Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 276 del 10 febbraio 2015

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Diritto di accesso a internet
Scioglimento ASL infiltrazioni mafiose
Contrasto al cyberbullismo
Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche
GIUSTIZIA
Modifiche disciplina misure cautelari personali e modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354
Pubblicità codice deontologico emanato dal Consiglio nazionale forense
Ratifica convenzione Aja protezione minori
AFFARI ESTERI
Schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero degli affari esteri per l'anno 2014, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi
BILANCIO
Delega per la riforma dei confidi
Norme varie in materia sanitaria
Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche
Accordo Italia-Isola di Man scambio informazioni in materia fiscale
Accordo Italia-Baliato di Guernsey scambio informazioni in materia fiscale
Accordo di cooperazione Italia-Afghanistan prevenzione e contrasto traffico stupefacenti
Agricoltura sociale
Ratifica Accordo Italia-Brasile familiari personale diplomatico
Ratifica Trattato Italia-Brasile trasferimento persone condannate
Ratifica Accordo Italia-Bosnia Erzegovina cooperazione cultura, istruzione e sport
Prestito vitalizio ipotecario
ISTRUZIONE PUBBLICA
Statizzazione ex istituti musicali pareggiati
Novantesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti
Mandati CONI e federazioni sportive
AGRICOLTURA
Agrumeti caratteristici
Competitività settore agricolo (collegato alla manovra finanziaria)
SANITA’
Collegato ambientale - legge stabilità 2014
Audizioni informali ddl 1092-1495 (riutilizzo farmaci): Dott. Salvatore Geraci, responsabile area sanitaria Caritas Roma, coordinatore dei GRIS (gruppi immigrazione e salute della Società italiana della medicina delle immigrazioni)
Indagine conoscitiva sulla sostenibilità Servizio sanitario nazionale: audizione del Prof. Francesco Bevere, direttore generale dell'AGENAS
Indagine conoscitiva Stamina: esame del documento conclusivo
Indagine conoscitiva sostenibilità SSN: audizione del Ministro della salute sulla revisione dei LEA


In Aula
Reato di negazionismo
Delitti contro l'ambiente (Approvato dalla Camera dei deputati)
ILVA e sviluppo di Taranto (Scade il 6 marzo 2015) (Ove concluso dalle Commissioni)
Seguito ddl n. 922 - Traffico organi destinati al trapianto

TRAGEDIA CANALE DI SICILIA, NO A SCIACALLAGGIO
“L’ultima, l’ennesima, strage di migranti nel Canale di Sicilia richiama tutti noi ad un uso delle parole che non sia strumentale e mistificatorio”.
Questo il commento della senatrice Laura Bianconi, vicepresidente vicario del Gruppo AP NCD-UDC. “Ogni volta – continua la senatrice - sia che questi viaggi della speranza e della disperazione si concludano positivamente con lo sbarco di centinaia di persone, sia che si debba fare la tragica conta dei morti, la questione degli sbarchi viene usata come pretesto per attaccare il governo e, in particolare, il ministro Alfano che, invece, ha sempre seguito il principio di soccorrere e aiutare queste persone che fuggono in cerca di un futuro migliore per sé e per la propria famiglia. Per questo sono assolutamente inqualificabili le dichiarazioni di Matteo Salvini, che fino a qualche mese fa criticava Alfano per gli alti costi dell’Operazione Mare Nostrum e ora lo critica per l’Operazione Triton. Occorre invece – conclude Laura Bianconi – riandare al nocciolo della questione e considerare che il fenomeno dell’immigrazione dall’Africa e dal Medio Oriente ha assunto dimensioni a cui può dare risposta solo la comunità internazionale nel suo insieme. Come, con onestà intellettuale, ha osservato il Commissario europeo Avramopoulus, l’Europa deve fare di più e forse Matteo Salvini potrebbe provare, per una volta, a fare quello per cui gli elettori lo hanno votato: stare al Parlamento europeo e impegnarsi affinché tutta l’Europa, tutti gli Stati che la compongono sentano la responsabilità di dare una risposta a questa tragica emergenza umanitaria”.

RIFORME: DA AP NCD-UDC DISPONIBILITA’ A DIALOGO PER IL BENE DEL PAESE
“Il cammino delle riforme è avviato e da parte nostra non mancherà il nostro contributo, perché è questo il motivo per cui abbiamo
fatto la dolorosa e sofferta scelta di sostenere il governo Letta e, da quasi un anno, il governo Renzi”. Lo dichiara la senatrice Laura Bianconi che sottolinea che “le critiche che abbiamo sollevato sono una dimostrazione della nostra ferma volontà a fare le riforme”.

SENTINELLE IN PIEDI: A CESENA SENTITA TESTIMONIANZA CONTRO PENSIERO UNICO.
Sabato scorso si è tenuta a Cesena la veglia organizzata da Sentinelle in Piedi per testimoniare che su vita, famiglia, persona non ci possono essere derive moderniste che non farebbero altro che sgretolare i fondamenti della nostra società. “Condivido e sostengo l’operato delle Sentinelle in Piedi che vegliando scuotono dal torpore chi gli è vicino. – osserva la senatrice Laura Bianconi – La stessa modalità dei loro gesti pubblici è assolutamente rivoluzionaria e disarmante; in piedi davanti a una piccola candela accesa che rappresenta la luce che illumina la giusta via stanno fermi, in silenzio, ciascuno leggendo qualcosa, a dimostrazione dell’importanza di essere informati per sostenere le proprie convinzioni con cognizione di causa. Una forza quieta ma irremovibile – conclude Bianconi – a difesa dei principi fondanti della nostra società”.

WINTER SCHOOL A SESTRIERE
La politica come imprescindibile impegno nei confronti dei giovani, per formare una classe dirigente in grado di affrontare la delicata fase politica che stiamo vivendo. E’ questo lo spirito con cui Area Popolare NCD-UDC invita i giovani a partecipare alla prima WINTER SCHOOL, promossa dalla Fondazione Costruiamo il Futuro e patrocinata dal Gruppo PPE al Parlamento Europeo, che sarà rivolta ai giovani under 35 e si svolgerà i prossimi 20-21-22 febbraio 2015 presso il Grand Hotel Duchi d’Aosta al SESTRIERE (TORINO)..
Sul sito http://winterschool2015.it/ tutte le informazioni relative alle modalità di iscrizione e al programma.



Ormai i lettori più affezionati lo sanno bene, Spazio libero è come il tafano di Socrate, ama sottoporre i lettori a una serie di martellanti domande, a volte sempre le stesse, nel tentativo (forse anche presunzione) di spezzare l’incantesimo dei pensieri domati dai luoghi comuni. La scorsa settimana abbiamo parlato dell’inizio del tour del neo premier greco con le cancellerie europee, proponendo un lettura molto dura delle scelte politiche della Germania. Anche questa settimana continuiamo ad analizzare le possibilità di risolvere il caso Grecia, iniziando con un punto di vista ‘tedesco’. Il tutto alla vigilia dell’Eurogruppo e al vertice dei capi di governo di giovedì prossimo.
E infine non va dimenticata la polveriera dei territori contesi da Federazione Russa e Ucraina. Anche su questo scottante tema della politica internazionale proponiamo una riflessione che sembra quasi un racconto, con tanto di lezione morale di cui fare tesoro
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I TEDESCHI NON PERDONANO GLI IMBROGLI
Chi l’ha detto che ai tedeschi non piacciono i greci’ Giovanni di Lorenzo, direttore di Die Zeit, assicura: “Capiamo le loro sofferenze”.
 Eppure sembra che la Cancelliera stia facendo di tutto per evitare di incontrare Tsipras che domani sarà a Berlino …
Ci sono delle voci, è vero, ma sarebbe un segnale sbagliatissimo non riceverlo. In Germania si sta facendo di tutto per evitare di fare il gioco della propaganda greca: non è vero chew dettiamo la politica di Atene. Per questo i toni sono molto misurati. I tedeschi capiscono molto bene il rancore anti-establishment che c’è in Grecia.
 Non mi dica che i tedeschi accetteranno di pagare gli sbagli altrui …
Non sbagli, ma veri e propri imbrogli di Stato! In Germania c’è sempre stato il timore di perdere soldi a causa di aiuti dati a governi ritenuti poco validi. Ma anche il più stupido dei tedeschi capisce le sofferenze del popolo greco.
La Merkel può permettersi di essere più flessibile ora? Il Qe di Draghi, il piano Juncker …
Sono due cose che i tedeschi non volevano. Ma Merkel non si sente indebolita anzi, ha fatto valere la sua posizione e ora Paesi come l’Italia hanno fatto progressi. Se ci fosse un’elezione diretta avrebbe l’80% dei consensi.
Fino a che punto può fare concessioni alla Grecia?
Intanto, i toni moderati sono venuti dalla Grecia che ha bisogno di soldi. Quello che tutti pensano, ma nessuno dice, è che un default o un’uscita di Atene dall’euro non sconvolgerebbe più di tanto il sistema monetario.
Ora anche Obama difende Atene … Come l’avete presa?
La reazione è stata: ma allora aiuti lui la Grecia!
La parola flessibilità è entrata anche nel lessico tedesco?
A livello popolare viene vista come un trucco dei Paesi in difficoltà per evitare di fare le riforme.
Berlino teme un asse mediterraneo Italia-Grecia-Spagna?
Assolutamente no, è fantapolitica. Semmai, si teme l’avanzata dei movimenti populisti.
Non siete stanchi di essere visti come gli antipatici d’Europa?
Per fortuna non tutte le cattiverie dette dagli altri Paesi sul governo tedesco arrivano qui. Se ci fosse coscienza di questo i movimenti populisti tedeschi volerebbero: più forti diventano, più piccoli saranno gli aiuti all’Europa.
C’è sempre feeling tra Merkel e Renzi?
All’Italia viene riconosciuto il grande sforzo che sta facendo il governo Renzi, viene visto come serio. L’aspettativa dei cento giorni? Roba italiana, in Germania non c’è l’idea del politico prestigiatore capace di fare tutto.
E il nuovo capo dello Stato italiano piace ai tedeschi?
E’ completamente sconosciuto. Mattarella è visto come un personaggio serio e, soprattutto, come il candidato non gradito a Berlusconi. Questo lo rende simpatico …
(intervista di Alessia Gozzi a Giovanni di Lorenzo - Il Resto del Carlino, mercoledì 4 febbraio 2014)

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COSÌ TSIPRAS PUÒ SCEGLIERE A CHI "VENDERE" LA GRECIA
«Per Juncker e la Merkel, Tsipras è come un cavallo un po’ idiota: lo fanno girare di qua e di là dandogli qualche buffetto e zuccherino, fino a quando riusciranno a domarlo». È il commento di Carlo Pelanda, professore di Politica ed Economia internazionale all'Università della Georgia negli Usa. Il ministro delle Finanze greco Varoufakis ieri ha incontrato Draghi a Francoforte, mentre oggi si vedrà con il collega tedesco Schaeuble a Berlino. Intanto è stata presentata la proposta dei “Varoufakis bond” con l’obiettivo di ridurre il debito: in pratica le obbligazioni sarebbero indicizzate al Pil greco, in modo da legare la restituzione dei debiti alla crescita.
Professore, che cosa ne pensa dei Varoufakis bond?
Sono delle normali forme di swap, è uno strumento molto comune per le ristrutturazioni. Si trasforma un bond in un altro, e in quel modo si allunga la restituzione dei debiti.
Come vede l’incontro di oggi tra Varoufakis e Schaeuble?
Si stanno annusando, c’è una fase di “sniffing” in corso: tutti stanno mettendo dei paletti e preparando la trattativa.
C’è una chance che si possa trovare una soluzione di compromesso?
Sì, sicuramente.
La Merkel ha detto che non vuole incontrare Tsipras. Fa parte del gioco tra le parti?
È un gioco normale nelle relazioni internazionali e soprattutto in quelle intra-europee che sono un po’ particolari. Ognuno difende la sua posizione iniziale e poi si tratta. Alla fine la Grecia dovrà mollare parecchio. A suo sfavore Tsipras ha il fatto che il suo Paese è disperato, non ha soluzioni tecniche da adottare e il suo programma elettorale è un po’ un “colpo di matto”.
Ci sono anche degli elementi a favore di Tsipras?
A suo favore Tsipras ha il fatto che gli Stati Uniti premono sulla Germania affinché la Grecia non vada a gambe all’aria, e non si schieri dalla parte di russi e cinesi. Poi alla fine un compromesso si troverà. Per ora le due parti preparano le piattaforme negoziali, niente di drammatico insomma.
Il fatto che la Grecia sia ridotta alla disperazione non è paradossalmente un punto a favore di Tsipras?
No, è un punto contro Tsipras. Se il governo greco non darà risposte, non tirerà fuori i soldi e avrà la crisi, si troverà sempre più in difficoltà. È Syriza che rischia di trovarsi con il cerino in mano. Il premier greco ha promesso una serie di cose, un miglioramento della vita dei cittadini, e per mantenere le sue promesse gli mancano 20 miliardi di euro. Tsipras si trova dunque in una situazione di debolezza. Il suo unico punto di forza è che l’America non vuole che la Grecia finisca nelle mani di Russia e Cina.
È uno scenario realistico che la Grecia entri nell’orbita di Mosca?
Certo. Se Atene esce dall’euro, chi le darà l’energia, le materie prime e i prodotti di cui ha bisogno? Evidentemente la Russia. È da due secoli che la Grecia si trova a metà tra Oriente e Occidente, anche la Germania lo sa. D’altra parte la maggioranza dei greci non vuole uscire dall’euro. Il governo di Atene è quindi debolissimo.
Lei come valuta l’atteggiamento della Germania?
La Germania sta assumendo nei confronti di Tsipras l’atteggiamento di chi vuole domare un cavallo un po’ idiota. Lo fanno girare un po’ da una parte e un po’ dall’altra, ma l’obiettivo è abituarlo alle redini e alla briglia. Lo lasciano insomma esternare a ruota libera su quelle che sarebbero le sue soluzioni, e poi pian pianino lo riportano all’ordine. Al termine del negoziato Tsipras potrà dire ai suoi elettori di avere ottenuto determinate concessioni, e in cambio la Grecia resterà nei binari dell’Ue, sia pure in modo un po’ più morbido. Il fattore principale comunque è quello geopolitico, non quello economico.
Fino a che punto la Grecia potrebbe fare leva su questo fattore per ottenere delle concessioni?
Lo sta già facendo. Ad Atene ci sono i russi da una parte e gli americani dall’altra, e l’unico vantaggio che ha il governo Tsipras dal punto di vista negoziale è che può decidere a chi “vendere” il suo Paese.
Fino a che punto si spingerà Syriza?
La “vendita” della Grecia alla Russia potrebbe avvenire in maniera silenziosa. Anche se la conseguenza sarebbe che il governo Tsipras sarebbe rovesciato da un movimento politico alternativo. Atene sa che non può vendersi realmente alla Russia, e quindi gioca per avere l’appoggio americano. Syriza cerca di barcamenarsi e di ottenere “l’elemosina” di Usa e Ue, per dimostrare ai suoi elettori di essere riuscito a fare qualcosa. In cambio mantiene l’alleanza occidentale, anche perché la Grecia non potrebbe uscire dall’euro e dall’Ue e poi restare tranquillamente nella Nato.
(Intervista di Pietro Vernizzi a Carlo Pelanda – Il Sussidiario, giovedì 5 febbraio 2015)

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PUTIN, OBAMA E LA SIGNORA DAVYDOVA
È veramente strana la guerra che si sta combattendo al confine tra Russia e Ucraina, così strana che tanto più ci illudiamo di aver imboccato la via di uscita dalla crisi e tanto più cresce la gravità del conflitto in corso; ogni tregua, ogni conferma degli accordi di tregua precedentemente sottoscritti viene immancabilmente seguita dalla sua violazione, con un costo in vite umane ogni giorno crescente.
Se ci si ferma alle grandi strategie internazionali c’è da restare interdetti: mentre la cancelliera Merkel insiste nel ricordare che «non esiste soluzione militare del conflitto», il presidente Obama prende in considerazione la possibilità di fornire all’Ucraina «armi difensive»; mentre il presidente Putin invita alla cessazione degli scontri, Aleksandr Zacharcenko, leader dell’autoproclamata repubblica di Doneck, annuncia la mobilitazione generale.
L’impressione netta è che si viva in un mondo orwelliano dominato dai principi della neolingua, così che «La guerra è pace! La libertà è schiavitù! L’ignoranza è forza». La menzogna si è così ampliata e stabilizzata che sembra difficile anche solo immaginare cosa stia succedendo veramente.
In realtà però questa è solo un’impressione, almeno parzialmente falsa. Molte cose, in effetti, ci sfuggono, ma non tutto è così difficile da capire. Qualche giorno fa Boris Višnevskij, un deputato di Pietroburgo, si poneva una serie di domande, tutte chiaramente retoriche, che a ben vedere potrebbe porsi chiunque, dalla Russia a qualsiasi paese occidentale: davvero c’è ancora qualcuno che crede che dei sistemi lanciarazzi come il Grad o l’Uragan si possano trovare sul mercato libero, o possano spuntare magicamente dalle miniere del Donbass? E davvero c’è ancora qualcuno che crede che uno di questi sistemi d’arma possa essere tranquillamente maneggiato da uno qualsiasi dei cosiddetti «volontari separatisti», che magari sino all’altro ieri aveva fatto, se non proprio il minatore o l’avvocato, almeno l’ingegnere?
Ponendoci queste domande non risolveremo certo il problema del rispetto degli accordi di cessate il fuoco e non arriveremo certo a suggerire vie di uscita da questa crisi, ma almeno faremo rinascere l’idea che una coscienza critica è possibile e non richiede chissà quali informazioni speciali, ma ha bisogno solo di un rinato senso di responsabilità di fronte al reale.
A proposito di informazioni speciali e di senso di responsabilità, c’è una strana storia che sta accadendo in questi giorni in Russia e che ci può permettere di fare un ulteriore passo in avanti rispetto a questo senso di impotenza che spesso ci taglia le gambe.
A Vjaz’ma, un’antica cittadina della Russia occidentale con poco più di 50mila abitanti, sulla base dell’articolo 275 del Codice Penale della Federazione Russa è stata arrestata una casalinga (madre di sette figli, il più piccolo, una bambina, di pochi mesi), con l’accusa di tradimento della patria attraverso la divulgazione di segreti di Stato.
A Svetlana Davydova, questo è il nome della donna arrestata, viene contestato di aver telefonato la primavera scorsa all’ambasciata ucraina di Mosca per comunicare a qualche suo rappresentante che la caserma che stava davanti a casa sua si era improvvisamente svuotata e, probabilmente, i militari che la occupavano erano stati inviati nella zona del conflitto russo-ucraino.
Il caso ha ovviamente fatto un certo scalpore, anche per alcuni particolari non secondari: si tratta pur sempre di una madre di sette figli, ed è stata arrestata in base ad un articolo che non era mai stato applicato in circostanze anche solo lontanamente simili, un articolo, oltre tutto, la cui formulazione ampia era stata criticata dallo stesso Putin; e si potrebbe continuare ancora a lungo (così a lungo che certo anche in seguito alle numerose proteste, martedì 3 febbraio l’arresto della signora Davydova è stato tramutato nel soggiorno obbligato). Ma al di là di tradimenti e di formulazioni giuridiche più o meno ampie, c’è qualcosa di più interessante che è stato messo in luce da Nikolaj Epple, un giovane filologo, studioso e traduttore di alcuni dei principali saggi di Clive Staples Lewis.
Epple ha ricordato in particolare che è molto strano parlare di tradimento della patria o di danni arrecati allo Stato russo se, davvero, come sostiene il suo governo, la Russia non è parte in causa nel conflitto che tormenta l’Ucraina. Se poi è vero, come pare abbia sostenuto qualcuno nelle alte sfere dell’esercito, che le informazioni divulgate dalla signora Davydova «sono attendibili» e possono costituire «una minaccia alla efficace realizzazione di tutta una serie di misure tese a rafforzare il confine ucraino», la vicenda assume dei contorni ancora più inquietanti: la signora Davydova non è stata arrestata perché avrebbe tradito la patria, ma perché ha tradito il discorso propagandistico secondo cui l’Ucraina è un nemico. «Una guerra ibrida – ha concluso le sue riflessioni Epple – richiede una giustizia ibrida».
La legge farà ovviamente il suo corso e non saremo certo noi e neppure Epple a pronunciare il giudizio definitivo, vale solo la pena di ricordare ancora che il marito della signora Davydova, quando gli hanno chiesto perché, secondo lui, la moglie aveva fatto quella telefonata, ha risposto con un disarmante: «è contro la guerra! E non solo in Ucraina, è semplicemente contro la guerra in generale e contro il fatto che muoia gente pacifica e che il popolo russo sia coinvolto in questi intrighi. È contro tutto questo e non ha taciuto».
La signora Davydova e suo marito, questi sconosciuti abitanti di una sperduta cittadina della provincia russa, non metteranno certo fine alla guerra, il loro senso civico non impedirà probabilmente che altri soldati russi (e ucraini!) vengano mandati sul teatro delle operazioni, ma se è vero che una parola di verità può essere ascoltata innanzitutto quando si fa strada nel cuore di ogni singola persona e se è vero che il mondo diventa migliore quando le persone si sentono responsabili innanzitutto del proprio miglioramento, forse quella telefonata, con il suo impressionante senso di responsabilità, ha mosso ben più che i soldati di una caserma.
(Petr Nagibin – Il Sussidiario, giovedì 5 febbraio 2015)




 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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