Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 48 del 22 febbraio 2011

In Commissione
Affari costituzionali
Audizione dei deputati europei C. Casini e A. Duff in materia di elezioni del Parlamento europeo
Giustizia
Proposta di indagine conoscitiva sulla razionalità e l’efficienza dell’attuale configurazione dei distretti di corti d’appello
Bilancio
Nuove regole adottate dall’Unione europea in materia di coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri
Istruzione pubblica, beni culturali
Misure a sostegno dello sport dilettantistico
Istituzione dell’Agenzia per la biofisica informazionale
Lavori Pubblici, comunicazioni
Misure a sostegno del comparto aerospaziale e per la liberalizzazione degli aeroporti
Industria, Commercio, Turismo
Codice del Turismo
Norme per la tutela e la promozione della ristorazione italiana nel mondo
Lavoro, previdenza sociale
Indagine conoscitiva sul trattamento normativo ed economico del settore dell’editoria
Sanità
Indagine conoscitiva malattie degenerative: audizione Ministro della salute
Territorio, ambiente, beni ambientali
Audizione dei rappresentanti del Centro di etica e cultura ambientale


In Aula
Comunicazioni del Governo sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale

FEDERALISMO FISCALE: IL SENATO PROSEGUE NELL’ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA DI GOVERNO
Questa settimana inizia il dibattito in Aula del decreto sul federalismo fiscale municipale. Si tratta della conclusione di un percorso iniziato con la legge 42/2009 (“Delega al Governo in materia di federalismo fiscale “) che, dopo un lungo periodo di discussione e confronto nelle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, è stata definitivamente licenziata lo scorso 3 febbraio dalla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale presieduta dall’Onorevole La Loggia. Tra i punti principali del provvedimento vi è innanzi tutto il trasferimento dallo Stato ai Comuni del gettito di numerosi tributi erariali quali imposta di registro, imposta ipotecaria e catastale, IRPEF sui redditi fondiari non agrari, imposta di bollo sui contratti di locazione relativi ad immobili, tributi speciali catastali, tasse ipotecarie. Come tutte le riforme è prevista una prima fase di avvio, della durata di tre anni, in cui gli enti locali ricevano il gettito dei tributi immobiliari secondo l’assetto attuale, ma a partire dal 2014, verranno introdotte nell’ordinamento due nuove forme di tributi comunali: l’imposta municipale propria e l’imposta municipale secondaria. “Come tutti i processi di riforma – commenta la Senatrice Laura Bianconi – sono necessari tempi lunghi per assimilare la portata dei cambiamenti, il provvedimento che il Senato si appresta a esaminare va letto in un’ottica di maggiore autonomia e maggiore responsabilizzazione a tutti i livelli di governo, a cominciare da quelli più vicini ai cittadini, i Comuni. In questo modo il cittadino si sentirà più coinvolto nella gestione della “cosa pubblica” che non avvertirà più come una cosa lontana da sé e dal proprio territorio. Sono certa che, quando il modello federalista funzionerà a pieno regime, i cittadini avvertiranno, oltre ai vantaggi economici, anche i vantaggi derivanti da una maggiore partecipazione e un maggior controllo delle scelte economiche delle proprie amministrazioni”.


BUONE LETTURE
Togliamo il disturbo – Saggio sulla libertà di non studiare
di Paola Mastrocola – Ed. Guanda
“… studiare sarebbe quella cosa particolarissima per cui uno sta fermo per ore e ore, chiuso in casa, seduto, e possibilmente solo, a fare una cosa che non si vede e che, apparentemente, è veramente del tutto inutile: cioè far entrare parole nella mente in modo che uno le sa e non ha più bisogno di supporti, e le sa dentro”. (P. Mastrocola)
Chi ha seguito con grande partecipazione l’iter parlamentare della Riforma Moratti e della Riforma Gelmini non può che sobbalzare sulla sedia nel sentire che c’è qualcuno che, avendo a cuore il futuro delle giovani generazioni, non si vergogna a esprimere concetti che, se va bene, fanno guadagnare la patente di “passatista”.
Per cui quando la casualità dello zapping ci ha fatto incrociare la Professoressa Paola Mastrocola che presentava la sua ultima fatica letteraria, ci è venuto subito il desiderio di aprire una nuova rubrica in cui segnalare buone letture, cioè letture capaci di mettere in discussione le nostre posizioni e noi stessi. E ovviamente non potevamo che cominciare proprio da questo libro che in forma provocatoria pone l’attenzione su un tema caro a questa newsletter, quello della questione educativa. I modelli di comportamento imposti da una società sempre più consumistica considerano ormai la scuola come il luogo in cui rimanere parcheggiati in attesa della maggiore età, (che nel nostro Paese si sta sempre più spostando ben oltre i diciotto anni previsti dalla legge), quando finalmente si entrerà nel mondo vero, quello degli adulti e si comincerà a fare qualcosa. Ma che cosa si potrà mai fare, se il tempo scuola non è stato utilizzato per conquistare quella basilare conoscenza del sapere che la scuola dovrebbe fornire?
Togliamo il disturbo, attraverso un’analisi impietosa non tanto della scuola, ma della società, ci dice proprio questo: che oggi parlare di studio in un certo modo, quello della premessa, è out, mentre non studiare, divertirsi, è in. E allora, se è questo il modello culturale imperante, è naturale che un insegnante si chieda se non sia meglio togliere il disturbo, perché il suo lavoro non interessa più a nessuno.
Ma Paola Mastracola è una persona che ama il suo mestiere e, soprattutto, ama i suoi studenti, per cui la soluzione l’ha trovata.
Leggete il libro, ne vale la pena.


Prosegue il personale contributo di Spazio di Libertà per 150° anniversario dell'unificazione italiana.  Fuori da ogni retorica, e soprattutto dai luoghi comuni, cerchiamo di offrire punti di vista non banali come spunto per un approfondimento personale.
Questa settimana Spazio libero ospita il contributo dell'Onorevole Alessandro Pagano, amico di molte nobili battaglie, che ci dà l'occasione per parlare di quello che è un punto ancora non sufficientemente analizzato del processo di unificazione. 

UNITA' SI, RISORGIMENTO NO!
Chi di noi non ricorda, con quanta enfasi, le nostre maestre elementari ci hanno raccontato la storia dell'Unità d'Italia attraverso le gesta di Garibaldi, Mazzini, Cavour?
Quanta “passione”, quanto amore per la “libertà” da parte di questi patrioti che, nella vulgata comune, hanno liberato gli italiani dallo straniero invasore, dai Papi e dai tiranni.
Ma negli ultimi anni questa retorica pian pian si è sgretolata!
Gli italiani, documento dopo documento, mezze verità dopo mezze verità, sono venuti a sapere che noi eravamo italiani molto prima del 1861 e che Dante, San Francesco, Manzoni (tanto per fare qualche esempio) si sentivano italiani perché si riconoscevano nell'eredità filosofica ellenica e nel diritto romanistico, entrambi amalgamati nel cristianesimo.
Per secoli, i popoli che abitavano la penisola avevano avuto la consapevolezza di appartenere a una stessa “comunità di destino”, viva e diffusa forse più di quanto non lo sia stata dopo il 1861. Prova ne sia la risposta comune che, nei secoli, è stata data alle varie aggressioni esterne (prima saracene e poi ottomana); senza contare i numerosi elementi unificanti quali: la lingua, la letteratura, le arti figurative, l'esperienza politica, i forti legami tra le università, nonché i rapporti fra le varie Corti che si scambiavano cultura e artisti, gli stessi che hanno fatto grande la Penisola con le loro opere.
Il mito del Risorgimento sembrava logorato, ma l'occasione del 150° è servito a qualcuno per rispolverarlo.
Proprio nei giorni scorsi ci ha pensato, davanti a 18 milioni di telespettatori, il menestrello Benigni. Ma al di là del modo in cui è stato presentato, dobbiamo riflettere sul perché il Risorgimento non è entrato a far parte della memoria collettiva degli italiani. Se da un lato l'Unità d'Italia era un evento necessario, viste le difficoltà di sopravvivenza dei piccoli stati, dall'altro il Risorgimento invece è stato un processo culturale teso a separare l'Italia dal suo ethos tradizionale cattolico, volto a “rifare gli italiani” secondo un progetto d'ingegneria sociale, caratterizzato dal relativismo delle idee e dalla negazione del patrimonio storico della nazione.
Sostenere questo non vuol dire avere “nostalgie” del passato, né attentare all'unità nazionale: il rispetto e la lealtà per la nazione (per i suoi simboli, per i doveri ai quali ci richiama) non si discutono. Tutti dobbiamo andare fieri per esempio dei nostri soldati che, in missione di pace nei paesi in guerra, mostrano di essere la parte migliore del nostro Paese, esportando i nostri Valori pur nel rispetto delle tradizioni dei paesi che li ospitano. E non a caso ogni volta che arrivano notizie tristi sulla morte dei nostri ragazzi, che siano di Enna o di Pordenone, tutti ci sentiamo uniti alle loro famiglie.
Semmai tradiremmo la Nazione rifiutando di conoscere la Verità e su come si è formato lo Stato Italiano, e quali sono state le conseguenze. Così come sorge necessario operare una riconciliazione nazionale fra quanti furono oggetto di persecuzione e massacri, rispetto a chi, tali eccidi li fece con sistematicità e metodo.
Siamo a febbraio, abbiamo dieci mesi per parlarne sul serio...
(On. Alessandro Pagano)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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