Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 256 del 7 ottobre 2014

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Indagine conoscitiva su ddl 1577 (riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche)
Violenza manifestazioni sportive
AFFARI ESTERI
Ratifica Accordo Italia-Brasile familiari personale diplomatico
Ratifica Accordo Italia-Bosnia Erzegovina cooperazione cultura, istruzione e sport
Ratifica Accordo Italia-Argentina familiari personale diplomatico
BILANCIO
Riforma codice nautica da diporto
Domini collettivi
Sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni
Norme varie in materia sanitaria
FINANZE E TESORO
Indagine conoscitiva sugli organismi della fiscalità e sul rapporto tra contribuenti e fisco
Audizione del Direttore dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (nell'ambito dell'esame dell'AG
Tassazione tabacchi lavorati
Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014
ISTRUZIONE PUBBLICA
Enti pubblici di ricerca
Statizzazione ex istituti musicali pareggiati
Mandati CONI e federazioni sportive
Premio di ricerca Di Vagno
AGRICOLTURA
Audizione informale di rappresentanti del comparto pesca e dei sindacati agricoli sulla politica comune della pesca
Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014 e connessi allegati
Esame affare sulla situazione del comparto della produzione di bevande spiritose
Esame affare sulla questione degli effetti sull'apicoltura italiana della diffusione della vespa velutina
SANITA’
Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014
Polizia sanitaria
norme varie in materia sanitaria
Indagine conoscitiva sostenibilità Servizio sanitario nazionale (audizione Associazione nazionale audio protesisti professionali e Sindacato nazionale medici medicina fisica e riabilitativa sull'aggiornamento del nomenclatore tariffario)


In Aula
Delega lavoro
Diffamazione
Elezione di due giudici della Corte Costituzionale

IL BORGO POPOLARE (prima edizione): LA SFIDA DEL NUOVO CENTRODESTRA
#insieme. E’ questo il claim della prima Festa Nazionale del Nuovo Centrodestra che ha come titolo “1000giorni per il Sud” e che prenderà il via venerdì 10 ottobre fino a domenica 12. Per questa occasione sono stati scelti due borghi bellissimi, Conversano e Ceglie Messapica, governati da sindaci dell’Ncd, nei quali approfondire i temi con i quali il Nuovo Centrodestra è stato protagonista di queste ultime settimane, tra i quali la riforma del lavoro, la sicurezza, il meridione d’Italia nel contesto del meridione di un mondo che diviene sempre più incerto e difficile.
Sarà l’occasione per trascorrere tre giorni insieme, discutendo con i protagonisti della politica nazionale, assistendo a spettacoli e degustando i prodotti della cucina pugliese.
Per ulteriori informazioni consultare il sito; www.nuovocentrodestra.it

FECONDAZIONE ASSISTITA: NDC PRESENTA PROGETTO DI LEGGE
"Vi e' l'assoluta urgenza di intervenire in tema di procreazione assistita dettando prime regole certe che possano consentire l'immediato avvio delle tecniche di tipo eterologo, a seguito dell'emanazione della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità della legge 40".
E’ da questa emergenza che le senatrici Laura Bianconi e Federica Chiavaroli, entrambe vicepresidenti del Gruppo Ncd, hanno preso l’iniziativa di depositare una proposta di legge per "istituire il principio della gratuità e volontarietà della donazione, anche con riferimento all'importazione di cellule riproduttive dall'estero, al fine di non alimentare un assurdo mercimonio". Si prevede inoltre "l'istituzione di un registro nazionale dei donatori di cellule che possa garantirne la tracciabilità. Le cellule riproduttive di un medesimo donatore – sottolinea la senatrice Bianconi - non possono determinare più di dieci nascite. Tale limite può essere derogato esclusivamente nei casi in cui una coppia, che abbia già avuto un figlio tramite procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, intenda sottoporsi nuovamente a tale pratica utilizzando le cellule riproduttive del medesimo donatore". Le problematiche connesse a questo delicato tema sono tantissime, “per cui – conclude Laura Bianconi – anche se sono ancora convinta che l’impianto originario della legge 40 fosse il migliore possibile, ritengo che il legislatore debba intervenire se non altro per stabilire alcuni principi d’ordine. Diversamente si rischia il ritorno al Far-west procreativo”.
Di seguito la relazione al disegno di legge.

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NORME PER LA DISCIPLINA DELLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA DI TIPO ETEROLOGO
Onorevoli colleghi!
La presente proposta di legge è motivata dalla necessaria, e quanto mai urgente, esigenza di intervenire a livello legislativo per consentire, attraverso regole certe, l’immediato avvio delle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, a seguito dell’emanazione della sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014, n. 162, depositata il 10 giugno 2014 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 18 giugno 2014, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del divieto di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, di cui alla legge n. 40 del 2004. In particolare, la citata sentenza ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4, comma 3, della predetta legge, nella parte in cui stabilisce, per le coppie in possesso dei requisiti per l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, il divieto del ricorso a quelle di tipo eterologo; nonché dell’articolo, 9, commi 1 e 3, limitatamente alle parole «in violazione del divieto di cui all’articolo 4, comma 3», e dell’art. 12, comma 1, della medesima legge, che stabilisce le sanzioni amministrative pecuniarie per la violazione del predetto divieto.
Nella sua pronuncia la Corte ha precisato come, una volta eliminato il citato divieto, non si configuri un vuoto normativo, in quanto sussistono “più norme che già disciplinano molti dei profili di più pregnante rilievo”. La Corte Costituzionale ha altresì delineato il quadro normativo di riferimento, che include la legge n. 40 del 2004, ora estesa a disciplinare anche l’eterologa, e il decreto legislativo n. 191 del 2007, che attua la direttiva europea 23/2004/CE sulle norme di qualità e sicurezza per cellule e tessuti umani ad uso clinico.
Si deve tuttavia evidenziare come la procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo richieda, rispetto a quella di tipo omologo, lo svolgimento di un’attività nuova e specifica, consistente nella selezione dei donatori di gameti, secondo criteri di sicurezza, al fine di garantire la tutela della salute.
Proprio con riguardo a tale specifica attività, occorre sottolineare che a livello europeo sono state dettate apposite norme in materia di selezione dei donatori, le quali, tuttavia, non sono mai state recepite nell’ordinamento giuridico italiano, stante il previgente divieto di fecondazione eterologa. In particolare, si fa riferimento sia alla direttiva 2006/17/CE della Commissione, dell’8 febbraio 2006, che attua la direttiva 2004/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda determinate prescrizioni tecniche per la donazione, l'approvvigionamento e il controllo di tessuti e cellule umani, come modificata dalla direttiva 2012/39/UE della Commissione, del 26 novembre 2012, sia all’allegato III, punti 3 e 4, che disciplina i criteri di selezione e gli esami di laboratorio richiesti per la donazione di cellule riproduttive da soggetti diversi dai componenti della coppia ricevente.
Nel predetto allegato alla direttiva 2006/17/CE è previsto che la selezione dei donatori avvenga in base alla loro età, alla loro anamnesi sanitaria e medica, a valutazioni sui fattori di rischio; sono poi previsti test di tipo infettivo (es. HIV ed epatite), e genetico: soprattutto per questi ultimi nell’allegato ci sono indicazioni minime generali che vanno ulteriormente dettagliate.
Il recepimento di tali previsioni europee è dunque necessario affinché le tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo possano avere immediato avvio, anche in considerazione del fatto che, ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo n. 191/2006, gli istituti di tessuti e cellule – tra i quali rientrano, stante quanto previsto dall’articolo 3, comma 1, lettera q) del medesimo decreto, anche i centri PMA - devono essere autorizzati dalle autorità competenti, cioè dalle regioni e dalle provincie autonome, per poter svolgere ogni nuova attività (come appunto quella relativa alla selezione dei donatori e al trattamento dei relativi gameti). La definizione dei requisiti per la selezione dei donatori, attraverso il recepimento delle predette disposizioni europee, è dunque una condizione necessaria ai fini del rilascio delle prescritte autorizzazioni.
D’altra parte, il fatto che, come precisato dalla Corte Costituzionale, già sussistono nell’ordinamento norme “che disciplinano molti dei profili di più pregnante rilievo”, non esclude che vi sia la necessità di disciplinare e regolamentare ulteriori profili di pari importanza. La stessa Corte ha osservato che, affinché la donazione di gameti non comporti rischi per la salute, sia per i donatori di gameti che per i riceventi, occorre che le relative tecniche siano eseguite “all’interno di strutture operanti sotto i rigorosi controlli delle autorità, nell’osservanza dei protocolli elaborati dagli organismi specializzati a ciò deputati”.
Il presente provvedimento è quindi finalizzato ad assicurare che le tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo si svolgano secondo criteri di sicurezza uniformi sull’intero territorio nazionale, garantendo la tutela della salute di tutti i soggetti coinvolti, in particolare attraverso l’istituzione di una banca dati nazionale, in grado di garantire la tracciabilità delle cellule riproduttive nel percorso dal donatore al nato e viceversa, attraverso l'immediato recepimento della normativa europea in materia di fecondazione eterologa.
Inoltre la procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, essendo caratterizzata dalla circostanza che la fecondazione avviene mediante gameti donati da soggetti terzi rispetto alla coppia che accede alle relative tecniche, implica la necessità di disciplinare anche altri profili, per prevenire alcuni rischi di carattere sanitario che sono insiti proprio in tale caratteristica peculiare.
In primo luogo, occorre ridurre al minimo il rischio di unioni inconsapevoli tra nati da eterologa consanguinei. A tal fine occorre porre un limite al numero di nascite che possono derivare dai gameti di un medesimo donatore, attraverso meccanismi che impediscano di utilizzare ulteriormente tali gameti una volta che sia accertato il raggiungimento del numero massimo stabilito.
A monte di ciò, occorre impedire che le stesse donazioni possano verificarsi tra consanguinei, individuando i gradi di parentela tra i quali evitare che ciò avvenga.
E’ altresì necessario disciplinare i rapporti tra il principio dell’anonimato della donazione, già sancito dal decreto legislativo n. 191/2007, e le condizioni di ordine sanitario che possono giustificare una deroga a tale principio. Il riferimento è alle ipotesi in cui dovessero insorgere, nell’embrione formato o nel soggetto nato da eterologa, problemi di salute tali da richiedere l’accesso, da parte del medico responsabile, a talune informazioni sanitarie, anche attinenti al patrimonio genetico del donatore.
Inoltre, in un'ottica più generale, ma di fondamentale importanza, occorre esplicitare chiaramente, anche con riferimento al settore delle cellule riproduttive, un principio già vigente in tema di donazione di altre cellule e degli organi: ovvero il principio della gratuità e volontarietà della donazione, anche nel caso di importazione di cellule riproduttive dall’estero.
Premesso quanto sopra in ordine alle motivazioni di fondo dell’intervento, si illustrano di seguito, nel dettaglio, le previsioni introdotte.
Il progetto di legge si compone di un unico articolo, suddiviso in tredici commi.
Il comma 1 individua le finalità dell’intervento, consistente nella necessità di dare attuazione alla più volte citata sentenza della Corte Costituzionale n. 162/2014, allo scopo di consentire l’immediato avvio delle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, garantendo la sicurezza e la tutela di tutti i soggetti coinvolti. Si chiarisce, altresì, che nell’ambito delle tecniche di procreazione assistita di tipo eterologo rientrano anche quelle che implicano l’utilizzo di gameti maschili e femminili entrambi donati da soggetti diversi dalla coppia ricevente (c.d. doppia eterologa). Si specifica, infine, che ulteriori procedure e tecniche possono essere previste in sede di aggiornamento delle linee guida di cui alla legge n. 40/2004.
Al comma 2, si afferma, esplicitando un principio già operante nel settore della donazione di organi e tessuti, che la donazione di cellule riproduttive è volontaria e gratuita. Si specifica, inoltre, che l’importazione e l’esportazione di gameti sono consentite, rispettivamente, solo da e verso istituti di tessuti accreditati ai sensi della normativa europea vigente in materia e operanti senza scopo di lucro. Di conseguenza, si pone la sanzione della nullità per gli atti o i contratti onerosi, stipulati in violazione del predetto principio di non commerciabilità. Ai donatori con rapporto di lavoro dipendente, ovvero interessati dalle tipologie contrattuali di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, si applicano le disposizioni previste dalla normativa vigente in materia di attività trasfusionali e di trapianto di midollo.
Il comma 3 disciplina i requisiti di età per essere ammessi alla donazione. In particolare, si prevede che la donazione è consentita ai soggetti di sesso maschile di età non inferiore ai 18 anni e non superiore ai 40 anni, e ai soggetti di sesso femminile di età non inferiore ai 20 anni e non superiore ai 35 anni, vietando, inoltre, la donazione di cellule riproduttive tra parenti fino al quarto grado.
Il comma 4 istituisce la Banca dati dei donatori di cellule riproduttive a scopi di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo. Quest'ultima viene istituita presso l’Istituto superiore di sanità - Centro nazionale trapianti, nell’ambito del Sistema informativo trapianti (SIT). Ad essa devono essere iscritti tutti i soggetti ammessi alla donazione e, a tal fine, si prevede l’obbligo, per le strutture sanitarie autorizzate al prelievo e al trattamento delle cellule riproduttive, di inserire nella stessa i dati anagrafici dei donatori, con modalità informatiche specificamente predefinite, idonee ad assicurare l’anonimato dei donatori medesimi. Con norma transitoria, tuttavia, si prevede che fino alla completa operatività della Banca dati, i centri comunichino le informazioni con modalità cartacee, salvaguardando comunque l’anonimato dei donatori.
Il comma 5 attribuisce al Ministero della salute e alle Regioni, che possono avvalersi del Centro nazionale trapianti e della richiamata Banca dati, il compito di garantire la tracciabilità delle cellule riproduttive nel percorso dal donatore al nato e viceversa, rinviando, a tal fine, alle disposizioni vigenti in materia di donazione, approvvigionamento, controllo, lavorazione, conservazione, stoccaggio e distribuzione di tessuti e cellule umane.
Il comma 6 pone il limite in base al quale dalle cellule riproduttive di un medesimo donatore non possono determinarsi più di dieci nascite. Lo scopo della norma è quello di evitare che ci sia un numero eccessivo di nati dallo stesso donatore, riducendo al minimo il rischio che possano verificarsi unioni inconsapevoli fra nati da eterologa. Si prevede comunque che tale limite possa essere derogato esclusivamente nei casi in cui una coppia che abbia già avuto un figlio tramite fecondazione eterologa, intenda sottoporsi nuovamente a tale pratica utilizzando le cellule riproduttive del medesimo donatore.
Il comma 7 reca il principio dell’anonimato del donatore e le possibili deroghe a tale principio, con le relative modalità. La regola dell’anonimato, di cui all’articolo 14 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 191 – secondo cui le informazioni genetiche, alle quali abbiano accesso terzi, sono rese anonime in modo tale che né il donatore, né il ricevente siano identificabili – viene espressamente fatta salva. Quanto alle possibili deroghe, si prevede che è consentito l’accesso alle informazioni sanitarie e del patrimonio genetico del donatore esclusivamente nei casi in cui sussistano gravi e comprovati motivi attinenti alla salute dell’embrione formato o del nato da fecondazione eterologa, attestati da un medico responsabile di una struttura ospedaliera pubblica, e le predette informazioni siano necessarie ai fini della tutela della salute dell’embrione o del nato. L’accesso a tali informazioni è consentito esclusivamente al predetto medico. Da ultimo, in stretta analogia con quanto previsto dall’articolo 28, comma 1, della legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione, si prevede che il soggetto nato da fecondazione eterologa deve essere informato delle modalità del suo concepimento e che i genitori vi provvedono nei modi e termini che essi ritengono più opportuni. Ciò al fine di consentire ai soggetti nati da eterologa di essere resi edotti di tale loro condizione, in modo da poter attivare, anche, eventualmente, in caso di premorienza dei genitori, la procedura di accesso alle citate informazioni sanitarie del donatore, nei casi, alle condizioni e con le modalità previste dalla norma.
Il comma 8 interviene in materia di consenso informato, prevedendo che, fermo restando quanto disposto dall’articolo 6 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, e dall’articolo 13 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 191, e successive modificazioni, al donatore deve essere data comunicazione della possibilità di essere contattato nei casi e con le modalità sopra previsti. Una previsione specifica in materia di consenso informato concerne l’ipotesi del c.d. egg sharing (cioè la pratica della donazione degli ovociti soprannumerari prodotti nell’ambito della fecondazione omologa). Si prevede, infatti, che la donna che intende accedere alle tecniche di procreazione assistita di tipo omologo deve essere informata della possibilità di donare una parte dei propri ovociti destinandoli alle tecniche di procreazione assistita di tipo eterologo e deve esprimere formale consenso alla predetta donazione.
Il comma 9 detta le norme per il recepimento della richiamata normativa europea. A tal fine si rende necessario intervenire sul decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 16, modificando, in particolare, l’articolo 5, comma 2, lettera a), e lettera b), e sostituendo integralmente l’allegato III; inoltre, si recepisce quella parte di direttiva rimasta inattuata per via del divieto previgente di eterologa, attraverso l'inserimento dell'articolo 17-bis, per garantire che gli allegati al decreto legislativo siano modificabili con decreto del Ministro della salute, di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentito il Garante per la protezione dei dati personali; conseguentemente, si dispone al comma 10 l’abrogazione dell’articolo 9 del decreto legislativo 30 maggio 2012, n. 85, che prevede la modifica degli allegati con regolamento di cui all'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.
Allo scopo di garantire che le tecniche di fecondazione eterologa siano assicurate anche dal Servizio sanitario nazionale, al pari di quelle di tipo omologo, con il comma 11 si dispone che, nell’ambito delle disponibilità finanziarie di cui all’articolo 1, comma 1, dell’Intesa concernente il Patto per la salute 2014-2016, sancita dalla Conferenza permanente Stato-regioni nella seduta del 10 luglio 2014, in sede di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, si provvede ad inserire tra gli stessi le prestazioni attinenti alla procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, comprese quelle concernenti il prelievo, l’approvvigionamento, il controllo, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione dei gameti.
Fino all’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, il comma 12, per consentire l’immediato avvio delle tecniche di fecondazione assistita di tipo eterologo, prevede che per le attività derivanti dall’articolo 1 del decreto in esame, è autorizzata per l'anno 2014, la spesa di 10.203.541 euro, a valere sulle risorse complessivamente finalizzate all'attuazione dell'articolo 1, comma 34, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a tal fine vincolate. Al riparto delle predette risorse tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano si provvede con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
Infine, il comma 13 reca la norma di copertura per gli oneri derivanti dai commi 4 e 5, per l’istituzione della Banca dati dei donatori di cellule riproduttive a scopi di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, presso l’Istituto superiore di sanità- Centro nazionale trapianti- nell’ambito del Sistema Informativo Trapianti (SIT), già delineato dalla legge 1° aprile 1999, n. 91.



Alla fine il governo ha deciso di mettere la fiducia sulla Delega lavoro. Si dirà (si è già detto con molto anticipo), che così si censura il dibattito. Ma i dibattiti non possono durare all’infinito, il Parlamento è chiamato a fare leggi, non dibattiti eterni, soprattutto dopo che in Commissione, e all’interno dei gruppi parlamentari, è stato dato tutto lo spazio necessario al confronto. La riforma del mercato del lavoro è un tema importante, e come dice l’articolo sotto riportato, sono molti gli avversari dell’articolo 18.

ALCUNI AVVERSARI DELL'ARTICOLO 18
I sondaggi constatano un arretramento consistente dei sostenitori dell'articolo 18, a tal punto che solo una esigua minoranza del partito di maggioranza relativa, in sede di direzione nazionale, ha favorito il mantenimento della suddetta norma. Il segno dello scombussolamento nell'intervento di un ex primo ministro, che, a suo tempo e proprio su analogo argomento, ebbe un durissimo scontro con il sindacato di riferimento.
Se, quello che sembrava da quarant' anni un pilastro del diritto del lavoro, si è rivelato di interesse minoritario nel paese evidentemente contro l'articolo 18, volenti o nolenti, direttamente o meno, hanno operato avversari significativi; alcuni di questi soggetti, persone o fenomeni, catturano la modesta e personale curiosità.
Innanzitutto, i giudici del lavoro: in questi ultimi quattro decenni, sull'articolo 18 la magistratura del lavoro ha emesso sentenze, quasi sempre a favore del lavoratore dipendente, con motivazioni talvolta estremamente deboli, quando non sospette di arbitrarietà più che di discrezionalità: alcuni commentatori hanno prospettata l'ipotesi di una magistratura del lavoro, in buona parte, suddita di un clima politico ideologicamente identificabile. Le sentenze di tal genere hanno ingenerato e sostenuto un contesto ostile all'iniziativa imprenditoriale privata.
In secondo luogo, i cosiddetti imprenditori cialtroni. Imprenditori appiattiti sulla contingenza, pronti a sfruttare l'occasione positiva senza arrischiare una visione strategica di prospettiva, impegnandovi fatica e risorse; il tutto con l'alibi di un contesto sfavorevole all'imprenditoria privata, alibi giustificato anche da alcune sentenze estremamente discutibili.
Per terzo, la stessa norma dell'articolo 18. Quando si dividono i lavoratori, in particolare se svolgono lo stesso lavoro, fra coloro che operano in aziende con più di 15 dipendenti, i tutelati, e coloro che operano in aziende con meno di 15 dipendenti, i non tutelati, si sottopone il valore morale della norma alla percentuale degli uni e degli altri. La divisione non li ha mai storicamente favorito i lavoratori .
Quarto elemento, a corollario di quanto sopra, il "piccolo è bello". In un determinato periodo della nostra storia il "piccolo" è stato "bello" e produttivo, ma al "piccolo" corrispondono mercati vicini; il "piccolo" ha dimostrato di non essere il "meglio" quando i mercati si sono globalizzati. L'imprenditore del "piccolo", sottrattosi al paventato rischio dell'azione arbitraria di un giudice del lavoro, ha avuto fortissime difficoltà nel concepire, strutturare e realizzare le innovazioni atte a proporlo sul mercato globale.
In quinto, il rapporto fra posto e lavoro. La cultura e, ancor di più, la pratica dell'articolo 18 hanno spostato l'interesse del mondo del lavoro dal concetto di lavoro al concetto di posto. Il lavoro è un'attività che crea valore, (c'è chi pensa che l'uomo, lavorando, collabori all'opera del Creatore ), il posto è conseguenza del lavoro, di per sé non creerebbe valore. L'accentuazione del concetto di posto potrà favorire il consenso temporaneo alle forze politiche e/o sociali che lo sostengano, ma alla lunga, non offrirà sbocchi positivi.
Infine, la disattenzione di alcune forze sociali. La modifica del rapporto percentuale fra tutelati e non tutelati, questi ultimi oramai largamente maggioritari, avrebbe dovuto attivare l'attenzione di tutte le forze sociali. Così non è stato: qualcuno ha pensato solo a mantenere gli iscritti fra i tutelati, estraniandosi dal dibattito sul lavoro e, in ultima istanza, non tutelando il lavoro ed i lavoratori.
(Luigi Migliori - già Dirigente Scolastico in Cesena)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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