Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 199 del 29 ottobre 2013

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Inchiesta parlamentare sul caso Moro
GIUSTIZIA
Legge di Bilancio e tabella Giustizia
Legge di stabilità
AFFARI ESTERI
Legge di Stabilità
Legge di Bilancio
Linee programmatiche di indirizzo italiane in vista del prossimo Consiglio europeo della Difesa che avrà luogo nel dicembre 2013
BILANCIO
Legge di stabilità
Legge di Bilancio
SANITA’
Legge di stabilità
Legge di Bilancio
POLITICHE DELL’UNIONE EUROPEA
Relazione annuale 2012 su Parlamenti nazionali e sussidiarietà



In Aula
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni


PDL: PIU’ CHIAREZZA E MENO FIBRILLAZIONI
L’ultimo fine settimana per il Pdl è stato all’insegna della passione, l’Ufficio di Presidenza tenutosi lo scorso venerdì ha deciso di annullare tutte le cariche in vista del Consiglio nazionale che si terrà l’8 dicembre. “Silvio Berlusconi è e rimarrà il leader del centrodestra, e questo a prescindere dal nome dello schieramento politico, anche se devo ammettere che la decisione di azzerare tutte le cariche suscita un sentimento di smarrimento, di sospensione. Mi riferisco – commenta la senatrice Laura Bianconi – soprattutto alla carica di segretario politico che in questo momento è assolutamente fondamentale avere. Non dimentichiamo che Angelino Afano è diventato vicepremier proprio perché segretario politico del Pdl, e proprio questo ruolo garantiva il sostegno del Pdl al Governo Letta. Certo stiamo vivendo una fase molto concitata, con un dibattito interno molto forte – continua Bianconi – e questo dovrebbe insegnare qualcosa a chi in tutti questi anni ci ha accusato di essere un partito di plastica. L’impegno di tutti è che questa fase di dialettica interna così intensa si possa risolvere nel segno dell’unità e della continuità. Adesso più che mai si deve guardare avanti, per il bene dell’Italia. E’ importante mantenere l’unità del partito e la stabilità del governo”.

I TRE GIORNI DELLA LEOPOLDA
E’ importante vedere quel che succede anche in casa altrui, per cui la corsa per eleggere il nuovo segretario del Pd è cosa che riguarda tutti e di certo i tre giorni della Leopolda hanno destato grande interesse. “E’ indubbio che Matteo Renzi sia uno straordinario comunicatore – commenta la senatrice Laura Bianconi – forse è troppo attendo ad adattarsi agli umori della società che intende rappresentare, ma non c’è dubbio che su alcuni punti chiave non si sia trincerato dietro ragionamenti fumosi. Ha avuto il coraggio di dire che dal bipolarismo non si torna indietro. Ha avuto il coraggio di dire che il governo delle larghe intese, al di là del sostegno al Governo Letta, è un fatto straordinario dettato dalla necessità di dare stabilità al Paese, ma che poi si dovrà ritornare a distinguersi tra destra e sinistra, tra chi sta al governo e chi sta all’opposizione secondo il responso delle urne. Ha avuto il coraggio di dire che, a prescindere da Silvio Berlusconi, è necessario fare la riforma della giustizia (ma c’è da capire come intende farla). Non sono argomenti da poco, e soprattutto il messaggio è arrivato forte e chiaro a tutti. Su queste cose – conclude Bianconi – lo aspettiamo al varco per vedere se veramente sarà in grado di dare alla sinistra italiana quella svolta che sta inseguendo da tanti anni”.

COMITATO PER LE RIFORME, VIA LIBERA DAL SENATO
La scorsa settimana l’Aula del Senato ha dato il via libera all’Istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali ed elettorali. Il disegno di legge prevede l'istituzione di un Comitato parlamentare, composto da venti deputati e venti senatori, nominati dai Presidenti delle Camere tra i componenti delle Commissioni Affari costituzionali dei due rami del Parlamento. Il Comitato esaminerà in sede referente i progetti di legge costituzionale relativi ai Titoli I, II, III e V della parte seconda della Costituzione e i conseguenti progetti di legge ordinaria di riforma dei sistemi elettorali. E' fissato un termine di diciotto mesi per la conclusione dei lavori: al Comitato sono riservati sei mesi per completare l'esame in sede referente; ciascun ramo del Parlamento ha poi tre mesi di tempo per esaminare i progetti di legge; l'intervallo tra la prima e la seconda deliberazione è ridotto a quarantacinque giorni. E' prevista, infine, la possibilità di un referendum confermativo anche nel caso in cui il testo di legge sia approvato a maggioranza dei due terzi delle Camere. “Con questo voto – dichiara la senatrice Laura Bianconi – diventa così operativo non solo uno dei punti fondanti del programma di governo ma uno dei punti cardine della proposta politica di Silvio Berlusconi che proprio nella legislatura 2001-2006 pose come prioritaria la riforma e l’ammodernamento della Carta costituzionale. Allora al momento del referendum confermativo la maggioranza degli votanti bocciò la riforma costituzionale, oggi, in un clima di maggiore coesione nazionale sono fiduciosa che si potrà arrivare a quelle riforme che tutti invocano. Per questo sono rimasta allibita dal comportamento di alcuni colleghi del Pdl le cui scelte  hanno rischiato di far cadere il Governo, al quale recentemente abbiamo confermato la fiducia. Si tratta – continua Bianconi - proprio di una di quelle riforme da sempre sostenute dallo stesso Pdl, da Silvio Berlusconi e che, più di ogni altra, gli italiani attendono venga portata a compimento in tempi brevi”.

IMU, MANTENUTA LA PROMESSA FATTA IN CAMPAGNA ELETTORALE
Con il voto del Senato è stato definitivamente approvato il decreto recante disposizioni urgenti in materia di IMU, di altra fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale, uno dei pilastri della campagna elettorale del Pdl che ha posto al centro dell’attenzione il riconoscimento dell’abitazione come valore fondamentale per le famiglie italiane. “Ora – ha dichiarato la senatrice Laura Bianconi – occorre passare da provvedimenti di emergenza a una vera riforma della tassazione immobiliare, superando misure frammentate e disorganiche che rischiano di far rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta. Sono certa –conclude Bianconi – che il dibattito sulla Legge di stabilità sarà l’occasione per affrontare in modo compiuto il dibattito sulla tassazione degli immobili”.


Tutti parlano di riforma della Costituzione, tutti la invocano. Berlusconi ci aveva provato nel 2006 (e tanta parte di quella riforma è quello che tutti adesso vogliono: Senato federale, riduzione dei parlamentari, ecc.). Sarà una sfida da non perdere, non ricapiterà un governo con una coalizione così ampia. Per cui è importante capire tutti i passaggi. A cominciare dall’istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali ed elettorali e dai programmi del Governo illustrati nel corso del voto in Senato dal Ministro Gaetano Quagliariello.

Signora Presidente,
Signori senatori
,
vorrei innanzitutto rivolgere un ringraziamento non formale a quanti hanno preso parte a un dibattito lungo e faticoso, che io ho seguito in condizioni di salute un po' critiche e che ho riletto successivamente per poter preparare questa replica.
Devo ringraziare tutti i colleghi perché, anche se il dibattito è stato lungo, le argomentazioni non sono quelle che si usano quando si fa ostruzionismo. Al contrario, tutti gli interventi, o gran parte di essi, avevano un loro contenuto e fornivano informazioni e indicazioni che ho tenuto presente nel replicare.
Una serie di critiche, avanzate soprattutto dai colleghi del Movimento 5 Stelle ma non solo, riguarda il tema delle garanzie dell'articolo 138.
In questa replica, per brevità, mi appoggerò su tre citazioni che vengono da persone che non hanno le mie idee né dal punto di vista politico, né dal punto di vista più prettamente costituzionale. Ritengo infatti che per ragioni di metodo quando si affronta questa materia bisogna innanzitutto leggere e meditare sulle parole e sulle argomentazioni dei propri avversari ed evidentemente trarne insegnamento e, laddove possibile, conforto.
Cito quanto ha scritto qualche mese fa uno dei maggiori costituzionalisti italiani, il professor Massimo Luciani, a proposito dell'articolo 138: «Due sono i principi fondamentali che l'articolo 138 contiene e che non possono essere violati: la tutela delle minoranze e l'attribuzione dell'ultima parola al popolo con il referendum costituzionale. Il disegno di legge tanto criticato non solo rispetta, ma conduce a sviluppo coerente quei due principi: da una parte tutela maggiormente le minoranze, perché costituisce un Comitato parlamentare composto in proporzione non solo dei seggi, ma dei voti ottenuti; dall'altra, consente il referendum costituzionale anche nell'ipotesi in cui si sia raggiunta o superata la maggioranza dei due terzi in seconda deliberazione. La garanzia del voto popolare, dunque, di un voto che serve proprio ad aumentare le possibilità di difesa della Costituzione, è addirittura esaltata». Solo per questo avevo parlato di un rafforzamento delle garanzie dell'articolo 138 previsto in questa legge.
Molto ha detto già la presidente Finocchiaro, rischio di ripetermi, ma voglio comunque fino in fondo assolvere al mio compito.
Per quanto riguarda la composizione del Comitato e il rispetto delle minoranze, la situazione che si è venuta a creare rendeva necessario questo intervento. Io non sono tra quanti hanno demonizzato l'attuale legge elettorale, così come nessuna legge elettorale, ritenendo che una legge elettorale è uno strumento e si rifà a un contesto storico e a un contesto istituzionale; ma è un fatto che l'attuale sistema di voto è nato quando in Italia c'era un bipolarismo tendenziale, con due poli che tendevano a superare la soglia del 45 per cento, quindi il premio di maggioranza assegnato alla Camera storicamente non è mai stato superiore al 10 per cento.
Questa volta, per gli stravolgimenti verificatisi nel corpo elettorale che hanno evidentemente premiato un movimento presentatosi per la prima volta alle elezioni e che hanno visto l'emergere di una quarta polarità, sebbene meno suffragata, ci siamo trovati di fronte al fatto che le due coalizioni storiche, quella di centrosinistra e quella di centrodestra, sono arrivate entrambe sotto il 30 per cento dei voti. Di fatto è stato un segno di crisi, su cui entrambe le coalizioni hanno riflettuto (e, se non l'hanno fatto, farebbero bene a farlo). Questo risultato ha portato il premio di maggioranza ad assumere una dimensione molto più ampia: dal 29 per cento dei voti si è passati al 55 per cento dei seggi. Inoltre, a fronte di una differenza di soli 90.000 voti circa tra la prima e la seconda coalizione, in termini di rappresentanza parlamentare essa ha corrisposto all'assegnazione del triplo dei seggi alla Camera alla prima coalizione rispetto alla seconda. Dunque, nel momento nel quale stiamo parlando non di un potere costituente ma comunque di modifiche costituzionali, un riequilibrio era assolutamente necessario.
Così come, poiché sulla carta questo Governo ha una maggioranza superiore ai due terzi, era a mio avviso necessario dare la garanzia che il referendum si potesse svolgere anche nel caso in cui la riforma, anzi, le riforme che verranno approvate dovessero raggiungere e superare i due terzi dei voti dei parlamentari.
Perché parlo di riforme e non di riforma? Anche in questo caso mi appoggio a una citazione, quella di Valerio Onida, anch'egli uno dei maggiori costituzionalisti italiani, già Presidente della Corte costituzionale, che non può essere sospettato di avere simpatie per la mia parte politica e nemmeno per il modo in cui io interpreto il pensiero costituzionale. Valerio Onida afferma: «La cosa fondamentale, a mio parere, è che non si faccia una sola legge di revisione costituzionale onnicomprensiva, ma tante leggi distinte oggetto per oggetto. Nel caso di riforma unica, infatti, il rischio è che i cittadini si trovino di fronte a un "prendere o lasciare", alla scelta tra nessuna riforma e una riforma che magari contiene aspetti positivi e altri negativi».
Cosa vogliamo dire? Che noi sicuramente procederemo alla riforma del bicameralismo, alla riduzione del numero dei parlamentari, alla riforma del Titolo V e alla riforma della forma di governo; ma non ci sarà per il cittadino un ricatto del tipo: «se vuoi la riduzione dei parlamentari devi votare anche per questa forma di governo». Voglio essere del tutto esplicito, e mi rivolgo soprattutto ai colleghi di SEL che sono tornati con insistenza su questa materia. Mi pare che le parole della presidente Finocchiaro vadano nella stessa direzione.
Un altro nucleo di critiche riguarda i tempi nonché l'esistenza stessa del Comitato. Consentitemi, anche in questo caso, una citazione non lunga: «Tutti i partiti, da tempo, unanimemente, sostengono la necessità delle riforme delle istituzioni. Ora non è più consentito attardarsi su disquisizioni anche eleganti ma altrettanto inconcludenti». Da qui, un «rispettoso ma fermo invito al Parlamento perché proceda alla nomina di una Commissione bicamerale con il compito di una globale e organica revisione della Carta costituzionale nell'articolazione delle diverse istituzioni». Non è il presidente Letta che parla; non è nemmeno il ministro Quagliariello e nemmeno la presidente Finocchiaro. La citazione è addirittura del 28 maggio 1992 e viene dal discorso d'insediamento davanti al Parlamento del presidente Oscar Luigi Scalfaro. Ora, mi sembra che nessuno in quest'Aula possa ritenere che Scalfaro non sia stato un custode della Costituzione e anche della sua lettera e della sua purezza; dunque la consapevolezza dell'importanza di quelle riforme era già presente nel 1992.
Vengo a un altro tema. Qui riprendo le critiche avanzate dal collega Mazzoni, espresse anche in un precedente intervento dal senatore Minzolini. Ringrazio entrambi, e soprattutto il collega Mazzoni, perché queste critiche sono a complemento di una comprensione dell'importanza delle riforme. Si tratta del fatto che, guardando alla storia d'Italia dal 1992 in poi, proprio da quando Oscar Luigi Scalfaro pronunziava quelle parole, non è possibile ritenere che le nostre istituzioni possano prendere la giusta strada senza che vi sia anche una riforma della giustizia. Questo mi sembra il nucleo delle argomentazioni del senatore Mazzoni.
Al riguardo vorrei avere parole chiare quanto quelle pronunciate dalla presidente Finocchiaro. La giustizia e le garanzie non rientrano tra i capitoli sui quali dovrà intervenire il Comitato; il Comitato parlamentare potrà intervenire su questi due capitoli qualora ciò si renda necessario alla luce dei mutamenti che verranno proposti negli altri Titoli della Costituzione: mi riferisco ad esempio ai raccordi necessari tra forma di governo e quanto previsto nel Titolo IV e nel Titolo VI. Tale soluzione è maturata qui, in Senato, e a questo proposito ringrazio i Capigruppo in 1a Commissione, il senatore Bruno e la senatrice Lo Moro, nonché la presidente Finocchiaro, che hanno riportato un equilibrio nel testo.
Voglio però aggiungere una considerazione senza sfuggire al punto. Io sono della stessa idea formulata dal collega Mazzoni, e cioè che la giustizia sia l'altra faccia della medaglia. Noi, tuttavia, abbiamo già fatto una riforma costituzionale, quella dell'articolo 111, che deve essere ancora applicata. Se prendo il documento della commissione degli esperti istituita dal presidente Napolitano nell'aprile scorso e se considero quella commissione nella sua natura bipartisan addirittura con la partecipazione di un esponente molto vicino alla magistratura e al potere giudiziario in quanto presidente della Scuola della magistratura - mi riferisco al professor Onida - leggo che tra le riforme che si possono e si dovrebbero effettuare in questo campo vi sono (ne cito soltanto alcune e non tutte): limiti alla giurisprudenza creativa; misure per l'effettività delle garanzie nel procedimento penale; norme più stringenti per i presupposti di avvio e conclusione delle indagini e per la durata delle indagini preliminari; riforma delle intercettazioni (no alla "pesca a strascico" e limiti alla divulgazione); più stretto controllo giudiziario sui provvedimenti cautelari, soprattutto quando incidono sulle libertà personale; inappellabilità delle sentenze di assoluzione per le imputazioni di non elevata entità; misure deflattive del processo penale; misure contro il sovraffollamento carcerario; regole deontologiche più stringenti per i rapporti tra i magistrati e i mezzi di comunicazione; norme più stringenti per il fuori ruolo dei magistrati; limiti più stringenti alla candidabilità dei magistrati; sottrazione della struttura amministrativa del CSM alle correnti della magistratura. Mi fermo qui. Sono soltanto alcune delle riforme previste in quel documento. Credo sia un catalogo per cui sarebbe necessaria non una legislatura, ma molto di più. Nella gran parte, direi nella quasi totalità, tali riforme possono essere realizzate senza il ricorso all'articolo 138 e quindi attraverso la legge ordinaria.
Voglio dunque comunicare ai senatori che proprio per questo, con la collega Cancellieri stiamo istituendo un tavolo che porti ad una conferenza che guardi insieme il tema della riforma dello Stato e quello della riforma della giustizia e che impegni il Governo su alcune proposte presenti nel documento della commissione politico-istituzionale istituita dal presidente Napolitano, che lo stesso Capo dello Stato ha richiamato alla fine del suo messaggio alle Camere di qualche settimana fa.
Vengo a un aspetto più sostanziale, ripreso in alcuni interventi dei colleghi del Movimento 5 Stelle e anche dei colleghi di SEL. È stato affermato che, in realtà, questo tentativo di riforma non sarebbe la priorità del Paese in un momento di crisi economica così grave. Con una battuta efficace, in una di queste sedute, il collega Crimi ha detto: ma cosa diamo in pasto ai nostri concittadini? Riforme istituzionali a fine mese? Il collega Crimi ha così evidenziato la necessità di tener conto innanzitutto dei problemi legati a una drammatica crisi economica. Ebbene, colleghi, su questo voglio essere del tutto chiaro. Credo che in un momento come questo ci siano alcunecose che sicuramente si possono fare intervenendo nel breve periodo, ma credo anche che per portare il Paese fuori dalla crisi si abbia assolutamente bisogno di quelle riforme che si attendono da oltre trent'anni. Il fatto di avere un bicameralismo perfetto, con Camera e Senato che fanno le stesse cose e un sistema di navette come quello che conosciamo, è qualcosa di ormai intollerabile il cui costo economico non può essere sottaciuto. Non è un caso se il nostro Paese, per produrre una legge, ci mette un tempo esattamente doppio rispetto a quello medio di tutti gli altri Paesi dell'Europa. Ovviamente il tempo, in una situazione di questo tipo, è denaro.
E ancora. Quanto costa a questo Paese aver fatto una riforma - mi riferisco alla riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione del 2001 - che ha concesso alle Regioni in alcuni casi più di quanto abbiano fatto Stati federali come la Germania e il Canada, senza essersi posto il problema di avere una Camera di compensazione dove i legislatori regionali e nazionali si possano incontrare per non litigare? Quanto è costato, in termini di sovranità, il fatto che a decidere molto spesso sia stata la Corte costituzionale e non questo Parlamento? Quanto è costato, in termini economici, il fatto che il cittadino o l'imprenditore non abbiano saputo a quale legge dover fare riferimento, a volte per un anno e a volte per un tempo ancora maggiore, e abbiano preferito delocalizzare il proprio investimento, piuttosto che affrontare una situazione in cui non c'era certezza del diritto? Quanto è costata la mancanza di certezza del diritto che la crisi delle nostre istituzioni ha provocato? Quanto costa il fatto che la stabilità media dei Governi sia di diciotto mesi, mentre negli altri Paesi in concorrenza con noi c'è una stabilità media di quattro, e spesso addirittura di cinque anni?
Guardate, credo che tutto ciò sia molto avvertito dai cittadini. Abbiamo commesso un errore nella scorsa legislatura e lo abbiamo pagato: ritenere che queste riforme, compresa quella della legge elettorale, fossero riforme sovrastrutturali e che i cittadini pensassero ad altro. Credo che lo abbiamo pagato, perché i cittadini hanno scorto in quella nostra inerzia e nella nostra incapacità di fare riforme una forma di egoismo della politica, di volontà di non mettersi in discussione e di continuare a parlare delle cose senza condurle in porto. Bisogna dare un segnale di cambiamento.
In questo senso, credo che sia un segnale certo non esaustivo, ma di interesse, il fatto che la consultazione pubblica sulle riforme abbia visto la chiusura di 203.061 questionari validati con la collaborazione dell'Istat (signor Presidente, le farò arrivare ovviamente al più presto i dati completi; è la prima volta che comunico questo dato, perché mi è stato inviato stamattina). Si tratta dunque, della consultazione pubblica più partecipata - lo dico ai colleghi del Movimento 5 Stelle - non soltanto in Italia, ma in Europa.
C'è un ultimo aspetto su cui vorrei avere parole altrettanto chiare, perché è stato un tema richiamato: il rapporto tra legge elettorale e riforma costituzionale. Su questo mi rivolgo innanzitutto ai colleghi di SEL che hanno messo in discussione il fatto che tra la forma di governo e la legge elettorale ci sia in qualche modo un rapporto di organicità. Non si tratta certamente di un rapporto di causa ed effetto, ma è altrettanto certo che un rapporto c'è. Mi potrei appoggiare, in questo caso, ai classici: potrei citare Bagehot, per dire come il sistema di voto inglese costituisca una parte della forma di governo di quel Paese; o Duverger, che ci spiega per quale motivo il sistema a doppio turno di collegio sia una parte della forma di governo semipresidenziale in assenza della quale il sistema semipresidenziale non funziona. Ma al di là di questo, credo di dover far riferimento innanzitutto alla vicenda italiana. E proprio la vicenda italiana ci insegna come negli ultimi 25 anni il fatto di pensare di poter cambiare il nostro assetto istituzionale facendo riferimento solo alla legge elettorale sia stata un'illusione: un'illusione che in realtà si è ritorta contro quanti l'hanno nutrita. Non è un caso che coloro che l'hanno coltivata - a destra, a sinistra e al centro - abbiano sempre ottenuto delle vittorie di Pirro che al dunque ha visto sconfitti loro stessi e, in fondo, il Paese.
Credo che questa sia la ragione per la quale dobbiamo augurarci di non fare questa volta solo una riforma della legge elettorale, ma una riforma della legge elettorale che sia in qualche modo coordinata con una riforma organica delle nostre istituzioni. Se noi abbiamo presente questo obiettivo, se da quest'Aula verrà oggi un segnale forte in questo senso, anche le necessarie correzioni all'attuale legge elettorale, della quale tutti notano non soltanto le deviazioni costituzionali ma anche l'opposizione al buon senso, perderanno un po' della loro drammaticità. Diciamoci la verità: il dibattito diventa drammatico se pensiamo di andare a votare tra tre o quattro mesi con questa legge elettorale; ma se andremo a votare tra tre o quattro mesi allora vuol dire che ancora una volta le riforme non le faremo. Credo invece che il nostro obiettivo questa volta debba essere altro.
Ricordo che fin da giugno il Governo ha evidenziato la necessità di una safety net. E probabilmente, se fosse stato ascoltato allora, anche altri passaggi di questa legislatura avrebbero potuto essere differenti. Un Governo, infatti, deve stare in piedi fino a che serve al Paese; non deve stare in piedi perché manca una legge elettorale.
Aggiungo però a questo proposito un'altra considerazione. Quella della correzione dell'attuale legge elettorale materia strettamente parlamentare. Il Governo esorta le forze politiche, e lo fa con forza e dà tutto il supporto. Ma se anche questa volta si dovesse fallire, credo sia un obbligo per il Governo intervenire, con tutte le cautele, in questa materia e fare in modo che non sia la Corte costituzionale, con tutto il rispetto che si deve a un'istituzione di garanzia, a modificarci la legge elettorale. In tal caso si tratterebbe infatti di un'altra Caporetto per la politica, un'altra Caporetto per il Parlamento e questo non lo possiamo sopportare. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, SCpI, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e GAL).
(dal sito www.senato.it)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
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