Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 37 del 30 novembre 2010

In Commissione
Affari costituzionali
Federalismo fiscale municipale
Affari esteri
Assegnazione seggio supplementare all’Italia nel Parlamento europeo
Bilancio
Legge di stabilità e bilancio dello Stato
Finanze e Tesoro
Proposta di nomina dell’On. Giuseppe Vegas quale Presidente Consob
Politiche dell’Unione europea
Indagine conoscitiva del sistema Paese: Audizione della Dott.ssa Francesca Ratti, Vice Segretario generale, e del Dott. Riccardo Ribera d’Alcalà, Direttore generale del Parlamento europeo
Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza
Indagine conoscitiva sull’attuazione delle politiche a favore dell’infanzia e dell’adolescenza: documento conclusivo

In Aula
L’Aula è sospesa per la sessione di bilancio

TUMORE AL SENO: A BRUXELLES CONFRONTO TRA SENATRICI ITALIANE E  ISTITUZIONI EUROPEE
Una delegazione della Commissione Igiene e Sanità del Senato composta dalle Senatrici Maria Rizzotti, Laura Bianconi, Franca Biondelli ha incontrato tra il 29 e il 30 novembre, a Bruxelles, i funzionari della Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare del Parlamento Europeo e, a seguire, i rappresentanti della Direzione generale per la salute dei consumatori presso la Commissione europea e la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’UE, per fare con loro il punto sulla patologia del tumore alla mammella nei vari Stati dell'Unione Europea. La Senatrice Laura Bianconi, che è referente per la Commissione del Senato dell'indagine conoscitiva su questa patologia ha sottolineato come: "sono stati toccati numerosi aspetti durante i vari incontri che sicuramente ci permettono di avere un quadro molto più chiaro di tutto il percorso necessario per prevenire e curare il tumore alla mammella. Il nostro lavoro su questo fronte è stato molto apprezzato e ci rende un preciso punto di riferimento per le Istituzioni europee, con le quali si è aperto in questi giorni un significativo canale di scambio di tutte le informazioni per promuovere, anche nel nostro Paese, un servizio sanitario sempre più attento alle buone pratiche". Proprio, infatti, dall'Unione Europea è stata promossa negli ultimi anni, con diverse iniziative, una forte campagna di sensibilizzazione sul tumore al seno rivolta a tutti gli Stati affinché pongano in essere iniziative volte ad affrontare con sempre maggiore attenzione questo tipo di carcinoma, ancora prima causa di morte per la donna in tutto il mondo.


CIAO MANU, CI MANCHERAI
Anche il tempo ha voluto essere clemente; nell’unica giornata di sole di un mese più che mai caratterizzato dal maltempo si è svolto il funerale di Manuela Camagni. Dal 2005, rispondendo alla chiamata del Santo Padre, faceva parte della “famiglia pontificia”, il gruppo di persone che cura l’appartamento di Papa Benedetto XVI. Nata a San Piero in Bagno, aveva frequentato il Liceo Scientifico Righi di Cesena dove aveva conosciuto Comunione e Liberazione. Nel 1980, nello stesso giorno del suo funerale, entra a far parte dei Memores Domini, l’associazione fondata da Don Luigi Giussani per i laici che consacrano la loro vita alla memoria del Signore. La sua adesione totale alla chiamata che aveva ricevuto l’aveva portata in Brasile, impegnata nell’opera di volontariato del suo compaesano Don Virgilio Resi, in Tunisia al servizio di Mons. Twal, attuale Patriarca di Gerusalemme. Ma è stata una presenza significativa anche a Cesena, sua città di adozione, dove era stata segretaria nelle scuole della Fondazione del Sacro Cuore. I suoi grandi occhi brillavano sempre per la gioia di quanto aveva incontrato, il suo sorriso comunicava a tutti la felicità che può dare una vita consacrata alla fede. Mancherà a tutti, ma come ha scritto Papa Benedetto nel suo messaggio “Ci dà pace pensare che Manuela è una Memores Domini, una persona che vive nella memoria del Signore. Questa relazione con Lui è più profonda dell’abisso della morte. E’ un legame che nulla e nessuno può spezzare”.


Non sarà passato inosservato che in questa newsletter non si è parlato di politica. E sì che quest’ultima settimana non è stata certo avara di argomenti. Dalla contestazione della riforma universitaria in votazione alla Camera, (e qui ci sarebbe da aprire una bella parentesi, anzi da dedicarci un’intera newsletter, sul nuovo must del presenzialismo politico: il tetto della Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma. Ah i bei tempi in cui per farsi notare bastava frequentare le meno pericolose terrazze romane!), alle scottanti(?) rivelazioni di Wikileaks che hanno solo il pregio di averci evitato la fatica di andare a riprendere in cantina i nostri amati giornali scandalistici.
A dir la verità potevamo anche parlare della “grande ammucchiata” proposta dall'Onorevole D'Alema, ultima in ordine di tempo tra le ipotesi per sostituire Silvio Berlusconi alla guida del Paese. 
Abbiamo preferito, invece, parlare di chi per la “polis” lavora concretamente, magari in modo umile e discreto, lasciando però un segno concreto nella propria comunità, nella propria città, nel proprio Paese. E’ quello che hanno fatto gli amici del Samizdat, straordinaria esperienza nata proprio cinquant’anni fa nei paesi dell’est Europa e da cui sono scaturite esperienze politiche che hanno realmente cambiato la storia. Si tratta di un anniversario importante che rischia di passare un pò in sordina, per questo prima che l'anno si concluda ci piace ricordare il ruolo e l'importanza di uomini autenticamente liberi che hanno sfidato una vita e un destino che sembravano segnati. 
Cosa sia stato il Samizdat ce lo ricorda l’amico Alessandro Rondoni, giornalista in prestito alla politica, già candidato Sindaco per la città di Forlì alle amministrative del 2009.

LA RIVOLUZIONE DELLE IDEE
Cinquant’anni fa, nel 1960, nasceva in Urss il dissenso, il fenomeno di opposizione al totalitarismo del sistema sovietico in nome della libertà di coscienza. In quell’anno, infatti, cominciò a circolare il Samizdat, l’autoeditoria clandestina, libri vietati dal regime che privati cittadini ricopiavano con la macchina da scrivere. Centinaia di pagine di cui si facevano cinque-dieci copie con l’utilizzo di veline e carta carbone. Cominciarono così a circolare il “Dottor Zivago”, di Boris Pasternak, premiato con il Nobel che le autorità sovietiche lo costrinsero a rifiutare, “Vita e destino” di Vasilij Grossman. A ricordare l’anniversario in un articolo apparso recentemente sul quotidiano “La Voce” è stato il prof. Giuseppe Ghini, docente di letteratura russa all’università di Urbino, che racconta come il testo di Grossman fu considerato talmente pericoloso che il Kgb sequestrò tutte le copie e persino i nastri delle macchine da scrivere e la carta carbone. Perché questa opposizione del regime contro gli artisti? Perché l’arte, spiegò il poeta Josif Brodskij, è la forma più antica di iniziativa privata. E Ghini aggiunge: “La poesia, stimolo dell’individualità e dell’unicità dell’uomo, è ciò che più di ogni altra cosa ci trasforma da animali immersi nella dimensione sociale in persone uniche e irripetibili”. L’autoeditoria clandestina, nonostante le difficoltà, fu molto vivace in tutti i Paesi del blocco comunista dando voce all’ansia di libertà di quei popoli. In Cecoslovacchia, ad esempio, alla fine degli anni settanta circolò nel Samizdat “Il potere dei senza potere” dello scrittore e drammaturgo Václav Havel, poi divenuto presidente della Cecoslovacchia libera. Il libro cominciava così: “Un fantasma terrorizza l’Europa orientale. In Occidente lo chiamano dissenso” e parlava di “vita nella verità” contrapposta alla “vita nella menzogna” perpetuata dal potere. In Italia le opere del dissenso nell’Est Europa e in Unione Sovietica sono state fatte conoscere dal Centro Studi Europa Orientale Cseo fondato a Forlì negli anni sessanta da don Francesco Ricci e da quello di Russia Cristiana, realizzato nello stesso periodo a Milano da padre Romano Scalfi. Quando i muri erano ancora alti e viaggiare oltre cortina comportava rischi e difficoltà notevoli, i due sacerdoti insieme ai loro collaboratori hanno dato vita a una fitta rete di contatti che a lungo sono stati l’unico canale per dare voce in Occidente alle testimonianze della vita e della cultura dei Paesi dell’Est.
L’impegno di sottrarre dall’oblio testimoni della verità continua anche dopo la caduta del Muro di Berlino perché sono anche oggi di aiuto all’uomo che rischia di smarrire la propria identità. Nel 1999 Russia Cristiana con l’editrice La Casa di Matriona ha pubblicato il libro “Pietro Leoni”, storia del gesuita, originario di Premilcuore (Forlì-Cesena) rinchiuso per dieci anni, dal 1945 al 1955, nei gulag di Stalin. Partito per l’Urss come cappellano militare al seguito dell’esercito italiano, dopo il 1943 ritornò a Odessa prima che vi entrassero le truppe sovietiche. Arrestato nel 1945, fu condannato senza processo a dieci anni di lavori forzati. Nelle terribili condizioni dei gulag in Siberia, con la temperatura che scendeva anche a 60 gradi sotto zero, padre Leoni si distinse per il coraggio con cui continuò a testimoniare la verità e a svolgere il suo servizio riempiendo di stupore per la sua fede e per la sua libertà i compagni di prigionia e anche i suoi aguzzini. Fu liberato nel 1955 e fece ritorno in Italia. Ma con i tentativi di disgelo fra Est e Ovest, la sua testimonianza era considerata scomoda, così chiese di partire di nuovo per la missione e nel 1959 andò in Canada, tra i profughi russi, e qui rimase fino alla morte che lo colse quindici anni fa, il 26 luglio 1995.
Un’esperienza simile a quella di Pietro Leoni fu vissuta da padre Armando Zavatta, nato nel 1915 in Svizzera ma anche lui romagnolo, originario di Bertinoro. Partì nel 1942 per la missione in Ucraina, e nel 1944, quando i tedeschi si ritirarono non volle abbandonare la sua gente e poche settimane dopo fu arrestato dai sovietici con l’accusa di essere una spia del Vaticano. Rinchiuso nei gulag in Siberia, fu liberato nel 1954 e ritornò a Bertinoro. "Aveva 39 anni ma sembrava un vecchio" ricorda il sacerdote bertinorese don Enzo Ronchi che conobbe padre Zavatta e a lui ha dedicato un capitolo del suo libro “Bertinoro e il suo territorio”. Nel 1956 Zavatta ritornò in Svizzera dove svolse il suo ministero fino alla morte, avvenuta improvvisamente nel 1976.
È importante oggi ricordare queste e altre testimonianze di persone che nel secolo scorso hanno sofferto e lottato per la verità e la libertà. Per fare l’Europa ora, infatti, ci vogliono ancora più uomini di fede e di libertà.

(Alessandro Rondoni
Coordinatore Pdl in Consiglio Comunale a Forlì
già candidato sindaco alle Amministrative 2009)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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