Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 222 del 25 marzo 2014

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Province e città metropolitane
Rientro capitali detenuti all’estero
Cittadinanza
Giorno del dono
Audizione membri della commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo
GIUSTIZIA
Delitti contro l'ambiente
Contrasto all'omofobia e alla transfobia
Corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio
Tribunale della famiglia
Amnistia e indulto
Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili
ESTERI
Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo
Audizione del Commissario Straordinario del Governo per la trattazione della questione dei due fucilieri "marò" appartenenti al Reggimento della Marina militare "Brigata San Marco", dottor Staffan De Mistura
BILANCIO
Comunicazioni del vice ministro Casero sull'attuazione della legge 11 marzo 2014, n. 23 Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita
FINANZE E TESORO
Disposizioni in materia di capitali detenuti all'estero e in materia tributaria e contributiva
ISTRUZIONE PUBBLICA
Sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni
Finanziamento premiale enti di ricerca 2013
Dichiarazioni programmatiche del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sugli indirizzi del suo Dicastero
INDUSTRIA, COMMERCIO E TURISMO
Riforma codice nautica da diporto
Disciplina delle attività subacquee e iperbariche
Comunicazioni del Ministro dello sviluppo economico sulle linee programmatiche del suo Dicastero
IGIENE E SANITA’
Incontro con una delegazione della Commissione EMPL del Parlamento europeo
Indagine conoscitiva SSN - Seguito audizione del Ministro della salute sulla vicenda "Avastin-Lucentis”
Indagine conoscitiva sul caso Stamina - audizione del Ministro della salute
POLITICHE DELL’UNIONE EUROPEA
Incontro con una delegazione della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali
Politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030
Per una rinascita industriale europea
Audizione di membri della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo

In Aula
Province e città metropolitane
Decreto-legge n. 4, rientro capitali detenuti all'estero

LEZIONI FRANCESI
“L’inaspettato successo riportato dal Front National guidata da Marine Le Pen alle recenti elezioni francesi è una lezione per tutti, soprattutto in vista delle elezioni europee”.
Lo dichiara la senatrice Laura Bianconi, vice-presidente vicario del gruppo NCD, che rilancia la necessità di una profonda riflessione sul ruolo dei moderati nella politica europea. “Il rischio che le derive populiste possano avere un peso determinante nel prossimo Parlamento europeo non deve essere sottovalutato – continua la senatrice Bianconi – soprattutto, i partiti che rappresentano le forze moderate e che sono la maggioranza degli elettori dovranno fare una battaglia perché ci sia più Europa, un’Europa cioè che sia autenticamente una casa comune e non solo un club di interessi economici. Questo - conclude Bianconi – è il motivo per cui in questo periodo di crisi si sta facendo sempre più strada l’dea che da soli, con la propria moneta, con la sicurezza dei propri confini, si possano risolvere i problemi e superare le difficoltà economiche. Richiudersi in sé stessi, oltre a non servire a nulla, è anche pericoloso, rischia di distruggere il lungo percorso che sinora è stato fatto. Adesso è il momento di volare alto, la prossima campagna delle europee dovrà riguardare l’idea che abbiamo dell’Europa e in questo in ruolo dell’NCD sarà determinante”.

LA DURA VITA DEI MANAGER PUBBLICI
“La proposta di Matteo Renzi di ridurre gli stipendi dei manager pubblici va analizzata senza pregiudizio o coinvolgimento personale. Non voglio perciò dire a nessuno <<prego, si accomodi>>, ma credo che una riflessione vada fatta con serenità e serietà”.
Lo afferma la senatrice Laura Bianconi che interviene a proposito della polemica innescatasi riguardo gli stipendi dei super manager. “In questo momento – continua Bianconi – occorre aver presente che stiamo assistendo a cambiamenti epocali, le stesse riforme che dovremo varare in questa legislatura saranno qualcosa di epocale, per cui non si può pensare, o meglio ripensare, a un nuovo modo di intendere il ruolo dei manager pubblici. Le capacità e le competenze hanno un valore e devono ricevere la giusta retribuzione, ma di fronte a tanti cittadini che non hanno lavoro o che devono vivere con stipendi sempre più erosi dall’aumento del costo della vita, credo sia necessario riflettere se veramente lo Stato può permettersi di pagare stipendi che fanno concorrenza alle imprese private. A noi politici viene chiesto un ridimensionamento e una maggiore sobrietà, la nostra missione deve essere quella di servire gli interessi del Paese, lo stesso credo debba avvenire anche per i manager pubblici, che devono sì gestire con profitto le aziende che dirigono, ma che devono farlo con lo spirito di servizio dovuto a chi si occupa della res publica. Altrimenti non ci sarebbe nessuna differenza a lavorare per imprese private o per imprese pubbliche, la logica sarebbe solo quella del profitto e non del bene comune”.

LA BANALITA’ DEL MALE
Per Annah Arendt per fare il male non é necessario essere dei mostri. Riferendosi al processo a Eichmann disse che “le azioni possono essere mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso”. E’ quello che deve aver pensato Lucia Annibali, la giovane donna sfregiata dall’acido da un ex fidanzato che non ha accettato la fine della loro relazione. “Nel corso delle celebrazioni dell’8 marzo organizzate dal Presidente della Repubblica – ha dichiarato la senatrice Laura Bianconi - ho assistito con grande emozione alla conferimento del cavalierato a Lucia Annibali, ho visto la sua forza la sua determinazione, ma soprattutto ho visto la sofferenza, il dolore ha segnato per sempre la sua vita. Per questo – continua Bianconi – sono rimasta agghiacciata nel sentire che al processo il suo ex fidanzata si è difeso dicendo che si è trattato di uno scherzo che gli è sfuggito di mano. Questa è proprio la banalità del male, vivere una vita normale, professionalmente appagante, costruirsi una famiglia e poi per scherzo decidere di dare una lezione alla donna che ti ha lasciato. Lucia Annibali ha dimostrato grande coraggio nell’affrontare a viso aperto la tragica vicenda che le è capitato e le auguro che oltre a una completa guarigione possa al più presto ricevere giustizia e vedere il suo persecutore condannato”.

STORIE DA CUI IMPARARE
Si dice che l’amicizia tra donne non esista o, perlomeno sia molto rara. Per cui chiediamoci, cosa saremmo disposte a fare se a una nostra amica venisse diagnosticato il cancro? La storia che segue ha fatto il giro del mondo qualche settimana fa, la raccontiamo oggi perché volevamo avesse l’attenzione che merita. Dunque, Gerdi Mc Kenna, trentacinque anni del Sudafrica, ha perso i capelli a causa delle cure per un tumore al seno, le sue amiche decidono di fare un gesto molto forte e simbolico per testimoniarle la propria vicinanza. Organizzano una festa a sorpresa e si presentano tutte con la testa rasata. “Il tumore al seno è quello che maggiormente colpisce le donne – commenta la senatrice Laura Bianconi che è stata responsabile dell’indagine conoscitiva del Senato su tumore al seno – e oggi grazie alle cure e alla diagnosi precoce la possibilità di guarigione è molto alta, ma questo non toglie che l’impatto con la malattia sia devastante perché mette in crisi la propria identità di donna. Tutte le donne che ho incontrato nel corso dell’indagine conoscitiva che ho seguito mi hanno detto che il momento in cui cominciano a cadere i capelli è terribile, anche se sanno che ricresceranno. Per questo – conclude la senatrice – mi ha veramente colpito il gesto di queste amiche, si sono messe in gioco, hanno voluto condividere un aspetto non secondario del tumore al seno, hanno dimostrato che non lasceranno sola la loro amica: E questo, l’avere una rete amicale che ti sostiene è fondamentale per affrontare con la giusta determinazione e un sorriso il percorso di cura”.



Spazio libero ritorna a una delle sue antiche passioni: la scuola, la cultura, il modo di intendere l'educazione e l'istruzione. Che sia quella scolastica o quella personale che ognuno di noi fa per tutto l'arco della vita. E questo grazie al contributo di Luigi Migliori, un affezionato amico di questa rubrica, e di  Feliciana Cicardi, di cui abbiamo ripreso l'articolo publicato su Il Sussidiario.. Buona lettura.

EDUCARE E ALTRO
Sovente ascoltiamo o leggiamo dichiarazioni di pubblici amministratori, dal capo del governo all'assessore del piccolo comune, circa l'educare, l'istruire, il formare, la conoscenza, la competenza ed altri termini connessi, non sempre correttamente utilizzati.
La confusione più evidente è fra educare e istruire; controtendenza, useremo un vecchio dizionario e la Costituzione Repubblicana: definendo i termini, se ne identificano attribuzioni e competenze.
Educare: svolgere le facoltà intellettuali e morali degli adolescenti per conformarne l'animo a virtù; allevare, coltivare.
Istruire : far acquistare ad alcuno le cognizioni d'una disciplina, o genericamente di più discipline; informare, ragguagliare.
Scorrendo gli articoli della Costituzione, all'articolo 30 si cita l'educare: "E' dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire
ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio". Dovere e diritto, quindi un potere in esclusiva in capo ai genitori per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione. La radicalità della potestà genitoriale sul mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole è confermata dal comma successivo: "Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede affinché siano assolti i loro compiti " . In tal modo si circoscrive l'azione dei pubblici amministratori, dal presidente del consiglio all'assessore del piccolo comune, solo nel caso d'incapacità dei genitori.
Tutto a favore e sostegno della famiglia il successivo articolo 31: "La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose ".
Il comma seguente annuncia la particolare protezione alla maternità, all'infanzia ed alla gioventù, precisata nell'articolo 37 sulla tutela della donne lavoratrici, dei loro figli e del lavoro minorile.
Coerentemente con quanto sopra, all'articolo 33, oltre alla libertà dell'arte e della cultura, al secondo comma si dice: "La repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Quindi l'azione della Repubblica è dedicata all'istruzione ed il compito è affidato alle scuole, che vengono istituite per ogni ordine e grado, con ciò garantendo un accesso universale al sapere. La scuola come sostegno al dovere dell'istruzione, diritto e dovere dei genitori: non casualmente è vigente l'istruzione familiare, se i genitori hanno cultura adeguata o risorse economiche utili a provvedere.
Istruzione, quindi, non educazione, in quanto la Repubblica non ha un progetto educativo proprio, ma, per la natura valoriale dei presupposti educativi, rispetta il pluralismo culturale delle famiglie; non casualmente a capo della scuola abbiamo il
Ministero della Pubblica Istruzione, e non come nel tempo precedente, dell' Educazione Nazionale.
Con ciò non si sostiene l'assenza di educatività della scuola statale: educa utilizzando gli strumenti della ricerca e del sapere, delle , non casualmente definite, discipline. Lo spirito critico, la tolleranza, la solidarietà, l'impegno sono radicati nella ricerca e nel sapere. Si sottolinea, inoltre, il profondo rispetto delle visioni di vita delle famiglie, limitate, nell'esercizio educativo, solo dalle norme penali.
Il rispetto dell'autonomia educativa dei genitori trova riscontro nel terzo comma: ”Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo stato". Sgomberiamo il campo dagli istituti di educazione, i cosiddetti collegi, utili al tempo, considerate le difficoltà dei trasporti e la concentrazione degli istituti nelle città: una mia cara amica studiò presso il liceo dell'educandato femminile di Stato "Maria Adelaide di Savoia" a Palermo.
Rispettando il principio della libertà d'insegnamento, tutti possono istituire scuole, il "senza oneri per lo Stato" non indica la proibizione allo Stato di erogare risorse a tali scuole, bensì il non esserne obbligato; sappiamo che ciò non piace a molti, ma, sia il dibattito alla Costituente, sia le tante sentenze di TAR, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale dal 1948 ad oggi, inequivocabilmente, confermano. Diversamente, s'avrebbe da cambiare il testo costituzionale.
L'attuazione, seppure tardiva, della legge di parità ha distinto fra le scuole non statali parificate e le altre, pertanto la riflessione sui contributi statali si è ulteriormente articolata.
Tornando al tema dell'educazione, ci domandiamo la ragione della richiesta, sempre più pressante, alle scuole di azioni educative di variegate tipologie: ambientale, alimentare, alla legalità, stradale, alla pace, alla convivenza democratica, sessuale, alla parità di genere, all'accettazione del diverso, ..., chi più ne ha, ne metta. Sovente le proposte pervengono dagli amministratori locali, impotenti o nolenti di fronte alla competenza dell'edilizia scolastica, forse cercando riscatto con proposte, di fatto, di scarso esito.
L'azione educativa non si sostanzia, prevalentemente, in consigli, discorsi, prediche infine, ma sui comportamenti e l'esempio offerto dagli adulti: i nostri ragazzi, non essendo stupidi, colgono immediatamente il differenziale fra le proposte, alimentari ambientali alla legalità..., di cui sopra, ed il comportamento reale degli adulti che li circondano. Da ciò la debolezza dell'azione scolastica e la sfiducia dei giovani.
Lo spazio, impropriamente acquisito dalle tante educazioni, ha diminuito l'impegno della scuola sui fondamentali della conoscenza\competenza, con l'esito disastroso della perdita di valore della cultura. Infatti, dati OCSE, la percentuale di ragazzi, 15-24 anni, che non studia o lavora, ha raggiunto il 21,4%, peggio di noi solo Grecia e Turchia, la media europea è meno della metà.
I tutelati hanno già messo fuori gioco una generazione, stiamo continuando, da recentissimi segnali si potrebbe arguire la volontà di proseguire su tale via: spero di sbagliare, sarebbe in questione una seconda generazione.
(Luigi Migliori, già dirigente scolastico in Cesena)

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PERCHE’ LEGGERE NON CI PIACE PIU’?
Con cadenza inesorabile è arrivato anche quest'anno il rapporto sull'acquisto e la lettura di libri in Italia. Il rapporto è stato commissionato dal Centro per il libro e la lettura (Cepell), stilato su un campione di 9mila famiglie.
Come da anni accade, i dati non sono positivi ed il calo dei lettori e degli acquirenti di libri riguarda tutte le fasce d'età. E ci si potrebbe fermare qui. Ma si vuole (ed è legittima curiosità per gli addetti del settore) scandagliare i dati, disaggregarli per conoscere i dettagli di tale disaffezione al libro cartaceo: il buco nero è più profondo al nord o al sud, tra gli uomini o le donne, tra i giovani o gli adulti, e via discorrendo.
Tuttavia l'analisi dei dati può rischiare di lasciare tutto allo status quo se non spinge ad individuare le cause prime di una disaffezione alle pagine stampate e, quindi, mettersi in azione per rimuovere ostacoli all'approccio amoroso ai libri e promuovere una curiosità ed un interesse agli stessi. Non basta certo liquidare la questione addossando la responsabilità alla crisi economica. Certo, in mancanza di liquidità si eliminano i beni voluttuari (il parrucchiere, un paio di scarpe…), ma possiamo annoverare con tranquillità i libri tra i beni voluttuari? Personalmente credo proprio di no. La domanda che sta a monte del problema è quanto valore si attribuisca alla lettura nello sviluppo cognitivo ed esperienziale della persona.
E la stortura parte dalla scuola. Dagli anni settanta in poi (ora il fenomeno è in décalage) si sono impostate le attività di lettura su un'analisi testuale che frammentava il testo per capirlo meglio, con la conseguenza deleteria di trasformare i momenti di lettura in applicazione di una vera e propria "grammatica" classificatoria che si fermava all'individuazione degli elementi che costituivano il testo, lasciando in subordine la comprensione del messaggio (o senso) veicolato dal testo. Ci siamo cascati tutti più o meno. Non era sbagliato di per sé educare gli alunni ad un'analisi del testo. Il limite è che ci fermava a questa, come fine e non come strumento per approcciare una pagina scritta con la curiosità e la trepidazione di penetrare in mondi ed anime prima sconosciute.
I bambini fino ai 6 anni chiedono che siano loro lette e rilette storie, spesso le stesse storie, senza soffrire la noia o disinteresse. Accade anche a questa generazione di "nativi digitali". Poi si aprono le porte della scuola e la lettura rischia di "scolarizzarsi", uno strumento per conoscere e imparare altro. La scommessa che la scuola deve abbracciare è quella di avere la convinzione che la lettura è un bene inesauribile non solo di conoscenza ma di stupore amorevole su mondi esterni e interiori con cui paragonarsi per avere sempre più coscienza di sé, del proprio mondo interiore e delle proprie esperienze di vita.
Ecco. Descolarizziamo la lettura. Facciamo in modo che gli alunni percepiscano le pagine scritte come un regalo prezioso il cui funzionamento si impara poco a poco e che suscita emozioni, domande, certezze non previste e che mobilitano.
Molti docenti sanno strutturare azioni didattiche stimolanti l'amore alla lettura e al libro, a partire da letture "intonate" di libri in classe fino a costruire "festival del libro" a cui gli alunni partecipano non solo da fruitori ma anche da protagonisti attivi.
Momenti e situazioni da gustare e vivere, senza la preoccupazione, sia da parte degli alunni che dei docenti, di un giudizio e di una valutazione. Il risultato positivo è l'impegno e l'entusiasmo con cui gli alunni toccano fisicamente i libri, si fanno affascinare dalle copertine o dai titoli, l'importanza di cui bimbi e ragazzini si sentono investiti nella possibilità di "scegliere" un libro da leggere seduti sul divano, accoccolati sotto le coperte, in riva al mare o sotto una grande quercia in campagna.
Un libro che può diventare un amico che ci accompagna e che, terminata la lettura, vorremmo continuasse.
Così l'impostazione della lettura in molte scuole. Poi la scuola termina e si arriva all'età adulta che vede tutti noi impegnati su mille fronti e senza molto tempo "libero". E chi ne fa le spese sono proprio i libri che vengono accantonati, salvo quei testi che interessano direttamente la nostra professione o il nostro bisogno immediato di conoscenza. Senza demonizzare queste letture "tecniche", dobbiamo riconquistare, se mai l'avessimo perso, il piacere di "perdere tempo" su belle pagine che ci possono artigliare per vari motivi. Ci può prendere il ritmo della scrittura, la storia narrata, il profilo dei personaggi, una botta allo stomaco sferrata da una situazione che non condividiamo o che abbiamo sperimentato, e quant'altro.
Si può leggere per evadere dalla routine quotidiana, a volte pesante e faticosa, si può leggere per gustare di una buona e fluente scrittura, di uno stile accattivante. Si può leggere (magari nel tempo della pensione) per riempire il tempo vuoto da impegni pressanti. Qualunque sia il motivo che ci spinge a leggere, dobbiamo essere pronti a sorprese e a domande che un libro ci offre. Insomma. Dobbiamo farci toccare da un libro come (se ne siamo ancora capaci) quando ci facciamo toccare, com-muovere da un incontro con le persone, anche con quelle di cui crediamo di sapere e conoscere tutto. Il libro aspetta noi per essere completo, per assumere un senso forte che scuota il lettore. Jean Paul Sartre, in Che cos'è la letteratura? così sottolinea l'interazione tra scrittore e lettore.
"Lo scrittore si appella alla libertà del lettore perché collabori alla produzione della sua opera (…). Siete perfettamente liberi di lasciare questo libro sul tavolo. Ma se l'aprite, ne assumete la responsabilità (…). Se faccio appello al mio lettore perché conduca a buon fine l'impresa da me iniziata, va da sé che lo considero una libertà pura, puro potere creatore, attività incondizionata…". (In esergo al libro di E. Rea, citato più avanti). Il libro è un'occasione di incontro e, come ogni incontro, impegnativo ma arricchente la nostra persona e la conoscenza del nostro io più profondo e del quale siamo spesso distratti dalla vita che scorre veloce e ritmata.
Scegliere un libro è un impegno e mette in moto il nostro essere, il nostro pensiero.
È più facile seguire i titoli che vengono sbandierati nel salotto di Fabio Fazio o i bestsellers della classifica vendite; è più costruttivo e appagante (salvo delusioni inevitabili) cercare un libro con lo stesso piacere e gusto con cui si cerca un abito o un quadro da appendere alla parete di casa. Più la scelta è personale, guidata dalle nostre consapevolezze, più il libro diventa nostro. Ci sono dei longsellers, apparentemente datati, ma che ri-letti con la maturità degli anni ci fanno scoprire tesori inaspettati.
Mi sia permessa una segnalazione personale. Nelle ultime settimane ho letto con grande coinvolgimento l'ultima fatica di Ermanno Rea Il sorriso di don Giovanni (Feltrinelli), un inno all'amore per i libri e per la lettura veramente forte e commovente. Una citazione come assaggio. "Il fatto è che io i libri li vivevo dal di dentro (adesso non è più così: la maturità rende molto più distaccati); spesso mi intrufolavo nelle trame, mi facevo io stessa personaggio dell'intreccio. Per carità, non di primo piano, personaggio secondario, semplice comparsa, ma con la tendenza a correggere il corso degli avvenimenti, soprattutto quando l'autore cominciava a sfumare di grigio la vicenda, a sospingerla verso quel cieco orizzonte che si chiama pessimismo". Questo è leggere mettendo in moto il proprio essere. È forse un po' impegnativo, ma ne vale la pena. Provare per credere.
(Feliciana Cicardi. Il Sussidiario di lunedì 24 marzo 2014, www.ilsussidiario.net)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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