Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 286 del 14 Aprile 2015

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Svolgimento contemporaneo elezioni regionali e amministrative
Contrasto alla criminalità organizzata
Contrasto al terrorismo
Diritto di accesso a internet
Modifiche Statuto regione Friuli-Venezia Giulia
GIUSTIZIA
Contrasto all'omofobia e alla trans fobia
Tribunale della famiglia
Magistratura onoraria
Amnistia e indulto
AFFARI ESTERI
Carta europea lingue regionali o minoritarie
Ratifica accordi internazionali
BILANCIO
Screening neonatale
Collegato ambientale - legge stabilità
Decreto-legge sistema bancario
Corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio)
Fondo europeo per gli investimenti strategici
ISTRUZIONE PUBBLICA
Audizione del Presidente CONI, Giovanni Malagò, e del Presidente del Comitato promotore per le Olimpiadi Roma 2024, Luca Cordero di Montezemolo, sulla candidatura della città di Roma quale sede dei giochi Olimpici del 2024
Novantesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti
Relazione programmatica partecipazione dell'Italia all'UE per il 2015
Statizzazione ex istituti musicali pareggiati
AGRICOLTURA
Interrogazione sen. Bertuzzi sulle assicurazioni contro i rischi nel settore zootecnico ed agricolo
Interrogazione sen. Gatti sui danni provocati agli oliveti toscani dalla mosca delle olive
INDUSTRIA COMMERCIO TURISMO
Audizione informale nell'ambito dell'esame dell'atto del Governo n. 146 (Attività di assicurazione e riassicurazione - Direttiva Solvibilità II) di rappresentanti dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS)
Norme in materia di concorrenza
Politiche spaziali e aerospaziali
Disciplina delle attività subacquee e iperbariche
LAVORO PREVIDENZA SOCIALE
Audizione di rappresentanti di Auchan S.p.A. sul nuovo testo del ddl 1051, Partecipazione lavoratori gestione imprese
Trattamenti familiari caduti sul lavoro
Audizione di rappresentanti dell'Associazione ATDAL over 40 e del Forum delle Associazioni Familiari sui ddl 1148 - 1670 - 1697 reddito di cittadinanza e salario minimo orario
SANITA’
Norme sanitarie scambi e importazioni nell'Unione di cani, gatti e furetti
Disposizione di corpi e tessuti post mortem
Relazione programmatica partecipazione Italia UE 2015 - Parere alla 14a Commissione - Rel. Bianconi
Audizione informale Direttore scientifico FADOI, dottor Gussoni



In Aula
Riorganizzazione Amministrazioni pubbliche
Antiterrorismo e missioni internazionali
Giovedì 16, alle ore 11,00, nell'Aula della Camera dei deputati si terrà cerimonia celebrativa del 70° anniversario della Liberazione

FONDATA A LIMA L'ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALIA-PERU'
La settimana di Pasqua la senatrice Laura Bianconi, vicepresidente del gruppo AP NCD-UDC, si è recata a Lima, assieme ad altri colleghi del Parlamento italiano per costituire l’Associazione di amicizia Italia-Perù, con l’obiettivo di intensificare gli scambi culturali e avviare percorsi per sostenere rapporti discambio tra le imprese dei due Paesi. “Il Perù – fa notare la senatrice Laura Bianconi – è un paese in via di sviluppo con grandi potenzialità e la particolarità di avere una popolazione multietnica, costituita da amerindi, europei, africani e asiatici, ha dato via a una grande varietà espressiva nell’arte, come nella letteratura, nella musica e nella cucina. Abbiamo avuto un’accoglienza estremamente calorosa da parte dei rappresentanti del Congresso con cui abbiamo condiviso il progetto di fondare l’associazione, Dopo questa aver costituito il primo step di un percorso che ci auguriamo fruttuoso per entrambi i Paesi ci siamo dati appuntamento a Roma nel mese di giugno quando ospiteremo la delegazione di parlamentari peruviani per completare il percorso avviato”. Nel corso della missione, che, precisa la senatrice, era a carico dei partecipanti e non delle istituzioni che rappresentavano, i parlamentari italiani hanno incontrato anche l’ambasciatore italiano in Perù con cui si sono intrattenuti per conoscere meglio la realtà del paese andino.

DAL PROGETTO DI AREA POPOLARE …
In Veneto alle prossime elezioni regionali Area Popolare sosterrà Flavio Tosi nella sua corsa a presidente della Regione. “L’accordo di AP in Veneto – commenta la senatrice Laura Bianconi, vicepresidente del gruppo AP NCD-UDC – si basi su tre capisaldi fondamentali: programma, persone e stima reciproca e non come invece avviene da altre parti politiche su meri calcoli di convenienza. Il nostro obiettivo come Area Popolare NCD-UDC è quello di dare voce e rappresentanza a quel popolo dei moderati che vuole una proposta politica alternativa a Renzi ma distante dagli estremismi della Lega di Matteo Salvini. Il nostro – continua Bianconi – è un progetto di respiro nazionale che in Veneto ha trovato consenso di tante persone che hanno sostenuto e fatto parte della maggioranza di Luca Zaia. E questo ci rafforza ancora di più sulla necessità di lavorare per un nuovo soggetto politico in cui si riconosca l’Italia che lavora e che ha come punti di riferimento la grande tradizione cristiano democratica”.

…ALLO SFASCIO DI FORZA ITALIA
“Con grande rammarico in queste ultime settimane abbiamo assistito ad un crescendo delle lacerazioni che sta vivendo Forza
– sostiene la senatrice Laura Bianconi – soprattutto perché è più che evidente che Forza Italia non è più in grado di aggregare, anzi è sempre più evidente che la situazione di ‘sfascio’ interno non è altro che l’espressione di dell’impossibilità di intercettare quell’elettorato moderato che rappresenta la maggioranza degli italiani. Lo dico – continua Bianconi – con grande rammarico perché ho creduto nel progetto di Silvio Berlusconi e mi sono sempre adoperata perché questo potesse realizzarsi. Purtroppo le divisioni e l’immobilismo di Forza Italia sono la dimostrazione che come Ncd abbiamo avuto ragione ad uscire da Forza Italia. Fi una scelta dolorosa ma obbligata perché avevamo capito che il declino di Forza Italia era irreversibile perché non sostenuto da una visione politica per il Paese. Allora Raffaele Fitto fu una delle voci più critiche nei nostri confronti ma ora mi sembra si sia reso conto che Forza Italia è solo un partito che tira a campare senza più la volontà di coalizzare quelle forze moderate che alle prossime elezioni politiche vogliono rappresentare l’alternativa al Pd di Renzi”.

SENTENZA CORTE DI STRASBURGO SU G8 GENOVA
La scorsa settimana la Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti nel corso del G8 di Genova, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura. Infatti, secondo quanto stabilito dalla Corte di Strasburgo quanto compiuto dalle forze dell' ordine italiane nell'irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 "deve essere qualificato come tortura". “Prendiamo atto della sentenza della Corte europea – dichiara la senatrice Laura Bianconi – e adesso adoperiamoci affinché la legge sul reato di tortura giunga a conclusione. Ma non teniamo anche i piedi per terra senza dare alla sentenza una valenza politica che non ha e senza arroccarsi su posizioni giustizialiste nei confronti di persone che sono già state processate e assolte dalla magistratura italiana. Certo, Genova rimane una pagina ‘sporca’ della gestione l’ordine pubblico, una pagina che nessuno vuole dimenticare ma accanto all’operato censurabile tenuto dalle forze dell’ordine alla scuola Diaz e alla casarma di Bolzaneto si deve ricordare la pressione a cui furono sottoposti quegli uomini in divisa che per due giorni dovettero far fronte a una vera e propria guerriglia urbana ad opera di Black Bloc, anarchici greci e Tute bianche di Casarini”

IL VERO SIGNIFICATO DEL DISCORSO SULL’ARMENIA
"Domenica scorsa Papa Francesco, nel corso della solenne celebrazione della Santa Messa per i fedeli di rito armeno, ha esplicitamente definito iI massacro del Mussa Dagh, citando Giovanni Paolo II, il primo genocidio del XX secolo. Ma aveva già usato questo termine nel capoverso precedente riferendo la parola genocidio al tempo attuale, un tempo in cui nell’indifferenza generale e collettiva viviamo una sorte di terza guerra mondiale a pezzi, in cui la morte è per così dire parcellizzata, troppo diffusa e quasi annacquata per scuotere le coscienze. E' un richiamo forte, che lega un tragico episodio di quel passato che ha generato l’edonistica indifferenza del nostro presente. Di tutto questo, ciò che è diventato elemento di dibattito sui media è l’irritazione diplomatica della Turchia che non tollera di vedere associata la propria storia al termine ‘genocidio’. E questo con buona pace dei tanti infingardi che si sono affrettati a prendere le distanze dalle parole del Santo Padre pur di compiacere uno Stato che ricopre un ruolo molto importante nell’area medio-orientale. Forse che. mentre ci avviciniamo alle celebrazioni del 25 Aprile, in cui inevitabilmente verranno ricordati anche i drammatici giorni in cui furono aperti i cancelli dei campi di concentramento nazisti, dovremmo evitare di parlare del genocidio degli ebrei ad opera dei tedeschi sperando così di ingraziarci la Cancelliera tedesca e ammorbidire la posizione tedesca in sede europea? Chiunque in questi giorni sta attaccando e criticando Papa Francesco dovrebbe forse leggere con maggiore attenzione il discorso pronunciato dal Papa e sgombrare la mente da calcoli opportunistici. La Turchia per la posizione di cerniera tra Oriente e Occidente, per il fatto di essere una democrazia in un’area dive i diritti civili sono troppo spesso calpestati, merita attenzione, rispetto e considerazione da parte dell’Europa e degli organismi internazionali. Ma questo non deve avvenire a scapito di una lettura intellettualmente onesta della storia. Chiunque ami la verità e la giustizia non può sopportare violazioni o rimozioni dei fatti storici, e cento anni fa, nei confronti del popolo armeno, fu commesso un genocidio. Dopo cento anni è il momento di togliere i veli dell’ipocrisia e lavorare per la riconciliazione”.
Così la senatrice Laura Bianconi, sulle recenti polemiche scatenatesi a proposito del massacro del Mussa Dagh.


Veritas vos liberat. Così si legge nel Vangelo di Giovanni. Proprio per questo Spazio libero ospita due contributi che aiutino a fare chiarezza su due polemiche, quella sul genocidio degli armeni e quella sulla sentenza di Strasburgo, che hanno infiammato il dibattito in questi ultimi giorni. Ignoranza, menzogna e sopraffazione portano solo guerra. Conoscenza, verità, libertà sono invece le fondamenta della pace.

SANTA MESSA PER I FEDELI DI RITO ARMENO
Basilica Vaticana
II Domenica di Pasqua (o della Divina Misericordia), 12 aprile 2015
Saluto del Santo Padre Francesco all'inizio della celebrazione
Cari fratelli e sorelle armeni, cari fratelli e sorelle!
In diverse occasioni ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale ‘a pezzi’, in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione. Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati vivi –, oppure costretti ad abbandonare la loro terra.
Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: “A me che importa?”; «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9; Omelia a Redipuglia, 13 settembre 2014).
La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come «il primo genocidio del XX secolo» (Giovanni Paolo II e Karekin II, Dichiarazione comune, Etchmiadzin, 27 settembre 2001); essa ha colpito il vostro popolo armeno – prima nazione cristiana –, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi. Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo. E più recentemente altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia. Eppure sembra che l’umanità non riesca a cessare di versare sangue innocente. Sembra che l’entusiasmo sorto alla fine della seconda guerra mondiale stia scomparendo e dissolvendosi. Pare che la famiglia umana rifiuti di imparare dai propri errori causati dalla legge del terrore; e così ancora oggi c’è chi cerca di eliminare i propri simili, con l’aiuto di alcuni e con il silenzio complice di altri che rimangono spettatori. Non abbiamo ancora imparato che “la guerra è una follia, una inutile strage” (cfr Omelia a Redipuglia, 13 settembre 2014).
Cari fedeli armeni, oggi ricordiamo con cuore trafitto dal dolore, ma colmo della speranza nel Signore Risorto, il centenario di quel tragico evento, di quell’immane e folle sterminio, che i vostri antenati hanno crudelmente patito. Ricordarli è necessario, anzi, doveroso, perché laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita; nascondere o negare il male è come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza medicarla!
Vi saluto con affetto e vi ringrazio per la vostra testimonianza.
Saluto e ringrazio per la sua presenza il Signor Serž Sargsyan, Presidente della Repubblica di Armenia.
Saluto cordialmente anche i miei fratelli Patriarchi e Vescovi: Sua Santità Karekin II, Supremo Patriarca e Catholicos di Tutti gli Armeni; Sua Santità Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia; Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX, Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici; e i due Catholicossati della Chiesa Apostolica Armena e il Patriarcato della Chiesa Armeno-Cattolica.
Con la ferma certezza che il male non proviene mai da Dio, infinitamente Buono, e radicati nella fede, professiamo che la crudeltà non può mai essere attribuita all’opera di Dio e, per di più, non deve assolutamente trovare nel suo Santo Nome alcuna giustificazione. Viviamo insieme questa Celebrazione fissando il nostro sguardo su Gesù Cristo Risorto, Vincitore della morte e del male!
(dal sito www.vatican.va)

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G8, LA PRONUNCIA EUROPEA VA LETTA IN CHIAVE GIURIDICA
“A Genova i Black Bloc sono stati un nemico formidabile per la loro ‘fluidità’ e la determinazione con cui colpirono; hanno impegnato le forze dell’ordine in due giorni interi di battaglia. Per fortuna il Genoa social forum non ha accettato il gioco della forza pubblica di isolarci dal resto del movimento”.
E’ quanto si legge sul diario internet di un attivista di nero vestito, che racconta, ad un gruppo di amici anarchici ‘anti-autoritari e anti-capitalisti’, il susseguirsi degli eventi accaduti nel capoluogo ligure durante l’ormai tristemente noto G8.
Il 20 luglio 2001 infatti, la città della lanterna si sveglia totalmente deturpata dalla guerriglia urbana delle frange armate e violente, dei Blocchi Neri, che nel corso della giornata daranno anche l’assalto al carcere di Marassi. A seguito della devastazione, la notte del 21 la polizia farà irruzione nella scuola Diaz, per cercare i responsabili degli scontri. Ne venne fuori un parapiglia immondo, tanto che per quei fatti, pochi giorni fa, il nostro Paese è stato condannato per tortura, dalla Corte dei diritti dell’uomo. Oltre che, per la mancanza di adeguata legislazione in materia.
I giudici europei, si sono pronunciati sulla base del ricorso presentato da Arnaldo Cestaro, una delle vittime della perquisizione al plesso scolastico genovese, intervenuta, come detto, al termine dei lavori del forum mondiale intergovernativo. Nell’atto introduttivo del giudizio, l’uomo, afferma che quella notte fu brutalmente picchiato tanto da dover ricorrere alle cure dei sanitari, e da subire ancora oggi, ad anni di distanza, gravi ripercussioni per alcune delle percosse subite. Sosteneva altresì, che gli agenti di pubblica sicurezza, dovevano essere puniti adeguatamente dallo Stato italiano ma che questo non è mai accaduto.
Dopo 15 anni anche la giustizia comunitaria ha fatto il suo corso e non solo gli ha dato pienamente ragione, tanto che l’Italia dovrà versare al ricorrente un risarcimento di 45 mila euro, ma ha altresì sostenuto che se i colpevoli non sono stati condannati, è a causa della totale inadeguatezza della legislazione italiana vigente, che, quindi, deve essere tempestivamente cambiata. La Corte infatti, ritiene che la mancata revisione, nel codice penale, di determinate fattispecie delittuose, non permette allo Stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte delle forze dell’ordine.
La pronuncia di Strasburgo, però, deve essere letta in chiave prettamente giuridica, nel senso che necessita colmare un vulnus normativo in materia. Non fosse altro perché, l’articolo 2 della Convenzione ONU, approvata nel 1984 e ratificata dal nostro Paese quattro anni dopo, nel 1988, testualmente recita ‘ogni Nazione deve adottare tutte quelle norme legislative, amministrative, giudiziarie, ritenute efficaci per impedire che atti di tortura siano commessi in qualsiasi territorio sottoposto alla sua giurisdizione’:
Anche se il tempismo tra la sentenza europea e l’imminenza delle elezioni regionali in Liguria lascia perplessi, i partiti dovrebbero evitare di caricare di particolare enfasi politica una semplice pronuncia comunitaria. Perché i magistrati di Strasburgo, con le loro parole, non hanno assolutamente inteso consacrare agli onori della cronaca gli accadimenti sovversivi genovesi, e men che meno le azioni criminali di rivoltosi che, col volto coperto da sciarpe e passamontagna, ed in nome dell’odio di casta e verso i tutori della legalità, hanno devastato il patrimonio cittadino, colpito banche, agenzie per l’intermediazione del lavoro, uffici e sedi istituzionali governative. E soprattutto non si utilizzi la decisione europea per delegittimare chi è già stato indagato ed assolto dai Tribunali italiani, e quindi non può e non deve pagare, da solo, le responsabilità complessive di una macchina intera: né per legittimare l’introduzione di codici identificativi sui caschi di chi, in tenuta antisommossa, rischia la vita ogni giorno per la collettività e, ovviamente, non può parlare liberamente, come qualunque altro cittadino ma deve obbedire ed eseguire ordini. Giusti o sbagliati che siano.
(Avvocato Roberto Giannini – La Voce, sabato 11 aprile 2015)


 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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