Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 183 dell'11 giugno 2013

IIn Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Ineleggibilità e incompatibilità dei magistrati
Uffici territoriali di governo
Proroga del blocco della contrattazione dei dipendenti pubblici
GIUSTIZIA
Proposta di indagine conoscitiva sul sistema carcerario
Proroga della riforma della geografia giudiziaria
AFFARI ESTERI
Ratifica della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e lotto alla violenza contro le donne
FINANZE E TESORO
Indagine conoscitiva sulla tassazione degli immobili
ISTRUZIONE PUBBLICA
Mondiali di ciclismo 2013
Ratifica della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e lotto alla violenza contro le donne
AGRICOLTURA
Legge europea 2013
IGIENE E SANITA’
Seguito dibattito sulle comunicazioni del ministro della salute sulle linee programmatiche del suo dicastero
Istituzione Commissione d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale


In Aula

Emergenze ambientali e altre misure urgenti Mozione Lucidi, sui consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica
Ratifica ed esecuzione Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e lotta alla violenza contro le donne
Ratifica ed esecuzione Protocollo d'intesa Repubblica italiana e UNESCO sul Segretariato del World Water Assessment Programme
Mozione Tomaselli, sul corridoio ferroviario Adriatico


ELEZIONI: DAGLI ELETTORI UN SEVERO AVVERTIMENTO
“inutile fingere che il bicchiere sia mezzo pieno: il risultato delle elezioni amministrative devono essere letti senza infingimenti come un severo avvertimento da parte degli elettori che in gran parte hanno scelto di non votare e quando lo hanno fatto hanno preferito i candidati del centro sinistra
- questo il commento della senatrice Laura Bianconi sulla recente tornata elettorale – Da un lato deve essere prioritario interrogarsi sulla persistente disaffezione al voto degli italiani, fenomeno tanto più grave se si pensa che il nostro Paese ha sempre avuto una grande tradizione di partecipazione alla vita politica in tutti i suoi aspetti, compreso quello che riguarda il momento del voto. Questo è un fenomeno che colpisce trasversalmente tutti i partiti politici e quindi è fondamentale che la politica ristabilisca un filo diretto con i cittadini che devono tornare ad essere il fulcro e il motore della vita politica. Per quanto riguarda il risultato del Pdl – continua Bianconi – i risultati sono indiscutibili, anche se occorre dire che molti dei sindaci uscenti, che pure hanno bene operato, sono stati sicuramente penalizzati dalla crisi economica che ha impedito di realizzare fino in fondo il loro programma elettorale. Ogni lezione, anche se dura – conclude Bianconi – deve servire per porre le basi per una ripartenza e due sono gli obiettivi su cui il Pdl dovrà focalizzare la propria attenzione: in primo luogo recuperare il rapporto con quegli elettori che non sono andati a votare, perché l’astensione danneggia più il Pdl rispetto al Pd che può contare su un elettorato maggiormente fidelizzato. E poi occorre che il Pdl ritorni a fare politica in mezzo alla gente e rafforzi la propria presenza sul territorio. Ma soprattutto, è importante che, galvanizzati da un risultato elettorale che li ha premiati non ci siano fughe in avanti dei “falchi” della sinistra, in questo momento il Paese ha bisogno di un governo che faccia le cose necessarie a superare il grave momento di difficoltà e non c’è spazio per calcoli e convenienze di parte”.

DA NAPOLITANO ENNESIMO APPELLO PER LE RIFORME
“Questa dovrà essere la legislatura delle riforme
– sottolinea la senatrice Laura Bianconi - e bene ha fatto il Capo dello Stato a ricordarlo nell’intervista di Eugenio Scalfari presentata a Firenze durante la manifestazione "Repubblica delle idee". Sulle riforme e sulla legge elettorale – continua Bianconi - i partiti devono saper trovare una sintesi abbandono, come richiamato dal Presidente Napolitano, le loro bandiere”.

QUALCOSA SI MUOVE
Negli ultimi giorni ci sono state tre notizie che fanno sperare che qualcosa cambi nelle strategie con cui affrontare le crisi economica europea. La prima è che il Fondo Monetario Internazionale ha dato il via libera ad una nuova tranche di aiuti per la Grecia, del valore di 2,26 miliardi di dollari, come ampiamente atteso. La seconda è che Frau Merkel, complici i tassi di nteresse ai minimi storici, sprona il Governo italiano a chiudere tutti i debiti, i famosi 70 miliardi di euro, con le aziende. Nel mezzo il documento riservato del Fmi diffuso dal Wall Street Journal, che fa il “mea culpa” sulle politiche eccessivamente rigoristiche imposte alla Grecia. . A tre anni dal salvataggio della Grecia, il Fondo Monetario internazionale ammette che il piano della Troika per Atene è stato sbagliato fin dall'inizio. I giudizi impietosi: la cura di lacrime e sangue imposta assieme a Bce e Ue al governo ellenico sottostimava largamente i suoi effetti recessivi. Adesso che l’”effetto domino” mette in pericolo l’intera Europa si riconosce che allora la priorità era mettere in sicurezza i gruppi bancari che avevano nel proprio portafoglio ingenti quote del debito greco e italiano. E pazienza se una cura troppo forte rischiava di ammazzare il cavallo. Adesso, complice anche il fatto che è la Germania a risentire maggiormente della crisi dei consumi interni, si comincia a parlare di occupazione e competitività prima che di rigore. Peccato che ci sia voluto così tanto per riconoscere quello che autorevoli commentatori e il comune buonsenso stavano dicendo.

L’ITALIA DEI MILLE BALZELLI
“Si dice sempre che l’Italia è il paese delle partite iva, delle piccole e medie imprese per lo più a livello familiare, ed è anche il luogo in cui più forte è la pressione fiscale e burocratica. In questa ottica, quando la sburocratizzazione è uno degli interventi maggiormente richiesti dalle associazioni di categoria, è emblematica e paradossale la vicenda del “coprifuoco del gelato” scoppiata a Milano”.
Questo il commento della senatrice Bianconi in merito alla famosa ordinanza del sindaco di Milano che vieta la vendita non solo di gelato, ma anche di altri cibi da asporto come pizze e kebab. “Giustamente chi amministra una città deve conciliare le esigenze dei commercianti con quelle dei residenti – continua Bianconi - ma pensare di risolvere il problema a suon di divieti è non solo irrealistico ma anche segno di scarsa attenzione nei confronti di rischiando in proprio crea lavoro e occupazione”.

CORDOGLIO PER IL CAPITANO GIUSEPPE LA ROSA E SOLIDARIETA’ AI MILITARI ITALIANI
Cordoglio per il capitano del 3° Bersaglieri Giuseppe La Rosa e solidarietà ai militari rimasti feriti in Afghanistan è stata espressa dalla senatrice Laura Bianconi che ricorda come l’impegno e il sacrificio dei nostri militari sia al servizio della pacificazione e del ritorno alla democrazia di un paese da decenni tormentato da guerre e lotte interne.

NELSON MANDELA, PREOCCUPAZIONE PER LA SUA SALUTE
“Nelson Mandela rappresenta per ogni uomo un simbolo della lotta per i diritti e per la libertà, per questo la notizia dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute non può che rattristarci e farci pregare per il meglio”.
Questa la dichiarazione della senatrice Bianconi riguardo l’ennesimo ricovero ospedaliero del premio Nobel per la Pace ed ex presidente del Sud Africa. “Per quello che ha fatto e per quello che ancora può insegnare alle giovani generazioni – continua Bianconi – è difficile pensare a un mondo senza Nelson Mandela, per questo mi auguro che con il suo esempio continui a vivere ancora a lungo tra noi”.


I lettori abituali dei questa newsletter sanno che cerchiamo sempre di proporre letture che siano utili. Non è nostra abitudine inseguire le frasi ad effetto, ci piace di più mettere a disposizione testi e documenti che possano essere di approfondimento. Per questo ci fa piacere che il Presidente di Confartigianato di Forlì-Cesena ci abbia concesso di pubblicare l’intervento da lui tenuto nel corso dell’assemblea dei soci. Un documento importante per conoscere una realtà che continua a fare la propria parte anche in questo di grave difficoltà economica.

ASSEMBLEA CONFCOOPERATIVE DI FORLI’-CESENA
RELAZIONE DEL PRESIDENTE
Autorità, rappresentanti delle Istituzioni, amici delle Associazioni e del Sindacato, cari cooperatori, a Voi tutti, va il mio più cordiale saluto e il ringraziamento di Confcooperative Forlì-Cesena, per aver accolto l’invito a partecipare alla nostra Assemblea Annuale.
Per me, è la prima Assemblea da Presidente, ed è anche l’occasione per presentarmi a quanti non ho avuto ancora l’onore di conoscere.

Oggi presentiamo, come è consuetudine di Confcooperative Forlì-Cesena, i risultati economici e sociali delle cooperative aderenti, conseguiti nel corso del 2012.

I dati che vi presentiamo sono quelli ricavati dalle chiusure di bilancio delle cooperative aderenti, e rappresentano il frutto del lavoro, dell’impegno e dei sacrifici dei cooperatori, della nostra Provincia.

Abbiamo intitolato questa Assemblea “Cooperazione... Prima le persone”. L’iniziativa di oggi è per noi un dovere verso il territorio, le istituzioni pubbliche e soprattutto verso le persone che lavorano e operano per la cooperazione.

Desidero ringraziare S.E. Monsignor Douglas Regattieri, Vescovo della Diocesi di Cesena-Sarsina, Paolo Lucchi, Sindaco della città di Cesena e il neo Presidente di Confcooperative Emilia Romagna Massimo Coccia, per gli indirizzi di saluto che ci hanno rivolto.

Un saluto particolare va a Maurizio Gardini, da qualche mese eletto Presidente della Confederazione Cooperative Italiane.
Un incarico prestigioso e di grande responsabilità in un momento così difficile per il paese, che rende orgogliosa la nostra Provincia per aver potuto esprimere al vertice nazionale un dirigente innovatore e capace.

Un ringraziamento va anche a tutti i cooperatori che con i loro sacrifici, il loro operare silenzioso, trasmettono speranza nel futuro e rendono possibili i risultati che andremo a presentare.

Abbiamo invitato per un contributo utile alle nostre riflessioni sul futuro, il Prof. Mauro Magatti, Ordinario della Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica di Milano, che tratterà il tema “Il denaro come mezzo, le persone come fine: il ruolo della cooperazione”.
Abbiamo bisogno di comprendere meglio noi e far riflettere anche gli amministratori pubblici, sulle priorità da sviluppare, per affrontare una crisi così ampia e ancora in larga parte sottovalutata.

Dal 2008, da quando sono stati avvertiti i primi segnali di crisi, economisti leader politici hanno ipotizzato modalità, tempi di superamento, come se questa situazione potesse essere attraversata ciclicamente, senza la consapevolezza di ciò che sta accadendo a livello globale.

La crisi non è globale, ci sono paesi, considerati da noi ancora in via di sviluppo e lo sono sicuramente per le loro condizioni sociali, che accumulano ricchezza e condizionano le economie degli stati storicamente leader.

La cosiddetta eurozona, sta perdendo la leadership non solo economica ma anche culturale e questa rivoluzione avviene nella totale indifferenza e inconsapevolezza dei leader europei, concentrati nel tentare di mantenere i vecchi livelli economici e sociali con politiche ragionieristiche.

Il nuovo Governo “Letta”, deve affrontare le problematiche interne, con la difficoltà di far comprendere ai vertici dell’Unione Europea quanto sia inefficace la sola politica del rigore. Spesso ci siamo sentiti dire “ce lo chiede l’Europa”. E’ giunto il momento di dire come noi vogliamo uscire dalla crisi.

Anche tra gli europeisti più convinti sale l’insofferenza verso questa istituzione, attenta solo alle strategie speculative di qualcuno che burocratizza ogni volontà politica, limitando e standardizzando azioni che devono essere applicate a paesi diversi per cultura e condizioni sociali.

L’Italia deve obbligatoriamente prendere decisioni fondamentali e anche impopolari per invertire la direzione economica e sociale in cui siamo finiti.
Va fatta una riduzione della spesa pubblica, non con decisioni populiste e di facciata, occorre tagliare la burocrazia improduttiva che genera tempi impossibili e costo del personale che non possiamo più permetterci.
Serviranno percorsi di ricollocazione o di accompagnamento all’uscita per il personale, ma la gente non tollera più “santuari inviolabili”.
Sono necessarie scelte che diano la possibilità ai cittadini di intraprendere, creare lavoro, ricominciare a produrre ricchezza. Solo attraverso il lavoro si potrà fare ripartire il paese e salvaguardare la coesione sociale, oggi fortemente a rischio e, ogni istituzione dovrebbe agire in questa direzione.

Può sembrare superfluo fare questi appelli nel contesto attuale, ma non è così.
E’ invece ancora ben radicata la cultura speculativa nelle pubbliche amministrazioni che preferiscono gli utili di borsa rispetto ad un posto di lavoro in più, senza considerare che gli utili non basteranno mai a soddisfare i bisogni di una società sempre più fragile.

Occorre avere il coraggio di ripensare ad un nuovo modello, vincere la contrapposizione tra pubblico e privato, dare concretezza alla sussidiarietà, come alcune amministrazioni già fanno. Quando un servizio è presente e ben fornito agli utenti non interessa la genesi e chi ha avuto l’idea. In termini di reputazione ci guadagna sempre l’amministrazione pubblica e i cittadini che ne usufruiscono.

Per intenderci, la sussidiarietà che intendiamo noi non è un mercato senza regole bensì l’individuazione da parte delle istituzioni di obiettivi in cui interagiscono le varie componenti della società, con regole chiare e controlli.

Come cooperazione tocchiamo con mano, al pari degli altri sistemi, quanto sia difficile condurre un’impresa in momenti così difficili ed incerti. Ci accorgiamo come il coinvolgimento delle persone, in passato visto come una zavorra, stia facendo la differenza, contribuendo ad alimentare la resilienza del modello cooperativo e la propria funzione sociale.

Cooperative sane, ben amministrate e patrimonialmente solide cercano, tra tante difficoltà, di attivare “ammortizzatori sociali interni” al fine di garantire redditi e lavoro ai propri soci, sacrificando utili e riserve.

I RISULTATI 2012 DEL SISTEMA CONFCOOPERATIVE FORLI’-CESENA

I dati che vi presentiamo hanno positivamente sorpreso anche noi perché, anche con l’acutizzarsi della crisi, il nostro sistema sostanzialmente tiene.

Gli indicatori che da anni mettiamo a confronto, raccogliendo dati reali, sono:

 Numero delle cooperative aderenti;
 Numero dei soci;
 Numero degli occupati;
 Valore della produzione;

Il consuntivo 2012 è il seguente:

 247 cooperative aderenti (comprese le Banche di Credito Cooperativo);
 36.255 soci;
 14.652 occupati;
 3.774 milioni di euro di valore della produzione.

Entrando nello specifico degli indicatori si nota che il numero di cooperative, 247 (240 più 7 BCC), è aumentato di 7 unità rispetto al 2011, al netto delle nuove adesioni e di quelle sciolte o escluse.
Tra le aderenti, 115 hanno sede nel comprensorio Cesenate.

I comparti più rappresentativi della nostra Unione, per numero di cooperative, sono il sociale con 75 cooperative, i servizi con 60, l’agroalimentare con 48 e a seguire gli altri.

Le donne presidenti di cooperative sono 71 e rappresentano il 28,75%.

I soci sono aumentati di 1037 unità rispetto al 2011, passando da 35.218 a 36.255, con un aumento del 2,94%, aumento determinato prevalentemente dal settore servizi e sociale.

L’occupazione registra complessivamente un aumento del 7,11%, con 973 persone in più, passando dai 13.679 occupati del 2011, ai 14.652 del 2012.

Di questi le donne sono 9.455, il 64,54% del totale. I settori con maggiore occupazione femminile sono il sociale con il 70,60%, l’avicunicolo con il 68,26%, l’ortofrutta con il 66,00% e i servizi con il 64,84%.

I comparti che hanno influenzato positivamente l’andamento occupazionale sono stati il settore servizi, avicunicolo e sociale.

Nel valore della produzione registriamo complessivamente un aumento del 4,17%, passando dai 3.623 milioni di euro del 2011 ai 3.774 del 2012.

Il risultato positivo, in valori assoluti, è determinato principalmente dai settori avicunicolo, vitivinicolo e sociale.

Per comprendere meglio il valore e il peso economico del sistema cooperativo nostro associato, abbiamo analizzato ulteriori dati complessivi, evidenziando che:
 il capitale sociale è di circa 69 milioni e 42 mila euro;
 il patrimonio netto è di 476 milioni e 432 mila euro;

Nel corso del 2012

 le retribuzioni erogate, ammontano a 350 milioni e 34 mila euro, con un aumento rispetto al 2011 di 7.136.710,00 euro;
 gli oneri finanziari pagati, sono stati di 29 milioni e 383 mila euro 6.659.738,00 euro in più rispetto al 2011;
 le imposte pagate, sono state 9 milioni e 998 mila euro.

Questi ultimi dati evidenziano quanto il sistema cooperativo contribuisca con salari e stipendi all’economia di questo territorio, oltre a farlo con il minor utilizzo di ammortizzatori sociali e con l’inserimento occupazionale di fasce deboli e di quanti oneri finanziari sono stati spesi per finanziare le imprese.

Infine i risultati complessivi delle sette Banche di Credito Cooperativo, della nostra Provincia.

Gli sportelli, sono diminuiti da 110 a 108, aumentano i soci del 5,06 % (da 18718 a 19666 ), aumentano i depositi del 2,03% ( da 3.833,00 a 3.911,00 milioni di euro) e diminuiscono gli impieghi del 2,14% (da 3.973,00 a 3.888,00 milioni di euro).

I risultati, anche se più contenuti rispetto agli anni precedenti, a causa di notevoli insolvenze tra le imprese “pubbliche” e private, dimostrano come sia rimasto sostanzialmente intatto il radicamento sul territorio e la fiducia dei risparmiatori nel sistema B.C.C. Gli impieghi hanno subito una lieve flessione, ma va ricordato, a questo proposito, che la raccolta può essere fatta solo attraverso la raccolta locale. Caratteristica che le rende “differenti”.



LA COOPERAZIONE NEL CONTESTO PROVINCIALE

Siamo consapevoli, che i soli dati numerici non sono esaustivi ed appaganti per un sistema di imprese come quello cooperativo che al centro del proprio agire mette le persone e i loro bisogni. Anzi, questi dati, se letti superficialmente, rischiano di far apparire una realtà falsata.

Crediamo che la cooperazione dimostri con i fatti come la mutualità e la solidarietà tra i propri soci si traducano in ricchezza collettiva.
Consente di non cadere nella rassegnazione, di riaccendere la speranza anche verso coloro che vogliono ripartire, crescere, progredire insieme.
E’ un formidabile ascensore sociale che va tutelato anche dalle Istituzioni, come sancisce l’art 45 della Costituzione Italiana.

Se oggi siamo qui a commentare questi dati è anche perché le cooperative, nel tempo, hanno continuato ad investire sul proprio territorio garantendo sviluppo e soprattutto lavoro.

Il settore agroalimentare rappresenta uno dei pilastri della nostra economia, un riferimento sicuro nonostante le difficoltà per l’economia e l’occupazione, pur con un’agricoltura che per gli imprenditori rappresenta il minimo storico in termini di ricavi. Ma è attraverso la cooperazione che viene garantita la possibilità, a tanti produttori, di raggiungere mercati internazionali che diversamente sarebbero a loro preclusi.

Le eccellenze del comparto avicolo, ortofrutticolo, vitivinicolo, lattiero-caseario, pur in presenza di difficoltà, sarebbero tali senza la cooperazione?

Le cooperative del settore sociale, nonostante la forte riduzione delle risorse pubbliche, i tempi di pagamenti e la spending review, cercano di investire autonomamente in nuovi ambiti di “bisogno”, creando anche ulteriore occupazione.
La collaborazione con il mondo del volontariato, consente di svolgere ancora più efficacemente questa funzione.

Le nostre cooperative sociali gestiscono nei vari ambiti di attività, 136 strutture; di queste 36 sono di proprietà (5 in più dello scorso anno).

Un’attenzione particolare deve essere riservata alle cooperative di tipo B.
Queste realtà consentono a tante persone diversamente abili di passare dalla condizione di “mantenuti” dalle Istituzioni a lavoratori che producono reddito. Tra l’altro queste cooperative hanno il coraggio di investire e di guardare al futuro con speranza. Occorre osservare con attenzione queste esperienze e comprendere che partendo, prima di tutto, dalle persone e dalle necessità del territorio, possiamo avviarci verso la ripresa.
Sarebbe pertanto anacronistico e controproducente non rivedere l’applicazione dell’aumento I.V.A, per questi servizi, come previsto.

La cooperazione di abitazione per anni ha consentito a tante famiglie di potersi comprare una casa a prezzi accessibili, contribuendo ad una maggiore coesione sociale. Purtroppo, la crisi dell’edilizia in particolare ha fatto naufragare anche esperienze consolidate. Tuttavia, il bisogno di casa è ancora diffuso ed è necessario riavviare un processo virtuoso tra istituzioni e banche per mettere a disposizione il patrimonio immobiliare deprezzato e inutilizzato, a seguito di fallimenti, e renderlo accessibile alle famiglie attraverso linee di credito dedicate.

La cooperazione culturale, turistica, sportiva, pur in presenza di risorse calanti da parte delle Istituzioni, rappresenta un’opportunità per diminuire la spesa pubblica e mettere a reddito beni culturali, impianti sportivi, strutture recettive finora gestiti dal pubblico o non utilizzati e creare occupazione.

Il lavoro di questi ultimi mesi ci consente di sostenere che la formula cooperativa, in situazione di crisi come l’attuale, rappresenta una delle opportunità per aiutare la nostra economia.
Oltre ai tanti giovani che hanno scelto di scommettere insieme sul loro futuro, abbiamo incontrato tanti lavoratori in mobilità, altri il cui ramo di azienda in cui lavoravano sarebbe stato esternalizzato o chiuso.
Alcuni hanno scelto di ricominciare in cooperativa.
E c’è stato anche chi, da imprenditore, ha garantito il ricambio generazionale promuovendo una cooperativa tra dipendenti, alla quale cederà la propria attività, costruita con anni di sacrifici e di lavoro.



TERRITORIO E ISTITUZIONI

Quelli meno giovani sono cresciuti in un contesto dove le Istituzioni erano concepite come baluardi di uguaglianza e di legalità, dove le scelte erano orientate alla redistribuzione della ricchezza prodotta.

Ora le istituzioni locali sono soci di società di capitali, che svolgono un’azione di concorrenza nei confronti delle imprese le quali, dovrebbero essere tutelate e sostenute dai Pubblici Poteri.
L’eccesso di protagonismo e a volte l’avidità ha messo al primo posto la rendita finanziaria, immaginando che gli utili prodotti avrebbero consentito di sistemare il resto.
Se non sono le Istituzioni, con azioni politiche mirate, a tutelare i cittadini e le imprese, chi lo deve fare?
Ma quali saranno le istituzioni locali nel prossimo futuro?

La riforma istituzionale del Governo Monti ha lasciato le Province e il territorio in una sorta di agonia, senza sapere se manterranno le funzioni assegnate o saranno definitivamente chiuse. Non sappiamo chi svolgerà le funzioni e come potrà essere organizzato il territorio.
Potremmo vedere uno scenario guidato totalmente dalla Regione o dai comuni capoluogo? E le zone di montagna, saranno governate dalle Unioni?
E’ una condizione completamente nuova, una confusione istituzionale, che non si era mai verificata nella storia repubblicana.

Nell’area romagnola emergono rapporti istituzionali contradditori che alternano condizioni di elevato campanilismo ad allineamenti acritici verso politiche territoriali, spesso definite altrove.
Sulla vicenda degli aeroporti, abbiamo assistito ad un comportamento simile ai “polli di Renzo”, con il risultato che la Romagna non avrà probabilmente più un aeroporto pur avendo un bacino turistico unico al mondo.
Il sistema fieristico rischia di perdere anche quelle manifestazioni che qualificano le eccellenze del nostro territorio.
La riforma dei Consorzi di Bonifica, fatta nella logica dell’Area Vasta, ha visto l’unificazione di Rimini, Cesena, Forlì e parte di Ravenna; ma perché a Ravenna è rimasto un altro Consorzio?

Si sta definendo il progetto di Azienda Sanitaria Locale Romagnola, nella logica di una razionalizzazione della spesa. Posta in questi termini è condivisibile, ma siamo sicuri che sia la scelta migliore?
E perchè non si discute di razionalizzazioni così importanti in altri territori della Regione? Perché il costo riconosciuto per un operatore socio sanitario in Romagna è di circa 27.000 annui contro i 35.000 delle province emiliane?
Come Confcooperative delle tre province romagnole, abbiamo chiesto un confronto ai presidenti delle conferenze sanitarie, per confrontarci sul riordino delle Aziende Sanitarie Locali.

Un territorio che ha oltre un milione e centomila abitanti, un’economia ancora vitale, potrebbe avere un’autorevolezza diversa se la politica assumesse un ruolo di confronto per garantire un governo a misura del nostro tessuto sociale ed economico. A Bologna è stato indetto il referendum per il finanziamento delle scuole paritarie e qui, del nostro futuro, ne vogliamo parlare?
Non vogliamo aprire polemiche, non è nella nostra natura.
Le nostre radici ci hanno sempre guidato al confronto, ad una visione democratica della società, al rispetto e alla tutela delle Istituzioni.
In una condizione così critica sarebbe necessario incontrarsi e confrontarsi di più, rispetto a quanto veniva fatto in passato, con i parlamentari, i consiglieri regionali, i comuni, le istituzioni del territorio, le imprese e i sindacati.
Siamo tutti più o meno impegnati a fronteggiare questa crisi; ma soli, anche le categorie forti, vitali e organizzate, che risultati potranno raggiungere?
E’ previsto un incontro, nei prossimi giorni, promosso dalla Camera di Commercio, con gli attori politici ed economici.
Speriamo sia l’inizio di un nuovo percorso di confronto.

Si è venuta a creare una situazione complicata, determinata dalla stratificazione di norme e decisioni, anche di carattere tecnico, che finiscono per modificare il quadro di riferimento, l’organizzazione dei servizi, spostando di fatto i luoghi decisionali. Pertanto, molte scelte fatte in passato sono da riconsiderare e chi è deputato alle decisioni, spesso lo fa in solitudine senza confronto mentre ci sarebbe davvero bisogno di analizzare e comprendere in profondità i bisogni della gente.
Pochi sono i sindaci o gli amministratori pubblici, che mantengono un dialogo aperto con le categorie e con i cosiddetti corpi intermedi.

Nello svolgere il nostro ruolo di sindacato d’impresa non ci siamo limitati a denunciare problemi, ma proponiamo ipotesi di soluzione dopo averle verificate con le imprese che rappresentiamo.

E’ sempre più difficile però percorrere la via del dialogo quando le persone sono esasperate dalla burocrazia e dalla crisi.
Siamo preoccupati da comportamenti che esaltano la voglia di “farsi giustizia da soli” e dal clima di disperazione e sfiducia che c’è.

Anche il mondo della rappresentanza deve adeguarsi ad una realtà completamente cambiata. La nostra storia ha radici in un’organizzazione sociale ancorata su schemi di natura ideologica che si sono modificati ed è normale, che le nuove generazioni non ne percepiscano il valore.
Già oggi la rappresentanza sindacale delle imprese non si svolge più per categorie, anche se queste sono ancora ben presenti.
C’è chi si riorganizza allargando lo schema della rappresentanza, c’è chi crea nuove associazioni imprenditoriali, chi si prepara ad un ipotetico nuovo schema istituzionale su scala romagnola.
Molto probabilmente il sistema della rappresentanza a cui eravamo abituati si modificherà sotto il peso della crisi.

Siamo consapevoli che questa situazione non agevola il confronto che rivendichiamo perché, nonostante tutto, ognuno tenta di far prevalere le proprie rendite di posizione e le proprie visioni.

Intanto la crisi morde sempre più, ci sono meno risorse, i bisogni aumentano.
Ma c’è chi non si rassegna; c’è rabbia c’è disperazione, ma c’è anche chi vuole reagire, c’è chi ha perso tutto ma non la dignità e la voglia di rialzarsi.
Noi viviamo a fianco di cooperative e persone con difficoltà ma raccogliamo anche il desiderio e la necessità di nutrire una speranza.

Oggi chi perde il lavoro, anche chi viveva decorosamente, entra in una spirale involutiva difficilmente risolvibile, rischiando di perdere tutto.
Pensiamo anche solo alle imprese o agli imprenditori che non riescono a fare fronte, anche momentaneamente, agli oneri previdenziali nei confronti delle istituzioni pubbliche o dello Stato. Questi entrano in una procedura complicata e repressiva, dalla quale è difficile venirne fuori e alla fine la strada più semplice è il fallimento, anche per chi vorrebbe onorare i propri impegni fino in fondo.

Tutto il sistema imprenditoriale italiano sta segnalando al nuovo Governo queste nuova realtà e questi nuovi pericoli affinché vengano corretti.

Nonostante ciò, crediamo qualcosa possa essere fatto, anche sul piano locale, per affrontare questo situazione, mettendo davanti ad ogni scelta il lavoro.
Questo può avvenire partendo da tutti i servizi che le istituzioni esternalizzano, rivedendo scelte orientate alla rendita finanziaria che non sono più tali, privilegiando le imprese locali ad alta intensità lavorativa.
Va ricordato a questo proposito, che l’Unione Europea considera “svantaggiati”, al pari degli altri, coloro che non hanno lavoro o lo perdono a seguito di situazioni di crisi. La Regione Emilia Romagna nel progetto di legge sulla cooperazione sociale, prevede anche questa apertura, ricomprendendole nelle cosiddette “fasce deboli”.

Noi immaginiamo un modello di società diversa che metta al centro le persone e meno la finanza o la speculazione fine a se stessa.

Non illudiamoci che la crisi sia alle spalle.
La Camera di Commercio di Forlì-Cesen, monitorando la situazione, ci informa che dall’inizio della crisi, anno 2008, le imprese sono diminuite di 1.184 unità e il tasso si disoccupazione è passato dal 5 al 7,8% nel 2012.

Nei confronti del sindacato dei lavoratori riteniamo necessario trovare momenti di confronto, per comprendere meglio quali possono essere le nuove soluzioni a tutela del lavoro.

Non possiamo essere sempre controparti, quando è necessario, dobbiamo essere alleati per difendere assieme il nostro territorio, le aziende e i lavoratori.



I NUOVI SCENARI DELLA COOPERAZIONE

“Le cooperative costruiscono un mondo migliore”, è lo slogan che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto per celebrare nel 2012 l’Anno Internazionale della Cooperazione, riconoscendo come la cooperazione in tante parti del mondo rappresenti un modello di emancipazione sociale ed economica. E’ stata anche l’occasione per approfondire i sette principi cooperativi, validi in tutto il mondo.
Nel corso dell’anno, salvo qualche incontro, non ci sono state manifestazioni significative nel nostro territorio, come probabilmente era giusto fare.
Ma dobbiamo anche dire che questo è anche lo stile di gran parte dei cooperatori impegnati e preoccupati principalmente alla realizzazione della missione della cooperativa, vale a dire dare risposte ai propri soci.
Tuttavia, per la cooperazione, in un contesto così precario, tra le tante difficoltà da affrontare, al pari degli altri sistemi economici, esistono anche delle opportunità.

La prima opportunità è quella di una forza sociale ed economica che ha un’anima, ha un carattere distintivo, che fa perno sulla centralità della persona, sulla mutualità e la solidarietà. Altri sistemi sono alla ricerca di valori, noi li abbiamo e dobbiamo metterli in pratica.

Per comprenderlo meglio, basta guardare cosa sta accadendo dove si lavora in modo individualistico e per il solo risultato economico, magari delocalizzando le aziende. Si sono raggiunti effimeri guadagni, impoverendo professionalmente le aziende e i territori.

Negli ultimi mesi siamo stati chiamati più volte ad affiancare lavoratori o aziende che hanno intravisto nel modello cooperativo lo strumento per superare le difficoltà e ricollocarsi nel mercato del lavoro, anche se è difficile convertire alla corresponsabilità coloro che per tanto tempo hanno avuto un’anima da lavoratore dipendente.

La progressiva disgregazione dei punti di riferimento sociali e politici, genera nuovi bisogni e apre nuovi spazi di mutualità nei confronti dei soci i quali intravvedono nella cooperativa non solo il luogo dove si lavora o si trasformano i prodotti conferiti ma anche le risposte alle esigenze di servizi personali e familiari.

La cooperativa diventa sempre più l’approdo a cui poter fare riferimento, anche quando insorgono bisogni che vanno oltre la sfera lavorativa.

Il nostro impegno quindi deve essere orientato anche ai soci delle cooperative, avendo sempre presente che le cooperative nascono dai bisogni delle persone e per le quali devono rispondere nel tempo.

La costituzione della mutua regionale, la carta soci, il patronato Uniservus, il C.A.A (Centro Assistenza Agricola), i servizi assicurativi, la rete dei negozi cooperativi con il marchio “Qui da Noi”, la vetrina multimediale, sono ulteriori strumenti a favore delle cooperative e dei soci.
La Conferenza Organizzativa Nazionale tenutasi a Roma nell’aprile scorso ha sancito questo nuova dimensione di Confcooperative che rappresenta cooperative e cooperatori soci.

Contemporaneamente sono aumentati, perché le imprese ne hanno bisogno, i servizi che il sistema Confcooperative è in grado di offrire alle associate.

Pensiamo solo all’importanza che negli ultimi tempi hanno assunto i servizi finanziari, del lavoro, ambientali, sindacali, per comprendere come è evoluto il bisogno di specializzazione.

Non possiamo chiedere agli altri di cambiare mentre noi rimaniamo immobili.
Le Confcooperative Provinciali di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini hanno avviato un percorso di collaborazione e di integrazione mettendo in comune alcuni funzionari che lavorano in ambito interprovinciale, così come saranno più qualificate le risposte nei confronti delle cooperative, soprattutto le più grandi, mettendo in campo le risorse migliori nell’area Romagna, che già operano nelle singole Unioni Provinciali.
Lo scopo è quello di dare, come Associazione, tutti i servizi che le cooperative richiedono facendo economia di scala.
L’imperativo per il futuro è quello di fare di più con meno!

Ma la rappresentanza del movimento cooperativo, negli ultimi anni, si è evoluta e qualificata permettendoci di fare comprendere meglio il ruolo e il peso che abbiamo nell’economia italiana.
A livello nazionale, nel gennaio 2011, è nata l’Alleanza delle Cooperative Italiane con l’intento, appunto, di semplificare e meglio rappresentare gli interessi e la forza del movimento cooperativo italiano. Durante questo periodo sono stati creati i coordinamenti nazionali di alcuni settori, quelli più importanti. Il 7 giugno prossimo a Bologna, nascerà anche l’Alleanza delle Cooperative Italiane dell’Emilia Romagna.
A livello locale il confronto è in corso e comunque già da tempo sono in essere rapporti di collaborazione stabili sulle questioni più importanti che vedranno la loro evoluzione, determinata anche dalle strategie nazionali.

In questi anni di crisi molti hanno fatto studi e ricerche sui modelli d’impresa più resistenti agli eventi economici traumatici.
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha patrocinato una ricerca sulla “Resilienza del modello cooperativo di impresa in tempi di crisi”.
Oggi, al termine di questa assemblea, vogliamo presentarvi alcuni esempi di “resilienza”, consegnando alle cooperative associate che celebrano, nel corso del 2013, un anniversario importante dalla data di costituzione, partendo dai dieci anni fino ai 110 di una Banca di Credito Cooperativo.
Anch’io ho l’onore di essere Presidente di una cooperativa, la Cantina di Forlì-Predappio che è stata costituita nel 1908, ed ha 105 anni di attività.
Con questi esempi di dedizione ed operosità tramandati da generazioni vogliamo, come ha detto Papa Francesco in uno dei suoi primi discorsi, non lasciarci “rubare la speranza”.


 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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