Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 10 del 13 aprile 2010

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Giustizia
Ddl Intercettazioni
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Indagine conoscitiva sulla filiera dei prodotti petroliferi, e sulle ricadute dei costi dell'energia elettrica e del gas sui redditi delle famiglie e sulla competitività delle imprese
Lavoro, Previdenza sociale
Ddl Partecipazione delle donne alla vita economica e sociale e tutela della maternità
Infanzia
Audizione del Sottosegretario Giovanardi sulle adozioni internazionali

In Aula
Riforma della professione forense

Si è appena conclusa a Verona l'edizione numero 44 di Vinitaly, la più importante manifestazione del settore che quest'anno, per la prima volta, ha visto la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Come riconoscimento nei confronti di tutti coloro che sono impegnati a sostenere un settore così importante per la nostra economia e per il Made in Italy questa settimana Spazio di Libertà è interamente dedicata al vino.

Associazione Luigi Veronelli: l'impegno della politica per il settore vitivinicolo
Nel 2005 un gruppo di parlamentari ha dato vita all'Associazione Luigi Veronelli per la tutela e la promozione del vino italiano. Con il consenso dei familiari, l'associazione è stata intitolata al grande appassionato e studioso del mondo del vino, la cui personalità e competenza hanno segnato in modo indelebile l'intero settore. L'associazione, senza scopo di lucro, intende promuovere la conoscenza della tradizione enologica italiana e sviluppare la propria attività in sede parlamentare, per favorire politiche finalizzate alla tutela dei vini e delle zone di produzione tipiche del nostro paese. Ne fanno parte oltre 120 soci tra deputati, senatori, europarlamentari, appartenenti a tutti gli schieramenti politici, a testimonianza del carattere rigorosamente bipartisan. Inoltre, hanno aderito anche numerosi esperti e cultori della materia, oltre ad enti e associazioni aventi finalità analoghe quali: Associazione Italiana delle enoteche pubbliche e strade del vino, Associazione italiana sommelier, Associazione italiana sommelier Lazio, Città del vino, Movimento turismo del vino, Federdoc, Federvini. L'associazione testimonia, dunque, la sensibilità del Parlamento nei confronti di tematiche fortemente connesse all'eccellenza della produzione italiana e alla sua promozione nel mondo. "In ogni bicchiere di vino - commenta la senatrice Laura Bianconi, Presidente dell'Associazione Luigi Veronelli - c'è un intero territorio con la sua storia, le sue radici, la sua cultura. E' dunque importante che il mondo della politica si faccia parte attiva per sostenere un comparto, quale quello vitivinicolo, che grazie all'impegno e alla professionalità dei produttori e degli operatori del settore, rappresenta una delle voci sempre in attivo della nostra bilancia dei pagamenti".


Quali politiche per il futuro del vino
Come recentemente rilevato sulla stampa, lo scorso anno l'industria vinicola ha immesso sul mercato oltre 250 milioni di ettolitri, per un controvalore stimato oltre i 40 miliardi di euro, a fronte di consumi decisamente in discesa: basti pensare che il mercato italiano è stimato oggi almeno cinque punti sotto i livelli del 2007. D'altro canto, secondo gli ultimi dati ISTAT, lo scorso anno l'export vitivinicolo, pur se cresciuto del 10,2% sotto il profilo del volume complessivo, ha tuttavia registrato una contrazione del 5,4 % in termini di valore. Ovvero, dall'Italia è stato spedito all'estero più vino - in particolare sfuso, visto che questo tipo di vendita registra un incremento del 18%, tanto da rappresentare oramai un terzo delle esportazioni di vino italiano (33%, a fronte del 30% nel 2008) -, ma a valore medio più basso.
Si tratta di dati da analizzare con cura, in modo da porre in essere misure idonee ad avviare prima possibile la ripresa, avvalendosi di una strategia mirata.
Quali le possibili linee d'azione? Anzitutto, ripartire dal territorio.
E' proprio di questi giorni la notizia della firma da parte del Presidente Napolitano del decreto legislativo di riforma delle norme quadro sui vini Doc e Docg. Le nuove norme, lungamente attese dagli operatori del settore, tra l'altro ridisegnano le competenze dei consorzi di tutela e stabiliscono il passaggio dei controlli sui vini a denominazione ad organismi terzi di certificazione: due elementi destinati a rafforzare i meccanismi di trasparenza ed a tutelare in modo più efficace l'intero comparto.
Se, però, da un lato l'estrema varietà ed il dinamismo rappresentano altrettante caratteristiche positive della produzione vinicola italiana, da tutelare e valorizzare, occorre tuttavia prendere atto che nel comparto non si è ancora riusciti a costruire un “sistema Italia”: vale a dire un insieme di relazioni e strategie comuni che, specie all'estero, possa far percepire la produzione italiana come una "rete" di attività connesse, di responsabilità e di valori condivisi. L’immagine e la sostanza di un paese caratterizzato per sua natura da situazioni storiche, pedoclimatiche e produttive estremamente variegate e di grandissima biodiversità, rappresentano una ricchezza; non un limite, dunque, ma piuttosto uno stimolo a costruire un sistema di rapporti virtuoso. In questo senso, sarebbe dunque necessario che i produttori si rendessero attori di misure efficaci e sinergiche, finalizzate alla maggior diffusione della cultura del vino ed alla valorizzazione delle eccellenze italiane, a livello nazionale ed internazionale. Il vino deve inoltre esprimere identità e riconoscibilità legate ai luoghi di origine. I vini di territorio costituiscono l'elemento distintivo della nostra viticoltura; vanno dunque conservati e sostenuti, rendendone al contempo più leggibili e comprensibili le differenze, anche per andare incontro all'affinamento del gusto del consumatore, che oggi desidera conoscere l'origine dei prodotti e le loro caratteristiche, per poter dunque scegliere in tutta trasparenza.
In questo quadro, sarebbe anche utile riflettere sull'opportunità di un censimento delle vecchie vigne italiane, finalizzato allo studio delle modalità di restauro e conservazione di questo patrimonio ed alla creazione del "vigneto storico" italiano, l'unico elemento in grado di impedire qualsiasi paragone con le nuove viticolture d'oltreoceano.
Un altro aspetto cui porre particolare attenzione è quello occupazionale.
Il settore dà oggi lavoro a circa 1,2 milioni di addetti, con un incremento, negli ultimi dieci anni, di circa il 50%. A questi vanno aggiunti quelli impiegati nelle 250 mila aziende del comparto e delle oltre 35 mila che effettuano l'imbottigliamento del prodotto.
Importanti le ricadute sulla formazione. Sono sempre più numerosi gli studenti che scelgono le più importanti accademie enologiche italiane: da S. Michele all'Adige ad Alba, da Conegliano Veneto agli istituti agrari di Roma, Siena, Ascoli Piceno e Bolzano, dove, negli ultimi 5 anni, le iscrizioni fanno registrare una tendenza in forte crescita (86%) o comunque stabile (14%), con oltre 650 studenti iscritti ai corsi di studi (80% italiani, 20% stranieri). Secondo dati del Censis, a diplomarsi in enologia e' il 90% degli studenti; il 46% prosegue gli studi all'universita' e il 44% si laurea in una disciplina legata al vino. In Italia si contano oggi 20 corsi di laurea in viticoltura ed enologia e 449 corsi post laurea, cui vanno aggiunti i circa 5mila corsi ogni anno organizzati dall'Associazione Italiana Sommelier. La maggior parte di questi giovani trova lavoro nel mondo del vino (41%), quando non direttamente nell'azienda di famiglia con un ruolo imprenditoriale (20%). Secondo un'indagine Coldiretti/Swg sull'imprenditoria giovanile in agricoltura, oltre 100.000 sono le aziende in Italia guidate dagli under 35 (oltre un quinto di quelle europee), delle quali il 25% a conduzione femminile, con una superficie media di 9,4 ettari (oltre 54% in più della media nazionale) e un fatturato medio di 18.720 euro (75% in più della media nazionale). L'esigenza è dunque semmai quella di valorizzare questo patrimonio; ma anche di razionalizzare le professionalità e le risorse in pochi centri di eccellenza, in grado di competere, ad esempio, con quelli di Montpellier e di Bordeaux, come rimarcato da Attilio Scienza, docente di Enologia all'Università di Milano e figura di riferimento per i cultori e gli operatori del settore.
Infine, non va trascurata la necessità di sostenere anche i consumi interni.
In questo quadro, sarebbe forse opportuno che anche i produttori si facessero carico in prima persona di una forte campagna di sensibilizzazione al bere responsabile. Visto il dilagante abuso di alcolici da parte di larghi settori della popolazione, in particolare tra i giovani, ogni occasione comunicativa finalizzata a promuovere l'uso moderato di alcolici va considerata una preziosa opportunità; perché dunque non associare a questo impegno anche il vasto mondo dei produttori, stimolandoli, ad esempio, a riportare sulle etichette delle bottiglie raccomandazioni all’uso consapevole e in quantità moderata del vino?
Gloria Abbagnale - Segretario generale Associazione Luigi Veronelli
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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