UCCISE DAI ORO COMPAGNI
Chi legge questa newsletter sa che non amiamo occuparci dei problemi solo quando c’è da fare passerella ai convegni. IAbbiamo ricordato il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, in quell’occasione abbiamo detto che di quella data dovremmo farne memoria ogni giorno, perché troppe sono le donne che, anche nel nostro Paese, continuano a morire per mano dei loro compagni. Per questo non possiamo non parlare dei tre casi che si sono verificati nei giorni scorsi: tre donne, diverse per età, status, condizione, ma tutte e tre accomunate dalla sfortuna di aver incontrato uomini dalla personalità malata che non si rassegnavano a vederle sottomesse ai loro voleri. Non siamo indifferenti a queste cose, tutti dicono che la loro situazione era nota. E allora interroghiamoci su chi poteva fare qualcosa per salvarle e non lo ha fatto.


Ma veramente la decisione del Pdl di non sostenere più il governo Monti (pur non ostacolando l’approvazione dei provvedimenti ritenuti importanti per il Paese), è la causa del baillame che si è scatenato negli ultimi giorni? Difficile pensare che due settimane di anticipo, rispetto a una data elettorale che trovava tutti d’accordo, possano destabilizzare gli umori e le aspettative. Ma come sempre, in Italia le cause di tutti i mali sono sempre e solo di un’unica persona. Su questo fa chiarezza l’intervista al Segretario del Pdl Angelino Alfano, riportata su Corriere della Sera del 10 dicembre.

NON SIAMO STATI NOI A DRAMMATIZZARE
(…) Il segretario del Pdl non vuole rinfocolare la polemica anche se ritiene che qualcuno stia soffiando sul fuoco, alimentando una drammatizzazione eccessiva.
“Abbiamo usato parole di rispetto nei confronti di Monti – dice – e siamo convinti che rimanga una risorsa preziosa per la Repubblica. Questo non può farci velo nel giudizio: in questo anno alcune cose sono state sbagliate e, secondo me, gliele ha fatte sbagliare il PD”.
Alfano ne indica almeno tre invitando il governo a riflettere:
“Mi riferisco in primo luogo alla riforma del mercato del lavoro che avrebbe dovuto essere molto più incisiva e a favore del lavoro e delle imprese se Monti non avesse subito il diktat del Pd che a sua volta ha subito quelli della Cgil e della Fiom. In politica estera, mi riferisco al voto dell’Onu sulla Palestina, è stata cambiata la linea politica dell’Italia nell’ultimo decennio senza nemmeno passare in Parlamento. Anche in questo caso abbiamo ragione di ritenere che sulla decisione abbia peato la golden share del Pd su governo. Infine i fondamentali dell’economia non vanno certo meglio di un anno fa quando il governo Berlusconi ha rassegnato le dimissioni”.
Le tensioni tra l’esecutivo e il partito del Cavaliere non sono mancate in questo anno. Ma stavolta sembra esserci qualcosa di più. Un’accusa di doppiezza, giudizi che cambiano a seconda degli interlocutori, cordialità di facciata. Alfano rivendica la correttezza del suo operato anche in questi tre giorni di tempesta:
“Ha perfettamente ragione Monti quando afferma che i nostri rapporti sono stati cordiali e improntati a gentilezza – l’ho sentito subito dopo il colloquio al Quirinale e anche oggi (domenica sera n.d.r.)quando mi ha chiamato per avere assicurazioni formali sul nostro voto a favore della legge di Stabilità. D’altra parte chi ha ascoltato tutto il mio discorso alla Camera sa bene che nella prima parte ho espresso giudizi lusinghieri sia sulla grande capacità di Monti nel servire le istituzioni che sulla sua lealtà e correttezza nei confronti del Pdl”.
Ma non era meglio, si chiedono però in tanti, un voto esplicito di sfiducia se il giudizio del Pdl era diventato così negativo, tanto da parlare di un governo che avrebbe portato il Paese allo stremo?
“Non lo abbiamo fatto – replica il Segretario del Pdl – perché non volevamo far precipitare tutto rovinosamente. Alla Camera ho parlato di chiusura ordinata della legislatura, con l’approvazione di quei provvedimenti che servivano all’Italia. Vediamo però bene di cosa stiamo parlando: con le dimissioni siamo passati dall’ipotesi di voto il 10 marzo all’ipotesi di elezioni il 24 febbraio. Appena due domeniche prima. Non mi pare che ci sia questo dramma e non siamo stati certo noi a volerlo. Ecco perché sono risibili le accuse di irresponsabilità da parte di Casini e Bersani. Se vogliono cinguettare tra di loro continuino pure a farlo. Nella logica del mio discorso alla Camera c’era l’indicazione di fare le cose necessarie e andare al voto il 10 marzo, niente altro”.
Colpiscono ancora però quelle parole sul Paese ferito dalle politiche recessive del Governo, pronunciate prima dal Cavaliere e ribadite poi da Alfano nelle aule parlamentari. La sensazione di una brusca accelerazione dettata dal ritorno in campo di Berlusconi resta intatta e alimenta preoccupazioni per il futuro del Paese. Il Segretario del Pdl non accetta questa ricostruzione dei fatti, rivendica i meriti della sua parte politica e ribalta sugli altri partiti della strana maggioranza le colpe.
“Ora però vi preparate ad una campagna elettorale dai toni populisti e anti Europei, lontani da linee e programmi dei partiti moderati e popolari …”.
Le preoccupazione per la riapertura dei mercati e per una nuova corsa dello spread provocata dalla decisione del Pdl, ampiamente diffuse negli ambienti europei e internazionali, non sembrano ad Alfano fondate: è colpa della decisione di Monti di dimettersi?
“La sua uscita è stata istituzionalmente corretta anche se era evitabile – replica il Segretario del Pdl che ha anche qualcosa da dire sull’ipotesi di una candidatura dell’attuale Premier:
“Naturalmente è una sua libera scelta. Noi però rimaniamo convinti che senza il Pdl non vi sia un’area politica capace di battere la sinistra. Non chiediamo una scelta che guardi verso di noi ma di valutare il senso di una discesa in campo che non abbia come missione quella di federare un’area popolare e riformatrice che è presente nel nostro Paese e che è nella sostanza alternativa alla linea di politica economica che la Cgil imporrebbe a Bersani”.
E’ il suo progetto di unire i moderati che sembra però caduto con il ritorno in campo di Berlusconi.
“Potrei rispondere di sì se avessi avuto aperture nei mesi che hanno preceduto la decisione del nostro presidente. Invece ci hanno chiesto sempre di rompere con Berlusconi senza cogliere il segnale di novità della sua rinuncia. Non ho mai ragionato in base alle mie ambizioni personali e ho sempre messo nel conto che il fondatore del partito dovesse chiedere un giudizio agli italiani sulla sua esperienza di governo conclusasi peraltro senza un voto di sfiducia delle camere”.
Ora però il Pdl è in preda a convulsioni con le dissociazioni degli esponenti <<montiani>> e con i politici che provengono da an che ragionano sull’uscita dal partito.
“E’ una discussione tutt’ora aperta perché alcuni esponenti del mondo della destra ambiscono a rialzare le loro bandiere, non tutti ma alcuni ci stanno ragionando mentre altri alimentano una diaspora filomontiana. E’ una discussione che rischia di essere agevolata dal mantenimento dell’attuale legge elettorale”.
Le ultime battute sono per il destino del Pdl. E’ ancora in campo il cambio del nome? E al voto con quali alleanze?
“C’è un problema di tempi ma non escludiamo questa ipotesi. Così come stiamo ragionando con la Lega sulle condizioni di una nuova alleanza. Con loro abbiamo un rapporto che non si è mai interrotto, ma dobbiamo vedere a quali condizioni e con quali programmi si può andare insieme davanti agli italiani: noi siamo parte integrante e significativa del Partito popolare europeo”.
E i sondaggi impietosi?
“Abbiamo pagato il conto della caduta del nostro governo, la falsa propaganda sullo spread e il voto a provvedimenti del governo Monti negativi per il nostro elettorato. Molti indecisi provengono però dalle nostre fila, la partita è aperta”.
Ma non è ferito il segretario per i mesi di incertezza sulla sua leadership e sulla decisione di Berlusconi di riprendere il timone?
“La cosa che mi è più dispiaciuta sono le migliaia di firme che abbiamo raccolto per le primarie che non saranno più svolte. E’ una prova del consenso che c’è ancora per il Pdl. Per quanto mi riguarda – chiude diplomaticamente – ero e resto segretario di un partito che ha un fondatore e un presidente che non è mai venuto meno. Si va avanti così”.
(intervista al Segretario Angelino Alfano, pubblicata su il Corriere della Sera, lunedì 10 dicembre 2012)


 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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