Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 26 del 14 settebre 2010

In Commissione
Bilancio
Audizione del Commissario europeo per la programmazione finanziaria e il bilancio sulla revisione del quadro finanziario dell’Unione europea dopo il 2013
Sanità
Recepimento Direttiva CE che stabilisce norme minime per la protezione e il benessere animale del settore avicolo (relatrice Bianconi)

In Aula
L’aula non è convocata

LA STRANA ESTATE DEL 2010
Dopo la pausa estiva questa settimana riprende l’attività parlamentare e Spazio di Libertà ritorna al suo servizio di informazione per quanto riguarda i provvedimenti in discussione in Parlamento e il suo dialogo con i lettori. Per la verità mai come quest’estate si può dire che la politica non sia andata in vacanza. Qualcuno forse ricorderà l’estate del 1982 quando cadde il Governo Spadolini I e il Parlamento fu convocato il 23 agosto per la fiducia al nuovo Governo, lo Spadolini II. Ma, forse perché il nuovo governo era la fotocopia del precedente, forse perché la politica non aveva, e probabilmente non cercava, l’esposizione mediatica dei nostri tempi, molti italiani non si accorsero neppure che c’era stata una crisi di governo. Tutt’altra cosa l’estate 2010, dove la politica l’ha fatta da padrone e che rimarrà impressa come l’estate in cui si è consumato il tanto annunciato “strappo” tra Fini e Berlusconi. “Non posso che essere amareggiata – commenta la Senatrice Bianconi - per quanto è avvenuto quest’estate. Certo, meglio la chiarezza rispetto alla continua altalena di crisi minacciate e mai attuate, però tutto questo non fa bene né al nostro Paese né alla politica perché alimenta la disaffezione degli elettori nei confronti delle Istituzioni. Eppure bisognerebbe ricordare che proprio gli elettori hanno consegnato a Silvio Berlusconi la responsabilità di guidare il Paese, per cui chi si assume la responsabilità di portare il nostro Paese alle urne deve aver chiaro che rischia di compromettere quei segnali di ripresa economica che stanno ridando fiducia ai nostri imprenditori e ai mercati. Mi auguro che il Presidente della Camera permanga in quella lealtà che ha promesso, nei confronti del Governo e della coalizione che gli ha consentito di essere la terza carica dello Stato, anche se è assolutamente anomalo il suo ruolo di antagonista al Governo e di capo di un partito la cui rappresentanza non è stata determinata dalle urne”.

CONTRORDINE COMPAGNI
Se alle vicende del PdL è stata dedicata la prima parte della newsletter, per par condicio è giusto andare a dare un’occhiata anche a sinistra perché, se Sparta piange, Atene non ride. Innanzi tutto è evidente che il PD sta attraversando una profonda crisi di identità che il suo segretario politico, giunto a quel ruolo fuori tempo massimo, ha dimostrato di non saper gestire. Solo sulla vicenda della crisi all’interno della maggioranza di Governo ha detto tutto e il contrario di tutto. Vogliamo le elezioni, vogliamo un governo che faccia la riforma elettorale e poi ci porti alle urne, guardiamo al centro, no guardiamo a sinistra, e se rifacciamo l’Ulivo? Insomma poche idee e confuse, prova ne sia che prendono sempre più piede gli esponenti illustri che invocano un cambiamento di rotta, come il Sindaco di Firenze o il redivivo Veltroni che attraverso la sua fondazione (anche lui!) vagheggia la creazione di un gruppo autonomo. Il tutto nel bel mezzo di quella che i romantici, non solo di sinistra, continuano a chiamare Festa Nazionale dell’Unità, svoltasi a Torino, caratterizzata dalla recrudescenza di episodi di intolleranza politica ai danni del Presidente del Senato prima e del leader della Cisl poi. Questo è quello che succede quando, ventilando accordi a 360 gradi, si torna a dare visibilità alle espressioni politiche più dure ed estreme, senza preoccuparsi di quanto breve possa essere il passo che porta alla violenza politica.

SCUOLA: SOLITO INIZIO CON POLEMICHE
Se le occupazioni, dello Stretto, delle piazze, degli istituti, dovevano impressionare il Ministro Gelmini non ci sono certo riuscite. Infatti la tostissima titolare di uno dei dicasteri più difficili non si è scomposta e ha detto di non ricordare anno scolastico che non si sia aperto con polemiche e proteste. Troppi interessi in gioco e gli studenti, che dovrebbero essere il fulcro attorno a cui gira questo moloch che conta più di un milione di dipendenti, come sempre strumento degli interessi corporativi degli adulti. Quegli adulti che invece di lasciarli a godere gli ultimi scampoli di vacanza li mandano ad occupare le scuole. A portare al livello di ebollizione gli animi ci ha pensato l’ultimo rapporto Ocse sull’educazione, che essendo stato pubblicato proprio alla vigilia dell’inizio scolastico è stato artatamente usato per bocciare la politica del Governo. Le statistiche sono una cosa seria e ad analizzarle in modo improprio si fa la fine dei polli di Trilussa. A Spazio di Libertà sta molto a cuore il futuro delle giovani generazioni, e siccome il futuro si gioca adesso, lo si costruisce nel presente, con l’inizio dell’anno scolastico prende l’impegno di dedicare almeno una volta al mese un momento di riflessione sulle problematiche dei giovani e della scuola.

FRECCE TRICOLORI: 50 ANNI DI STORIA E DI GLORIA
Chi conosce l'autrice di questa newsletter sa quanto sia legata all'Aeronautica Militare, per cui è doveroso ricordare che pochi giorni fa è stato festeggiato all'aeroporto di Rivalta il 50° della fondazione delle Frecce Tricolori. A questa gloria dell'Italia è dedicata la foto della newsletter.
 


LUCI E OMBRE DELL’INIZIO DELL’ANNO SCOLASTICO

Con l'avvio dell'anno scolastico, e cioè già dalla scorsa settimana quando a seconda dei calendari regionali sono iniziate le lezioni, ciascuno ha potuto leggere sulle pagine di cronaca locale le esternazioni di sindaci e assessori alla scuola e le dichiarazioni di alcune avanguardie di studenti che, come a Cesena, hanno pensato bene di portarsi avanti coi lavori e occupare la scuola prima del suono della campanella. In contemporanea sono usciti, sulla stampa nazionale, gli esiti delle ricerche dell’OCSE. Dal confronto delle dichiarazioni dei vari contestatori con i dati OCSE emergono interessanti elementi di valutazione, utili ad ampliare lo spettro del fenomeno.
Innanzi tutto viene confermata l’insussistenza di un rapporto fra l'esposizione scolastica ed i risultati in termini di apprendimento. In soldoni: i nostri studenti stanno a scuola più tempo dei colleghi stranieri, ma sono meno preparati. E, analogamente, sarebbe scientificamente inesistente una relazione fra il numero degli alunni per classe ed i risultati scolastici. Da questo eccesso di carico orario annuale degli alunni ne consegue:
- un maggior numero di insegnanti
- uno stipendio, per singolo insegnante, più basso legato anche a un minor numero di ore di lezione svolte
- una spesa complessiva per salari superiore di circa il 10% rispetto alla media OCSE.
Come sempre viene citata la percentuale del PIL investita dal nostro Paese per l’istruzione, verissimo, ma si dimentica il bassissimo tasso demografico che affligge l’Italia. Infatti, se analizziamo il dato OCSE circa la spesa pro capite per alunno, scopriamo, (e il dato é arcinoto agli addetti ai lavori), la nostra collocazione nella media OCSE.
La scuola, per tradizione e natura, rielabora in tempi lunghi tutti i processi riformatori. Pertanto, attribuire ad un ministro in carica, (qualunque, da Berlinguer a Gelmini), la responsabilità degli insuccessi scolastici dei nostri ragazzi sarebbe, a dir poco, imprudente. Qualunque intervento su quella struttura elefantiaca che è l’istruzione pubblica ha effetti che si colgono su tempi lunghi e coinvolgono una pluralità di fattori, non ultimi gli stili di vita.
Parlando di scuola, sovente, lo sguardo é rivolto agli operatori, di rado ai destinatari del servizio: certe dichiarazioni sul precariato autorizzerebbero il sospetto di una concezione della scuola come ammortizzatore sociale per la disoccupazione intellettuale, con buona pace della preparazione dei nostri figli.
Si conceda, anche allo scrivente, di citare un passo della nostra Costituzione, l'articolo 97 prevedrebbe che ai pubblici uffici si acceda per concorso: il costituente ci indica non tanto una tipologia di prove, ma il compito di elaborare strumenti che permettano ai candidati di concorrere fra loro, in leale competizione, affinché si possano scegliere i migliori. Questo, e non solo nella scuola, di rado é avvenuto: il sistema del precariato ha fatto sì che chiunque entrasse in una scuola potesse innestarsi su un meccanismo, (illusorio giuridicamente, ma effettuale in pratica), al cui termine si intravedeva l'accesso ai ruoli.
Questa deprecabile consuetudine ha prodotto come risultato:
- l’intasamento delle graduatorie, per cui l'ultimo in graduatoria difficilmente sarà immesso in ruolo prima del pensionamento
- l’indifferenza alle reali capacità personali dell'aspirante docente di ruolo e il conseguente abbassamento del livello culturale dei docenti
- I’impossibilità per i giovani insegnanti, bravi e appassionati, di poter dimostrare il proprio valore.
L’elenco dei guai della scuola italiana potrebbe proseguire e ovviamente è difficile trovare qualcuno che non li attribuisca all’attuale Ministro in carica. Provocatoriamente vorrei focalizzare l’attenzione su due “colpe” di cui il Ministro Gelmini dovrebbe non solo prendersi la responsabilità ma anche vantarsi: aver riportato a sessanta i minuti dell'ora di lezione ed l’aver reintrodotto, nell’ottica di un allineamento al quadro europeo, il merito come punto fondante del nostro sistema scolastico dopo che da decenni ne era stato espunto. Come tutti i ministri che hanno tentato di fare qualcosa per la scuola anche la caparbia Mariastella Gelmini é malvista dalla lobby dei docenti, dei sindacalisti e dei politici fiancheggiatori.
Ma la crisi in atto impone la presentazione del conto ad una scuola che molto é costata rispetto al poco che ha reso: la si può definire una logica ragionieristica, ma il pozzo di San Patrizio non esiste.
(Luigi Migliori - già Dirigente Scolastico in Cesena)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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