Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 262 dell'11 novembre 2014

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Indagine conoscitiva su ddl 1577 (riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche)
Violenza manifestazioni sportive
AFFARI ESTERI
Ratifica Accordo Italia-Brasile familiari personale diplomatico
Ratifica Accordo Italia-Bosnia Erzegovina cooperazione cultura, istruzione e sport
Ratifica Accordo Italia-Argentina familiari personale diplomatico
BILANCIO
Riforma codice nautica da diporto
Domini collettivi
Sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni
Norme varie in materia sanitaria
FINANZE E TESORO
Indagine conoscitiva sugli organismi della fiscalità e sul rapporto tra contribuenti e fisco
Audizione del Direttore dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (nell'ambito dell'esame dell'AG
Tassazione tabacchi lavorati
Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014
ISTRUZIONE PUBBLICA
Enti pubblici di ricerca
Statizzazione ex istituti musicali pareggiati
Mandati CONI e federazioni sportive
Premio di ricerca Di Vagno
AGRICOLTURA
Audizione informale di rappresentanti del comparto pesca e dei sindacati agricoli sulla politica comune della pesca
Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014 e connessi allegati
Esame affare sulla situazione del comparto della produzione di bevande spiritose
Esame affare sulla questione degli effetti sull'apicoltura italiana della diffusione della vespa velutina
SANITA’
Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche
Esame di atti preparatori della legislazione comunitaria (mangimi medicati)
Screening neonatale
Indagine conoscitiva caso Stamina: comunicazioni dei relatori
Audizioni esponenti della Conferenza nazionale dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Servizio Sociale
Audizione informale Auser su ddl 1092-1495 (riutilizzo farmaci)



In Aula
Seguito argomenti non conclusi
Divieto di benefici ai condannati ex art. 416-ter codice penale
Votazione per l'elezione di un senatore segretario
Discussione della mozione Rossi Gianluca, sul futuro dello stabilimento Acciai Speciali Terni - AST
Discussione della mozione Uras, sulla crisi di Meridiana e sulla continuità territoriale della Sardegna

DAL PASTICCIACCIO SU RESPONSABILITA’ TOGHE AL PATTO DI SAN MARTINO
Tutto è cominciato con l’intesa Pd/M5S che in Commissione Giustizia ha affossato un emendamento del Nuovo centrodestra già condiviso dal Governo. Poi si è proseguito con l’allarme lanciano dagli esponenti Ncd sul rischio di maggioranze ‘variabili’ a seconda degli argomenti e dell’opportunità. Infine, ieri notte, la riunione delle forze di maggioranza per un patto sui principali temi dell’agenda politica: durata della legislatura, legge elettorale, riforma costituzionale, delega lavoro. “Ho subito detto che quanto accaduto in Commissione giustizia rappresenta un allarme pericoloso che mette a serissimo rischio la tenuta della maggioranza. – dichiara la senatrice Laura Bianconi, vice presidente vicaria del Gruppo Ncd - Deve essere molto chiaro che su provvedimenti delicati, come quello della responsabilità civile dei magistrati, non si possono cercare e costruire maggioranze alternative a quella di governo. La maggioranza ha il dovere, qualora sopraggiungano divergenze, di ragionare, discutere, e confrontarsi al suo interno per trovare una mediazione nella quale si possano riconoscere le varie anime che compongono la maggioranza stessa. Così non è stato in Commissione giustizia dove addirittura sono stati bocciati, attraverso il concorso di altri partiti, emendamenti presentati dalla maggioranza, uno dei quali addirittura con il parere favorevole del governo. Se l'intenzione era quella di mettere in atto la vecchia politica dei due forni noi come Ncd ci tiriamo indietro. Non siamo disposti a far parte di una maggioranza che non tiene in considerazione i principi e i contenuti che caratterizzano l'area liberal popolare. Per questo – conclude Bianconi – ho subito manifestato la necessità di una riunione di maggioranza, unico ambito per un confronto sereno e risolutivo tra i partiti che compongono la coalizione di governo. Come Nuovo centrodestra abbiamo sempre dimostrato responsabilità e lealtà nei confronti del governo e del processo di riforme, ma adesso occorre avere ben chiaro che il cammino delle riforme deve proseguire senza più stop and go, solo così il Paese potrà sperimentare in tempi rapidi i benefici economici e sociali che ne deriveranno”.

SACCONI: PERCHE’ ERO PRONTO A LASCIARE
"Le mie dimissioni sono rientrate perché mi ha telefonato Renzi dando ampie garanzie. A tarda notte, in commissione Giustizia si era registrata su due emendamenti una maggioranza tra Pd e M5S, il tema era sensibile (sulla responsabilità civile dei magistrati) e per uno dei due emendamenti c'era il parere favorevole del governo. Mi è parso un atto politicamente rilevante, tale da rendere difficile il ruolo di garanzia che un capogruppo appartenente alla maggioranza deve mantenere. Ho voluto evidenziare la situazione, per dire che se non viene sanata non sono in grado di esercitare la mia funzione. Le rassicurazioni di Renzi sono state sull'argomento specifico e più in generale, perché ho voluto prevenire maggioranze variabili su argomenti sensibili come la legge sul lavoro e i temi etici".
Questo è quanto ha detto Maurizio Sacconi, capogruppo Ncd al Senato, intervenendo ad Agorà (Rai3).

IL PATTO DI SAN MARTINO
Il patto di San Martino, così è stata chiamata la sintesi della riunione di maggioranza iniziata la sera del 10 novembre e conclusasi quando era già iniziato l’11 novembre, giorno di San Martino. Ecco, in sintesi, cosa prevede il documento secondo la dichiarazione di fine seduta: "Le forze politiche che sostengono il Governo si sono riunite lunedì 10 novembre a Palazzo Chigi. Alla luce della situazione del Paese e del quadro europeo i partecipanti alla riunione hanno condiviso l'urgenza di realizzare con determinazione le riforme che l'Italia attende da anni. La maggioranza ritiene fondamentale che l'orizzonte temporale del governo sia unicamente quello della scadenza naturale della legislatura. Votare prima del 2018 sarebbe un errore e una sconfitta inaccettabile per tutti". La dichiarazione finale del patto di San Martino prevede inoltre che "la legge elettorale, che si applica alla sola Camera dei deputati, dovrà essere approvata entro il dicembre 2014 al Senato e entro febbraio 2015 alla Camera. La maggioranza condivide l'impianto dell'Italicum prevedendo l'innalzamento della soglia ai fini del successo al primo turno. Al di sotto del 40% si svolgerà il turno di ballottaggio. Il premio di maggioranza assegnerà 340 deputati alla lista vincitrice. I candidati saranno scelti con il metodo delle preferenze, a eccezione dei capilista individuati dalle forze politiche per ciascuna delle circoscrizioni che saranno almeno 75 e non più di 100. I capilista non saranno candidabili in piu' di dieci circoscrizioni. Almeno il 40% dei capilista sarà rappresentativo di genere, come pure di genere sarà la seconda eventuale preferenza. La soglia di sbarramento sarà del 3% e saranno evitati effetti distorsivi nella assegnazione dei seggi di ciascun partito. La riforma costituzionale dovrà essere calendarizzata in aula alla Camera entro il 10 dicembre 2014 e approvata entro il gennaio 2015, per poi procedere alla nuova lettura al Senato nei due mesi successivi. L'impianto approvato dal Senato l'8 agosto è condiviso e rappresenta il riferimento sostanziale della azione della maggioranza anche alla Camera, con possibili miglioramenti, ma senza stravolgimenti. Le nuove regole del mercato del lavoro dovranno entrare in vigore il primo gennaio 2015 assieme agli effetti della legge di stabilità. La maggioranza si sente impegnata perchè il progetto dei mille giorni sia realizzato con determinazione e convinzione da tutti i partiti che sostengono l'esecutivo".

MATTEO SALVINI E L’OSSESSIONE PER ALFANO
In Emilia-Romagna è in corso la campagna elettorale per il rinnovo dell’amministrazione regionale dopo le dimissioni, a luglio, di Vasco Errani. “l Nuovo centrodestra - sottolinea la senatrice Laura Bianconi - si presenta insieme all’Udc con Alessandro Rondoni, mentre la Lega, avendo posto il veto su Ncd, corre con Forza Italia. Come per tutte le competizioni elettorali la posta in gioco è alta ed è normale che a volte gli animi si riscaldino, ma nel corso del tour del segretario della Lega in Romagna è stata più che mai evidente la ricerca del casus belli per attaccare, con un funambolesco volo pindarico, l'odiato Alfano, che pur guida il partito che della Lega è alleato nelle grandi regioni del Nord e in molti comuni. Certe posizioni estremistiche, da cui Forza Italia non ha preso le distanze – conclude Bianconi - dimostrano una volta di più che il centrodestra di questi vent'anni è morto e sepolto. Peccato, perché costoro stanno solo aiutando coloro che vogliono manipolare la memoria del ventennio trascorso rimuovendo le cose buone che insieme abbiamo fatto o le cose cattive che insieme abbiamo impedito",

Il QUIRINALE E L’IPOTESI DI DIMISSIONI DI NAPOLITANO
E’ vero che già il 20 aprile 2013, quando una larga maggioranza parlamentare lo ha rieletto, Giorgio Napolitano aveva detto chiaramente quali fossero i limiti, anche temporali, con cui accettava. Ma oggi i rumors su imminenti dimissioni del presidente della Repubblica ci interrogano sul grande servizio che ha reso al Paese e, come ha detto Angelino Alfano, sarebbe veramente bello se potesse rimanere per tutto il mandato”. Così la senatrice Laura Bianconi sull’ipotesi di imminenti dimissioni di Giorgio Napolitano.

#FAMILY ACT, INSIEME PER LA FAMIGLIA E LA VITA
Il 15 novembre alle 14,30 tutti a Roma in Piazza Farnese
Il Nuovo centrodestra scende in piazza "in difesa della famiglia". Il prossimo 15 novembre, a Roma, il partito di Angelino Alfano organizza una manifestazione: il Family act, in difesa della famiglia tradizionale. “Sarà l’occasione – sottolinea la senatrice Laura Bianconi – per ribadire la nostra posizione in materia di famiglia, diritti e unione omosessuali. Come Ncd abbiamo fissato tre paletti ben chiari: no all'equiparazione delle unioni gay al matrimonio, no alle adozioni e no alla reversibilità della pensione, perché queste sono peculiarità della famiglia tradizionale. Siamo pronti al confronto – conclude Bianconi – ma non siamo disposti a svendere i nostri principi e a superare questi limiti”.


La caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989 ha rappresentato un evento epocale, e altamente simbolico, su diversi piani: su quello ideologico, con la vittoria dell’ordine liberale su quello socialista; su quello sistemico globale, con la scomparsa del bipolarismo Usa-Urss e la dissoluzione della frattura Est-Ovest; sul piano europeo, con un nuovo equilibrio tra le potenze e un rinnovato slancio d’integrazione; su quello interno tedesco, con la rinascita di una Germania nuovamente unita. Ma come era prima di quello storico giorno? Ricordiamolo con Alberto Indelicato, ultimo ambasciatore d'Italia nella Repubblica Democratica Tedesca.

MURO DI BERLINO/ DALLE DUE GERMANIE DI ANDREOTTI ALLA "GUERRA" DI KOHL
La caduta del Muro? "Il muro di Berlino non è mai caduto, è stato distrutto dal popolo. Dire che è caduto è una piccola bugia, che non è innocente perché nasconde la sconfitta del comunismo. E' stato distrutto da chi voleva la libertà". Alberto Indelicato, ultimo ambasciatore d'Italia nella Repubblica Democratica Tedesca, rievoca la fine della Germania comunista.
Lei ha scritto un libro, Memorie di uno stato fantasma. Perché chiama così la ex DDR?
E' una considerazione di ordine storico-politico. La Germania orientale era un paese comunista come lo erano la Cecoslovacchia, la Polonia, la Romania, l'Ungheria. Il comunismo era come una vernice che copriva tutti questi paesi, o se vogliamo un grande lenzuolo dietro il quale si nascondevano i veri paesi, la loro gente, le loro storie. Nel caso della DDR invece, sotto al lenzuolo non c'era nulla.
Uno stato artificiale, un albero senza radici.
In Germania orientale il socialismo non era l'ideologia dello stato, ma lo stato stesso. Una volta tolto il socialismo l'Ungheria sarebbe rimasta Ungheria, non c'era dubbio, come in effetti fu dopo il crollo del comunismo. Ma dietro il comunismo della DDR non c'era dietro una Germania, non c'era niente.
Cosa voleva dire rappresentare l'Italia?
Fino al 1972 nessuno degli stati occidentali riconosceva la Germania orientale, anche se riconosceva tutti gli altri paesi comunisti. La Germania Federale (Bundesreplublik Deutschland, BRD) aveva creato la dottrina Hallstein: chi avesse riconosciuto la DDR avrebbe automaticamente rotto i rapporti diplomatici con la BRD. Poi, con le discussioni che portarono all'atto finale di Helsinki firmato il 1° agosto 1975, cominciarono dei negoziati con tutti gli stati, compresa la DDR. Arrivati a quel punto non si poteva più rifiutare il riconoscimento, che arrivò da tutti gli stati della Nato, ma con alcune limitazioni. Poi c'era Berlino, con il suo statuto speciale… Vi arrivai il 1° dicembre 1987.
Come giudica la celebre frase di Andreotti che disse di preferire due Germanie a che ce ne fosse una sola?
Andreotti era un gran plagiario (sorride, ndr), me ne accorsi varie volte quando era ministro degli Esteri. Quando sentiva qualcosa che gli sembrava interessante o spiritosa se la annotava in un librettino che portava sempre con sé, e al momento buono la tirava fuori. Quella frase non è di Andreotti, ma di François Mauriac, che la usò negli anni 50 scrivendo sul Figaro.
E perché Andreotti la fece propria?
Accadde ad un festival de l'Unità, che frequentava specialmente in quel periodo in cui sperava di diventare presidente della Repubblica; ma per diventarlo c'era bisogno dei voti comunisti… e quella frase suscitò l'entusiasmo in tutti i membri del Pci. Fu grave, perché non solo legittimava la DDR, di più, riconosceva, per dir così, l'"eternità" della Repubblica democratica. Chiamarono l'ambasciatore a Bonn e lo rimbrottarono. Il fatto provocò un po' di freddo. Poi ricordo anche un altro episodio…
Prego.
La senatrice Carettoni (Tullia Carettoni Romagnoli, prima socialista poi indipendente con il Pci, ndr), presidentessa dell'associazione Italia-DDR, era mia amica, veniva spesso in Germania e io ero lieto di ospitarla. Le cose ormai andavano male, mi disse di aver parlato col presidente della commissione Esteri della Camera, Manfred Feist, che era il cognato di Honecker, il quale le aveva detto: "sono momenti neri per noi, per fortuna in Italia abbiamo un amico…". Era Andreotti! Non era comunista, Andreotti, ma opportunista sì.
Cosa ricorda del periodo che precedette il 9 novembre 1989?
Un episodio che chiamo la cena degli addii. Noi ambasciatori fummo invitati a celebrare il 40esimo anniversario della nascita della DDR. C'erano tutti i capi comunisti, da Gorbaciov a Ceausescu, a Jaruzelski, a Straub, e tanti altri. C'erano anche i rappresentanti di tutti i partiti comunisti, ma non gli italiani. Honecker aveva fatto un discorso chiuso e conservatore, era stato molto più aperto quello di Gorbaciov… ad un certo punto mi accorsi che Gorbaciov era sparito, il suo posto era vuoto. Poi sparì Jaruzelski, e via via, uno ad uno, tutti gli altri. Mi venne in mente, all'improvviso, la "Sinfonia degli addii" di Haydn, nella quale ogni musicista, finita la sua partitura, prende il suo strumento e se ne va, fino a che rimane solo il direttore. Anche la "partitura" della DDR, dopo 40 anni, stava finendo. Ci dissero che la cerimonia era finita e ci accompagnarono verso una uscita secondaria. Quando raggiunsi il mio autista capii il perché: davanti all'ingresso principale c'era una violenta manifestazione di 10mila persone che urlavano contro Honecker e il comunismo,e chiedevano libertà. Ci furono molti feriti, centinaia di arresti.
E' ormai riconosciuto che la riunificazione tedesca è stata il capolavoro politico di Helmut Kohl. In che senso secondo lei?
Anch'io penso che si sia trattato di un capolavoro. Kohl non fece nulla a caso, nemmeno subì gli avvenimenti, e ogni sua decisione fu attentamente calcolata, programmata. Intanto, aveva dato un sacco di soldi all'Ungheria che si ritrovava in pessime condizioni economiche. A patto, però, che questa aprisse la frontiera. Aveva immaginato bene che cosa poteva succedere. L'Ungheria aprì la frontiera, e quando i tedeschi videro in tv cosa stava accadendo, chiesero subito il permesso di andare in Ungheria… il governo, stupidamente, non capì che cosa si preparava e concesse i passaporti. La gente si precipitò in Ungheria ma non per restarci, bensì per passare in Austria. In pochi giorni se ne andarono 300mila persone.
E verso la DDR?
In politica interna Kohl propose alla DDR una confederazione. La DDR sognava una confederazione paritaria, con elezione di pari rappresentanti nel parlamento federale; un'utopia, dato il peso demografico della BRD, ma questa prima proposta cominciò a lavorare sotto traccia nella mente non solo del governo di Honecker, ma anche della popolazione. La quale già era abbastanza agitata per tre affari: il primo, la decisione di Berlino est di concedere i passaporti a chi voleva andarsene….
E gli altri?
Il secondo, l'imprudenza di Egon Krenz (il braccio destro di Honecker, ndr) che era stato in visita in Cina nei giorni di Tien an men, e aveva dichiarato che se qualcosa di simile fosse successo in Germania, avrebbero saputo dove prendere esempio… Il terzo, ci furono le elezioni amministrative e per la prima volta gli oppositori, ricorrendo allo stratagemma delle schede bianche, misero allo scoperto il fatto che le elezioni erano truccate. Tutti questi elementi avevano creato uno stato di grande agitazione. Senza dimenticare, ovviamente, l'episodio dei rifugiati nell'ambasciata tedesca occidentale di Praga. La DDR fu felice di etichettarli come traditori, i "traditori" non vedevano l'ora di imbarcarsi sui treni che li portavano all'ovest. Fu uno schiaffo per il governo perché dimostrò che si voleva essere espulsi dal proprio paese.
Come spiega il fenomeno della Ostalgie, e il fatto che oggi un partito come Die Linke (erede della SED, il partito comunista di allora) prenda il 20 per cento nei vecchi Laender?
Ognuno dei poliziotti che stavano alla frontiera per ammazzare chi cercava di scappare era pagato più di un professore universitario, ed erano migliaia. Nella DDR c'era un detto, secondo il quale in un gruppo di tre persone una era certamente una spia… tutti vedevano, riferivano, archiviavano, catalogavano, a volte perfino i figli contro i padri, le mogli contro i mariti. La Stasi era una polizia segreta più numerosa e perfino più efficiente di quella sovietica. Tutto questo gigantesco apparato è rimasto disoccupato, con conseguenze di lungo periodo come quelle che lei ha citato. A mio modo di vedere la Ostalgie ha una base economica; anagrafica ed economica.
Il Muro e la riunificazione fanno ancora parte della memoria storica tedesca attuale?
Me lo auguro. La Germania, culturalmente e spiritualmente, è stata sempre una. Kohl è stato il Bismarck del XX secolo, con una piccola differenza, che Bismarck ha fatto tre guerre per unificare politicamente la Germania, mentre Kohl la guerra l'ha fatta coi soldi. Ma neanche i soldi sarebbero bastati, se non fossero stati al servizio di un profondo desiderio di unità e libertà.
(intervista di Federico Ferraù – Il Sussidiario di lunedì 10 novembre 2014 – www.ilsussidiario.net))
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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