Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 285 del 7 Aprile 2015

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Svolgimento contemporaneo elezioni regionali e amministrative
Contrasto alla criminalità organizzata
Contrasto al terrorismo
Diritto di accesso a internet
Modifiche Statuto regione Friuli-Venezia Giulia
GIUSTIZIA
Contrasto all'omofobia e alla trans fobia
Tribunale della famiglia
Magistratura onoraria
Amnistia e indulto
AFFARI ESTERI
Carta europea lingue regionali o minoritarie
Ratifica accordi internazionali
BILANCIO
Screening neonatale
Collegato ambientale - legge stabilità
Decreto-legge sistema bancario
Corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio)
Fondo europeo per gli investimenti strategici
ISTRUZIONE PUBBLICA
Audizione del Presidente CONI, Giovanni Malagò, e del Presidente del Comitato promotore per le Olimpiadi Roma 2024, Luca Cordero di Montezemolo, sulla candidatura della città di Roma quale sede dei giochi Olimpici del 2024
Novantesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti
Relazione programmatica partecipazione dell'Italia all'UE per il 2015
Statizzazione ex istituti musicali pareggiati
AGRICOLTURA
Interrogazione sen. Bertuzzi sulle assicurazioni contro i rischi nel settore zootecnico ed agricolo
Interrogazione sen. Gatti sui danni provocati agli oliveti toscani dalla mosca delle olive
INDUSTRIA COMMERCIO TURISMO
Audizione informale nell'ambito dell'esame dell'atto del Governo n. 146 (Attività di assicurazione e riassicurazione - Direttiva Solvibilità II) di rappresentanti dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS)
Norme in materia di concorrenza
Politiche spaziali e aerospaziali
Disciplina delle attività subacquee e iperbariche
LAVORO PREVIDENZA SOCIALE
Audizione di rappresentanti di Auchan S.p.A. sul nuovo testo del ddl 1051, Partecipazione lavoratori gestione imprese
Trattamenti familiari caduti sul lavoro
Audizione di rappresentanti dell'Associazione ATDAL over 40 e del Forum delle Associazioni Familiari sui ddl 1148 - 1670 - 1697 reddito di cittadinanza e salario minimo orario
SANITA’
Norme sanitarie scambi e importazioni nell'Unione di cani, gatti e furetti
Disposizione di corpi e tessuti post mortem
Relazione programmatica partecipazione Italia UE 2015 (Parere alla 14a Commissione - Rel. Bianconi)
Audizione informale Direttore scientifico FADOI, dottor Gussoni



In Aula
Riorganizzazione Amministrazioni pubbliche
Ratifiche di accordi internazionali
Misure cautelari personali
Semplificazione settore agricolo
Risoluzione della 14ª Commissione permanente sulla proiezione delle politiche europee nel Mediterraneo
Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
Mozione n. 384, Crosio, sul piano di razionalizzazione di Poste Italiane S.p.A.
Mozione n. 258, Amati, sulla promozione della cultura contro i maltrattamenti degli animali
Mozione n. 378, Uras, su iniziative contro la crisi economica e sociale della Sardegna

ANTICORRUZIONE VOTO CONVINTO DA AP MA SI APRA DISCUSSIONE SU INTERCETTAZIONI
Mercoledì 1° aprile l'Assemblea del Senato ha approvato il testo unificato dei ddl n. 19 e connessi, contenente le norme in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, associazione di tipo mafioso e falso in bilancio. Il testo passa ora all'esame della Camera dei deputati.
La prima parte del provvedimento inasprisce le pene principali e accessorie per i reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, indebita induzione, peculato). Sono previsti obblighi di riparazione pecuniaria, attenuanti in caso di collaborazione utile alle indagini, scambi di informazioni tra giudice amministrativo, pubblico ministero e Autorità anticorruzione. La seconda parte del provvedimento riguarda i delitti di falsa comunicazione sociale. Su proposta del Governo, la Commissione giustizia ha modificato alcuni articoli del codice civile, distinguendo le false comunicazioni sociali delle società quotate da fatti di lieve entità, che tengono conto della natura e delle dimensioni delle società, e prevedendo la non punibilità per fatti di limitata gravità.
“Il decreto anticorruzione rappresenta un momento importante del processo di rinnovamento del Paese in cui Area Popolare è profondamente e responsabilmente impegnata – dichiara la senatrice Laura Bianconi, vicepresidente del Gruppo Ap Ncd-Udc – abbiamo convintamente votato questo provvedimento che per noi è però solo il primo tassello di altri interventi che riformino profondamente la giustizia in materia di prescrizione, durata dei processi e intercettazioni. Gli ultimi recenti episodi hanno messo in evidenza come spesso, per fini che nulla hanno a che vedere con la necessità di perseguire e contrastare i reati, ci siano persone la cui immagine vien sbattuta sulle pagine dei giornali senza che abbiano commesso alcun reato. Ovviamente conclude Bianconi – non è nostra intenzione porre limiti alle intercettazioni quando queste sono necessarie e funzionali all’accertamento della verità, ma è evidente che la pubblicazione di intercettazioni che riguardano cittadini, così come personaggi pubblici, che nulla hanno a che fare con l’inchiesta deve essere oggetto di più attenta valutazione. Il nostro Paese ha una lunga tradizione in tema di diritto e democrazia e noi abbiamo il dovere di mantenere alta questa storia e questa tradizione”.

TERRORISMO: L’ITALIA ARRESTA RECLUTATORE TERRORISTI TURCHI
“C’è un’Italia che non fa mai festa ed è quella che veglia sulla nostra sicurezza come dimostra il recente arresto di Unal Erdel, il reclutatore turco, appartenente al gruppo di estrema sinistra DHKR-C, su cui pendeva un mandato di cattura internazionale emesso dalla magistratura di Ankara e pesantemente coinvolto nell’uccisione del magistrato Mehemet Selim Kiraz”.
Questa la dichiarazione della senatrice Laura Bianconi che sottolinea la valenza dell’operato del ministro Alfano. “Ancora una volta – continua Bianconi – si dimostra il valore di Angelino Alfano che come ministro dell’Interno ha saputo mettere in campo tutte le forze e le strategie necessarie per garantire ordine e sicurezza sul nostro territorio. I controlli e il livello di attenzione, come ha precisato lo stesso Alfano, sono altissimi e questa è la migliore risposta alle mistificazioni di chi non perde occasione di chiedere le dimissioni di un ministro che invece ha dimostrato di saper far fronte alle continue emergenze che vengono dai paesi del Nord Africa e del Medio Oriente”.

SCOMPARSO GIOVANNI BERLINGUER, GRANDE PROTAGONISTA DELLA POLITICA ITALIANA
“La scomparsa di Giovanni Berlinguer lascia in tutti una sentimento di grande tristezza unito alla considerazione che la politica italiana perde uno dei grandi protagonisti della scena politica del nostro Paese”.
Così la senatrice Laura Bianconi sulla scomparsa di Giovanni Berlinguer, esponente del Partito comunista italiano e più volte eletto alla Camera dei Deputati, al Senato della Repubblica e al Parlamento Europeo.

CHIUSI I MANICOMI GIUDIZIARI, ULTIMO PASSO DELL’INDAGINE DEL SENATO
Il 31 marzo, dopo molti rinvii, si conclude un percorso iniziato nel 2008 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale, istituita presso il Senato della Repubblica, che ha compiuto una ricognizione ampia e ponderata sugli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) comunemente detti manicomi giudiziari. In Italia sono attivi 6 ospedali psichiatrici giudiziari (Castiglione delle Stiviere, Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Aversa, Secondigliano, Barcellona Pozzo di Gotto), si tratta di strutture che accolgono persone che hanno commesso un reato, sono state riconosciute incapaci di intendere e di volere al momento del fatto e sono state pertanto prosciolte, ma riconosciute “socialmente pericolose” e sottoposte a una misura di sicurezza. La misura di sicurezza dovrebbe servire a rendere la persona non socialmente pericolosa, attraverso le cure erogate all’interno delle strutture. “Fino al 2008 – sottolinea la senatrice Laura Bianconi, che come componente della Commissione d’inchiesta ha partecipato attivamente all’inchiesta sui manicomi giudiziari - gli OPG erano gestiti completamente dall’Amministrazione penitenziaria, e il personale sanitario dipendeva dal Ministero della Giustizia. Dal 2008, con il passaggio di competenze della sanità penitenziaria al Servizio sanitario nazionale, il personale sanitario degli Opg è transitato alle dipendenze delle Aziende Usl, mentre la gestione degli aspetti strutturali, logistici e di sicurezza è rimasta all’Amministrazione penitenziaria. E’ in questa delicata fase di passaggio che si è inserito il lavoro della Commissione allora presieduta da Ignazio Marino. Andammo a verificare, a toccare con mano – ricorda Bianconi - quale fosse la realtà e, come spesso succede in Italia, ne uscì un affresco con molte ombre e poche luci, nella maggior parte dei casi le strutture avevano gravi carenze tecniche e le persone che dovevano essere assistite raramente ricevevano le cure necessarie al recupero. Carenze strutturali ed igienico-sanitarie, sovraffollamento e assenza, pressoché totale, di attività di recupero e cure specifiche, erano la caratteristica comune di un percorso fortemente lesivo della dignità personale e, salvo poche eccezioni, non garantivano un futuro e un reinserimento nella società di persone che potevano sì aver commesso efferati delitti ma rimanevano comunque persone le cui azioni erano determinati da gravi disagi psichici di cui uno Stato civile ha l’obbligo di farsi carico. Un particolare – continua Bianconi – che mi ha profondamente impressionata è stato il dover constatare che per molti l’OPG era una sorta di condanna a vita, aver visto persone che da oltre 20 anni vivevano la condizione di reclusi perché dimenticati da tutti. Per questo come Commissione, dopo aver ascoltato esperti ed operatori , proponemmo la chiusura degli OPG e contemporaneamente la nascita di strutture alternative in cui ogni Regione si faccia carico dei propri residenti internati negli OPG. Eravamo e siamo, anche oggi che questo appuntamento è arrivato, assolutamente consapevoli della fatica che comporterà per ogni Regione organizzarsi per attivare strutture in cui le esigenze di sicurezza siano coniugate a quella della riabilitazione sanitaria, ma il nostro obiettivo era mettere al centro la persona che doveva, per quanto possibile, recuperata e essere in grado di vivere una vita degna di questo nome e non solo di sopravvivere ai propri errori e alla propria malattia”.


Purtroppo anche questa Pasqua è stata funestata dall’ennesima strage di cristiani. Quanto avvenuto nel campus universitario di Garissa in Kenya non sembra avere però aver suscitato più di qualche dichiarazione di maniera e zero contromisure. Ma Spazio libero non vuole che tutto questo passi in attesa della nuova e più eclatante carneficina offre due spunti, molto diversi, per maturare e rafforzare una posizione che contrasti il dilagare di questo tragico fenomeno.

CRISTIANI UCCISI IN KENYA/ L'ISLAM CI AMMAZZA PER BUCARE LO SCHERMO
Almeno 147 persone sono state uccise dopo che le truppe kenyane hanno sgomberato un dormitorio dell’università di Garissa nel nordest del Paese africano. Al-Shabab somali armati di fucile avevano sequestrato gli studenti all’interno del campus. All’alba i jihadisti avevano fatto irruzione nell’università e si erano quindi barricati in una sezione al suo interno fino a sera. Forze di sicurezza hanno circondato l’edificio, e quindi è scattato il blitz che però non è stato purtroppo incruento. Abbiamo chiesto un commento a padre Giulio Albanese, missionario comboniano e giornalista.
Che cosa ne pensa del massacro avvenuto a Garissa?
Con gli attacchi in Kenya, Al-Shabab imita evidentemente il modello dell’Isis. Il fatto che abbiano diviso i prigionieri in due gruppi, da un lato i cristiani e dall’altra i musulmani, decapitando i primi e risparmiando i secondi, ci pone di fronte a una strategia che si ispira ai fanatici di Al-Baghdadi.
Perché i cristiani sono stati uccisi senza pietà?
Il motivo per cui sono colpiti i cristiani è che questo è il modo migliore per “mediatizzate” le loro nefandezze. Le vittime cristiane “bucano” lo schermo, nel senso che la notizia è subito ripresa e amplificata. Alcuni giorni fa si sono verificati massacri di musulmani in Somalia ma nessuno ne ha parlato. Chiaramente nel momento in cui si colpiscono obiettivi cristiani le azioni terroristiche sono riprese dalle agenzie internazionali.
Perché è stato colpito proprio il Kenya?
Gli Al-Shabab e gli altri gruppi ribelli che operano in Somalia hanno un forte desiderio di rivalsa nei confronti del Kenya, perché è intervenuto militarmente sul territorio somalo. Non è la prima volta che si registrano azioni terroristiche di matrice somala in territorio kenyano.
4Il legame tra Al-Shabaab e Isis è soltanto di emulazione o è anche organizzativo?
E’ un legame di pura emulazione. Gli Al-Shabaab esistevano anche prima, sono una costola delle Corti islamiche di Mogadiscio presenti già nel 2006. La stessa Al Qaeda nel Maghreb nasce dalla congiunzione di tanti gruppi ribelli che si sono accorti che il logo di Bin Laden bucava lo schermo e che quindi hanno scelto di utilizzarlo.
Quali sono le origini del conflitto che sta attraversando la Somalia?
Nel ’91, con la caduta del regime di Mohammed Siad Barre, non esiste più un vero e proprio Stato somalo. L’attuale governo, pur essendo internazionalmente riconosciuto, non ha il controllo del territorio. Ciò nonostante si sono susseguiti diversi interventi stranieri, sotto la stessa benedizione dell’Onu, che però non hanno risolto la questione. Purtroppo il Corno d’Africa è l’area più esposta alla contaminazione di gruppi eversivi che provengono dalla sponda saudita/yemenita. Se nel ’900 la linea di falda tra Oriente e Occidente passava dal Medio Oriente, oggi le vicende del continente africano e in particolare del Corno d’Africa indicano che è in atto uno slittamento del conflitto.
Perché i jihadisti sono così forti in Somalia?
Un certo salafismo, e in particolare il wahabismo, ha rappresentato la culla di formazioni ribelli come Isis e Al-Shabaab. Il paradosso è che Arabia Saudita e Qatar sono Paesi nelle grazie degli Stati Uniti. Riyad non è stata inserita nella lista dei Paesi ribelli perché chiaramente c’è la questione del petrolio. La Somalia è la parte dell’Africa più esposta, in quanto si affaccia verso oriente. Anche se un certo jihadismo è presente anche in Libia, nella zona settentrionale del Mali e in Nigeria. Sono tutti gruppi preesistenti all’Isis, che però emulano il modello di Al-Baghadi perché questo buca lo schermo e dà una certa forza ideologica alla loro linea eversiva.
E’ in corso una guerra di religione?
No, siamo di fronte a una strumentalizzazione della religione per fini eversivi. Dire che questa è una guerra di religione significa fare il gioco degli estremisti. Vogliono porre la loro iniziativa su questo piano, ma se andiamo a fare il computo delle vittime i jihadisti hanno ucciso molti più musulmani che cristiani.
(Pietro Vernizzi- Il Sussidiario di venerdì 3 aprile 2015 –www.ilsussidiario.net)

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CRISTIANI UCCISI IN KENYA/ DIETRO IL "TERRORISMO", LA DIALETTICA STERILE (E COMPLICE) DELL'OCCIDENTE
Il terribile eccidio di studenti cristiani in Kenia ad opera degli Shabaab è stato contraddistinto da una esplicita selezione degli studenti tra musulmani e cristiani, i primi liberati, i secondi uccisi. C'è chi ha interpretato questo fatto come il tentativo di dar maggior risalto alla nefanda impresa, perché le vittime cristiane "bucano lo schermo" più di quelle musulmane, ma sembra una tesi poco supportata dai fatti. Per Garissa non ci sono stati, infatti, cortei di centinaia di migliaia di cittadini indignati, né sfilate di politici.
In un Occidente sempre più impegnato a eliminare ogni presenza pubblica del cristianesimo, relegandolo a residuo oscurantista da celebrare al massimo in privato, senza "disturbare il manovratore", continua a trovare resistenza il fatto che si possano condurre guerre in nome di una religione.
Per la cultura dominante, le guerre di religione appartengono a un passato cancellato dal glorioso affermarsi dei Lumi e della Rivoluzione francese, dopo i quali le guerre sono state combattute solo in nome della triade "liberté, fraternité, égalité", o della "nuova e perfetta società" nazista o comunista.
Il fatto nuovo portato dall'eccidio in Kenia è che questa volta sono stati colpiti solo ed esplicitamente i cristiani, ma è una novità apparente, basti pensare all'attacco nel 2014 a un pullman turistico, ancora in Kenya, con i cristiani costretti a leggere il Corano per poi essere uccisi, e i musulmani lasciati vivi.
La Somalia è un Paese quasi totalmente musulmano, mentre il Kenia è a grande maggioranza cristiano e i musulmani una minoranza attorno all'11%. Difficile quindi non vedere l'elemento religioso nel tragico evento, unito certamente ad altri fattori, come quello politico. L'esercito keniota è intervenuto contro gli Shabaab in difesa del governo ufficiale e il Kenya è sotto attacco degli estremisti islamici da diversi anni, con numerosi attentati che hanno provocato centinaia di morti.
Gli autori di questi attentati vengono definiti terroristi, ma è una definizione che non aiuta a comprendere la realtà. Gli atti di terrorismo sono atti di guerra effettuati secondo regole diverse da quelle "normali", in quanto diretti non a indebolire le forze armate del nemico, ma a spargere il terrore nelle popolazioni e per questo colpiscono gli innocenti.
Questi atti non sono prerogativa di gruppi eversivi, ma sono compiuti anche dagli Stati. Si pensi ai bombardamenti a tappeto delle città italiane e tedesche durante l'ultimo periodo della seconda guerra mondiale, con l'intenzione di colpire indiscriminatamente obiettivi civili e militari. O al terrorismo di Stato dei sistemi dittatoriali.
Il terrorismo è un altro modo, più radicale, di condurre una guerra e quella di cui stiamo parlando è la guerra che una parte del mondo musulmano ha dichiarato al resto del mondo. Siamo di fronte a una ripresa letterale di un elemento tradizionale della teoria giuridica dell'islam, la divisione del mondo tra dar al-islam, la dimora dell'islam, e dar al-harb, la dimora della guerra, dove l'islam non ha ancora trionfato.
Quanto avviene nei territori occupati dall'Isis, o è avvenuto a Garissa, sembrano rispondere più ad atti di pulizia etnica che non di terrorismo, così come i tragici eventi di Parigi ricordano da vicino le azioni dei commando in territorio nemico. Altrettanto si può dire del modo di operare di Boko Haram in Nigeria.
Può non piacerci, ma ci è stata dichiarata una guerra ad oltranza, ancor più drammatizzata dalla ripresa del secolare scontro tra le due principali anime dell'islam, quella maggioritaria sunnita e quella minoritaria sciita. Questa guerra, a sua volta, si interseca con lo scontro in atto tra le potenze regionali per il controllo del Medio Oriente, dopo quella che appare come una sostanziale ritirata dell'Occidente.
Dietro la guerra civile in Yemen tra sunniti e sciiti vi sono Arabia Saudita e Iran, concorrenti anche per il petrolio, mentre piuttosto ambigua rimane la posizione della nuova Turchia di Erdogan, che sembra sfruttare questi conflitti, come quello in Iraq, per affermarsi a sua volta come potenza regionale, ormai svincolata dalla vecchia posizione di "baluardo orientale" della Nato.
Di fronte a questa situazione esplosiva, Stati Uniti ed Europa continuano ad arzigogolare attorno alle vecchie teorie sul terrorismo e a baloccarsi con giochetti ideologici sull'islam "buono" o "cattivo", sordi anche a ciò che viene detto dall'interno dello stesso mondo musulmano.
(Caleb J. Wulff – Il Sussidiario di lunedì 6 aprile 2015 – www.ilsussidiario.net)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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