Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 193 del 17 settembre 2013

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Riforma elettorale
Incontro con delegazione parlamentare giapponese
GIUSTIZIA
Reato di negazionismo
Esercizio abusivo della professione sanitaria
AFFARI ESTERI
Incontro con il Presidente della Repubblica Somala Hassan Sheikh
Ratifica Trattato sul commercio delle armi
BILANCIO
Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili
(parere alla 2a commissione
su testo ed emendamenti)
LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI
Riforma dell’ordinamento portuale
AGRICOLTURA
Semplificazione in materia di agricoltura
Riforma AGEA
IINDUSTRIA, COMMERCIO, TURISMO
Decreto legge valore cultura
Attuazione programmi difesa con finanziamento sviluppo del settore aeronautico
SANITA’
Esame di Atti preparatori della Legislazione Comunitaria - partenariato Europa-Paesi in via di sviluppo su studi clinici (relatrice Bianconi)
Audizione rappresentanti Associazione responsabilità medica italiana su impianti difettosi protesi ortopediche
GIUNTA ELEZIONI E IMMUNITA’ PARLAMENTARI
Verifica delle elezioni della regione Molise


In Aula
Conversione in legge del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo
Ratifica Accordo Albania, Grecia e Italia sul progetto "Trans Adriatic Pipeline"
Votazioni per l'elezione dei Consigli di Presidenza della Giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della Giustizia tributaria


GIUNTA ELEZIONI: PER BERLUSCONI BASTA UNA SETTIMANA
Domani mercoledì 18 settembre, alle 20 e30, si riunirà nuovamente la Giunta per le elezioni per la quella che, salvo rivolgimenti dell’ultimo minuto, sarà la seduta conclusiva dell’affaire Berlusconi. Una settimana è stata più che sufficiente ai componenti per decidere di rigettare le richieste del senatore Augello che chiedeva non già una presa di posizione in favore del senatore Berlusconi, ma la volontà di studiare attentamente le carte e di rivolgersi, in caso di dubbi, ad altre fonti di diritto. Così non sarà, perché già sono state anticipate le dichiarazioni di voto della maggioranza dei componenti della Commissione rappresentati da Pd, M5S e Scelta Civica che intendono rigettare le conclusioni del senatore Augello. “Ho già definito la linea della Commissione come eccessivamente e incomprensibilmente frettolosa – richiama la senatrice Laura Bianconi – contro ogni logica si è ostinatamente perseguita la linea della velocità a tutti i costi, anche se questo voleva dire cassare quello che è il consueto modo di lavorare all’interno delle Commissioni, dove in caso di necessità vengono convocati gli esperti di ogni singolo provvedimento per consentire di inquadrare meglio le problematiche in esame e prendere le decisioni più rispondenti all’interesse pubblico. Avevo sperato .conclude Bianconi – che l’illustrazione del senatore Augello, basata sul merito e sul ragionamento, potesse aprire la strada di un confronto al di là degli steccati ideologici e di appartenenza, così non è stato e a perdere non sarà solo Silvio Berlusconi o il Pdl”.

LETTERATURA E MEDICINA: LAURA BIANCONI NELLA GIURIA DEL PREMIO ANGELO ZANIBELLI
La senatrice Laura Bianconi, grazie alla lunga esperienza maturata quale componente ultradecennale della Commissione Sanità. È stata designata da Sanofi Italia quale componente della giuria della prima edizione del premio letterario “Leggi in salute – Angelo Zanibelli” che si terrà a Roma. La giuria di cui fanno parte medici, giornalisti e personaggi della cultura italiana si riunirà settimanalmente nella prestigiosa sede del Museo Napoleonico, sarà chiamata ad esprimersi su undici opere che affrontano le più svariate problematiche sanitarie.
Di seguito l’elenco dei titoli in concorso.
.La Magnifica Arte – Dall’Alchimia alla moderna Tecnica Farmaceutica
Il Paziente Grave – Dalla psichiatria alla Salute Mentale
Dolce di Mio – Come convivere con il diabete
La nostra africa. Cronache di un viaggio di un medio euroafricano
C’era una volta un cancro (storie di donne che hanno fatto a pugni con la loro malattia e hanno vinto)
La didattica in sanità. Comunicare, progettare e valutare la formazione
Mal di schiena e cervicale (la guida scientifica alla cura in parole semplici)
Nel folle volo (i disturbi comportamentali dei nostri figli)
Lavorare con gli autismi (dalla clinica alla terapia)
Aiutare a smettere di fumare? E’ più facile di quanto pensi
Farmacisti nel terremoto

COMPLETATO L’AVVIO DEL NUOVO ANNO SCOLASTICO: AUGURI A TUTI GLI STUDENTI
In questa settimana si è completato l’avvio dell’anno scolastico, migliaia gli studenti che ritornano in classe o che per la prima volta iniziano la scuola. “L’inizio dell’anno scolastico – commenta la senatrice Laura Bianconi – porta sempre con sé un carico di aspettative e di speranze per il futuro. Il tempo della scuola è non solo un tempo in cui si imparano nozioni utili poi per la professione che si vuole intraprendere, è soprattutto un tempo di maturazione, di crescita personale. A tutti gli studenti italiani l’augurio di poter realizzare tutti i propri sogni”.


La scorsa settimana il Ministro di Giustizia Annamaria Cancellieri è intervenuta nell’Aula del Senato con l’informativa sulla riorganizzazione delle circoscrizione giudiziarie, argomento che da ben due anni è al centro di un animato confronto, soprattutto per quanto riguarda i territori in cui sono previste soppressioni o accorpamenti di Uffici giudiziari e che non è nuovo ai lettori di questa newsletter in quanto la senatrice Laura Bianconi ha rivolto numerose richieste ai ministri competenti per evitare la soppressione del Tribunale di Cesena. Quelli che seguono sono l’informativa del Ministro Cancellieri e gli intereventi dei senatori Gasparri e Barani, che mettono in evidenza luci e ombre del provvedimento.

RIORGANIZZAZIONE DELLE CIRCOSCRIZIONI GIUDIZIARIE: INFORMATIVA DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA E DIBATTITO
MINISTRO CANCELLIERI - Signor Presidente, signori senatori, come tutti voi sapete tra soli due giorni entrerà in vigore la riforma della geografia giudiziaria. Questa riforma, da tutti ritenuta strategica per il recupero dell'efficienza del sistema giudiziario, è il frutto di un lungo iter, iniziato nel lontano luglio del 2011, con il ministro Palma ed il Governo Berlusconi che vararono la delega, e proseguito nel settembre del 2012, con il ministro Severino ed il Governo Monti, che quella delega attuarono con i decreti legislativi nn. 155 e 156. A me ed al Governo di cui faccio parte spetta il compito forse più ingrato: quello di darvi, come la legge impone, effettiva attuazione. Si tratta di una riforma da lunghissimo tempo attesa, definita epocale durante la cerimonia di inaugurazione dello scorso anno giudiziario dal presidente della Corte di cassazione, apprezzata dagli studiosi, dall'Associazione nazionale magistrati e dal Consiglio superiore della magistratura; una riforma pienamente condivisa anche da me, dal Governo Letta e straordinariamente sostenuta dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano cui, ancora una volta, va il mio personale ringraziamento. Si tratta anche di un cambiamento che, facendo venir meno circa il 47 per cento degli uffici giudiziari dell'intero territorio nazionale, suscita, comprensibilmente, vive resistenze nei territori in cui maggiormente incide. Dunque, un intervento costoso in termini di consenso e popolarità, ma che rappresenta un'importante prova di maturità per il Parlamento e per il Governo. Si dimostra così che chi ha il compito di governare è in grado di mettere da parte i propri interessi particolari a favore di quello superiore della funzionalità della cosa pubblica. Se in passato obiettivi come questi sono stati mancati, oggi dobbiamo dimostrare al Paese e a chi ci osserva dall'estero che si è inaugurato un nuovo corso, che guarda al futuro e che tende ad un sistema giudiziario più moderno ed efficiente. Ciò premesso desidero ricordare che sin dall'esordio del mio nuovo mandato ministeriale ho offerto la piena disponibilità ad ascoltare tutte le sollecitazioni ed i suggerimenti costruttivi finalizzati a migliorare la riforma stessa. Ho, tuttavia, dovuto constatare, non senza rammarico, che l'insieme di tali suggerimenti non si è tradotto in una sintesi unitaria che fosse in grado, senza stravolgimenti, di garantire un intervento integrativo e correttivo largamente condiviso tra le forze politiche. Nel frattempo, la Corte costituzionale rigettando tutti i ricorsi proposti - ad eccezione di quello riguardante il tribunale di Urbino - confermava pienamente la validità dei criteri di selezione degli uffici soppressi sottolineandone sia la ragionevolezza sia la piena conformità alla delega conferita al Governo. Peraltro, le puntuali ed analitiche motivazioni esposte dalla Corte per affrontare le numerose censure sollevate sono, inevitabilmente, destinate a condizionare i limiti, l'ampiezza ed il merito dei possibili interventi correttivi che saremo chiamati a valutare entro i termini previsti dalla stessa legge delega. Basti qui richiamare la riconosciuta ragionevolezza del criterio tramite il quale sono stati soppressi tutti i tribunali con un bacino di utenza inferiore a 100.000 abitanti. Credo che, rimettere in discussione questo criterio - che costituisce uno dei cardini della riforma - significherebbe compromettere l'effettività di quel principio di ragionevolezza riconosciuto dalla Corte costituzionale. Se mi è consentito fare un secondo esempio, anche la proposta di trasformare tutti i tribunali soppressi in presìdi, pur avendo raccolto un buon consenso, non era oggettivamente percorribile, per un duplice ordine di ragioni. In primo luogo, l'introduzione di non meglio precisati presìdi di giustizia esula dai limiti di operatività della legge delega. Inoltre, sotto un profilo sostanziale, la surrettizia riproduzione di un modello in tutto sovrapponibile alle sedi distaccate avrebbe, di fatto, compromesso la valenza complessiva della riforma. Tale scelta avrebbe, peraltro, imposto, per ragioni di evidente equità, il riesame, nel merito, della situazione di tutte le altre sezioni distaccate soppresse che, in alcuni casi, vantavano oggettivamente bacini di utenza e carichi di lavoro nettamente superiori perfino alla gran parte dei tribunali soppressi. Detto questo, sono pienamente consapevole che una riforma di queste proporzioni, specialmente in fase di avvio, impone di affrontare non poche difficoltà organizzative per superare le quali si è fatto ricorso, in numerose casi, allo strumento previsto dall'articolo 8 del decreto legislativo n. 155. Abbiamo ritenuto di utilizzare questo strumento affidandolo, anzitutto, all'iniziativa dei presidenti delle strutture accorpanti. In tal modo, negli ultimi mesi, ho adottato ben 45 decreti ministeriali che, in vario modo e con tempistiche differenti, predispongono le migliori condizioni operative possibili per le situazioni di maggiore criticità riscontrate sul territorio e segnalate direttamente dai capi degli uffici. Ma non ho inteso limitare a questo l'operatività che l'articolo 8 offre al Guardasigilli. Ho ritenuto, infatti, doveroso assumere in prima persona la responsabilità di attivare un'istruttoria finalizzata a valutare, sulla base di criteri rigorosamente oggettivi (bacino di utenza o carichi di lavoro), l'utilizzo degli edifici di alcuni tribunali soppressi, principalmente per lo smaltimento degli affari civili pendenti, per un limitato periodo di tempo. Al termine dell'acquisizione dei prescritti pareri, è mia intenzione adottare un provvedimento ex articolo 8 per queste particolari situazioni.
Signori senatori, nel concludere il mio intervento avverto il dovere istituzionale di rappresentarvi l'oggettiva impossibilità di fermare, oggi, la riforma. La macchina amministrativa è ormai da tempo avviata: la quasi totalità dei traslochi è già stata eseguita; si sono adeguati i sistemi informatici, trasferita buona parte dei lavoratori interessati, affrontando le spese necessarie. Sono state varate le nuove piante organiche ed il Consiglio superiore - a cui, a partire dal vice presidente, onorevole Vietti, desidero rivolgere un pubblico ringraziamento per il sostegno e la collaborazione ricevuti - non ha più coperto i vuoti di organico presso gli uffici soppressi. In pratica, signori senatori, è doveroso che si sappia che tali uffici sono ormai privi di molti magistrati trasferiti ad altra sede, che le nuove udienze sono già pronte per la trattazione nelle sedi accorpanti e che un rinvio - anche di breve durata - produrrebbe con assoluta certezza il caos, tutto questo a danno dei cittadini, nell'interesse dei quali la riforma è stata varata. Siamo, dunque, tutti insieme chiamati ad affrontare l'avvio della riforma con spirito costruttivo e lealtà istituzionale, procedendo in corso d'opera al monitoraggio della situazione, per valutare nel prossimo futuro l'eventuale necessità di interventi correttivi entro i termini previsti dalla legge delega. Per questo abbiamo già predisposto, nelle sue linee essenziali, un primo intervento correttivo, con alcune norme organizzative e processuali che renderanno ancor più fluida la fase di avvio della riforma, mentre adotteremo subito dopo anche un secondo decreto correttivo, per apportare alcune modifiche dell'assetto territoriale dei nuovi tribunali, così recependo alcune delle segnalazioni provenienti sia da quest'Aula che dai territori. Sono convinta della necessità di questa riforma e desidero ricordare anche in quest'Aula che il Governo sta operando in linea con le indicazioni formulate dalle istituzioni europee e dalla Banca mondiale che ci invitano a proseguire con decisione in questa direzione. È un percorso che, di recente, ha contribuito a far uscire l'Italia dalla procedura di infrazione avviata dall'Unione Europea, ma è anche un impegno assunto dal nostro Paese al quale non possiamo e non vogliamo sottrarci. (Applausi dai Gruppi PD, SCpI e dei senatori Alicata, Amoruso e Formigoni).

SENATORE GASPARRI (PdL)
- Signora Ministro, da un lato la ringrazio per essere venuta qui in Senato, prima ancora che alcune scadenze diano seguito a questa riforma, dall'altro esprimo però - e non credo solo a titolo personale - molte perplessità sulle comunicazioni che lei ha fatto e sugli atti che sono in corso. So bene che questa vicenda ha attraversato vari Governi ed è stata oggetto di un dibattito che spesso ha diviso al loro interno anche le forze politiche, creando nei territori reazioni diversificate a seconda del giudizio o della sorte più fortunata o sfortunata che è capitata a questa o quella realtà. Riteniamo tuttavia che i disagi saranno superiori ai presunti vantaggi di questa riforma. Poiché molti sono i territori in ansia ed, anzi, ci sono spesso situazioni di protesta e di disagio che il mondo della giustizia, il mondo forense ed i cittadini stanno esprimendo, non citerò questo o quel caso, almeno personalmente, perché troppi ne dovrei elencare e le omissioni sarebbero oggetto di risentimento da parte di chi non venisse menzionato. Voglio però ricordare le sue dichiarazioni riferite in particolare ad alcune zone dove i fenomeni criminali hanno una maggiore rilevanza e dove abbiamo visto ed osservato le proroghe parziali per quanto riguarda la materia civile, del lavoro (e, in un solo caso, un'eccezione in materia penale) per smaltire gli arretrati per un periodo limitato; questo, a mio avviso, non soddisfa però l'esigenza che, lei stessa, soprattutto per alcune zone d'Italia, aveva giustamente e doverosamente sottolineato. Riteniamo, quindi, che sarebbe giusto tornare su questa materia. Peraltro, il Senato, in data 24 luglio, ha approvato un provvedimento di proroga, che dovremo noi stessi portare all'attenzione dell'Aula - e sono certo che lo faremo - che si potrebbe intrecciare con procedure in corso e con tutta una serie di vicende che sono state avviate. Poche settimane fa, abbiamo anche votato un ordine del giorno, con un consenso pressoché unanime di quest'Aula, che ci auguravamo potesse servire ad un'ulteriore riflessione e ad un differimento. Mi rendo conto che decisioni di questa natura impongano poi, in qualche misura, un momento in cui ci si assume una responsabilità, riteniamo però che il servizio della giustizia non sarà avvantaggiato; anche sul piano dei costi è tutto da dimostrare che i traffici materiali ed organizzativi in corso riusciranno a dare un sollievo alle finanze pubbliche. Al riguardo, si è fatta molta retorica nel corso degli anni e attraverso tanti Governi, con valutazioni tutte da dimostrare sul piano dei costi globali, di trasferte e di disagi che i cittadini, il mondo forense e la stessa organizzazione della giustizia in senso stretto dovranno patire e subire. Concludo questo intervento, che non ha voluto citare questo o quel caso perché troppo lungo sarebbe stato l'elenco, per manifestare non solo tutte le riserve sui provvedimenti in atto, ma anche l'amarezza per non aver tenuto conto del voto di questa Assemblea, che potrà comunque, con provvedimenti legislativi, dare un indirizzo diverso e alternativo rispetto a quello che, in modo incauto, sta perseguendo questo Governo. (Applausi dai Gruppi PdL e LN-Aut. Congratulazioni)

SENATORE BARANI (GAL) - Signor Presidente, è ovvio che relazione della signora Ministro, abbastanza puntuale, viene a collocarsi in un ambito parlamentare: lei, signora Ministro, non è un corpo estraneo a questo Parlamento; lei è qui e deve riferire al Parlamento, ma deve anche accogliere i suggerimenti che da esso le vengono e sa perfettamente che la questione relativa alla riorganizzazione degli uffici giudiziari non rappresenta una novità per le Aule parlamentari, si tratta infatti di un tema che tiene banco da diversi mesi e che ha visto avvicendarsi al Dicastero della giustizia ben tre Ministri. Questo solo per parlare dei tempi più recenti perché, a ben vedere, è da circa un decennio che si parla della necessità di razionalizzare gli uffici giudiziari, senza che fino ad oggi si sia riusciti a portare a casa alcun risultato apprezzabile. Ritengo infatti che i bacini di utenza, il carico di lavoro e lo stato degli edifici siano importanti, ma credo sia ancor più importante la necessità che i cittadini abbiano a fruire i servizi giudiziari che già gli pesano in termini di sacrifici, non solo economici, ma con riferimento, ad esempio, anche alla lungaggine dei processi. La situazione della giustizia italiana è veramente ammalata; credo ormai sia in come profondo, sia da rianimazione e necessiti di una considerazione un po' più attenta. Alla luce di queste considerazioni, tenuto conto che la questione incombe sul tavolo politico con una certa pressione da almeno due legislature, ritengo sia importante fare tesoro non solamente degli sviluppi delle ultime settimane ma anche di quanto inizialmente previsto e concordato tra il Ministro della giustizia suo predecessore e le Assemblee elettive, nel corso della scorsa legislatura in particolare, allorché fu sottoposto al parere del Parlamento lo schema di decreto legislativo recante: «Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero». Proprio sullo schema in questione vi fu infatti una soddisfacente quanto sofferta convergenza politica in Commissione giustizia del Senato, che non sarebbe giusto ignorare. D'altronde, la sovranità popolare, signor Ministro, è qui e se la Commissione converge su punti ben precisi, perché il Ministro non li tiene in considerazione? Perché il suo predecessore non li ha tenuti in considerazione? Quali interessi aveva? Quali lobby doveva difendere il suo predecessore? Per tornare all'attualità, prima della pausa estiva, come riferiva poc'anzi il senatore Gasparri, quest'Aula ha approvato un ordine del giorno con cui si impegnava il Governo a tenere conto proprio delle direttrici emerse nel corso della passata legislatura in entrambi i rami del Parlamento, frutto di un fitto lavoro e di una sintesi politica di cui oggi sarebbe quanto meno inopportuno non tener conto. Lei, signor Ministro, non può non tener conto della volontà di quest'Aula, altrimenti è una perdita di tempo. Cosa votiamo a fare gli ordini del giorno che il Governo accoglie e poi non tiene in considerazione? Non sarà per caso in scacco di lobby che all'interno del suo Dicastero le impediscono di portare avanti la volontà di questa Assemblea? Lei non può non tener conto di quanto questa Assembla ha votato. Anche nel corso dell'attuale legislatura la questione della cosiddetta geografia giudiziaria è sbarcata tra i banchi della Commissione giustizia, di cui faccio parte, che pressoché all'unanimità ha votato una proroga dell'entrata in vigore, che dovrebbe avvenire dopodomani, del provvedimento che prevede la soppressione di 30 tribunali, 30 procure, 220 sezioni distaccate e 667 sedi di giudici di pace, al fine di giungere ad una revisione delle circoscrizioni giudiziarie, che non sia solamente propagandistica ma che contribuisca fattivamente a migliorare il livello del settore giudiziario in Italia, veramente scarso e insufficiente. Quello votato in Commissione giustizia è un rinvio teso non ad accantonare il provvedimento bensì ad addivenire ad un testo che abbia come immediata conseguenza un efficientamento dei tribunali, oltre che la sola razionalizzazione degli uffici giudiziari. L'efficienza della giustizia, signor Ministro, è sinonimo di civiltà è deve essere, quindi, l'obiettivo cui mirare. Questo è il risultato che noi tutti dovremmo voler portare a casa, partendo da alcuni capisaldi, come ad esempio la durata dei processi che - lo dico apertamente - non può essere barattata per principi basati meramente sull'economicità. Dico questo perché se volessimo basarci esclusivamente su un principio che imponga un'ottica tesa al risparmio, il primo passo da compiere non dovrebbe essere quello di intervenire sul settore della giustizia ma sulla mala giustizia, che rappresenta un costo enorme per lo Stato pari a circa un punto e mezzo di PIL l'anno (e sto parlando di 20-25 miliardi l'anno). Se dunque la fretta di approvare celermente un provvedimento volto a chiudere un certo numero di tribunali è dovuta alla necessità di fare cassa, mi dispiace ma siamo fuoristrada, perché è sul funzionamento o, meglio, sul cattivo funzionamento di tutta la macchina della giustizia che bisognerebbe intervenire. La giustizia in Italia è malata e deve essere curata. I magistrati che occupano posizioni di potere nei vari Ministeri, e in quello della giustizia in particolar modo, dovrebbero essere sostituiti, forse da medici o sciamani che curino questa malattia che affligge il Paese. A tal proposito, le ricordo come attualmente, nonostante un referendum del 1987 puntualmente ignorato, la riparazione dell'errore giudiziario sia a carico dello Stato perché, contrariamente a quanto manifestamente espresso dagli italiani nella richiamata consultazione referendaria, ci si continua a rifiutare di introdurre nel nostro ordinamento la responsabilità civile dei magistrati. Così che, mentre qui si discute di come risparmiare quattrini ridimensionando il numero dei tribunali - cosa giusta, per carità - lo Stato e per esso i cittadini continuano a sovvenzionare gli errori giudiziari e per di più, dal momento in cui questo provvedimento entrerà in vigore, avranno maggiori difficoltà e dovranno affrontare costi maggiori per raggiungere le sedi giudiziarie che resteranno in essere. In un'ottica di razionalizzazione della spesa corrente, estendere anche alla magistratura il principio valido per qualsiasi altra categoria di professionisti che sono obbligati in solido dinanzi all'errore da essi compiuto, non sarebbe un primo passo? Immaginare di far procedere parallelamente la razionalizzazione delle sedi giudiziarie e la soluzione all'annoso problema del sovraffollamento carcerario - che ci costa sia in termini di risarcimento danni che di potenziali sanzioni europee - non sarebbe più logico in un discorso organico di efficientamento di un servizio nell'ottica dell'economicità? L'Unione europea ci ha dato tempo fino a maggio 2014, signora Ministro; ricorderà questa data. La razionalizzazione delle sedi giudiziarie è importante, ma è prioritaria rispetto alla condizione in cui versano persone che in pochi metri quadrati trascorrono la quasi totalità delle proprie giornate, stando letteralmente l'una addosso all'altra, spesso con scarsa luce ed aria? Mentre la Corte europea dei diritti dell'uomo richiama l'Italia affinché venga ripristinata la legalità all'interno dei penitenziari, dove celle per due persone ospitano fino a sei detenuti, in barba alla dignità ed al diritto alla salute costituzionalmente garantito, il Ministero della giustizia ha da due anni come principale obiettivo la riforma della geografia giudiziaria. Ma anche i 40 bambini al seguito delle proprie madri detenute, secondo i dati al 31 agosto, rappresentano un costo? In un'ottica di razionalizzazione della spesa, obiettivo del provvedimento in discussione, cosa si pensa di fare in tal senso? Sia chiaro, questo provvedimento deve vedere la luce al più presto, ma non si possono ignorare le istanze sollevate nelle Aule parlamentari, nelle Commissioni di merito, ma soprattutto dai cittadini per i quali la giustizia non può rappresentare un costo ulteriormente maggiore rispetto a quello attuale (e con il termine «costo» non intendo richiamare solamente aspetti economici). Per questi motivi il provvedimento non dovrà discostarsi dalla delega ricevuta nella scorsa legislatura, i cui parametri nella individuazione degli uffici da mantenere o da sopprimere erano tali da considerare, tra gli altri, la «specificità territoriale del bacino di utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale» ed il «tasso di impatto della criminalità organizzata». In ballo ci sono dunque costi, sia in termini economici che sociali, i quali imporrebbero un'accurata riflessione sull'opportunità di mantenere in essere, nelle sedi dei tribunali soppressi, una sezione distaccata del tribunale accorpante, così da assicurare un'adeguata e funzionale presenza di uffici giudiziari sul territorio, per garantire gli indispensabili fini di efficienza della macchina giudiziaria. In conclusione, signora Ministro, la riforma della geografia giudiziaria nei termini in cui è stata posta in essere andrebbe collocata, per il giudizio veramente negativo che ne do - nel terzo canto dell'inferno dantesco, precisamente tra quelli «sciagurati, che mai non fur vivi», quegli sciagurati che mai non furono vivi. Le ripeto, il giudizio negativo che noi abbiamo del precedente ministro Severino credo sia tale che la invitiamo a rivedere e ridefinire i termini della geografia giudiziaria. (Applausi dai Gruppi GAL e PdL).
(dal sito www.senato.it)


 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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