Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 20 del 22 giugno 2010

In Commissione
Prosegue nelle Commissioni l’esame del disegno di legge relativo alla manovra finanziaria e degli emendamenti presentati
Lavori Pubblici, Comunicazioni
Agenzia nazionale per la sicurezza ferrovaria
Agricoltura e produzione agroalimentare,
Regolamento del Parlamento europeo relativo alle statistiche sulle culture permanenti
Igiene e Sanità
Indagine conoscitiva malattie degenerative: audizioni HPV
Commissione d’Inchiesta sul Servizio sanitario nazionale
Audizione del Direttore dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa

In Aula
Il Senato è convocato il 1° luglio per l’esame della manovra finanziaria

SCUOLA: AL VIA GLI ESAMI DI MATURITA’
Anche senza esserne direttamente coinvolti, ma per il solo fatto di avere un nipote, un vicino di casa, il figlio di un amico o di un collega, il giorno in cui inizia l’esame di maturità ci riporta alla memoria il nostro esame di maturità e l’ansia con cui lo abbiamo vissuto. Perché è vero che un corretto approccio pedagogico e un'adeguata preparazione dovrebbero, in teoria, mettere al riparo dal panico della notte prima del giorno in cui, ma anche la più scrupolosa preparazione non riesce comunque ad eliminare la paura per una prova che ancora rappresenta il passaggio dalla spensieratezza dell’adolescenza alla consapevolezza dell’età adulta. Fino al giorno prima si è ancora i piccoli di casa, dopo si dovrà affrontare la vita con le regole degli adulti, cercarsi un lavoro oppure proseguire gli studi andando all’Università, magari in un’altra città e dover quindi imparare anche a gestire il tempo dello studio con il tempo da dedicare alle incombenze domestiche. “Ricordo ancora con emozione il mio esame di maturità – commenta la Senatrice Laura Bianconi – la sensazione di non ricordare più nulla e poi, magicamente, le risposte che arrivavano in automatico alle domande dei commissari. Il più sincero in bocca al lupo, dunque, a tutte le ragazze e i ragazzi impegnati in questa che è la prima prova dell’età adulta. Con una raccomandazione e una rassicurazione: ricordatevi che quello che viene giudicato è il vostro livello di conoscenza, la vostra maturità sarà la vita a giudicarla”.

GIUSTIZIA, UNO SCIOPERO AI DANNI DEI CITTADINI
Due notizie relative al mondo della giustizia e dintorni, ai lettori il compito di commentare. La prima per la verità è di qualche giorno fa e riguarda le vicissitudini giudiziarie di una famiglia in cui i genitori, accusati di aver compiuto abusi sessuali nei confronti dei loro quattro figli, sono stati assolti in Appello dopo che il Tribunale di primo grado li aveva condannati a 12 anni. Fin qui non ci sarebbe nulla da obiettare, la salvaguardia della salute fisica e mentale del bambino ha la priorità e l’adulto ha spalle abbastanza forti da sopportare anche una temporanea “ingiustizia” se questa è nell’interesse del proprio figlio. Sennonché la vicenda balzata agli onori della cronaca è iniziata nel 1998 e in questi dodici anni quella che era una famiglia non lo è più. I quattro figli dati in affidamento forse non avranno più memoria della loro famiglia d’origine, la mamma costretta ad trasferirsi all’estero per non perdere anche il quinto figlio, il padre rimasto in Italia per seguire la vicenda giudiziaria. Dodici anni per arrivare all’assoluzione e in mezzo tante persone, tra le quali anche le famiglie affidatarie, la cui vita non potrà più tornare come prima. L’altra notizia è invece attualissima, il 1° luglio i magistrati incroceranno le braccia per manifestare la loro contrarietà alla manovra finanziaria giudicata ingiusta e eccessivamente penalizzante per la giustizia. Il punto cruciale è l’annunciato taglio degli stipendi sino al 30 per cento. Intanto da ieri e fino a venerdì 25 giugno, giorno dello sciopero generale del pubblico impiego, è in atto l’astensione dalle attività di supplenza che i magistrati svolgono per carenze di personale amministrativo. “L’Italia – commenta la Senatrice Laura Bianconi – deve mettere in campo le proposte più adeguate per superare l’attuale congiuntura internazionale e la manovra finanziaria, al momento all’esame del Senato, chiede sacrifici ai magistrati così come li chiede a tutti gli italiani. Lo sciopero è e rimane un diritto, ma in questo preciso momento quello che serve al paese sono proposte costruttive e coesione”.



Questa settimana Spazio libero ospita due interventi: il primo di Alessandro Rondoni, che dopo anni di onorato servizio come giornalista ha scelto di impegnarsi in politica al servizio di Forlì, la sua città. Il secondo è del Dottor Luigi Migliori, già Dirigente scolastico in molti istituti della Romagna e da ultimo a Cesena, in questo tempo di esami di maturità l’occasione per riflettere su quale sia la mission dell’Istruzione nel nostro paese.

UNO STORICO BALLOTTAGGIO

Un anno fa alle elezioni amministrative del 6 e 7 giugno a Forlì si è giunti allo storico ballottaggio, per la prima volta la sinistra non ha raggiunto il 50% e non è stato eletto il sindaco al primo turno. Come candidato sostenuto da Pdl, Udc e Lega Nord, ho ottenuto ben 28.202 voti arrivando al ballottaggio. Al secondo turno, sostenuto anche dal Pri, ho raccolto il 45% dei voti, un risultato esaltante mai raggiunto dall’opposizione e dal centrodestra. Ciò è stato possibile grazie ad un impegnativo lavoro ed è frutto di un fatto di libertà, una proposta che ora continua nell’impegno in Consiglio Comunale e in mezzo alla gente, al servizio della crescita del bene comune e della città. Purtroppo dopo un anno Forlì non è cambiata, anzi, i problemi sono aumentati. Segno che era ed è necessario un vero cambiamento politico.
La novità della campagna elettorale e dello storico ballottaggio ha avuto un luogo simbolo, in pieno centro storico a Forlì, il Rondo Point, l’ex edicola adiacente a piazza Saffi trasformata in comitato elettorale che continua ancora oggi ad essere punto di incontro, ascolto e informazione. Al Rondo Point dopo le elezioni seimila cittadini sono venuti per incontrarmi, fare segnalazioni, richieste e dare suggerimenti, dalla massaia che va al mercato al direttore di banca che si reca in ufficio.
Ora l’opposizione, che ha nel Pdl il partito di maggioranza relativa e che quindi ha l’onore e la responsabilità politica di guidare questo inizio di cambiamento a Forlì, deve mettere ancora più in evidenza i tanti problemi e le criticità che interessano la nostra città, ma deve essere anche disponibile al “Patto per Forlì” da me proposto, evidenziando le quattro o cinque priorità da condividere con la maggioranza, specialmente in questo tempo di crisi economica. Perché si capisca che siamo pronti a governare Forlì da subito. Grazie al coordinamento del centrodestra, in Consiglio Comunale è stato condiviso e votato all’unanimità un ordine del giorno sul valore del crocifisso nei luoghi pubblici, ricordato il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, e sono stati onorati i militari italiani caduti in Afghanistan. In questo primo anno l’opposizione ha responsabilmente sostenuto il piano di sviluppo dell’aeroporto di Forlì, importante per tutta la Romagna, la convenzione per i posti nido offerti dalle scuole paritarie, ma ha anche chiesto maggiore attenzione alla qualificazione del centro storico, al tema della sicurezza, ai problemi di chi soffre la crisi economica, ha criticato i tagli alla cultura ed espresso preoccupazione sul deficit dell’Ausl. Abbiamo anche proposto un ordine del giorno per il referendum sulla Regione Romagna per lasciare libertà di scelta ai cittadini.
L’entusiasmo suscitato con il ballottaggio deve ora entrare dentro i partiti. Ringrazio la senatrice Laura Bianconi per la vicinanza in campagna elettorale e per il lavoro che svolge da anni per fare crescere nel territorio forlivese e cesenate un’opposizione credibile, pronta a guidare i nostri Comuni. Il ballottaggio a Forlì significa che si è costruita l’altra gamba politica, che si è portato un equilibrio utile al nostro territorio. Ora serve anche l’alternanza per dare più libertà e sviluppo alle nostre città.
(Alessandro Rondoni - Coordinatore Pdl e Udc in Consiglio Comunale a Forlì )


MANOVRA ECONOMICA E SCUOLA: PENSIERI IN LIBERTA’
Di fronte alla nuova manovra economica del Governo si rinfocolano le polemiche sui "tagli" al nostro sistema scolastico; peccato che le lagnanze non tengano conto di quanto definitivamente accertato con il Libro Bianco sull'istruzione, redatto, giova ricordarlo richiamando molti alla coerenza, dal ministero Fioroni, uomo indiscutibilmente del centrosinistra.
Il degrado del sistema scolastico, gli insuccessi prevalentemente a carico delle aree socialmente più deboli, le emergenze diffuse negli apprendimenti fondamentali, non sono assolutamente il frutto di azioni riformatrici non ancora incidenti sul corpo del sistema scolastico, ma di una filosofia di vita ed educativa post sessantottina, di stampo buonista e permissivista, sostanzialmente edonistica: abbiamo fatto credere ai cittadini/contribuenti che aumentando l'esposizione scolastica, con un poco di animazione, manipolazione, socializzazione e semina abbondante di zuccherosi buoni sentimenti, si sarebbero raggiunti risultati mirabolanti, con poca fatica ed impegno, non solo dei ragazzi, ma degli adulti in genere. Definirei questa una pedagogia dell' indifferenza.
Eppure già nella prima metà degli anni '80 giungevano segnali preoccupanti, assolutamente ignorati dagli interessati, sia dentro che fuori la scuola: ricordiamo l'allarme del Ministro Falcucci circa l'insussistenza di una socializzazione che non fosse anche socializzazione culturale. In tutto questo gli insegnanti italiani si adagiarono e tirarono a campare, rifiutarono di svolgere un ruolo intellettuale diffuso in cambio di un'assunzione senza concorso, di un'ora d'insegnamento di 50 minuti, di impiegare fino ad un quarto del proprio orario di lezione a vigilar bambini in mensa o nel gioco in cortile, (a questo nel resto d'Europa provvedono i bidelli); tutto ciò ed altro di simile non favorì certamente il riconoscimento sociale della funzione docente.
Sovente leggiamo lagnanze di docenti per un ruolo culturale e d'impegno non riconosciuto; ma gli insegnanti non sono tutti uguali sia per capacità che per merito. Quando ancora esercitavo il mestiere di Dirigente Scolastico sottoponevo all'attenzione dei docenti più attivi una simulazione: "Lei é un imprenditore, apre una scuola privata, dalla qualità degli insegnanti dipende il successo o il fallimento della Sua iniziativa, quale percentuale di colleghi si porterebbe nella Sua scuola privata?" Le risposte variavano solitamente dal 20 al 30 per cento. (cioè meno di un terzo dei colleghi veniva considerato un bravo insegnante).
Spesso gli insegnanti lamentano una visione, (esterna), impiegatizia del loro lavoro; proviamo a leggere il contratto nazionale e ci renderemo conto che un'infinità di dettagli e specificazioni fanno a pugni con una visione professionale della funzione docente, (il contratto infatti tutela deresponsabilizzando), ad esempio: se abbiamo 2 ore per programmare collegialmente, ce ne potrebbero servire, nei fatti, una o tre. Che fare? spesso se ne fanno 2, privilegiando la procedura rispetto al risultato. Non si possono ottenere le garanzie dell'impiegato unite alla resa economica e d'immagine del professionista.
Questi elementi di criticità sono noti e fonte di sofferenza per quei docenti che “credono e si identificano nella loro scuola", ma di fronte al segnare, sia all'interno che fuori, tale differenza si arrendono e rientrano nei ranghi, con ciò divenendo l'alibi per i loro colleghi meno impegnati o decisamente fannulloni. Il punto di crisi lo raggiungemmo nell'autunno del 2000, con l'adesione allo sciopero, contro il riconoscimento del merito, anche da parte dei docenti più attivi. L'interesse della lobby fu e resta più forte della qualità del servizio. Per quanto riguarda i tanto famigerati e sbandierati tagli, non risulterebbero tagli al tempo pieno, semmai non vengono autorizzate nuove sezioni di tempo pieno che, non dimentichiamolo, è contingentato dal 1990, in quanto, con la riforma dei moduli, restava un modello residuale. Desta stupore quando le forze che negli anni '70 sostenevano il valore culturale del tempo pieno, contrapponendosi a coloro che ne sostenevano la funzione sociale, oggi difendano il ruolo sociale di assistenza alle famiglie per questo modello scolastico, dimenticando, forse, che la funzione assistenziale é tipica degli Enti Locali: cosa non si fa per qualche posto in più o per far piacere all'assessore, che non vuol spendere denari per il doposcuola).
Siamo all'emergenza educativa e discutiamo su quante ore deve stare aperta una scuola come parcheggio dei bambini.
(Luigi Migliori - già Dirigente Scolastico in Cesena)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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