Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 45 del 2 febbraio 2011

In Commissione
Affari costituzionali
Proroga di termini previsti da disposizioni legislative
Contributi ad associazioni combattentistiche
Affari esteri
Incontro con il Ministro indiano per il Commercio e l’Industria On. Anand Sharma
Proroga dei termini per le missioni internazionali
Finanze e Tesoro
Federalismo fiscale municipale
Istruzione pubblica, beni culturali
Proposta di indagine conoscitiva sull’abolizione del valore legale del titolo di studio
Lavori pubblici, Infrastrutture
Audizioni in merito alla sicurezza delle minicar
Indagine conoscitiva sulle concessioni demaniali marittime: audizione del Ministro per i rapporti con le regioni Raffaele Fitto
Agricoltura
Problematiche del comparto zootecnico
Industria, Commercio, Turismo
Comunicazioni del Ministro per lo Sviluppo economico sugli indirizzi generali della politica del suo dicastero
Sanità
Indagine conoscitiva sul tumore al seno: audizione di esperti (rel. Bianconi)
Riordino del settore farmaceutico
Comitato parlamentare Shengen
Indagine conoscitiva sulle nuove politiche europee in materia di immigrazione: audizione del delegato per l’Europa del Sud dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR)

In Aula
Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010
Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea relativa all'anno 2009

LA MANO TESA DI OBAMA
A Washington erano le 21 di martedì 25 gennaio, in Italia erano le 3 di mercoledì 26 gennaio. In altri tempi, giornalisti, politologi, commentatori aspettavano con trepidazione, e soprattutto con la massima attenzione per cogliere anche la più piccola sfumatura, il Discorso sullo Stato del’Unione che il Presidente degli Stati Uniti tradizionalmente pronuncia nel mese di gennaio davanti al Congresso e al Senato riuniti. Quest’anno, e questo dimostra quanto la nostra percezione dei problemi non vada oltre la soglia di casa nostra, l’interesse della politica e dell’informazione italiana, oltre a quello della magistratura, era tutto rivolto agli ormai arcinoti dopocena di Arcore e così è passato quasi sotto silenzio l’intervento di Barak Obama. Un’altra occasione persa, soprattutto da parte degli strapagati conduttori di trasmissioni di approfondimento politico che ad un’intelligente, ma magari noiosa, serata su quanto avviene nella più grande democrazia del mondo occidentale hanno preferito la parata dei soliti professionisti dell’indignazione. Peccato veramente, perché con il suo discorso Obama ha messo in chiaro che non sarà possibile votare le leggi necessarie per il rilancio dell’economia americana senza il consenso dei repubblicani, “andremo avanti insieme o non andremo avanti per niente”.
Un discorso che, nella volontà politica, ha ripreso il tema dell’unificazione della nazione che già aveva lanciato all’Università di Tucson, dopo la strage che ha visto coinvolta la deputata Gabrielle Giffords. Una mano tesa dunque ai propri avversari politici, nella consapevolezza che la sfida che gli Stati Uniti devono affrontare si può vincere solo se uniti. E non a caso John Kerry, già candidato democratico alla Casa Bianca era seduto vicino a John McCain, il suo omologo repubblicano. Merito di quel pragmatismo americano che i bizantinismi della nostra politica faticano a comprendere, ma vien da chiedersi quando sarà possibile vedere avviata, anche nel nostro Paese, una stagione in cui la responsabilità politica prevalga sulla logica degli insulti e dei no a priori?

LA POLVERIERA DEL MEDIO ORIENTE
Era tutto lì, sotto i nostri occhi, la povertà, le diseguaglianze sociali, la repressione, eppure non siamo stati capaci di accorgerci della polveriera posta ai confini di quel Mar Mediterraneo che consideriamo l’estrema propaggine dell’Europa. Naturalmente è ancora troppo presto per sapere se le rivolte in atto sono veramente sorte spontaneamente o se sono state abilmente provocate, resta il fatto che quanto sta accadendo di fronte a noi non è appena un problema di vacanze al caldo da cancellare. “La stabilità della costa meridionale del Mediterraneo – ha dichiarato la Senatrice Bianconi - è fondamentale per l’Europa ma soprattutto per il nostro Paese che, per la propria posizione geografica, rischia di pagare il conto più alto di una eventuale escalation delle tensioni sociali in medio oriente. In tutto questo non possiamo non auspicare un ruolo autorevole dell’Europa, ma perché questo avvenga occorre che l’Europa, come ha richiamato il Santo Padre nel discorso rivolto agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede all'inizio dell'anno, ritrovi la forza di sostenere l’orgoglio di una storia che ha il suo fondamento nel cristianesimo. Solo così potrà essere interlocutore e mediatore autorevole nella crisi che sta attraversando il medio oriente e potrà difendere i propri confini e i propri popoli”.


Il lavoro è importante, la creazione di nuovi posti di lavoro è stata al centro del Discorso sullo stato dell'Unione del Presidente Obama, e di lavoro e di tutte le sue sfacettature bisogna parlarne anche se si sono spenti i riflettori sul referendum di Torino. Per meglio comprendere le complesse dinamiche che agitano il mondo del lavoro Spazio libero ospita l'intervento dell'Onorevole Giuliano Cazzola in merito allo scipoero della Fiom della scorsa settimana. 

LO SCIOPERO FIOM: UNA SOLITUDINE INCOMPRENSIBILE
Il nostro povero Paese ha tanti problemi: una crisi economica da cui fatica a risollevarsi; un tasso di disoccupazione ancora sotto controllo ma preoccupante soprattutto per i giovani; un debito pubblico che sottrae – per gli interessi ai sottoscrittori – risorse allo sviluppo; un quadro politico rissoso e ossessionato dal gossip. Eppure, se ci confrontiamo con quanto è successo e avviene in Paesi a noi vicini, l’Italia ha il vantaggio di una discreta tenuta della coesione sociale. Il merito va alle politiche del Governo, adottate quando più impetuoso fischiava il vento della crisi, ma anche al senso di responsabilità di cui le parti sociali hanno dato prova. Questo è il punto sul qual occorre fare chiarezza proprio oggi, quando si consumerà l’ennesimo inutile strappo della Fiom (in EmiliaRomagna lo sciopero è stato anticipato a ieri).
Gli Italiani si saranno chiesti perché solo i metalmeccanici della CGIL ritengono che sia tanto compromessa la causa dei lavoratori e tanto in pericolo siano le loro fondamentali conquiste da proclamare ricorrenti astensioni dal lavoro e da pretendere dalla CGIL (l’hanno fatto con Guglielmo Epifani e l’anno ripetuto ieri, con l’aggiunta dei fischi, rivolgendosi a Susanna Camusso) la proclamazione di uno sciopero generali che li liberi di tutti i “nemici”: da Sergio Marchionne a Silvio Berlusconi, compresi i leader “collaborazionisti” di Cisl e Uil. Landini e i suoi non capiscono che – anche se la Cgil proclamasse l’ennesima astensione dal lavoro in solitudine – il giorno dopo tutto tornerebbe come prima, salvo il danno arrrecato a un’economia fragile? Certo, si protesta per richiamare l’attenzione sui propri problemi. Ma non esiste un caso paragonabile alla radicalità della Fiom, neppure tra le altre categorie della Cgil. Dobbiamo ritenere, che in Italia gli altri sindacati tradiscano quei lavoratori che, invece, continuano a dar loro fiducia? Si dirà che è colpa della Fiat. Ma le condizioni e gli orari di lavoro, voluti da Sergio Marchionne, sono prassi frequente e consolidata in tante altre aziende. Quanto ai nuovi assetti contrattuali non è affatto dimostrato che danneggino i lavoratori.

(On. Giuliano Cazzola – Deputato PdL e Vicepresidente della Commissione Lavoro)
Pubblicato su “il Resto del Carlino – La Nazione il 28 gennaio 2010

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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