Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 11 del 20 aprile 2010

In Commissione

Commissione Giustizia
Audizione del Capo del Dipartimento per la Giustizia minorile
Commissione Lavoro, Previdenza sociale
DDL agevolazioni e tutela della maternità per le lavoratrici autonome
Norme in materia di bilancio dei sindacati
Commissione Sanità
DDL malattie rare (relatrice Bianconi)
Audizioni sulle malattie reumatiche 
 


In Aula
Riforma professione forense

 DONNE IMPRENDITRICI E LAVORO, PRESENTATO DDL CHE AGEVOLA CONCILIAZIONE DEI TEMPI
Se si guarda alle legislazioni di molti Stati risulta evidente che l’Italia dimostra di avere una legislazione sicuramente molto attenta alle politiche di conciliazione, tra le più avanzate del mondo e pienamente in linea con la normativa comunitaria. Ma ad un’uguaglianza formale garantita dalla legge non corrisponde, tuttavia, nella realtà quotidiana del mercato del lavoro e degli ambiti delle attività autonome, un apprezzabile livello di parità sul piano sostanziale che risulta ancora più incisivo quando viene analizzata la condizione della donna imprenditrice o comunque datrice di lavoro. Per questo - sottolinea la senatrice Laura Bianconi - ho voluto presentare un disegno di legge, nato da un lavoro di squadra con le lavoratrici autonome e le loro associazioni di categoria territoriali. Sono convinta che sia necessario costruire un sistema adatto per le imprenditrici e, quindi, indirettamente anche per le dipendenti delle piccole imprese che superi la rigidità della legislazione nazionale in materia, compresa la legge 8 marzo 2000, n. 53".
Il provvedimento, che inizia questa settimana il suo iter parlametare in Commissione Lavoro, vuole guardare alla maternità come diritto da garantire anche alle donne datrici di lavoro, oggi ancora troppo discriminate. Viene permesso, altresì, alla donna datrice di lavoro di accedere a soluzioni assistenziali e mutualistiche di carattere privatistico anche per chi, ad esempio, momentaneamente non lavora. Particolare attenzione è riservata alla maternità a rischio, ai congiunti portatori di handicap, alla cura degli anziani e dei bambini, al sostituto d’impresa, alla flessibilità degli istituti previdenziali, al pagamento dei contributi previdenziali, ad agevolare la presentazione di progetti con procedure più semplici. Così facendo si facilita la rimozione di tutti quegli ostacoli burocratici che finiscono non solo per bloccare l’intraprendenza imprenditoriale delle donne, ma anche il loro diritto alla maternità ed alla cura dei propri congiunti.


Domenica prossima è la festa della Liberazione, per questa speciale e importante ricorrenza Spazio libero ha l'onore di ospitare l'autorevole intervento del Sen. Gaetano Quagliariello
Quest'anno ricorre il primo 25 aprile del "dopo Onna". Il primo 25 aprile, cioè, da quando Silvio Berlusconi, fra le macerie del paese abruzzese raso al suolo dal terremoto, rifiutò di arrendersi alla "vulgata", come l'avrebbe definita Renzo De Felice, pacificò la memoria e provò a dettare una versione dei fatti più storica e, per questo, più inclusiva.
L’antifascismo, infatti, fu implicitamente proclamato religione civile ufficiale della nazione nel 1960, quando la DC approdò sul terreno imposto dal Pci: accettò di considerare il governo Tambroni potenzialmente golpista, e insieme ai comunisti caricò la convocazione di un congresso dell’Msi a Genova - città martire della Resistenza - di significati simbolici che andavano ben oltre le reali intenzioni degli organizzatori.
Quell'antifascismo, simbolicamente festeggiato da allora e ogni anno il 25 aprile, è finito un anno fa a Onna.
La memoria, si sa, è selettiva. Per forza di cose divide. Privilegia un punto di vista e spesso sgorga impetuosa da una presunzione di buona fede personale, in nome della quale si pretende di avere ragione al cospetto del tribunale della storia. Erano in buona fede la gran parte dei ragazzi di Salò. Erano in buona fede tantissimi partigiani che, oltre alla liberazione del Paese, ambivano a sostituire la dittatura sconfitta con un totalitarismo peggiore, che essi però ritenevano - sempre in buona fede - portatore di giustizia e di pace sociale. A nessuno deve essere negata l’umana comprensione. Ma a entrambi la storia ha dato torto. Un torto differente che va indagato e precisato, sfuggendo alle automatiche equivalenze.
Dalla memoria alla storia: questo è il passaggio che d'ora in avanti segna il 25 aprile, da quando il premier, pur concedendo alla memoria tutti i suoi diritti e muovendo dai suoi personali ricordi, li ha ricompresi in un affresco più ampio, perché solo così essi possono perdere la loro forza particolare per accettare di divenire tessere di un patrimonio condiviso dell’intera nazione.
Già nel recente passato uomini politici e capi di Stato avevano contribuito ad “allargare il discorso” sottolineando, ad esempio, l’importanza del sentimento patriottico nella Resistenza o il ruolo dell’esercito. Berlusconi è andato oltre. Rispetto alla “vulgata”, il suo discorso ha inserito almeno tre elementi di novità, in realtà già da tempo accertati dalle indagini storiche ma non per questo ricompresi nel discorso ufficiale.
Ha consacrato il ruolo decisivo degli alleati, e innanzi tutto degli americani: piaccia o non piaccia, senza il loro apporto il sacrificio di tanti partigiani sarebbe stato vano.
Ha evidenziato come le difficoltà degli anni successivi alla liberazione furono dovute, in gran parte, alla mancanza delle condizioni storiche che consentissero alla categoria dell’antifascismo di divenire parte della più ampia categoria dell’antitotalitarismo.
E infine, accanto agli atti eroici e ai sacrifici più nobili, ha collocato quegli episodi di umana pietà, di carità individuale maturati spesso in quella zona grigia che si sviluppò lontano dal fervore ideologico e nella quale la Chiesa svolse un ruolo troppo spesso dimenticato e a volte negletto.
Insomma: un anno fa una importante tradizione della nazione è stata rinnovata, chiudendo i conti con il passato e fornendo gli elementi affinché essa non si consumi progressivamente e, per questo, possa essere compresa e coltivata dalle nuove generazioni. così speriamo di essere transitati dalla festa della liberazione alla festa della libertà.
Sen. Gaetano Quagliariello - Vicepresidente Vicario Gruppo PdL
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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