Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 53 del 29 marzo 2011

In Commissione
Affari costituzionali
Diritti di sciopero e di libera circolazione: audizione delle associazioni dei consumatori e degli utenti
Affari esteri, emigrazione
Atto comunitario per un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale
Codice Schengen: proposta di modifica
Programmazione economica, bilancio
Disciplina della rappresentanza istituzionale locale degli italiani residenti all’estero
Finanze e Tesoro
Autonomia finanziaria CONI
Lavori Pubblici, comunicazioni
Audizione sulla situazione di crisi dei piloti italiani e sulle possibilità di sviluppo del settore del trasporto aereo
Industria, Commercio, Turismo
Schema di decreto legislativo “terzo pacchetto energia”
Lavoro, previdenza sociale
Indagine conoscitiva sul trattamento normativo ed economico nel settore dell’editoria: audizione rappresentanti FNSI
Sanità
Indagine conoscitiva percorsi nascita
Territorio, ambiente
Audizione del Commissario europeo per l’ambiente Janez Potocnik

In Aula
Disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori

CRISI MEDITERRANEO: IL PARLAMENTO APPROVA L’AZIONE DEL GOVERNO
Giornata convulsa quella di mercoledì scorso, quando in entrambi i rami del Parlamento i Ministri degli affari esteri Frattini e della difesa La Russa hanno reso un'ampia informativa sulla situazione relativa alla crisi libica e all'intervento delle forze alleate per l'applicazione della risoluzione ONU 1973. Nel corso del dibattito è stato ricordato come l'Italia abbia condiviso le prime sanzioni decise dall'ONU e soprattutto la successiva risoluzione 1973, sbocco inevitabile nel momento in cui il regime di Gheddafi ha deciso di porsi fuori dalla legalità internazionale, e come il Governo italiano abbia immediatamente coinvolto il Parlamento, ottenendo un primo via libera dalle Commissioni esteri e difesa di entrambe le Camere. In questo modo l’Italia ha potuto garantire non solo la disponibilità delle basi sul territorio nazionale, ma anche l'adesione operativa all'intervento concretizzatasi nella copertura dello spazio aereo nazionale e nel ricorso a mezzi navali e a mezzi aerei con compiti esclusivamente di neutralizzazione degli impianti radar e di scorta ad altri velivoli. L’obiettivo che persegue l'Italia è la piena attuazione della risoluzione 1973 e il ripristino nella fase post-bellica del rapporto bilaterale preferenziale con la Libia. “Non dobbiamo dimenticare ha commentato la Senatrice Laura Bianconi – che in questo delicato frangente è prioritario per il nostro Paese salvaguardare gli interessi nazionali. Tre sono le emergenze che dobbiamo affrontare: l’approvvigionamento di prodotti energetici (importiamo dalla Libia il 25 per cento del petrolio e il 14 per cento del gas), il rischio di ritorsioni militari e terroristiche da parte della Libia, l’ondata migratoria proveniente dalle coste del Nord Africa. Ma nel far questo non abbiamo dimenticato la vocazione del nostro Paese alla solidarietà; siamo stati infatti il primo Paese a fornire aiuti concreti alle popolazioni del Nord Africa, dapprima con l’allestimento di un campo di accoglienza al confine con la Tunisia e in seguito con l’invio a Bengasi di aiuti materiali. Tutto questo in coerenza con la finalità che ha sempre perseguito il nostro Governo di superare il passato coloniale e stabilire rapporti di profonda e durevole amicizia tra i nostri due popoli”.

150° DELL’UNITA’ D’ITALIA: IL 17 MARZO FESTA NAZIONALE
Il Senato ha approvato il decreto-legge che istituisce la festa nazionale del 17 marzo. La grande partecipazione popolare riscontrata nel corso delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia trova così un momento ufficiale e formale per ricordare una tappa fondamentale della storia del nostro Paese.



Chi pensava che passato il 17 marzo avremmo abbandonato la nostra speciale e personale “collezione” di pezzi sull’unificazione italiana si dovrà ricredere (o rassegnare, dipende dai punti di vista). Ne abbiamo ancora molti e continueremo a condividerli con i nostri affezionati lettori. Questa settimana gli amici del M.A.R. ci fanno conoscere un pezzo di storia patria che ha per protagonista la gente di Romagna.

ROMAGNOLI PER LA ROMAGNA E PER L’ITALIA
Nella serata di venerdì 4 marzo, presso la sala del Circolo “I Fiori “ di Faenza (che non ringrazieremo mai abbastanza per l’ospitalità e la collaborazione fornita), il M.A.R. (Movimento per l’Autonomia della Romagna) ha voluto celebrare i 150 anni di Unità d’Italia.
L’incontro si è basato sostanzialmente sulle relazioni del Sen. Prof. Lorenzo Cappelli e del Prof. Antonio Mingazzini, i quali hanno narrato al pubblico come la Romagna e i romagnoli siano stati protagonisti “in prima fila” del Risorgimento italiano.
In particolare il Sen. Cappelli ha tenuto una sorta di “lectio magistralis” (come ha indicato al termine della serata una spettatrice) sugli avvenimenti che dal 1830 fino alla Unità d’Italia hanno caratterizzato la Romagna e hanno visto partecipare attivamente numerosi romagnoli.
Partendo da patrioti nati a Faenza, come i Conti Achille e Francesco Laderchi, di cui si può scorgere una targa commemorativa in corso Garibaldi, proseguendo con un altro faentino, il Col. Giuseppe Sercognani , che alla testa di duemila uomini marciò su Roma, ma fu fermato dalla resistenza pontificia a Rieti i giorni 8-11 marzo 1831, passando per i moti carbonari e le guerre di Indipendenza, il Sen. Cappelli ha appassionato il pubblico presente.
L’apice però è stato toccato in occasione del ricordo della cosiddetta “trafila garibaldina”, in cui i romagnoli, rischiando ancora una volta la propria vita (lo Stato Pontificio aveva infatti emanato un editto che mirava a uccidere chiunque si fosse reso complice di Giuseppe Garibaldi) misero in salvo l’eroe dei due mondi.
La "trafila" durò 14 giorni, nell’agosto del 1849. Con una lunga serie di azioni, prove, difficoltà, i patrioti ravennati e del basso ferrarese (di ogni condizione sociale), riuscirono a sottrarre Giuseppe Garibaldi all'inseguimento dagli Austriaci (che erano a quell’epoca una sorta di “gendarmi” su mandato dello Stato Pontificio). Questi uomini operarono senza alcuna ricompensa materiale per proteggere ed evitare la cattura del Generale, sua moglie Anita, il maggiore "Leggero" ed altri patrioti al seguito. L'area d'azione della trafila partì dal porto di Cesenatico, da dove Garibaldi, Anita ed un manipolo di fedeli tra cui Ugo Bassi e Angelo Brunetti detto Ciceruacchio s'imbarcarono per liberare Venezia; intercettati in mare e costretti alla fuga, i nostri approdarono al Lido di Magnavacca (oggi Porto Garibaldi), e la “trafila” continuò nei pressi di Comacchio, poi a Mandriole, Sant'Alberto, Porto Fuori e Ravenna, per concludersi con la conquista della liberta nell’Appennino forlivese, a quei tempi sotto la giurisdizione del Granducato di Toscana.
E ancora numerosi furono i romagnoli che si distinsero in quegli anni, da Don Giovanni Verità ad Aurelio Saffi, e i romagnoli meno noti che comunque, quando il Generale Garibaldi chiamava, si facevano sempre trovare pronti.
Di diverso taglio, ma non meno interessante, la relazione del Prof. Mingazzini, intitolata “dicono di noi”, che ha ripercorso lo stesso periodo risorgimentale attraverso una acuta analisi di quel che si diceva dei romagnoli, del loro carattere, del loro temperamento e comportamento. Decisamente curioso, ad esempio, l’aneddoto per cui la scuola romagnola di pugnale fosse la più rinomata insieme a quella siciliana. Il carattere focoso dei romagnoli e la voglia di lottare per un ideale è emersa a più riprese dalla relazione del Prof. Mingazzini, il quale ha sottolineato, tra l’altro, come tutto ciò fosse espressione non di un interesse personale o economico, ma di un sentimento sincero.

(Dott. Samuele Albonetti – Coordinatore regionale M.A.R.)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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