Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 49 del 1 marzo 2011

In Commissione
Affari costituzionali
Norme in materia di parità di accesso agli organi delle società quotate in borsa
Affari esteri, emigrazione
Accordo di cooperazione culturale Italia-Qatar
Accordo di cooperazione culturale Italia-Siria
Finanze e Tesoro
Audizione dei rappresentanti di Borsa Italiana SpA in merito al progetto di fusione con la Borsa canadese
Lavori Pubblici, comunicazioni
Patente di guida europea
Misure a sostegno del comparto aerospaziale e per la liberalizzazione degli aeroporti
Industria, Commercio, Turismo
Codice del Turismo: audizione dei rappresentanti di Federturismo e Confesercenti
Localizzazione degli impianti per la produzione di energia nucleare
Lavoro, previdenza sociale
Norme in materia di accesso anticipato al pensionamento per lavori usuranti
Sanità
Indagine conoscitiva tutela percorsi nascita
Determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario
Istituzione dell’Agenzia nazionale di biofisica
Commissione di inchiesta sul SSN
Fenomeni di corruzione nell’ambito del SSN: Regione Abruzzo

In Aula
Discussione di documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
Istituzione di squadre investigative comuni sovranazionali
Modifiche alle tabelle delle circoscrizioni giudiziarie a seguito del distacco di Comuni dalla regione Marche e la loro aggregazione alla regione Emilia Romagna

TESTAMENTO BIOLOGICO: A BREVE IN DISCUSSIONE ALLA CAMERA
La legge sul testamento biologico, già approvata in prima lettura dal Senato nel marzo del 2010, arriva dopo un anno in Aula alla Camera. Si aprirà un periodo molto caldo per i temi etici che tornano così all'attenzione dell'agenda politica. Sarà allora molto interessante vedere, proprio alla Camera, quali saranno le esternazioni di quei parlamentari dell'opposizione che si professano cattolici o comunque contrari all'eutanasia. “La mia posizione su questo tema – ha dichiarato la Senatrice Laura Bianconi - è da sempre molto chiara. Discostandomi anche da quanto sostiene una parte del mio partito, ritengo che sia un errore di ordine tecnico-giuridico, e un difetto di dialogo interno al mondo cattolico stesso, pensare che serva una legge. Il mio convincimento parte dal principio che l'Ordinamento italiano contrasta in modo molto forte l’eutanasia così come l’abbandono terapeutico; lo precisano le norme del codice penale regolarmente in vigore, soprattutto gli articoli sull’omicidio del consenziente e sull’istigazione al suicidio”. Tuttavia alcuni giudici, per altro civili e non penali, hanno assunto provvedimenti che ignorano questo profilo, ed è nei loro confronti che si doveva condurre la battaglia, contrastando le “sentenze creative” e contra legem. Ma continuando ad analizzare questo aspetto giudiziario, che poi è quello che ha visto le assoluzioni di tutte le persone coinvolte negli omicidi di Welby e di Eluana Englaro, non si può ignorare che preciso scopo della magistratura è proprio quello di avere una legge che riconosca il testamento biologico perché, comunque, è un passo verso quell'autodeterminazione che prima o poi porterà all'eutanasia legalizzata. Ecco che legiferare sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) diventa molto pericoloso perché, anche con tutti i paletti possibili, in ogni caso si riconosce per legge la possibilità alla persona di predisporre un proprio testamento biologico, mentre forse l'unica norma che mancava al nostro Ordinamento è solo e molto semplicemente quella che vieta la sospensione di alimentazione, ventilazione e idratazione al paziente incapace. “Con questa sola e semplice norma - continua Bianconi - si bloccherebbe ogni ingerenza fantasiosa della magistratura ee eviteremmo di trovarci di nuovo di fronte a casi drammatici come quello della morte di Eluana Englaro. Naturalmente, queste mie considerazioni possono essere condivise solo da coloro che ritengono il diritto alla vita un diritto esclusivo ed indisponibile e, quindi, sul quale non si può legiferare se non per tutelarlo e garantirlo dal momento del concepimento fino alla morte naturale”.

DECRETO “MILLEPROROGHE”: AUMENTA IL FONDO PER I MALATI ONCOLOGICI
Sabato scorso il Senato ha approvato in via definitiva il Decreto “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie (denominato per brevità "milleproroghe"). Nel testo è previsto anche un incremento, da 50 a 170 milioni di euro, dello stanziamento destinato al fondo per il riequilibrio socioeconomico e lo sviluppo dei territori, per le attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e per la promozione di attività sportive, culturali e sociali. Nell’ambito di questo stanziamento una quota, pari a 40 milioni di euro, è stata riservata ad alcune delle destinazioni suddette che comprendono i malati oncologici.

SABATO 5 MARZO: MANIFESTAZIONE "FATTORE D"
Il Settore Pari Opportunità del Popolo della Libertà, in accordo con il Coordinamento nazionale del partito, ha organizzato per sabato 5 marzo a Roma, presso l’Auditorium della Tecnica - Viale Tupini 65, dalle ore 10.00 alle ore 13.30 una grande manifestazione delle donne sui temi del lavoro e dell’occupazione.
"Siamo convinte - ci dicono l'On. Barbara Saltamartini e l'On. Beatrice Lorenzin, rispettivamente responsabile nazionale e vice responsabile nazionale del settore Pari Opportunità - che la classe dirigente femminile del Partito possa dare un significativo e concreto contributo all'azione del nostro Governo, a partire dal confronto su quelle che sono le reali esigenze delle donne. In tal senso siamo certe che i temi dell’occupazione, della conciliazione tra vita professionale e vita privata, della flessibilità, della formazione continua siano la base da cui far partire la nostra riflessione per proporre progetti ed iniziative concrete. Vista l’importanza dell’iniziativa è fondamentale assicurare la massima partecipazione delle nostre elette, dirigenti e simpatizzanti".
Alla manifestazione prenderanno parte anche gli esponenti del Governo, partendo da tutte le donne ministro, dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e dai rappresentanti di tutte le parti sociali.
Da tutte le regioni sono stati messi a disposizione dei pullman gratuiti.
Per informazioni: Sede Nazionale PDL - tel. 0667311 . e-mai: coordinamento.nazionale@pdl.it
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Ritorna, con le sue autopsie post mortem un amico di questa newsletter, il Professor Venerino Poletti, pneumologo di fama internazionale, che questa settimana indaga sugli ultimi giorni di Giuseppe Garibaldi; una prospettiva diversa e originale per ricordare uno dei protagonisti della storia italiana.

GLI ULTIMI GIORNI DI GIUSEPPE GARIBALDI
Giuseppe Garibaldi nasce a Nizza il 4 Luglio 1807. Nasce francese, Joseph-Marie, per le vicissitudini politiche del tempo e diventerà piemontese solo nel 1815. La famiglia è di origine ligure. Il nonno di Giuseppe, Angelo, è di Chiavari, dove era nato il figlio Domenico, padre del nostro eroe. Domenico nel 1794 sposa a Nizza Rosa Raimondo anche lei ligure, di Loano, di dieci anni più giovane. Hanno sei figli, due femmine, morte entrambe in tenera età, e quattro maschi, Angelo, Giuseppe, Michele e Felice. Domenico ed i suoi vivono in una casa non propria, sul mare. Intorno al 1814 vanno ad abitare al quai Lunel, nella casa Aboudaram, dove cresceranno i figli. E’ una famiglia umile ma non povera, Domenico è capitano marittimo, comproprietario di una tartana, la Santa Reparata, con la quale esercita con alterne fortune il cabotaggio nel Mediterraneo. Ai figli, i genitori - in particolare per volere della madre - non fanno mancare la istruzione. Tutti i figli avranno una buona collocazione. Angelo si trasferirà negli Stati Uniti, diventando uomo d’affari e sarà console del regno di Sardegna a Filadelfia. Michele diventa capitano marittimo; Felice, elegante e amante del gentile sesso, rappresenta la compagnia di navigazione Avidgor a Bari. Nessuno dei tre fratelli arriverà alla vecchiaia e solo Michele raggiungerà i cinquantasei anni. Sulle cause di morte dei famigliari non sappiamo però niente. La giovinezza Garibaldi la passa spesso in mare e i registri di leva ce lo descrivono, nel 1821, alto un po’ meno di un metro e settanta, coi capelli rossastri fluttuanti, gambe leggermente arcuate e con una saldezza di nervi e una costituzione agilmente muscolosa capaci di far fronte a stenti e sforzi enormi. A sedici anni infatti è già imbarcato sulla Costanza, comandata da Angelo Pesante di Sanremo e in questo viaggio visita Odessa nel Mar Nero e Tganrog nel Mar d’Avoz. Nel tardo 1859 – quindi già oltre i cinquanta anni, il ministro inglese Hudson ce lo descrive come “uomo alto circa un metro e settandue centimetri, di aspetto soldatesco, dalle spalle larghe, il torace profondo e i fianchi sottili, che cammina lestamente, con grandi e miti occhi color nocciola e la voce profonda”. E’ un ragazzo prima ed un uomo poi particolarmente portato per l’azione, e poco o per nulla incline alla vita sedentaria. Viaggia anche molto lontano e tra il dicembre 1835 ed il 1848 trascorre un lungo esilio in Sud America. Fuma il sigaro “toscano”. A poco più di quaranta anni ha già però importanti manifestazioni “artritiche” che gli rendono prima difficile e poi impossibile salire a cavallo e soffre di attacchi -per la verità poco significativi clinicamente- di malaria. E’ sicuramente entrato in contatto con i molti agenti infettivi, allora causa di epidemie mortali (tubercolosi, vaiolo –una delle figlie avuta da Anita morì in giovane età di vaiolo- senza tuttavia soffrirne. Nel 1862 viene ferito sull’Aspromonte dal bersagliere Luigi Ferrari al piede e all’anca di sinistra Per questo il 23 novembre dello stesso anno il Professore Ferdinando Zannetti lo opera estraendo dalla ferita una palla da fucile. Il 23 Aprile del 1873 nasce Manlio, che Garibaldi accoglie con grande gioia forse anche perché inorgoglito da questa nuova prova di virilità. Nel 1878 viene invece descritto dai visitatori che lo vanno ad omaggiare a Caprera come un “uomo stanco e svagato, che solo a tratti si ricorda di essere l’Eroe dei due mondi” Negli ultimi anni di vita l’aggravarsi dell’artrite lo costringe a letto o su di una poltrona a rotelle, viene descritto come del tutto incapace di muoversi, con le mani deformate dall’artrite, rigido ed amimico, soggetto a frequenti attacchi di bronchite, non appare comunque affetto da paralisi. Muore a Caprera il 2 Giugno 1882 poco prima delle sei e trenta del pomeriggio per una “paralisi della faringe” che gli impedisce di respirare.
Garibaldi muore dunque a settantaquattro anni ed undici mesi, età per quel tempo ragguardevole e muore dopo anni di malattia caratterizzata dalla incapacità a muoversi. Questa incapacità è causata, secondo quanto riportato dalle molte biografie, da una artrite ingravescente, con gravi deformazioni sicuramente alle mani. Attacchi di bronchite acuta sono riportati nel corso degli ultimi dieci anni di vita e negli ultimi anni compaiono anche i segni della senescenza: svagatezza, improvvisi cambi d’umore con facilità alla commozione ed al pianto, inceppamento della parola. La morte però sopravviene per una “paralisi del faringe”, una incapacità a deglutire, un accumulo di catarro che gli rende impossibile la respirazione, pare che la parola si “inceppi”, senza che la coscienza venga meno, almeno fino a poco tempo prima della morte.
Alcune sono allora le ipotesi cliniche che possono spiegare le “ultime ore” dell’Eroe. Tra queste, l’osteoartrite è la più comune malattia articolare dell’uomo, una malattia caratterizzata da alterazioni della cartilagine e della fibro-cartilagine articolare, e da modificazioni “secondarie” della componente ossea, sinoviale e capsulare dell’articolazione, che si manifestano con dolore articolare, che può essere così intenso da rendere difficile il sonno, e limitazioni del movimento.
L’artrite reumatoide, invece, predispone ad attacchi ischemici cardiaci o cerebrali. In base a queste succinte descrizioni l’“artrite” di cui soffriva da vari decenni Garibaldi appare più razionalmente inquadrabile come osteoartrite. L’eroe però negli ultimi anni appariva rigido, immobile, amimico e con la parola facilmente inceppata, svagato e con improvvisi cambi d’umore. Tutti questi sintomi non sono però spiegabili con l’osteoartrite. Se lo si immagina tenendo conto delle descrizioni reperibili nelle numerose biografie pubblicata, si immagina un uomo vecchio, allettato e con i segni e sintomi della “senescenza”. Questo stato può essere sostenuto da alcune patologie. Il morbo di Parkinson, malattia degenerativa del sistema nervoso, a causa sconosciuta nella sua forma primitiva, si manifesta nella seconda metà della vita con una leggera prevalenza nell’uomo. La clinica, con esordio insidioso e spesso monolaterale, si caratterizza per la presenza di tremore a riposo, acinesia (rarità e lentezza dei movimenti, evidente amimia al volto), ipertonia e rigidità, disturbi posturali con facilità alle cadute, presenza di disturbi vegetativi. Raramente la malattia si presenta con aspetti “atipici”, in cui tutti i sintomi non sono presenti, ed in particolare nella forma acinetico-ipertonica il tremore è poco rappresentato. Molti degli aspetti clinici del Parkinson primitivo sono rintracciabili nel Garibaldi malato, tuttavia la mancanza di tremore- a cui mai si fa cenno- è un elemento critico nella formulazione della diagnosi di morbo di Parkinson. Un altro quadro patologico che presenta sintomi simili è il cosiddetto Parkinsonismo secondario vascolare dovuto a aterosclerosi o a angiopatia amiloidea. Questo quadro clinico, la cui univocità è tutt’ora controversa, si manifesta con acinesia e rigidità, una andatura a piccoli passi, almeno nelle fasi iniziali senza tremore. Altri segni neurologici presenti –ed invece assenti nel morbo di Parkinson- sono la paralisi pseudo bulbare, vari gradi di demenza, instabilità emotiva e segni neurologici di danno dei motoneuroni. La amiloide è una patologia veramente rara e associata in genere a malattie neoplastiche del tessuto linfoide. La aterosclerosi o le lesioni vascolari da ipertensione, non così infrequentemente coesistenti specialmente se si è affetti da diabete mal controllato o se si è fumatore, possono determinare nel cervello la comparsa di “lacune”; le arteriole profonde che irrorano i gangli nervosi della base del cervello, la materia bianca degli emisferi cerebrali, il peduncolo cerebrale possono presentare il lume in parte o del tutto occluso. Si formano allora piccoli e numerosi infarti, spesso associati a microaree emorragiche. Quando gli infarti assumono dimensioni maggiori compaiono sintomi focali -paralisi di parti del corpo, incapacità a parlare, afasia- cioè i sintomi riportati dai biografi come affliggenti Garibaldi almeno nell’ultimo quinquennio della sua vita. L’Eroe è poi morto poco dopo la comparsa di una paralisi (paralisi faringea), a testimonianza che un fatto vascolare più grossolano ebbe comunque luogo. La motilità della faringe è controllata dal nervo glosso-faringeo, che origina dai nuclei posti nel bulbo, e una sua paralisi (come la presenza di problemi alla deglutizione) può essere spiegata con un infarto grossolano che abbia colpito queste strutture. In conclusione, l’ipotesi è che Garibaldi abbia sofferto per molti anni di osteoartrite, ma che sia morto per problemi vascolari dovuti ad aterosclerosi e probabilmente ad una ipertensione arteriosa non trattata, ma allora non si conosceva bene tale patologia ma soprattutto non si sapeva nulla delle possibili cure. L’Eroe dei due Mondi, uomo di azione, è morto allora di “senescenza” nel proprio letto, combattendo una battaglia “di trincea” mentre, ironia della sorte, Cavour, uomo di pensiero e di grande diplomazia è morto a causa di un attacco acuto (morbo di Moschowitz) soccombendo dopo un breve e furioso combattimento.

(Prof. Venerino Poletti – Ospedale Pierantoni Forlì)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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