Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 282 del 24 marzo 2015

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Carta europea lingue regionali o minoritarie
Svolgimento contemporaneo elezioni regionali e amministrative
Riorganizzazione delle amministrazioni
pubbliche
Identificazione appartenenti forze dell'ordine
GIUSTIZIA
Contrasto all'omofobia e alla trans fobia
Tribunale della famiglia
Magistratura onoraria
Amnistia e indulto
AFFARI ESTERI
Carta europea lingue regionali o minoritarie
Ratifica accordi internazionali
BILANCIO
Screening neonatale
Collegato ambientale - legge stabilità
Decreto-legge sistema bancario
Corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio)
Fondo europeo per gli investimenti strategici
ISTRUZIONE PUBBLICA
Audizione del Presidente CONI, Giovanni Malagò, e del Presidente del Comitato promotore per le Olimpiadi Roma 2024, Luca Cordero di Montezemolo, sulla candidatura della città di Roma quale sede dei giochi Olimpici del 2024
Novantesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti
Relazione programmatica partecipazione dell'Italia all'UE per il 2015
Statizzazione ex istituti musicali pareggiati
AGRICOLTURA
Interrogazione sen. Bertuzzi sulle assicurazioni contro i rischi nel settore zootecnico ed agricolo
Interrogazione sen. Gatti sui danni provocati agli oliveti toscani dalla mosca delle olive
INDUSTRIA COMMERCIO TURISMO
Audizione informale nell'ambito dell'esame dell'atto del Governo n. 146 (Attività di assicurazione e riassicurazione - Direttiva Solvibilità II) di rappresentanti dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS)
Norme in materia di concorrenza
Politiche spaziali e aerospaziali
Disciplina delle attività subacquee e iperbariche
LAVORTO PREVIDENZA SOCIALE
Audizione di rappresentanti di Auchan S.p.A. sul nuovo testo del ddl 1051, Partecipazione lavoratori gestione imprese
Trattamenti familiari caduti sul lavoro
Audizione di rappresentanti dell'Associazione ATDAL over 40 e del Forum delle Associazioni Familiari sui ddl 1148 - 1670 - 1697 reddito di cittadinanza e salario minimo orario
SANITA’
Disposizione di corpi e tessuti post mortem
audizione informale CEFME (Centro di formazione medica)
Audizione informale Cefme (Centro di formazione medica)
Indagine conoscitiva Ssn: comunicazioni dei relatori
Procreazione assistita
Riutilizzo farmaci - rel. Bianconi - (illustrazione emendamenti)



In Aula
Riforma Banche popolari (Approvato dalla Camera dei Deputati)
Norme in materia di corruzione
Identificazione appartenenti Forze dell'ordine
Eventuale seguito argomenti non conclusi

DIMISSIONI LUPI NON FERMANO IMPEGNO NCD PER RIFORME
Spesso, tra le tante accuse che vengono mosse ai politici vi è quella di un eccessivo attaccamento alla poltrona, al potere che detengono, ma le rapidissime dimissioni del ministro Maurizio Lupi sono la prova che veramente in politica c’è gente che crede ancora che impegnarsi nelle istituzioni sia un servizio al bene comune e che per questo principio, per coerenza ai propri ideali, non esita a dimettersi pur di salvaguardare un progetto politico e un percorso di riforme fondamentale per l’Italia. Certo, rimane l’amarezza di un uso/abuso spregiudicato e violento dell’informazione, che non ha esitato a colpire gli affetti più cari di Maurizio Lupi. “"Macchina del fango” non sarà forse un esempio di bell’italiano ma rende bene l’idea di come, pur in assenza di qualsiasi addebito di natura giudiziaria, si possa mettere in discussione un percorso politico trasparente, coerente e fedele ai propri ideali. "Nostro unico interesse sono la stabilità e la governabilità – commenta la senatrice Laura Bianconi, vicepresidente del gruppo AP Ncd-Udc - il passo indietro di Maurizio Lupi non solo è la conferma di uno stile e di un senso di responsabilità di cui nessuno dubitava e che oggi alla luce della decisione presa è ancora più evidente, ma è soprattutto l'ennesima conferma che il Nuovo Centrodestra ha a cuore un unico interesse: la stabilità e la governabilità. Senza essere indagato ed in sole 72 ore Lupi ha deciso di dimettersi da un ministero in cui non solo ha ben lavorato, ma che è tra i protagonisti della ripresa economica in atto nel nostro Paese - aggiunge - la legge Sblocca Italia porta il suo nome, così come quella che ha introdotto il bonus edilizio che oggi sta consentendo di far riprendere fiato al settore delle costruzioni, in così grave difficoltà e così centrale per la nostra economia. In tutto sono stati mobilitati oltre 14 miliardi di euro. Risultati che nessuna aggressione mediatica, nessuna ondata di fango, che non ha risparmiato la sua famiglia, potrà nemmeno mettere in ombra. Maurizio Lupi è e resterà un bravissimo ministro".

TUNISI: FINISCE L’ILLUSIONE CHE L’ISIS NON CI TOCCHI
“E’ stato più volte detto che l’instabilità politico-amministrativa che i paesi nordafricani stanno vivendo in questi ultimi anni è un rischio concreto per tutto il mondo occidentale e non solo, quindi, un dramma verso cui i paesi più ricchi e fortunati devono mostrarsi compassionevoli”.
Inizia così il ragionamento della senatrice Laura Bianconi sul drammatico episodio di terrorismo che la scorsa settimana ha colpito la Tunisia. “Quanto avvenuto al museo del Bardo di Tunisi, con le prime vittime italiane dell’Isis, dimostra che nessuno di noi può considerasi al sicuro e che soprattutto non possiamo pensarci che la risoluzione dei nostri problemi interni sia l’unico obiettivo da perseguire. In realtà – continua Bianconi – la globalizzazione, di cui forse non abbiamo compreso appieno la portata, porta il terrorismo ovunque, e forse è stata solo fortuna, oltre che abile opera di intelligence e prevenzione, se sino ad oggi non ha toccato il nostro Paese. Ma a Tunisi sono morti 4 italiani, e molti di più sono quelli rimasti feriti; persone che si erano concesse una breve vacanza appena fuori dai confini italiani, per molti il sogno di una vita, una crociera, come soddisfazione dopo una vita di duro lavoro. Adesso che fare? – si chiede in conclusione Laura Bianconi - Rinchiudersi ancora di più dentro i nostri confini, inasprendo magari i controlli anche a costo di militarizzare il nostro territorio? Oppure lanciare al terrorismo una sfida all’insegna della solidarietà, una solidarietà che coinvolga tutti i paesi occidentali a sostegno dei percorsi di pacificazione e democrazia in atto nei paesi in cui prosperano i terroristi e l’estremismo religioso. La Tunisia è stata colpita perché ha, certamente con difficoltà, iniziato questo percorso. Colpire il turismo, che rappresenta una delle principali fonti di reddito del paese, è stata infatti una subdola, quanto studiata manovra, per instillare l’idea che la sicurezza sia rinchiudersi entro i propri confini, a occuparsi dei fatti propri. Ma questo è proprio quello che cercano i terroristi dell’Isis: l’Occidente impaurito e diviso”.

ELEZIONI FRANCIA: E’ L’UNITA’ A FAR VINCERE IL CENTRODESTRA
“Dopo la sconfitta, seppur di misura, alle elezioni presidenziali di tre anni fa, Sarkozy ritorna a vincere. E’ lui infatti il vero trionfatore delle elezioni dipartimentali svoltesi domenica scorsa. Buono, buonissimo, il risultato di Marine Le Pen, attivissima leader del Front National, ma la sua politica ultranazionalista, non sfonda, il paese è deluso da Hollande, vuole il cambiamento, ma non lo vede possibile nell’estremismo lepenista. Questo dimostra che quando il centrodestra è unito convince gli elettori e viene premiato alle urne, proprio come giusto una settimana fa ci diceva il presidente del Ppe Joseph Daul nel corso della sua visita a Roma. E questa è la strada che come Area Popolare Ncd-Udc vogliamo seguire, dialogando con tutti ma distinguendoci nettamente dalla politica urlata e estrema che vuole mandare il nostro Paese allo sfascio”.
Così la senatrice Laura Bianconi, esponente del Nuovo Centrodestra, sui risultati del primo turno delle elezioni amministrative francesi.

DIVORZIO BREVE, AP TUTELA MINORI E CONIUGE DEBOLE
Mercoledì 18 marzo l'Assemblea di Palazzo Madama ha, a larghissima maggioranza, il disegno di legge in materia di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi (cosiddetto divorzio breve). Il testo, essendo stato modificato, torna alla Camera.
Tra i punti salienti del testo l'articolo 1 riduce da tre anni a dodici mesi la durata della separazione per poter presentare domanda di divorzio; la durata è ridotta a sei mesi in caso di separazione consensuale. Il termine decorre dalla comparizione dei coniugi dinanzi al presidente del tribunale. L'articolo 2 anticipa lo scioglimento della comunione dei beni al momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati. L'articolo 3 prevede che le nuove disposizioni si applichino ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge.
Su proposta della relatrice è stato invece stralciato il comma 2 dell'articolo 1, ovvero la norma, introdotta dalla Commissione giustizia del Senato, volta a disciplinare il divorzio diretto. "Il testo del disegno di legge sul divorzio breve approvato dal Senato segna il successo del lavoro parlamentare che ha consentito di giungere ad una normativa equilibrata, scongiurando soprattutto l'ipotesi di un divorzio 'smart' o modello 'Las Vegas' che avrebbe condotto ad un eccesso di de-responsabilizzazione dei coniugi stessi". Questa la dichiarazione della vicepresidente del gruppo Area popolare Ncd-Udc, Laura Bianconi che continua: "Grazie all’impegno di Ncd che ha coinvolto la maggioranza in un approfondito dibattito e' stato riconfermato il valore intrinseco del matrimonio, rispetto al quale non deve mai venire meno il senso di responsabilità degli sposi. Allo stesso tempo, inoltre, abbiamo voluto cogliere quelle esigenze emerse da una società in cui sono profondamente cambiati gli stili di vita garantendo tempi più rapidi per le separazioni. Il tutto però subordinato ai diritti dei minori e del coniuge più debole verso i quali non devono mai venire meno le forme di tutela e di protezione".



Cosa fatta capo ha. Maurizio Lupi si è dimesso da ministro, (non da padre e da marito, come ha tenuto a dire), Consumato in meno di una settimana il tormentone su boiardi di Stato, affari e famiglia adesso tiene banco il dibattito su chi sarà il successore. Ma Spazio libero non vuole cestinare così quanto accaduto; per questo propone due importanti riflessioni in tema di indagini giudiziarie e intercettazioni.

DUE PESI, DUE MISURE, UN LEADER
Maurizio Lupi, ministro della Repubblica, non indagato, dimesso. Vincenzo De Luca, candidato governatore della Campania, condannato in primo grado per abuso di ufficio, non dimesso. Francesca Barracciu, indagata, candidata governatore della Sardegna, dimessa; poi promossa sottosegretario (insieme ad altri tre sottosegretari indagati, sulla cui posizione pare che il premier stia ora riflettendo). Nunzia De Girolamo, ministro, all’epoca non indagata, dimessa.
Ce n’è abbastanza per chiedersi se esista un nuovo codice non scritto per il trattamento dei politici che finiscono negli scandali, e chi l’abbia scritto. Di certo quello vecchio è caduto in disuso. All’epoca di Tangentopoli bastava un avviso di garanzia per tagliare la testa a un membro del governo. Ma anche dopo, nella Seconda Repubblica, vigeva una prassi che potremmo definire sì «giustizialista», ma regolata. In sostanza consisteva nell’affidare ai pm e ai giudici la selezione della classe dirigente: a ogni provvedimento giurisdizionale seguiva una più o meno adeguata sanzione politica. Prassi poi codificata in legge con la Severino, che fissa nella prima condanna il limite oltre il quale scattano le punizioni, cominciando con la sospensione per finire con la decadenza in caso di sentenza definitiva
Ma oggi, nell’era Renzi, la Severino è contestata per eccessiva rigidità, e infatti pur condannato De Luca si candida; mentre sembra essersi alzata la soglia di tolleranza per i non indagati. La spiegazione potrebbe essere nello strapotere del premier: in realtà si dimette solo chi decide lui. E qualcuno perciò lo accusa di colpire di preferenza gli scandali degli altri, e di coprire quelli più vicini a lui; un classico caso di due pesi e due misure. Ma neanche questo sembra essere del tutto vero, perché fu Renzi a far dimettere il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, democratico, indagato, che non ne aveva alcuna voglia. Qual è allora il nuovo criterio?
Io credo che sia l’umore dell’opinione pubblica, di cui Renzi si considera un buon medium. Nel senso che il premier usa come metro morale il suo gradimento politico: se una condanna può essere perdonata dagli elettori (nel caso di De Luca, per esempio, parrebbe di sì, visto che ha vinto le primarie) lui lascia perdere, se capisce che può arrecargli un danno serio nel suo rapporto con l’opinione pubblica, come nel caso di Lupi, diventa inflessibile.
È un metodo a suo modo politico, certo più di quello giustizialista che non si può davvero rimpiangere; ma senza regole, e molto arbitrario. Soprattutto perché dipende da circostanze e dettagli casuali, spesso senza rilevanza penale, che possono molto influenzare l’opinione pubblica se sono mediaticamente efficaci. Un Rolex in regalo, per esempio, un abito di sartoria in offerta, un modo di parlare sgradevole o volgare al telefono, valgono mille condanne penali nel tribunale del popolo e dei media. E non è certo una novità. Berlusconi ha pagato molto di più in termini di consenso e di credibilità per il caso Ruby, nel quale è stato assolto, che nel processo per frode fiscale in cui è stato condannato.
È un processo tipico delle società di massa, ma pieno di incognite. Se infatti un’intercettazione è più importante di una sentenza, e diventa decisivo se farla conoscere o no, per riassunto o testuale, e il momento dell’inchiesta in cui la si rende pubblica, allora rischiamo che la lotta politica condizioni il corso della giustizia, invece che la giustizia influenzi la politica come avveniva vent’anni fa. Un giustizialismo alla rovescia, esercitato dalla piazza invece che dal tribunale. Non so se è meglio. Fu una piazza a salvare Barabba e a mandare a morte Gesù.
(Antonio Polito – Corriere della Sera, 21 marzo 2015)

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PER QUESTI PM NEGLI USA UNA PENA DI 20-30 ANNI
“Quando le intercettazioni finiscono sui giornali, la violazione del segreto d’ufficio ha l’unico effetto di proteggere i colpevoli. Distrugge l’autorità e la legittimità dei processi e delle Procure e quindi mina l’intera disciplina della giustizia in Italia”. Sono le parole di Edward Luttwak, politologo e saggista, a proposito della vicenda che vede come protagonista il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi. Ieri il ministro ha replicato a chi chiedeva le sue dimissioni affermando: “Voglio andare in Parlamento a riferire sulle scelte. Devo dare tutte le risposte politiche e individuali, la maggioranza valuterà sulle mie parole”.
Luttwak, che cosa ne pensa del modo in cui sono state utilizzate le intercettazioni nel caso Lupi?
L’uso delle intercettazioni per la repressione della corruzione diffusa non è un fatto criticabile. Quando però il testo di qualsiasi intercettazione arriva alla stampa senza essere parte integrale di un documento ufficiale, questa fuga di notizie dovrebbe essere oggetto di immediate e intense investigazioni. Se si scopre che è stato un procuratore che ha fornito questi dati alla stampa, il suo dovrebbe essere trattato come un atto di ostruzione alla giustizia, cioè investigato nella maniera più intensa, processato rapidamente e condannato con pene molto severe.
Perché ritiene che si debba utilizzare tanta durezza?
Il magistrato che svela i segreti d’ufficio e li dà alla stampa può farlo solo per motivazioni faziose, se non per pura indisciplina. E’ un malcostume e un crimine gravissimo il fatto che ciò sia stato accettato dall’Italia, sulla base del fatto che i magistrati non investigano altri magistrati.
Dove deve essere tracciata la linea?
Se sei intercettato e in seguito condannato in quanto corrotto va benissimo. Se invece sei intercettato e le tue parole sono sbandierate sui media con tagli e selezioni arbitrarie per distruggere la tua reputazione, questo è gravissimo a livello personale. Ma soprattutto a livello dello Stato si tratta della violazione del segreto d’ufficio, che paradossalmente ha l’effetto di proteggere i colpevoli. Distrugge infatti l’autorità e la legittimità dei processi e delle Procure e quindi mina l’intera disciplina della giustizia in Italia.
Che cosa occorre fare?
Questo malcostume deve finire adesso. Se c’è un’indagine e i dati sono pubblicati sui giornali, senza essere presi da un documento ufficiale di un tribunale, si devono subito mettere in campo tutti i possibili sforzi investigativi, scoprire chi è stato e se è un magistrato o un funzionario deve essere processato per direttissima e condannato per sabotaggio del sistema di giustizia. In America per questo reato le pene sono tra i 20 e i 30 anni.
Per Sabelli dell’Anm “i magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati”. Lei che cosa ne pensa?
Penso che la riforma della giustizia è diventata la prima priorità in Italia. Bisogna mettere un freno all’arbitrio inquirente. Il fatto che Calogero Mannino sia stato processato per 17 anni, che la Cassazione abbia annullato la sua condanna e che la Procura abbia iniziato un nuovo processo la dice lunga. La magistratura è una casta che utilizza i suoi poteri a scopi politici, come documenta il caso di Ingroia.
Una riforma della giustizia è possibile?
Spero che gli italiani appoggeranno Renzi nel suo confronto con questa casta di magistrati che hanno colonizzato l’Italia. Quelli che dovrebbero essere i servi dello Stato vogliono diventarne i padroni. E quando la Cassazione annulla le condanne, loro ricominciano da capo. Un magistrato in Italia può inquisirmi per un’accusa priva di fondamento, portarmi a un processo dopo l’altro per poi scoprire, magari solo di qui a 20 anni, che era tutto basato su un falso o su un errore macroscopico... come è possibile? In caso di errori gravi, dovrebbero essere licenziati o condannati a pagare i risarcimenti.
(Pietro Vernizzi - Il Sussidiario 19 marzo 2015)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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