Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 136 del 22 gennaio 2013



SILVIO IS BACK
Questa è la prima newsletter del 2013 e significativamente ritorna, dopo le festività natalizie proprio nel giorno in cui, depositate le liste elettorali, si conoscono i nomi di tutti i candidati. L’autrice di questa di Spazio di libertà, la senatrice Laura Bianconi, è stata confermata nelle del Pdl, in quarta posizione al Senato, quel Senato che diventa ogni giorno di più dirimente per assegnare la vittoria, o quantomeno la governabilità. E proprio per questo Silvio Berlusconi, ritornato alla grande a guidare la competizione elettorale ha deciso di capitanare in tutte le regioni le liste del Senato. “Silvio is back”, come si dice in America quando le grandi star dello sport e dello spettacolo ritornano in campo e lo ha fatto alla sua maniera: alla grandissima; conquistando consensi giorno dopo giorno e, soprattutto, rimettendo in discussione una vittoria che per l’accoppiata Bersani/Vendola sembrava già acquisita. “Questa è la grandezza di Slvio Berlusconi, la capacità di ripresentarsi in prima persona sulla scena politica e di sparigliare le carte – commenta la senatrice Laura Bianconi - mettendoci innanzi tutto la faccia e non risparmiandosi per affermare le idee in cui ha sempre creduto e per le quali è sceso (a differenza di chi preferisce ascendere) in politica. La sua forza è dirompente e contagiosa – continua Bianconi – ed è la stessa forza che io stessa ho avvertito quando, conclusa l’esperienza del governo dei tecnici, mi sono riappropriata della mia identità politica, un’identità politica che per un anno come Pdl abbiamo dovuto mettere in secondo piano per una scelta di responsabilità nei confronti del Pese che più di altri abbiamo pagato in termini di consenso. Non ho mai nascosto che nell’ottobre 2011, mentre ci trovavamo a combattere con quella che Silvio Berlusconi chiama la “tempesta perfetta”, la strada maestra dovesse essere quella delle elezioni. Per il bene dell’Italia, abbiamo rinunciato a esercitare quel mandato che libere lezioni ci avevano assegnato; Silvio Berlusconi e il Pdl hanno passato la mano e per un anno, lealmente, hanno messo in secondo piano la propria identità politica per qualcosa che nonostante le premesse, e le promesse, non è stato mantenuto. Adesso – conclude Bianconi- si ritorna a giocare secondo le regole della politica, quelle per cui sono le urne a decidere chi guiderà il Paese. Per questo è importante ritrovare lo spirito che in tante competizioni ci ha reso vincenti e, sull’esempio di Silvio Berlusconi, metterci la nostra faccia e le nostre energie per far vincere le nostre idee”.
Silvio is back. Era ora.


Ci piace ripeterlo: la politica non è uno sport per mammolette, per cui non c’è da stupirsi se nel momento in cui si fanno le liste i toni si fanno accesi. E’ sempre successo e sempre succederà. E’ legittimo, e antropologicamente anche logico, che ciascun candidato si consideri portatore di un valore aggiunto che vuole vedere riconosciuto: Questo avviene in tutti i partiti, magari nel Pdl è più evidente perché “le segrete stanze” non sono così impenetrabili come invece dove ci sono anni di centralismo democratico. In ogni caso sarebbe il caso che ognuno si impicciasse delle liste proprie, lasciando il giudizio agli elettori come prevede la Costituzione. Per chi se la fosse persa riportiamo la dichiarazione del premier in pectore Pierluigi Bersani: «Mi preme sottolineare la distanza stellare tra il modo di procedere del Pdl e il nostro. La vicenda Cosentino è tra il grottesco e lo scandaloso».
Un amico affezionato di questa rubrica, il dottor Luigi Migliori, casualmente e in tempi non sospetti (eravamo ai primi di gennaio), aveva fatto questa riflessione sulle primarie di fine anno del Pd, quelle con cui per dirla alla Bersani “abbiamo ammazzato il maiale”, dove per maiale si deve intendere la legge elettorale che quegli snob della Lega e del Pdl si ostinano a chiamare porcellum.
E poi diteci se non ha perso l’occasione per stare zitto.

PRIMARIE, LENIN E GRAMSCI
Vladimir Ilic Ulianov, in arte Lenin, all'inizio del '900, individuò nei rivoluzionari di professione, persone dedite a tempo pieno alla politica, cardini di un partito capace di guidare il proletariato nel processo rivoluzionario.
Alcuni decenni addietro, un caro amico, pensò di dedicare il proprio tempo libero all'attività di partito, grazie alle proprie conoscenze professionali rivestì per alcuni anni un ruolo significativo in una città della Romagna.
Frequentando quasi quotidianamente la sede della federazione provinciale, ebbe modo di conoscere l'andamento interno del partito; spesso saliva all'ultimo piano per quattro chiacchiere con i ragazzi della federazione giovanile.
Entrato in confidenza ed accertato il desiderio di molti giovani di intraprendere la via dei rivoluzionari di professione, era solito consigliare: "prima fatevi un mestiere, poi, anche la politica, sarete più liberi e non condizionati ".
I ragazzi riconobbero la differenza del messaggio, qualcuno, anni dopo, lo ringraziò.
Gli apparati, indipendentemente da settori e fini, tendono a crescere e conservarsi, sovente a spese dei fini costitutivi della struttura; i rilievi critici sulla vita e crescita dell'organizzazione, dovrebbero contenersi, pena l'accusa di disfattismo, talvolta di infedeltà; col trascorrere del tempo, molte strutture vivono ed utilizzano il potere conseguito quasi esclusivamente per sé stesse.
Il successo e la carriera dei membri della struttura, sovente, più che sul raggiungimento degli obiettivi statutari, sarebbe determinata dalla coerenza con gli altri membri.
Alle recenti primarie del Pd, in tutte le città romagnole sono risultati vincenti personaggi d'apparato o designati dallo stesso, in buona sostanza, cooptazioni. Anche una parlamentare alla prima legislatura, (sappiamo tutti che serve principalmente per imparare il mestiere), è stata falcidiata, con un evidente spreco di risorsa umana. Quanto tutto ciò possa coniugarsi con le esigenze, profonde ed ineludibili, di riforme politiche, economiche e sociali, sarà esercizio della libera coscienza di ognuno di noi.
Rispetto alle precedenti primarie, un numero di elettori molto inferiore, ma particolarmente coeso con le indicazioni degli apparati, (l'avanguardia rivoluzionaria?), potrebbe significare uno zoccolo duro di resistenza ai processi riformatori, che, fra l'altro, deciderebbe la maggioranza delle rappresentanze parlamentari.
Il sistema di potere locale, probabilmente riassorbirà le tensioni seguenti alle primarie, ma i margini, stante la
situazione economica, si assottigliano e, comunque, spesso si traducono in costi per la collettività.
Infine, una notazione relativa ad un'intervista resa da un vincitore delle primarie: affermava di non aver letto Gramsci.
Se abbiamo presente il giudizio benevolo di Benedetto Croce sugli scritti gramsciani: "è uno di noi", chiediamoci se non si legga Gramsci, ma si pratichi Lenin. Auspichiamo, dai fatti, una risposta negativa.
(Luigi Migliori - Dirigente Scolastico in Cesena)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
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