Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 171 del 26 marzo 2013

IIn Commissione
Le Commissioni non sono convocate

In Aula
Informativa del Governo sulla vicenda dei due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

TUTTI IN PIAZZA DEL POPOLO CON SILVIO BERLUSCONI
Ancora una volta chi pensava che il Pdl fosse un partito da mandare in pensione ha dovuto ricredersi. La grande partecipazione alla manifestazione dello scorso sabato dimostra che Silvio Berlusconi incarna un ideale condiviso da milioni di italiani che non sono disposti a vedere il proprio paese alla mercé di progetti politici illiberali o demagogici”. Comincia così il commento della senatrice Laura Bianconi sulla manifestazione del Pdl in Piazza del Popolo. “Ancora una volta – continua Bianconi - Silvio Berlusconi ha parlato di quelli che sono i problemi veri degli italiani: il lavoro, l’oppressione fiscale, una burocrazia oppressiva e certa magistratura che usa il proprio ruolo per scopi politici. Ma soprattutto – conclude Bianconi – ha espresso ancora una volta la disponibilità, e la buona volontà, del Pdl a impregnarsi, oltre le logiche di schieramento, per la governabilità del paese. Ignorare questa mano tesa non è solo miopia politica ma volontà evidente di anteporre i propri interessi di bottega al bene del paese”.

LA FINE E’ VICINA
Non poteva essere più chiaro e drammatico l’appello del Presidente di Confindustra Giorgio Squinzi che nel corso dell’incontro con Pierluigi Bersani, Presidente del Consiglio incaricato, ha ribadito la necessità di un governo stabile. “Tutti noi siano testimoni della difficoltà in cui le imprese si dibattono – dichiara la senatrice laura Bianconi – chiunque stia in mezzo alla gente non può non notare le tante saracinesche che ogni giorno si abbassano per non riaprire più. Per questo è ancora più grave che Pierluigi Bersani, forte di un risultato elettorale superiore a quello del Pdl di solo lo 0,3 per cento si ostini a rimanere su quella che lui stesso ha definito “la strada stretta” e insegua il miraggio di qualche transfuga grillino per dar vita, se l’operazione riesce, a un governo che non sarà di nessuna utilità per il paese. L’esempio dell’ultimo governo Prodi evidentemente non ha insegnato nulla, così come – conclude Bianconi – sembrano non insegnare nulla i tanti esempi in Europa in cui partiti politici di tradizioni opposte hanno saputo trovare un punto di accordo per il bene del proprio paese e dei propri cittadini. A un mese dalle elezioni – conclude Bianconi – Bersani è ancora fermo al “mai col Pdl” e non si accorge che a farne le spese sono gli italiani”.

QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO
Giusto una settimana, riprendendo la consuetudine settimanale della newsletter, commentavamo la desolante solitudine con cui ci trovavamo a trattare la vicenda dei due Marò italiani. E lo facevamo mentre il contenzioso giuridico-diplomatico era in corso ma ai due Marò era stata assicurata la loro permanenza in Italia. Con un drammatico colpo di scena sono stati invece rispediti in India, e da uomini d’onore non si sono sottratti, rendendo se possibile ancora più inspiegabile il modo in cui l’intera vicenda è stata gestita. In questo momento non posso che essere vicina a ai due militari italiani e alle loro famiglie – dichiara la senatrice Laura Bianconi – che vivono la tragica esperienza di trovarsi al centro di una vicenda paradossale. Nono stante le informative rese dai ministri interessati alle Camere, solo il tempo potrà svelare come veramente siano andate le cose e come si sia potuti arrivare a un risultato che danneggia sia le persone coinvolte che l’immagine del nostro Paese. Voglio solo ricordare che il governo ancora in carica, che ha tutta la responsabilità di come è stata gestita l’intera vicenda, ha fatto della riacquistata credibilità internazionale la propria bandiera, incensando gli sforzi per recuperare immagine e prestigio dopo i danni provocati dal grande gaffeur Berlusconi. Credo che oggi – conclude Bianconi - sia sotto gli occhi di tutti come Silvio Berlusconi mai abbia messo il proprio paese al centro di una crisi diplomatica di queste dimensioni e mai abbia giocato a rimpiattino con la vita di due suoi connazionali. Sarebbe anche ora che qualcuno gli facesse le sue scuse”.

L’ITALIA PERDE SUE GRANDI ITALIANI
Avevano storie diverse, vite diverse, esperienze diverse; li ha accomunati il lasciare questa terra a poche ore di distanza l’uno dall’altro, entrambi colpiti da un male incurabile. “Antonio Manganelli e Pietro Mennea – ha dichiarato la senatrice Laura Bianconi – sono stati due grandi italiani che hanno onorato il nostro paese con il loro lavoro e con l’esempio. La loro morte mo ha molto toccata e sono vicina alle loro famiglie per la grande perdita che hanno subito”.


I nostri vecchi lettori sanno che amiamo dar loro tanto da leggere (siamo passatisti e questo è il nostro personale contributo alla imperante disaffezione alla lettura). I nuovi lettori li mettiamo subito alla prova, ma non potevamo no rendere disponibile per tutti il discorso pronunciato da Silvio Berlusconi in Piazza del Popolo.

DISCORSO DEL PRESIDENTE SILVIO BERLUSCONI ALLA MANIFESTAZIONE DI PIAZZA DEL POPOLO, SABATO 23 MARZO 2013
Care amiche, Cari amici,
siamo davvero tanti e da quel che vedo siamo già tutti pronti per una nuova campagna elettorale, e questa volta per vincere alla grande, per vincere davvero. Questa, come sapete, si chiama Piazza del Popolo.
Ma da oggi possiamo chiamarla Piazza del Popolo della Libertà.
Grazie di cuore di essere qui con me, con noi, tutti insieme a
rappresentare l’Italia degli italiani di buona volontà, l’Italia degli italiani di buon senso, l’Italia degli italiani di buona fede. L’Italia che lavora e che produce, l’Italia delle donne e degli uomini liberi che vogliono restare liberi.
Siamo il Popolo della Libertà. Siamo noi il Popolo della Libertà, e abbiamo come religione la libertà, abbiamo come prima e assoluta missione la difesa della libertà.
E anche per questo siamo qui oggi, tutti insieme, ad esercitare un nostro assoluto diritto, garantito da tutte le democrazie, quello di manifestare in piazza per protestare contro ciò che non ci piace, che non ci pare giusto, che non accettiamo, o a favore di ciò che vogliamo e che ci appare sacrosanto.
Ci avevano dati per agonizzanti, invece ecco qui sotto un sole caldo di primavera e in una delle piazze più belle del mondo:
- un popolo che combatte contro la crisi economica e sociale;
- un popolo che sa amare, sa ammirare, sa creare, e rinnega nella vita di ogni giorno la logica dell’invidia e della rabbia.
Noi siamo l’Italia della passione, che si batte per le proprie idee nelle piazze come nelle istituzioni, nel lavoro quotidiano, nell’impresa. Siamo anche quelli che sanno ridere e sorridere, che sanno combattere la malinconia di una crisi mondiale grave e duratura con la logica dell’intelligenza, e con la volontà dell’ottimismo e della speranza.
Davvero, siamo tantissimi…Lo sapete che non avevo mai visto tanti “impresentabili” tutti insieme?
Ci dicono che siamo impresentabili, ineleggibili, collusi, in realtà noi siamo l’Italia migliore e siamo anche la maggioranza dell’Italia , siamo tantissimi.
Prima di ogni cosa, credo che dobbiamo mandare un saluto e un abbraccio, ai nostri due Marò, a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che il Governo Monti ha pensato bene, dopo tante parole, di rispedire in India. E’ una cosa grave e incredibile: un grande Paese non deve questo, non può abbandonare i suoi uomini. E noi non possiamo consentire che l’Italia sia umiliata e ridicolizzata. E non possiamo consentire che ciò avvenga da parte di chi - come Monti - raccontava di avere ridato credibilità al nostro Paese. Domandiamo ai signori del Governo Monti: questa è la vostra credibilità?
Quella della loro credibilità era una grande balla. La balla del secolo.
Non sono mai stati più credibili di noi, semmai erano e sono stati sempre
supini alla Germania e agli altri Paesi e ora anche all’India.
Allora, come voi sapete bene in questi giorni c’è stato un giro di consultazioni con le forze politiche, e verrò tra poco alle mie osservazioni sull’incarico precario che è stato dato ieri al signor Bersani. Ma prima, volevo fare anch’io le mie consultazioni, chiedendo subito un parere a voi, perché il vostro è il parere che mi importa.
Vi domando:
1. Siete contenti della campagna elettorale che abbiamo fatto?
2. Siete orgogliosi di come io mi sono battuto nelle piazze e nelle sfide televisive? Da Santoro? Da Floris? Dalla Annunziata? Dalla Gruber?
Sapete, c’è qualcuno che mi dice che non devo più chiamarli comunisti, ma non è colpa mia…Non sono io che vedo comunisti da tutte le parti:
sono loro che sono comunisti e stanno da tutte le parti…E infatti, andando negli studi televisivi, ho visto così tanti comunisti che mi sono venuti gli occhi rossi e pure la congiuntivite…
3. Ancora. Siete soddisfatti della nostra fantastica rimonta in campagna elettorale?
4. Pensate che un grande Paese come l’Italia possa essere governato senza numeri da vecchi militanti di quel Pci, che è diventato Pds, che è diventato Ds, che è diventato Pd, ma che non è cambiato mai?
5. Siete convinti che, se si tornasse al voto, vinceremmo noi, sia alla Camera
che al Senato?
6. Allora siete pronti a tornare in campagna elettorale per dare all’Italia un Governo solido, capace e liberale?
E allora, se siete tutti pronti, allora Vi comunico che sono pronto anch’io…Sì, sono pronto anch’io a combattere insieme a voi una grande battaglia per la libertà e per una nuova Italia.
Parliamo un po’ degli altri. Ma l’avete visto in questi giorni Bersani?
Prima del voto, era convinto di avere già vinto senza gareggiare. Aveva in mano da due mesi la lista dei ministri, con Rosy Bindi in testa. Diceva che era in vantaggio di 12 punti, diceva che la nostra rimonta era falsa e che gli serviva il binocolo per vederci. Adesso è trascorso un mese dal voto, e nessuno ha avuto ancora il coraggio di dirgli che le elezioni non le ha vinte.
Oddio, qualche sospetto ce lo deve avere anche lui.
Ha la faccia di uno che ha cercato di smacchiare un giaguaro e il giaguaro lo ha ridotto male, molto male…
Ma ci sono anche altri che stanno combinati anche peggio.
Lo vogliamo mandare tutti insieme un saluto a Gianfranco Fini, devo dire che la vostra è una reazione rozza ed efficace, quindi mandiamo un saluto a lui che dopo “soli” 30 anni lascia il Parlamento? Un saluto a lui e a tutto il suo club di gentiluomini…Ma poi guardate che in fondo, credo che a Montecarlo non se la passi così male…
Un saluto anche a Casini, che tutte le sere ci spiegava in tv che eravamo noi a sbagliare, che non capivamo il Paese, che la soluzione era Monti. Vi diciamo: Caro Pierferdinando, bisogna saper ascoltare la gente. E se tu avessi ascoltato la tua gente, avresti capito che non dovevi dividere lo schieramento dei moderati alternativi alla sinistra, e fare così l’interesse della sinistra…
E un nostro vero rammarico è proprio questo: come hai potuto fare un errore così grave contro i tuoi elettori e anche contro te stesso? Come hai potuto non vedere cosa sarebbe successo?
E poi un saluto a Di Pietro…Avevamo sostenuto per anni che le sue erano braccia rubate all’agricoltura…Ora possiamo finalmente restituirlo all’agricoltura, sperando che non faccia troppi danni anche lì.
E poi ve lo ricordate Ingroia, l’eroe del Guatemala? A proposito…Ci sono in piazza amici della Valle d’Aosta? Dove siete? Eccoli là…Allora, vi do una notizia…Visto che Ingroia ha perso le elezioni e vuole tornare in Magistratura, ma siccome si era candidato in tutta Italia tranne la vostra
Regione, hanno pensato bene di mandarlo da voi in Valle d’Aosta…Ho un’indiscrezione sulla prima inchiesta che farà: Sarà sugli stambecchi del
Parco del Gran Paradiso…Ha già un sacco di intercettazioni, e ha anche uno stambecco pentito che ha rilasciato le prime confessioni…Presto sarà intervistato da Santoro e Travaglio…Sia lui, sia lo stambecco…
E poi un saluto a Grillo, che ieri è andato da Napolitano travestito da dittatore dello Stato libero di Bananas…Lo sapete che cosa combina oggi? Una bella visita ai cantieri dell’Alta Velocità accompagnato da un po’ di distinti signori amici suoi (anarchici, no-Tav, centri sociali…). Intanto, è un primo atto da onorevoli, perché vanno lì come parlamentari, e sfruttando un privilegio da parlamentari…Vorrei chiedere a Bersani: ma che fai? I nuovi ministri delle infrastrutture e magari anche degli interni li scegli tra quei gruppettari là? E’ così che pensi di guidare e governare uno dei Paesi più importanti del mondo?
Fatti questi doverosi “saluti”, vengo alle cose importanti su cui dobbiamo ragionare insieme.
1. Siamo qui e cominciamo con una denuncia e una proposta.
La denuncia politica riguarda la sinistra, che, forte della sua antica professionalità nelle sezioni e negli scrutinii elettorali, si è guadagnata uno
0.3% in più di voti, e, con questo 0.3, ha osato mettere le mani sulle Presidenze di Camera e Senato, come se le istituzioni fossero tutte quante “cosa loro”. E ora puntano a fare lo stesso con la Presidenza della Repubblica. Dico qui, forte e chiaro, che sarebbe una specie di golpe, che sarebbe un atto ostile contro metà e oltre del Paese.
Bersani aveva detto prima del voto: se anche prendessi il 51%, mi comporterei come se avessi preso il 49%. Bene, non ha preso né il 51 né il
49, ma solo il 29, eppure si vuole sequestrare il 100% delle cariche istituzionali. E’ inaccettabile.
E’ inaccettabile che l’Italia sia uno dei pochissimi Paesi occidentali dove la massima carica dello Stato sia decisa, nel chiuso di qualche stanza buia e fumosa, da tre o quattro capipartito, alle spalle degli elettori.
Il Capo dello Stato non lo possono decidere Bersani, Vendola e
Monti riuniti a casa loro, magari indicando Romano Prodi. Un Presidente tutto meno che superpartes.
Lo volete uno come Prodi? Il Capo dello Stato lo dovrebbero
decidere 50 milioni di italiani, democraticamente, al termine di una campagna elettorale aperta, libera e trasparente.
Per questo noi proponiamo (e nella scorsa legislatura siamo riusciti a
far approvare questa riforma solo al Senato, purtroppo), che si passi all’elezione popolare diretta del Capo dello Stato, come accade in America o in Francia.
Ma anche ora, in attesa di questa riforma, non è assolutamente pensabile che, con un colpo di mano, sempre aggrappandosi allo 0,3% di cui parlavo prima, questi signori pensino di imporci uno di loro, magari uno dei più estremisti di loro, per 7 anni.
Questa volta, con il Presidente del Senato di sinistra, con il Presidente della Camera di sinistra, con il Presidente del Consiglio di sinistra, il Capo dello Stato deve essere un moderato, un liberale di centrodestra!
Questo è un sacrosanto diritto dei 10 milioni di italiani che noi rappresentiamo e che non possono essere esclusi da tutte le più alte istituzioni.
La seconda questione è la più importante. Vedete, io ho fatto la campagna elettorale pensando ai problemi veri degli italiani:
-fermare il bombardamento di tasse;
-creare le condizioni per avere nuovi posti di lavoro;
-fermare il mostro chiamato Equitalia;
-abolire l’Imu per il futuro e restituirla per il passato.
Bene, un minuto dopo il voto, questi signori hanno fatto sparire queste questioni reali, e hanno messo sul tavolo questioni che non hanno nulla a che fare con le emergenze del Paese:
-il conflitto di interessi
-la legge anticorruzione
-il falso in bilancio
-la caccia alle poltrone istituzionali di cui ho detto poco fa
-e perfino, roba da matti, la questione lunare della mia presunta ineleggibilità, cosa con la quale vorrebbero provare a mettere fuori gioco il
leader di 10 milioni di italiani, eletto 6 volte al Parlamento, e già 4 volte Presidente del Consiglio.
Sono irresponsabili. Sono fuori dalla realtà perché non sanno ascoltare la sofferenza del Paese.
Non capiscono il dramma degli imprenditori.
Non capiscono il dramma dei disoccupati, con i livelli record della disoccupazione, in particolare di quella giovanile.
Non capiscono l’incubo di chi riceve lettere e cartelle minacciose da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Non capiscono il dramma di chi vuole fare impresa e deve fare i conti con una burocrazia oppressiva, che toglie tempo e risorse, che ti fa andar via la voglia di realizzare qualcosa di nuovo.
Vi sembra normale?
In un mese dopo il voto, avete mai sentito Bersani pronunciare la parola “crescita”? La parola “sviluppo”? Niente di niente, come se il problema fosse solo quello di togliere di mezzo il signor Berlusconi. Scherzano con il fuoco, e non capiscono che poi, perfino per un grande Paese come il nostro, possono materializzarsi rischi gravi, magari anche scenari pericolosissimi per il risparmio privato delle famiglie, come sta accadendo a Cipro.
E ora si aggiunge, in questo contesto, l’altro marziano, Grillo, che parla di “decrescita felice”. Ma, ditemi voi: avete mai visto qualcuno che si impoverisce ed è felice?
Qualcuno che sorride mentre perde il suo lavoro, il suo risparmio, la sua dignità?
Che poi, detta da uno come Grillo che non vive certo di stenti, la cosa sa anche di grande presa in giro e di offesa agli italiani…
E ciò nonostante, Bersani lo insegue, lo prega, gli va appresso, e tenta con i voti dei grillini di mettere insieme i numeri che non ha…
Direte voi: si tratta di una orribile compravendita di parlamentari…No: si chiama scouting.
Direte voi: si tratta di un ribaltone antidemocratico…No: si chiama scouting.
Direte voi: ma come, Bersani si esprime sempre in un emiliano
simpatico e verace? Noooo! Bersani si è internazionalizzato, è diventato English, è diventato British, e parla di scouting con una pronuncia ineccepibile.
Mamma mia, se ripenso a tutto quello che ci hanno riversato contro quando qualche parlamentare del gruppo misto è venuto da noi!
No, sono davvero degli ipocriti, sono sepolcri imbiancati.
Se e quando alcuni deputati hanno deciso liberamente di passare con il centrodestra, loro ci hanno accusato di compravendita, se invece passano a sinistra per eleggere il Presidente del Senato e magari far nascere il
governo Bersani allora per loro si tratta di “scouting”.
Vedete che ho ragione io, sono sempre gli stessi, è la doppia morale comunista.
A questo punto, voglio essere molto chiaro, ribadendo la mia fiducia nella saggezza e nell’equilibrio del Presidente Napolitano.
Delle due l’una. Se per caso, dopo l’incarico precario ricevuto ieri
sera, Bersani e il Pd insisteranno con questo tentativo assurdo di Governo senza numeri, di Governo di minoranza, sappiano che la nostra opposizione sarà durissima, senza sconti, in Parlamento e nelle piazze, in
mezzo alla gente che soffre per la crisi che loro non vedono.
Se invece non combineranno nulla, se non ci riusciranno, allora l’essenziale è che non facciano perdere tempo al Paese, che non facciano melina. Si torni subito al voto, e si restituisca la parola agli italiani. Noi siamo assolutamente pronti.
Bersani sta ripetendo l’errore-orrore di Monti: pensare al suo interesse e alla sua salvezza e non all’interesse e alla salvezza del Paese.
Dice “no” a un patto con noi: l’unica soluzione che le urne hanno indicato come possibile.
Il PD invece è da sempre e ancora accecato dall’invidia e dall’odio contro di noi, contro il ceto medio, contro i cosiddetti benestanti, contro chi con il lavoro, con il sacrificio, con il rischio imprenditoriale è riuscito a crearsi una piattaforma di benessere per sé e per i suoi figli.
A loro non importa:
- Che le fabbriche, piccole e medie imprese e negozi chiudano in massa
- Che ci siano tre milioni di disoccupati.
- Che tre milioni e mezzo di italiani siano nella miseria assoluta.
- Che sette milioni di italiani siano sulla soglia della povertà.
- Che i pensionati non arrivino alla seconda settimana del mese.
-. Che 40 giovani su 100 non abbiano lavoro e che in tanti abbandonino l'Italia perché hanno perso ogni speranza.
- A loro non importa che le famiglie siano oppresse dalle tasse e dagli aumenti delle bollette.
- Che i contribuenti siano vessati da Equitalia che si comporta con loro come il rappresentante di uno Stato ostile e nemico.
- Che le imprese siano prigioniere di una camicia di forza costituita da tutti i vincoli e le autorizzazioni preventive della burocrazia che non le lascia operare.
- Che le banche prestino soldi alle imprese con sempre maggiore difficoltà perché hanno subito un incremento pericoloso del totale dei crediti irrecuperabili.
- Che la produzione industriale e i consumi siano caduti ai livelli di 20 anni fa.
-. Che il debito pubblico superi i duemila miliardi.
- Che gli investimenti esteri in Italia siano ridotti al lumicino.
Per loro, per questi marziani irresponsabili spinti solo dal desiderio di potere, dall’invidia e dall'odio sociale i problemi urgentissimi, non più
rinviabili del nostro paese, sono altri, sono il conflitto di interesse, il falso in bilancio, la legge anticorruzione pensando così di colpire il nemico Berlusconi.
Le facciano pure queste leggi. Il loro problema è quello di aumentare l’Iva sui prodotti di lusso per i ricchi e di togliere l’Imu solo a chi ha
pagato sino a 500 euro e così moltiplicarla per quattro a tutti gli altri e - perché no - fare anche una bella patrimoniale, di 40 miliardi che sul piano economico è impossibile, ma è così demagogica e fa tanto chic.
Il problema è quello di tenersi ben strette le banche, come hanno fatto egregiamente da sempre col Montepaschi, e semmai, notte tempo, assottigliare i conti correnti degli italiani con un prelievo forzoso.
Ma tutto questo si può fare solo togliendo prima di mezzo Berlusconi, che ai loro occhi ha una grande colpa, un grande torto, quello di non aver consentito da 20 anni a questa parte a loro, ad una minoranza illiberale e prepotente di prendere il potere e fare il bello e il cattivo tempo.
Ancora tre mesi fa pensavano che i giochi fossero fatti: hanno sottovalutato la forza di questo popolo, la forza del Popolo delle Libertà, la forza dei nostri ideali, dei nostri programmi: e, se permettete, anche del suo leader, e si sono messi a giocare con le figurine: qui ci mettiamo questo, qui ci mettiamo quello, questo ministero a lui, questa banca a te, quell'authority a me, e così via: dai provveditori agli studi, agli ambasciatori, ai direttori generali dei ministeri, dalle grandi Aziende di Stato, ai vertici delle forze dell'ordine e delle forze armate, dovunque perché questo è il potere che amano e che vogliono.
Erano pronti alla grande abbuffata. Poi si sono svegliati e sono caduti dal letto. Accecati dalla loro sete di potere, non si erano neppure accorti che al loro fianco cresceva una forza, il Movimento 5 stelle, che si alimentava col malcontento popolare, agitando slogan semplici e demagogici: un vaffa…. per tutti, No alla Tav, No di qui, No di là, e altre amenità che hanno fatto facilmente presa, perché era ed è protesta allo stato puro, senza alcuna proposta seria per rilanciare l'Italia.
Tanto è vero che, incamerati tantissimi voti, l'unica cosa che Grillo non vuole, per ora, è governare, perché punta al 100% per guidare un governo monocolore e lo dichiara pure al Capo dello Stato…Vi ricorda qualcosa?
In questa situazione Bersani che fa? Si rivolge a chi è responsabile, a chi rappresenta l’Italia che lavora, a chi ha dato infinite prove di serietà e di capacità, cioè alla forza dei moderati, a noi, al Popolo della Libertà?
No, nemmeno per sogno. Si rivolge proprio a Grillo, che per tutta risposta dice no, lo sbeffeggia e lo manda a quel paese 3-4 volte al giorno.
Bersani allora decide - come dicevo - di fare “scouting”, spera che questi turisti della politica nell’albergo a 5 stelle, questi ospiti improvvisati della politica, che vengono in massa dalla sinistra, scappino di mano a Grillo e possano dargli i numeri per far nascere un esecutivo che avrà come primi obiettivi quelli che abbiamo visto prima, e già che ci siamo, magari dichiarare ineleggibile Berlusconi che è la trovata degli ultimi giorni.
Dopo la catastrofe Monti, noi abbiamo messo a punto un programma di riforme e di grande rilancio dell'economia, con al primo posto l'abbassamento della pressione fiscale che è insopportabile sulle famiglie e sulle imprese.
La nostra ricetta liberale per uscire dalla recessione e rilanciare l’economia. E’ una ricetta che ha sempre funzionato e che in sintesi dice: meno tasse sulle famiglie, sulle imprese, sul lavoro producono più consumi, più produzione, più posti di lavoro con la conseguenza di maggiori entrate nelle casse dello Stato che recupera così quanto serve per aiutare chi è rimasto indietro.
Non ci sono altre soluzioni per l’Italia.
Altrimenti non c’è che il voto.
Intanto una cosa è certa: tutti i temi che abbiamo affrontato nella campagna elettorale sono diventati altrettante proposte di legge, che stiamo per depositare alla Camera e al Senato. Già martedì prossimo, a Montecitorio e a Palazzo Madama, depositeremo le prime quattro proposte:
- per la detassazione totale delle nuove assunzioni, a favore di giovani o di disoccupati;
- per il pagamento dei debiti dello Stato verso le imprese;
- per l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e sui terreni agricoli, e per il rimborso dell’Imu pagata nel 2012;
- per una radicale revisione dei poteri del mostro chiamato Equitalia.
Se fossimo stati, o se fossimo al Governo, avremmo fatto esattamente le stesse cose. Per noi, i temi centrali sono e restano quelli che importano davvero agli italiani, alle famiglie e alle imprese.
Gli altri chiacchierano, noi continuiamo a lavorare per il grande cambiamento.
Noi, diversamente dagli altri, non abbiamo dovuto cambiare idee e obiettivi. Per noi resta decisivo sconfiggere le tre oppressioni:
- l’oppressione fiscale, - l’oppressione burocratica, -l’oppressione giudiziaria.
Dell’oppressione fiscale, abbiamo già detto, ma voglio aggiungere qualcosa. Con pazienza, per mesi, abbiamo cercato di limitare l’effetto debilitante delle politiche fiscali negative di Monti, che non condividevamo, e alla fine abbiamo suonato lo squillo di tromba della riscossa: sfido chiunque a dimostrare che questo squillo non sia stato udito in ogni parte d’Italia e che non sia risultato per molti milioni di italiani un discorso liberatorio, lucido e rigorosamente costruito nell’interesse del paese che tutti amiamo.
Le banche devono riprendere a erogare il credito. La pubblica amministrazione deve onorare i suoi debiti con sollecitudine. La domanda interna di beni e servizi deve crescere rigogliosamente. Lo Stato deve fare un passo indietro abbassando il carico fiscale abnorme che impone su cittadini, imprese e lavoro. Le sole esportazioni, che sono una delle maggiori glorie della nostra capacità di crescere, non bastano a rimettere in moto il Paese.
L’Europa della moneta unica non è nostra nemica. Nostro avversario è l’egoismo dei poteri nazionali, la boria di chi si sente egemone e non riesce a ragionare in una logica cooperativa e davvero sopranazionale.
Noiitaliani siamo un pilastro, con francesi e tedeschi, della costruzione europea, e abbiamo tutta l’autorità per rivendicare con fermezza la ripresa di politiche espansive, la rimobilitazione di capitali, di lavoro e di tecnologie allo scopo di aumentare il prodotto e la ricchezza sociale che si producono nell’area dell’euro.
Noi avvertimmo per primi i rischi per la bassa produttività, per l’economia stagnante, per l’incapacità di stimolare, anzi di frustare, il cavallo dell’economia in Italia e in Europa. Non siamo stati ascoltati. Un presidente del Consiglio ha poteri limitati. In certi casi può soltanto denunciare, dire le cose come stanno, ma le leve operative gli sfuggono. Soprattutto se ha una maggioranza ristretta o, comunque, un fronte di opposizione che è fatta non tanto dai partiti che hanno perso le elezioni, quanto da magistrati, mass media e lobby influenti, interne ed estere.
Quanto all’oppressione burocratica, siamo qui per affermare la necessità della riduzione della macchina dello Stato. Una macchina che non soltanto costa ad ogni cittadino italiano il 30% in più di quel che costano gli altri Stati ai loro cittadini, ma che ci impedisce di intraprendere, di lavorare, di sentirci liberi cittadini di uno Stato che ci garantisce e ci protegge, invece che cittadini di uno Stato che ci è ostile o addirittura nemico.
Ma siamo qui anche per dire basta all’uso della giustizia come arma contro gli avversari politici. I magistrati non devono soltanto essere
imparziali, devono anche apparire imparziali. Per questo vogliamo affermare il diritto di un cittadino e ancor più di chi è stato eletto dal popolo a chiedere e a ottenere la revoca e la sostituzione di un PM o di un giudice che militi in una corrente della magistratura ideologizzata e politicizzata, che lo considera un nemico politico e usa contro di lui l’arma della giustizia per combatterlo e danneggiarlo.
Oggi non voglio parlarvi delle assurde vicende giudiziarie di cui sono oggetto, perché tutto il tempo deve essere dedicato ai vostri problemi, ai problemi dell’Italia, mentre una sinistra irresponsabile gioca con le sorti del Paese.
Però lasciatemi dire che solo io potevo resistere a tutte le false accuse e a tutto il fango che mi è stato gettato addosso in questi anni; solo io potevo resistere al dolore che queste vicende provocano e alle straordinarie spese sostenute.
La riforma della giustizia deve essere fatta per tutti i cittadini. Perché non accada a nessuno ciò che è accaduto a me in questi anni. Intercettazioni, perquisizioni, visite fiscali, testimoni intimiditi e maltrattati, migliaia di udienze fissate anche di sabato in Tribunali deserti.
Le nostre leggi, i disegni di legge che depositeremo sono per voi, per tutti i cittadini per difendervi e per rafforzare la magistratura sana che ogni giorno rende un grande servizio al Paese.
Noi non vogliamo una magistratura che sia succube della politica. La magistratura deve essere libera. Ma libertà non significa arbitrio.
La magistratura non deve essere al di sopra del popolo ma deve dispensare giustizia in nome del popolo.
Non può, senza mandato popolare, far cadere governi o decidere le leggi che il Parlamento deve approvare o non approvare.
1Quando un magistrato decide di fare politica tramite il suo ruolo, utilizzando la toga che indossa, è un fatto gravissimo che incide sulla libertà di tutti noi.
È come se l’arbitro di una partita di calcio fosse un giocatore di una delle due squadre in campo. Ciascuno di voi ben comprende come in tal modo la partita venga falsata e la sconfitta dell’altra squadra sia più che sicura.
È contro questa situazione che noi dobbiamo impegnarci. Vedete, qualcuno parla di Berlusconismo, qualcun altro ha detto che Silvio Berlusconi non è più solo il nome di una persona, ma è il nome di una storia. Permettetemi di dirlo: la nostra storia.
E’ il nome di chi ha avuto la forza e il coraggio di contrapporsi a una sinistra illiberale, che concepisce solo la demonizzazione dei suoi avversari, e la loro eliminazione politica o addirittura fisica. E’ il nome di chi ha voluto e saputo aggregare la maggioranza degli italiani che non vogliono questa sinistra, unendo i cattolici e i laici, i liberali, i riformatori, i modernizzatori, tutti i cittadini che vogliono il cambiamento.
E’ il nome di chi non si è arreso alle aggressioni, ma ha risposto moltiplicando ad ogni agguato l’amore per la democrazia e la passione per la libertà.
E’ il nome di un italiano che non ha paura, che non si è fatto e non si farà intimidire, e che tanti italiani hanno riconosciuto e riconoscono come guida in una battaglia nell’interesse di tutti. Questo italiano è qui davanti a voi, e si impegna a continuare la sua storia insieme alla vostra.
Siamo qui, più forti di prima e, ringraziando il cielo, siamo diversi da loro, che sanno solo invidiare e disprezzare, che hanno perso la speranza e gli ideali, e sono posseduti da una forza che è solo negativa e distruttiva.
Ma il nostro amore e le nostre convinzioni, le nostre idee e le nostre speranze, sono più forti del loro odio.
Non riusciranno a toglierci la parola, il pensiero, il legame che ci unisce a milioni di altre donne e uomini che condividono la nostra stessa passione per la libertà.
C’è una frase di Gandhi che mi ha commosso: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci”.
Sono sicuro che sarà così anche per noi.
Lotteremo in Parlamento per difendere il voto di 10 milioni di italiani. Ma saremo anche nelle piazze, nelle strade, con la gente. E oggi, da questa piazza, vogliamo dare inizio a un nuovo modo di fare politica, per far vivere insieme la democrazia rappresentativa e la democrazia diretta, il Parlamento e la partecipazione.
Siamo donne e uomini responsabili. Ma non possiamo accettare che la democrazia e la libertà siano calpestate da chi vorrebbe annientare gli avversari politici per via giudiziaria. Non possiamo accettare che la democrazia e la libertà siano calpestate da chi vorrebbe cancellare il voto e i diritti fondamentali di un terzo degli italiani. Noi non lo consentiremo. Sentiamo parlare di vecchie alchimie e di doppi binari, magari per conquistare anche la Presidenza della Repubblica. Non ci stiamo. Siamo qui, più forti di prima e, ringraziando il cielo, siamo diversi da loro, che sanno solo invidiare e disprezzare, che hanno perso la speranza e gli ideali, e sono posseduti da una forza che è solo negativa e distruttiva. Ma il nostro amore e le nostre convinzioni, le nostre idee e le nostre
speranze, sono più forti del loro odio. Non riusciranno a toglierci la parola, il pensiero, il legame che ci unisce a milioni di altre donne e uomini che condividono la nostra stessa passione per la libertà.
O si fa un governo forte che coinvolge in un momento così grave tutte le forze politiche responsabili nell’interesse del Paese, oppure si va al voto.
Non ci sono alternative.
In ogni caso noi saremo in campo e ci impegneremo con rinnovata energia, con la stessa passione di sempre e ancora di più, con la nostra inestinguibile voglia di lottare per la libertà.
Forza Italia, viva l’Italia, viva la Libertà.
Vi abbraccio uno ad uno.
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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