Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 228 del 29 aprile 2014

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Rilancio occupazione
Competitività e giustizia sociale
Revisione della Parte II della Costituzione
Soppressione delle province
GIUSTIZIA
Contrasto all'omofobia e alla trans fobia
Diffamazione)
Corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio
Tribunale della famiglia
Magistratura onoraria
Amnistia e indulto
Responsabilità civile dei magistrati
Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili
ESTERI
Indagine conoscitiva sull'operazione denominata Mare nostrum e sui suoi risvolti internazionali: audizione del direttore centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere presso il Ministero dell'Interno, dottor Giovanni Pinto
Audizione dei Ministri degli affari esteri e della difesa sulla situazione nella Repubblica Centro Africana e sull’attuazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n. 2134 del 28 gennaio 2014 e n. 2149 del 10 aprile 2014, nonché sui recenti sviluppi in Ucraina
BILANCIO
Competitività e giustizia sociale
Diffamazione
Competitività settore agricolo
Emergenza abitativa
ISTRUZIONE PUBBLICA
Replica del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca al dibattito sulle linee programmatiche del suo Dicastero
Professioni beni culturali
Dl regolare svolgimento servizio scolastico
IGIENE E SANITA’
Cellule staminali e donazione da cordone ombelicale
Autismo
POLITICHE DELL’UNIONE EUROPEA
Ratifica accordo Italia-Montenegro collaborazione strategica
Rilancio occupazione
Un'Europa aperta e sicura: come realizzarla
Il Programma di lavoro della Commissione per il 2014 e la Relazione programmatica del Governo sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (2014) e loro risvolti sulla politica europea dell'Italia
Bilancio della strategia Europa 2020

In Aula
Decreto legge Enti locali
Seguito argomenti non conclusi

ELEZIONI AMMINISTRATIVE: CANDIDATI NCD NELL’85% DEL TERRITORIO
Il Nuovo Centrodestra è un partito giovane ma che sin dall’inizio è partito con il piede giusto con una grande attenzione alla rappresentanza territoriale; per questo siamo riusciti a presentare nostri candidati nell’85% dei territori interessati dalle prossime elezioni amministrative”. Inizia così la dichiarazione della senatrice Laura Bianconi, vice presidente vicario del gruppo NCD, che analizza i dati emersi dopo la presentazione delle liste. “Le elezioni riguardano circa 4 mila comuni, oltre alle Regioni Piemonte e Abruzzo – continua Bianconi – quasi la metà delle liste ci vede insieme a Forza Italia, in molti casi abbiamo lasciato spazio a liste civiche e in nessun caso ci sono stati accordi con la sinistra a dimostrazione che abbiamo i piedi ben saldi nel centrodestra di cui siamo una delle espressioni più qualificante. A tutti i nostri candidati va il nostro ringraziamento per l’impegno preso e per la fiducia data al progetto guidato da Angelino Alfano. Adesso – conclude Bianconi – abbiamo meno di un mese per sostenere nei singoli territori i nostri candidati che potranno contare sulla presenza di parlamentari e ministri del Nuovo Centrodestra”

RIFORME: NCD PREME ACCELERATORE
“Come giustamente ha osservato Angelino Alfano sulle riforme c’è chi sta tirando la corda con il rischio di compromettere quanto fatto sinora. Come Nuovo Centrodestra saremo le sentinelle affinché questo processo abbia un’accelerazione”.
Lo dichiara la senatrice Laura Bianconi che continua sottolineando come “la nostra posizione e le nostre proposte saranno chiare e coerenti con il nostro percorso politico, per questo sono certa che saranno accettate dalle altre forze politiche. Ovviamente – conclude Bianconi – oltre a fare in fretta occorre fare bene, le riforme sono per il bene del Paese per questo occorre che il nuovo Senato mantenga un collegamento sia con gli enti territoriali che con la volontà degli elettori”.

PD-M5S STRAVOLGONO DDL RESPONDABILITA’ MAGISTRATI
“In commissione Giustizia un’insolita maggioranza Pd-M5S ha di fatto decapitato il provvedimento sulla responsabilità dei magistrati, infatti abrogarne l’articolo 1 che prevedeva la responsabilità dei magistrati qualora emettessero sentenze difformi dallo spirito della legge significa invalidare tutto il testo”.
Questo il commento della senatrice Bianconi su quanto avvenuto in commissione Giustizia. “Rispettiamo il lavoro dei magistrati che soprattutto in talune parti del territorio sono in trincea per rappresentare lo Stato e mantenere la legalità – continua Bianconi – ma non si può non riconoscere che il cittadino deve poter fare affidamento su norme che lo tutelino nei casi in cui i giudici commettano macroscopici errori giudiziari”.

REGIONE LOMBARDIA: MARCO PAROLINI E’ IL NUOVO ASSESSORE A COMMERCIO E TURISMO
Rimpasto nella giunta del Pirellone, Marco Parolini, esponente del Nuovo Centrodestra, è diventato assessore con le deleghe al Commercio e Turismo.


Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore le immagini della straordinaria giornata vissuta domenica scorsa in San Pietro dove Papa Francesco, assieme al Papa emerito Benedetto XVI, ha proclamato santi Papa Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Un grande, intenso, momento che merita un’ulteriore riflessione.

LA PIAZZA E I PAPI SANTI
Un popolo che sa a chi guardare
Di papa Wojtyla, anzi di san Giovanni Paolo II, si diceva avesse dalla sua i «Papa-boys». Un termine con un sottofondo dispregiativo, spesso alternato con i «pasdaran di Dio». Doveva intendersi come il popolo del papa, la gente che egli radunava nelle piazze e negli stadi, e siccome al pontefice polacco venivano spesso affibbiati paragoni muscolari (con una frequenza e una inconsistenza che oggi vengono dimenticati da certi agiografi interessati) la stessa sorte toccava alle falangi di pellegrini che lo seguivano.
Che cos'è oggi il popolo del papa? Si può parlare di Bergoglio-boys? Lo spettacolo umano della piazza San Pietro di ieri (e di via della Conciliazione, di piazza Adriana e lungotevere fino quasi al Palazzaccio di piazza Cavour) offre qualche risposta. È gente che si avvicina molto all'idea di Chiesa secondo la definizione che ne diede Paolo VI, ovvero di «entità etnica sui generis». Un popolo di tante etnie, tante origini, tante provenienze diverse, ma unito, che si riconosce nel suo capo e gli obbedisce, immedesimandosi nel suo stile. Se Bergoglio appare serio e raccolto mentre celebra messa, ecco che le centinaia di migliaia di fedeli lo imitano, evitano slogan, urla e applausi (per quanto possibile) durante la celebrazione. È gente composta, che ha invaso Roma ma non ha creato più problemi del previsto, tant'è vero che ieri pomeriggio molti romani erano increduli davanti al fatto che non sia accaduto nulla con 800mila persone che avevano preso d'assalto la capitale. Il paragone con quanto avviene durante certe manifestazioni con poche centinaia di scalmanati è lampante.È un popolo appassionato. Non ci si sobbarca migliaia di chilometri, nottate passate all'aperto, lunghe attese in piedi e lunghi ingorghi per andarsene se non c'è una grande passione, un ideale all'altezza della fatica, e una compagnia che sostenga questa fatica. Passione vuole dire un desiderio intenso, una domanda umana aperta, e il fatto che i pellegrini delle canonizzazioni non siano accorsi soltanto dalla Polonia o dalla provincia di Bergamo - terre di origine dei due nuovi santi - ma dal mondo intero (America Latina, Africa, India, Filippine, perfino dalla Cina) dimostra che a ogni latitudine il cuore dell'uomo è lo stesso.
Sono persone affascinate dal messaggio di Bergoglio, che parla la lingua dell'essenzialità e del coraggio. Ieri il papa ha paragonato la Chiesa dopo il Concilio alle prime comunità cristiane che vivevano soltanto di amore e misericordia, e ha esaltato i due papi del XX secolo che hanno dato corpo a questa Chiesa. Due pontefici coraggiosi che non hanno avuto paura di «guardare dentro le piaghe di Cristo», come fece san Tommaso: e qui Francesco ci ha sorpresi tutti, rivalutando un apostolo «moderno» in quanto «abituato a verificare».
San Tommaso non era incredulo, era uno che verificava. E le piaghe sopportate da Cristo nella passione sono «la verifica della fede»: tanti se ne vergognano, non due giganti dell'umano come Angelo Roncalli e Karol Wojtyla.
Il popolo di Roma di ieri è anche un popolo che prega.
Fa impressione vedere una massa di gente così imponente ed eterogenea zittirsi quando arriva l'invito di Bergoglio a raccogliersi. Piazza San Pietro in preghiera muta, come già accadde nella sera piovosa dell'elezione il 13 marzo 2013, è uno spettacolo grandioso e commovente, ma anche misterioso. È lo spettacolo di migliaia e migliaia di persone libere che indirizzano la loro libertà verso un obiettivo comune, l'obbedienza a un gesto chiesto da un uomo per poter incontrare un'altra realtà, cui questo uomo − nella fattispecie un papa venuto dalla fine del mondo −
rimanda.
(Stefano Filippi – Il Sussidiario 28 aprile 2014 – www.ilsussidiario.net)

PAPA FRANCESCO E BENEDETTO XVI/
In un abbraccio la promessa di nuove grazie
Sono i Santi che fanno marciare la Chiesa, che innescano quel dinamismo virtuoso generatore di splendore e gloria nel mondo. Sono specchi che riflettono Cristo. Inondano il grigiore di cui troppo spesso si accontenta la nostra vita, rendono tutto luminoso. Che siano pontefici o pastorelli ignoranti, dottori della fede o schiavi liberati, sono loro che producono la gioiosità della Chiesa. Fanno cantare e rallegrare gli angeli.
Ieri nella plumbea Roma, con quella luce diffusa che mostrava implacabile tutte le rughe delle vecchie pietre, il centro della Cristianità brillava. E non per i volti dei due nuovi santi, stirati tra le colonne della Basilica, ma per la realtà viva di un popolo che forse ha ritrovato il passo ordinario della vita cristiana.
Ormai gli appuntamenti con la Storia non interessano più. Si cerca altro. Il cristiano è diventato esigente. Molto. Non bastano i "selfie" nella piazza del Bernini, mischiati alla marea umana dalla schiuma slava, né attraggono le coreografie di bandiere, il melting pot di volti e odori, la corsa all'evento affollato di umanità e disagi. Non si vuole conquistare il pixel sul maxischermo o la citazione per una popolarità provinciale ed effimera. Non interessano neanche più quei cori da stadio che riempivano le attese di certe celebrazioni.
Il bisogno è più profondo. Semplicemente più vero: conta ritrovarsi santi tra i santi. Nell'evento dai numeri forsennati, mediaticamente replicato, giocato insieme ai potenti della terra, terreno di sociologia a buon mercato, c'è l'imprevisto di un Vescovo e del suo popolo che non si accontentano di fare la Storia, ma desiderano dominarla.
In un modo strano e forse inedito. Poca retorica e molta passione. Zero sentimentalismo e pieno di concentrazione.
Non so se è stata la massiccia presenza di polacchi in piazza San Pietro e in via della Conciliazione, con quel loro cattolicesimo granitico e riservato, fortemente identitario eppure inclusivo, ad alimentare una atmosfera di sobria e trattenuta esultanza. Oppure il vento bergamasco, dei solidi pellegrini lombardi così simili a Papa Roncalli. Ma certo qualcosa di diverso si è mostrato agli oltre 2 miliardi di persone che ieri hanno seguito in diretta il mega evento della doppia pontificia canonizzazione. Non è stato messo in scena un festival della fede, la solita woodstock cattolica per ingannare palati smaliziati, ma si è volutamente rimasti all'essenziale. Veglie notturne e code ai bagni chimici per accostare la santità, per pregare senza sosta, cercando la complicità del silenzio impossibile di 800mila anime, sgranando rosari su rosari, volutamente indifferenti al cielo minaccioso di pioggia.
"I Santi mandano avanti la chiesa". Lo ha detto Papa Francesco. E guardando quella massa umana piegata sulle ginocchia, intimamente grata per il dono di due grandi pastori, si comprende meglio cosa intendesse.
Quasi non entusiasmano più i profili storici, indubbiamente straordinari, di Wojtyla e Roncalli, le vittorie nella partita a scacchi con il Nemico, l'eccezionalità dei loro magisteri. Ciò che conta è solo il coraggio mostrato nel guardare e toccare, come Tommaso, le piaghe sul corpo di Cristo. Uomini e santi. Uomini santi che non si sono scandalizzati della Croce, che non hanno avuto vergogna. Uomini e santi che non si sono lasciati sopraffare dal dolore e dalle immani tragedie che hanno conosciuto, ma solo dall'amore di Dio. Uomini santi che mostrano una possibilità di gioia e felicità alla portata di tutti. Paradossale se cercata nell'incontro con la carne piagata dei fratelli. Nella breve, intensissima e audace omelia con cui Bergoglio ha stillato il senso di due vite scannerizzate per anni da storici e intere generazioni di fedeli, si poteva cogliere l'ansia di restituire proprio alla Chiesa e al popolo di Dio, la verità di due esistenze per Dio.
Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII sono stati gli artefici di quel processo che vede oggi la Chiesa di Francesco, eredità di Benedetto, impegnata nel cercare l'autenticità che le conviene. Il profeta del Concilio e il capomastro del cantiere aperto dal Vaticano II, sono i padri di una comunità che oggi più che mai ha bisogno di ritrovare e annunciare la bellezza della Resurrezione. Nelle parole di Bergoglio, Roncalli e Wojtyla, sono tornati ad essere prima di tutto contemplativi, testimoni della "speranza e della gioia pasquali", forgiate dal "crogiolo della spogliazione e dello svuotamento". Speranza e gioia per tutti. In una vicinanza estrema, "persino nauseante per l'amarezza del calice", ai peccatori.
Docilità e coraggio. Le stesse qualità che deve riscoprire la Chiesa per "addentrarsi nel mistero della Misericordia Divina che sempre spera, sempre perdona, perché sempre ama". Docilità e coraggio, testimoniati ieri sul sagrato della Basilica dagli altri due pontefici del 27 aprile 2014: Benedetto e Francesco. Nel loro nuovo, commovente, sincero abbraccio la promessa di nuove grazie e splendidi doni per la cattolicità.
(Cristiana Caricato – Il Sussidiario 28 aprile 2014 – www.ilsussidiario.net)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
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