Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 260 del 4 novembre 2014

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Indagine conoscitiva su ddl 1577 (riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche)
Violenza manifestazioni sportive
AFFARI ESTERI
Ratifica Accordo Italia-Brasile familiari personale diplomatico
Ratifica Accordo Italia-Bosnia Erzegovina cooperazione cultura, istruzione e sport
Ratifica Accordo Italia-Argentina familiari personale diplomatico
BILANCIO
Riforma codice nautica da diporto
Domini collettivi
Sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni
Norme varie in materia sanitaria
FINANZE E TESORO
Indagine conoscitiva sugli organismi della fiscalità e sul rapporto tra contribuenti e fisco
Audizione del Direttore dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (nell'ambito dell'esame dell'AG
Tassazione tabacchi lavorati
Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014
ISTRUZIONE PUBBLICA
Enti pubblici di ricerca
Statizzazione ex istituti musicali pareggiati
Mandati CONI e federazioni sportive
Premio di ricerca Di Vagno
AGRICOLTURA
Audizione informale di rappresentanti del comparto pesca e dei sindacati agricoli sulla politica comune della pesca
Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014 e connessi allegati
Esame affare sulla situazione del comparto della produzione di bevande spiritose
Esame affare sulla questione degli effetti sull'apicoltura italiana della diffusione della vespa velutina
SANITA’
Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche
Esame di atti preparatori della legislazione comunitaria (mangimi medicati)
Screening neonatale
Indagine conoscitiva caso Stamina: comunicazioni dei relatori
Audizioni esponenti della Conferenza nazionale dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Servizio Sociale
Audizione informale Auser su ddl 1092-1495 (riutilizzo farmaci)



In Aula
Decreto-legge n. 133, ripresa attività produttive
Responsabilità civile dei magistrati
Elezioni di due componenti della Corte Costituzionale

BRESCIA: ABBASSIAMO TONI E NON AVVELENIAMO CONFRONTO POLITICO
"Esprimo solidarietà e vicinanza al commissario ed al carabiniere feriti durante gli scontri verificatisi a Brescia. Alle Forze dell'Ordine va il ringraziamento di tutti gli italiani per il loro operato e l'impegno profuso a tutela della sicurezza dei cittadini. Purtroppo quanto accaduto conferma che sta crescendo nel Paese un clima di scontro e di odio, alimentato anche da alcuni esponenti politici, che rischia avvelenare il confronto politico trascinandolo su un sentiero pericoloso. Per questo invito tutti ad abbassare i toni. La polemica politica può anche essere aspra e dura ma deve sempre essere condotta nel pieno rispetto delle regole civili del confronto".
Questa il commento della senatrice Laura Bianconi, vicepresidente vicaria del gruppo del Nuovo Centrodestra, che già era intervenuta in favore delle Forze dell’Ordine dopo la manifestazione di Roma per la Ast di Terni. “A Roma – ha dichiarato Laura Bianconi – grazie alla Polizia è stata evitata l’occupazione della Stazione Termini, cosa che avrebbe provocato disagi enormi per i viaggiatori. Eppure –continua Bianconi – si è proceduto subito con processi sommari, anche da parte di parlamentari che sostengono la maggioranza, che senza neppure attendere l’accertamento dei fatti hanno colpevolizzato subito la Polizia senza neppure menzionare i poliziotti feriti. . Il diritto di sciopero è un principio sancito dalla nostra Costituzione, ma deve essere svolto nel pieno rispetto di quelli che sono i diritti di tutti gli altri cittadini. Mi auguro – conclude Bianconi – che dopo questi episodi e dopo l’impegno preso dal Ministro Alfano di costituire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali non si debba più assistere a manifestazioni che degenerano nella rissa”.

DELEGA LAVORO: IL GOVERNO NON CEDA A PRESSIONI FIOM
" La Camera dei Deputati deve approvare il Jobs Act nella formulazione votata dal Senato. Diversamente a farne le spese saranno la stabilità e la credibilità della maggioranza che sostiene il governo”
. Così la senatrice Laura Bianconi commenta il dibattito sulla delega al lavoro. “”In Senato – continua Bianconi – c’è stata una lunga e approfondita discussione, soprattutto in Commissione Lavoro, a tutti è stata data la possibilità di esprimersi e il presidente Sacconi ha dato spazio a tutte le sensibilità per cui, adesso, è il momento di procedere senza farsi influenzare dalle pressioni della Fiom. Il mondo produttivo si aspetta in fretta nuove regole, più moderne e in grado di far competere le nostre imprese a livello globale. Non c’è più tempo per stop and go”.

ELEZIONI REGIONALI E-R: PRESENTAZIONE LISTA NCD-UDC
Giovedì scorso a Bologna, alla presenza dei segretari nazionali di Ncd e Udc, si è tenuta la presentazione della lista 'Emilia-Romagna popolare', promossa da Udc e Ncd, che candida alla presidenza Alessandro Rondoni, già candidato sindaco a Forlì nel 2009. L’obiettivo è quello di entrare in consiglio regionale. E’ questa, infatti, la soglia di soddisfazione che hanno fissato il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa e il coordinatore del Ncd Gaetano Quagliariello. Per la lista centrista le regionali emiliano-romagnole, al pari di quelle calabresi, saranno un test molto importante per capire i propri orizzonti futuri. "Noi - ha detto Quagliariello - siamo l'unica cosa nuova di questa campagna elettorale dove tutto è già scontato: la vittoria della sinistra, la subalternità del vecchio centrodestra e la deriva di Forza Italia. Per noi entrare in consiglio sarà il germe per far nascere anche qui qualcosa di nuovo". Il candidato presidente Alessandro Rondoni ha posto subito l’accento sul fallimento della sinistra che in Emilia-Romagna è sempre stata forza egemone: "Le dimissioni di Errani - ha detto Rondoni - dimostrano che questo modello politico è vecchio e superato, noi abbiamo radici profonde, ma guardiamo verso il nuovo. Per noi la politica è servizio alle persone e l'ente pubblico deve dimagrire". Infatti Rondoni ha già annunciato che se vincerà le elezioni e diventerà presidente dell'Emilia Romagna chiuderà una delle torri di Kenzo Tange che ospitano i vari uffici della Regione. "L'ente pubblico - ha detto Rondoni - deve dimagrire. La Regione ha tre o quattro torri, ormai non si sa più nemmeno quante sono: se vinceremo ne chiuderemo una. Bisogna ridurre le partecipate, gli assessorati, i dirigenti, per creare una Regione nuova che guardi verso l'Europa, ma anche verso l?Italia del nord-est".

CHIUSA OPERAZIONE MARE NOSTRUM, PARTE TRITON
"Angelino Alfano è stato di parola, aveva detto che l’operazione Mare nostrum sarebbe stata a tempo perché nata come risposta a un’emergenza, e così è stato. Mare nostrum si è conclusa ed è iniziata l’operazione Triton”.
Lo afferma la senatrice Laura Bianconi che sottolinea come grazie all’impegno italiano si apra un nuovo percorso che vede una maggiore presenza dei paesi della Ue. “L’obiettivo adesso – continua Bianconi – sarà quello di presidiare la frontiera Schengen che è a trenta miglia dalle coste italiane. Con Triton ci saranno ogni mese due navi d'altura, due navi di pattuglia costiera, due motovedette, due aerei ed un elicottero”.

#FAMILY ACT, INSIEME PER LA FAMIGLIA E LA VITA
Il 15 novembre alle 14,30 tutti a Roma in Piazza Farnese
Il Nuovo centrodestra scende in piazza "in difesa della famiglia". Il prossimo 15 novembre, a Roma, il partito di Angelino Alfano organizza una manifestazione: il Family act, in difesa della famiglia tradizionale. “Sarà l’occasione – sottolinea la senatrice Laura Bianconi – per ribadire la nostra posizione in materia di famiglia, diritti e unione omosessuali. Come Ncd abbiamo fissato tre paletti ben chiari: no all'equiparazione delle unioni gay al matrimonio, no alle adozioni e no alla reversibilità della pensione, perché queste sono peculiarità della famiglia tradizionale. Siamo pronti al confronto – conclude Bianconi – ma non siamo disposti a svendere i nostri principi e a superare questi limiti”.

POLITICA ESTERA: AUGURI A MOGHERINI E GENTILONI
“Nel momento in cui Federica Mogherini assume l’incarico di Alto rappresentante per la politica estera Ue, desidero rivolgerle i migliori auguri per l’impegno che la attende e che onorerà con la passione e la competenza che la distingue”.
Lo ha dichiarato la senatrice Laura Bianconi che formula altrettanti auguri di buon lavoro al nuovo ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

25 ANNI DOPO ZAC
Domani, il 6 novembre, sarà il venticinquesimo anniversario della morte di Benigno Zaccagnini, storico esponente della Democrazia Cristiana e testimone straordinario della storia della Repubblica italiana. “Quando ho iniziato ad appassionarmi alla politica – ricorda la senatrice Bianconi - Benigno Zaccagnini, Zac, come era chiamato dagli amici romagnoli, era segretario politico della Democrazia Cristiana, si può dire che con lui sia iniziata la avventura in politica e di lui conservo bellissimi ricordi, soprattutto del suo carattere: semplice, schietto e corretto. Considero un privilegio averlo conosciuto”.






“Non è ancora il momento giusto”. Quel non ancora ci aveva fatto pensare e sperare che l’epilogo fosse un altro. Stiamo parlando di Brittany Maynard, la giovane americana che, scoperto di avere un tumore incurabile al cervello, aveva deciso porre fine alla sua vita prima che l’evoluzione della malattia la costringesse a una vita a suo pare “priva di dignità”. Chi legge questa newsletter sin dai suo inizio sa quanto la battaglia per la vita sia importante. Per tutta la vita dal suo inizio alla morte naturale.

BRITTANY MAYNARD/ CHI L'HA AIUTATA A CERCARE LA "SALVEZZA" NELLA MORTE?
Adesso che Brittany Maynard è morta, che il suo desiderio di "morire" è stato totalmente accolto ed accettato dalla comunità civile, forse si possono dire alcune cose chiare che ci aiutino a vedere gli esatti termini della vicenda.
Brittany Maynard, per chi non ne fosse a conoscenza, è la ventinovenne americana che, scopertasi con un terribile tumore al cervello, ha chiesto e ottenuto dallo stato dell'Oregon il permesso di praticare il suicidio assistito prima che la sua vita diventasse insopportabile e, a suo giudizio, "priva di dignità". La sua morte è stata un incredibile evento mediatico, sostenuto da un'associazione promotrice del "diritto all'eutanasia" e trasmesso con una precisa strategia di marketing tesa a provocare nello spettatore compassione e rispetto.
La prima cosa da dire su questa storia, quindi, è che Brittany è stata "usata", il suo dolore è servito a sfamare un vasto circuito ideologico (e commerciale) che si è nutrito di video costruiti ad arte e di servizi televisivi realizzati con il solo scopo di "vendere" e di lucrare politicamente ed economicamente dalla vicenda. Questo, comunque la si pensi, lascia chiaramente interdetti e pone una domanda cui nessuno, al momento, può di certo dare risposta: a chi è fregato davvero qualcosa del dolore di Brittany?
Se questa è la prima osservazione, certamente polemica, ce n'è però una seconda ancora più radicale: con Brittany, infatti, si è data legittimità e cittadinanza a quello che ognuno di noi percepisce trattandolo come qualcosa di vero, di reale. Dal punto di vista filosofico, ma ancor di più psicologico (e mi domando dove siano adesso tutti gli psicologi che commentano i fatti di cronaca giustificando e rendendo plausibile ogni sorta di nefandezza), è noto e risaputo che ciò che noi percepiamo della realtà spesso non solo non coincide con la realtà stessa, ma è determinato dai condizionamenti della nostra mente e della nostra storia, al punto che un rapporto autentico col reale oggi è difficilissimo e problematico. Brittany percepiva la sua condizione come insopportabile e inesorabile: si era convinta di un destino che solo le statistiche — e non la realtà — le aveva prospettato, rielaborando ogni dolore e ogni problema dentro un preciso schema mentale che la portava a sostenere come inevitabile un certo futuro e un certo stato di salute. Ora, pur tralasciando la questione di fondo (sul fatto che una vita meriti sempre e comunque di essere vissuta), chiunque è affetto da depressione o da altri disturbi psichici sa benissimo, se ne è consapevole, che il principale problema con cui si trova a combattere è proprio quello di una percezione alterata della realtà, percezione da cui si sente inesorabilmente schiacciato e definito.
Nella vita di tutti i giorni, come nel caso di Brittany, troppe volte noi trasformiamo in realtà ciò che percepiamo nel rapporto con gli altri, con le cose, con sé. Il problema non è che questo accada, ma che ci sia una società che — invece di aiutarci a "ritornare al reale" — legittimi le nostre percezioni e sulla base di esse ci consenta di agire. Il tumore, la depressione, il disturbo bipolare, il semplice "umore quotidiano" ci introducono in un clima mentale dove la realtà, nel bene e nel male, rischia di non essere sentita nella sua verità, ma solo percepita alla luce di uno schema conoscitivo danneggiato dal nostro momentaneo (o permanente) tessuto emotivo. Prima ancora dell'eutanasia ciò che è grave nella vicenda di Brittany è proprio questa legittimazione delle percezioni soggettive che nessuna comunità civile può permettersi, pena la perdita o l'aborto (lo scarto direbbe il Papa) dei suoi individui più fragili e più poveri. Ogni uomo è libero: ma la realtà è, indipendentemente da qualunque credo o ideologia, il confine entro il quale l'uomo può esercitare questa libertà. Se salta questo confine, cari amici, salta tutto, saltiamo noi, smettiamo di essere uomini.
Infine permettetemi di concludere con una considerazione teologica. La vicenda di Brittany, amata e voluta dai suoi cari, cui decine di persone hanno scritto supplicandola di ripensarci, invitandola a guardare a vite "ben peggiori" vissute con gioia e gratitudine, ci mostra non solo tutta la potenza della libertà dell'uomo — che può sempre dire di no alla vita — ma anche l'esistenza del peccato, di una riduzione strutturale (originale) del nostro bisogno di "bene" a un qualcosa che noi identifichiamo con ciò che già sappiamo e già conosciamo, un qualcosa "buono per nutrirsi, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza". E' questa, dunque, l'amara realtà della nostra vita: siamo segnati dalla tentazione profonda di ridurre il nostro cuore a qualcosa di semplice, di commestibile, pronto a divorare tutto pur di sentirsi per qualche istante sazio. Il fatto è che, adesso che abbiamo saziato l'appetito di Brittany e dei suoi sostenitori, ci troviamo con un diritto in più, ma con un cuore in meno. Possono farci leggere tutti i testamenti "poetici" del mondo, ma niente può sostituire questo semplice e piccolo dato: oggi su questa terra una storia si è interrotta non perché ha raggiunto il suo fine, ma perché in essa ha vinto la paura. Quella stessa paura che minaccia ognuno di noi dentro ognuna di queste grigie giornate di novembre.
(Federico Pichetto – Il Sussidiario, martedì 4 novembre 2014 – www.ilsussiario.net)

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BRITTANY MAYNARD/ VUOI LA MORTE, MA FINO ALL'ULTIMO CHIEDI L'AMORE
"Cogito ergo sum" cioè "sono (io decido quel che sono) perché penso" ci ha lasciato in eredità Cartesio; è il pensiero dell'uomo che decide la realtà dell'essere. Oggi quel pensiero si è evoluto al punto di diventare un "muoio (io decido di morire) perché penso". L'eutanasia è diventata una decisione di vita, a quanto pare. Così è per Brittany Maynard, giovane sposa di ventinove anni, a cui è stata diagnosticata una gravissima forma di cancro cerebrale; la prognosi è di meno di un anno di vita, con gli ultimi mesi che dovrebbero essere terribili, la ridurrebbero a una condizione di coma vegetativo, lungo quanto il suo corpo perfettamente sano le consentirebbe di reggere.
Lei ha deciso di ricorrere al suicidio assistito e ne parla serenamente in un video montato come uno spot pubblicitario; la diffusione di questo infatti invita alla raccolta di fondi per l'associazione che sostiene la sua scelta, la Compassion and Choices: scelte e compassione.
E' un video inquietante, anche se infarcito di scene felici, lei col vestito da sposa, lei e il marito in vacanza, i viaggi che fa per vedere i luoghi desiderati prima di morire. Sua madre soffoca il pianto, affermando continuamente che sua figlia ha diritto ad andarsene con dignità.
Brittany porrà fine ai suoi giorni lucida e cosciente il primo di novembre, dopo aver festeggiato il compleanno del marito; darà la mano al suo uomo, accanto a lei i genitori e un'amica scelta. Afferma che la sua non è affatto una decisione di morte, "ogni cellula di me vuole vivere" ma che fa questo perché vuole che la sua morte sia serena, dignitosa, indolore. Nessuno può togliere a un essere umano il diritto di morire con dignità.
E messa giù così, così ben esposta, così ben pensata appunto, non c'è scampo: ha ragione lei, verrebbe da dire.
Eppure, cos'è questa inquietudine che prende lo stomaco? Quello di un laico, come quello di un cattolico; lasciamo perdere le ragioni religiose e soffermiamoci sul semplice pensiero, umano, logico, "dignitoso": quante volte questa parola viene pronunciata, come fosse un ritornello per convincere! Da qui la prima domanda che si affaccia: ma cosa significa davvero "dignitoso"? Perché non dovrebbe essere dignitoso un essere umano che non cammina, non sta seduto, ma solo disteso, incapace di sorridere, di nutrirsi, di regolare gli sfinteri, bisognoso di assistenza continua? In fondo ognuno di noi quando nasce è in questa condizione; e accudire un neonato è bellissimo.
Ma lei invece muore; ognuno, siccome è nato, morirà. Ognuno, siccome "è", cioè vive, morirà. Non importa se pensa, se è intelligente o buono o altro.
La realtà non pensa, non decide, la realtà "è". L'uomo, anche Brittany, appartiene alla realtà. La sua decisione la illude di possedere la realtà, piegarla al suo pensiero, alla sua volontà; reclama il diritto di farlo; in verità ha già questa libertà, ognuno di noi può ogni giorno decidere se farla finita e non solo con la nostra vita, ma anche con quella altrui.
Eppure nessun uomo ha la libertà, o forse il potere, di vivere, quanto e come vuole: anche Steve Jobs, potente e ricco, con la possibilità di avere tutte le cure possibili, si è dovuto arrendere al cancro.
Così come nessuno può "pensare" di nascere, di darsi la vita.
La realtà esula dal nostro pensiero; dal nostro progetto.
L'eutanasia, pur affermando che agisce in nome di una visione nitida della realtà, cioè la morte imminente e dolorosa, in verità la imbroglia, la evita. Brittany con la sua decisione si mette contro la realtà.
Evita di guardare ciò che realmente le sta per accadere. Lei non può sapere cosa le accadrà davvero, né quando e come.
Sua madre afferma di non credere ai miracoli; non serve un miracolo per vivere, né per morire bene, dignitosamente. Ogni giorno che si realizza è miracoloso, cioè "da mirare", da guardare. Non sappiamo cos'è finché non sarà compiuto.
Eutanasia è rinunciare alla realtà: cioè alla verità.
Alla speranza, che è la forma del futuro.
Ci si arrende al pensiero che non è più in grado di costruire il mondo che vorremmo. Dimenticando che nessun pensiero ha costruito il mondo; siamo fatti di sangue e acqua, di limite e infinito: continuiamo a combattere tra il desiderio di infinito che ci muove (di felicità che è anelante all'eterno) e la nostra finitezza (questo è il peccato, originale magari, perché congenito) che quando si impone ci porge la morte. Che non è fisica, ma in primo luogo senti-mentale.
Noi non siamo fatti per la morte; anche Brittany, dentro la sua decisione durissima, scomoda, lo sa: ha bisogno di sapere che chi ama la tiene per mano quando scivolerà nell'ignoto. Il terrore non è il dolore, ma il ladro nella notte, la nera solitudine.
Il suicidio e l'eutanasia non sono altro che una corsa, folle, un salto nell'oltre: chissà che non esista davvero qualcosa così grande da non potersi pensare...
(Maddalena Bertolini – Il Sussidiario di giovedì 9 ottobre 2014 – www.ilsussidiario.net)



 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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