Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 278 del 24 febbraio 2015

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Diritto di accesso a internet - audizioni informali
Contrasto al cyber bullismo
Modifiche Statuto regione Friuli-Venezia Giulia
Contrasto alla criminalità organizzata
GIUSTIZIA
Modifiche disciplina misure cautelari personali e modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354
Pubblicità codice deontologico emanato dal Consiglio nazionale forense
Ratifica convenzione Aja protezione minori
AFFARI ESTERI
Schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero degli affari esteri per l'anno 2014, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi
BILANCIO
Delega per la riforma dei confidi
Norme varie in materia sanitaria
Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche
Accordo Italia-Isola di Man scambio informazioni in materia fiscale
Accordo Italia-Baliato di Guernsey scambio informazioni in materia fiscale
Accordo di cooperazione Italia-Afghanistan prevenzione e contrasto traffico stupefacenti
Agricoltura sociale
Ratifica Accordo Italia-Brasile familiari personale diplomatico
Ratifica Trattato Italia-Brasile trasferimento persone condannate
Ratifica Accordo Italia-Bosnia Erzegovina cooperazione cultura, istruzione e sport
Prestito vitalizio ipotecario
ISTRUZIONE PUBBLICA
Statizzazione ex istituti musicali pareggiati
Novantesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti
Mandati CONI e federazioni sportive
AGRICOLTURA
Agrumeti caratteristici
Competitività settore agricolo (collegato alla manovra finanziaria)
SANITA’
Ddl di conversione del DL 192/2014 (Proroghe)
Indagine conoscitiva sostenibilità SSN: comunicazioni dei relatori
Legge di delegazione europea). Parere alla 14a Commissione - Rel. Bianconi e Floris
Formazione gente di mare - Osservazioni alla 8a commissione
Disposizioni di corpo e tessuti post mortem - Audizioni del prof. Sbordone e del prof. Buccelli


In Aula
Ddl n. 1749 - Decreto-legge n. 4, esenzione IMU terreni agricoli (Voto finale entro il 25 febbraio)
Decreto-legge n. 192, proroga termini (Scade il 1° marzo)
Ddl n. 19 e connessi - Norme in materia di corruzione
Seguito argomenti non conclusi

UN ANNO DI GOVERNO RENZI, CON NCD FONDAMENTALE
Il governo Renzi compie un anno e il Nuovo Centrodestra, oggi parte sostanziale del progetto Area Popolare Ncd-Udc, rivendica il ruolo di aver sostenuto le istanze dei moderati in un governo che, diversamente avrebbe avuto una deriva massimalista. “L’elenco dei risultati che sono ascrivibile alle forze di centrodestra è lungo e lusinghiero – dichiara la senatrice Laura Bianconi – lo sblocco degli stipendi delle forze dell’ordine, l’utilizzo della quota del ministero dell'Interno dei beni sequestrati alla mafia per dare più risorse a chi combatte la criminalità organizzata, le misure volte a proteggere le donne da compagni violenti che prevedono l’allontanamento coatto dal domicilio, Ma oltre a questi risultati che sono ascrivibili all’impegno del ministro Alfano c’è il grande risultato dell’aver ‘smontato’ le rigidità della riforma Fornero, con l’eliminazione del costo del lavoro dal calcolo dell’Irap, con i tre anni di detassazione per i neo assunti, tutti provvedimenti che fanno parte del dna del centrodestra, così come ne fanno parte il rinnovo dell’eco bonus e le facilitazioni per le ristrutturazioni della propria abitazione. Per noi - continua la senatrice – la casa non è un privilegio ma il luogo primario in cui gli italiani riversano i loro risparmi, assolvendo in questo a una funzione sociale. In conclusione, non possiamo che dire positiva la nostra presenza al governo in questo anno, questo è il motivo per cui, responsabilmente, abbiamo scelto di far parte di un governo di emergenza ed è questo il motivo per cui siamo pronti a rinnovare il patto di governo per andare avanti fino al 2018”.

JOBS ACT, UNA VITTORIA DEL BUONSENSO
"Con il jobs act il governo di coalizione Pd-Ap ha compiuto una scelta di campo che nella specifica vicenda italiana, bagnata persino dal sangue delle vittime del terrorismo, ha una portata storica fondamentale". Così la senatrice Laura Bianconi, che prosegue sottolineando come “si sia voltato pagina, abbandonando il tradizionale impianto regolatorio del lavoro influenzato in ogni tempo da una sinistra conservatrice. In questi momenti il ricordo doverosamente va a Marco Biagi, la cui visione riformatrice dovrà essere continuata anche con la revisione dello Statuto dei lavoratori. Cesare Damiano - continua Laura Bianconi - sostiene che il governo sul Jobs act ha sbagliato, la Cgil parla di politiche assurde, la sinistra radicale afferma che con il Jobs act il licenziamento diventa un diritto. La verità è che da oggi lo Statuto dei lavoratori è veramente cambiato. In meglio. E questo grazie ad Area popolare e Maurizio Sacconi".

JOBS ACT: BENE NORME A TUTELA MATERNITA’
Il decreto Poletti sul Jobs Act contiene norme importanti che riguardano la maternità e la conciliazione dei tempi di lavoro e vita. E’il primo atto, dopo il bonus bebè, che dà compimento a un disegno complessivo intrapreso col piano nazionale della fertilità per avviare politiche attive a favore della natalità e della genitorialità in Italia per combattere il grande dramma del crollo delle nascite nel nostro Paese. Grande soddisfazione viene espressa dalla senatrice Laura Bianconi che esprime apprezzamento per le norme approvate. ''Sono state previste tante norme concrete – sottolinea la senatrice Bianconi - che avranno un impatto immediato nella vita delle mamme e dei papà tra le quali la piena parificazione tra lavoro dipendente e autonomo ai fini del congedo parentale; la piena estensione delle tutele in caso di adozione o affidamento dei minori; estensione fino al dodicesimo anno dei permessi che fino ad oggi erano riconosciuti solo fino all'ottavo anno di vita del minore; l'estensione al padre libero professionista dell'indennità di maternità in caso di impossibilità della madre di goderne; la facoltà di scelta del part time in luogo del congedo parentale; l’estensione delle tutele ai genitori con figli in condizione invalidante. Queste sono misure concrete che rientrano nella nostra visione di famiglia come base fondante della società”.

LIBERALIZZAZIONI, AREA POPOLARE FONDAMENTALE PER DIFESA SISTEMA FARMACIE
“Abbiamo evitato il rischio di abbassare gli standard di sicurezza qualora fosse stata consentita la vendita dei farmaci di fascia C al di fuori delle farmacie". 
Lo dichiara la senatrice Laura Bianconi che sottolinea come "siamo favorevoli alle liberalizzazioni, ma solo se rappresentano una reale utilità per i cittadini, Non siamo ammalati di slogan, le liberalizzazioni non sono la panacea contro tutti i mali, per questo, come abbiamo sempre coerentemente sostenuto, riteniamo che sulla salute non si possa e non si debba ragionare in termini di vantaggi per questa o quella lobby, ma in termini di quale sistema garantisca al meglio la salute e la sicurezza. Per questo – conclude Bianconi – va dato merito al governo e in particolare al ministro della salute Beatrice Lorenzin di essersi battuta con grande coraggio e determinazione contro la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. I farmaci, anche se totalmente a carico del paziente, non sono un qualunque prodotto di consumo che può essere venduto sugli scaffali del supermercato, basti pensare solo ai rischi che ne sarebbero derivati solo per il comparto degli psicofarmaci. Per questo quanto deciso dal Consiglio dei ministri è importante perché consente di difendere la centralità delle farmacie nel nostro Sistema sanitario e di garantire ai cittadini una Sanità sicura".

SE UNA PARTITA PUO’ METTERE IN SCACCO UNA CITTA’
Il calcio olandese e le sue tifoserie ha una lunga tradizione di sportività e correttezza e mai ci si sarebbe aspettati che i tifosi del Feyenoord tenessero in scacco una città come Roma, danneggiandone i monumenti e i luoghi simbolo. “E’ veramente inconcepibile – dichiara la senatrice Laura Bianconi - che proprio mentre tutti i governi europei si trovano a fronteggiare i problemi del terrorismo internazionale giovani europei si rendano protagonisti di episodi inqualificabili che danneggiano il paese che li ospita e ancor più danneggia la reputazione del loro paese. L’Olanda è un paese di grande civiltà ma è indubbio che i tifosi del Feyenoord hanno dato una plastica dimostrazione di come una bottiglia di birra sia superiore alle bellezze che solo Roma sa offrire. Quanto accaduto ci deve far riflettere sulla necessità di adottare misure ancora più stringenti come giustamente ha sottolineato il ministro Alfano che ha proposto un daspo europeo contro la violenza nel calcio. Angelino Alfano – conclude Bianconi - risponde con i fatti e con misure efficaci e concrete, alle ingiuste e ingenerose accuse mosse in questi giorni da chi affetto da protagonismo sa soltanto criticare".

ADDIO A LUCA RONCONI, PRESENZA INDELEBILE NELLA CULTURA ITALIANA
Luca Ronconi se ne èandato e solo nelle settimane a venire ci renderemo conto quanto grande sia il vuoto che ha lasciato. Per cinquant'anni è stato uno dei maggiori protagonisti della cultura italiana, lasciando una eredità che dovremo custodire e studiare con amore e riconoscenza.  


Dieci anni fa moriva Don Luigi Giussani. L’omelia funebre ai solenni funerali celebrati nel duomo di Milano fu pronunciata dal cardinale Ratzinger, che giusto poche settimane dopo sarebbe diventato Papa Benedetto XVI. Anche in questo, fino all’ultimo, la vita di Don Giussani si è sempre incrociata con un destino che si sarebbe disvelato appieno solo in seguito. Ma voler ricordare Don Giussani in termini agiografici, e pure ce ne sarebbero i motivi, sarebbe tradire la sua persona che dell’essenzialità aveva fatto la sua caratteristica principale, nel vivere e nel predicare. Per questo Spazio libero, per ricordare questo grande uomo, nei cui confronti sono in tanti ad avere un debito di riconoscenza, ha scelto due testimonianze particolari, Alberto Melloni e Fausto Bertinotti, che non provengono dalle fila del movimento fondato da Don Giussani, ma che proprio per questo dicono della sua grandezza.

DON GIUSSANI 10 ANNI DOPO
Ricordare Giussani è lo scopo di molte iniziative che hanno preparato il decennale della morte di questo prete ambrosiano che ha lasciato dietro di sé, come ogni figura di rilievo, una eredità contesa, controversa, complessa. E’ del 2014 la Vita di Don Giusani (Rizzoli) di Alberto Savorana, che iniziava a staccare il fondatore dal tessuto del <<movimento>>. Prima Massimo Camisaasca con Don Giussani. La sua esperienza dell'uomo e di Dio (San Paolo) aveva dato un profilo spirituale dell’amico. E ora perfino Renato Farina, con Cosa c'entra l'amore con le stelle? (Piemme) è tornato sul prete che lo ha educato alla fede. Tema – quello dell’educazione – attorno al quale Francesco Ventorino aveva raccolto i saggi di Luigi Giussani, La sfida della modernità (Lindau).
Opere che non vogliono fare una biografia, ma la storia dell’uomo per un <<noi>>. Come nella leggenda francescana è il nos qui cum ipso fuimos che determina un’immagine di Francesco, così per Giussani è il racconto di un <<noi>> che determina il discorso. Ma a suo modo questo senso del dovere di narrare l’incontro con uno che ti ha insegnato a vivere è anche la chiave per capire il fondo di una esistenza di educatore.
Nato a Desio, bambino in quello che era <<il paese del papa>> (Pio XI), Giussani ha l’infanzia tipica del prete cattolico: papà socialista, mamma religiosa, entra in seminario minore a undici anni, e passa al seminario di Venegono mentre si applica la riforma di papa Ratti degli studi teologici. Diventa prete un mese dopo la liberazione di Milano e rimane a Venegono come professore sette anni. Attività che interrompe quando poco più che trentenne chiede di insegnare al liceo Berchet, per misurarsi con l’incredulità incipiente della gioventù milanese.
Sono gli anni della repressione teologica della Mission de France e dei preti operai, quelli nei quali si sviluppa il suo apostolato: a differenza della Azione cattolica geddiana, trionfalista sul piano organizzativo e politico nella crisi del centrismo, Giussani (<<Don Gius>> come lo chiamano i suoi) propone una <<esperienza>>: quella di una vita comunitaria che mette l’evento cristiano come <<fatto>>. dirimente della storia cosmica e individuale. Nata nel 1954 <<Goventù studentesca>> si presenta come una esperienza comunitaria preconciliare – la riforma liturgica e la passione per la Bibbia saranno sempre un tema subordinato al cristocentrismo – ma attraversa col suo successo una Italia in cambiamento e un cattolicesimo che si riforma.
Alla Cattolica, dove Giussani va a d insegnare introduzione alla teologia dal 1964, il suo movimento si insedia in antagonismo col marxismo sessantottino e con un integrismo laico che rifonda Gs: nasce <<Comunione e liberazione>> e in essa si moltiplicano come per un dinamismo interno esperienze, vicende, tensioni. A volte funzionali, come quella della sezione italiana della sezione italiana della rivista Communio; altre volte laceranti come quella che stacca Sant’Egidio dalla parte romana del movimento. Una infinità di realtà ed esperienze nelle quali la figura di Giussani rimane <<autorità>>: anche quando la Dc vede in questi ragazzi che sognano una <<presenza pubblica>> e loro vedono nelle correnti peggiori della Dc un futuro politico. In questo passaggio Cl arriva vicino al punto di collisione con l’episcopato e con il Papa: che, però, dal 1975 cessa le ostilità. Sarà poi Giovanni Paolo II a dar loro stima. Il riconoscimento canonico nel 1985 e infine una autorità universale eleggendo all’episcopato figure di spicco provenienti dalle diverse anime del movimento. Che a sua volta vive la protezione dell’autorità pontificia come la riprova del diritto di denigrare gli altri, come fu con Lazzati.
Giussani resta leader indiscusso: anche se inizia mentre lui è vivo il tentativo – che è oggi la linea di governo del suo successore Carron – di oggettivarne l’apporto attraverso al riedizione della trilogia Il senso religioso, All’origine della pretesa cristiana, Perché la Chiesa. Proprio mentre il movimento federa imprese economiche (la Compagnia delle Opere), imprese mediatiche (il settimanale Il Sabato e il mensile 30giorni), correnti politiche (il Movimento popolare e il gruppo lombardo), che crescono accanto a comunità di consacrati, fraternità sacerdotali ed eventi, come il Meeting di Rimini dal 1980.
Giussani muore poche settimane prima di Wojtyla: è il cardinale Ratzinger che ne celebra i funerali in quella occasione, apice della gloria del movimento; che prende congedo da un prete morto in una stanzetta disadorna, con vista sulla tangenziale est.
(Alberto Melloni – Il Corriere della Sera, domenica 22 febbraio 2015)

&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&

GIUSSANI – IL SUO “CUORE” ROMPE L’OMOLOGAZIONE DEL POTERE
Oggi sono dieci anni dalla scomparsa di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione. "Il tempo che passa — ha scritto recentemente di lui don Julián Carrón, attuale presidente di Cl — le circostanze storiche che ci troviamo ad affrontare, la nostra disponibilità a lasciarci 'guidare' da don Giussani, lo rendono sempre più autorevole ai nostri occhi". Un carisma, quello di Giussani, che ha "contagiato" in varia misura migliaia di persone in tutto il mondo, battezzati e non credenti, perfino fedeli di altre religioni. "Ci spiazzò fin dagli anni 60, con il suo approccio totalizzante alla fede… divideva la Chiesa, era comprensibile: recuperare il carisma originale fa sempre male…". A dirlo non è un credente ma un ateo, sia pure in ricerca, come definisce se stesso Fausto Bertinotti, uomo-simbolo della sinistra italiana, sindacalista, già leader di Rifondazione comunista ed ex presidente della Camera dei deputati.
Bertinotti, chi è per lei don Giussani?
Risposta difficilissima, come tutte quelle che riguardano una personalità così rilevante… Un uomo di fede; questa è la prima cosa che direi di lui.
Quando cominciò a sentirne parlare?
Più di mezzo secolo fa, credo tra la fine degli anni 50 e l'inizio degli anni 60, quando mi occupavo dei movimenti giovanili. Ci imbattemmo in una formazione ignota fino ad allora, si chiamava Gioventù studentesca ed era guidata da un certo don Giussani.
Che cosa ricorda di particolare?
La mia generazione era abituata al dialogo con esperienze come quella delle Acli, con i giovani dell'Azione cattolica, e anche con altri gruppi… ma la venuta alla luce di Gs (che sarebbe poi divenuta Comunione e liberazione, ndr) fu un fatto nuovo, una presenza che all'inizio non era facile per noi da decifrare, perché aveva in sé una componente sociale molto rilevante e però anche un'impronta religiosa così marcata da essere in realtà quest'ultimo il tratto assolutamente prevalente, anche nell'ambiente scolastico…
Continui.
Si trattava di una presenza… (Bertinotti ci pensa a lungo) …mi verrebbe da dire combattiva, ma è un termine sbagliato e lo ritiro… ecco: una presenza segnata da un impegno totalizzante.
Che cosa significa per lei?
Gli altri gruppi erano anch'essi composti da credenti nei quali la vita di fede, la certezza religiosa, erano ben presenti nella pratica, ma come una sorta di premessa all'agire sociale. Mentre nei giovani di don Giussani la fede e la vita erano un tutt'uno.
Cl è figlia di don Giussani. Quel dna totalizzante lo si può attribuire a quell'esperienza anche oggi?
Vede, io faccio fatica oggi a ritrovare sulla scena sociale, politica e culturale forti elementi di continuità in tutte le grandi esperienze nate nel secolo scorso. E' come se fossimo precipitati in un altro mondo, e quello che si è spezzato è il filo della continuità. Si è spezzato per i comunisti, ma anche per i cristiani. C'è innanzitutto una ragione esterna: è cambiata la scena, siamo entrati in una altro capitolo della storia, quello del capitalismo finanziario globalizzato. E' un paradigma regressivo. Mi pare che siamo dentro una profonda crisi di civiltà.
E poi?
…difficile quindi riposizionarsi, per culture che sono cresciute nel vecchio contesto. Ma il secondo elemento è una mutazione intervenuta nei protagonisti. Direi così: il problema è il rapporto con il potere. Meglio, il rapporto tra la pratica sociale, o politica o culturale e la fede che ne sta all'origine. Intendo sia fede trascendente sia fede laica, storicamente determinata dal secolo, quella fede che ci mette in relazione con ciò che attendiamo e non è visibile, ivi compresa una società diversa.
E qual è la sua diagnosi?
Queste pratiche originate dalla fede, secondo me, al confronto con il potere non hanno retto la prova. Tutte.
Ma il carisma di don Giussani, per come lei ha avuto modo di conoscerlo, riesce a far fronte a questo cambiamento?
Per me è difficile dirlo… C'è una risposta alla sua domanda che non può che essere interna alla tradizione di cui Giussani porta il segno. Dico "tradizione" perché secondo me don Giussani ha prodotto una tradizione, che a sua volta sta dentro la tradizione del cristianesimo. Ma dall'esterno, posso dire che l'esperienza totalizzante di Giussani è attraente, perché manifesta l'intelligenza e la volontà di sottrarsi all'omologazione del tempo.
Si spieghi, presidente.
Oggi il capitalismo ha foggiato un uomo a sua immagine, e gli ha dato una sua umanità, che è quella dell'individualismo mercantilista. Come diceva Benjamin, si è configurato come una religione… E' l'omologazione dalla quale metteva in guardia Pasolini. Ecco allora che in quella tensione, anche drammatica, che è propria di ogni proposta totalizzante, starei per dire integralista, c'è anche l'antidoto alla riduzione operata dal nostro tempo.
E la proposta di Giussani può ancora scardinare l'omologazione del potere?
Secondo me almeno indica questa possibilità e questa prospettiva. D'altra parte è questo che mi interessa di lui. C'è un… sì, un integralismo, in Giussani, che è tipico del pensiero forte. Sono rischi che il pensiero debole non corre, ma il pensiero debole si condanna alla disumanizzazione che è inscritta nella società del nostro tempo… Anche il pensiero forte ha dei rischi, ma in ogni caso va "scalato", ecco. E' questo che della lezione di Giussani continua a intrigarmi.
Lei lo definisce "integralista", ma per Giussani non può esserci adesione alla verità senza libertà, senza affetto, senza stupore.
Certo. In questo è assolutamente moderno.
Lei porta avanti da tempo una sua forte ricerca religiosa personale. Perché ancor più del cattolicesimo in quanto tale le interessa un'esperienza come quella di don Giussani?
Di don Giussani come di altre figure di fedeli: il cardinale Pellegrino, per altre ragioni il cardinal Martini, padre Balducci… sono tutte presenze molto diverse. E' un ventaglio che può apparire acrobatico dal vostro punto di vista, lo capisco, ma quello che mi interessa è la testimonianza dell'uomo di fede, il rapporto tra il nostro tempo e la fede con cui si attraversa il secolo.
Lei cita spesso san Paolo…
E' vero; "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede" (2 Tm 4, 7, ndr). In questo trittico c'è quello che mi interessa e mi coinvolge nell'esperienza dell'uomo di fede, anche di don Giussani.
Don Giussani ha fatto un riferimento costante alla parola "cuore". Lei come lo intende?
Sorprende l'uso del termine, ma non la questione sollevata, perché il tema dell'amore, per come io lo leggo, è il tema del cristianesimo. Giussani ha recuperato un termine tradito dalla commercializzazione e lo ha riproposto nel suo carattere scandaloso, quello di riferirsi a un'esigenza di bene e di giustizia assolute.
Da non credente, una personalità come quella di Francesco le sembra estranea al carisma di Giussani?
Estranea non si può mai dire per una figura che appartiene alla stessa fede di un'altra, ma io vedo in papa Francesco soprattutto l'elemento della discontinuità, della rottura con il mondo passato; ovviamente anche suggerita e provocata dall'atto di rottura del pontefice che lo ha preceduto.
Anche per quanto riguarda il riferimento al cuore? Francesco ne parla ogni momento…
Credo che operata la discontinuità, ritorni il problema di fare i conti con ciò si trova nella tradizione. Da chi, quanto e come vengono presi gli elementi di quella tradizione e ri-attualizzati in un altro corpo, questo è un problema che andrebbe indagato. Poi bisogna anche capire, della tradizione, che cosa prendi, o che cosa sei capace di prendere. Questo credo che don Giussani lo sapesse bene.
Saprà anche lei, non solo dalla biografia di Giussani, che il fondatore di Cl ha fatto grattare molte teste nell'establishment ecclesiastico.
Lo capisco e lo ricordo bene. Vale anche per un'istituzione temporale e insieme trascendente come la Chiesa la regola generale di tutte istituzioni: qualunque elemento di scandalo o di trasgressione all'ordinamento viene ricordato come una minaccia…
Don Giussani però non ha mai scardinato nulla.
Scardinato no, ma "affacciarsi sul nulla" è una condizione necessaria per poter integrare il futuro… Naturalmente tutto sta nell'"affacciarsi", appunto, nel vedere il dato con occhi nuovi senza precipitare. Recuperare il carisma originale fa sempre male… Del resto è anche quello che sta facendo questo papa, mi pare.
(Federico Ferraù – Il Sussidiario, domenica 22 febbraio 2015)




 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

Questa newsletter vuole essere un contributo al dibattito politico e culturale nel nostro Paese. Ci scusiamo se arriva contro la tua volontà, molti dei nostri indirizzi sono presi da elenchi istituzionali e trattati secondo quando stabilito dalla L. 675/96, se non vuoi più riceverla.

clicca qui


Privacy e Note Legali
[ home ] - [ biografia ] - [ news letters ] - [ photo gallery ] - [ links ] - [ contatti ]