Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 21 del 29 giugno 2010

In Commissione
Prosegue nelle Commissioni l’esame del disegno di legge relativo alla manovra finanziaria
Affari esteri
Piano straordinario contro le mafie e delega al Governo in materia di normativa antimafia
Disposizioni per la semplificazione dei rapporti PA con cittadini e imprese e delega al Governo per l’emanazione della Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche
Territorio, Ambiente e Beni ambientali
Direttiva europea relativa alla qualità dell’aria e dell’ambiente per un’aria più pulita in Europa
Seguito dell’indagine conoscitiva sulle problematiche relative alla produzione e alla gestione dei rifiuti
Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria
Indagine conoscitiva sull’anagrafe tributaria nella prospettiva del federalismo fiscale
Commissione parlamentare antimafia
Comunicazioni del Presidente sui grandi delitti e le stragi di mafia negli anni 1992-1993

In Aula
Disposizioni urgenti in materia di spettacolo e attività culturali
Il 1° luglio il Parlamento è riunito in seduta comune per l’elezione di otto membri del Consiglio superiore della magistratura


RIGORE NECESSARIO PER I TANTI SPRECHI
“Un sacrificio necessario perché senza c’è il collasso”. Basta questo lapidario commento del Ministro Tremonti per fotografare l’attuale congiuntura economica e per mettere tutti di fronte alle scelte inevitabili, seppur dolorose, che il nostro Paese è costretto a prendere. Ovvio che di tutt’altro genere è il giudizio di chi, come Regioni, Province e Comuni, si trova a fare i conti con i minori trasferimenti previsti dalla manovra finanziaria attualmente in discussione, manovra che peraltro non è neppure paragonabile alla cura da cavallo che il neo premier Cameron ha presentato ai sudditi di Sua Maesta Elisabetta II. Da tutte le parti c’è stata una sollevazione di scudi per protestare e per dire che i margini per tagliare non ci sono, “ci tolgono i soldi per l’edilizia scolastica”, tuona un amministratore locale, “non posso più asfaltare le strade” gli fa eco un altro. Eppure se si cercano bene i rami secchi, le spese se non sconsiderate almeno poco ponderate ci in qualunque amministrazione, non è sarà difficile trovare la quadratura. Ed è da lì che bisogna partire per praticare quella rigorosa gestione del denaro pubblico che dovrebbe ispirare ogni amministrazione non solo in periodi di vacche magre. Dalle province romagnole alcuni esempi di come per anni si sia nascosta la polvere sotto il tappeto e si sia fatto finta che tutto andasse bene. Autunno 2009 scoppia il caso del deficit della Asl di Forlì, oltre 50 milioni di euro accumulati nel giro di pochissimi anni, all’insaputa di chi doveva controllare, in primis la Regione. Naturalmente c’è stato subito uno smarcamento da quei monellacci di Forlì e a turno tutti a dire “i nostri conti sono in ordine”. Sennonché proprio lo scorso fine settimana sono cominciati a filtrare dati non proprio confortanti relativamente ad un’altra Asl romagnola, quella di Cesena. Circa 8 milioni di euro il deficit per il 2009, che sommato a quelli degli anni precedenti fa arrivare alla considerevole cifra di 80 milioni. Il tutto mentre è in corso un’inchiesta sulla realizzazione del mega laboratorio analisi che deve servire le quattro Asl della Romagna il cui affitto costa più di quanto si sarebbe speso a costruirlo in proprio. Storie di provincia si diceva, storie di cui tutta l’Italia è sicuramente piena e che devono far ripensare radicalmente il modo di intendere l’amministrazione pubblica. “Il Paese è di fronte a un bivio – dichiara la Senatrice Laura Bianconi – e deve scegliere se continuare la vecchia politica della finanza allegra o dare inizio a percorsi virtuosi che taglino gli sprechi, gestiscano oculatamente le risorse per garantire ai cittadini inalterati livelli di servizi che molto spesso, in una sbrigativa logica di risanamento, sono i primi ad essere invece tagliati”.


La settimana scorsa si è conclusa con il referendum tra i lavoratori di Pomigliano la vicenda del piano di risanamento presentato dalla FIAT. Ancora una volta è stato messo in evidenza lo stato delle relazioni sindacali nel nostro paese. Per comprendere che cosa questo significhi, non solo per la FIAT,  ci aiuta l'Onorevole Giuliano Cazzola con queste considerazioni pubblicate sul Quotidiano Nazionale del 24.06.2010.

LA DIFFICILE INTESA DI POMIGLIANO

Pomigliano d’Arco: Fiat batte Fiom 6 a 4. E’ corsa voce che Sergio Marchionne si aspettasse una vittoria nel referendum ancora più netta (l’80%), tanto da essere stato sfiorato dal pensiero di mollare tutto e rimanere in Polonia. Ma davvero un risultato più marcato avrebbe risolto tutti i problemi? Certamente, sul piano politico, la sconfitta delle forze contrarie all’accordo sarebbe stata più netta, ma le difficoltà non sarebbero state superate d’incanto. Purtroppo, l’assetto delle relazioni industriali in Italia vive una fase di grande incertezza. In mancanza dell’attuazione dell’articolo 39 della Costituzione, i rapporti sindacali si fondano sul principio del reciproco riconoscimento, nel senso che le parti sociali scelgono i partner, tra le organizzazioni maggiormente rappresentative, con cui negoziare i patti collettivi. Fino a pochi anni or sono la situazione di fatto “faceva aggio” su quella di diritto. Cgil, Cisl e Uil costituivano le confederazioni dotate di maggiore capacità rappresentativa, agivano in modo unitario e i contratti da loro stipulati (ancorché sottoposti al diritto comune e quindi non validi erga omnes come previsto sulla base delle procedure di cui all’articolo 39 della Costituzione) venivano comunque applicati a tutti i lavoratori. Oggi è sempre più diffusa la prassi degli accordi separati, a causa della linea antagonista assunta dalla Cgil. Il ricorso al referendum non è in grado di ovviare a tale inconveniente, essendo tale strumento confinato nell’ambito interno al movimento sindacale e corrispondendo, non già ad un obbligo, ma ad una libera scelta delle organizzazioni sindacali nel loro rapporto con i lavoratori. Ecco perché le pene di Sergio Marchionne non sono finite, se non interverranno orientamenti più realisti in grado di indurre tutte le confederazioni a voltare pagina e a gestire un’intesa, approvata dai lavoratori, e caratterizzata da maglie molto larghe, ampiamente affidate all’esame e alle verifiche che le parti effettueranno all’interno delle Commissioni paritetiche previste dall’intesa. Se la Fiom, nonostante la sconfitta subita, continuerà nella politica deleteria del suo filibustering, per la Fiat, a Pomigliano d’Arco, saranno dolori. Anche perché la Fiom troverà sicuramente qualche magistrato pronto a darle ragione. La sinistra in doppiopetto, che si affretta a presenziare domani, alle manifestazioni promosse dalla Cgil, in occasione del suo sciopero generale, non si rende conto di quale grande favore abbia fatto alla Lega Nord con il suo atteggiamento cerchiobottista sull’intesa dello stabilimento di Pomigliano d’Arco.
(On. Giuliano Cazzola - deputato del PdL)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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