Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 17 del 31 maggio 2010

In Commissione
LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI
Riforma della legislazione in materia portuale
AFFARI COSTITUZIONALI
Riconoscimento della lingua italiana dei segni (LIS) 
Sede deliberante
DIFESA
Disposizioni in materia di corsi di formazione delle Forze armate per i giovani
IGIENE E SANITA'
Ddl Malattie Rare
Rel.Bianconi


In Aula
Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali.
Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine.
Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

MAMMA A 58 ANNI: UNA SFIDA ALLE LEGGI DI NATURA
Si chiama Luisella, pesa 2 chili e 600 grammi, è bella e in buona salute e qualcosa la distingue dai suoi piccoli amici del reparto ostetricia dell’Ospedale Sant’Anna di Torino: è nata infatti, dopo una fecondazione artificiale effettuata in Spagna, da una donna di 58 anni. E ovviamente la notizia è stata ripresa con grande risalto dalla stampa e, inevitabilmente, ripropone il dibattito che aveva infiammato le aule parlamentari, e non solo, all’epoca della discussione della Legge 40, una legge che dopo un lungo e intenso iter parlamentare è andata a regolamentare un settore delicato come quello della fecondazione assistita. La legge italiana fu da subito giudicata troppo rigida, tanto da essere oggetto anche di un referendum abrogativo e una delle accuse principali, oltre al divieto di fecondazione eterologa, riguardava proprio i limiti di età. “Ancora una volta – commenta la Senatrice Laura Bianconi - dobbiamo chiederci: è giusto, sfidando e forzando le leggi naturali, far nascere un bambino da genitori così anziani? Nel lungo periodo in cui, nelle aule parlamentari, si discuteva la legge 40 era chiaro in tutti noi che il vero nodo della questione non era politico ma antropologico, riguardava cioè la concezione stessa di uomo, che si attende da quella scienza, che oggi consente risultati un tempo impensati, un aiuto non solo a vivere meglio ma soprattutto a essere più uomo. Qualcuno ha detto che nel campo dell’ingegneria biologica c’è sempre il rischio di crimini impuniti, questo è il rischio quando si assoggetta quello che è sempre stato un dono a quelle che sono le regole dell’industria della fecondazione. Dobbiamo sempre ricordare che non si possono soddisfare le esigenze e i desideri, umanamente sempre comprensibili e anche realizzabili, dei genitori senza tener conto della dignità della vita nascente che, sin dal concepimento è portatrice di diritti che il legislatore ha l’obbligo di tutelare”.

LA COOP NON VUOLE LA SPESA KOSHER
Si dice che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi; è quello che è successo alla Coop, colosso della grande distribuzione, quella che chi può darti di più, quella che la Littizzetto si calma, allorché ha deciso di interrompere la vendita di prodotti provenienti dalle colonie israeliane costituite nei territori occupati. Come tutte le questioni di principio la cosa è stata presentata, dalla Coop, come il giusto provvedimento per tutelare l’acquirente, in quanto l’origine delle merci era sì riportato nei documenti ma non sul prodotto. Il consumatore non aspettava altro! Altro che il 3X2, altro che “questa settimana ribassiamo del 20% il tacchino, le mele e le pere”! Quello che il consumatore vuole sapere è se i datteri sono caduti da una palma che ha le sue radici in una terra che è territorio israeliano solo perché un popolo di fanatici guerrafondai, foraggiati dalle potenze imperialiste e capitaliste, l’ha sottratta manu militari ai palestinesi. E se in quella colonia ci lavorano dei palestinesi, se pure al soldo degli invasori israeliani, come la mettiamo? Al di là delle battute di spirito, unica salvaguardia di fronte all’umana insipienza, l’episodio resta grave e la prima ad essersene accorta è proprio la Coop che è dovuta ricorrere all’acquisto di intere pagine di giornale per smentire qualunque tentativo di boicottaggio dei prodotti israeliani. “Quella della Coop è stata una decisione gravissima – dichiara la Senatrice Laura Bianconi – che solo apparentemente ha a che vedere con l’esigenza di garantire la tracciabilità dei prodotti, prova ne sia che alla notizia dello stop alle importazioni hanno immediatamente esultato i tanti gruppi che da anni chiedono il boicottaggio dei commerci con Israele. Bene ha fatto dunque il Ministro Frattini che sulla vicenda ha ufficialmente preso posizione ”. In Italia, al coro di applausi, si è unita anche la Fiom-Cgil, il sindacato dei metalmeccanici nonché il più numeroso e organizzato. Che la Coop importasse anche bulloni?

DONAZIONE ORGANI, ATTENZIONE ALLA COMPRAVENDITA
Il Parlamento europeo, nella seduta plenaria di maggio, ha approvato una proposta di direttiva sugli standard di qualità e sicurezza degli organi destinati ai trapianti. Si è ribadito il principio che la donazione deve essere volontaria e che è vietata qualunque forma di compravendita. Eppure è noto che anche tramite Internet è possibile vendere ed acquistare organi. Secondo l'OMS questo macabro ed illegale mercato sarebbe la conseguenza della scarsa disponibilità di organi donati. In Italia dal 2002 è pubblicato sul sito del Ministero della Salute l'esito per trapianto di ogni singolo centro e nei primi mesi del 2010 è stata approvata la norma nel decreto 'Mille Proroghe' per l'equiparazione e, quindi, il riconoscimento degli stessi diritti dei donatori di organi ai donatori di sangue. Il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso un parere articolato sul tema della donazione di organi da parte di 'samaritani', in cui ritiene ammissibile questa pratica. Le perplessità, però, su questo tipo di donazione sono diverse. Secondo la senatrice Laura Bianconi:" il tema della donazione degli organi è sicuramente molto importante e non può dar adito a situazioni che portino a sviluppi diversi da quelli che con tale gesto di altruismo si vogliono ottenere e cioè quello di salvare una vita umana. Occorre - precisa la senatrice - tener conto del confine non superabile della indisponibilità della vita umana, considerando che la donazione di organi 'samaritani' risulta essere già estremamente delicata tra consanguinei. Per questo spero che si pongano in essere azioni positive volte a sensibilizzare ed a facilitare la donazione post mortem, ad esempio come si farà potendolo indicare nella propria carta d'identità, piuttosto che agevolare donazioni in vita che rischiano di trasformare un atto di prodigalità in un potenziale escamotage per ottenere eventuali agevolazioni".


Domani, 2 giugno, è la Festa della Repubblica, la principale festa nazionale italiana. E’ una data importante ed è anche il ricordo del giorno in cui gli italiani, dopo un ventennio di dittatura, poterono tornare a esprimersi attraverso le urne. Accanto alle tante, belle e solenni celebrazioni Spazio libero, con il contributo del Prof. Mario Cicala, magistrato e autorevole studioso della nostra Carta Costituzionale, vuole festeggiare questa data con una riflessione sull’assetto istituzionale iniziato 64 anni fa.

2 GIUGNO 1946: L’INIZIO DI UN CAMMINO
Il 2 giugno del 1946 un referendum popolare (i cui esiti furono dichiarati dalla Cassazione il 10 giugno successivo) sancì la fine della monarchia in Italia; si trattò di una decisione in fondo scontata a fronte della disastrosa gestione da parte di Vittorio Emanuele III della fase di transizione dal fascismo alla democrazia, dall’alleanza con la Germania alla co-belligeranza con gli Anglo-Americani. Stupisce se mai che la monarchia abbia “ancora” raccolto, il 45% dei voti ed il consenso di tutta l’Italia centro-meridionale.
Di assai maggiore rilievo pratico furono le contestuali elezioni della Assemblea Costituente che videro una consistente affermazione della Democrazia Cristiana, un buon successo del Partito Socialista (destinato però ad un’imminente scissione), il delinearsi di un forte Partito Comunista, la scomparsa del Partito d’Azione.
Inizia così con il voto del 2 giugno 1946 la “fase costituente”, che si concluderà il 22 dicembre 1947 con l’approvazione di un testo ancora, nella sua impostazione fondamentale, vigente.
Come tutti coloro che si apprestano a scrivere una Costituzione, anche i “padri costituenti” italiani si trovarono di fronte ad un duplice ordine di problemi: l’enunciazione dei principi fondamentali del nuovo ordinamento, e l’organizzazione pratica dei pubblici poteri.
Il primo compito apparentemente difficile e complesso è –in fondo- il più facile. Si tratta, pur sempre, solo di enunciare dei valori, potremmo dire con un pizzico di cinismo “dei buoni propositi”; non di attuarli. Il testo è poi forzatamente generico e per assumere concretezza dovrà essere successivamente interpretato ed applicato. E l’esperienza storica, non solo italiana, dimostra che l’infinita abilità tecnica degli interpreti consente una notevole evoluzione del significato delle parole e dunque il trasformarsi del sistema nella direzione gradita alle classi dirigenti.
Si suole affermare che le costituzioni si dividono in “rigide” e “flessibili”.
Le costituzioni “flessibili” si modificherebbero agevolmente con l’evoluzione delle leggi e dei costumi. Le costituzioni “rigide” invece perdurerebbero immutabili nel tempo, con le sole modifiche apportate con la speciale procedura detta “di revisione costituzionale”.
Invece, tutte le costituzioni, anche quelle che come la Costituzione italiana si proclamano “rigide”, sono in realtà “flessibili”. La differenza è soltanto che le costituzioni “flessibili” vengono modificate dalle leggi, quelle “rigide” dagli interpreti (in Italia dai magistrati e dalla Corte Costituzionale).
Quando la costituzione è rigida una parte di considerevole (e sovente decisivo) rilievo della discussione politica si trasferisce all’interno della “corporazione giuridica”, ed in particolare del suo “braccio armato”, la magistratura, che, sotto l’apparenza di dare applicazione alle norme costituzionali, plasma il sistema. Basterà ricordare come, attraverso interpretazioni giuridiche a dir poco ardite e sostanzialmente creative ed innovative, la giurisprudenza della Cassazione e della Corte Costituzionale abbia di recente scavalcato il Parlamento ed introdotto nel nostro ordinamento giuridico il “testamento biologico verbale”, abbia cancellato i limiti posti alla procreazione assistita da una legge confermata da un referendum.
Da tutto ciò emerge come la parte più importante e delicata delle decisioni, che chi scrive una Costituzione è chiamato a prendere, riguarda le disposizioni - solo apparentemente “tecniche” e “noiose”- che coinvolgono l’organizzazione dei poteri pubblici.
Così ad esempio, i grandi poteri attribuiti alla Corte Costituzionale ed il ruolo determinante che nella nomina dei giudici costituzionali assume il Presidente della Repubblica hanno consentito ai Presidenti Scalfaro e Ciampi (ed ora al Presidente Napolitano) di imprimere alla Corte (e per suo mezzo al Paese) un’impronta ideologica che si è rivelata decisiva in occasione della pronuncia sul così detto “lodo Alfano”.

Più in generale l’assetto del potere delineato dalla nostra costituzione è pervaso dal “timore del duce” che animava i “padri costituenti” e che li ha indotti ad attribuire a molti il potere di paralizzare il funzionamento del sistema, a nessuno quello di decidere. Il sistema dunque penalizza le scelte nette, favorisce ed incoraggia il ricorso a formule di compromesso, sovente poco chiare, su cui è possibile raggiungere una quasi-unanimità.
Queste difficoltà operative sono state accentuate da un lato dalla cancellazione della “autorizzazione a procedere”, che nel testo del 1948 costituiva un limite - discutibile quanto si vuole, ma pur sempre un limite - al potere politico della magistratura (specie delle Procure della Repubblica), dall’altro dalla nascita e dal continuo rafforzamento del potere e dell’autonomia delle regioni, tanto più incisivo e rilevante fin quando esse resteranno “centri di spesa” svincolati dalla responsabilità di reperire entrate idonee a sopperire alle spese stesse.
Ci troviamo così di fronte al nodo politico fondamentale che dobbiamo affrontare in questo momento storico.
Se si ritiene (come io sommessamente ritengo) che il metodo consociativo-unanimistico non sia più adatto al nostro Paese, non foss’altro perché questo accordo generalizzato ha un altissimo costo economico (i nostri conti pubblici sono stati disastrati al tempo della “repubblica conciliare” DC-PCI), occorre approvare riforme, anche costituzionali, che consentano con strumenti adatti alla nostra realtà sociale, un effettivo bipolarismo. Cioè, a mio credere, si deve ad esempio prevedere l’elezione diretta da parte dei cittadini di un “qualcuno”, chiamiamolo Presidente della Repubblica o chiamiamolo Capo del Governo, che sia in grado di fronteggiare le spinte centrifughe presenti nel sistema.
Se invece si ritiene di poter affrontare l’odierna realtà “globalizzata” con governi “deboli” destinati a durare per un’estate, allora tanto vale ritornare al metodo proporzionale “puro” senza premi di maggioranza. E’ un sistema “onesto”, non privo di vantaggi, anche se oggi a me sembra anacronistico.
Una cosa è certa, anche il non decidere, piaccia o non piaccia, è un decidere. E non possiamo paralizzarci nella acritica ammirazione di ciò che è stato scritto nel 1948. Il miglior modo di onorare la Costituzione a me sembra sia aggiornarla alla luce delle nuove esigenze.
(Mario Cicala – Past President Associazione Nazionale Magistrati)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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