Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 27 del 21 settebre 2010

In Commissione
Giustizia
Esecuzione presso il domicilio delle pene detentive
Bilancio
Decreto Leg.vo in materia di determinazione di fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e province
Istruzione pubblica
Equipollenza diploma di laurea in scienze motorie
Agricoltura
Modifica della Direttiva CE per limitare o vietare la coltivazione di OGM
Igiene e Sanità
Proposta di indagine conoscitiva in materia di assistenza al parto e tutela della salute della madre e del bambino
Indagine conoscitiva sul tumore al seno: audizione di esperti (relatore Bianconi)
Commissione di vigilanza dei servizi radiotelevisivi
Audizione del Direttore generale della RAI
Commissione d’inchiesta sul Ssn
Inchiesta sui fenomeni di corruzione nell’ambito del Ssn: audizione della Dott.ssa Cosentino (Regione Puglia)

In Aula

Bilancio interno e rendiconto del Senato
Misure urgenti in materia di trasporti e finanziaria
Collegato alla manovra finanziaria in materia di lavoro pubblico e privato
 


MUTILAZIONI FEMMINILI: IN SENATO UN ULTERIORE PASSO AVANTI PER LA DIGNITA' DELLE DONNE
Il Senato ha votato all’unanimità la mozione presentata dalla Senatrice Bonino e sottoscritta da tutti i Gruppi parlamentari, affinché il Governo italiano si faccia promotore, alla prossima 65° Assemblea generale delle Nazioni Unite, di una risoluzione che metta al bando le mutilazioni dei genitali femminili. Questa pratica, che rappresenta un vero e proprio fenomeno sociale, le cui origini paiono risalire addirittura all’antico Egitto, viene praticata in diversi Paesi del continente africano, soprattutto in quelli con una popolazione a maggioranza islamica come il Sudan, la Somalia, l’Egitto e l’Etiopia; ma la pratica della mutilazione genitale riguarda anche popolazioni africane cristiane e animiste. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità 150 milioni di donne sono state sottoposte a questo tipo di violenza fisica e psicologica, e sono circa 3 milioni le bambine che ogni anno sono a rischio. “Sarebbe però un errore – dichiara la Senatrice Bianconi - considerare questa pratica di esclusiva pertinenza dei Paesi africani. Purtroppo, come conseguenza dell’aumento dei flussi migratori, essa è in crescita soprattutto nelle nazioni occidentali. Per questo motivo il nostro Paese è stato tra i primi ad approvare una legge che vieta l’infibulazione e prevede pene che possono arrivare fino a 12 anni di reclusione per chi la pratica. Purtroppo, si tratta di un fenomeno che, nonostante le leggi, è ancora diffusamente praticato perché viene considerato come simbolo dell’identità culturale e come tale praticato anche dalle donne, e sulle donne, della seconda generazione di immigrati. Addirittura molto spesso si ha notizia che per aggirare le norme vigenti l'infibulazione venga praticata, anche su bambine giovanissime, ricorrendo all’escamotage di pseudo vacanze nei Paesi di origine. Di fronte a queste pratiche aberranti il Ministero delle Pari Opportunità ha avviato una significativa campagna educazione e sensibilizzazione: 21 progetti, per un importo di oltre 3 milioni di euro, sono già stati finanziati e altri ne partiranno grazie ad ulteriori 4 milioni di euro stanziati dal Governo. Il nostro Paese è sempre in prima fila quando si tratta di battaglie di civiltà che, come questa, riguardano la salute e l’integrità fisica e psicologica di tante donne e bambine. Per questo ho votato convintamente la Mozione contro le mutilazioni femminili, certa che alla prossima Assemblea dell’ONU il nostro Paese riuscirà ad ottenere risultati significativi per la definitiva eliminazione di questa pratica”.


Gli affezionati lettori sanno che questa Newsletter ama volare alto, che al teatrino della politica preferisce la testimonianza di chi opera per l’affermazione di quegli ideali e di quei principi che hanno fatto grande il nostro Paese. E lo scorso fine settimana è stato veramente generoso di spunti in tal senso. Innanzi tutto il viaggio di Papa Benedetto XVI nel Regno Unito, e subito dopo il 15° anniversario della morte di Vincenzo Muccioli. Entrambe le circostanze offrono l’occasione per ricordare come la vera emergenza, non solo nel nostro Paese, sia quella emergenza educativa richiamata nella Newsletter precedente. A non dimenticare questi due avvenimenti ci aiutano due amici, l’uno con una sapiente riflessione sul Cardinale Newman, l’altro con una commovente testimonianza su cosa abbia costruito, e soprattutto cosa stia ancora costruendo, Vincenzo Muccioli.

UN REAZIONARIO D’AVANGUARDIA
Durante il viaggio apostolico del Santo Padre nel Regno Unito che si è appena concluso, Domenica 19 settembre a Birmingham durante la solenne celebrazione della Santa Messa, Papa Benedetto XVI ha proclamato beato il Venerabile Cardinale John Henry Newman.
Ai detrattori del Papa Teologo sarà facile affermare, in malafede o affetti da cronica ignoranza: “Un altro reazionario all’onore degli altari”; mentre si tratta di un uomo la cui modernità del pensiero non ha ancora terminato di dispiegare i suoi effetti.
Nato nel 1801 a Londra, John Henry Newman, primo di sei fratelli di un’agiata famiglia protestante fu prima diacono poi parroco della Chiesa Anglicana e assistente spirituale universitario, in questa veste si oppose alle posizioni della nascente “chiesa larga”, quella porzione dell’anglicanesimo favorevole al pensiero illuminista e razionalista. Strenuo difensore del principio dogmatico, fu insigne esponente della cosiddetta “chiesa alta”, la componente anglicana più vicina alle posizioni cattoliche. Fu prima teorico della “via media” che propugnava una Chiesa Anglicana in posizione centrale tra gli eccessi dottrinali del luteranesimo da un lato e il cattolicesimo romano dall’altro; poi, non ancora quarantenne, fu pesantemente censurato dall’università di Oxford e da numerosi vescovi anglicani per il suo tentativo di conciliare elementi fondanti dell’anglicanesimo – I trentanove articoli della Chiesa di Inghilterra - con la dottrina cattolica del Concilio di Trento. Nel 1842 si ritirò in un sobborgo di Oxford e nei tre anni seguenti vide luce la sua opera “Sviluppo della dottrina cristiana”, uno studio sulle origini del cristianesimo nel quale arrivò alla conclusione che “la Chiesa Cattolica era formalmente dalla parte della ragione”. Ciò fu pietra miliare del percorso interiore che portò John Henry Newman alla “seconda conversione”, così lui stesso chiama la sua adesione al cattolicesimo. Stabilitosi a Birmingham, entrò nell’Oratorio di San Filippo Neri, (dove Domenica 19/09 Benedetto XVI si è recato in visita privata) e nel 1847 a Roma fu ordinato sacerdote cattolico. Nel 1851, all’unanimità, i vescovi cattolici inglesi lo scelsero come rettore della neonata Università Cattolica di Dublino, dall’Irlanda rientrò in Inghilterra nel 1858 tornando a dividere il proprio tempo fra l’attività pastorale e gli intensi studi filosofici e teologici. Nel 1879 Papa Leone XIII lo creò Cardinale ma, poco “romano”, (nel senso deteriore e “curiale” del termine), continuò a vivere in Inghilterra e, grande e prolifico pensatore capace di coniugare fede e ragione con “sintesi eccezionale” come scrisse di lui Giovanni Paolo II nel 2001 nella ricorrenza del secondo centenario della sua nascita, pubblicò i suoi scritti e articoli fino al 1885. Morì nel 1890 ed è sepolto nella Casa Oratorio di Rednal, (dove Domenica si è svolta la Cerimonia di Beatificazione); sulla sua tomba un epitaffio, scritto dallo stesso Cardinale Newman, che è mirabile sintesi del suo pellegrinaggio terreno: “Ex umbris et imaginibus in veritatem” – “Dall’ombra e dai simboli alla verità”.
Nel 1958 si aprì la procedura di beatificazione presso la Diocesi di Birmingham e Papa Paolo VI voleva celebrarne la beatificazione già nell’Anno Santo del 1975, ma solo nel 1991, dopo il centenario della morte, Giovanni Paolo II ne dichiarò l’eroicità delle virtù attribuendogli il titolo di “Venerabile”. Per una strana coincidenza, o una felice ispirazione dello Spirito, è toccato a Papa Benedetto proclamare Beato chi come Lui e forse più di Lui, sicuramente prima di Lui, si è fieramente opposto al relativismo e al liberalismo in campo religioso, definiti, da Newman nel discorso pronunciato il giorno della sua nomina a cardinale: “grande sciagura” e “un errore che si estende come trappola mortale su tutta la terra”; ne capì, profeticamente, quasi 150 anni fa il devastante potenziale disgregativo per l’essenza – e l’esistenza stessa - della Chiesa.
Il relativismo, quale posizione filosofica che nega l'esistenza di verità assolute, oppure, anche se esistenti, le ritiene non conoscibili o esprimibili o, in alternativa, conoscibili o esprimibili soltanto parzialmente (appunto, “relativamente”), per Newman non è accettabile giacché esso priva la religione di “verità positiva”, riducendola invece a “questione di opinioni a “un sentimento e una preferenza personale; non un fatto oggettivo o miracoloso. Quale mirabile sintonia tra queste parole un tempo pronunciate dal neo Beato Cardinale Newman e quelle che seguono, pronunciate 130 anni dopo, nel 2005, in un’omelia dell’allora collega Cardinale Joseph Ratzingher: “Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo."!  
Il suo pensiero ha abbracciato un’enorme vastità di temi e Newman è riuscito a enucleare le più grandi questioni teologiche e filosofiche del suo tempo, giungendo ad anticipare sviluppi che si sarebbero compiuti soltanto nel XX secolo; ad esempio, In queste righe che seguono, nelle quali Newman condanna quella che definisce la “grande apostasia”, come non leggere una triste profezia dell’odierna Europa che non ha saputo, o voluto, riconoscere le proprie radici cristiane: “Finora il potere civile è stato cristiano. Anche in Nazioni separate dalla Chiesa, come nella mia, quand'ero giovane valeva ancora il detto: - Il cristianesimo è la legge del Paese - . Ora questa struttura civile della società, che è stata creazione del cristianesimo, sta rigettando il cristianesimo”.
Newman fu inoltre un ispiratore del movimento ecumenico correttamente inteso: non quello che annacqua i principi della propria fede dimenticando le proprie radici, ma che propone il dialogo fra le varie confessioni evidenziando i punti di unione o di possibile convergenza senza misconoscere o, per contro enfatizzare, le differenze e comunque dando il primato al comune impegno di servire il prossimo rispetto alla ricerca di concordanze teologiche e giuridico - canoniche. Mantenne buoni rapporti con il mondo anglicano anche dopo la conversione al cattolicesimo e costante fu il riferimento di Newman ai Padri della Chiesa indivisa. Quale grande incitamento, oggi non ancora completamente compreso e in gran parte incompiuto, a percorrere la via che riporti lo studio teologico e la stessa catechesi all’insegnamento dei padri della Chiesa e soprattutto al testo originario delle Sacre Scritture: nella storia dell’umanità la Rivelazione si è chiusa - e conclusa – con la predicazione degli Apostoli!
Al pari di Rosmini, Newman è stato annoverato tra i “padri assentigrandi ispiratori del Concilio Vaticano II, in particolare per quanto riguarda il primato della coscienza, (ripreso poi nella costituzione Dignitatis humanae); famose le sue parole che scandalizzarono allora perché non comprese, avulse dal contesto del suo pensiero, e tuttora destano immeritato sospetto ”apud haeresim” nonostante siano trascorsi 50 anni dal Concilio Vaticano II: “Se fossi obbligato a introdurre la religione nei brindisi dopo un pranzo, (il che in verità non mi sembra proprio la cosa migliore), brinderò, se volete, al Papa; tuttavia prima alla coscienza, poi al Papa”.
E ancora le idee sul laicato e la loro influenza sulla concezione di Chiesa; come non considerare ancora una volta profeticamente moderne queste parole pronunciate da Newman 150 anni or sono e 100 anni prima del Concilio Vaticano II: “ ... sia non soltanto lecito, ma doveroso sentire i laici in materia di fede.”.
E quanto è attuale il suo pensiero che sostiene l’unità tra la teologia e la scienza, tra il mondo della fede e il mondo della ragione. Straordinarie, come le definì Papa Giovanni Paolo II al simposio nel centenario della morte del Cardinale Newman, le sue parole in conclusione di un discorso all’Università di Dublino nel quale proponeva che lo studio non mancasse di unità ma si fondasse su una visione totale “ Vorrei che l’intelletto si espandesse con la massima libertà, e che la religione godesse di un’eguale libertà, ma ciò che io ritengo è che essi dovrebbero collocarsi nel medesimo posto ed esemplificarsi nelle stesse persone”.
Vorrei concludere queste poche righe, che spero contribuiscano a far conoscere e a invogliare il lettore ad approfondire il pensiero di questo grande e originale filosofo e grande e originale teologo, (che in vita sempre rifiutò sia la qualifica di filosofo, sia quella di teologo), con le parole di due autorevoli contemporanei.
Lo scorso anno, dopo l’annuncio dell’imminente beatificazione, il Presidente Francesco Cossiga, recentemente scomparso, da cattolico liberale che ha sempre considerato il Cardinale Newman un suo maestro, scriveva: “ … un profeta tra fede e libertà … possa la sua beatificazione testimoniare pubblicamente della sua carità e della sua santità impegnando tutti i cristiani con la loro carità e testimonianza a lavorare perché Nostro Signore Gesù Cristo doni, anche nel tempo, a tutti i cristiani, l’unità nella Sua unica, santa ed apostolica Chiesa.”
E pochi giorni fa, concludendo un editoriale a sua firma sull’Osservatore Romano, Tony Blair, l’ex premier britannico che come Newman ha compiuto lo stesso percorso dall’anglicanesimo al cattolicesimo, scriveva del Cardinale Newman: “… il suo coraggio intellettuale è ammirevole. È qualcosa che molti cattolici intravvedono in Papa Benedetto XVI. …. Come prevedibile, sono sorte alcune controversie circa la beatificazione di Newman. Alcuni si chiedono semplicemente se sia questo il modo giusto per rendergli onore. Ma nessuno dubiterà sul serio del fatto che sia stato ed è un Dottore della Chiesa. Verrà il tempo di dichiararlo tale”.

(Paolo Arfilli)

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VINCENZO MUCCIOLI, 15 ANNI DOPO
A me non piace immaginare un mondo in cui, per scarsa libertà, non si possa più sbagliare. A me piace un mondo in cui gli uomini abbiano anche la possibilità di sbagliare, semmai anche quella di drogarsi, ma in cui le leggi sappiano farsi rispettare e sappiano colpire i comportamenti illeciti, e in cui sia offerta a tutti la possibilità di cambiare, di utilizzare la propria esperienza negativa per aiutare tutti a vivere in modo migliore”.
(Vincenzo Muccioli)

Sono rimasto davanti a questo foglio bianco per qualche minuto pensando a cosa scrivere, pensando a cosa potevo dire di Vincenzo Muccioli che altri non avessero già detto, soprattutto chiedendomi se sarei riuscito a far comprendere in poche righe ciò che lui aveva fatto per gli altri, per chi aveva bisogno di aiuto. Credo che alla fine il modo migliore per raccontare Vincenzo Muccioli sia farlo attraverso le sue parole. Ecco perché ho iniziato in questo modo questo scritto che ho voluto dedicare al fondatore della Comunità di San Patrignano.
Io purtroppo non l’ho conosciuto, non ho potuto nè ascoltarlo nè guardarlo negli occhi (di questo sono dispiaciuto), ma ho avuto l’immensa fortuna di passare un periodo importante della mia vita a San Patrignano. Ho conosciuto così quello che lui ha fatto, quello che ha trasmesso e quello che ha dato e continua a dare attraverso le persone che hanno deciso di continuare ciò che aveva iniziato. Ora sono passati 15 anni dalla scomparsa di questo grande uomo che ha dedicato la sua vita agli altri, a quelle persone che erano considerate irrecuperabiliinutili, il peggio della società. “Qui si fa molto di più di non drogarsi per un mese o dieci anni”, diceva Vincenzo.   "Quando ho cominciato questa attività -  spiegava sempre Vincenzo - ero spinto dal desiderio di non rimanere inerte, di non aumentare la già folta schiera dei rassegnati alla diffusione della droga. Poi, a poco a poco, si è formata questa comunità, grazie alla mia volontà, certo, ma anche grazie alle idee, alla voglia di fare di tanti ragazzi e ragazze”. Vincenzo ha creato Sanpa senza chiedere niente in cambio, anzi, donandosi in tutto e per tutto. Perché San Patrignano è proprio questo: dare senza chiedere, amare senza preoccuparsi se si è amati, voler bene a chiunque chieda aiuto.
Forse ancora adesso a qualcuno risulta strano che ci sia un posto che fa del bene senza chiedere nulla in cambio. Io vi assicuro che questo posto esiste e il ricordo di quest’uomo è così forte che in ogni momento della giornata chi è lì può sentire la presenza di Vincenzo. Succede a chi lo ha conosciuto, ma anche a chi, come me, non ha avuto questa fortuna. Questa è SanPatrignano, questo è Vincenzo.

(Cesare R.)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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