Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 32 del 19 ottobre 2010

In Commissione
Affari costituzionali
Sospensione dei procedimenti penali nei confronti delle alte cariche dello Stato
Comunicazioni del Governo sui fatti di Genova in occasione dell’incontro di calcio Italia-Serbia
Affari Esteri
Indagine conoscitiva sulla missione internazionale di pace in Afghanistan: audizione del Ministro degli affari esteri della Repubblica Islamica di Afghanistan, Zalmay Rassoul
Agricoltura
Proposta di direttiva del Parlamento europeo relativa all’identificazione degli alimenti
Audizione del Ministro Galan sulle politiche del Dicastero relativamente ai profili comunitari
Industria, Commercio, Turismo
Indagine conoscitiva sulla strategia energetica nazionale
Igiene e Sanità
Audizione del Ministro Fazio
Parere su Ddl in materia di esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno
Parere su Ddl in materia di equipollenza delle lauree in scienze motorie e fisioterapia
Territorio, Ambiente e Beni Ambientali
Audizione del Ministro Prestigiacomo sugli indirizzi generali della politica del Dicastero
Commissione straordinaria per i diritti umani
Audizione del Ministro Carfagna
Audizione dell’Arcivescovo caldeo di Kirkuk, Monsignor Luis Sako

In Aula
Decisione di finanza pubblica per gli anni 2011-2013
Riforma della professione forense

FIOM: UNO SCIOPERO CONTRO IL PROPRIO FUTURO
No, non è un refuso, un copia/incolla venuto male o mancanza di fantasia. Il titolo di questo commento sulla manifestazione della FIOM tenutasi a Roma sabato scorso ricalca, volutamente, quello della scorsa settimana relativo allo sciopero degli studenti. Anche in questo caso c’è da un lato la globalizzazione, la sfida delle nazioni emergenti, l’enorme, e per certi versi spaventosa, crescita della Cina. Dall’altro c’è chi si ostina ancora a concepire il lavoro e le relazioni sindacali con la stessa ottica di quarant’anni fa, pretendendo che le cose vadano avanti come sono sempre andate. I cambiamenti comportano sempre un costo e un sacrificio, soprattutto quando, come nell’attuale momento, sono “imposti” da quella che è stata definita la più grave crisi economica dopo quella del ’29. Crisi che il nostro Paese è riuscito a governare grazie ad una struttura sociale in cui la famiglia funziona ancora come ammortizzatore sociale e al massiccio impegno del Governo a favore della cassa integrazione. Per cui basare ancora le proprie rivendicazioni sul slogan come “Sì ai diritti e no ai ricatti”, alimentare la divisione, quando non la demonizzazione, di quella parte del sindacato che invece non è su simili posizioni massimaliste, è indice di un atteggiamento di pretesa miope e fuori dal tempo. “Il lavoro è un diritto e una necessità imprescindibile dell’uomo – commenta la senatrice Laura Bianconi – non solo come mero controaltare dello stipendio percepito ma, soprattutto, per la componente di realizzazione di sé che comporta. Nulla è più devastante per la propria vita e per la propria famiglia della perdita di un lavoro che si immaginava per tutta la vita. E’ quindi fondamentale, in questo periodo di crisi economica mondiale, riconoscere che niente potrà essere come prima, che accanto ai sostegni che, giustamente e doverosamente, il Governo deve mettere in campo si deve dar vita a una nuova tipologia di relazioni sindacali che con coraggio riconoscano la necessità e l’urgenza di modelli di lavoro flessibili. Il mondo sta cambiando e se vogliamo continuare ad essere protagonisti della scena economica mondiale dobbiamo avere il coraggio di cambiare”.

GERMANIA: ANGELA MERKEL SUONA LA FINE DEL MULTICULTURALISMO
“In Germania il modello multiculturale è totalmente fallito”. Questo è quanto ha affermato la Cancelliera tedesca Angela Merkel nel corso del Congresso dei Giovani CDU e CSU di Potsdam. Un frase che ha fatto subito il giro del mondo grazie anche a uno stile politically uncorrect che i politici hanno da tempo abbandonato. La Germania, motore dell’economia europea, ha da sempre attirato schiere di lavoratori immigrati, prima gli italiani, soprattutto provenienti dal meridione, poi dalla fine degli anni ’70 i turchi. Se, dopo quarant’anni, si riconosce il fallimento di un il modello in cui tutte le culture coabitavano armoniosamente nella stessa Nazione non sarà solo per biechi calcoli elettorali. La Cancelliera tedesca avrà sicuramente analizzato con la giusta prospettiva quanto avvenuto in paesi come Olanda, Svezia e Danimarca, dove per un malinteso senso di buonismo per anni si è applicata quella politica del laissez faire che come risultato ha fatto guadagnare simpatie ai partiti nazionalisti e xenofobi, divenuti terzo polo e spesso ago della bilancia delle coalizioni di Governo. “Il vento sta cambiando – dichiara Laura Bianconi – per anni l’Europa non ha risparmiato critiche quando i vari Ministri dei Governi Berlusconi proponevano maggiori controlli sull’immigrazione e regole che consentissero una reale integrazione. Ora che Francia e Germania hanno posto l’accento sulla necessità di nuove e diverse politiche per l’immigrazione ci auguriamo che l’Europa riconosca che è necessario ripartire, come ha ricordato proprio Angela Merkel, dal riconoscimento di quei valori cristiani che sono alla base della nostra società e su cui si fonda l’identità europea”.

FRANCESCO COSSIGA: LA POLITICA COME TESTIMONIANZA
Martedì 12 ottobre si è tenuta nell’Aula del Senato, alla presenza del Presidente della Repubblica e del Sottosegretario Letta, in rappresentanza del Governo, la solenne commemorazione di Francesco Cossiga, Senatore a vita e Presidente Emerito della Repubblica. Si è trattata di una commemorazione non formale (molti degli interventi hanno fatto riferimento infatti ad una frequentazione amicale), che ha messo in evidenza gli aspetti salienti della percorso politico e istituzionale di Francesco Cossiga. E’ stata ricordata la sua figura di cattolico liberale, il ruolo che svolse in momenti drammatici per il nostro Paese come quello delle contestazioni studentesche, della lotta armata, del rapimento Moro. E’ stata ricordata la sua passione per quei grandi testimoni della cattolicità che sono Rosmini, Newman e Tommaso Moro. Per quest’ultimo, figura emblematica del rapporto tra fede e potere, si impegnò con grande forza affinché fosse proclamato, nel corso dell’Anno Santo del 2000, patrono dei governanti e dei politici. Toccanti sono state le testimonianze di affetto e stima con cui è stato ricordato e come ha detto il Presidente del Senato Renato Schifani: “L’unico modo per rispettare la sua volontà è quello di non volgersi indietro con il semplice ricordo, ma guardare avanti attraverso una storia capace di farsi memoria del futuro, origine e meta, ancora una volta, dell’Italia unita e ritrovata”.


“Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”, è stato questo il titolo della 46° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani che si è tenuta a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre. E’ stata come sempre occasione privilegiata per affrontare temi fondamentali, non solo per la Chiesa italiana ma anche per il nostro Paese, come il lavoro e l’educazione (tema caro a questa newsletter), sempre partendo dal bene comune e dalle vie concrete per perseguirlo. Tra i tanti partecipanti, un autorevole relatore, la Professoressa Maria Luisa Di Pietro ci onora della sua testimonianza.


RIPARTIRE DALL'UOMO PER COSTRUIRE IL BENE COMUNE
“Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”. Questo il tema della 46ma settimana sociale dei cattolici italiani che si è conclusa domenica scorsa a Reggio Calabria. Una esperienza ricca di testimonianze, proposte, sollecitazioni che hanno messo in evidenza un’altra Italia. Non tanto quel Paese disordinato, privo di iniziativa, rassegnato, a cui ci ha abituato la comunicazione di massa; quanto piuttosto un Paese vitale e con una grande ricchezza: la sua gente. Quella gente che gli economisti chiamano - con un’interpretazione talora riduttivista - “capitale umano”. Ed è solo scommettendo e investendo sul capitale umano che si può vincere una crisi che non è solo economica e istituzionale, ma anche antropologica e valoriale.
Perché è inutile negarlo: questione etica e questione sociale sono talmente intersecate tra loro che non è possibile affrontarle in modo separato: “La Chiesa propone - si legge al n. 15 di Caritas in veritate (CV) - con forza questo collegamento tra etica della vita e etica sociale nella consapevolezza che non può avere solide basi una società che - mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace - si contraddice radicalmente accettando e tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata”.
La ricerca del bene comune deve, dunque, rimettere al centro il “bene” che abbiamo “in comune”: la dignità di persona, ovvero il valore e la preziosità che un essere umano ha (è) semplicemente perché Uomo. La dignità rimane, pertanto, inalterata qualunque sia la condizione in cui l’essere umano si trova concretamente e nessun essere umano, in quanto tale, ne è privo né può esserne privato: “La concezione dei diritti umani è naufragata - scrive Hannah Arendt - nel momento in cui sono comparsi individui che avevano perso tutte le altre qualità e relazioni specifiche, tranne la loro qualità umana. Il mondo non ha trovato nulla di sacro nell'astratta nudità dell'essere uomo. Un uomo che non è altro che un uomo sembra aver perso le qualità che spingevano gli altri a trattarlo come un proprio simile. Separare l'uomo dalla persona significa di fatto introdurre dei gravi problemi di giustizia sociale e minare il principio politico dell'uguaglianza”.
Una dignità che è fondamento di diritti e, prima di tutto, del diritto alla vita e alla salvaguardia della salute che vanno tutelati in modo forte e senza cedimenti o squallide tentazioni di mediazione e di compromesso. E anche del diritto a lottare contro la disumanità in cui si costringe la condizione umana quando la si priva di quella speranza che “incoraggia la ragione e le dà la forza di orientare la volontà” (CV, n. 34). La speranza: un’attesa per i giovani; un dovere per gli adulti. La speranza: una risorsa realizzabile solo in una dimensione verticale del tempo, ove trova dimora la progettualità. Ed è proprio la mancanza di progettualità che toglie speranza. In ogni ambito: nella famiglia, nel lavoro, nell’impresa, nella scuola, nell’accoglienza della fragilità, nella politica.
“Mi commuovo ogni volta che vedo crescere una pianta e sbocciare i fiori”. E’ stata questa la testimonianza di un giovane alla 46ma Settimana sociale. Perché una pianta possa crescere ha bisogno di acqua, di ossigeno e di cura. La speranza è l’ossigeno che consente di vivere e di guardare con fiducia al futuro. La cura è l’attenzione che dobbiamo avere soprattutto verso i giovani, anche attraverso l’educazione. Nel criticare i modelli imposti dalla “videopedagogia”, il documento preparatorio alla 46ma settimana sociale scrive al n. 23: “Essi tendono a suggerire una falsa coincidenza fra produzione e consumo di senso, a dissipare i processi e i capitali della formazione in una nebulosa di sentimenti, affetti sfibrati e “allargati”, a minare la percezione interiore del tempo abituando a riconoscere solo quel che accade “qui e ora”, privando a priori di interesse e di senso quel che “dura””.
L’educazione a “quel che dura”, come punto di partenza per il cambiamento. E’ quanto sottolineano anche i vescovi italiani nel documento Per un Paese Solidale. Chiesa Italiana e Mezzogiorno, chiedendo di recuperare “la capacità di guardare al versante invisibile della realtà e di restare ancorati al risvolto radicale di ciò che conosciamo e facciamo: al gratuito e persino al grazioso, e non solo all’utile e a ciò che conviene; al bello e persino al meraviglioso, e non solo al gusto e a ciò che piace; alla giustizia e persino alla santità, e non solo alla convenienza e all’opportunità” (n. 17). Siamo ancora tanto lontani da questa realtà “altra”. Ma anche se la volessimo negare, non possiamo non riconoscere che è l’unico modo per far ripartire un Paese ricco - soprattutto - del suo “capitale umano”.

Maria Luisa Di Pietro
(Docente di Bioetica -  Università Cattolica del Sacro Cuore- Roma)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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