Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 14 del 11 maggio 2010

In Commissione
Affari Costituzionali
Federalismo demaniale
Istruzione Pubblica
Fondazioni lirico-sinfoniche
Lavori Pubblici, Comunicazioni
Riforma della legislazione in materia portuale
Agricoltura
Disposizioni tributarie e finanziarie in materia di contrasto alle frodi fiscali internazionali e nazionali
Industria, Commercio, Turismo
Decreto Legge Incentivi
Sanità
Ddl medicine non convenzionali

In Aula
Disciplina della professione forense

Sicurezza stradale: una nuova legge a tutela dei cittadini

La scorsa settimana, dopo un approfondito iter in Commissione, il Senato ha approvato con voto bipartisan il disegno di legge che apporta importanti modifiche al vigente Codice della strada. Il provvedimento ha raccolto una lunga serie di proposte, tese a migliorare il livello di sicurezza stradale, ed è stato oggetto di grande attenzione da parte di tutti i mezzi di comunicazione. Il testo approvato è frutto quindi di un complesso lavoro di coordinamento e di sintesi, reso particolarmente arduo dalla necessità di coniugare l’effettività delle nuove norme con la salvaguardia dei principi generali dell’ordinamento. Ora che il provvedimento torna alla Camera per l’approvazione definitiva è sicuramente utile conoscerne gli aspetti di maggiore rilevanza, anche al fine di dare risposte ai quesiti che maggiormente toccano la vita dei cittadini. Le innovazioni di maggiore rilievo riguardano:
- nuove misure di protezione per ciclisti di età inferiore ai quattordici anni, con obbligo di utilizzo del casco protettivo;
- inasprimento delle sanzioni per mancata osservanza degli obblighi di precedenza ai pedoni che attraversano sulle strisce;
- tasso alcolemico zero per neopatentati e per conducenti di veicoli adibiti a trasporti professionali;
- accertamento di esenzione da tossicodipendenza per conducenti di veicoli adibiti a trasporti professionali;
- nuove norme in tema di rispetto dei tempi di guida e di riposo per l’intero settore dei trasporti stradali di merci e di viaggiatori;
- riduzione dei tempi di notificazione delle violazioni;
- possibilità di chiedere la rateizzazione delle sanzioni da pagare per chi ha redditi al di sotto di un certo limite;
- possibilità di conseguire il titolo per l’esercitazione di guida per chi ha compiuto diciassette anni ed è già munito di patente per la guida di motocicli;
-nuova tabella di validità delle violazioni ai fini della decurtazione di punti sulla patente;
-  possibilità di ottenere un permesso provvisorio di guida per chi è stato colpito dal provvedimento di sospensione della patente di guida, limitatamente agli orari ed agli itinerari necessari per recarsi al lavoro.
- divisione dei proventi derivanti dalle sanzioni relative al superamento dei limiti di velocità tra l’Ente proprietario della strada e l’Ente accertatore.
“Indubbiamente – commenta la Senatrice Laura Bianconi - il testo approvato costituisce una rivisitazione complessiva e organica del Codice della strada e conferma l’attenzione del Parlamento e del Governo alle esigenze di sicurezza reclamate da tanta parte della società. Con equilibrio e fermezza, sono state introdotte una serie di norme che hanno come scopo quello di scoraggiare quei comportamenti pericolosi che sono i principali responsabili degli incidenti stradali”.


Questa settimana Spazio libero apre una finestra sul mondo, ospita infatti il reportage di Claudio Grillenzoni sull'Expo di Shanghai. In attesa dello "speciale" sul Padiglione italiano.

E’ già stato bollato come l’”evento imperdibile”. Prima ancora di cominciare. Per i numeri che mette in campo, per le tendenze che espone in vetrina, addirittura per le implicazioni in termini di economia mondiale. L’Expo di Shanghai sembra essere la prova del nove per questo angolo di mondo che aspira a diventare il nuovo ago della bilancia del pianeta. Se infatti le Olimpiadi di Pechino del 2008 erano state un happening per lo più sportivo, spalmato su appena poco più di un mese, in quella che è la capitale politica del Regno di Mezzo, l’esposizione universale di Shanghai, che ha preso avvio il 1° maggio e durerà per ben 6 mesi, in quello che è il motore economico della Cina, dà tutta l’impressione di avere ben altra atmosfera che non quella di una semplice grande fiera. Per rendere l’idea sono attesi tra i 70 e gli 80 milioni di visitatori, all’Expo di Zaragoza ne arrivarono circa 6 milioni. Partiamo con i record: è la prima volta che una esposizione universale si tiene in un paese in via di sviluppo; l’area espositiva è di 380 mila metri quadri, praticamente quanto una piccola capitale europea; 237 enti partecipanti; 2,2 miliardi di euro investiti, metà dei quali solo per sfollare 18 mila famiglie, circa 300 strutture commerciali e industriali tra cui la più grande acciaieria della città e un cantiere navale; 70 mila volontari previsti solo nell’area fieristica e altri 100 mila sparsi per il resto della metropoli.
Non è un caso che Shanghai da 5 anni si stia preparando con l’intenzione di chi vuole lasciare un segno forte nella storia. “I lavori sono stati immani, tanto da far ricordare quelli della Grande Muraglia”, scherza orgogliosamente Rong Changhai, responsabile del dipartimento comunicazione dell’ente organizzatore. Per tenere fede al motto della esposizione “Better city, better life” la municipalità di Shanghai ha messo in pista l’eccellenza del paese e un piano da 35 miliardi di euro solo in infrastrutture, garantendo la costruzione di 9 linee di metropolitana in soli tre anni, due nuovi terminal aeroportuali, due linee ferroviarie ad alta velocità, una verso Pechino, l’altra verso Hangzhou, 2 ponti sul fiume Huangpu e 9 tunnel, 30 mila nuovi posti auto.
Ma che cos’è esattamente una Expo? “Tanti credono si tratti di una fiera commerciale” spiega Carma Elliot responsabile della spedizione inglese. “In realtà le esposizioni universali più che un bazar per siglare contratti tra aziende sono una vetrina della cultura dei vari paesi espositori. Sono un momento per fare il punto sulla nostra civiltà, una cartina di tornasole che ha la pretesa di tracciare la via su cui la popolazione mondiale deve muoversi negli anni a venire”. Non sorprende, quindi, che la manifestazione di Shanghai sia incentrata sulla ecosostenibilità, sulla ricerca di nuovi materiali rispettosi della natura, sullo studio di tutto ciò che può regalare efficienza senza per questo abbassare la qualità della vita dell’uomo.
L’idea di fratellanza tra i popoli e il rispetto dell’ambiente sono le linee guida che hanno spinto la maggior parte degli architetti dei vari padiglioni. Il Padiglione cinese, per esempio, situato al centro del distretto espositivo, è un gigantesco edificio dal colore rosso carminio che richiama lo stile architettonico del “dougong” , il gioco ad incastri delle mensole di legno che raggiunse l’apice sotto alle dinastie Tang e Song. Gli incastri simboleggiano il bisogno di stare insieme per vincere le sfide del futuro. Al suo interno si potrà capire qualcosa di più di quello “zigzagante” itinerario storico che ha portato il paese dal suo glorioso passato imperiale, alle umiliazioni dell’età moderna fino all’avvento di Mao e il comunismo e, attraverso l’“apertura a occidente”, al benessere di questi giorni. Su tutto merita una visita il dipinto “Along the River During the Qingming Festival” (Qīngmíng Shànghé Tú) considerato per valore la “Monna Lisa Cinese” e che verrà esposto per quasi tutta la durata della manifestazione.
E questo spirito di comunanza si trova un po’ in tutti i padiglioni. Quello di Israele è una struttura bicefala composta di una parte in pietra e una parte in vetro trasparente, a simboleggiare il dialogo tra due controparti solo apparentemente diverse. Un evidente riferimento al desiderio di pace in quella zona martoriata del pianeta. Il padiglione mongolo è un gigantesco uovo di dinosauro che si schiude, a significare le origini di un pianeta pronto a generare forze nuove, sostenibili. Il padiglione giapponese è una struttura ipertecnologica ricoperta di una rosea membrana epidermica, già ribattezzata dagli shanghainesi “il baco da seta”, che rappresenta la metamorfosi di una crisalide in procinto di aprirsi alla vita. L’edificio degli Emirati Arabi è una sinuosa duna di sabbia, tutta dorata e modellata dal vento, a simboleggiare la lotta quotidiana dell’uomo che vive in condizioni al limite del possibile. Il padiglione di Singapore è un gigantesco jukebox di colori ed energia, che rimanda a un immaginario pentagramma con le note più diverse, allusione chiara alle mille razze che abitano la città-stato del sud est asiatico. Il padiglione algerino riproduce l’antico villaggio di Kashi Ba, portando il visitatore in un viaggio virtuale attraverso le tradizioni e la vita in quella che è stata una delle culle dell’umanità. Il padiglione italiano è un complesso fatto a moduli diversi che ricorda il gioco dello “Shanghai”, e che vanta un innovativo cemento trasparente che “mangia” lo smog. Il padiglione russo, creato secondo una favola dello scrittore Nikolay Nosov, è una sorta di città dei bambini, a ricordare che il futuro è nelle mani delle nuove generazioni. Il padiglione britannico ricorda un ipertecnologico cappello di un soldato della regina, ricoperto di 60 mila fibre di acrilico, ciascuna contenente il seme di una pianta, a simboleggiare l’importanza della biodiversità in natura. E così via per gli oltre trecento padiglioni che compongono tutto lo spazio espositivo, connesso e ravvivato nei suoi lunghi viali da concerti, saltimbanchi, una foodcourt lunga quasi un chilometro e circa 20 mila manifestazioni parallele, da sommare a quelle interne agli edifici di rappresentanza dei vari stati.
In tutto questo caleidoscopio di lustrini dall’effetto un po’ hollywoodiano e coupe de teatre da lasciare a bocca aperta però non mancano alcune critiche. E’ innegabile che Shanghai nel nome dell’efficientismo modernista sia stata sottoposta a un lavoro di maquillage uniforme un po’ avulso dallo spirito della città. Il bello di questa metropoli infatti è sempre stata la sua anarchia architettonica, il puzzle bizzarro di stili e culture diversi che l’hanno resa dal principio dei suoi giorni la fucina di stimoli per l'eccellenza di tutto il lontano oriente. Forse gli stucchi degli edifici si sgretoleranno, i turisti sceglieranno mete diverse e il caos gioioso di venditori ambulanti e mercatini del falso tornerà sovrano per i vicoli della concessione francese e le allée del centro. Speriamo almeno che il messaggio positivo dell’Expo rimanga nelle coscienze dei visitatori.
(Claudio Grillenzoni - giornalista)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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