Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 254 del 23 settembre 2014

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Partecipazione a Banche multilaterali di sviluppo per America latina e Caraibi
Contrasto al cyber bullismo
Domanda di protezione internazionale presentata da un minore non accompagnato
Rimedi risarcitori in favore dei detenuti e altre disposizioni in materia penitenziaria, nonché modifiche al codice di procedura penale
AFFARI ESTERI
Accordo Italia-Isola di Man scambio informazioni in materia fiscale
Accordo Italia-Baliato di Guernsey scambio informazioni in materia fiscale
Accordo di cooperazione Italia-Afghanistan prevenzione e contrasto traffico stupefacenti
Ratifica accordo Italia-Montenegro collaborazione strategica
Ratifica accordo Italia-Angola sicurezza e ordine pubblico
(Ratifica Convenzione Aja protezione dei minori
BILANCIO
Competitività settore agricolo
Armonizzazione dei sistemi
Competitività
Corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio
ISTRUZIONE PUBBLICA
Enti pubblici di ricerca
Cultura e turismo
Disabilità nella scuola e continuità didattica degli insegnanti di sostegno
SANITA’
Norme varie in materia sanitaria
Riutilizzo farmaci (rel. Bianconi)
Screening neonatale
Polizia sanitaria


In Aula
Conversione in legge del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile
Bilancio interno e rendiconto del Senato
Delega lavoro
Diffamazione
Proroga missioni internazionali

ETEROLOGA: BUONSENSO E TUTELA DEL SOGGETTO PIU’ DEBOLE
Il 19 febbraio 2004 venne approvata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, dal titolo "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita". Ricordo perfettamente quel giorno, come tutti quelli del lungo periodo in cui il Senato e la Camera affrontarono il tema così delicato della fecondazione medicalmente assistita. Come tutti i provvedimenti che hanno una forte connotazione etica il percorso per che si concluse quel 19 febbraio fu lungo, contrastato, ma anche ricco dal punto di vista del livello della discussione e, soprattutto, dei rapporti interpersonali. In quell’occasione nacquero rapporti che poi sono diventati amicizie, rapporti che non necessariamente si basavano su una condivisa appartenenza culturale e politica. Oltre alle discussioni in Commissione, e poi in Aula, il confronto continuava poi in luoghi meno informali e più rilassati. Una cena veloce in pizzeria diventava l’occasione per chiarire meglio la propria posizione con un collega incontrato per caso. Fu un percorso lungo (la fretta in materie così sensibili è sempre cattiva consigliera), approfondito (furono ascoltati medici, psicologi, donne e uomini che avevano vissuto il doloroso percorso di un desiderio a lungo inseguito), responsabile (la volontà era quella di fare una buona legge e non una legge ideologica e di parte). Nei dieci anni durante i quali ha funzionato la legge 40 non sono mancate le prese di posizioni contro una legge che veniva definita oscurantista, soprattutto per il divieto a utilizzare gameti che non fossero quelli degli aspiranti genitori e per il vincolo all’impianto di tutti gli embrioni fecondati. L’obiettivo erano la tutela e il rispetto della vita, in primo luogo dell’embrione, che da mero materiale biologico diventava il primo stadio di una vita nascente e quindi detentore di diritti e di tutele. Un’espressione allora molto usata era ‘Far west della procreazione’, in assenza di regole migliaia di embrioni congelati giacevano nei vari laboratori alla stregua di qualsiasi materiale biologico, la legge 40 diede voce a quello che con glaciale indifferenza è stato persino definito un ‘grumo di cellule’ e, attraverso un percorso rigoroso e controllato diede la possibilità a tante coppie di diventare genitori. La sentenza della Corte costituzionale dello scorso febbraio ha aperto un fronte, consentendo la fecondazione eterologa. Se queste sono le indicazioni del massimo organo giurisdizionale del nostro ordinamento è fondamentale non procedere in ordine sparso come invece hanno scelto di fare alcune Regioni, sarà invece fondamentale portare la discussione nell’ambito deputato: il Parlamento. In questo momento sembra che tutto si possa aggiustare pubblicando su internet i centri, pubblici e privati, autorizzati a effettuare la fecondazione eterologa, in realtà le problematiche sono molto più ampie, a cominciare dal registro nazionale dei donatori e dal rispetto della Direttiva Ue in materia di donazione di gameti. Ma per questo occorre che la problematica venga affrontata senza pregiudizi ideologici e senza alzare barricate tra ‘oscurantisti’ e ‘progressisti’. Il buonsenso e la tutela del soggetto più debole dovranno, ancora una volta, essere l’orizzonte di riferimento.
Sen Laura Bianconi

4 PASSI PER LA RICERCA
Non si vive per fare sport ma si fa sport per vivere meglio
Una notizia che volutamente mettiamo in evidenza, è l’invito a partecipare ad una iniziativa organizzata dalle amiche di Valori e libertà nell’ambito della Settimana del buon vivere. Domenica 28 settembre, alle ore 9,30, con partenza e arrivo dal Ristorante Cà ad Pancot, Via Benzi 514, Cesena, ci si incontra per un percorso misto di 8 km ad andatura mista. Contributo minimo di partecipazione 5 euro, il ricavato sarà devoluto al Servizio di Oncoematologia Irst Irccs di Cesena per una nuova postazione medico-diagnostica.
Per informazioni e iscrizioni 340/6274757.



Questa newsletter è un po’ particolare (ve ne sarete già accorti leggendo la prima parte), è infatti tutta dedicata al delicato tema della fecondazione medicalmente assistita, alla luce della sentenza della Corte costituzionale che lo scorso febbraio ha modificato la legge 40. Per approfondire l’argomento, e anche per conoscere meglio problematiche tecniche, proponiamo tre autorevoli commenti. Francesco D’Agostino, Paola Binetti, Francesco Mario Agnoli, hanno una lunga esperienza e, soprattutto, un approccio veramente equilibrato a trattare i temi etici. Ancora una volta lo loro saranno letture interessanti e utili.

GRANDE QUESTIONE ANCHE (IN)FORMATIVA
VITA E FAMIGLIA: UNA LAICA URGENZA
L’apertura della Corte Costituzionale alla procreazione eterologa e il tentativo, da parte di alcune rilevanti Regioni, di "scavalcare" su questo fronte (nonostante oggettive e serie difficoltà a condurre l’operazione) le competenze del Parlamento. Lo scambio di embrioni all’Ospedale Pertini di Roma. L’attribuzione, da parte del Tribunale, della genitorialità adottiva alla partner omosessuale di una madre biologica. Le aperture, ormai incontrollabili, al "divorzio breve", ultimo segno di un progressivo indebolimento giuridico del matrimonio. L’utilizzazione sempre più frequente e grossolana della categoria del "genere", per minimizzare o addirittura dichiarare irrilevante la differenza sessuale. Potremmo continuare con queste citazioni di questioni eticamente sensibili (tutte riconducibili all’orizzonte della secolarizzazione) portate pesantemente all’attenzione dell’opinione pubblica italiana negli ultimi mesi; questioni diverse tra di loro, ma analogabili almeno sotto due profili.
Il primo riguarda il loro carattere transnazionale: cosa che non dovrebbe stupirci più di tanto, dato che il processo di secolarizzazione investe da decenni tutto l’Occidente, con variazioni molto limitate da Paese a Paese. L’altro profilo ha un carattere più psicologico-sociale: chi non è turbato dall’eterologa, dal matrimonio gay, dall’omoparentalità è fiero di sé, perché si percepisce come un illuminato progressista, meritevole di lode in quanto fautore di un costante ampliamento del (preteso) orizzonte dei diritti umani; chi invece cerca di opporsi a tali derive afferma i propri valori quasi con disagio, si sente marginalizzato e come assediato: è percepito dagli altri come un ottuso conservatore ed è sistematicamente oggetto di sintomatiche denigrazioni, che vanno dall’accusa, minimalista, di deprecabile miopia a quella, massimalista, di barbara omofobia.
Non mancano – le vediamo tutti – iniziative, anche molto serie e determinate, di contrasto a queste dinamiche. Vanno lodate e appoggiate, indipendentemente dalla loro efficacia, peraltro difficile da valutare. Sono iniziative però raramente collegate tra di loro e diversamente fondate: quindi caratterizzate da una certa qual fragilità. Nella maggior parte dei casi hanno radici confessionali, che, indipendentemente dalla loro rilevanza, consentono a chi le avversa di giocare a non prenderle troppo in considerazione, fino a ignorarle del tutto in nome del preteso orizzonte doverosamente laico della società civile moderna (come se la sensibilità religiosa non abbia il diritto di essere presa correttamente in considerazione, anche da parte degli ordinamenti più radicalmente laicisti). I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Sono individuabili nuove strategie, nuovi fronti di lotta? È difficile dirlo. Una cosa però è possibile auspicare: che aumenti l’informazione della pubblica opinione, che ancora oggi ha idee, poche e confuse, sull’immensa portata antropologica dell’affermarsi del secolarismo in ambito bioetico e familiare. Che la famiglia "tradizionale" valga tanto quanto la famiglia "arcobaleno" è idea diffusa, ma di nessuna consistenza socio-antropologica. Che la fecondazione eterologa produca felicità familiare e non crei tensioni tra il genitore biologico e quello sociale e non conti nulla nella vita del figlio è un mito. Che sia opportuno sottrarre al controllo del giudice il divorzio per affidarlo a meri accordi privati tra i coniugi che hanno deciso di chiudere la loro esperienza matrimoniale è tutto da verificare. Che sia nell’interesse dei bambini essere allevati da due genitori dello stesso sesso è un’offesa al buon senso, prima ancora che alla psicologia dell’età evolutiva. Che l’affettività gay o la pretesa di scegliersi il "genere" di appartenenza abbiano "diritto" a un riconoscimento giuridico è solo uno slogan.
Tutte queste tematiche, non dobbiamo stancarci di ripeterlo, hanno un rilievo antropologico prima ancora che religioso. Dobbiamo perciò sottrarle al gioco delle ideologie. Abbiamo bisogno al riguardo di informazione, di pensiero critico e quindi di autentica e corretta formazione dell’opinione pubblica e dei singoli cittadino. Il giornale su cui scrivo questa nota e che dichiara la propria ispirazione cattolica fa tenacemente e laicamente, anche se qualcuno non lo ammetterà mai, la propria parte. Ma, se ci guardiamo intorno nel panorama mediatico e culturale (non solo) italiano, quanto siamo lontani dall’obiettivo...
(Francesco D’Agostino – Avvenire 16 settembre 2014)

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NON È IL "LIBERI TUTTI" DELLE REGIONI CHE CAMBIA IN DIRITTO UN DESIDERIO
Meglio una legge o un decreto, servono delle linee guida o basta la legge 40 riveduta e corretta dalla sentenza della Corte costituzionale?
Se ne può discutere quanto si vuole, a favore o a torto di una qualsiasi delle ipotesi, ma il caos di questi giorni, abbondantemente rilanciato dalla stampa che esaspera le divergenze delle diverse posizioni, dice con chiarezza quanto sia inaccettabile questa nuova ondata di deregulation. Non sarà il far west di prima della legge 40, ma in un certo senso ne riproduce i toni accesi, le ipotesi contrastanti, e segna quella sottile linea di confine che separa semplici desideri e diritti civili.
Basta vedere cosa sta succedendo in Lombardia. Le competenze sulla sanità sono proprie della Regione, ma il comune di Milano non ci sta a riconoscere i confini istituzionali del proprio mandato e appellandosi al fatto che la Lombardia stia facendo una scelta oscurantista e discriminatoria lancia una minaccia dura al Pirellone. Pisapia contro Maroni, titolano i giornali, diritti civili contro principi che tutt'al più possono essere confinati nella coscienza individuale.
Il sindaco di Milano contesta la scelta del Pirellone di far pagare l'intervento, mentre il governatore replica: "Non spendo i soldi dei cittadini lombardi per una prestazione che non è considerata essenziale". Ora in questi giorni non c'è chi non senta parlare dell'urgenza di ridurre i costi, vero e proprio imperativo categorico imposto da Renzi ai suoi ministri: la Lorenzin si è detta disposta ad accettare i tagli alla sanità purché siano selettivi e non di tipo lineare. La Spending Review impone scelte a cascata che riguardano direttamente anche gli assessori alla sanità: toccherà a loro decidere cosa e come tagliare per garantire diritti sanciti a livello costituzionale. Per Pisapia si tratta di «Una decisione oscurantista e ideologica che certo non posso condividere: da parte nostra faremo quanto è possibile, nei limiti delle nostre competenze, per aiutare chi sarà costretto a scegliere questa strada». In altri termini Giuliano Pisapia boccia la scelta del governatore Roberto Maroni sulla fecondazione eterologa, che per volere della giunta lombarda sarà interamente a carico delle coppie che ne faranno richiesta, a differenza di quanto avverrà nelle altre regioni.
Ma la mancanza di una normativa di rango superiore a quella regionale crea già in partenza un ulteriore equivoco. C'è infatti il rischio concreto del turismo sanitario inter-regionale: mentre in Lombardia i costi dell'intervento si aggirano sui 3mila euro, che saranno a carico della coppia, fuori dalla Lombardia, in Toscana, Emilia Romagna, ad esempio, le cifre non superano i 500 euro. Ma Maroni insiste: «Fino a quando il parlamento non dirà se la fecondazione eterologa rientra tra le prestazioni dei livelli essenziali di assistenza, e dispone le risorse necessarie, non spendo i soldi dei lombardi per una prestazione che non viene considerata essenziale. Preferisco utilizzare queste risorse per gli anziani, per abbassare i ticket, per dare un aiuto ai disabili».
Difficile non riconoscere le sue ragioni in una situazione drammatica come è quella attuale per gli anziani, i malati cronici e i disabili. È il loro diritto alla salute che viene messo a rischio, in molti casi a costo della vita. Il tema dell'eterologa è molto delicato, perché anche in questo caso si parla di una malattia: la sterilità, e bisogna dare una risposta alle coppie affette da questa patologia, sia sul piano clinico che sul piano della ricerca scientifica. In questo modo si potrà ottemperare alla sentenza della Corte costituzionale che ha sancito, per loro, il diritto alla genitorialità.
Il desiderio di avere un figlio merita il massimo rispetto, richiede attenzione a livello di tutta la società, non a caso anche la legge 194 parla di tutela sociale della maternità, e va incoraggiata in un Paese a crescita demografica prossima allo zero, tanto da essere stato definito il Paese delle culle vuote. Il desiderio di un figlio in coppie a cui non basta la Pma omologa e chiedono di accedere all'eterologa proprio perché hanno già compiuto un tragitto difficile e complesso, spesso doloroso e costellato di delusioni. Ma un desiderio, per quanto intenso e legittimo, non è un diritto, e per questo non può pretendere piena attuazione, anche a costo della salute di altri, che versano in condizioni oggettivamente più pesanti delle proprie. Non basta neppure una legge per trasformare un desiderio in un diritto, ma certamente una legge può regolare il desiderio e inquadrarlo in modo più ampio nel contesto sociale.
I tecnici degli assessorati regionali alla Salute di tutta Italia possono cercare un accordo su un ticket comune, ma – una volta respinta l'ipotesi del decreto - serve una legge che inserisca l'eterologa tra le prestazioni che le regioni devono obbligatoriamente inserire nei Lea. C'è un problema di etica pubblica che non solo deve distinguere attentamente tra diritti e desideri, ma deve procedere anche ad un bilanciamento dei diritti, perché non tutti hanno lo stesso peso. Sono tematiche delicate delle quali è giusto discuterne insieme in Parlamento prendendosi tutto il tempo per farlo.
Serve un regolamento da parte del ministero per recepire la direttiva Ue sull'utilizzo dei gameti in modo da non incappare in una procedura di infrazione, ma soprattutto occorre scongiurare eventuali problematiche quali il rischio di commercializzazione dei gameti, ad esempio. Serve un registro dei donatori, che preveda un limite di età sia per i donatori che per le madri ed è necessario individuare il punto di equilibrio tra il diritto all'anonimato da parte del donatore e le sue responsabilità nei confronti di chi comunque, a tutti gli effetti, resta un suo figlio, genetico o biologico, a seconda della terminologia che si preferisce. Certamente un conto è la donazione, altro è la paternità, ma questa è una donazione di sé del tutto peculiare: non dono ciò che ho, ma ciò che sono. La donazione di gameti è da sempre posta sotto una particolarissima tutela per gli effetti che ne possono derivare e che non è difficile intuire.
In altre parole occorre riflettere attentamente anche sulle sentenze della Corte costituzionale. Lascia perplessi, nel caso specifico, la definizione di "incoercibile" attribuito al diritto di una coppia di servirsi di un donatore esterno. Il termine "incoercibile" non implica il diritto di comprare gameti e tanto meno contempla il diritto di requisirlo nel caso non si trovasse nessuno disposto a donarlo…
È necessario confrontarsi serenamente in Parlamento su questi temi complessi e il dibattito sulla legge servirà a fare chiarezza sui diversi ruoli dei genitori genetici, dei genitori biologici e dei genitori sociali. Servirà a chiarire le ragioni che sono dietro alla pratica dell'utero in affitto anche in termini di costi, senza ridurre un tema così delicato al piano puramente tecnico-economico. La nascita di un figlio ha implicazioni che si estendono a tutto l'arco della sua vita e per questo meritano una ponderazione che non può essere bruciata solo sul piano dell'intensità del desiderio.
(On. Paola Binetti – Il Sussidiario – martedì 16 settembre 2014)

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INCOERENZE DEL SERVIZIO SANITARIO
Il costo dell’eterologa voluto dalle Regioni che non vogliono tagli
Dopo tutte le polemiche, le notizie di stampa e i dibattiti televisivi nessuno ignora cos’è la fecondazione eterologa, di recente sdoganata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 162/2014, che ha dichiarato incostituzionale la norma della legge n.40 del 19 febbraio 2004, che la vietava, autorizzando soltanto l’omologa, che si ha quando i gameti (il seme e l’ovulo) utilizzati nella fecondazione artificiale o “in vitro” (Fiv) appartengono alla coppia dei genitori del nascituro. La Corte ha ritenuto che la scelta di una coppia sterile di avere figli attraverso l’eterologa (cioè con l’utilizzo di gameti provenienti da un estraneo) sia “espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi” sicché non può essere vietata soprattutto in un ordinamento giuridico che, appunto con la legge 40, consente alle coppie sterili di fare ricorso alla fecondazione assistita. I problemi posti dall’eterologa sono ben più gravi di quelli economici. Riguardano la psicologia e la sociologia. Coinvolgono principi fondamentali della convivenza umana e della civiltà. Forse metterà conto di occuparsene in altra occasione anche se numerosissimi sono gli scritti, di diverso spessore, quantitativo e qualitativo, su tali aspetti. In questa sede ci si tiene terra-terra, limitandosi al più volgare (ma non per questo trascurabile) dei problemi: quello economico. La Conferenza delle Regioni, dopo aver preso atto dell’opinione dei tecnici, secondo i quali il costo della procedura si aggirerà tra i 2.500 e 3.200 euro, ha deciso di porre l’eterologa a carico del Servizio sanitario regionale o con il pagamento di un modesto ticket o del tutto gratuitamente (quest’ultimo sembra il caso dell’Emilia-Romagna). Tralasciando le questioni etiche, che pure hanno il loro peso dal momento che l’eterologa viene così posta a carico di tutti i contribuenti, inclusi quelli contrari per motivi non solo ma anche etico-religiosi all’eterologa, atteniamoci al fattore spesa, che evidenzia l’incapacità per demagogia ed altro, dei nostri enti pubblici ad adeguare decisioni e condotte alle esigenze dei tempi.
Tutte le regioni italiane, incluse quelle che hanno già iniziato a dare concreta attuazione all’eterologa (come la Toscana, che è stata la prima a protestare) si sono scagliate contro il proposito del governo Renzi di coinvolgere nei tagli della spending review anche il settore sanità. Dovrebbe essere evidente che tali proteste sono del tutto infondate e pretestuose da parte di Regioni che hanno deciso di addossarsi (cioè di addossare ai propri cittadini-sudditi) le spese della Fiv, che ammonteranno, quanto meno, a centinaia di migliaia di euro all’anno. L’eterologa non risponde difatti ad alcun interesse pubblico e difatti i rappresentanti del popolo sovrano l’avevano addirittura vietata e la Consulta l’ha sì sdoganata, ma solo in nome dell’individuale libertà di autodeterminazione delle coppie desiderose di avere comunque quei figli che la natura gli nega anche attraverso costosi tentativi, oltre tutto destinati, nella maggior parte dei casi, al fallimento. Desiderio comprensibile, ma nella sostanza non diverso, dal punto di vista dello Stato, da quello di chi, avendo gli occhi marroni, li volesse azzurri o di chi vorrebbe passare, come i ricchi, le ferie estive a Miami o alle Mauritius invece che a Capocotta.
In realtà il discorso andrebbe esteso all’intero settore sanitario nazionale (e articolazioni regionali), che rappresenta una delle massime fonti di spesa del bilancio pubblico e del quale dovrebbero rimeditarsi scopi e funzioni. In tempi di vacche grasse si possono forse includervi richieste e desideri nati dalla individuale libertà di autodeterminazione, ma in tempi di crisi occorre restringersi ai fondamenti del diritto alla salute e ad un’autentica pubblica utilità. Certo per farlo serve quella capacità davvero rivoluzionaria di cambiamento della quale Matteo Renzi e il suo governo parlano sempre, ma attuano solo nei settori di minore o minima resistenza (vedi Senato e Province). In mancanza altroché eterologa e libertà di autodeterminazione! Verranno meno le cure di base (già oggi l’acquisto di medicinali è per molti un problema).
Per di più, se una sana reazione alla demagogia regionale dell’eterologa desse la spinta per realizzarla, si tratterebbe di una vera riforma strutturale, non come quelle di un soldino qua un soldino là, che nemmeno valgono a contenere la continua, inarrestabile crescita del debito pubblico.
(Francesco Mario Agnoli – La Voce – martedì 16 settembre 2014)


 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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