Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 174 del 9 aprile 2013

In Commissione
Commissione speciale per l'esame dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge e di altri provvedimenti urgenti presentati dal Governo
Conversione in legge del decreto-legge 25 marzo 2013, n. 24, recante disposizioni urgenti in materia sanitaria
Schema di decreto interministeriale concernente le modalità di attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 1, comma 231, della legge 24 dicembre 2012, n. 228.
Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, in materia di criteri e procedure per l'utilizzazione della quota dell'otto per mille dell'Irpef devoluta alla diretta gestione statale

In Aula
Informativa del Governo sugli interventi adottati in materia di tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES)

TUTTI IN PIAZZA CON SILVIO
Sabato 13 aprile, alle ore 16,30, in Piazza della Prefettura a Bari
, si svolgerà la manifestazione nazionale del Pdl con la presenza di Silvio Berlusconi. Non una manifestazione per protestare ma per proporre una piattaforma programmatica da cui partire per il risanamento del Paese, sulla base dei famosi 8 punti:
1) l'abrogazione dell'Imu sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati funzionali alle attivita' agricole e la restituzione degli importi versati nel 2012;
2) la revisione dei poteri di Equitalia, con particolare riferimento alle sanzioni, alle maggiorazioni di interessi e ai meccanismi di rateizzazione;
3) il riconoscimento alle imprese - per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di giovani, disoccupati e cassintegrati - di una detrazione (sotto forma di credito d'imposta) per i primi 5 anni dei contributi relativi ai lavoratori assunti, nonché l'esenzione, per questi ultimi, dall'IRPEF sul salario percepito;
4) il passaggio dalle autorizzazioni burocratiche ex ante ai controlli ex post, per quanto riguarda lo svolgimento di ogni attività di impresa;
5) l'abolizione dei contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici;
6) le norme per la riforma del sistema fiscale;
7) le disposizioni di revisione della Costituzione per quanto riguarda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio dei Ministri;
8) le disposizioni per la riforma della giustizia.

1.027.462
E’ un numero terribile e rappresenta le persone che nel 2012 sono state licenziate, persone che hanno una famiglia su cui ricade il peso (economico, psicologico) di questa situazione, quindi un numero che inevitabilmente deve essere moltiplicato per due, per tre, per avere l’esatta percezione della drammatica situazione che sta vivendo il Paese. “E’ paradossale - commenta la senatrice Laura Bianconi - che di fronte a una situazione che ogni giorno evidenzia un nuovo aspetto della sua gravità, il Paese sia tenuto in stallo dai bizantinismi di chi ha la responsabilità di dare un governo all’Italia. Sabato prossimo – continua Bianconi - gli italiani potranno vedere chi si impegna per il Paese e chi invece perde tempo con iniziative di pura demagogia. E’ emblematico, infatti, che proprio sabato prossimo il Pd organizzi a Roma una manifestazione contro la povertà: Come se gli italiani non sapessero già da soli quanto è grave la situazione e non subissero già abbastanza gli effetti della crisi economica. Crisi da cui si può uscire solo con un governo forte e coeso come indicato non solo da Silvio Berlusconi ma anche da autorevoli e prestigiosi esponenti della cultura italiana. L’unico a non accorgersene è proprio Bersani, che si ostina in distingui e sofismi pur di non accettare la mano tesa del Pdl”.

UNA PAROLA CHIARA SULLE COMMISSIONI PERMANENTI
E’ diventato il mantra del M5S, e per la verità anche del senatore Ignazio Marino, che ripetutamente ha esposto la sua ricetta per risolvere il problema delle Commissioni parlamentari ancora non costituite e pertanto non operanti. “Ancora una volta occorre sgombrare il campo da semplificazioni demagogiche e fuorvianti – dichiara la senatrice Laura Bianconi – Un minimo di dimestichezza con le procedure parlamentari rende evidente che la formazione del Governo è strettamente correlata all’insediamento delle Commissioni parlamentari. Innanzi tutto vi sono Commissioni come quelle di garanzia la cui presidenza viene assegnata alle opposizioni; e in questo momento in cui non è chiaro chi governa è evidentemente impossibile stabilire chi è opposizione. Lo stesso ragionamento vale comunque per tutte le Commissioni in cui presidenze e vice presidenze vengono attribuite nel rispetto dell’equilibrio maggioranza/opposizione. Il fatto che senza questi presupposti non si possa dare inizio alla consueta attività parlamentare – continua Bianconi – non vuol dire che stiamo a girarci i pollici, ciascuno di noi per la propria competenza è al servizio del proprio capogruppo e dei colleghi che fanno parte della Commissione speciale istituita per ovviare a questa situazione di stallo. La soluzione non può essere l’occupazione , per quanto pacifica, delle Istituzioni o l’autoconvocazione ad oltranza e l’elezione di un qualche presidente in attesa di tempi migliori. La soluzione è un governo che governi. Solo così si rimettono in moto il Paese e le Istituzioni”.

6 aprile 2009, ore 3,32
Sono passati quattro anni da quella tragica notte che ha funestato L’Aquila e l’Abruzzo. In tanti, troppi, hanno perso la vita, parenti, amici, la casa, le fatiche di una vita. Ma sono perdite che ci riguardano tutti e di cui dobbiamo mantenere viva la memoria.

IL MONDO RENDE OMAGGIO AL PREMIER PATRIOTA
Ieri è morta Margaret Thatcher, prima donna a ricoprire il ruolo di Primo Ministro in Gran Bretagna e collezionista di tanti altri primati nella sua lunga esperienza politica. Non amava le smancerie e forse il più grande complimento lo ha ricevuto da morta con la definizione di Premier Patriota. Non sono in tanti a potersene fregiare.

DECRETO BALDUZZI: LA SENATRICE LAURA BIANCONI INTERVIENE SU CURE CON STAMINALI
Signor Presidente, colleghi, intervengo per confermare la nostra posizione, che è esattamente quella espressa in Commissione dalla senatrice Bonfrisco. Noi non riteniamo che ci sia materia di urgenza sul comma 1 dell'articolo 2, per diversi motivi: intanto perché il Ministro della salute poteva già esercitare, dal lontano 2009, l'eventuale emanazione di direttive che potessero andare a sanare o a regolamentare l'ambito a cui fa riferimento la disposizione. Non ci convince l'idea, attraverso una decretazione di urgenza su una materia controversa ed estremamente delicata (e su questo qualcosa dirò in seguito), di una nuova delega al Ministro, lo ripeto: su una materia che si è contornata di un pathos particolare, perché è stata sulla stampa per molte settimane e tocca la sensibilità, la cura, la dignità di molti bambini e di molte famiglie che desiderano e guardano a questa nuova frontiera con estrema attenzione.
Non dobbiamo giudicare oggi se la sperimentazione ha un fondamento scientifico o no: toccherà ad altri ambiti e a commissioni competenti, attraverso una sperimentazione seria, definire il percorso. Noi oggi diciamo che su questo non possiamo dare una nuova delega in bianco al Ministero; non possiamo determinare un percorso particolare e accelerato che potrebbe inficiare assolutamente qualsiasi tipo di approfondimento che, invece, su questa materia abbiamo necessità di fare.
Ci convince invece l'idea di salvaguardare chi ha avuto la possibilità, attraverso l'assenso dell'AIFA, di continuare la sua sperimentazione: quei famosi 31 bambini che hanno già iniziato un loro percorso specifico attraverso un ospedale pubblico, sotto un'egida particolare, con l'assenso di un istituto quale l'AIFA.
Non vi nascondo la difficoltà e la delicatezza di tale situazione, ed è proprio per questo che faccio presente al Ministro che in questa fase non possiamo accelerare niente. Noi chiediamo un Governo nel pieno delle sue funzioni perché si possano formare le Commissioni competenti, in quanto questa è materia della Commissione igiene e sanità, da trattare nel pieno dei suoi poteri.
Faccio tale richiamo perché avremo bisogno di capire approfonditamente cosa c'è dietro tutta questa partita: abbiamo bisogno di interloquire con l'AIFA, con il Centro nazionale trapianti e con l'Istituto superiore di sanità; abbiamo bisogno di capire quello che sta accadendo in Europa in questa materia; abbiamo bisogno di sentire i pazienti e le loro famiglie e all'interno di questo percorso, serenamente, in maniera proficua, così come questo Senato ha sempre fatto, arrivare a una decisione autorevole e soprattutto di grande attenzione verso le famiglie, la cura, la dignità delle persone, nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione che salvaguarda la salute delle persone.
Signor Ministro, non nascondiamocelo: c'era tempo per svolgere attivamente questo percorso. Abbiamo bisogno adesso di un attimo di riflessione; non ci nascondiamo però che il termine ultimo, se non vogliamo arrivare secondi in questa partita, è la fine di ottobre di quest'anno, quando il TAR di Brescia deciderà, in base agli elementi a sua disposizione, la controversia tra l'ospedale di Brescia e l'AIFA.
Per quale motivo dico che non possiamo permetterci di arrivare secondi in questa partita? Perché significherebbe lasciare ancora una volta in mano alla magistratura le scelte importanti che, invece, un Parlamento nel pieno delle sue funzioni deve assumere. Allora lo ribadisco: abbiamo bisogno di un Governo, abbiamo bisogno di Commissioni che lavorino anche per sanare e per arrivare alla determinazione di scelte così importanti. Non vogliamo uscire dalle cucine degli alberghi: noi vogliamo affrontare a testa alta decisioni delicate come questa, importanti, controverse, che però ricadono sulla pelle delle persone, in modo particolare sui bambini.
Per tutte queste motivazioni, anche noi chiediamo lo stralcio del comma 1 dell'articolo 2 del decreto-legge, mantenendo i commi 2, 3 e 4. Inoltre, signor Presidente, chiediamo che lei sia asse propulsivo affinché questo Parlamento possa entrare prestissimo nella pienezza delle sue funzioni
(dal sito www.senato.it).


Gioco stupido, signore. Si vince solo se non si gioca”. Lo diceva nel 1983 in Wargames il super computer Joshua. Non avesse compreso questa verità elementare sarebbe scoppiata la Terza Guerra Mondiale. Fuor di metafora anche oggi viviamo tempi in cui ci si incaponisce a giocare per non riconoscere che sarebbe meglio cambiare gioco. Su Repubblica tra domenica e lunedì è sembrato di rivedere quel film. Ma con un finale diverso.

INVENTARSI UN PRESIDENTE E INVENTARSI UN GOVERNO
Pochi punti che è bene chiarire subito a titolo preliminare.
1. Napolitano ha accelerato, non ritardato, il percorso che porta verso uno sbocco costituzionale. Per sua volontà, prontamente recepita dalla presidente della Camera, le votazioni per il nuovo inquilino del Quirinale cominceranno il 18 aprile, undici giorni da oggi. Senza questa decisione le votazioni sarebbero cominciate verso la fine del mese.
2. Il comitato di consulenza nominato dal Presidente ha soltanto l'incarico di preparare un memorandum che delinei alcune soluzioni per i più urgenti problemi costituzionali, istituzionali, economici, sociali. Dovrà consegnare quel documento non oltre il 16 aprile. Se il Presidente ne riterrà congruo il contenuto, lo consegnerà al suo successore il quale potrà metterne a frutto le proposte oppure cestinarle a suo piacimento.
3. Il Ragioniere generale dello Stato e i suoi più stretti collaboratori, da quando nacque il governo Monti nel novembre 2011 fino ad oggi hanno fatto tutto quanto potevano per bloccare o rallentare provvedimenti destinati alla crescita dell'economia, fino al decreto - finalmente varato in queste ore - sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese fornitrici.
L'obiettivo della Ragioniera generale è stato di mantener ferma la politica di Tremonti del "nulla fare e nulla muovere". Il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha cercato di superare quegli ostacoli ma senza riuscirvi. È dovuto intervenire direttamente Napolitano e la questione, del massimo rilievo per l'economia italiana, è stata finalmente risolta.
4. Matteo Renzi accusa la politica in genere e il segretario del suo partito in particolare, di perdere un tempo prezioso. E di allontanare quello che secondo lui è il solo sbocco possibile ed urgente e cioè lo scioglimento delle Camere appena elette e, per quanto riguarda il Pd, nuove primarie per designare il candidato premier. Non ha detto però, il sindaco di Firenze, con quale legge elettorale si dovrebbe votare. Sempre con il "Porcellum" così com'è? E non ha detto neppure chi sarebbe il responsabile del tempo perduto.
Forse allude a Bersani? Ma dimentica che Bersani non ha alcun potere di perdere o di guadagnar tempo: lo scioglimento delle Camere auspicato al più presto da Renzi (e da Berlusconi) è nelle mani del prossimo Capo dello Stato, per la nomina del quale - come indicato al punto 1 - Napolitano ha accorciato e non rallentato il tempo.
5. La maggior parte degli osservatori stranieri e delle autorità internazionali ritiene che nuove elezioni in Italia sarebbero esiziali per l'economia italiana e di conseguenza per quella europea e americana.
Napolitano ed anche Bersani la pensano allo stesso modo. Renzi invece ritiene che elezioni a breve siano la sola e vera soluzione. Lascio ai lettori di giudicare chi sia nel vero e chi nel falso.
Per il resto, la situazione politica è nel buio pesto. Tre partiti hanno ottenuto consensi più o meno di un terzo ciascuno. Il residuo 10 per cento è andato ai montiani.
Rispetto alle passate elezioni politiche il partito di Berlusconi ha perso 6 milioni di voti, la Lega si è dimezzata, il Pd ha perso 3 milioni e mezzo. I montiani hanno guadagnato il 2 per cento rispetto all'Udc e al partito di Fini che avevano l'8 e ora sono scomparsi. Il movimento di Grillo ha ottenuto 8 milioni di voti, nel 2008 non esisteva.
Il voto è sempre più mobile "qual piuma al vento. Muta d'accento e di pensier". Il populismo è aumentato; sommati insieme il Pdl, la Lega e il Movimento 5 Stelle si arriva ad oltre la metà dei voti espressi, raccolti con populismo di vari colori ma di identica tonalità.
Il tasto sul quale l'attuale populismo martella è quello della legalità violata. Il fatto che Berlusconi usi anche lui quel tema è sorprendente.
Grillo lo si può capire; non si capisce però il motivo per cui non cerca il modo corretto di favorire il ripristino della legalità. Da solo, con il 25 per cento dei consensi, non ce la può fare, ma vuole impedire qualunque collaborazione con le altre forze politiche. Questa posizione priva di logica viene però imposta agli eletti, pena la loro espulsione dal movimento.
Chi predica ad ogni piè sospinto moralità e legalità dovrebbe stare molto attento ai significati di queste affermazioni e di queste icone e dovrebbe ripassarsi con spirito critico alcuni precedenti storici.
Robespierre e Saint-Just predicando una astratta e assoluta moralità e interpretando a loro modo la legalità distrussero la democrazia costituzionale dell'Ottantanove trasformandola in una dittatura basata sui tribunali rivoluzionari, sul terrore e sulla ghigliottina. Stalin fece altrettanto su scala enormemente più vasta, accusando i suoi avversari di ruberia, complotto, tradimento del socialismo. Hitler usò altri argomenti: secondo lui la legalità e la moralità la violavano gli ebrei, gli zingari e altre pericolose minoranze da sterminare.
Ovviamente questi precedenti storici hanno tutt'altra dimensione rispetto a quanto accade oggi in Italia, ma la dinamica è quella di estirpare il riformismo democratico e procedere verso sistemi con forti connotazioni dittatoriali. Berlusconi da un lato, Grillo e Casaleggio dall'altro, sono proprietari in senso tecnico oltre che pratico dei rispettivi partiti e dettano legge ai loro aderenti secondo la formula "con me o contro di me".
Grillo vuole l'abolizione dell'articolo della nostra Costituzione che garantisce la libertà degli eletti dal popolo "senza vincolo di mandato".
Berlusconi non ha bisogno di questo perché il partito è suo e senza di lui non vivrebbe. La libertà di scelta dei singoli parlamentari - semmai - gli è servita per comprarne alcuni a suon di milioni.
Comunque: le quattro forze politiche che rappresentano la totalità dell'attuale Parlamento non riescono a trovare una formula che dia vita ad una solida maggioranza. Ognuna gioca da sola, magari corteggia le altre (salvo Grillo che si ritiene autosufficiente e condanna i suoi eletti allo zitellaggio obbligatorio) a patto che si pieghi ai suoi disegni.
Questo è lo stallo, finora insuperabile. La gente, i cittadini, sono furibondi e disperati; delle forze politiche e delle istituzioni se ne infischiano, le disprezzano e le ritengono irrilevanti, ma reclamano provvedimenti di salvataggio economico e sociale che soltanto un governo sostenuto da una solida maggioranza potrebbe decidere, fermo restando che l'Italia non è un'isola migrabonda ma fa parte dell'Europa nel quadro d'una economia globale dove le merci, i capitali, le persone si muovono secondo le convenienze.
Questa realtà gran parte delle persone la dimentica. I furbi ci speculano sopra e si arricchiscono; i gonzi la subiscono protestando e soffrendo. Molti non votano alle elezioni lasciando mano libera ai furbi; gli altri votano in modo tale da aver determinato lo stallo suddetto.
Capisco che il quadro non è confortante, ma è colpa di ciascuno di noi e su quella colpa occorrerebbe riflettere con spirito critico.
Il futuro Presidente della Repubblica dovrà anzitutto fare le sue consultazioni e poi nominare un governo che abbia solida maggioranza. Un governo di scopo, con pochi obiettivi istituzionali ed economici da realizzare.
Walter Veltroni ha ricordato in alcune interviste recenti come esempio da imitare il governo Ciampi nominato da Scalfaro. La nomina - va ricordato - venne proposta da Giuliano Amato che in quel momento era proprio lui alla guida del governo ma riteneva opportuno cederla a persona più adeguata alle circostanze che anche allora erano di stallo e di gravi pericoli economici.
Scalfaro accettò il consiglio ma volle che fosse lo stesso Amato a proporlo a Ciampi in un incontro a tre, così avvenne e così quel governo che giustamente viene indicato come esempio, fu installato.
Purtroppo una persona come Ciampi oggi non c'è.
Bisognerebbe inventarla, ma non è affatto facile. Una cosa però mi sembra certa: non c'è spazio per un governo guidato da un dirigente di partito. Da questo punto di vista non condivido la tenacia con la quale Bersani ripropone la sua candidatura (e ancor meno quella di Renzi a sostituirlo nella stessa impresa).
Bersani è stato molto coraggioso nel tentare un governo di cambiamento ed ha spiazzato molti portando alla guida delle Camere personaggi fuori dai partiti e provenienti da altre esperienze civili. Ma ora il suo tentativo di ottenere una seconda investitura non è a mio avviso realizzabile e sarebbe destinato ad un fallimento.
Quand'anche riuscisse ad ottenere la fiducia con l'aiuto di qualche voto fluttuante, non durerebbe che poche settimane e comunque non sarebbe in grado di recuperare la credibilità necessaria per rassicurare l'Europa e i mercati.
Il futuro Capo dello Stato dovrà dunque inventarsi un governo di tipo nuovo, che rappresenti la società civile ma i cui componenti e chi lo guida abbiano non solo competenze e moralità ma anche fiuto politico.
Non sarà una scelta facile e il nuovo Presidente dovrà seguire quel governo da lui inventato passo dopo passo, accreditarlo in patria e all'estero, vigilare che gli scopi assegnatigli siano raggiunti presto e bene a cominciare dalla riforma del Senato e soprattutto da una nuova legge elettorale (forse il "Mattarellum" che si può ripristinare con un solo articolo che dichiari abolita la legge attuale e faccia rivivere quella precedente?).
Purtroppo per noi, oltre a non avere un Ciampi a disposizione, non abbiamo neppure un Napolitano e questo è ora il vuoto e l'incognita più disperante. La ricerca comincerà tra undici giorni e speriamo sia proficua, sebbene i nomi attualmente in circolazione siano in gran parte inadatti e di pura fantasia per quanto riguarda quel tipo di responsabilità. L'identikit ideale per il Quirinale oscilla tra le figure di Einaudi, Pertini, Ciampi, Napolitano. Io un nome in testa ce l'avrei ma non ho alcun titolo per proporlo e quindi non lo dico.
Post scriptum.
Il suicidio di un'intera famiglia a Civitanova Marche per disperazione dovuta alla povertà senza uscita, colpisce il cuore di tutta la nazione e reclama con la massima urgenza e il massimo impegno la solidarietà sociale, pubblica e privata, necessaria per arrestare una china divenuta tragica. Forse siamo usciti dal baratro economico ma certamente siamo entrati in un baratro sociale. Bisogna uscirne a tutti i costi, pena il disfacimento del Paese. Ogni altra questione diventa a questo punto subordinata.
(Eugenio Scalfari – La Repubblica 7 aprile 2013)

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NO AL GOVERNISSIMO ALTRIMENTI ARRIVERANNO GIORNI PEGGIORI
Caro direttore
nell'articolo domenicale di Eugenio Scalfari, insieme con tante considerazioni che mi trovano d'accordo, c'è un passaggio che mi offre l'occasione di una precisazione. Scalfari scrive: "Non condivido la tenacia con cui Bersani ripropone la sua candidatura". L'osservazione è inserita, al solito, in un contesto amichevole e rispettoso di cui ringrazio Scalfari. Devo registrare tuttavia che una valutazione simile si fa sentire anche in contesti ben meno amichevoli. Nelle critiche aggressive e talvolta oltraggiose di questi giorni, nelle inesauribili e stupefacenti dietrologie, e perfino nelle analisi psicologiche di chi si è avventurosamente inoltrato nei miei stati d'animo, non è mai mancata la denuncia verso una sorta di puntiglio bersaniano.
Ecco dunque l'occasione per precisare. La proposta che ho avanzato assieme al mio partito (governo di cambiamento, convenzione per le riforme) non è proprietà di Bersani. Ripeto quello che ho sempre detto: io ci sono, se sono utile. Non intendo certo essere di intralcio. Esistono altre proposte che, in un Paese in tumulto, non contraddicano l'esigenza di cambiamento e che prescindano dalla mia persona? Nessuna difficoltà a sostenerle! Me lo si lasci dire: per chi crede nella dignità della politica e conserva un minimo di autostima, queste sono ovvietà! È forse meno ovvio ribadire una mia convinzione profonda, cui farei fatica a rinunciare. Il nostro Paese è davvero nei guai. Si moltiplicano le condizioni di disagio estremo e si aggrava una radicale caduta di fiducia. Ci vuole un governo, certamente. Ma un governo che possa agire univocamente, che possa rischiare qualcosa, che possa farsi percepire nella dimensione reale, nella vita comune dei cittadini. Non un governo che viva di equilibrismi, di precarie composizioni di forze contrastanti, di un cabotaggio giocato solo nel circuito politico-mediatico. In questo caso, predisporremmo solo il calendario di giorni peggiori.
(Pierluigi Bersani – La Repubblica 8 aprile 2013)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
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