Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 288 del 28 Aprile 2015

In Commissione
AFFARI COSTITUZIONALI
Documento di economia e finanza
Carta europea lingue regionali o minoritarie
Commissione nazionale diritti umani
Modifiche Statuto regione Friuli-Venezia Giulia
Parità di genere nei Consigli regionali
Audizione informale Capo dipartimento libertà civili e immigrazione prefetto Mario Morcone
Contrasto alla criminalità organizzata
GIUSTIZIA
Contrasto all'omofobia e alla transfobia
Tribunale della famiglia
Magistratura onoraria
Amnistia e indulto
AFFARI ESTERI
Carta europea lingue regionali o minoritarie
Ratifica accordi internazionali
Atto comunitario n. 59 ("Verso una nuova politica europea di vicinato"
Introduzione del delitto di tortura nell'ordinamento italiano
Pacchetto Unione dell'energia
BILANCIO
Fondo europeo per gli investimenti strategici
ISTRUZIONE PUBBLICA
Novantesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti
Statizzazione ex istituti musicali pareggiati
Riparto contributi enti vigilati MIBACT 2015
Valorizzazione qualità architettonica
Statizzazione ex istituti musicali pareggiati
Mandati CONI e federazioni sportive
Proposta di indagine conoscitiva sui luoghi dell'abbandono
Audizione Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sulle questioni connesse all'accesso alla formazione universitaria e post-universitaria in medicina
AGRICOLTURA
Audizione informale di rappresentanti della Gestione Commissariale attività ex Agensud sul tema delle infrastrutture irrigue e delle condizionalità ambientali, con particolare riferimento alle criticità connesse all’attuazione del Programma Irriguo Nazionale
Seguito esame affare su revisione macchine agricole e formazione operatori
Seguito esame affare effetti su comparto agricolo da diffusione punteruolo rosso
Seguito esame ddl n. 1641 e petizione attinente n. 380 (agrumeti caratteristici)
Seguito esame ddl n. 1728 (biodiversità agraria e alimentare)
Seguito esame congiunto ddl nn. 1568 e 205 (agricoltura sociale)
Seguito esame congiunto ddl nn. 313 e 926 (dieta mediterranea)
INDUSTRIA COMMERCIO TURISMO
Audizione informale di rappresentanti del Fondo strategico italiano (FSI) sulle politiche di investimento del Fondo strategico
Audizione informale di rappresentanti di FederPetroli Italia, nell'ambito dell'esame congiunto degli atti comunitari nn. 60, 61 e 62 - pacchetto "Unione dell'energia"
Procedure informative - Indagine conoscitiva sui prezzi dell'energia elettrica e del gas come fattore strategico per la crescita del Paese: audizione di rappresentanti dell'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico
LAVORO PREVIDENZA SOCIALE
Audizione sugli atti del Governo n. 157 (schema d.lgs misure di conciliazione su esigenze di cura, vita e lavoro) e n. 158 (schema d.lgs tipologie contrattuali e revisione della disciplina delle mansioni)
SANITA’
Relazione programmatica partecipazione Italia UE 2015 - Parere alla 14a Commissione - Rel. Bianconi
Audizione ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca sulle questioni connesse all'accesso alla formazione universitaria e post universitaria in medicina
Audizione del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali sulla stesura della “Carta di Milano”, con particolare riferimento ai temi della produzione agricola, della sostenibilità ambientale e della sicurezza alimentare
Indagine conoscitiva Ssn: seguito dell'audizione conferenza delle regioni e delle province autonome


In Aula

Riorganizzazione Amministrazioni pubbliche
Semplificazione settore agricolo
 


LAURA BIANCONI A MALTA INCONTRA MINISTRO DELLA SALUTE PER STRATEGIE COMUNI IN CAMPO SANITARIO
Martedì scorso la senatrice Bianconi, vicepresidente del Gruppo AP NCD-UDC, ha incontrato a La Valletta Konrad Mizzi, ministro dell’energia e della salute della Repubblica maltese, con il quale ha discusso di importanti temi di materia sanitaria. L’incontro, seguito poi da un colloquio cordiale con l’ambasciatore italiano a Malta, rientra nell’ambito di un lavoro che la senatrice Bianconi, da 15 anni componente della commissione Igiene e Sanità del Senato, ha avviato con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, con la quale sta seguendo dossier rilevanti dell’agenda del governo. “Il mio incontro con il ministro Mizzi – ha dichiarato la senatrice Bianconi – è avvenuto proprio nei giorni in cui Malta stava vivendo la tragedia dei naufraghi vittime di trafficanti privi di scrupoli, ho rivissuto quello che solo pochi giorni prima è accaduto al largo delle nostre coste ed è stato veramente straziante vedere così tante persone private della vita, della dignità e della speranza di un futuro migliore”. L’emergenza dei profughi è stata anche l’occasione per affrontare con il ministro maltese il problema della gestione sanitaria connessa a questa straordinaria ondata migratoria. “Malta, come noi, sconta il fatto di essere geograficamente il primo avamposto per gli scafisti provenienti dalla Libia – aggiunge Bianconi – e oltre al problema primario di garantire spazi per l’accoglienza ci dobbiamo anche porre il problema di predisporre profilassi sanitarie speciali. Infatti, proprio in conseguenza a questi grandi flussi migratori da paesi sottosviluppati, ci troviamo ora ad affrontare malattie che consideravamo sconfitte e che da decenni non erano presenti sui nostri territori, e questo implica anche una riprogrammazione di tutti i nostri livelli di assistenza che dovranno essere dotati di strumenti e conoscenze per riconoscere e curare queste ‘antiche’ malattie”. L’incontro ha poi affrontato i temi sui quali il governo italiano intende rafforzare la collaborazione con Malta e che riguardano le vaccinazioni e l’innovazione, con particolare riferimento a una più stretta collaborazione tra le università e le strutture ospedaliere dei due Paesi. “Ringrazio il ministro Mizzi per la calorosa accoglienza e per la disponibilità dimostrata nel voler intensificare i rapporti tra i nostri due Paesi – conclude Bianconi – ho trovato un interlocutore ben consapevole delle problematiche sanitarie più importanti come quella che riguarda l’allarme dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) sul fabbisogno giornaliero di zucchero, un allarme che entrambi abbiamo giudicato immotivato perché non supportato da studi ed evidenze scientifiche e che perciò rischia di ingenerare comportamenti alimentari non corretti”. In conclusione dell’incontro il ministro maltese ha riferito alla senatrice Bianconi la sua volontà di aggiornare il memorandum Italia-Malta del 2009 in materia sanitaria, alla luce della sempre maggiore necessità di aggiornare i sistemi sanitari dei vari Paesi Ue alle esigenze della medicina transfrontaliera.

ITALICUM, APPROVARLO PER CONTINUARE IL PERCORSO DELLE RIFORME
“Proprio in queste ore in la Camera dei Deputati è impegnata in un acceso, intenso, dibattito sulla legge elettorale
- osserva la senatrice Luara Bianconi - occorre che tutti, al di là delle legittime sensibilità personali, facciano memoria su come è iniziata questa legislatura, con un Parlamento incapace di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica e che di fronte al rinnovato impegno chiesto al Presidente Napolitano assunse la responsabilità di caratterizzare questa legislatura come quella delle riforme: riforma dell’ordinamento dello Stato con il superamento del bicameralismo perfetto, e riforma della legge elettorale, alla luce, anche, della sentenza della Corte Costituzionale. Il dibattito sul cosiddetto Italicum – continua Bianconi – è iniziato sotto il governo Letta, con un ampio dibattito sia alla Camera che al Senato. Adesso, purtroppo, assistiamo a surreali e plateali vuoti di memoria, con esponenti di partiti che al Senato hanno votato a favore pronti a chiedere il voto segreto nella speranza, neppure segreta di battere la maggioranza di governo. La via maestra in questa circostanza è una sola conclude la senatrice Bianconi – è evitare il voto di fiducia e procedere con voto palese, unica modalità con cui contare chi vuole andare avanti con il programma delle riforme e chi invece vuole invece affossarle”.

SOLIDARIETA’ A FAMIGLIA LO PORTO SENZA POLEMICHE E DIETROLOGIE
“La conferma della morte del volontario italiano Giovanni Lo Porto, ucciso da un raid americano al confine tra Afghanistan e Pakistan, non può che riempire tutti noi di dolore e amarezza
– ha dichiarato la senatrice Laura Bianconi – ma occorre anche non appesantire questo dolore con dietrologie e teorie del complotto. Giustamente la famiglia di Giovanni Lo Porto ha diritto a conoscere tutti i particolari della sua prigionia e della sua morte, e le scuse dello stesso Presidente Obama sono la dimostrazione della volontà di fare assoluta chiarezza sulla vicenda. Come italiani dovremo fare di tutto perché la verità emerga in tempi rapidi ed essere vicini alla famiglia onorando la memoria di questo giovane generoso che ha dato la sua vita per portare sollievo a popolazioni in difficoltà”.

NEPAL, DOVERE DELLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE AIUTARE LA POPOLAZIONE COLPITA
“Il grave terremoto che ha colpito il Nepal mette la comunità internazionale di fronte alla responsabilità di mettere in campo aiuti straordinari per aiutare le popolazioni colpite”
. Questa la dichiarazione della senatrice Laura Bianconi all’indomani del terremoto in Nepal. “Come italiani, ovviamente, il nostro pensiero va ai nostri connazionali che hanno perso la vita e a quanti ancora non sono stati rintracciati. Un ringraziamento particolare va rivolto all’Unità di crisi del Ministero degli Esteri che in questo frangente si sta adoperando con ogni mezzo per aiutare gli italiani ancora in Nepal e tranquillizzare le loro famiglie”.

L’ITALIA CHE FUNZIONA: LA FONDAZIONE DE BEAUMONT BENELLI
La scorsa settimana abbiamo pubblicato l’invito, ovviamente libero e personale, a destinare il 5 per mille alla "Teresa e Luigi de Beaumont Bonelli", di cui con molto piacere offriamo questa settimana un approfondimento, con l’invito a visitarne il sito per conoscere più a fondo le tante cose importanti di cui si occupa.
La Fondazione per la ricerca sul cancro "Teresa e Luigi de Beaumont Bonelli" nasce ufficialmente il 3 gennaio 1978, con la elezione in ente morale da parte del Presidente della Repubblica (G.U. n. 56 del 25/2/1978). L'iniziativa vede la luce grazie ad un atto di liberalità della Marchesa Teresa Berger de Beaumont Bonelli, che alla sua morte, avvenuta in Roma nel 1973, istituitiva erede del suo patrimonio la costituenda Fondazione e ne nominava Presidente a vita il Professor Giulio Tarro, scienziato di fama internazionale. La Fondazione, che ha la propria sede legale in Napoli, nasce come momento aggregante di altri atti di liberalità ed ha come finalità quella di promuovere la ricerca sul cancro. Essa rappresenta nel nostro Paese un raro esempio di liberalità privata che concorre concretamente al sostegno delle ingenti spese necessarie alla ricerca oncologica.
Attualmente la Fondazione dedica particolare attenzione ai giovani ricercatori con il finanziamento di borse di studio e mira a sensibilizzare e ad informare il pubblico attraverso convegni su argomenti di settore e tavole rotonde.
L'attività di ricerca svolta e' ispirata a criteri di assoluta trasparenza e correttezza della gestione e dell'utilizzazione delle disponibilità finanziarie della Fondazione.
In quest'ottica, il Presidente, Prof. Giulio Tarro ricordando che secondo quanto previsto dallo Statuto fanno parte del Consiglio di Amministrazione il Prefetto di Napoli ed il Presidente della World Academy of Biotechnology WABT, UNESCO, Parigi. Il Prof. Giulio Tarro rivolge un appello a tutti coloro che, consapevoli dell'impegno civile richiesto dalla lotta a questa tremenda malattia, intendano confluire, in spirito di servizio, a coinvolgere il maggior numero di persone nella complessa attività di sostegno alla ricerca scientifica che la Fondazione stessa da anni conduce. Con l'obiettivo di rendere sempre più vicino un futuro sereno.
(Dal sito www. fondazione-bonelli.org)

IL TUO 5 X MILLE ALLA FONDAZIONE TERESA E LUIGI DE BEAUMONT BONELLI
Inizia il periodo della Dichiarazione dei Redditi. A costo zero si può fare una buona azione destinando il 5xmille alla Fondazione Teresa & Luigi de Beaumont Bonelli Onlus – per la ricerca sul cancro - C.F. 80065250633 - www.fondazionebonelli.org



Riforme. L’Europa ci chiede di fare le riforme. Per questo, in apertura, abbiamo parlato dell’importanza di non tergiversare oltre sull’Italicum (e di trovare altre sedi in cui derimere le questioni di partito). Ma le riforme l’Europa, contro cui non siamo mai stati teneri, perché ancora troppo poco Europa dei Popoli, le riforme le chiede a tutti, vedasi il caso Grecia. E tirare troppo la corda, vendendo fumo o quello che non si ha (in questo caso le idee) alla fine stanca. E’ quello che è successo al ministro greco Varoufakis che, caso unico negli incontri europei, è tornato a casa dal vertice di Riga con sferzanti e poco lusinghieri giudizi sul proprio operato. Tanto da costringere il governo greco a costituire una "squadra di negoziazione politica” da affiancare a Varoufakis, che in questi mesi ha cercato di allungare il brodo ma non ha presentato alcun serio programma di riforme. Ragione per cui forse è il caso di capire l’antifona e non cercare, in casa nostra, di sabotare il percorso delle riforme.

TROPPI BLUFF E ZERO RIFORME. LO SHOW DI VAROUFAKIS È FINITO
Giocatore d’azzardo, viveur, personaggio da «Pulp Fiction» nell’immagine che ne hanno dato i media, «decente economista di second’ordine» in una sua furba autodefinizione, Yanis Varoufakis pare soprattutto un esteta. Riassumere negli ormai tre mesi del suo show il contrasto tra la Grecia e il resto dell’area euro è facile, ma ingannevole. Al punto morto di queste ore ci saremmo arrivati lo stesso, ma in modo più grigio e banale. Le brillanti conferenze del professor Varoufakis a cui gli altri ministri dell’Eurogruppo si sono stufati di assistere non nascondono più che ad Atene siede un governo irresoluto.
Non sa né patteggiare concrete riforme con l’Europa né sfidare il mondo in nome della coerenza con gli ideali. Varoufakis, all’apparenza, poteva essere perfino la persona giusta per il dialogo, nonostante l’aspetto da «buttafuori di night club» che vide in lui la stampa britannica il giorno della sua prima visita a Downing Street.
«Decente economista»
Conosce bene l’economia di oggi, a differenza di gran parte dei suoi colleghi di governo ancora dottrinari marxisti uso Novecento. E quando a Cernobbio fu visto a cena con Giulio Tremonti e con il teorico della «decrescita felice» Serge Latouche, un maligno commentò che tra le rispettive dottrine sulla crisi quelle del greco (esposte nel libro «Il minotauro globale») parevano le meno strampalate.
Anche l’ultimo articolo che l’esuberante ministro ha consegnato ai media due giorni fa si esprime in un linguaggio ragionevole, senza bizze di ideologia. Va bene d’accordo con il sondaggio di opinione appena sfornato, secondo cui il 73% dei greci vuole il compromesso con l’Europa.
La perdita degli alleati
Lui, a differenza di quasi tutti dentro Syriza, il partito ora maggioritario, sa che la Grecia non può illudersi di tornare alla cuccagna dei suoi primi anni dentro l’euro, 2002-2007, «bella vita, sole, mare, far tardi la notte, eppure il tasso di crescita annuo del prodotto lordo più alto in Europa» (parole sue). Eppure, no. Già nei primi giorni, il suo teorizzare sul debito dell’Italia, «insostenibile anch’esso», gli aveva fatto perdere la simpatia del governo forse meglio disposto, il nostro. Poi, nelle riunioni dell’Eurogruppo Varoufakis ha dato l’impressione più di un consulente part-time del governo di Atene che del ministro dell’Economia in persona; mentre ormai di tempo per impratichirsi ne ha avuto a sufficienza.
Il gioco d’azzardo
Così si torna a porsi domande sul personaggio, nel tentativo di capire perché il suo ingegno non si sia mai misurato fino in fondo con le politiche realisticamente adottabili. Si è supposto che la «teoria dei giochi» da tempo feconda di buone intuizioni sia per gli economisti sia per gli studiosi di scienza politica sia per gli scienziati, lo spingesse a giocarsi tutto. Ha mirato al massimo, probabilmente un default della Grecia restando nell’euro, senza rendersi conto che gli equilibri attuali nell’area dell’euro non sono tanto fragili da spingere gli altri Paesi deboli, Italia in testa, a firmare un condono così generoso (40 miliardi è il credito a cui dovremmo rinunciare).
Il look di sinistra
Può darsi che anche come persona sia uno che vuole tutto. Però se si vuole ottenere la simpatia della sinistra intellettuale europea o americana, meglio non comparire in giaccone di pelle a cavallo di una moto di grossa cilindrata in piazza Kolonaki (il quartiere bene di Atene). Altrimenti viene il sospetto che «quei locali dove i ricchi pagano anche 180 euro per una bottiglia di whisky» (altre parole sue) non li conosca soltanto per sentito dire. E la terrazza fiorita con vista sull’Acropoli da Sud – forse la migliore – si può anche averla, ma meglio non esibirla.
In difesa a colpi di tweet
Ieri Varoufakis ha contrattaccato twittando la vignetta di un omino che grida «aumentate il salario minimo» mentre un tizio issato su una montagna di soldi lo accusa di avidità. È propaganda, non all’altezza delle uscite precedenti. Il contrasto su salari e lavoro è la parte meno entusiasmante del negoziato tra Grecia e istituzioni europee; non è tuttavia la principale. Si è parlato sì di pensioni, perché la previdenza greca è ancora lontana dall’equilibrio. Se non si vogliono tagliare ancora le pensioni, occorre aumentare le tasse: per esempio imponendo alle isole, che grazie al turismo perlopiù se la passano meglio del resto della Grecia, di pagare l’aliquota Iva normale piuttosto che una dimezzata.
Si è parlato insomma di come tenere in piedi il bilancio di un Paese che negli ultimi mesi è peggiorato al punto da richiedere nuovi interventi di risanamento anche nel caso l’Europa decida di essere generosa al massimo. Su questo, Varoufakis non ha voluto o potuto mai entrare nel dettaglio, sporcandosi le mani. E allora forse all’elegante (ma anche qui il giudizio è controverso) esteta si dovranno sostituire i politici di mestiere.
(Stefano Lepri – La Stampa, domenica 26 aprile 2015)

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TANTO EGO PER NULLA. L’EUROPA CHIEDE FATTI
Trattasi di ego ipertrofico, unito a vittimismo compulsivo. Non si spiega altrimenti l’uscita rooseveltiana di Varoufakis. L’ennesima sopra le righe. Difficile pensare che l’intera Unione europea pensi solo al ministro greco e che tutta lo odi, all’unanimità. Odiare, poi. Oltre l’insofferenza stanca non si va, anche perché l’Eurogruppo non è il Puffo brontolone che ripete <<io odio>>. Magari, l’Ue ha problemi più urgenti che struggersi sul guascone ellenico. Peraltro, Bruxelles si accontenterebbe di poche cifre e due riforme per cambiare atteggiamento. Ma, tant’è. C’è da aspettarsi che, alla prossima esternazione, in un delirio di superomismo, Yanis scandisca un virile <<molti nemici, molto onore>>. Che spettacolo: il ministro del governo a guida Syriza che cita nientepopodimeno il Duce. Volendo proprio catalizzare l’attenzione, il Nostro avrebbe potuto più furbescamente declamare la massima di La Rochefoucauld: <<Il male che facciamo non ci attira tanto odio quanto le nostre buone qualità>>. Ecco, le buone qualità …
La citazione è alta. Franklin Delano Roosevelt, il presidente del New Deal americano, 31 ottobre 1936, , alla vigilia del secondo mandato: <<Sono unanimi nel loro odio contro di me e io do il benvenuto al loro odio>>. Roosevelt, ovviamente, stravinse. Alla faccia dei nemici e dell’odio.
Evidentemente Yanis Varoufakis, il ministro greco delle finanze che della lotta ai nemici (veri o presunti) sta facendo la cifra della sua missione politica, messo all’angolo dalle critiche dei suoi colleghi all’Eurogruppo di venerdì, ormai si sente accerchiato come ‘FDR’.
E su Twitter l’ultima puntata della polemica parte proprio da quelle parole al Madison Square Garden. <<Una citazione vicina al mio animo (e alla realtà) di questi giorni>>, aggiunge Yanis, che negli anni in Texas ha acquisito la spavalderia da cowboy.
Ma non è un film western. E neppure il ministro libertario e provocatorio è come il super presidente della rinascita americana alle prese con l’opposizione e l’odio dei repubblicani. Il tweet di ‘Varou’, comunque, è condiviso da migliaia di persone. Pure Antoine cantava che <<qualunque cosa fai, sempre pietre in faccia prenderai>>, però forse il rude uomo dei numeri (pochi, in verità, a detta degli altri ministri europei …)avrebbe dovuto leggere un paio di righe sopra, nel discorso di Roosevelt. <<Dobbiamo combattere contro i vecchi nemici della pace: i monopoli del business e della finanza sconsiderata, la speculazione, il conflitto di classe, i campanilismi, i guerrafondai>>: Ribadiamo: 1936, il democratico a stelle e strisce Franklin Delano Roosevelt, non un sovversivo marxista.
Varoufakis passa al contrattacco, proprio mentre, però, in patria cresce il malcontento.
L’ultimo sondaggio commissionato dal domenicale To Vima racconta di un Paese che conferma il sostegno al governo Tsipras (68% di pareri positivi sull’operato del premier) ma al 72% dice sì a un accordo tra Atene e i creditori internazionali. Solo il 23% auspica la rottura dei negoziati. Numeri di cui anche Varoufakis dovrà tenere conto. Così come tutti, nel governo e nel Paese, dovranno tenere a mente le frasi del ministro dell’Interno, Nikos Voutsis, nell’infuocato dibattito parlamentare sul decreto che obbliga gli enti locali a versare le riserve di cassa alla banca centrale: <<Questo governo non è un intervallo. Il popolo ha parlato e, se necessario, lo farà di nuovo>>. Insomma un’apertura all’ipotesi di elezioni anticipate. L’ultimo a dirlo, a marzo, era stato proprio Varoufakis. Ancora non aveva letto Roosevelt.
(Giorgio Caccamo – Il Resto del Carlino, lunedì 27 aprile 2015)

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CRISI GRECIA/ I RISCHI (E I COSTI) PER L’ITALIA
Dopo un “tormentone” (per usare il gergo giornalistico) di sei anni circa, la saga greca è arrivata al suo ultimo atto. Ove non all’epilogo. Lo ha mostrato a chiare note la riunione dell’Eurogruppo a Riga in cui il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia e delle Finanze della Repubblica ellenica sono stati chiamati “dilettanti allo sbaraglio”. Quindi, incomunicabilità piena e totale con il resto del gruppo. Nonostante i canali Rai trasmettano immagini (credo di una precedente riunione) in cui il nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi ostenta - in barba non solo all’etichetta internazionale ma semplicemente al buon gusto - baci e abbracci con la sua controparte Alexis Tsipras.
Il problema non è se il Governo di Atene sia composto da “dilettanti” o meno, ma che le sue promesse non valgono quelle di un marinaio a una ragazza di facili costumi incontrata in un porto in cui la nave ha attraccato per qualche giorno. Inoltre, non valgono neanche per il partito politico greco che li ha eletti, Syriza, sempre più scontento di chi li rappresenta.
Ultima chicca: i pagamenti dei debiti all’erario sono stati dilazionati in 80 o 100 rate pure per gli oligarchi che devono, ciascuno, al fisco più di 4 milioni di tasse e imposte arretrate, per un totale di 60 miliardi - una misura non certo gradita alle istituzioni internazionali e ai ceti a basso reddito che hanno votato Tsipras. Ancor più, sul tavolo della riunione di Riga è stato letteralmente sbattuto uno studio in cui si dimostra, su dati dell’Agenzia delle entrate greca, che dopo l’aumento dei tributi previsto dal “salvataggio” 2010 il gettito fiscale è diminuito; è cresciuta l’evasione dato che piccole e medie imprese, quelle individuali e i grandi conglomerati hanno dichiarato un crollo dei redditi, in parte determinato dal cattivo andamento dell’economia, ma in parte causato dalla volontà di sfuggire il fisco, a fronte di un’amministrazione finanziaria notoriamente porosa. L’accordo raggiunto a Riga sugli “accordi fiscali” tra grandi imprese e grandi contribuenti, da un lato, e Governo, dall’altro, è come un’aspirina in una situazione in cui si dovrebbe fare ricorso al chirurgo.
In effetti, un sociologo nato e formato negli Usa, ma che ha avuto un’importante carriera politica nella Repubblica ellenica, George Papandreou, sostiene che nel Paese politica ed economia sono dominati da pochi “poteri forti” che controllano da tempo l’amministrazione finanziaria e ora incidono anche sulla leadership di Syriza, modificando a loro favore articoli e commi della legislazione, prima che i provvedimenti giungano a un Parlamento la cui maggioranza è poco esperta. La “base” di Syriza lo ha compreso e, già perplessa per i gusti poco sobri di Varoufakis, si chiede, nelle assemblee di sezione, se non sia venuto il momento di cambiare leadership.
Quindi, le “istituzioni” (Fondo monetario internazionale, Commissione Europea, Banca centrale europea) e i partner dell’Eurogruppo stanno negoziando con interlocutori che potrebbero presto uscire di scena e tornare a palcoscenici a loro più consoni. In questo contesto, vengono elaborati piani B, C e D in caso di defaultrispetto alle imminenti scadenze del rimborso di debiti greci al Fmi. Si parla di variazioni dell’assignat (la moneta fiduciaria emessa durante la Rivoluzione francese); in effetti, statali, pensionati e fornitori delle pubbliche amministrazioni verrebbero pagati con cambiali (in euro) che sconterebbero presso banche greche, mentre l’euro nudo e crudo resterebbe la valuta per le transazioni internazionali e per le riserve. Preoccupa il fatto che una di queste proposte sia stata formulata da un economista italiano che si dice contiguo a Palazzo Chigi (spiritualmente perché abita a Milano).
In questo bailamme, la speculazione gode. È un gioco comprare sul mercato secondario titoli pubblici greci in saldo (le agenzie di rating li considerano spazzatura) con rendimenti tra il 20% e il 30% l’anno. Mal che vada se la saga continua altri mesi si incassa qualche buona cedola. Nella migliore delle ipotesi, ossia se i contribuenti europei aprono le borse per un ulteriore salvataggio, c’è in prospettiva anche un forte guadagno in conto capitale.
Occorre riconoscere che non è questo il contesto migliore per un programma di riassetto come quello che deve affrontare il Governo italiano. Nell’incertezza dei mercati, chi ha un debito pubblico pari a oltre il 130% del Pil e banche colme di sofferenze (tanto da fare ipotizzare una bad bank) dovrebbe rapidamente sostituire i baci e gli abbracci con pedate nel sedere e insistere perché la commedia finisca. La Grecia ha dato prova che aveva ragione l’Eurostat quando documentò a Prodi (allora Presidente della Commissione europea) che il Paese non poteva fare parte dell’area dell’euro e, per tutta risposta, ebbe la dirigenza venne dimissionata (salvo poi a ricevere scuse e indennizzi monetari dalla Corte di giustizia europea). La farsa è solo apparente, il mondo (si legga la stampa americana e asiatica) sta assistendo a una tragicommedia che rischia di mettere a repentaglio l’intera costruzione europea.
L’Eurogruppo ponga a se stesso una scadenza: se entro dieci giorni non si trova una “insolvenza programmata” per fare uscire la Grecia dell’unione monetaria in modo poco doloroso, la Bce faccia il suo dovere, ossia stacchi la spina alle inguaiatissime banche greche (tanto finanziano gli oligarchi, non la povera gente) e faccia calare il sipario.
(Giuseppe Pennisi – Il Sussidiario, lunedì 27 aprile 2015)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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