Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 42 del 12 gennaio 2011

In Commissione
Affari costituzionali
Decreto sicurezza
Affari esteri
Incontro con il Ministro degli Affari esteri della Repubblica di Albania
Incontro con il Vice Sottosegretario agli esteri della Repubblica di Turchia
Lavori pubblici, Comunicazioni
Monitoraggio traffico navale
Veicoli a ridotto impatto ambientale
Sicurezza infrastrutture stradali

In Aula
Seconda relazione intermedia sull'attività svolta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette "morti bianche"
Discussione di mozioni sulla persecuzione dei Cristiani

L’inizio del nuovo, con l’attentato di Alessandria d’Egitto, ha visto rinnovare gli attacchi nei confronti di chi professa la fede cristiana. I tragici episodi di intolleranza e violenza contro i cristiani sono stati al centro del discorso rivolto dal Santo Padre ai rappresentanti del Corpo diplomatico. Anche l’Aula del Senato ha posto all’ordine del giorno della prima seduta del 2011 le persecuzioni contro i cristiani. Quello che segue è l’intervento svolto dalla Senatrice Bianconi.

IN DIFESA DEI CRISTIANI E DELLE RADICI CRISTIANE DELL'EUROPA
La strage di cristiani in Egitto che ha aperto il 2011 proietta una luce pericolosa su questo nuovo anno, mettendo in evidenza la debolezza interiore dell’Europa e dell’Occidente, succubi del relativismo religioso e del laicismo imperante che continua ad aprire, in forma del tutto arbitraria, le porte alle frange più pericolose, arroganti e violente dell'islam.
Ritengo che le Istituzioni europee, fino ad oggi, non abbiano saputo reagire alle numerose offese, ingiurie e spesso oscenità perpetrate contro la religione cristiana. Dimostrando, così, che non abbiamo più la certezza di chi siamo e che preferiamo presentarci dovunque senza radici: nella fede, nei valori e nell’identità delle regole. Tale comportamento ci fa percepire dagli islamici come un territorio di conquista.
Nella mozione recentemente da me presentata ho sottolineato come il degrado di tutto l'Occidente, al quale non è assolutamente immune l'Europa, sia - non solo a mio avviso - frutto dell'errata convinzione che l'unico processo per l'integrazione degli immigrati debba passare attraverso la strada di un multiculturalismo anti cristiano; i danni di tale decisione li subiamo ormai quotidianamente. Basta pensare al NO all'affissione del crocifisso nei luoghi pubblici, al NO al presepe nelle scuole e non ultimo alla distribuzione dell'eurodiario dove sono indicati i giorni sacri a hindu, sikh, ebrei e all'Islam, ma, per quello che è stato definito "un mero errore", non si trovano le festività cristiane del Natale o della Pasqua.
Il Ventesimo secolo ha visto il più grande massacro di cristiani che si sia mai verificato nella storia e, a tutt’oggi, il cristianesimo è di gran lunga la religione più perseguitata al mondo. L'inasprimento delle persecuzioni contro i cristiani è ormai senza confini: colpisce i paesi asiatici, africani, sudamericani, ma in modo ancora più violento e subdolo quelli mediorientali ed europei.
E' ora di dire basta, è ora che anche i nostri politici che si professano "laici, cristiani, impegnati" lo dimostrino con i fatti, è ora che l'Occidente e l'Europa, in particolare, abbiano il coraggio di reagire e di difendere senza alcuna esitazione le nostre radici cristiane, così come il principio della libertà religiosa, quale diritto unico ed inviolabile per tutti, garantendo ai cristiani di tutto il mondo, anche là dove sono minoranza, di pregare e vivere in piena sicurezza senza subire alcun genere di violenza o sopruso che li costringe, sempre più spesso, ad abbandonare la propria casa ed il proprio Paese.
La nostra è la religione del dialogo e della tolleranza, ma anche, e soprattutto, del rispetto per la persona e dell'amore per il prossimo.
Principi, questi, da sempre alla base di tutte le Costituzioni occidentali.
A gran voce, dunque, chiediamo al Governo Italiano di continuare a difendere il rispetto delle nostre tradizioni e della nostra religione - come ben sta facendo il Ministro Frattini - per garantire alle nuove generazioni di vivere in una società democratica che poggia le sua fondamenta sulla dignità e la libertà dell'essere umano quale mezzo per garantire la pace tra i popoli .
                                                                                                                                                   Laura Bianconi


UN SI' PER IL FUTURO
Una volta sarebbero passate sotto il titolo di “tensioni sindacali”, ma oggi il clima che precede il referendum che si terrà tra i lavoratori di Mirafiori per confermare o meno l’accordo del 23 dicembre ha tutto il sapore di uno scontro epocale. Da un lato infatti, quello del sì, c’è quella parte di sindacato che segue la strada del dialogo, del contributo fattivo allo scopo comune che è, prima di tutto, la salvaguardia dei posti di lavoro e il rilancio di un marchio storico dell’industria italiana. Dall’altro, quello del no, quella parte di sindacato ancorata  a modelli di rappresentanza basati sulla contrapposizione a tutti i costi, sulla dicotimia “padrone/operaio”. Nel mezzo c’è invece tutto il cambiamento che questi anni, caratterizzati dalla globalizzazione imperante, hanno generato e che non ci si può permettere di ignorare. Evocare lo spettro di un ritorno all’epoca dello sfruttamento dei lavoratori è un antistorico, irrazionale esempio del conservatorismo che contraddistingue la sinistra. Non rendersi conto della realtà e della posta in gioco significa negare un futuro per sé, per i propri figli, per i propri nipoti.


Anno nuovo, vita nuova. Chi non ha mai desiderato lasciarsi il passato alla spalle e ricominciare tutto da capo, magari con la consapevolezza degli errori commessi e la determinazione a non ripeterli? Ma la vita, così come la storia di un Paese, non consente cesure così nette e, giocoforza, il nuovo anno si ritrova a fare i conti con il problemi irrisolti dell’anno precedente. Che sono la crisi economica, il lavoro, la necessità di interventi strutturali per garantire la tenuta dei nostri conti pubblici. Come ci ricorda il Senatore Giampiero Cantoni nell’articolo pubblicato su Economy del 12 gennaio 2011.


LA SAGGIA LEZIONE DEL PRESIDENTE SULLA SPESA PUBBLICA
Col suo discorso di fine anno, il presidente Giorgio Napolitano ha fatto davvero un regalo a tutti gli italiani. E infatti le reazioni sono state ben diverse da quelle ai discorsi degli anni passati. Non solo perché con Scalfaro e Ciampi il Paese aveva presidenti che non si erano dimostrati capaci di rappresentare tanto compiutamente il Paese nel suo complesso, senza smagliature di parte, come invece Napolitano – con spirito istituzionale ms anche con tutta l’intelligenza di un uomo che per cinquant’anni è stato un protagonista non di secondo piano della nostra vita politica – sta facendo. Ma soprattutto perché Napolitano ha chiuso simbolicamente una fase brutta della nostra vita pubblica, quella della seconda metà del 2010, caratterizzata da congiure di palazzo variamente architettate e fallite. E’ stata una fase dominata dall’esplosione di sentimenti prepolitici, anche all’interno del centrodestra: mentre il centrosinistra si è ridotto a una appendice del partito- Repubblica.
Napilitano ha parlato di giovani, di debito pubblico, di riforme da farsi, ha dato un orizzonte di futuro. Prima col metodo che nel merito. In un Paese in cui il dibattito pubblico ruota ormai sempre e comunque attorno a gossip, piuttosto che a cose, il presidente ha affermato la necessità di procedere con rapidità e onestà intellettuale ad affrontare i problemi del Paese. E’ alla fine lo stesso atteggiamento palesato da Silvio Berlusconi, che resiste con determinazione alla deriva elettorale non perché abbia paura dell’esito delle urne (la sola devastazione della coalizione dei suoi avversari basterebbe a garantire la vittoria, anche se il governo Berlusconi fosse stato molto meno efficace di quanto invece è stato) – ma perché sa che il Paese ha bisogno di governabilità, di autorevolezza, di riforme. Non di scossoni.
Il 2011 sarà un anno difficile, ed è riconosciuto da più parti. La tempesta sui debiti pubblici non si è placata. Le soluzioni trovate in sede di Unione europea sono rimedi buoni ma temporanei, e la gioia che ci dà l’entrata dell’Estonia nell’euro, con l’allargamento della moneta unica alle ex Repubbliche sovietiche con tutto quello che di simbolico implica, purtroppo non corrisponde a un felice stato di salute della valuta europea. E’ un momento grave, nel quale vi sarà il bisogno di scelte fredde, consapevoli e dure. Gli Stati sociali della vecchia Europa hanno vissuto, tutti, al di sopra dei propri mezzi. Ma in latri Paesi, dalla Grecia all’Irlanda, dal Portogallo alla Spagna, un sistema politico meglio funzionante ha dato la possibilità di mettere in campo, in pochi mesi, un percorso di riforme importanti. Pensiamo, su tutti, alla coalizione in Gran Bretagna guidata da David Cameron, che ha saputo mettere a dieta lo Stato andando a colpire la spesa corrente. Da noi, troppi anni di inerzia nella gestione della cosa pubblica ne hanno reso rigida ogni giuntura. Dovremmo applicare il “metodo Marchionne” allo Stato. Berlusconi lo sa, e per questo preferisce un allargamento della maggioranza all’avventura concitata di elezioni anzitempo. Occorre far tacere con le opere i profeti di sventura, secondo i quali l’Italia sarebbe un disastro e l’unica cosa a funzionare sarebbe il loro cervello menagramo.
Napolitano ci sprona ad andare in quella direzione. Non si può vivere con un debito così mastodontico, ci ha detto, e ha ragione. Va ridotta la spesa pubblica, e vanno aperte alla concorrenza tutte quelle aree della nostra economia che ancora non la conoscono. Solo così si possono garantire più opportunità ai giovani. Intendiamoci: tutti i giovani, non solo i giovani o finti tali che partono lancia in resta contro ogni tentativo di rendere le nostre università un po’ meno inefficienti, un po’ meno feudali, in po’ meno vecchie.

Sen. Giampiero Cantoni
(docente di economia internazionale e presidente della commissione Difesa)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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