Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 54 del 5 aprile 2011

In Commissione
Affari costituzionali
Norme per favorire la ricerca delle persone scomparse: audizione dell’Associazione Penelope Italia
Programmazione economica, bilancio
Carta delle autonomie locali. Riordino di enti ed organismi decentrati
Istruzione pubblica
Classi di laurea in scienza della difesa
Agricoltura
Finanziamenti al settore bieticolo-saccarifero
Industria, commercio, turismo
Norme per la tutela della libertà d’impresa
Lavoro, Previdenza sociale
Norme in materia di bilancio dei sindacati
Indagine conoscitiva sull’editoria: audizione dei rappresentanti dei lavoratori freelance e autonomi
Sanità
Indagine conoscitiva tutela percorsi nascita
Registro protesi mammarie
Audizione SIGM (Segretariato Italiano Giovani Medici) sulle problematiche dei giovani medici italiani
Politiche per l’Unione europea
Partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa Mediterraneo meridionale
Commissione straordinaria per i diritti umani
Indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti in Italia e nella realtà internazionale: audizione del ministro Elisabetta Belloni sull’impegno umanitario dell’Italia in Libia
Commissione per le questioni regionali
Celebrazioni secondo centenario della nascita di Giuseppe Verdi

In Aula
Disposizioni relative al conseguimento della laurea in fisioterapia da parte di studenti e laureati in scienze motorie
Contributo previdenziale integrativo dovuto dagli esercenti attività libero - professionale iscritti in albi ed elenchi

Il 29 marzo a Parigi, presso la Sala Lamartine dell’Assemblea Nazionale si è tenuta la conferenza internazionale”2012 e dintorni: aspettative europee e scenari russi” organizzata da IRIS (Istituto per le relazioni internazionali e strategiche). Il tema centrale della discussione su cui si sono concentrati gli interventi dei relatori sono state le relazioni Europa-Russia, alla luce soprattutto, degli ultime vicende internazionali e in previsione delle elezioni presidenziali che si terranno in Russia nel 2012. Alla conferenza hanno preso parte rappresentanti dei Parlamenti europei di Francia, Russia, Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Serbia. Per l’Italia è stata invitata la Senatrice Laura Bianconi. Di seguito il suo intervento. 

2012 ET AU-DELA: ATTENTES DES EUROPEENS ET SCENARIOS POUR LA RUSSIE
2012 AND BEYOND: EXPECTATIONS OF EUROPEANS AND SCENARIOS FOR RUSSIA
Mardì 29 mars 2011 – Salle Lamartine, Assemblee nationale

Signor Direttore,
Gentili Signore e Signori,

grazie per avermi invitato a questa importante tavola rotonda. Grazie soprattutto per il bellissimo argomento sul quale sono stata invitata a parlare, “La Russia e la grande Europa”, che, mi sia concesso, vorrei però correggere in “La grande Russia e la grande Europa”. La storia della Russia, infatti, è la storia di un grande Paese, di un grande popolo, che ha dato alla cultura, all’arte, alla scienza contributi straordinari senza i quali saremmo tutti più poveri. La storia della pittura moderna non può prescindere da Giotto e Piero della Francesca, ma ugualmente cosa sarebbe la nostra visione dell’arte senza Rublev e la grande tradizione delle icone? La cultura europea sarebbe impensabile senza Tolstoj o Dostoevskij, ma al tempo stesso anche la cultura russa, quando con Pietro il Grande si è aperta all’Europa, ha riconosciuto e accolto il patrimonio della modernità europea, di cui proprio San Pietroburgo, città che dal 1990 è “Patrimonio dell’umanità”, ne è l’emblema più rappresentativo. In sintesi possiamo dire che la Russia è una terra intercontinentale che ha il corpo in Asia ma la testa in Europa.
Per me che sono italiana, parlare di Europa significa, innanzi tutto, fare memoria di quelle radici greco-romane e giudaico-cristiane che hanno costituito l’identità europea ben prima che si costituisse l’identità geografica e politica. Come ha detto il mio illustre collega, Senatore Marcello Pera, già Presidente del Senato, “noi scendiamo da tre colline: l’Acropoli, il Sinai, il Golgota. E abbiamo tre capitali: Gerusalemme, Atene, Roma, (e in verità, non dimentichiamo che per oltre mille anni una parte di Roma è rinata a Costantinopoli). Questa è la nostra tradizione. Da qui sono nati i nostri valori. Senza le leggi di Mosè, senza il sacrificio di Cristo, non avremmo quel sentimento morale che ci fa sentire tutti - credenti e non - fratelli, uguali, compassionevoli. Senza la ragione dei Greci e il diritto delle genti dei Romani, non avremmo quelle forme di pensiero che sorreggono le nostre istituzioni pubbliche. Scesi da quelle colline, lasciate quelle capitali, abbiamo fatto tanto cammino grazie anche a tanti altri apporti. Ma lo abbiamo fatto a partire da lì, nutriti di ciò che abbiamo imparato lì, convinti che il senso della strada sia ancora lì”.
Chi rinnega queste origini tradisce la propria storia e perde la propria identità. E dunque io rifacendomi a questa grande tradizione, che è la tradizione alla quale mi hanno educato i miei genitori e che ispira la mia vita e il mio impegno politico, se devo parlare della grande Russia e della grande Europa non posso che avere come punto di riferimento il Santo Padre Giovanni Paolo II. Uno dei suoi primi atti come pontefice, era diventato Papa da appena due anni, fu quello di costituire e dichiarare i Santi Cirillo e Metodio compatroni e protettori, assieme a San Benedetto, dell’Europa. Due Santi, fratelli, provenienti da Tessalonica, in Grecia, la cui preminente opera evangelizzatrice si svolse nella Grande Moravia, tra i popoli che abitavano allora le terre percorse dal Danubio. Per meglio corrispondere alle necessità del loro servizio apostolico, tradussero nella lingua slava il testi sacri, creando il sistema alfabetico ancora in uso, e gettando con questo le basi per la letteratura che quei popoli e quelle nazioni hanno in seguito elaborato. Ma soprattutto uomini di buona volontà i quali decisero, coraggiosamente, di costruire un ponte ideale là dove il mondo ad essi contemporaneo scavava invece fossati di separazione e di lacerazione.
Con molto anticipo, rispetto a quelle che erano le azioni e i programmi delle istituzioni europee, Giovanni Paolo II invitava a guardare oltre i confini allora stabiliti dalla divisione del continente che le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale avevano operato a Jalta, e soprattutto, invitava a spingersi a est, con uno sguardo che abbracciava tutti i popoli del continente “dall’Atlantico agli Urali, dal Mare del Nord al Mediterraneo”.
Ancora più chiara fu la sua indicazione, quando nel 1985, ben prima dei rivolgimenti che portarono alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, con una bellissima metafora che ancora oggi è nella nostra memoria, auspicò che l’Europa tornasse “nuovamente a respirare con i suoi due polmoni: quello occidentale e quello orientale”. Il richiamo (che sarebbe riduttivo leggere solo in un’ottica di rapporti tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa), era a operare affinché ciò che divideva popoli e nazioni, la diversità di storia, tradizioni, cultura trovassero reciproco completamento in una ricchezza comune.
Una visione profetica, ma anche un’indicazione di percorso, con cui leggere gli avvenimenti degli ultimi venti anni in cui la Federazione Russa persegue una politica volta a recuperare il suo ruolo di protagonista nella scena internazionale, nell'ottica della cooperazione politica ed economica sia con l'Unione Europea sia con gli Stati Uniti.
Va detto tuttavia che se questo processo di "avvicinamento" è iniziato già nei primi anni 90, l'impulso decisivo è venuto, però, con l’arrivo di una nuova generazione di politici. A questa nuova classe politica va infatti il merito di avere realizzato una serie di riforme che non erano riuscite ai loro predecessori, ed in primis di aver dato alla Russia quella stabilità politica indispensabile per renderla protagonista di una crescita economica senza precedenti, e che sarà coronata con l'ingresso di Mosca nel club del WTO (World Trade Organization).

Per quanto riguarda invece la politica estera, tre sono gli aspetti che hanno contraddistinto l’azione di Vladimir Putin:
1) La politica "multipolare"
Avendo recuperato credibilità internazionale, attraverso la stabilità politica che ho prima menzionato, Vladimir Putin si è reso uno strenuo sostenitore di una politica "multipolare" contrapposta alla politica "unipolare" degli Stati Uniti. E questa è un’ottica estremamente importante, per noi Europei, se vogliamo essere protagonisti della costruzione del mondo di domani.
La posizione della Russia le permette, infatti, di estendere le sue strategie e azioni verso l’Europa o verso l’Asia, e il potere economico, che le deriva dalle sue potenzialità energetiche, si è trasformato per il Cremlino in un punto di forza nelle relazioni con i restanti Paesi. La politica di Mosca è riuscita a diversificare le relazioni e a rompere quella visione eurocentrica, secondo cui la Russia “aveva bisogno” dell’Europa. In alternativa Vladimir Putin non ha avuto dubbi a stringere legami con due potenze emergenti come Cina e India. E questa è anche la politica che persegue con successo il Presidente Medvedev.
2) La Russia partner privilegiato del mondo occidentale
Questo è potuto avvenire grazie al superamento di fatto delle vecchie diffidenze. E al riguardo desidero ricordare l'accordo di cooperazione siglato a Pratica di Mare, in Italia, con l’impulso determinante del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, tra la NATO e la Federazione Russa e la conseguente creazione del Consiglio permanente NATO-Russia.
E non va inoltre dimenticata l’importanza dell’ingresso di Mosca nel club dei Paesi del G7, successivamente rinominato, appunto, G8.
3) La politica energetica
A questo capitolo va dato il giusto risalto poiché gli importanti tassi di crescita del prodotto interno lordo russo sono dovuti essenzialmente alle esportazioni energetiche ed al rialzo del prezzo del greggio. Ed è quindi un dato oggettivo che tra Europa e Federazione Russa sono cresciuti negli ultimi anni i rapporti di interdipendenza. L’interdipendenza è percepita come un vincolo ad alto rischio dai Paesi centro-orientali di più recente adesione all'Unione Europea, e invece come una realtà geopolitica da sfruttare al meglio da Paesi come Germania e Italia. Non si può negare che la realizzazione di grandi sistemi infrastrutturali come “Nord Stream” (nel Baltico) e “South Stream” (nel Mar Nero), tende a consolidare i rapporti di interdipendenza energetica, con vasti effetti economici e, in ultima analisi, di sicurezza per entrambe le parti. Il ruolo della Russia come cruciale fornitore energetico, ma ormai anche come attore economico che ha una certa penetrazione in Europa e, viceversa, ha in effetti intensificato una delle asimmetrie del rapporto trans-atlantico: addirittura, alcuni Paesi europei hanno sviluppato legami di interdipendenza e collaborazione così stretta con Mosca, da considerare la Federazione Russa come un protagonista della macro-regione “eurasiatica”.

Le elezioni presidenziali del 2012
L’Europa deve guardare con grande interesse alle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo anno in Russia, perché è importante che la stabilità continui a regolare i rapporti tra Russia ed Europa.
Le elezioni, libere e nel rispetto delle leggi che ogni Paese si è dato (e bisogna riconoscere che la Federazione Russa, rispetto ad altri Paesi dell’ex Unione Sovietica, non ha mai modificato la Costituzione per prolungare la durata delle cariche istituzionali), sono il momento fondamentale di ogni democrazia, sono il momento in cui il popolo sovrano ha la libertà, e il potere, di scegliere da chi vuole essere governato.

I rapporti tra Italia e Russia
Un capitolo a parte desidero dedicarlo al rapporto sincero e particolare che si è instaurato nell'ultimo decennio tra il mio Paese, l'Italia, e la Federazione Russa, anche grazie all'amicizia personale e profonda tra il Presidente Putin e il Presidente Berlusconi.
La cooperazione politico-economica tra i nostri due Paesi oggi si esprime in un dialogo ricco e dinamico ed in contatti costanti tra i vertici di Governo, nelle convergenze sulle questioni della politica europea, ma anche nell’aumento dei valori dell’interscambio, nella realizzazione di progetti di collaborazione industriale nonché nella cooperazione nel settore degli investimenti.
Né vanno dimenticati i flussi turistici dalla Russia all’Italia e viceversa, con tanti italiani che vanno, ad esempio, ad ammirare quello scrigno di arte e cultura rappresentato dall’Ermitage e da tutta San Pietroburgo. Il decennio 2000-2010 può essere dunque considerato un periodo estremamente importante, durante il quale sono stati realizzati alcuni significativi programmi comuni. Tra questi voglio citare la nascita, in Russia, dei distretti industriali su modello di quelli italiani.
Ovviamente, non si deve tacere che la crisi finanziaria, che nell'ultimo biennio ha colpito le economie di tutto mondo, ha influenzato in maniera sensibile anche i rapporti commerciali italo-russi, riducendo gli indici quantitativi. Ma insieme a questo va tuttavia ricordato che la crisi non ha toccato le ragioni economiche profonde della partnership, e perciò il collegamento tra le economie della Russia e dell’Italia, non solo non ha subito cambiamenti, ma ha conservato una serie di elementi particolari che distinguono i rapporti economici tra i nostri Paesi. E questo è stato più volte ricordato anche dal Presidente della Repubblica italiana, Onorevole Giorgio Napolitano, il primo Capo di Stato straniero ad essere ricevuto dal Presidente Medvedev, che ha parlato della “profonda simpatia” che regola i rapporti tra i due Paesi, e sottolineato come la Russia sia “un partner strategico e non solo commerciale” e una “parte integrante dell’Europa”.

Conclusioni
In conclusione si può dire che i rapporti italo-russi si sono intensificati in tutti i settori, incluso quello culturale. Proprio il 2011, infatti, è stato dichiarato “Anno della Cultura e della Lingua Italiana in Russia e della Cultura e della Lingua Russa in Italia”, per il quale sono programmati più di 550 eventi che si terranno in entrambi i Paesi. Ho qui con me l’articolo che riporta l’intervento dell’ambasciatore russo in Italia, Alexey Meshkov, in occasione dell’inaugurazione avvenuta a Roma lo scorso 16 febbraio. Il titolo è veramente significativo anche per questa nostra tavola rotonda: “Italia e Russia, insieme per il progresso dell’Europa”. Di qui prendo spunto per concludere questo mio intervento: “Europa e Russia, insieme per il bene comune dei propri popoli e delle future generazioni”.



 Quesra settimana Spazio libero ospita due significativi contributi. Il primo, della Senatrice Alessandra Gallone, riguarda un importante provvedimento votato la scorsa settimana dal Senato e relativo alle detenute madri. Con il secondo ritornano le amiche dell'Associazione Valori e Libertà di Forlì-Cesena che raccontano la loro visita al Parlamento Europeo.


PIU' DIRITTI AI BAMBINI DELLE MADRI DETENUTE

In Italia sono 2.995 le detenute, 42 sono le detenute madri e 55 i bambini detenuti assieme alle madri. Sono quasi tutti figli di immigrate, in particolare di nazionalità rom, risultato dell'incidenza sempre maggiore del fenomeno immigratorio e dei cambiamenti da esso prodotti nella società italiana, diventata sempre più multietnica.
Quella che quotidianamente vivono, nel nostro Paese, le mamme detenute e i loro figli, è una condizione in totale contrasto con la nostra Costituzione. Accade che molte mamme, soprattutto di nazionalità non italiana, non avendo un'abitazione nella quale scontare la misura alternativa degli arresti domiciliari, sono costrette a tenere i bambini con sé nelle strutture di detenzione, fino al compimento dei tre anni. Circostanza che non manca di creare numerosi problemi organizzativi alle nostre strutture carcerarie, spesso non adeguate. Al compimento del terzo anno dei bambini - problema non di minor conto - queste donne sono obbligate a separarsene con ulteriore disagio dei minori, che finiscono negli istituti a essi predisposti. Al dramma delle mamme detenute si aggiunge così il trauma dei bambini che, dopo aver vissuto i primi tre anni della loro vita da carcerati, si vedono poi sottrarre improvvisamente l'affetto più caro.
Per questo era necessario attivarsi e fare in modo che non ci siano mai più sbarre, divise e tintinnii di chiavi per i figli delle detenute madri. La dignità delle donne e i diritti inalienabili delle persone devono essere perseguiti nella realtà ogni giorno, attraverso la concretezza dell’agire. Si fa in fretta a parlare di dignità della donna, ma ben altra cosa è realizzarla sul campo, quotidianamente. Il ddl 2568 sul rapporto detenute madri e figli minori che abbiamo approvato di recente al Senato (con 178 voti a favore, 93 astenuti del Pd, e nessun voto contrario) fa parte di questa tutela particolare che merita il nostro sesso, specie laddove le circostanze investano prerogative dei minori. Il provvedimento non solo affronta i diritti che vanno riconosciuti alle donne in stato di detenzione ma cerca di rafforzare le tutele inalienabili dovute ai figli minori di queste donne. Oggi, seppur con un deprecabile ritardo, anche le norme internazionali cominciano a porre in maggior risalto l’importanza delle relazioni familiari e la cura dei figli. Nel 2008 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che impegna gli Stati membri a tener presenti, nel settore carcerario, “le specificità femminili” e a “creare condizioni di vita adatte alle esigenze” dei figli che vivono con il genitore detenuto.
Con questa nuova legge approvata al Senato assicuriamo finalmente ai bambini di crescere, nonostante la loro particolare e non felice condizione, in strutture adeguate e non più dietro le sbarre come detenuti, nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza a cui sono sottoposte le loro madri. Certo, ora più che mai è importante accelerare la realizzazione delle strutture attenuate di detenzione. Infatti, con il nuovo ordinamento la madre detenuta potrà scontare gli arresti domiciliari presso una casa famiglia protetta o in un istituto a custodia attenuata per detenute madri (come l'ICAM di Milano), sempre che le esigenze cautelari di eccezionale rilevanza lo consentano, e il bambino potrà rimanere con la mamma detenuta fino ai sei anni d'età (e non più fino a tre anni come previsto dalla normativa già in vigore). In più, la madre detenuta potrà visitare, in caso di malattia o nel caso più estremo di ricovero ospedaliero, il proprio bambino secondo i tempi e le modalità dei permessi decisi dal giudice. In questo modo, se non si preclude la vicinanza ai figli ammalati, non si tralasciano neppure le esigenze di vigilanza del sistema penitenziario
Si tratta di una legge di buonsenso che rientra nella più ampia cornice dei diritti delle donne, ma soprattutto dei minori, e si tratta di una prima risposta concreta anche a una volontà espressa, non molto tempo fa dal Ministro guardasigilli Alfano: «Mai più bambini in carcere».
(Sen. Alessandra Gallone)



L'ASSOCIAZIONE VALORI E LIBERTA' IN VISITA AL PARLAMENTO EUROPEO

“… il pensiero Cristiano ha in seguito maturato il senso del libero arbitrio, della libertà e della fraternità. L’unità europea è innanzitutto fondata su una comunanza di valori, sono questi che cementano l’identità europea”.
(prolusione del Commissario Europeo Viviane Reding)

La scorsa settimana 40 rappresentati dell’Associazione Valori e Libertà Forlì/Cesena sono volati a Bruxelles per assistere alla seduta plenaria del Parlamento Europeo ed incontrare l’Onorevole Elisabetta Gardini. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con la senatrice Laura Bianconi, voleva essere occasione di riflessione su cosa siano, oltre a uno spazio economico e politico, l’Europa e l’Unione Europea.
L’Associazione Valori e Libertà’ unisce persone diverse per età’, lavoro e formazione, ma accomunate dall’amore e dall’interesse per il proprio Paese, dalla condivisione degli stessi valori legati alla tradizione cristiana e dalla volontà di impegnarsi per difenderli ed affermarli.
Tutti i partecipanti hanno definito questo viaggio, durato tre giorni, un successo sia per l’interessante incontro col Parlamento Europeo, sia per le visite alle città di Anversa, Bruges e Bruxelles, tutte caratterizzate dalle impronte culturali e architettoniche lasciate da francesi, spagnoli, austriaci e tedeschi.
L’intero gruppo e’ stato ricevuto dall’Onorevole Elisabetta Gardini, che ha curato tutti gli adempimenti relativi all’ingresso al Parlamento Europeo. Nel corso dell’incontro Elisabetta Gardini, con l’affabilità e la simpatia che la distingue, ha parlato del suo impegno di europarlamentare soprattutto per quanto riguarda l’importanza della tracciabilità dei prodotti alimentari e del divieto alle coltivazioni OGM. Numerose dono state le domande che il gruppo di Valori e Libertà le ha posto, soprattutto per quanto riguarda la difesa delle produzioni tipiche dell’Italia e della nostra Regione. Un’attenzione particolare è stata chiesta per due comparti molto importanti per il nostro territorio che necessitano di essere tutelati in sede europea: si è parlato infatti del futuro della pesca nell’Alto Adriatico che con l’introduzione delle nuove dimensioni delle reti sarà fortemente penalizzata e delle pesche della Romagna tra cui la “Bella di Cesena”.
Dopo l’incontro è stata la volta della seduta plenaria del Parlamento Europeo, a cui il gruppo ha assistito dalla postazione riservata ai visitatori. E’ apparsa subito evidente la mole di lavoro che quotidianamente si svolge nelle sedi istituzionali. Tante le persone coinvolte, tante le lingue che si parlano nei corridoi e non sempre è facile indovinare la provenienza delle persone perché lo stile e l’atteggiamento sono semplicemente “EUROPEI”. La serata si è poi conclusa con la cena in una tipica taverna cantando Romagna Mia e l’Inno di Mameli, intonato sull’attenti e con la mano sul cuore.
Da questo viaggio è maturata la convinzione che prima di tutto l’Europa e’ uno spazio di valori e di storia condivisi e un destino comune. La cultura europea è insieme unità e diversità; la diversità fa parte di quella identità europea che trova le sue radici in una storia antica in cui le arti, il diritto, la religione, la filosofia testimoniano una comune cultura che si è sviluppata nel solco del Cristianesimo .
(Associazione Valori e Libertà Forlì-Cesena)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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