Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 50 dell'8 marzo 2011

In Commissione
Affari costituzionali
Diritti di sciopero e di libera circolazione: audizione delle organizzazioni sindacali
Affari esteri, emigrazione
Comunicazioni del Governo sul Consiglio europeo straordinario dell’11 marzo 2011
Programmazione economica, bilancio
Istituzione di squadre investigative comuni sopranazionali
Finanze e Tesoro
Norme in materia di parità di accesso agli organi delle società quotate in borsa
Istituzione della zona franca di Lampedusa e Linosa
Istruzione pubblica
Fondazioni lirico-sinfoniche
Lavori Pubblici, comunicazioni
Comunicazioni del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
Industria, Commercio, Turismo
Comunicazioni del Ministro dello sviluppo economico sugli indirizzi generali della politica del suo dicastero
Sanità
Indagine conoscitiva malattie degenerative, tumore al seno, malattie reumatiche, infezione HIV: esame e votazione del documento conclusivo
Sensibilità chimica multipla: audizione di esperti
Commissione di inchiesta sul SSN
Fenomeni di corruzione nell’ambito del SSN: audizione del Presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture

In Aula
Disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori
Mozioni sull'utilizzo dell'immagine della donna ed un migliore utilizzo dei mezzi di comunicazione.


INNAMORARSI DI UNA CAUSA E PERCORRERE TUTTE LE STRADE PER ARRIVARE A SOLUZIONI POSITIVE (l’indagine conoscitiva sul tumore al seno)
Con una scelta felice, e assolutamente appropriata, la Commissione Sanità del Senato ha scelto proprio l’8 marzo per votare le conclusioni dell’indagine conoscitiva sulle malattie degenerative (tumore al seno, malattie reumatiche, infezione da virus HIV). Si tratta di un gesto concreto, una ricerca condotta con metodo scientifico, e al contempo simbolico, il giorno della Festa della Donna, per dare a tutte le donne la speranza di una vita migliore.
Nello specifico, l'indagine conoscitiva sul Tumore al Seno, curata dalla Senatrice Laura Bianconi,  si è concentrata su due aspetti principali:
• diagnosi precoce dei tumori al seno
• individuazione del percorso terapeutico migliore
Obiettivi paralleli sono la crescita della consapevolezza al problema, nella popolazione femminile e non solo, e la diminuzione delle disuguaglianze nella diagnosi e nella cura a livello territoriale.
L’indagine, iniziata il 3 febbraio 2010, si è avvalsa di due consulenti: Il Professor Alberto Costa e il, Professor Corrado Tinterri; inoltre sono state svolte 29 audizioni di esperti dei diversi settori, 3 sopralluoghi in centri di senologia e un confronto con la Commissione Sanità del Parlamento europeo.
“Il seno è il simbolo stesso della femminilità – commenta la Senatrice Laura Bianconi - racchiude in sé valenze emotive forti, valori che non si possono scindere dall'identità femminile. Per questo è importante che le cure per il tumore al seno preservino il più possibile l'integrità fisica della donna".
Come si vede la battaglia contro il cancro alla mammella è una battaglia sul tempo, è fondamentale dunque che la diagnosi sia il più possibile anticipata, per difendersi e poterlo combattere nelle condizioni più favorevoli.
“In Italia questa patologia – osserva la Senatrice Laura Bianconi - colpisce una donna su 8, con 40.000 nuovi casi registrati ogni anno, rappresenta quindi il tumore più frequente nel sesso femminile e la prima causa di mortalità per tumore per le donne. L'incidenza di questo tumore ha registrato un aumento negli anni recenti, accompagnato però da una diminuzione della mortalità, grazie alla diagnosi precoce e alle migliori terapie integrate. L’indagine ha messo in luce come il trattamento di questo tipo di tumore sia basato su un approccio sempre più multidisciplinare, in cui chirurgia, radioterapia e terapia farmacologiche sono integrate”.
L'aumento della frequenza del carcinoma mammario deriva principalmente da un drastico cambiamento delle condizioni di vita della donna rispetto alle sue caratteristiche biologiche e fisiologiche, cambiamento legato in gran parte al minor numero di gravidanze nonché ad una minore durata dell'allattamento.
In questa ottica la cura migliore e più efficace è rappresentata dalla diagnosi precoce il cui strumento principale, e tuttora insostituibile, è costituito dalla mammografia. Ciò implica un ruolo attivo delle strutture del SSN che, attraverso i programmi di screening, invitano le donne a sottoporsi all'esame, e un controllo di qualità sulle apparecchiature e la preparazione degli operatori. Otto donne su 10 al Nord dichiarano di essersi sottoposte almeno una volta all’esame mammografico, al Sud questo accade solo per 2 donne su 10.
La maggiore discrepanza tra estensione teorica ed affettiva per le Regioni del Sud può essere in parte spiegabile dal fatto che i programmi di screening, avviati in tempi più recenti, non hanno ancora sviluppato nelle donne un’adeguata sensibilità a rispondere all'invito.
La complessità del cancro della mammella e le sua diffusione hanno fatto si che, negl'ultimi anni, si sia fatta strada la consapevolezza della necessità di una decisa presa di posizione a favore del trattamento multidisciplinare. Con essa si è andato affermando il concetto di Breast Unit - Centri di Senologia e di operatori dedicati. Il Centro di Senologia dovrà disporre di un team completo di operatori dedicati, alcuni considerati obbligatori, come l’oncologo medico, il radioterapista, il chirurgo plastico, l’anatomo-patologo e il personale infermieristico; altri definiti “portatori di valore aggiunto”, quali lo psicologo, il genetista, il riabilitatore e l’esperto di medicina complementare.
E’ proprio tale collegialità e multidisciplinarietà l’elemento portante di un approccio che garantisce alle donne colpite dalla malattia il massimo della competenza e della riflessione, riducendo al minimo il rischio di errore nel procedere terapeutico e allontanando sempre più le donne dal rischio di essere trattate in reparti ospedalieri che non dispongono né di sufficiente esperienza, né di tecnologie adeguate, né di operatori competenti. Vince la squadra e non il singolo professionista, è questa l’inversione culturale delle Breast Unit.
L’invito che proviene dal Parlamento europeo è quello di attivare in ogni Stato membro, entro il 2016, un numero adeguato di Centri di Senologia con certificazione di qualità.
Da quanto sopra esposto, si evince facilmente la necessità di affrontare anche il problema della formazione degli operatori, per incoraggiare la nascita di specifiche figure professionali specializzate e dedicate al tumore al seno, indispensabili per garantire, alle pazienti colpite da questa malattia, la massima chance di guarigione.
L’indagine conoscitiva raccomanda, inoltre, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, di prendere in considerazione la creazione di un indirizzo senologico all’interno delle Scuole di Specializzazione principalmente coinvolte (Chirurgia, Ginecologia e Radiologia), al fine di permettere ai laureati che lo desiderano di scegliere un orientamento professionale che li porterà a lavorare con profitto e impegno all’interno di un Centro di Senologia.
Infine, è doveroso chiudere l’analisi di un tema così complesso e delicato, citando il ruolo essenziale svolto dall’associazionismo femminile, anche perché l’importanza del loro ruolo è emersa con molta chiarezza nel corso delle audizioni effettuate.
Il cambiamento che si vuole portare nel campo della prevenzione e cura del tumore al seno non può prescindere da un ruolo attivo della popolazione femminile, perché sono le donne che devono essere più informate, che devono sapere cosa fare per i ridurre i rischi di ammalarsi, che devono sapere quando e dove recarsi per la diagnosi precoce, ed infine, che hanno diritto, se si ammalano, ad essere curate in modo adeguato.
Una raccomandazione quindi a tutti i soggetti che hanno la possibilità, e la facoltà, di sostenere l’associazionismo femminile in questo campo, perché esso è parte integrante dell’azione migliorativa che il nostro Paese deve condurre nel campo della lotta contro i tumori del seno.
(L’indagine conoscitiva, con i contributi delle audizioni effettuate dalla Commissione, verrà pubblicata a cura del Senato. Chi desidera riceverla può farne richiesta alla segreteria della Senatrice Bianconi.
Sul sito www.laurabianconi.it potrete trovare la relazione in Commissione della Senatrice Bianconi e le conclusioni dell’indagine)




TUTTA AL FEMMINILE L’ATTIVITA’ DEL SENATO: IN DISCUSSIONE LE MOZIONI SULL’UTILIZZO DELL’IMMAGINE DELLA DONNA
Domani l'Aula del Senato è chiamata a votare alcune mozioni, presentate da senatori dei diversi schieramenti politici, che riguardano l'utilizzo dell'immagine della donna e l’uso dei mezzi di comunicazione. Le mozioni sostanzialmente chiedono al Governo iniziative utili a valorizzare il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa quali strumenti educativi e di formazione, ponendosi in termini di integrazione e cooperazione con le agenzie educative tradizionali; di adottare ogni iniziativa utile a promuovere, una rappresentazione della persona, della famiglia, delle agenzie di educazione e socializzazione; di promuovere la valorizzazione della figura femminile, con un approccio in chiave mainstreaming e non in obbedienza ai canoni del politicamente corretto, con particolare attenzione ai saperi di cui la donna è storicamente portatrice, e una sua adeguata rappresentazione che prescinda da modelli fittizi e da vecchi e nuovi stereotipi.



Tutta dedicata alle donne questa newsletter che esce proprio l’8 marzo. E tutti al femminile anche i contributi ospitati da Spazio libero. Il primo, un excursus storico e una riflessione sul ruolo della donna a partire dal Risorgimento, lo firma Ines Briganti, donna che ha saputo coniugare gli impegni familiari e professionali, è stata una validissima insegnante, con una passione politica vissuta al servizio dei ideali in cui crede e che ha ricoperto importanti incarichi istituzionali a Cesena, la sua città. Il secondo è di Lilly Pasini, che lavora a Rimini e vive a Riccione. Anche lei è una donna che non si è lasciata trascinare dalla vita ma ne è stata protagonista, anche lei fino a poco tempo fa era impegnata nella politica attiva come consigliere nel Comune di Riccione. Il suo non è un articolo, un commento, ma piuttosto un’invettiva o, come dicono i romagnoli, uno sfogo.
Entrambe però ci offrono due spunti, assolutamente non banali, per riflettere su quanta strada abbiano fatto le donne nel corso dei 150 anni di storia unitaria e su quanto rimanga ancora da percorrere.


L’8 MARZO E LE DONNE NELLA STORIA DELL’UNITA’ D’ITALIA
E’ una bella coincidenza questa dell’8 marzo e del 150° dell’Unità d’Italia: l’8 marzo capita tutti gli anni ma il 150° no di certo. Succede quindi che tutti gli anni, in occasione della festa della donna, diciamo molte cose, assolutamente verissime, ma spesso sempre le stesse. Quest’anno possiamo approfittare dell’anniversario dell’Unità d’Italia per conoscere un po’ meglio un pezzo di storia, pressoché ignorato: quello che riguarda le tante donne che hanno contribuito al nostro Risorgimento. Voglio però aprire queste mie riflessioni citando una grande figura, Angela Guidi Cingolani, il cui intervento è in assoluto il primo svolto da una donna in un’Assemblea Democratica Nazionale nel nostro Paese. E’ il primo ottobre 1945, si è riunita la Consulta Nazionale, da poco istituita, per cooperare col Governo dopo la Liberazione. L’eccezionalità dell’avvenimento giustifica la solennità delle dichiarazioni della Cingolani, che affermano l’impegno delle donne nella ricostruzione del Paese. Ne propongo qualche stralcio: “Colleghi Consultori, nel vostro applauso ravviso non un applauso per la mia persona, ma per me quale rappresentante delle donne italiane che ora, per la prima volta, partecipano alla vita politica del Paese …. credo proprio di interpretare il pensiero di tutte noi Consultrici … pregandovi di valutarci come espressione rappresentativa di quella metà del popolo italiano che ha lavorato con voi, con voi ha sofferto, ha resistito, ha combattuto, … per una democrazia che sia libertà politica, giustizia sociale, elevazione morale … Non so se proprio risponda a verità la definizione che della donna militante nella vita sociale e politica è stata data <La donna è un istinto in marcia>. Ma anche se fosse, è l’istinto che ci rende capaci di fare incontrare il buon senso col senso comune, che ci fa essere tutrici della Pace”.
Corre un filo sottile e ininterrotto fra queste parole e la storia delle donne dal 1946 - l’anno di conquista del voto- ad oggi. Sono stati anni di lotta dura per conquiste che oggi si danno per scontate ma che scontate non sono per nulla: prima del 1974 in Italia non era possibile divorziare; prima del 1978 l’aborto era illegale, quindi clandestino; fino al 1975 la donna era sotto tutela del padre, del fratello o del marito; prima del 1996 la violenza sessuale era un delitto contro la morale e non contro la persona. Tutto questo deve servire come monito perché ancora molto c’è da fare. In tempi di crisi, come quello che stiamo vivendo, la disoccupazione femminile e giovanile è quella più elevata; nelle istituzioni e nei luoghi decisionali le donne hanno scarsa rappresentanza, come pure nelle sedi parlamentari e nei partiti. Non posso non pensare, a questo proposito, a quanto dichiarò Nilde Iotti in una intervista “Abbiamo parlato delle donne e del grande cambiamento che abbiamo vissuto. Come sarebbe stato possibile senza la politica? Alle donne, alle mie compagne, alle amiche credo di aver lasciato in eredità la vocazione a coltivare un’autonomia di pensiero e un grande rispetto delle istituzioni”. Di questo devono essere portatrici le donne in politica, perché in questo potrebbero essere più capaci degli uomini. Mi si potrebbe obiettare che oggi le donne occupano la scena pubblica, al che risponderei che è solo quella delle immagini televisive, che distorce la libertà e favorisce la mercificazione del corpo. E così, dopo essere, mio malgrado, caduta nella tentazione di dire le stesse cose che si dicono l’8 marzo, voglio però ricordare le tante donne che hanno fatto la nostra storia risorgimentale, di molte delle quali la storia non ci ha restituito nemmeno i nomi. Migliaia furono le donne del Risorgimento mandate sotto processo, in carcere, sul patibolo, di ogni estrazione sociale: aristocratiche, borghesi, popolane. Alcune furono al fianco dei loro uomini e dei loro figli, altre portavano proclami, raccoglievano fondi, portavano messaggi sotto le vesti, si improvvisavano infermiere, prendevano le armi. Esattamente come faranno poi le nostre donne della Resistenza. Voglio infine ricordare anche qualche nome di grandi donne di cui in questa giusta celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia si sta ricostruendo la storia: Giuditta Bellerio Sidoli, il grande amore di Mazzini, donna colta, abile nel governare il suo salotto divenuto uno dei principali punti di riferimento culturale dei Patrioti; Clara Maffei, amica di Giuseppe Verdi, il cui salotto fu definito, come anche quello di Giuditta Sidoli, “Officina di guerra contro l’Austria avvolto da un’apparente sovranità di musiche e di poesia”; Cristina Trivulzio di Belgioioso, di cui Mazzini ha grande stima, tanto da affidarle l’incarico di direttrice degli ospedali d’emergenza durante la Repubblica Romana. Concludo infine citando Matilde Serao, una grande figura femminile, che non ha fatto l’Italia -in quanto nata nel 1856 -forse il 7 marzo- ma ha davvero contribuito a tentare di fare gli italiani. Scrittrice, giornalista fondò nel 1892 il “Mattino” di Napoli, definito da Giosuè Carducci <il giornale meglio scritto d’Italia>. Diceva Matilde Serao in un’intervista rilasciata nel 1904: “Assicurare alla donna il diritto sacrosanto di vivere, darle i mezzi per esercitarlo, sottraendola alla necessità d’un controllo e d’un appoggio maschile, assicurarle il diritto sacrosanto al lavoro: questo, se accetto la parola, è femminismo”.
(Ines Briganti)


LIBERIAMO L'8 MARZO E NON REGALATEMI MIMOSE!
Non le voglio le mimose, non sono profumate e costano come un etto di caviale russo sopraffino.
Non invitatemi fuori, non voglio mangiare la pizza, il pesce, la fiorentina in un ristorante tutto pieno di femmine che ridono, cantano, strillano, si ubriacano.
Basta non ne posso più! Faccio un appello: aboliamo l’8 marzo, Festa delle Donne, e riconsegniamo al calendario romano la pura e semplice data.
Festa delle donne, ma quale festa! Non so le altre donne come passeranno questa giornata; ma io mi alzerò come sempre alle 7,00, mi trascinerò per un’intera ora in ciabatte e pigiama da una stanza all’altra per cercare di svegliarmi, farò colazione (dieta numero 1.278); poi doccia, vestito, pettinata (trucco no, perché metto il rossetto tra la rotonda di Fiabilandia e quella della Colonnella), ufficio e lavoro come una cretina; forse riesco a mangiare insalata o/e mela, poi riprendo lavoro da cretina, esco finalmente per tornare a casa che è quasi buio! Festaaaaa? Che caspita dite!!!!!!!
Ma quali sono le differenze con le altre giornate?
• tutti, proprio tutti, parlano della festa delle donne!!!!!
• il vu cumprà all’angolo della strada vende mimose anziché fazzoletti o lavaggio vetri;
• al bar con il solito caffè ti danno il cioccolatino... a forma di mimosa;
• se vai alla supermercato ti regalano le mimose;
• se vai dalla parrucchiera, dal macellaio, dal calzolaio ti regalano mimose;
• con un piccolo particolare: al mattino ti regalano un micro mazzolino, man mano che passano le ore il mazzolino si riduce, e a fine giornata ti regalano solo una pallina gialla. Come se non bastasse, oltre le palline gialle puzzolenti, tutti, proprio tutti, ti pongono un quesito: che farà questa sera?
Il primo pensiero che di solito ho: “ma che te ne frega cosa faccio la sera!” Poi rinvengo e mi ricordo che oggi è l’8 marzo; la prima volta faccio finta di non sentire, la seconda rispondo che non esco, la terza cerco di far capire che si tratta di una delle migliaia di operazioni commerciali inventate da un geniale uomo (ovviamente) di marketing di chissà quale azienda e per questo non c’è nulla da festeggiare; man mano la domanda incalza, si ripete, rimbalza… il terrore aumenta, il fastidio, le vertigini, la nausea, aiuto……
Alla fine non ne posso più e finalmente lo dico, quasi urlando: non esco perché tutte quelle donne insieme mi danno fastidio, sono troppe, mi stanno antipatiche, perché io posso uscire quando voglio, non mi faccio infiocchettare da un’idea geniale di marketing….mi piace uscire con gli uomini, anzi con il mio uomo!
Perché che accidenti c’entra uscire tutte, proprio tutte l’8 marzo? Come cavallette fameliche, isteriche, che debbono per forza dimostrare di essere donne libere ed allora, dopo una giornata pazzesca di lavoro, tornano a casa, mettono in ordine il casino hanno lasciato, preparano la cena al proprio uomo, (che però non alza un dito e gliela farà pagare cara quella serata tutta sola), poi vanno al ristorante, poi al cinema, poi a ballare, poi a vedere lo spogliarello di un maschio tutto rifatto con le spalle grandi grandi ed un micro pisello, pardon, micro costume, che si agita e che si struscia, tutte ridono… poi ribevono: perché l’8 marzo deve essere una serata bella, pazzesca, divertente, da ricordare!
C’è qualcosa in me che non va. Sbagliato tutto, sono uscita con le mie amiche venerdì, mangiato una pizza, acceso radio vipera (com’è liberatorio), parlato delle domande dell’anima, di lavoro, di politica, di uomini, di moda, di borse: meravigliosa serata!
Care donne, ricordiamo il perché della ricorrenza dell’8 marzo, ricordiamo quelle 129 donne arse vive! Ma ricordiamo in questa giornate le tante donne violentate, uccise, infibulate, picchiate, ridotte in schiavitù, prostituite! Ricordiamole con un gesto, con una preghiera, con una messa, con una poesia, un pensiero, una telefonata, una lettera. Ricordiamo senza ideologie e slogan, senza milioni di euro che girano e che di certo con rendono la nostra vita migliore né più felice! Ricordiamole senza essere schiave!
Allora sì che l’8 marzo sarebbe delle donne e non della pubblicità, dei ristoranti, degli uomini che “liberano” le loro donne per una serata per poi ri-possederle appena tornano a casa, senza speranza e senza libertà, né del cuore nè dell’anima!
Viva l’8 marzo libero!
(Lilly Pasini)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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