Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 13 del 4 maggio 2010

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Crisi greca, dall'Italia una lezione di europeismo
La scorsa settimana si è consumata quella che sarà ricordata come la più grave crisi che ha attraversato i paesi dell’eurozona. Lo stato di insolvenza della Grecia ha subito un’accelerazione così forte da provocare il crollo delle borse dei principali paesi europei, complici da un lato la grande lobby degli speculatori e, dall’altro, i continui veti del governo tedesco che per mesi ha bloccato la concessione del prestito europeo alla Grecia. Certo, la Germania aveva e ha l’attenzione puntata alle prossime elezioni nel Land del Nord Reno – Westfalia, 15 milioni di elettori che possono mal digerire di doversi sacrificare per sostenere un paese che ha sistematicamente truccato i propri bilanci. Ma è innegabile che questo continuo rimandare la soluzione abbia innescato un’escalation per cui alla fine tutti, anche i tanto corteggiati elettori tedeschi, si ritroveranno con un conto da pagare molto più salato. Come giustamente ha detto il Ministro Frattini: “... era necessario intervenire subito in aiuto della Grecia: abbiamo rispettato la prudenza di un grande paese come la Germania, le abbiamo dato tempo per riflettere, ma in questo periodo i danni sono aumentati perché gli speculatori internazionali hanno lavorato e, da una debolezza iniziale, si è passati a una vera e propria situazione di instabilità”. E infatti, il conto dai 50 miliardi iniziali è diventato di 110 miliardi. “Se una lezione si deve trarre da questa drammatica vicenda – dichiara la senatrice Laura Bianconi - è che il nostro Paese, sempre bistrattato dalle grandi agenzie di rating, ha dimostrato non solo di saper fare i conti meglio dei primi della classe, ma anche di avere un’autentica e sincera fede europeista. Siamo stati i primi a sostenere la necessità di un intervento europeo a favore della Grecia, non ci siamo arroccati nella difesa del nostro orticello. Come ha detto il nostro Presidente del Consiglio siamo rimasti fedeli al principio che occorre aiutare il vicino quando la casa brucia”. Non sarà un caso quindi, che la prima telefonata di ringraziamento del premier greco sia stata per Silvio Berlusconi.


La prossima domenica si celebra a Roma e in molte città italiane la festa dell’Europa. Perché sia anche un momento di riflessione, sul tanto che è stato fatto e sul tanto che rimane da fare, Spazio Libero ha il piacere di ospitare il contributo della Senatrice Rossana Boldi, Presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea.

Domenica 9 maggio si celebrerà la festa dell'Europa e anche nella nostra capitale questo giorno verrà ricordato con una suggestiva manifestazione. Ma viene spontaneo domandarsi se veramente ci sono motivi per festeggiare. Negli ultimi anni abbiamo assistito a continui stop and go rispetto all'obiettivo di realizzare compiutamente l'Unione Europea. La difficile ratifica del Trattato di Lisbona da parte dell'Irlanda e della Repubblica Ceca è stato il segnale evidente del malessere, anzi dell'insofferenza, di molti cittadini europei nei confronti di questa Europa. C'erano già stati altri segnali che ostinatamente le istituzioni europee e molti governi non hanno saputo cogliere. Parlo del voto negativo di Francia e Olanda sulla Costituzione Europea, ma anche del precedente no Irlandese sul trattato di Nizza e del no danese su Maastricht. Il dato, veramente sconfortante, è che tutte le volte che i cittadini degli stati membri hanno potuto esprimersi direttamente, attraverso un referendum, hanno reagito manifestando grande diffidenza, se non addirittura un rifiuto dell'Europa. Questo perché le istituzioni europee appaiono lontane anni luce dai loro problemi e quindi i cittadini sentono l'Europa come una entità estranea, fortemente invasiva nelle loro vite, arrivando talvolta a non riconoscere la legittimità democratica alle istituzioni europee. La crisi economica globale che ha colpito il pianeta nel 2008, ha sicuramente messo "alle corde" l'Europa, che ha dimostrato la sua debolezza ad esempio nel non saper prendere, in tempi rapidi, decisioni comuni riguardo alle regole che dovrebbero governare il mondo finanziario, come la situazione esigeva e, adesso, nella difficoltà e nel ritardo con cui si è deciso di aiutare la Grecia ad evitare la bancarotta, non fosse altro per evitare un pericoloso fenomeno di "contagio" ad altri paesi europei. Inoltre ci sono alcuni grandi temi come il clima, le politiche per la sicurezza, la difesa, l'energia, l'emigrazione, sui quali è assolutamente indispensabile arrivare a politiche comuni, o almeno convergenti, perché le soluzioni non possono essere realizzate dai singoli stati e sicuramente l'Europa può rappresentare una svolta anche in tema di sviluppo e occupazione. Ma l'Europa sarà, solo se si riuscirà a rendere convintamente partecipi i cittadini europei della sua realizzazione. Un piccolo passo, ma importante per questa partecipazione, si sta realizzando con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, che per la prima volta riconosce ai parlamenti nazionali un ruolo attivo nei confronti dell'Unione. E' cominciato infatti un dialogo diretto tra le istituzioni europee e i parlamenti che possono esprimersi nella fase ascendente, cioè di formazione della legislazione europea, non solo rispetto ai criteri di sussidiarietà e proporzionalità, ma anche nel merito delle proposte. Poiché ormai il 70% della legislazione dei singoli paesi dipende da recepimenti di atti europei, è facile capire l'importanza di questa procedura. Da qui in avanti l'Europa non dovrà e non potrà più essere un fatto esclusivamente intergovernativo, ma dovrà essere un'Europa il più possibile partecipata direttamente dai cittadini attraverso chi li rappresenta, cioè i parlamenti nazionali e il parlamento europeo, che sempre più spesso diventa codecisore insieme alla Commissione. Credo sia anche definitivamente tramontato il tempo dell'europeismo "a prescindere" cui spesso è stata improntata in passato la politica italiana in Europa.
Occorre invece che l'Italia sappia fare sistema, per evitare di essere marginalizzata e di subire scelte imposte da altri paesi, più attenti da sempre a far valere le loro ragioni. L'Europa rimane quindi, ora più che mai, una sfida aperta che anche il nostro paese deve saper giocare fino in fondo.
Sen. Rossana Boldi (Presidente della Commissione Politiche dell'Unione Europea)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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