Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 196 del 10 ottobre 2013

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Comunicazioni del ministro per i rapporti con il Parlamento sugli orientamenti del Governo in materi adi decretazione d’urgenza
Pubblica amministrazione
Riforma elettorale
GIUSTIZIA
Reato di negazionismo
Esercizio abusivo della professione sanitaria
AFFARI ESTERI
Seguito indagine conoscitiva sulle linee programmatiche italiane in relazione al prossimo Consiglio europeo sulla difesa
BILANCIO
Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili
(parere alla 2a commissione
su testo ed emendamenti)
LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI
Riforma dell’ordinamento portuale
AGRICOLTURA
Semplificazione in materia di agricoltura
Riforma AGEA
IINDUSTRIA, COMMERCIO, TURISMO
Decreto legge valore cultura
Attuazione programmi difesa con finanziamento sviluppo del settore aeronautico
SANITA’
Audizione dell’associazione italiana celiachia
Decreto semplificazione amministrativa

In Aula
Pubblica amministrazione
Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2013
Violenza di genere e sicurezza


Problemi tecnici hanno causato un ritardo nell'nvio di questa newsletter, ci scusiamo con i lettori

LAMPEDUSA, LA PORTA FRAGILE DELL’EUROPA
“Retorica e demagogia dovrebbero essere sempre tenute lontane da fatti gravi e tragici come quello dell’ultimo naufragio verificatosi a poche centinaia di metri dalle spiagge di Lampedusa. Retorica e demagogia non rendono infatti né un buon servizio ai morti né un buon servizio ai vivi, perché quasi mai sono fonte di ispirazione di misure adeguate e sensate. Però occorre dire che c’è voluta una tragedia di queste dimensioni perché ci si accorgesse che il dramma delle tante persone che per disperazione fuggono dai loro Paesi non può essere derubricato a mera faccenda del Paese in cui sbarcano. Se si vuole abbandonare la retorica occorre guardare la realtà per quello che è e quindi considerare Lampedusa, al pari delle altre località del Mediterraneo mete dei viaggi della speranza, per quello che sono: i confini meridionali dell’Europa, come ben evidenzia l’opera di Mimmo Paladino inaugurata nel 2008 a memoria dei migranti caduti in mare”.
Questo il commento della senatrice Laura Bianconi riguardo i recenti tragici fatti, che continua “Con il cuore gonfio di amarezza e di dolore mi auguro che finalmente quest’ultima tragedia abbia scosso le coscienze e fatto comprendere che il fenomeno degli sbarchi dal Nord Africa deve essere affrontato congiuntamente da tutta l’Europa sia nella gestione degli aspetti pratici che nella comprensione di un fenomeno che è destinato ad aumentare sempre più anche a causa dell’instabilità politica e delle difficili condizioni di vita dei Paesi da cui provengono i migranti. Due dovranno essere i percorsi da attivare, da un lato una maggiore solidarietà tra i Paesi europei affinché siano tutti in egual misura chiamati a farsene carico, dall’altro la consapevolezza che occorre prima di tutto aiutare i Pesi da cui originano i flussi migratori a garantire ai propri cittadini pace, libertà, democrazia, lavoro, istruzione. Solo così potremo l’esodo di queste persone così disperate da essere disposte a perdere anche la vita per la speranza di un futuro migliore”.

LA SITUAZIONE POLITICA ITALIANA, LAURA BIANCONI A SKY TG24
Ieri la senatrice Laura Bianconi ha partecipato a Sky Tg24 Pomeriggio, l’approfondimento quotidiano su temi attualità condotto da Paola Saluzzi. In studio oltre alla senatrice Laura Bianconi erano presenti il senatore Antonio Leone del Pdl, l’onorevole Roberto Giachetti del Pd, l’onorevole Alfredo D’attorre del Pad e il giornalista Mario Sechi. Nel corso della trasmissione si è parlato delle ultime vicende che riguardato la politica italiana con particolare attenzione al voto di fiducia della scorsa settimana che ha visto Laura Bianconi tra i firmatari della mozione a sostegno del Governo. In particolare la senatrice ha ricordato come la vicenda del voto di fiducia non abbia minimamente intaccato la sua fedeltà a Silvio Berlusconi e al partito da lui fondato e che anche sia stato motivo per riaffermare ulteriormente la sua appartenenza al Pdl. Provocata sulla riforma elettorale ha risposto all’onorevole Giachetti che al riguardo ha accusato il Pdl di boicottare ogni tentativo di superare l’attuale ‘Porcellum’. “Apprezzo la battaglia che l’onorevole Giachetti sta portando avanti, anche con una grande prova personale come lo sciopero della fame – ha sottolineato la senatrice Bianconi – ma riguardo la legge elettorale occorre rilevare che se c’è un problema questo è tutto in casa Pd. Come Pdl infatti, non posso che rimarcare come questo tema sia una delle priorità del ministro Quagliariello essendo parte fondamentale della riforma della nostra Costituzione. Per quanto riguarda il Senato mi risulta che la Commissione Affari Costituzionali, presieduta dalla senatrice Finocchiaro, esponente autorevole del Pd, stia esaminando i diversi progetti di legge presentati in materia elettorale. Ho la massima considerazione per la battaglia personale dell’onorevole Giachetti – ha concluso la senatrice Bianconi – ma devo sottolineare che come Pdl abbiamo la coscienza a posto e sul tema della legge elettorale stiamo facendo assolutamente la nostra parte.”

LETTERATURA E MEDICINA: IL PREMIO ANGELO ZANIBELLI A EMANUELA BAIO
La prima edizione del premio letterario “Leggi in salute – Angelo Zanibelli”, patrocinato dall’industria farmaceutica Sanofi ha premiato “Dolce di Mio – Come convivere con il diabete” di Emanuela Baio, esponente politico del Pd che ha voluto testimoniare la sua esperienza personale di malata di diabete. Della giuria, presieduta da Gianni Letta, faceva parte la senatrice Laura Bianconi, scelta come componente della giuria proprio per le competenze maturate nel corso della sua lunga esperienza come componente della Commissione Igiene e sanità del Senato. “E’ stata un’esperienza bellissima – ha dichiarato la senatrice Bianconi – tutte le opere presentate erano di grande qualità e come spesso accade è stato difficile scegliere. Il giudizio è poi confluito su un’opera autobiografica che racconta come, con forza e consapevolezza, si possa convivere e vivere bene anche con una malattia complessa come il diabete. Dal punto di vista personale sono felice della scelta della giuria perché premia una persona come Emanuela Baio di cui ho potuto conoscere il grande spessore umano nell’ambito della sua attività di parlamentare. E’ stato molto bello – conclude Bianconi – averne conosciuto, oltre al lato politico, anche quello di scrittrice che ha voluto condividere con gli altri la sua esperienza di malattia”.

TUMORE AL SENO, TORNA LA CAMPAGNA “NASTRO ROSA2
Ottobre è il mese in cui la Lilt organizza la Campagna “Nastro Rosa”, quest’anno giunta alla XXI edizione, per sensibilizzare le donne sull’importanza della prevenzione per combattere il tumore al seno. “La prevenzione è la prima e più potente arma che abbiamo per combattere il tumore al seno – ribadisce la senatrice Laura Bianconi, da sempre impegnata in prima persona per sostenere azioni e misure a sostegno delle donne colpite da tumore al seno. “Ogni giorno – continua la senatrice – dovremmo considerare prioritaria questa battaglia, per cui approfittiamo di questo mese, in cui le tante iniziative richiamano con più forza la nostra attenzione, a controllarci, a prendere quell’appuntamento che rimandiamo in continuazione. Parliamone con le nostre amiche, con le nostre figlie, con le donne della nostra famiglia, facciamo in modo che sia sempre più evidente l’importanza della prevenzione per combattere il tumore al seno”.


Questa newsletter ama allungare lo sguardo oltre i confortanti confini del proprio orticello, perché nonostante tante ce ne siano da guardare (e sistemare) in casa nostra è importante avere un orizzonte più ampio, analizzare e confrontarsi con quello che avviene al di fuori del nostro Paese. L’emergenza delle recenti vicende italiane ha forse messo in secondo piano lo shutdown americano e un eventuale default. Abbiamo visto i cancelli chiusi alla Statua della Libertà, il Parco di Yellowstone chiuso, non senza un sorriso ironico abbiamo letto dei tagli al menù della Casa Bianca. Eppure tutto questo è frutto di una situazione molto simile a quella italiana, anche negli Stati Uniti il Presidente ha la maggioranza in solo ramo del Parlamento e si trova così sotto scacco della controparte politica. Il problema della governabilità e delle larghe intese non è dunque solo nostro, per questo proponiamo ai nostri lettori l’articolo di Gianni Riotta, inviato de La Stampa negli Stati Uniti, che analizza come questa situazione di stallo politico sia il frutto di un radicale cambiamento del modo di vivere la politica. E forse, nonostante ci sia l’Oceano a separaci, i problemi americani non sono poi così diversi da quelli italiani.

LA FINE DELL’INTERESSE NAZIONALE
La migliore analisi dell’umore americano nel pieno della crisi shutdown viene dal giudice della Corte Suprema Nino Scalia, genio conservatore di origine siciliana. “Quando sono arrivato a Washington – racconta – si andava ai party a chiacchierare con politici democratici e americani. Katharine Graham, editrice del ‘Washington Post’ adorava queste cene. Adesso non capitano più.
Adesso, col blocco della spesa, la destra repubblicana e il presidente Obama sono ai ferri corti e la possibilità di default, con il dollaro, valuta di riserva del mondo, in bilico, una cena tra rivali politici finirebbe su YouTube come prova di “tradimento”. I siti vicini ai Tea Party boicotterebbero il colpevole del brindisi bipartisan, il talk show radio di destra di Limbaugh tuonerebbe, in tv i comici della sinistra alla Jon Stewart riderebbero dei ‘liberal al caviale’.
Che succede in America? Quando è è cominciata la rivalità estrema che trasforma chi discute in senato in Giuda, la mediazione in tradimento, i partiti in nemici? Nel 1992 Clinton batté Bush padre in elezioni dure. Clinton fu accusato di aver tradito la moglie, ribatté citando le tasse di Bush, venne allora disprezzato come renitente alla leva, e scatenò la governatrice democratica del Texas Ann Richards che distrusse come ‘bamboccione figlio di papà’ G.W.H. Bush. Eppure alla fine della campagna i manager protagonisti di questi calci sotto la cintura, James Carville democratico e Mary Matalin repubblicana, si sposarono, Romeo e Giulietta americani.
Li divideva la squadra, li univa la passione per la politica militante, sport estremo. Sarebbe possibile oggi un simile matrimonio? No, sarebbe impossibile, ma quando è nata la rottura? Da giovane Reagan era stato democratico, diceva ‘Non sono stato io a lasciare il mio partito, sono stati loro a lasciare me’. Nel 2013 una simile dichiarazione lo farebbe assaltare dai Tea Party a ogni comizio. Clinton nominò ministro Rubin, guru di Wall Street. Lo facesse Obama, quel che resta di Occupy Wall Street – pochi militanti pettinati alla Rasta accampati a New York tra la Broadway e Lincoln Center – esploderebbe.
A lungo Washington si è vantata, davanti alla politica partigiana europea, di saper guardare al ‘National Interest’, l’interesse nazionale. Quando gli estremisti dei due partiti si mettevano al centro del ring, i ‘wisemen’, i ‘best and brightess’, la classe dirigente educata nei campi della Ivy League delle migliori università, si ritrovava in un club, il Century a New York, l’AlfaAlfa a Washington (denominato per una pianta che deve bere sempre, gioco di parole per i cocktail da ingollare) e chiudevano il deal, la mediazione.
A Chicago, da ragazza Hillary Clinton era repubblicana, come il padre. La dinastia dei Rockefeller era divisa, repubblicani moderati gli anziani, democratici e perfino radicali i giovani. Il disegnatore Garry Trudeau, con la sua striscia Doonesbury, ironizza su Washington da decenni ma quando prese a caricaturare Bush padre come nullità e Bush figlio come gladiatore scemo, sua madre, amica di Barbara Bush, lo rampognava: “Dopotutto tu e G.W. siete andati a Yale all’università insieme”.
La classe dirigente era unita da questa cultura comune. I ‘saggi’ che scrissero la filosofia americana del dopoguerra, forza in casa e compassione ragionevole all’estero per contenere l’Urss rilanciando l’Europa, ex nemici compresi, Harriman, Acheson, Kennan, Lovett, McCloy, Bohlen, non si consideravano democratici o repubblicani, sdegnavano la politica militante. Si credevano pilastri dell’establishment, patrioti.
La working class aveva i suoi momenti di unità non nei campus ma nel servizio militare, dove ragazzi di ogni nazionalità si incontravano e scoprivano, magari che, al di là delle frizioni etniche, li univa il lavoro. Poi c’erano fabbrica e sindacato a farli discutere. Fino a metà Anni Sessanta, operai e intellettuali votavano insieme per i democratici, agricoltori tradizionalisti e broker di Borsa per i repubblicani. Divisioni superate quando un presidente affascinava, alla Eisenhower o Kennedy. La rottura del sentire comune, quella che lo studioso Roberto Grandi chiama nel suo manuale ?Come vincere le elezioni’ ‘La strategia aggressiva del non fare prigionieri’, cancella il senso di comunità, perduto in città senza rioni solidali, in sobborghi e campagne dove si guida sa soli e ci si incontra sempre tra uguali. ‘Giochiamo a bowling da soli’, lamenta il sociologo Putnam.
Il web rimanda il cittadino ai suoi compagni di idee, il dibattito schietto che il pittore Rockwell e il regista Capra ritraevano nelle riunioni al Municipio del villaggio del New Deal, si inaridisce in pollice verso su Facebook. Il senatore democratico Moynihan, da ragazzo lustrascarpe a Times Square, spiegava ‘Il Primo emendamento alla Costituzione ci garantisce libertà di opinione, non di fatti’. La cultura politica dell’era web inverte il principio illuminista dell’opinione pubblica che guarda la realtà e ne trae giudizi. Ci si fa un’idea, pro Obama o anti Obama, pro tasse o anti tasse, e si va online a corroborarla raccattando dati, farlocchi o meno.
Per anni nelle università americane si è insegnata la filosofia postmoderna di Derrida, degenerata pian piano in una nebbia testuale dove tutto è incerto, vero e falso parodia del reale. Le forme scettiche del relativismo postindustriale divampano in America perché il Paese si sente scettico, perde coesione e fibra morale. Vuote chiese e sinagoghe tradizionali, affollati i culti carismatici e ortodossi, in mano a lobbisti e Big data i partiti, i giornali in crisi, radicalizzati e banalizzati a caccia di copie e click, i campus in preda di affaristi e fumi teorici, la vecchia America digrigna i denti e si divide. Ecco la base umana dello shutsown: ne restano fuori i cervelli della nuova economia high tech, gli immigrati che lavorano e costruiscono il futuro, i ceti urbani e rurali che cercano un secolo se non da superpotenza almeno da Paese che non perde tenore di vita. Difficile oggi dire chi prevarrà tra diaspora culturale o quel che resta del ‘Nationale Interest’.
(Gianni Riotta – La Stampa, mercoledì 9 ottobre)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
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