Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 277 del 17 febbraio 2015

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Diritto di accesso a internet
Scioglimento ASL infiltrazioni mafiose
Contrasto al cyberbullismo
Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche
GIUSTIZIA
Modifiche disciplina misure cautelari personali e modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354
Pubblicità codice deontologico emanato dal Consiglio nazionale forense
Ratifica convenzione Aja protezione minori
AFFARI ESTERI
Schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero degli affari esteri per l'anno 2014, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi
BILANCIO
Delega per la riforma dei confidi
Norme varie in materia sanitaria
Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche
Accordo Italia-Isola di Man scambio informazioni in materia fiscale
Accordo Italia-Baliato di Guernsey scambio informazioni in materia fiscale
Accordo di cooperazione Italia-Afghanistan prevenzione e contrasto traffico stupefacenti
Agricoltura sociale
Ratifica Accordo Italia-Brasile familiari personale diplomatico
Ratifica Trattato Italia-Brasile trasferimento persone condannate
Ratifica Accordo Italia-Bosnia Erzegovina cooperazione cultura, istruzione e sport
Prestito vitalizio ipotecario
ISTRUZIONE PUBBLICA
Statizzazione ex istituti musicali pareggiati
Novantesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti
Mandati CONI e federazioni sportive
AGRICOLTURA
Agrumeti caratteristici
Competitività settore agricolo (collegato alla manovra finanziaria)
SANITA’
Collegato ambientale - legge stabilità 2014
Audizioni informali ddl 1092-1495 (riutilizzo farmaci): Dott. Salvatore Geraci, responsabile area sanitaria Caritas Roma, coordinatore dei GRIS (gruppi immigrazione e salute della Società italiana della medicina delle immigrazioni)
Indagine conoscitiva sulla sostenibilità Servizio sanitario nazionale: audizione del Prof. Francesco Bevere, direttore generale dell'AGENAS
Indagine conoscitiva Stamina: esame del documento conclusivo
Indagine conoscitiva sostenibilità SSN: audizione del Ministro della salute sulla revisione dei LEA


In Aula
Votazioni sulle dimissioni presentate dai Senatori Vacciano, Simeoni e Molinari
Seguito argomenti non conclusi
Ddl n. 1733 - Decreto-legge n. 1 - ILVA e sviluppo di Taranto

LAURA BIANCONI A CONVEGNO SU MALATTIE RARE E FARMACI ORFANI
Malattia rara è quella che colpisce un numero limitato di persone che di conseguenza, per i più disparati motivi, hanno un difficile accesso alle cure. Patologie poco conosciute agli stessi medici, tempi lunghi per arrivare alla diagnosi e in molti casi anche la mancanza di cure adeguate perché l’esiguo numero di malati non rende remunerativa la ricerca scientifica. Su questi temi, in vista della giornata delle malattie rare che si celebra il 28 febbraio, si è svolto in Senato il convegno “Malattie orfane: quale futuro", organizzato dall'associazione Lazio Salute e Sanità. Il giudizio espresso dai relatori sull’anno appena passato è stato positivo, anche se per tutti c’è la consapevolezza che molto ci sia ancora da fare. “Su circa ottomila malattie rare - osserva la senatrice Laura Bianconi, tra i relatori del convegno – finora sono stati individuati soltanto mille farmaci orfani. Di questi solo 80 sono disponibili sul mercato italiano. E’ evidente che c’è ancora tanto da fare, ma quest'anno mi sento meno orfana perché abbiamo fatto effettivamente dei passi in avanti. Rimangono da valutare attentamente le coperture finanziarie perché l'allargamento dei Lea necessita di finanziamento. In più nella revisione dell'Aifa avremo bisogno di rendere più fluido l'inserimento del farmaco nei prontuari regionali. Se infatti un medicinale ha già avuto l'ok dall'Ema, dall'Aifa, il passaggio dei prontuari regionali rappresenta un vero ostacolo. Abbiamo quindi bisogno di snellire questa procedura". Inoltre, spiega la senatrice, "dobbiamo valorizzare la rete dei centri nazionali di malattie rare, aiutandoli a mettersi in relazione con i centri europei. Siamo in un regime di medicina transfrontaliera: i nostri pazienti possono curarsi all'estero. Ma se i nostri centri diventano davvero di riferimento anche i viaggi verranno meno". Infine, conclude la senatrice, "vorrei ricordare che noi possiamo ancora parlare di malattie rare. In Grecia questo non accade più. In Grecia non arrivano nemmeno i farmaci salvavita. Con tutte le difficoltà che possiamo avere, teniamoci caro questo nostro servizio sanitario che, seppure a macchia di leopardo, esiste anche per le malattie rare, e possiamo migliorarlo".

RENATO SCHIFANI NUOVO PRESIDENTE AP NCD-UDC
La scorsa settimana, alla presenza del leader del partito Angelino Alfano, si è riunito il gruppo Area Popolare NCD – USC per eleggere il nuovo presidente dopo le dimissioni del senatore Maurizio Sacconi. I senatori hanno eletto come presidente Renato Schifani e come vicepresidente vicario Luigi Marino. In una nota la senatrice Laura Bianconi ha formulato "Auguri di buon lavoro al presidente Renato Schifani ed al vicepresidente vicario Luigi Marino. Sono convinta che sapranno guidare il gruppo con equilibrio in una prospettiva di leale collaborazione con il governo e di rispetto di quelli che sono i nostri punti programmatici".

SALUTE: ENDOMETRIOSI IN LEA SEGNALE CIVILTÀ DA LORENZIN
Buone notizie, anzi un'ottima notizia per chi soffre di malattie rare e per i medici e i ricercatori in prima linea nella lotta a queste malattie, che appaiono del resto sempre più diffuse a fronte di percorsi per accedere alle diagnosi, ai farmaci e alle esenzioni, sinora particolarmente complessi. Il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha infatti presentato alla commissione Igiene e Sanità del Senato lo schema dei nuovi LEA (livelli essenziali di assistenza), schema che introduce ben 110 patologie rare, sino ad ora prive da esenzione da ticket. Tra queste vi è l’endometriosi, patologia seguita con grande attenzione dalla senatrice Laura Bianconi anche nelle legislature precedenti, a cominciare dall’indagine conoscitiva che per prima ha ‘fotografato’ la dimensione clinica e sociale di questa patologia. "Il riconoscimento dell'endometriosi quale malattia cronica – precisa la senatrice Laura Bianconi - inserita all'interno dei Lea, rappresenta un importante segnale di civiltà rivolto soprattutto alle tante donne che soffrono di questa patologia che, non dimentichiamolo, nel 50 per cento dei casi produce effetti invalidanti tra i quali l'infertilità. Senza alcun dubbio tale inserimento va ascritto come merito del ministro della Sanità Lorenzin, che come donna ha saputo e voluto compiere questo atto di grandissima sensibilità. Da oggi, quindi – conclude Bianconi – le donne colpite da endometriosi vedranno riconosciuto il diritto di esenzione circa le cure a cui sottoporsi. Questo, è il risultato del grande lavoro che il ministro Lorenzin sta portando avanti al ministero e che ha consentito dopo 14 anni di rivedere i Lea, che adesso attendono soltanto il via libera della Conferenza Stato-Regioni per diventare attuativi. A breve, dunque, ci troveremo di fronte ad una Sanità nuova, più sensibile e vicina ai malati e ai loro diritti, ma soprattutto in grado di affrontare e considerare nella giusta dimensione le nuove patologie emerse nel tempo e che ormai non potevano continuare a rimanere escluse dai Lea".

IMMIGRAZIONE: TROPPA DEMAGOGIA SU SBARCHI
"Sulle tragiche e drammatiche vicende legate agli sbarchi di immigrati si fa troppa demagogia, se non addirittura in qualche caso un vero e proprio sciacallaggio politico. Purtroppo bisogna prendere atto del fatto che nessuna operazione di controllo e prevenzione potrà sconfiggere la morte in mare ed evitare le tragedie che in questi giorni si susseguono. Anche Mare Nostrum, che tanto ha contribuito nel salvare decine e decine di migliaia di vite, ha dovuto registrare, sulla base del racconto dei superstiti, oltre duemila morti tra cadaveri censiti e dispersi”.
Questa la posizione della senatrice Laura Bianconi alla luce della recrudescenza degli sbarchi sulle coste italiane. “Occorre evitare polemiche sterili, dettate dal più bieco qualunquismo, e confrontiamoci con questa emergenza con l'equilibrio che il ministro Alfano ha sempre dimostrato. Per cui basta con strumentalizzazioni e ricette inapplicabili, come il ritorno a Mare Nostrum. Dobbiamo avere la consapevolezza – continua Bianconi - che nessun intervento potrà eliminare il fenomeno degli sbarchi se non si placa la tempesta geopolitica in atto nell’area mediterranea e questo è un compito che non può pesare esclusivamente sulle spalle dell’Italia. La nostra solidarietà nei confronti degli immigrati è grande ma è chiaro che occorre andare alla fonte di questo fenomeno, soprattutto contrastando i progetti criminali dei mercanti di esseri umani. Per questo motivo – conclude la senatrice Bianconi – concordo assolutamente con il collega Giuseppe Esposito, vice presidente del Copasir, che auspica una svolta decisiva da parte dell’Unione europea che consenta ai rifugiati di potersi identificare direttamente sul posto o nei paesi vicini, nelle ambasciate di ogni Paese della Comunità europea, istituendo un visto europeo per i rifugiati. In questo modo sarà possibile realizzare un canale preferenziale che consentirà di arrivare in Europa soltanto a chi davvero ne ha i requisiti senza affrontare la violenza dei criminali scafisti e rischiare la vita".

TERRORISMO: BENE MISURE ALFANO
“Le norme varate la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri su impulso del ministro Alfano rappresentano un necessario giro di vite nei confronti delle minacce terroristiche, ponendo l’attenzione sulle nuove tecnologie e andando a colpire il web e penalizzando l'arruolamento in gruppi terroristici”.
Lo dichiara la senatrice Laura Bianconi che osserva come “il decreto presenti importante novità che esprimono una linea organica rispetto al nuovo livello che il terrorismo internazionale sta mettendo in atto, a cominciare dal divieto di andare a combattere all'estero, di fare proselitismo all'interno, e al rafforzamento dei compiti assegnati ai servizi segreti e alle forze dell’ordine. L’iniziativa del ministro Alfano - conclude Bianconi - è la risposta precisa e puntuale alle sfide e alle emergenze che tutto l’occidente sta vivendo”.

PIENAMENTE OPERATIVO BONUS BEBE'
"Il bonus bebè per le neomamme è pienamente operativo, infatti, la scorsa settimana i ministri Lorenzin e Poletti hanno firmato i decreti e quindi questo importante aiuto per le famiglie è una realtà a cui potranno accedere le neomamme”.
Lo dichiara la senatrice Laura Bianconi del Gruppo Area Popolare NCD-UCC.

CIAO DON EZIO
Alle prime ore di giovedì 12 febbraio, all’Ospedale Bufalini di Cesena, è morto monsignor Ezio Casadei, per tutti Don Ezio. Tanti sono gli incarichi che in ambito diocesano ha ricoperto nel corso della sua lunga vita, canonico della Cattedrale, assistente della Comunità di Comunione e Liberazione, insegnante. Una vita tutta dedicata a comunicare la fede a cui aveva consacrato tutto il suo essere, con una disponibilità e un’attenzione all’altro totale e rara. Mancherai a tutti, caro Don Ezio.




Che cosa lega le principali crisi internazionali di cui parla Panebianco con il percorso medico-giuridico-scientifico della donna che, dopo la morte del marito, ha ottenuto dal giudice l’autorizzazione ad utilizzare embrioni che dal 1996 giacevano crioconservati in un laboratorio? Sembrano argomenti molto distanti tra loro ma uniti da quella che si può definire la legge del desiderio, la dittatura del desiderio. Tutto quello che tecnicamente è possibile fare lo devo fare, se questo soddisfa un mio desiderio. Che sia un figlio, che se fosse nato quando tecnicamente è stato concepito sarebbe già un uomo. Che sia decidere arbitrariamente di spostare i propri confini territoriali ignorando secoli di storia. Che sia ignorare che la Grecia ha commesso tanti errori nelle giovane storia della sua democrazia, ma che oggi il popolo greco non ha l’accesso neppure ai farmaci salvavita. Spazio libero non ha pretesa di risolvere i problemi del mondo, ma di invitare a una riflessione sì.

UCRAINA, GRECIA E LIBIA. MAI STATI COSÌ INSICURI
Puoi cercare quanto vuoi di evitarla ma prima o poi la politica ti troverà. E se non sarai pronto ad afferrarla ti travolgerà. È stata felice e fortunata la lunga epoca in cui l’Europa poteva evitare di occuparsi del principale aspetto della politica: il suo rapporto con la sicurezza (che poi riguarda, al dunque, la sopravvivenza fisica delle persone). Della politica in questo senso se ne occupavano altri: le due superpotenze durante la Guerra fredda e, per qualche lustro, nell’era unipolare, i soli Stati Uniti. Ora non è più così, ma gli europei sembrano ormai incapaci di pensare seriamente alla sicurezza.
Ucraina, Grecia, Libia: tre diverse crisi che hanno a che fare tutte (anche quella greca) con la sicurezza e rispetto alle quali gli affanni dell’Europa sono fino ad ora apparsi evidenti. I complimenti di tanti ad Angela Merkel per il piglio con cui ha condotto le trattative con Putin sono stati prematuri. Dallo Zar di tutte le Russie la Merkel ha ottenuto poco, solo una tregua resa fragile e precaria dal fatto che le posizioni delle parti sono tuttora antitetiche, non c’è stato, almeno fino ad oggi, neppure lo straccio di un compromesso. Putin non sembra avere rinunciato alla volontà di creare un corridoio che colleghi direttamente la Russia alla Crimea passando per i territori controllati dai filorussi. E dunque a che cosa mai si brinda quando si brinda?
Registriamo invece quanto sia stata debole, fin dall’inizio, la posizione negoziale dei franco-tedeschi. escludere a priori l’invio di armi a Kiev prima dei negoziati non ha giovato a tale posizione negoziale. Né hanno giovato altre dichiarazioni più o meno improvvide. Per esempio, l’affermazione della Merkel secondo cui la Russia è un «vicino di casa» e in quanto tale bisogna per forza accordarsi con essa, è sembrata, più che altro, una voce dal sen fuggita, di una persona cresciuta nella Ddr (la Germania comunista) e segnata psicologicamente da quell’esperienza. Che la Russia sia un vicino, infatti, è un’ovvietà geografica che nulla però dice su ciò che dovremmo fare. Anche l’Unione sovietica, infatti, era un «vicino di casa» ma non per questo entrammo nel Patto di Varsavia. Entrammo invece nella Nato, l’organizzazione che era nemica mortale del suddetto vicino. Sfortunatamente, dire, prima del negoziato, che la Russia è un vicino di casa con cui dobbiamo accordarci, è una dichiarazione preventiva di resa: fai ciò che vuoi, noi poi accetteremo il fatto compiuto (come è già accaduto con la Crimea).
Anche la negoziazione sul debito greco, contrariamente alle apparenze, ha molto a che fare con la sicurezza. Chi dice che bisogna usare criteri «politici» nel trattare con i greci dice il vero anche se intende qualcosa di diverso da ciò che qui si intende. In realtà, bisognerebbe mettere in gioco criteri geopolitici: la Grecia è politicamente un sodale della Russia e questa circostanza dovrebbe entrare a pieno titolo nelle valutazioni di chi tratta con i suoi governanti. Come gli uomini di Syriza hanno precisato subito, essi sono pronti a porre il veto se altre sanzioni contro la Russia venissero decise dall’Unione nel caso di un ulteriore aggravamento della crisi ucraina. Per non dire che hanno anche chiarito che voterebbero contro, facendo andare a picco l’accordo, se mai dovesse fare progressi il trattato Ttip (Transatlantic trade and investment partnership), per il libero commercio fra Stati Uniti ed Europa.
Ci sono ottime ragioni - a sentire le autorità di Bruxelles e anche diversi economisti - per trovare un compromesso e «tenere dentro» i greci. E se esistessero anche ottime ragioni per buttarli fuori (non solo dall’Euroclub ma anche dall’Unione)? Forse è meglio che la Grecia diventi apertamente un alleato della Russia (che, peraltro, al momento, avrebbe qualche difficoltà a soccorrerla, essendo essa stessa economicamente stremata) piuttosto che permetterle di giocare impunemente il ruolo di quinta colonna in seno all’Unione. Se fossero capaci di pensare politicamente, gli europei dovrebbero porsi questi interrogativi nelle sedi appropriate. Non c’è solo il fatto che se ad Atene viene concesso ciò che non è stato concesso a nessun altro, si prepara la fine certa dell’euro (nessuno si farà mai più imporre niente). Ci sono anche alcune robuste ragioni geopolitiche.
E veniamo al caso che, drammaticamente, ci riguarda più da vicino, la Libia. Va dato atto a Matteo Renzi di avere sollevato il tema per tempo, e con la consueta energia, nelle sedi europee e in altre. Fino ad oggi, però, a quanto sembra, senza grandi risultati, soprattutto a causa del disinteresse americano e dell’impoliticità dell’Europa. Adesso, le conquiste dello Stato islamico hanno reso il quadro ancora più cupo. Come dimostrano anche le minacce provenienti dal Califfato contro il ministro Gentiloni, il «crociato» reo di avere ribadito la disponibilità dell’Italia a guidare una missione militare internazionale per riportare la pace in territorio libico. Mentre l’Onu prende tempo e l’Europa, fino ad oggi inerte anche sulla vicenda libica, lascia intendere che l’Unione politica forse non esisterà mai, ci conviene restare realisticamente abbarbicati al poco che abbiamo e a ciò che siamo. Dovremmo, ad esempio, domandarci se riusciremmo a intercettare e a neutralizzare un eventuale missile proveniente dalla Libia. Dovremmo chiedere al ministro competente e ai vertici delle forze armate di spiegare agli italiani quali siano, al momento, le nostre possibilità di difesa.
(Angelo Panebianco – Corriere della Sera, 15 febbraio 2015)

&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&

SI FA IMPIANTARE EMBRIONI DEL MARITO MORTO: MA NON CHIAMATELA FELICITÀ
Giuridicamente il tribunale civile di Bologna ha svolto a pieno titolo il suo dovere garantendo ad una donna, cinquantenne e di Ferrara, l'impianto degli embrioni prodotti nel 1996 dal suo defunto marito e da allora crioconservati in laboratorio: ha infatti interpretato la normativa vigente e si è pronunciato favorevolmente per un intervento che — come sostengono le associazioni pro choice — permette alle donne di vedere riconosciuto il loro diritto ad accedere effettivamente alla fecondazione assistita.
Ma, al di là dell'ennesima partita legale e politica che si gioca attorno a questa sentenza, la domanda che forse deve interessare di più è un'altra e riguarda il contenuto della parola "felicità".
Ogni persona, si dice, deve avere la libertà di essere felice come meglio crede e un pronunciamento di questo tipo, certamente, contribuisce alla felicità di questa donna. D'altronde, sostengono i più, che cosa si sarebbe dovuto fare? Eliminare quegli embrioni? Gettarli come si getta l'immondizia di casa?
Eppure tutte queste domande, benché legittime, aggirano il vero problema: quand'è che un uomo, o una donna, sono realmente felici? Oggi la felicità sembra ruotare attorno a tre verbi: avere, disporre e ottenere. L'uomo è felice quando ha quello che vuole, quando ne può disporre liberamente e quando ottiene dagli altri - e nella fattispecie dalla comunità civile -il riconoscimento del suo diritto ad avere e a disporre. La felicità, pertanto, è la piena soddisfazione dei propri desideri, è l'eliminazione di ogni bisogno, di ogni confine e di ogni negazione, al punto che bisogno, confine e negazione sono le parole contro le quali qualunque cultura evoluta cerca di lottare per progredire e prosperare.
Poco importa che la crescita dell'Io avvenga solo grazie ai bisogni che urgono, grazie ai confini che arginano e grazie alle negazioni che mettono in discussione il capriccio del singolo riportandolo nel contatto con la realtà stessa. Ciò che oggi conta è che tra il desiderio del singolo e le cose ci sia una prateria dove l'uomo possa correre per raggiungere, in qualsiasi momento e in qualunque modo, l'oggetto desiderato. Il dolore, la mancanza e il limite sono vissuti come dei veri e propri handicap cui liberarsi già dalla tenera età: al bambino, in effetti, non deve mancare nulla, non deve essere impedito nulla e non deve fare alcuna difficoltà.
Anche i novelli sposi vivono dentro questa pretesa: avere tutto, disporre di tutto, pretendere che gli altri li sostengano e li promuovano in tutto. Le nostre giornate sono schiave della smania di "essere riempite" e ossessionate dalla paura di "essere ostacolate", così che il marito che non è come piace a noi, la suocera che è da accudire o i figli che esigono troppo diventano, automaticamente, i nemici del nostro stesso cammino umano, della nostra felicità.
La giovinezza e la vecchiaia, poi, completano tristemente questo quadro: il piacere e il successo sono considerati come un qualcosa che mi deve essere garantito, di cui io posso pienamente disporre e che gli altri sono in dovere di offrirmi senza limitazione alcuna. L'essere umano che vive in Occidente è preda di una sorta di "sacra ingordigia" che nessuno può permettersi di contestare, pena l'accusa di essere un arretrato e un oscurantista. In barba a tutti quei "no" che ci hanno fatto crescere e capire qualcosa di più di quello che siamo e del perché siamo stati fatti.
Il tempo presente non si contraddistingue quindi per l'assenza di una domanda vera sulla vita, ma per una società che impedisce - attraverso le sue strutture e le sue istituzioni - il formarsi stesso di una domanda, l'esprimersi di un intento o di una vera necessità. Sentendoci padroni di tutto, ci ritroviamo a non avere davvero più niente di nostro e tutto ci sfugge, tutto sembra destinato a essere rincorso dai nostri rimpianti e dalle nostre ossessionanti incertezze nell'attesa che ci sfugga definitivamente, lasciandoci ancora più ingordi e soli.
In questo orizzonte gli altri, i figli, i gesti della vita, si riducono a oggetti da mettere a posto e manipolare affinché non disturbino, affinché non mettano in discussione nemmeno uno iota della nostra esistenza. In ultima istanza, alla radice di questo atteggiamento di fondo così delirante e autolesionista sta effettivamente il terrore supremo di entrare in contatto, di sentire davvero, il dramma della realtà e la nostra incapacità ad accoglierlo e accettarlo. Nietszche una volta disse: "Quando gli uomini vollero smettere di sentire il dolore dell'esistenza, allora cominciarono a spiegarlo". Oggi, aggiungiamo noi, siamo già oltre: questo dolore abbiamo cominciato a fermarlo. Pieni dei nostri discorsi e dei nostri ragionamenti, codifichiamo leggi e mettiamo a punto prassi che possano bellamente evitarci la fatica del "mestiere di vivere", illudendoci che, potendo fare tutto, Tutto diventi più vicino, più amico, più vero.
Così un tribunale italiano autorizza una donna a giocare con i suoi embrioni, così - ciascuno di noi - si autorizza, in nome del proprio potere, a farsi sempre tornare i conti, a non ammettere mai che, alla fine, quello che a noi serve sono solo gli occhi di un Padre e le carezze di una Madre. Meglio tacerlo, meglio far finta di nulla, meglio sommessamente continuare a credere di essere le eterne vittime di una divina ingiustizia.
(Federico Pichetto – Il Sussidiario, mercoledì 11 febbraio 2015)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

Questa newsletter vuole essere un contributo al dibattito politico e culturale nel nostro Paese. Ci scusiamo se arriva contro la tua volontà, molti dei nostri indirizzi sono presi da elenchi istituzionali e trattati secondo quando stabilito dalla L. 675/96, se non vuoi più riceverla.

clicca qui


Privacy e Note Legali
[ home ] - [ biografia ] - [ news letters ] - [ photo gallery ] - [ links ] - [ contatti ]