Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 189 del 23 luglio 2013

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Contrasto alle violenze contro le donne
Imprese di interesse strategico
Istituzione Agenzia Cooperazione Formazione
Controllo persone frontiere esterne
GIUSTIZIA
Disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena
Pene detentive non carcerarie e messa alla prova
Matrimonio tra persone dello stesso sesso
Unioni civili
AFFARI ESTERI
Seguito dell'indagine conoscitiva sulle linee programmatiche e di indirizzo italiane in relazione al prossimo Consiglio europeo sulla Difesa, che avrà luogo nel mese di dicembre 2013
BILANCIO
IMU, CIG, precari PA e stipendi membri Governo
Seguito audizione ministro della coesione teritoriale
FINANZE E TESORO
Interventi occupazione, coesione sociale, IVA e misure finanziarie (audizioni)
ISTRUZIONE PUBBLICA
Sovraffollamento classi scolastiche
Seguito dell'audizione del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo sulle linee programmatiche del suo Dicastero
AGRICOLTURA
Semplificazione in materia di agricoltura
Competitività dell'imprenditoria giovanile in agricoltura
Dieta mediterranea
IGIENE E SANITA’
Audizioni informali su AG n. 15 macellazione e abbattimento animali
Indagine conoscitiva inquinamento ambientale ed incidenza tumori
Tutela ambiente salute e lavoro per imprese di interesse strategico nazionale
Farmacovigilanza uso umano (audizioni)
Indagine conoscitiva sostenibilità del Ssn'
Riforma ordini e professioni sanitarie


In Aula
Rilancio dell'occupazione e IVA
Esecuzione della pena

CASO SHALABAYEVA, NO A DERIVE IRRESPONSABILI
"Come ha ben evidenziato il Presidente della Repubblica nel corso della tradizionale Cerimonia del Ventaglio, a questo Governo non ci possono essere alternative, né atti che inducano ad un voto anticipato in un momento in cui deve prevalere il senso di responsabilità negli interessi della tenuta sociale ed economica del Paese".
Questo il commento della senatrice Laura Bianconi alle dichiarazioni del Presidente Napolitano. "Si facciano tutte le verifiche sulla vicenda kazaka - precisa Laura Bianconi - ma poi guardiamo a quelle che sono le priorità per cui abbiamo deciso di dar vita a questo Governo politico, che ha il grande compito di contrastare la grave crisi che attanaglia famiglie e imprese. Anche questa volta la demagogia politica deve lasciare il passo al senso di responsabilità. In questo momento - conclude Bianconi - il Governo Letta rappresenta l'unica soluzione per rispondere con atti concreti alle necessità più importanti che ha l'Italia, quali il lavoro e la ripresa economica, in una condizione di crisi che ormai coinvolge tutto il nostro tessuto sociale, come risulta anche nell'ultimo rapporto dell'Istat, in cui ben si evidenzia un preoccupante aumento del tasso di povertà in cui versano persone e famiglie".

LAURA BIANCONI COMPONENTE DELLA COMMISSIONE SPECIALE IN MATERIA D’ INFANZIA E DI MINORI
Un nuovo incarico per la senatrice Laura Bianconi, il Presidente del Senato l’ha infatti indicata come componente della Commissione speciale in materia d’infanzia e di minori, incarico che Laura Bianconi ha già ricoperto nel corso della XV legislatura 2006-2008. “Ringrazio il Presidente Grasso per la fiducia accordatami – ha dichiarato Laura Bianconi - e per l’opportunità di impegnarmi in un ambito delicato e importante come quello dell’infanzia le cui problematiche ho sempre seguito con particolare attenzione”.

SCIOPERO SANITA, IL PROBLEMA NON PUO’ ESSERE SOLO ECONOMICO
Ieri la sanità italiana (oltre 100 mila persone) ha fatto sciopero. Quattro ore di astensione dal lavoro all’inizio di ogni turno, il che ha significato il blocco degli interventi chirurgici programmati, che inevitabilmente sono stati rimandati. E il dolente tasto delle risorse è stato anche in questo caso al centro delle rivendicazioni da parte delle sigle sindacali. “Purtroppo – commenta la senatrice Laura Bianconi – da troppi anni si consolidata una mentalità secondo cui i problemi della sanità si possono risolvere solo con un aumento indefinito delle risorse. Ogni anno, al momento della discussione della Legge finanziaria (oggi Def) si assiste al solito estenuante negoziato per aumentare il fondo a disposizione del Servizio sanitario nazionale. Dopo l’accordo Giarda del 2001, l’allora Governo Berlusconi decise di aumentare le risorse del fondo ma la contropartita doveva essere un controllo dei costi e dei centri di spesa al fine di eliminare gli sprechi e ottimizzare le risorse disponibili. Il sistema – continua Bianconi – poteva raggiungere un equilibrio a patto che si agisse su entrambe le leve ma , purtroppo, non si è raggiunto quel punto di equilibrio che i cittadini si aspettano. Le responsabilità sono da entrambe le parti: da un lato, percorsi consolidati e logiche corporative hanno impedito alle Asl di attivare percorsi virtuosi, dall’altro la politica non è adeguatamente intervenuta con misure i cui effetti positivi sono ampiamente dimostrati. Basterebbe infatti dare seguito a due provvedimenti che nelle Commissioni parlamentari sono stati ampiamente esaminati per ottenere risparmi significativi da destinare al Ssn senza aggravio ulteriore del bilancio dello Stato. Mi riferisco – conclude Bianconi – all’introduzione dei costi standard, il sistema per l’acquisto dei beni e servizi ch garantisce gli stessi prezzi su tutto il territorio nazionale, e, come richiamato dalla Corte dei Conti, una legge che contrasti la cosiddetta medicina difensiva, cioè la pratica di prescrivere esami diagnostici e terapie in eccesso per difendersi da possibili eventuali denunce da parte di pazienti. Questo sciopero della sanità ci dice che il sistema rischia di implodere e che occorre procedere a una radicale revisione dei meccanismi che lo regolano”.

GMG RIO 2013: AUGURI AL SANTO PADRE E A TUTTI I GIOVANI
“La Giornata Mondiale della Gioventù che si tiene quest’anno a Rio de Janeiro sarà l’occasione per tanti giovani per scoprire e rafforzare i fondamenti dell’adesione alla fede cattolica. A tutti i giovani che si ritroveranno con Papa Francesco un grande ringraziamento per la loro testimonianza e l’augurio che da questa esperienza ne escano rafforzati e più consapevoli dei compiti che li attendono”.
Questo l’augurio della senatrice Laura Bianconi ai giovani che si ritroveranno in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù.

CASO SHALABAYEVA: L’INTERVENTO DEL PREMIER LETTA IN SENATO
Signor Presidente, onorevoli senatori, sono qui, oggi, in Senato e ho voluto prendere la parola, prassi rara in caso di mozione di sfiducia individuale, per due ragioni. La prima è legata naturalmente al mio ruolo di Capo del Governo. È un compito che, sin dall'inizio del mandato, ho inteso vivere come un onore e come un atto di servizio al Paese, come un'assunzione di responsabilità forte, secondo la Costituzione e dinanzi alla Nazione, degli indirizzi di politica generale dell'Esecutivo.
La seconda motivazione attiene alla natura parlamentare di questo Governo. Questo Esecutivo nasce nelle sedi più alte e nobili della sovranità popolare della nostra Nazione: il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati. È nato in Parlamento e al Parlamento ho riferito sempre tutto: gli intenti del Governo alla vigilia di rilevanti appuntamenti internazionali (i Vertici europei di maggio e giugno, così importanti per l'Europa e anche per l'Italia), i passaggi che giudico costitutivi del nostro programma e della sua attuazione, l'avvio del percorso delle riforme costituzionali. In Parlamento sono tornato e intendo tornare ogniqualvolta questioni importanti, delicate, perfino dolorose, quale certamente è quella oggi in discussione, richiedano un doveroso sovrappiù di ascolto reciproco, di confronto, di chiarimento.
L'espulsione dal nostro Paese della signora Alma Shalabayeva e della sua bambina è per l'Italia motivo, come ha sottolineato ieri giustamente il presidente Napolitano, di imbarazzo e di discredito. Da questo imbarazzo, da questo discredito il campo va sgomberato. Per farlo ho scelto, abbiamo scelto, la linea della total disclosure, della trasparenza totale. Abbiamo infatti avviato un'indagine interna agli organi di Governo per ricostruire i fatti ed evidenziare tutti i profili di criticità. Il 9 luglio, nell'Aula della Camera, durante il question time, ho confermato questo impegno.
Da quell'indagine è scaturito inequivocabilmente quanto comunicato il 12 luglio, insieme alla revoca del provvedimento di espulsione: l'esistenza e l'andamento delle procedure di espulsione non erano stati comunicati in nessun modo ai vertici del Governo. Di qui l'ulteriore indagine affidata dal Ministro dell'interno al Capo della Polizia, entrato in carica successivamente agli eventi, al fine di accertare tutte le responsabilità della mancata informativa, fatto di particolare gravità per una vicenda che presentava da subito elementi e caratteri tutt'altro che ordinari. Il 16 luglio i risultati di quell'indagine, non appena acquisiti dal Governo, sono stati ufficialmente comunicati dal Ministro dell'interno prima in quest'Aula e poi nell'Aula della Camera, perché abbiamo voluto attenerci immediatamente al principio per il quale, soprattutto su questa spinosa vicenda, tutto quello che conosciamo noi deve conoscerlo anche il Parlamento.
La relazione del prefetto Alessandro Pansa, che sulla vicenda è intervenuto anche personalmente l'altro ieri nella Commissione diritti umani qui, a Palazzo Madama, è approfondita, corretta e non fa sconti. Ne escono puntualmente ricostruiti fatti che ci lasciano attoniti, fatti che nell'Italia del 2013 non sono tollerabili, a maggior ragione ai danni di una donna e di una bambina. Proprio in relazione a questi fatti esce confermato in modo inoppugnabile il mancato coinvolgimento dei vertici del Governo ed emerge in modo chiaro, in particolare, l'estraneità del Ministro dell'interno all'accaduto. C'è chi ha evocato una responsabilità oggettiva: sui limiti e la correttezza dell'uso di tale responsabilità rimando alle parole di ieri, chiare ed inequivocabili, del Capo dello Stato.
Voglio qui confermare che sui fatti, che lasciano attoniti, non abbiamo intenzione di mollare la presa per cercare di delineare i contorni di azioni ed omissioni ormai accertate, ma delle quali appaiono ancora oscure motivazioni e connessioni. Mi riferisco soprattutto all'inaudito comportamento dell'ambasciatore del Kazakistan, a come si sia potuto scambiare per terrorista Ablyazov, che, pur avendo certo problemi seri con la giustizia britannica, è difficile definire come tale. Mi riferisco inoltre a come si possa aver agito senza la cautela che un caso del genere palesemente richiedeva, senza aver preso il tempo necessario per approfondire l'esatta condizione di una donna e di una bambina, senza porsi alcuna domanda sull'inusuale disponibilità di un volo privato per il loro rimpatrio.
Il Governo, oltre a tutto ciò che è già stato fatto e che viene ricostruito nella relazione del prefetto Pansa, ha dunque intenzione di continuare ad agire per fare chiarezza e per mettere in pratica quanto deciso sulla base dell'indagine interna e della relazione stessa. A livello internazionale proseguiremo nella verifica delle condizioni di soggiorno in Kazakistan della signora Shalabayeva. Ieri stesso il vice ambasciatore italiano ad Astana, Ferrara, ha visitato la signora e la figlia, dalla quale signora è stato ringraziato per l'attività del Governo in questi giorni e per tutta l'attenzione che è stata dedicata nei suoi confronti, attraverso personale diplomatico dedicato e con l'attività costante del ministero degli affari esteri guidato da Emma Bonino, protagonista di tante battaglie per i diritti umani e la cui condotta, anche in questo caso, è assolutamente coerente con i principi che hanno sempre ispirato la sua azione.
Posti gli accertamenti che hanno portato alla revoca dell'espulsione, abbiamo manifestato alle autorità del Kazakistan l'auspicio che la signora possa ritrovare la piena libertà di movimento.
Vogliamo inoltre prendere lezione dall'accaduto per evitare - cito nuovamente il Capo dello Stato - nuove inammissibili pressioni ed interferenze da parte di qualsiasi diplomatico straniero. Il ministro Bonino ha già mosso al riguardo i passi opportuni per esprimere il nostro sconcerto con la convocazione, in assenza dell'ambasciatore (e qui voglio aggiungere: doppio sconcerto), dell'incaricato d'affari del Kazakistan.
Ma vogliamo prendere lezione dall'accaduto anche a livello interno, intervenendo su norme e regole d'ingaggio per casi del genere, al fine di evitare ulteriori episodi di mancato coinvolgimento politico.
È intanto con rammarico, ma anche con il senso dell'ineluttabilità, che si sta procedendo ai cambiamenti resi necessari, a livello di forze dell'ordine e strutture del Viminale, dai contenuti della relazione del Capo della Polizia.
Onorevoli senatori, il voto che vi chiedo oggi non è tuttavia solo un no alla mozione di sfiducia presentata dai colleghi del Movimento 5 Stelle e di SEL nei confronti del ministro dell'interno e vice presidente del Consiglio Alfano. Mozione che ovviamente rispetto: fa parte della dialettica parlamentare e tante volte anch'io, nelle Aule della Camera dei deputati, ho votato e ho agito, ho parlato e sono intervenuto su azioni di questo tipo.
Quello che chiedo qui oggi, però, è un nuovo atto di fiducia al Governo che ho l'onore di presiedere. Del mio discorso programmatico alle Camere molto è stato realizzato in questi ottanta giorni, attraverso provvedimenti varati dal Consiglio dei ministri - lo ripeto: varati, cioè già approvati - in favore dei cittadini, soprattutto di quelli più vulnerabili, delle imprese e dei lavoratori; attraverso un confronto alla pari con i nostri principali alleati e partner nel mondo; attraverso un'azione sistematica di pressione per riallineare l'agenda italiana a quella europea e cambiare quest'ultima, facendo sì che l'Europa torni ad essere, come da qualche tempo stiamo lavorando perché accada, non un limite o un capro espiatorio, ma la soluzione ai problemi delle persone, a partire da quelli dei più giovani, di una generazione intera tradita e mortificata nelle proprie aspirazioni e nei propri sogni di realizzazione.
Di tutto questo rischia di perdersi traccia nel dibattito politico, e non certo perché il merito dei provvedimenti non interessi la vita reale delle persone o il lavoro di tanti attenti operatori dell'informazione, ma perché il rumore di sottofondo è troppo alto, troppo viscerale, troppo strumentale per non assurgere subito a titolo, a polemica, a bandiera politica facile da sventolare all'occorrenza. È un rumore spesso alimentato ad arte da chi ha la convenienza a restituire della politica e dell'Italia l'immagine di uno stato di precarietà permanente, come se la colpa fosse sempre di altri, come se fossimo condannati al racconto di un Paese irriformabile o riformabile soltanto attraverso non meglio precisate, ma gridate, rivoluzioni. È un racconto che non mi appartiene e che non voglio in alcun modo che appartenga a questo Governo.
I problemi li affrontiamo - e lo stiamo facendo anche oggi con questa vicenda inaudita - proprio come dentro una casa di vetro, senza reticenze, senza sconti e senza scorciatoie, ma anche senza cedere al tic del complotto, allo strepitio smanioso, al sospetto, alle dietrologie, al mito del nemico brutto, sporco e cattivo nascosto dentro ogni avversario politico, allo sdoganamento della libertà di insulto, completamente inaccettabile.
I problemi, quelli più generali, quelli che hanno a che vedere con la crisi drammatica che il Paese vive, li abbiamo affrontati con soluzioni immediate laddove è stato possibile: penso al rifinanziamento della cassa integrazione, alla riforma per rendere più rapida la giustizia civile, penso all'edilizia scolastica, allo sblocco dei cantieri per le infrastrutture, ai primi interventi di lotta alla povertà, agli incentivi per le ristrutturazioni e il risparmio energetico, al piano straordinario di decontribuzione del lavoro per tanti giovani, alle borse di studio e di mobilità.
Quando, invece, le soluzioni immediate non sono oggettivamente percorribili, scegliamo e - sia chiaro - rivendichiamo la via della costruzione paziente di riforme destinate a durare certo oltre il nostro stesso mandato. Chi vuole logorare il Governo e il quadro politico li chiama rinvii: io preferisco parlare di serietà, perché il rispetto dei doveri con l'Europa, lo stesso rispetto che ci ha consentito di essere tra i pochi Paesi virtuosi con la fine della procedura d'urgenza per deficit eccessivo, l'impegno a non produrre debito pubblico da scaricare sulle spalle, già piuttosto strette, delle nuove generazioni, lo sforzo di non procedere mai più con tagli lineari hanno richiesto e richiedono cautela e attenzione. Richiedono la capacità di aver cura del Paese, facendo per bene ciò che va fatto. Richiedono la prudenza legata all'ancora eccessiva volatilità dei mercati, che anche in questi giorni dimostra, per i timori legati alla situazione di Grecia, Portogallo e Cipro, di non essere certamente superata. Richiedono il senso del limite, proprio e altrui. Hanno richiesto e richiedono, prima di tutto, coraggio.
Vogliamo quindi, onorevoli senatori, continuare a lavorare: vogliamo continuare a costruire risposte per un Paese che da noi pretende ragionevolezza.
Questo voto, il no che vi chiedo alla mozione di sfiducia verso il ministro e vice presidente del Consiglio Alfano, consentirà al Governo di procedere nelle prossime settimane e, comunque, entro il 31 agosto a dare soluzioni strutturali per il superamento dell'IMU sulla prima casa nell'ambito della riforma della tassazione sugli immobili, di chiudere la partita delle coperture indispensabili per sventare l'aumento dell'IVA, di varare misure per rafforzare le tutele del lavoro e risolvere la questione inderogabile degli esodati, di imprimere un'ulteriore obbligata accelerazione al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, di rafforzare le norme contro la corruzione e contro la criminalità organizzata. E ho colto, signor Presidente, il suo appello per la norma sull'autoriciclaggio, che sarà una delle norme presenti dentro questi provvedimenti.
Questo voto consentirà al Governo di intercettare tutti i possibili segnali di ripresa per la fine dell'anno e di disegnare con equilibrio una legge di stabilità che giochi, finalmente, in attacco sul versante della crescita con due piani straordinari, uno sull'attrazione degli investimenti e un altro sull'aggressione al debito pubblico, e consenta di tornare a puntare sull'istruzione, la cultura e l'innovazione.
Per questo aggiungo, in conclusione, una nota personale che forse vi apparirà inusuale. Rispetto alla conduzione del Governo e alle battaglie politiche necessarie per fare le cose che gli italiani davvero si aspettano, non vorrei che su di me si commettesse un errore di valutazione. Non vorrei cioè che quella che, con un'espressione dal sapore forse antico, si chiama buona educazione venisse scambiata per debolezza. In un tempo nel quale paiono vincere urla e insulti voglio dire ai senatori che sostengono il Governo e agli italiani che credono nel nostro progetto di avere piena fiducia nella mia determinazione, nella mia resistenza e nella mia totale dedizione, fino in fondo, per il bene dell'Italia, ad onorare il compito che il presidente Napolitano e il Parlamento mi hanno assegnato. Non ho alcuna intenzione di deludervi e non vi deluderò.
(dal sito www.senato.it)


I temi etici sono per natura delicati e la loro discussione si articola sempre in tante sfumature e distinguo. Non deve scandalizzare né stupire, quindi, se nell’imminenza della discussione alla Camera della legge contro l’omofobia si siano evidenziate posizioni articolate, distinte e anche contrapposte. Su questi temi non si devono censurare i sentimenti personali, ma neppure alzare steccati ideologici. Come sempre Spazio libero ama dare voce alle diverse posizioni, nell’intento di contribuire ad un dibattito costruttivo.

DIECI RAGIONI PER DIRE NO ALLA LEGGE ANTI-OMOFOBIA
All’art. 1 della proposta di legge (Orientamento sessuale e identità di genere) viene introdotta per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico la definizione di <<identità di genere>> come la <<percezione ch e una persona ha di sé come appartenente al genere femminile o maschile, anche se opposto al proprio sesso biologico>>. In questo modo la realtà individuale finisce per prevalere sulla realtà, per cui non si è uomo o donna secondo il dato oggettivo derivante dalla natura, ma secondo il pensiero soggettivo capace di determinare ciò che si vuole essere. Altro punto pericoloso contenuto nella proposta di legge è la possibilità con la <<reclusione fino a un anno e sei mesi>> di chi <<incita a commettere o commette atti di discriminazione motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere della vittima>>. Questo significa, ad esempio, che non sarà più lecito sollecitare i parlamentari della Repubblica a non introdurre nella legislazione il <<matrimonio>> gay. O ad escludere la facoltà di adottare un bambino a coppie omosessuali, né sarà più lecito organizzare una campagna d’opinione per contrastare l’approvazione di una legge sul <<matrimonio>> gay o sull’adozione di minori agli omosessuali. In gioco non c’è soltanto la libertà religiosa ma la stessa libertà di opinione, poiché la proposta di legge, così come formulata, non potrà non avere ripercussioni sui diritti fondamentali dell’uomo riconosciuti dalla Costituzione. Per comprendere la gravità della proposta di legge in questione basta vedere cosa sta capitando nei paesi in cui è in vigore da anni (Francia e soprattutto Gran Bretagna).
Identità di genere e orientamento sessuale, in realtà, non possono costituire non possono costituire una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione, perché diversamente da queste, essa appartiene esclusivamente alla sfera etico-morale. E vi sono ambiti nei quali non può considerarsi ingiusta discriminazione il fatto di tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini nell’adozione o affido. Includere l’orientamento sessuale e l’identità di genere fra le considerazioni sula base delle quali è legale discriminare può facilmente portare aritenere l’omosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio in riferimento alla cosiddetta “affermative action”. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all’omosessualità. Il passaggio dal riconoscimento dell’omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa e alla promozione dell’omosessualità. L’omosessualità di una persona sarebbe invocata in opposizione a una asserita discriminazione e così l’esercizio del diritto sarebbe difeso precisamente attraverso l’affermazione omosessuale invece che nei termini di una violazione dei diritti umani fondamentali. Le norme che si intendono approvare rispondono ad una mera prospettiva ideologica, del tutto inutile sul piano legale, godendo gli omosessuali degli strumenti giuridici previsti per tutti i cittadini, contro qualunque forma di ingiusta discriminazione, di violenza, di offesa alla propria dignità personale. Si commenta da sola, poi, la proposta di modificare il terzo comma dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n.654, nei seguenti termini: <<E’ vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione (…) motivata dall’identità sessuale. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni>>. Stiamo parlando di tutti coloro che ritengono giusto discriminare gli omosessuali in ordine alla possibilità di contrarre matrimonio o di adottare minori. L’impianto ideologico che sta dietro la ratio di questa proposta di legge si evince anche da una delle pene accessorie e in particolare dalla <<attività non retribuita in favore della collettività da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo da sei mesi a un anno>>. Siamo alla rieducazione culturale di stampo maoista.
(Gianfranco Amato – Presidente Giuristi per la vita, pubblicato su La Voce di giovedì 18 luglio 2013)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

Questa newsletter vuole essere un contributo al dibattito politico e culturale nel nostro Paese. Ci scusiamo se arriva contro la tua volontà, molti dei nostri indirizzi sono presi da elenchi istituzionali e trattati secondo quando stabilito dalla L. 675/96, se non vuoi più riceverla.

clicca qui


Privacy e Note Legali
[ home ] - [ biografia ] - [ news letters ] - [ photo gallery ] - [ links ] - [ contatti ]